Porsche 928 wrote:
Ripeto con questo l'art 18 non centra nulla, ma nulla, la possibilità di un reintegro SE c'e licenziamento SENZA giusta causa, non deve essere(e non lo e`) un disincentivo per le aziende, perché allora io che sono avvocato del diavolo penso che vuoi l'art 18 fuori dai piedi SOLO per poter licenziare quando vuoi(sopratutto se il tuo interlocutore principale e` confindustria, lo aggiungo io).
C'entra Porsche. E' proprio cruciale invece. Se non vedi il nesso, non so che dirti, non sapremo spiegarci. Ma è il fulcro dell'intera questione ed è lapalissiano. Jakala ti ha fatto un esempio di un'azienda che ha potuto dare di meno, ma a più persone. L'effetto è simile.
Viene dato lavoro a più persone, che producono di più e contribuiscono a creare altri posti di lavoro. Nell'esempio di Jakala avresti preferito dare un posto fisso ad uno e lasciare gli altri 2 a spasso? A me sembra una soluzione migliore quella di assumerne 3 invece.
Rispondo a rene, scusa ma non ho mai visto un lavoratore a contratto per esempio CO.CO.CO. o CO.CO.PRO, prendere DI PIU di uno fisso, MAI, non so voi che visione del mondo del lavoro avete
Quella del mondo reale del lavoro.
Stai saltando di palo in frasca. Riepiloghiamo un attimo:
- Oggi si possono offrire diversi tipi di contratto, a partire da quello a tempo indeterminato.
- Il contratto a tempo indeterminato disincentiva il dipendente alla crescita, frena la crescita aziendale, aumenta i rischi per l'azienda, funziona da deterrente per l'assunzione di altri dipendenti. Al dipendente fornisce certezze per il futuro, ma chiaramente si tratta di vantaggi a senso unico, e quindi le aziende sono restie a concederlo perché diventa una palla al piede di cui non si possono più liberare.
- La mobilità lavorativa permette di cambiare i lavoratori ed assumere i più meritevoli e produttivi, oltre ad incentivare la qualità e la produttività dei migliori.
Perché allora si verifica quanto hai detto nel quotato? Principalmente proprio per l'esistenza del cosiddetto posto fisso. E' troppo rischioso assumere qualcuno senza poterlo licenziare in caso di calo qualitativo e produttivo. Quindi le aziende abusano dei sistemi alternativi, ossia dei contratti a progetto. Ci perdono in altro modo, chiaramente, ma non vengono ammanettati a tempo indeterminato.
Ma dai la possibilità di licenziare, o amplia il concetto di giusta causa ad una minore produttività, e vedrai il mercato normalizzarsi agli standard europei, dove questo modo di vivere e lavorare è molto più accettato e comune.
Ovviamente va regolamentato, ripeto. Gli esempi di Doc sono validissimi.
Fatemi capire una cosa, io vengo assunto senza l'art. 18(ipotesi), per contratto posso fare 40 ore e l'azienda me ne chiede 50, io rifiuto e l'azienda mi licenzia(perché non avendo la "protezione" della giusta causa lo può fare).
Secondo voi quello dopo di me rifiuta?
E` nel giusto l'azienda?
E se io denuncio l'azienda perche non puo farlo? Giusto che venga licenziato no?
E se non ho le protezioni a norma posso denunciare l'azienda o DEVO lavorare lo stesso zitto e muto perche senno puo licenziarmi(e lo fara!).
Ovviamente il tutto va regolamentato, è chiaro. Non è che se sei femmina e non ti fai molestare allora puoi essere licenziata, per esempio.
Inoltre il licenziamento deve essere reso costoso in qualche modo, ma non impossibile. Ad esempio (ma è solo un esempio, ve ne sono decine di altri possibili): l'azienda dovrebbe poter garantire X mesi (12, 18, magari 24 dopo una certa anzianità) di stipendio. In quel caso non cambierebbero per "capriccio", ma solo per effettiva necessità e magari per sopraggiunta mancanza di produttività reale. Un'azienda potrebbe ritenere il nuovo assunto talmente più produttivo del licenziato da rendere efficace e valida questa possibilità. Invece questa scelta oggi non è neanche possibile.
E direi che 12, 18 o 24 mesi potrebbero bastare per "riposarsi", aggiornarsi e trovare un nuovo lavoro da qualche altra parte. Il mondo della mobilità, diverso da quello statico e poco produttivo di oggi.
E se un operaio si fa male, nel senso per esempio taglia una mano lavorando(ma anche solo dei semplici reumatismi), giusto licenziarlo perché NON PUÒ produrre come prima?
Va indennizzato o mantenuto con assicurazioni e via dicendo.
Quando un operaio diventa troppo vecchio per produrre come un giovane? Al macero?(parlo degli ultracinquantenni o sessantenni visto che le pensioni sono state aumentate come eta)
Al macero no, ma sono sicuro che grazie alla sua esperienza potrà trovare un altro lavoro da qualche altra parte, dove la richiesta produttiva sia inferiore, e magari per una retribuzione inferiore, dopo magari un periodo di mantenimento (come quello citato sopra, diciamo 24 mesi perché parliamo di un "vecchio") a carico dell'azienda. Esempi. Ma ripeto, parliamo di un sistema da regolare, ma un sistema produttivo.
D'altra parte è proprio per preservare i diritti acquisiti di gente vecchia e meno produttiva che dei giovani di valore non trovano i posti di lavoro: quelli esistenti sono già presi, e si stenta a crearne di nuovo perché i lavoratori attuali invecchiano e calano come produttività, ed avendo il posto fisso non hanno neanche un autentico incentivo a produrre di più. Paralisi lavorativa.
Piuttosto questo crea la domanda inversa: un'azienda deve accettare di perdere il confronto con delle rivali (soprattutto estere, visto che hanno leggi diverse) e deve accettare di calare la propria qualità e produttività? Quell'azienda che potrebbe (per gli stessi soldi) dare il posto ad un giovane con più quantità e qualità, è obbligata a fatturare meno (e fermare o frenare la propria crescita) per continuare a mantenere uno meno meritevole?
Peraltro si parla sempre di possibilità di dare ai giovani. Ma i giovani hanno meno possibilità oggigiorno proprio perché le aziende (a partire da quelle statali) sono bloccate da 50-60enni che crollano come produttività ma non possono essere licenziati. E' una coperta corta, prendetene atto. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, quindi bisogna scegliere la soluzione migliore (o meno peggiore), e dare il lavoro al giovane, al meritevole, al produttivo, mi sembra una soluzione migliore.
Ah, senza contare che magari quello che è arrivato a 55 anni è riuscito a mettersi qualcosa da parte. Il 25enne agli inizi invece ha anche più necessità.
SE riduciamo tutto a "chi corre di più"(nel senso di produrre), abbiamo già stra perso e il famoso "Made in Italy" va a puttane in pochi anni, ma davvero.
Non capisco perché. Che nesso c'è?