Aggiungo, per arricchire la discussione, un commento apparso su "Right Rugby". Titolo: "
Francamente credevo che la "luna di miele" degli opinionisti con Jacques Brunel durasse più a lungo. Almeno una stagione di apertura di credito in nome della fama, come nel caso del suo predecessore.
Invece no, la pazienza sta a zero. Eh, che ci vuoi fà, del resto le aspettative per questa gara dell'Olimpico erano alte.
E dopo la delusione da aspettative tradite, ora si leggono molte critiche sui forum, molto si parla di "errori" dei giocatori e di chi li ha schierati; ci dicono poi che in tribuna stampa all'Olimpico, gli "opinionisti" fossero a fine partita equamente divisi tra difensori e accusatori del coach, "che avrebbe sbagliato tutto" (ci spiace riportare di seconda mano ma frequentiamo raramente l'ambiente, soffriamo di eccessiva sensibilità cutanea).
Se fosse così, e non abbiamo dubbi lo sia, sarebbe già un 50% di defezioni rispetto al tripudio dei recenti tempi "liberaci da ogni Malle...tt". E son passate solo due settimane, figuriamoci cosa succederà post Millennium e Aviva Stadium. O dopo una sconfitta oggi come oggi assolutamente preventivabile con la feroce Scozia vista ieri, sia mai!
Noi non passiamo certo per difensori di Brunel - al contrario, qualcuno ci ha apertamente accusato di esser dei "nostalgici", tant'è. Abbiamo accolto il tecnico della Guascogna con un a nostro avviso sano e del tutto aperto, curioso scetticismo; nella realtà il nostro avviso sin da tempi non sospetti di "mantenere le cinture allacciate" nasceva non certo da pregiudizi sul tecnico guascone, quanto piuttosto dal "conoscere i nostri polli" locali, i loro repentini cambi di umore - e non ci stiamo riferendo ai giocatori.
L'unica cosa che sovente distingue molti dei suddetti "polli" dalle piazze Tahrir del Sud Mediterraneo è la fortunata scarsità nostrana di armi: altrimenti celebrerebbero le loro gioie scaricando colpi in aria dalle auto, salvo poi attapirarsi cupissimi al primo cenno di "tradimento della primavera araba" e riprendere a sparacchiare ad alzo zero, 'ndo cojo cojo. Sempre sotto copertura di iPhone, ovviamente.
Le cinture noi le abbiamo sempre tenute allacciate, quindi possiamo dare un contributo per (ri-)portare il dibattito in un alveo di razionalità, oltre i tifi e le aspettative "marketing" tradite. Superando anche le castronerie tecniche che vengono sparate ad alzo zero. Non vogliamo convincere illustri opinionisti - delle cui opinioni poco sappiamo e c'interessa - quanto porre basi serie per stimolare le idee al riguardo dei nostri due o tre lettori.
a) La questione Botes - "La partita l'ha persa il mediano di Treviso con quei due calci orrendamente sbagliati".
Troppo facile, troppo stupido: non stiamo nemmeno a sottolineare la differenza di atteggiamento degli scozzesi, in campo e fuori, che reagiscono alle decisioni avverse dell'arbitro e agli errori dei compagni (nell' handling, nella disciplina) arrabbiati ma guardando avanti, "vivendo il presente" come direbbe Cesar Millan. E così facendo rischiano non dico di riaprire una partita ampiamente persa ma di lasciare una ottima o terrificante impressione, a seconda di dove si abiti.
Fingiamo pure di seguire la para-logica di quelli che "Botes ha perso la partita": se pure li avesse messi dentro ambedue i calci, c'è qualcuno che creda veramente che gli inglesi avrebbero subito senza reagire a due punticini da recuperare, con quel piazzatore di Farrell e quel pack genera-falli, accelerato dagli ingressi di Dickson e Morgan? Come si fa a non vedere che quella a chi ne piazza uno in più era la gara ideale sognata e pianificata dai Bianchi della Rosa?
Prima di tutto, il primo calcio di Botes era oggettivamente difficile - l'Olimpico è 5 metri più lungo di un campo normale; quanto al secondo, quello sbagliato scandalosamente, perché mai piazzarlo? Aldilà della confidence e della posizione più facile, secondo il manuale del rugby, se hai quattro punti da recuperare e restano cinque minuti di partita, dovresti calciare in touch. Lasciamo quindi stare il buon Tobias: il problema, come già abbiamo evidenziato nelle nostre analisi, è ben altro, atavico, si chiama lucidità degli Azzurri nei minuti finali, è la incapacità di reagire e recuperare, incistata in questa generazione Azzurra.
Tutto ciò premesso per scagionare il singolo giocatore da responsabilità assurde (poi è chiaro, se li metteva era meglio), veniamo al coach e alle sue scelte. Si critica la scelta di un mediano di ruolo per un posto di apertura di rincalzo; dismessa per palese esercizio di senno di poi che fosse stato meglio tenere in campo Kris Burton (non certo esente da errori nel gioco tattico, anche nel minuto prima di uscire), l'unica giustificazione un po' povera è che non ci sarebbero alternative dato l'infortunio di Orquera.
Innanzitutto Burton lo cambi non perchè "sbaglia" - solo chi non fa non sbaglia (verità assoluta, che Mallett applicava persino in campo) - ma per apportare alternative al gioco secondo il momento della gara. Forse si capisce meglio pensando a O'Gara, che entra al posto di Sexton non per far meglio ma per far altro.
