Porsche 928 wrote:
No Doc, non ci siamo capiti almeno lo spero, il "caso FIOM" che ho citato io in trasmissione, quando parlava l'operaio FIAT in cassa integrazione quando parlava che ci saranno 1000(+650 futuri) reintegri con 0(ZERO) iscritti alla FIOM, roba davvero da andare a prendere Marchionne e metterlo al giogo.
Me ne frego della "ragione" che sia di Ichino o della FIOM, pero sta cosa non deve passare cosi.
Ovviamente non ci siamo capiti, perchè di questo problema non ero a conoscenza. La cosa però mi lascia lo stesso dubbioso per un motivo: lo statuto dei lavoratori, che essendo legge dello Stato prevale sul contratto, vieta espressamente le discriminazioni. Se ci sono state i discriminati possono rivolgersi al giudice del lavoro, ed il mio dubbio è proprio questo: ad oggi, come riporta Ichino, nessuno ha adito il giudice.
Il mio dubbio quindi rimane questo, mi pare impossibile che gente iscritta al sindacato più bellicoso fra quelli classici abbia una tutela e non la sfrutti. Però non conoscendo a fondo il problema qui mi devo fermare, dato che prima di leggere il tuo post non conoscevo questa recriminazione. Che, ovviamente, fosse giusta sarebbe una violazione della legge ed il giudice dovrebbe porre rimedio.
Porsche 928 wrote:Monti rivaluta il posto fisso «che ha una sua stabilità e delle tutele» e un «valore positivo» ma sferra un nuovo attacco all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
«Per come viene applicato - spiega il presidente del Consiglio in un video forum su Repubblica.it - sconsiglia investimenti di capitali stranieri ma anche italiani in Italia».
E' il secondo affondo in pochi giorni contro uno dei temi che i sindacati ritengono non negoziabili, alla vigilia del nuovo round (previsto mercoledì) tra parti sociali e ministro Fornero. La Cgil accusa Monti di «scoraggiare gli investimenti» e il Pd prende le distanze parlando di affermazioni «sorprendenti» ed esprimendo qualche timore sull'esito del negoziato.
Monti spiega il senso della sua discussa frase sulla «monotonia del lavoro fisso» che aveva suscitato forti reazioni. Lo fa con una valutazione critica verso l'atteggiamento degli italiani di fronte ai cambiamenti: è ovvio che il posto fisso «è un valore positivo, dice il presidente del consiglio, ma i giovani devono «abituarsi» a cambiare spesso lavoro e persino Paese, mentre gli «italiani, anche i giovani, hanno in genere troppa diffidenza verso la mobilità e il cambiamento». E ripete che «la sfida del cambiamento di lavoro nel corso della vita è una cosa positiva e che stimola».
Arriva l'affondo sull'articolo 18 che tutela i lavoratori dai licenziamenti arbitrari. I sindacati hanno chiesto di non discuterlo nemmeno, ma prima Fornero e poi Monti insistono - con l'appoggio della Confindustria - sull'argomento. Suscitando reazioni preoccupa
Ma stiamo scherzando?
Ma questo e` il "tecnico" che deve portare l'Italia fuori dalla crisi?
Lui e "lacrimedicoccodrillomaintantomiafiglialasistemo" Fornero
Dire che e` l'articolo 18 a "sconsigliare gli investimenti stranieri in Italia" e` come dire che la Costa Concordia e` affondata perche c'era la scogliera...
Poi dopo parliamo finche volete di populisti e di popolo facebokkiano, pero i problemi di chi siede in parlamento sono altri tutti di livello mentale SE(ma sotto un certo punto di vista credo sia davvero il suo pensiero) la pensano cosi.
Sono fuori dal mondo...
Tra l'altro se Monti ha come interlocutori(privilegiati) la Confindustria sticazzi, loro abolirebbero in toto lo statuto dei lavoratori.
Attenzione che in Grecia(servizio di "Servio pubblico" e non solo) parlano di "staccargli la testa", "ucciderli tutti", ecc a proposito di governanti... attenzione...
