Dunque. Prendo spunto dal post di Safe perché pone dei problemi interessanti, e la riflessione a proposito è stimolante.SafeBet wrote:Detto che il post di crazytuna non mi trovava d'accordo in alcun modo, secondo me nasce da un clima generale in cui sì era scivolati in questo topic negli ultimi giorni.
Io ho partecipato a diverse manifestazioni nella mia vita. Non so quanti di voi l'abbiamo fatto e mi dispiace se qualcuno non l'ha mai fatto xè credo sia una forma irrinunciabile non solo di democrazia, ma anche di spirito critico e razionalità.
Dicevo comunque, ho partecipato a diverse manifestazioni in vita mia e ci sono alcune precisazioni da fare:
1) per nessuna delle manifestazioni cui ho partecipato mi sento in dovere di giustificare la ragione per cui potevo (figuriamoci il volevo) essere lì. Non penso che Il se e il quanto lavoro nella mia vita mi qualifichino in alcun modo come uomo o come cittadino. Forse potrebbe qualificarmi come tale il come lavoro, ma non vedo xè questo dovrebbe interessare eventuali osservatori esterni. Che il manifestante sia disoccupato, parassita, studente, mantenuto o faccia da culo non c'entra niente con i contenuti e la modalità della manifestazione. Si tratta solo di una provocazione gratuita;
2) la maggior parte delle manifestazioni del mondo sono pacifiche, e questo non viene mai detto. Alcune di esse non sono pacifiche per definizione e questo rappresenta un caso diverso di movimento sociale che non starò qui ad analizzare. Alcune altre sono pacifiche, ma al loro interno sì trovano gruppi di persone esplicitamente partecipanti x fare casino (vedi questione no tav). Vi assicuro che in questi casi non c'è verso di controllare la situazione per chi è lì con le migliori intenzioni. Ho visto con i miei occhi un poliziotto prendere a manganellate in faccia un mio amico intimo che a braccia levate cercava di sedare gli animi. Questo vuol dire che i poliziotti sono tutti porci? No. Vuol dire che sbagliano? Sì e spesso. Vuol dire che vengono messi nella condizione di sbagliare? Sì, qualche volta. Però se sbagliano, lo si dice. Come lo si dice per i manifestanti. Siamo qui per commentare, non per prendere fazioni. E chiarisco che è del tutto inammissibile giustificare una manganellata data in più dalla polizia, malgrado la stima che mi lega ad alcuni forumisti. Non ci sono manganellate in più, ci sono errori. Se è un lavoro troppo difficile per te, vai a fare qualcos altro, come x tutti i lavori. Post come quello di spree o di big ben sono provocazioni gratuite;
3) il disagio creato alla società civile è una componente strutturale della manifestazione, che spesso nella storia ne ha determinato il successo. Mi dispiace per coloro che vengono danneggiati dalla situazione, ma è quello l'obiettivo. I manifestanti sono consci di infrangere la legge in molti casi, e sanno che potrebbero pagarne le conseguenze, ma finché non c'è violenza (questa è la vera discriminante) la condanna etica non ha ragione di esistere. Perché per noi la causa può essere inutile, per altri vitale;
4) non sì capisce xè ogni volta che ci sono situazioni come questa bisogna ritirare fuori carlo giuliani o altri nomi. Se è sbagliato dire che giuliani è un martire (ma poi chi l'ha detto?) è pleonastico sottolineare che non lo era. Anzi, è una provocazione gratuita.
Attenzione signori che in questo topic ultimamente c'è la tendenza a rispondere a post che nessuno ha mai scritto. Poi ci sì da man forte l'un l'altro, finché non si crea una linea di pensiero dominante che combatte dialetticamente una fazione che nemmeno esiste. Finché poi non arriva il crazytuna del giorno che esplode dato che è due giorni che tutti scrivono le stesse cose, e alcuni anche in maniera provocatoria ed estrema. Se il suo post era da condannare allora lo erano anche tanti altri in precedenza. Ripeto, non nasce dal nulla, ma da un clima ben definito che molti avevano contribuito a creare.
mi scuso per accenti e abbreviazioni ma ho scritto il post stamattina alle 7 in metropolitana. inizio a lavorare adesso, quindi eventualmente non mi rompete i coglioni per quello.