Si ma Botes di mestiere fa il mediano di mischia ... Beh, una delle finaliste del Mondiale, non del Trofeo del Presidente, ha giocato con Morgan Parra, un mediano, all'apertura. Non è stata una improvvisata, lo stesso Yachvili ha giocato indifferentemente nelle due posizioni, in nazionale e nel suo club. E il nostro coach francese è. Più recentemente - ieri - Greig Laidlaw flyhalf scozzese autore di tutti i punti dei suoi, ha segnato meta da mediano di mischia. Succede persino in Italia dove Tito Tebaldi, mediano, occupa occasionalmente la posizione di apertura. Vien da pensare che gli opinionisti d'Italia, capendone mediamente pochino di gioco, ascoltino troppo il buon Dominguez, uno che sa di cosa parla ma che ha scelto forse inconsciamente di fare il "sindacalista delle aperture".
Aldilà della "sindrome francese" - che solo francese non è - che considera i fondamentali dei due ruoli "di cerniera" molto simili e intercambiabili, è evidente il tentativo di Brunel di iniziare ad allevare la sua potenziale apertura del futuro col miglior materiale attualmente a disposizione: Tobias Botes ha l'età, piazza potenzialmente in modo affidabile, ha visione e velocità, placca ... perché no? Questa visione in prospettiva tra l'altro spiega come mai Botes entri al posto di Burton (31 anni) e non di Gori (21).
b) Gli errori Azzurri - "Contro una Inghilterra ombra di se stessa, l'Italia ha regalato la partita coi suoi errori".
Il tema non ricadrebbe direttamente alla responsabilità del coach ma di chi è sceso in campo; però l'allenatore c'entra, come vedremo.
Esiste una partita di rugby senza errori? Francamente non ne ricordo una.
E' serio chiedere agli Azzurri la partita senza errori? La risposta onesta è NO.
Un conto è pretendere di tagliare il 14% di errori di placcaggio di Parigi e farli scendere al 4%, e Brunel c'è riuscito nello spazio di una settimana (vedi che l'allenatore c'entra?); pretendere invece la gara senza errori è come quelli che credono nell'evasione fiscale portata a zero: è possibile, ma solo dove l'economia è a zero tipo Zimbabwe; in Svizzera e negli Usa dove sono molto attenti è stimata attorno al 5% (per inciso e al contrario di quel che vien dato da bere alle masse, nel Nord Italia l'evasione è molto vicina a quel livello lì).
Quanto all'Inghilterra "messa male", beh non è certo quella del 2003 ma per intanto stiamo ai fatti: ha vinto due partite fuori casa su due disputate. Giocate in modo simile, vittorie ottenute eseguendo un game plan adatto a quel che sono e agli avversari. Finiamola di cercare scuse per sentirci ancora peggio: Charlie Hodgson non passava di là per caso, non più di quanto non ci passasse Benvenuti con la sua bella meta. I falli della nostra mischia? Articoli spiegano come Corbisiero abbia adattato il suo comportamento a quello di Castrogiovanni, inducendolo spesso all'errore (tutti quegli stappamenti quando pareva l'avesse nel mirino). Gli errori dell'arbitro Garcés? Siamo onesti, la cappella più grossa che gli si può imputare è aver fischiato senza concedere il vantaggio agli inglesi nel primo tempo, quando Corbisiero avrebbe segnato la meta che girava la partita.
Torniamo a noi: la boutade della "partita regalata a un avversario scarso", attecchisce bene ma solo tra chi confonda il rugby con un altro giuoco, dove "l'episodio" cambia tutto e serve solo a corroborare mentalità perdenti che generano aspettative farlocche seguite da delusioni, polemiche etc.etc.
Gli errori ci stanno, in tutti gli sport, a tutti i livelli e nelle migliori squadre; il punto non sta nell'azzerarli ma nel riuscire a "ricoprirli". Dal punto di vista tecnico-tattico e ancor di più sotto il profilo mentale.
Sotto il profilo tecnico, confrontiamo ad esempio le mete prese dall'Italia allo Stade de France con quelle NON prese dall'Inghilterra al Murrayfield: non sono mancati i buchi difensivi agli inglesi, è mancata la competenza nello scramble difensivo dei nostri. Ecco che l'allenatore entra in gioco.
L'aspetto mentale: a chiunque può capitare l'infortunio "alla Masi" (o come qualcuno preferisce, "alla Bortolami": l'è l'istess, chi gioca sa che in campo si sta in XV o meglio in XXII e le responsabilità si condividono). Càpita a tutti, vedi Parks; la differenza sta nella capacità di lasciarselo alle spalle, again di "vivere il presente" senza lasciar la testa persa indietro a rimuginare. Esemplare la già ricordata Scozia ieri al proposito.
Questo è un altro punto dove l'allenatore c'entra, e Brunel pare molto adatto: lavorare sulla mentalità, sulla serenità, sulle risorse interne dei ragazzi; senza pretendere che lui o chiunque altro in un paio di settimane siano in grado di rimediare a decenni di approcci mentali perdenti.
Lasciatelo lavorare, ha fatto già vedere un paio di cosucce interessanti per il tempo che ha avuto. Noi lo faremo, mantenendo comunque le cinture ben allacciate. Sia chiaro: più che difendere Brunel che non ne ha certo bisogno. critichiamo questo livello di critiche - le scelte individuali col senno di poi, gli "errori che regalano la partita": son tutto tranne che costruttive.