P.S. Mi spiegate da quale pulpito Monti(ma anche tantissimi che sono al governo) possono parlare di "vantaggi" del precariato, se loro stessi in moltissime occasioni non lo sono mai stati, addirittura il "professorone" e` stato fatto senatore A VITA prima dell'incarico, piu "posto fisso" di quello si muore(cit.Travaglio), NON mi sembra che lui abbia fatto un solo periodo della sua vita come precario, che cosa cavolo ne sa come si vive?
- Quando fa notare che ”I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è ipertutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce a entrarci” MM fa un'osservazione empiricamente corretta e ne trae anche una conclusione adeguata all'attuale situazione italiana. Ossia, SE vogliamo mantenere a posto fisso quelli che gia' ce l'hanno, con salari, prebende e vantaggi di cui godono, ALLORA occorre occorre mantenere nel precariato piu' abominevole e sottopagato gli altri, per compensare il costo totale. Non c'e' ascesa degli uni senza mobilita' degli altri e, se aspettiamo che i superprotetti vengano "eliminati" dalla demografia, aspettiamo ancora troppi anni e facciamo crollare il sistema economico oltre che scatenare la rivolta. sociale.Su questo non ci piove, non e' un concetto particolarmente nuovo e, senza dubbio alcuno, se si fosse limitato a spiegare questo dando esempi pratici (e, vedi sotto, facendo operare il suo governo perche' i peggiori casi di immobilismo parassitico si cominciasse ad eliminarli) non solo non avrei nulla da ridire ma lo appoggerei. Applaudirlo, come fanno alcuni, mi sembra servile, anche perche' arriva buon ultimo a spiegare cose che alcuni di noi si son scottati di spiegare in tempi molto meno "favorevoli" a questa prospettiva.
- Quando invece sentenzia:"Del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso per tutta la vita." dice una falsita' che, perdippiu' puzza di ipocrisia e snobbismo. Dice una cosa falsa perche' una delle ipotesi base su cui tutta la teoria economica della scelta e del benestare e' basata e' che le nostre funzioni di utilita' sono concave, quindi preferiamo stabilita' del consumo/reddito/sforzolavorativo nel tempo all'opposto. QUINDI il posto fisso, le garanzie, la carriera piena di certezze e tutto il resto NON sono noiosi, almeno non nell'unico senso rilevante che e' quello alternativo. Ossia, sono meno noiosi e molto piu' graditi della loro alternativa, che e' il licenziamento continuo, l'ansia, l'insicurezza, la carriera che non c'e'. Il fatto che, siccome siamo eterogenei ed alcuni di noi sono meno avversi al rischio di altri, alcuni di noi scelgano carriere piu' rischiose (che magari rendono di piu') non vuol dire NULLA: SE quelle carriere piu' rischiose non generassero maggiori soddisfazioni sia professionali, che personali, economiche COL CAVOLO che le sceglieremo. L'accademico medio una tale banalita' la dovrebbe sapere, specialmente se economista, sia perche' (nonostante i rischi iniziali) la tenure arriva piuttosto presto (prestissimo, nel caso di MM, che deve essersi annoiato da morire negli ultimi 40 anni ...), sia perche' molti di noi hanno rinunciato, a suo tempo, a rischiosissime carriere a GS e paraggi che avrebbero implicato piu' soldi ma meno posto fisso, eccetera, eccetera. Tutte banalita', le guali rendono la frase meno scusabile, specialmente da uno che fa dell'aplomb e dello stile una specie di medaglia sul petto ...
- Quando cerca di aggiustarla, aggiungendo: "E’ più bello cambiare e accettare nuove sfide purché siano in condizioni accettabili." si rende un po' ridicolo, perche' emette una vuota tautologia. OVVIAMENTE e' piu' bello cambiare se quanto mi offrono e' accettabile: se non lo fosse non cambierei e se cambio dev'essere che lo preferisco, o no? Ma il dibattito NON e' sulla questione se e' piu' bello fare carriera saltando di successo in successo verso il non farla. Il dibattito, che occorre vincere ANCHE non umiliando gli sfigati e quelli nati peggio, e' se in media sia preferibile un mondo dove si corre anche il rischio di essere licenziati controvoglia ma c'e' possibilita' di ritrovare un lavoro rapidamente e si viene anche premiati (economicamente) quando si e' produttivi ad un mondo come l'attuale, in Italia. Per vincere questo dibattito affermazioni del genere non aiutano, anzi confondono le acque.