Al punto 1 io rispondo che ne ho fatte parecchie, di manifestazioni. Soprattutto negli anni del liceo, ma qualcuna anche più di recente, doppo un periodo di pausa di circa 3 anni, soprattutto durante il periodo delle proteste contro la riforma Gelmini - nella speranza che la situazione fosse migliorata (o forse perché avevo dimenticato i motivi che mi avevano portato a smettere di andarci). Ho partecipato a riunioni, incontri, anche a un'occupazione.
In tutto questo, ho capito perché non ci andavo più: perché (e mi spiace davvero tanto dirlo, perché in teoria io credo molto nella manifestazione come forma di espressione del dissenso e come strumento di democrazia, oltre che di crescita personale) il nocciolo duro di molte della manifestazioni a cui sono andato - e in particolare quelle di protesta forte, come fu il caso di quelle contro la riforma dell'Università - è composto da personaggi con cui non ssono più capace di mescolarmi. Gente che non è affidabile non solo su un piano diciamo teorico - perché non capisce 1)perché sta protestando e 2)cosa si può fare realisticamente per migliorare la situazione - ma anche su un piano pratico - perché i modi in cui viene gestita la protesta sono indegni: sia all'esterno - perché la percentuale di provocatori e persone che cercano lo scontro con i benpensanti e le forze dell'ordine è altissima - ma anche all'interno: perché la democrazia interna a questo genere di fenomeni è inesistente, perché i direttivi (ovviamente autonominati) sono monopolizzati da estremisti i cui obbiettivi sono 1)la protesta in sé e 2)direttamente politici e non legati al tema in questione (oltretutto, su posizioni politiche insensate e fuori dal tempo, naturalmente, spesso catapultate al giorno d'oggi da residui di vecchio marxismo stantio), perché non c'è alcun tentativo di estendere anche a chi magari ha sentimenti più tiepidi il fronte di chi si schiera dalla tua parte.
Sul punto 2 sono in grandissima parte d'accordo. E' indubbio che in polizia e, in misura minore dalla mia esperienza, nei carabinieri, ci siano spesso un certo numero di fascistoidi e/o frustrati cui il senso di "onnipotenza pu dare alla testa; e d'altro canto, che spesso ci sono ragazzi, magari molto giovani, inadeguati per indole o per mancanza di esperienza e addestramento a gestire bene le situazioni. Ma secondo me non ti rendi conto - penso alle ultime frasi - né (1) della difficoltà che comporta lavorare in polizia e gestire queste situazioni, con tutto lo stress che si portano dietro, né (2) di chi di fatto viene arruolato in polizia: non è che è un lavoro da sogno, talmente ben pagato e gratificante, che c'è la fila per fare il celerino e il carabiniere, soprattutto da parte di persone con una sensibilità, una cultura e una formazione di buon livello. La polizia, come l'esercito, è diventata almeno in parte un ammortizzatore sociale, e si prende quello che passa il convento: ma la colpa non è dei singoli poliziotti (che si trovano un lavoro se possono) ma di chi ha consentito che si arrivasse a questa situazione. Spesso quella tra poliziotti e manifestanti è muna guerra tra poveri, e i più poveri non sono i manifestanti (Pasolini non aveva tutti i torti).