Morali:
1. Un buon economista non dovrebbe mai confondere l'analisi positiva con quella normativa. Che occorra mobilita' e flessibilita' e che sia necessario correre rischi occupazionali che 40 anni fa erano meno necessari, e' un fatto, ossia la conseguenza dell'analisi positiva. Che per svariati gruppi sociali questo sia meglio di quanto avveniva prima perche' e' meno "noioso" e' falso ed e' una falsa implicazione normativa dell'analisi positiva.
2. Un buon politico, come MM chiaramente vuole essere se non gia' e' da molto tempo, sta attendo a non confondere le preferenze che dichiara di avere (come m'annoia il posto fisso) con quelle che la sua vita rivelano (non credo serva mi dilunghi su questo).
3. E, di nuovo, un economista e politico attento alla logica dovrebbe fare attenzione a non confondere l'utilita' attesa con quella realizzata ... Quando si entra nel mercato del lavoro l'utilita' ATTESA (ossia la media, calcolata sopra tutte le possibili realizzazioni di una carriera) e' minore se il rischio di perdere il lavoro frequentemente e' alto. Quindi, all'aumentare del rischio, l'utilita' attesa tende a diminuire. Anche se fosse vero che i guadagni attesi medi (in termini monetari e professionali) crescono al crescere del rischio che ognuno affronta e' perfettamente possibile che l'utilita' attesa diminuisca. Ma il punto di fondo e' che, all'aumentare del rischio, saranno parecchi quelli che, nella realizzazione concreta della loro carriera, NON saranno fortunati. Ossia, avranno carriere misere, con pochi soldi, poche soddisfazioni, eccetera. E' divertente scoprire, l'ho appena scoperto in questi giorni, che questo e' vero ... indovinate un po' di chi? Dei professori universitari americani ... Questo implica che chi, come MM o anche come l'MB che qui scrive, ha avuto una carriera buona o addirittura ottima (ex post) dovrebbe evitarsi lo snobbismo altezzoso di dare dei "noiosi" a quelli che, essendo stati piu' sfigati nella loro realizzazione concreta, preferirebbero, ex-post, aver scelto carriere con minor rischio.
Quest'ultimo punto, me ne rendo conto, e' piu' soggettivo di quelli precedenti, quindi sono meno disposto ad argomentare per difenderlo anche perche', avendo scelto io una carriera abbastanza piu' rischiosa di quella media dei miei colleghi, non mi sento "istintivamente" molto vicino ai pavidi. Ma e' rilevante comunque visto che il dibattito in corso e' ANCHE redistributivo e non solo di efficienza. E, in questioni redistributive, cio' che conta sono le realizzazioni e non i valori attesi perche' sono le realizzazioni che la gente valuta e sulla base delle quali fa le proprie scelte politiche.
Quindi NON e' buona cosa predicare il rischio prima di aver cacciato dai loro posti fissi e supergarantiti le migliaia di privilegiati di lusso che li occupano da decenni e che sembra continueranno ad occuparli. Bassa retorica per bassa retorica: non parlo degli operai FIAT ma dei Michel Martone di questo paese.
Questo era Michele Boldrin, blogger del Fatto quotidiano, insegnante di economia alla Washington University.
Una analisi che mi trova assolutamente d'accordo. Per altro quella flexsecurity di cui parlano tanto non solo Ichino, ma anche la Fornero prima di andare al governo, è in sistema che è in vigore, con gradazioni differenti, in Germania, Danimarca e Svezia, non nel Michigan. Flexsecurity, contratto unico di apprendistato o di inserimento (la proposta di Boeri e Garibaldi) e proposte simili sono purtroppo inevitabili, in quanto in Europa ormai uno statuto come il nostro ce l'abbiamo noi ed il Portogallo. Attenzione, la flexsecurity non è una proposta liberista, ma socialdemocratica, come testimoniato dai paesi in cui è adottata. Dire questo è una cosa, come dice Boldrin, parlare di monotonia del posto fisso è una cazzata. Errore di comunicazione o strategia decisa a tavolino? E, nel secondo caso, perchè mai dire una cretinata? Io torno a ribadire la mia impressione, che in parte si stia cercando di abituare chi ascolta alle modifiche che arriveranno ed in parte si stia cercando di costruire una merce di scambio, lasciando l'art. 18, magari diversamente modulato (senza obbligo di reintegro ma aumentando l'indennizzo) si cerchi un'arma di trattativa con le parti sociali.
Per altro il paragone con la Grecia non mi pare calzante per varie ragioni. In primo luogo noi, qualunque cosa si pensi, non siamo nella condizione della Grecia, che è già in fallimento, sta infatti trattando un concordato fallimentare, cercando di trattare con i creditori la percentuale di pagamento. La Grecia non ha una industria manifatturiera e non ha strumenti per ottenere una crescita in tempi ragionevoli. Fra l'altro la situazione Greca non è stata attenuata dagli interventi dell'Europa, che a mio parere sono eccessivamente rigidi. Se non si può agire sul debito, si deve ridurre la spesa pubblica, si devono aumentare le tasse e diminuire i salari aumentare la crescita diventa quasi impossibile, con un approccio meno rigido forse le cose sarebbero andate meglio. Fa ridere che qualcuno in Grecia voglia cacciare tutti i politici, i politici greci già non ci sono più, sono spariti peggio che da noi. Decide l'Europa? Ma quando sei in amministrazione controllata sono i creditori a decidere, è una base del diritto civile. La posizione di Monti è fondamentale in questo momento, lo è per tutta l'Europa. I paesi più solidi, come Germania e paesi scandinavi non vogliono finanziare chi non applica politiche rigorose, per non rischiare di gettare soldi. Monti è l'unico, attualmente, che può convincerli ad attenuare il rigore per favorire la crescita, sfruttando l'asse con Draghi.
In secondo luogo non mi pare che in Grecia si sia al punto di "staccare la testa" a tutti, se intervistiamo uno della rivolta dei forconi dirà la stessa cosa. Ma dopo una settimana di sciopero il forcone è tornato nel fienile. Io in Grecia ci sono stato in Estate, la sitauzione non è bella, ci sono scioperi dappertutto, ma non ho visto scene particolarmente violente.
In terzo luogo, piaccia o non piaccia, noi siamo in una economia basata sulla crescita. I fatti sono due, o operiamo riforme che portino più crescita, e purtroppo teniamo conto che noi per avere crescita dobbiamo esportare e confrontarci con altri paesi, non decidiamo in modo autonomo, o dobbiamo inventarci un nuovo stile di vita che non sia basato sulla crescita. Come, ad esempio, dice Beppe Grillo. Ma per fare a meno della crescita occorre pensare di rinunciare anche al consumismo e tornare ad uno stile di vita vicino a quello dei nostri padri (ahimè, padri vale per me, per la maggior parte dei forumisti nonni).
Quali sono le ricette di chi vuole conservare la situazione attuale? Mettiamo i politici in galera (vabbè, facciamolo semmai decidere ai giudici, ma questo come aiuta l'economia?), aumentiamo le tasse a chi ha tanto (ma allora chi investe in un paese in cui già la pressione fiscale è la più alta d'Europa? Un masochista?) e recuperiamo l'evasione fiscale. Attenzione, il recupero dell'evasione fiscale è cosa buona e giusta, va fatto assolutamente, anche se le ricette di servizio pubblico sono una vaccata pazzesca e pure incostituzionali, visto che si cita la Costituzione, però occorre far notare che in primo luogo l'equità fiscale aumenterebbe solo in parte, in quanto le tasse possono essere traslate (l'idraulico che oggi chiede 100 euro perchè evade domani ne chiederebbe 150), in secondo luogo per tante PMI che pagano oltre il 60% degli introiti in tasse è quasi una necessità. Recuperare l'evasione è necessario, giusto e va fatto quanto prima, ma nel contempo va rivalutato il sistema tributario, altrimenti effetti positivi rischiamo di averne in misura molto ridotta.
Tre ricette che nei primi due casi sono inapplicabili ed assurde, nel terzo insufficenti.