Piccolo esempio personale dai punti 1 e 2: alla manifestazione probabilmente più importante organizzata nel corso dele proteste studentesche contro la riforma dell'università, a Roma, io c'ero. Anche sorvolando sul tasso di politicizzazione eccessivamente alto (la riforma Gelmini era, almeno da una parte dei manifestanti - e ancora una volta: si tratta di minoranzae, ma che purtroppo sono più rumorose della maggioranza e sono composte da quelle persone che si impegnano di più, sia per merito e volontà di impegnare più tempo ed energie, sia per oggettiva maggiore possibilittà di impegnare questo tempo ed energie causa mancanza di reali bisogni e/o reali impegni - buttata in un calderone di altre questioni che non c'entravano proprio per niente), e sul ruolo palesemente eccessivo svolto da persone che con l'università c'entravano come i cavoli a merenda, l'atteggiamento di un numero sconvolgente di manifestanti nei confronti dei carabinieri mi ha indignato. E non uso la parola a caso. I carabinieri erano stati mandati a formare un cordone per far sì che il corteo proseguisse lungo il percorso concordato: e in continuazione, c'erano persone che passandogli a fianco si fermavano a urlare insulti, anche pesanti, a mezzo metro dalla faccia, a sputare sui loro stivali, a trattarli come esseri immondi, fascisti, criminali, solo perché facevano un determinato lavoro. E non erano una piccola maggioranza, erano tante persone. Io, che ero con i manifestanti, avevo la pelle d'oca e lo schifo in corpo, e mi tremavano le mani. Prova un po' a pensare alla tensione che dovevano provare quei poveracci che li subivano di persona, gli insulti e i soprusi: e per fortuna che, in questo caso, erano evidentemente stati preparati bene, perché non ci sono stati grossi incidenti - almeno durante il corteo, e l'unico segno di tensione che traspariva era il fatto che molti si battevano gli anfibi con il manganello. Eppure sarebbe bastato che uno o due dei carabinieri perdessero la testa e sarebbe scoppiato il finimondo. Uno o due, su alcune centinaia: basta poco, e il fatto che non si riesca a evitare sempre è un problema, anche grosso, dello stato. Ma non è che sia così facile da evitare.
Sul punto 3, invece, ne discuterei. Tocca, in sostanza, l'eterno dilemma morale di tutti quelli che vogliono schierarsi con i più deboli: perché chi non ha il coltello dalla parte del manico riesca a vincere, spesso deve giocare sporco, infrangere le regole, e compiere azioni che sono, in buona sostanza, indifendibili (sia da un punto di vista legale che morale, per quel che mi riguarda - e su questo punto non sono d'accordo con te, come cercherò di espandere poi); ma d'altro canto, senza di quelle è destinato alla sconfitta, e bisogna porsi il problema di decidere se la causa per cui si lotta, gli obiettivi che si spera di ottenere, sono abbastanza rilevanti per legittimare quelle infrazioni delle regole - in fondo, della convivenza civile e, soprattutto, della democrazia (pensiamo al caso degli scioperi interni, o dei picchetti in fabbrica: una minoranza dei lavoratori, in un modo del genere - magari con comprortamenti lungo il confine della violenza, non eccessivi - può impedire alla maggioranza di fare quello che ritiene, cioè andare a lavorare. E questo può accadere anche perché i più estremisti - o i più sognatori, se vuoi - sono sempre più motivati di quelli che, invece, pensano che in fondo 1)le regole e 2)il compromesso siano sia più importanti che più proficui).
E' un dilemma enorme, e la sua soluzione non è così semplice nella direzione pro-manifestanti comme la fai tu. Perché è una china pericolosa, e da queste affermazioni a formulazioni teoriche secondo cui il fine giustifica i mezzi è molto sottile, e in un contesto del genere, in cui appunto il fine giustifica i mezzi e si possono infrangere le regole per portare avanti il proprio interesse - e ognuno pensa che il proprio sia più legittimo, più giusto, più importante di quello della controparte - chi è più debole se la prende nel culo senza pietà 99 volte su 100.
Tornando al punto legge/morale: anche questa è una china pericolosa. Perchè si tratta di decidere, da una posizione di sostanziale minoranza, che certe leggi - quelle che regolano gli scioperi e le manifestazioni per fare un esempio - sono immorali e pertanto è moralmente legittimo infrangerle (certo, perché lo scopo è più grande, ma purtroppo qui il puunto non è questo). Si tratta di assolutizzare, ergere a strumento di valutazione della società e delle leggi, la propria (in questo caso di un gruppo, di un sindacato, di un partito, quelo che vuoi) norma morale. Non so quanto sia un buon comportamento, e soprattutto quanto sia teoricamente diverso da chi evade le tasse perché se sono troppo alte è giusto evaderle oppure da chi impedisce la regolare applicazione della legge 194 impedendo di fatto alle donne di abortire perché secondo lui è sbagliato, in barba alla legge.
Sul punto 4 sono totalmente d'accordo.



