darioambro wrote:la questione rene non che io sia integralista, è che questo governo si è spacciato prima per quello che non è adesso: se tutte le volte che devi fare un provvedimento impopolare (penso alle liberalizzazioni delle licenze taxi, farmaci di classe C etc etc) te la fai addosso perchè quella categoria fa serrata sei non solo politicamente nullo, ma non avrai mai la forza di sbattere i pugni sul tavolo e far approvare tale provvedimento.
il tuo ragionamento è anche condivisibile sul" meglio 50 con concessioni che 0 senza" ma personalmente non mi trovo d'accordo e ti spiego perchè:
-sei un governo di emergenza chiamato a sanare una situazione che stava degenerando diventando ingestibile, siccome non è frutto della politica e sopratutto non ha un futuro se non fino alle prossime elezioni, fai quello che devi fare per rendere finalmente sto paese moderno eliminando tutte quei meccanismi che appunto lo rendono arretrato rispetto al resto d'europa.
-capisco che ogni provvedimento debba passare al vaglio del parlamento, ma se non fai quello che ti chiede chi ti sostiene, il sostegno viene meno morale: voi mi avete chiamato per fare quello che voi non siete riusciti a fare in 15 anni (non parlo del pdl ma di tutte le forze politiche che sorreggono il governo Monti) quindi o si fa come dico io, come governo, oppure me ne torno alla Bocconi e vi arrangiate.
questo ritengo che sia un'arma incredibile, la forza di imporre in virtù della propria posizione di vantaggio rispetto agli avversari, ma calando le braghe ogni due giorni (ora c'è guerra sull'articolo 18 e alla fine non accadrà nulla) perdi tale vantaggio e non sei più credibile, la dimostrazione è che lo spread vola perchè lo slancio del governo monti è già svanito, ma non per la speculazione (che comunque scommette pesantemente sulla dissoluzione dell'area euro) ,ma perchè alla luce dei fatti conta quello che si fa non quello che si dice, alla fine leggere "l'arte della guerra" di suntzu, farebbe bene ad un sacco di gente.
basta vedere la Spagna che si sta seppur lentamente. rilanciando con una manovra di tagli e non di tasse, e non ditemi che la loro economia e i loro conti siano meglio dei nostri, la differenze è che sono andati al voto, fuori Zapatero e dentro Rajoi e i risultati si vedono.
Si ma sto discorso può avere un senso se oggi fosse l'ultimo giorno dei Maya. Non oggi.
Crede che questi potevano arrivare e in 28 giorni ribaltare
usi e costumi di questo paese non è molto differente dal credere che sabato sera un signore grassoccio vestito di rosso solchi il cielo con una slitta.
Davanti ad un EMERGENZA metti i sacchi di sabbia per salvarti la casa, non vai dall'architetto a discutere dei lavori di ristrutturazione o dal comune per parlare di come deviare il corso del fiume.
Non so se sia passato bene il messaggio ma c'era bisogno di soldi veri e CERTI. E quelli veri e CERTI purtroppo si trovano nei soliti posti.
Che poi la manovra verte su due cardini (sistema contributivo e imu) che faccio fatica a non trovare corretti. Perchè il primo è l’accelerazione della garanzia sul nostro futuro (noi intesto come under 40) ed il secondo un intervento patrimoniale. Che ci sarà anche la vecchia con la minima che vive a Portofino ma in genere...il valore del patrimonio immobiliare è appunto...
patrimoniale.
La lotta all'evasione fiscale, le liberalizzazioni di ordini e caste, la ristrutturazione della PA... sono investimenti per il futuro con ritorni tra il marginale (costi politica) e l'ipotetico. Una manovra di soli tagli alla politica e lotta all'evasione era, quella si, carta da culo da presentare alla BCE o al FMI.
Non carta da culo in quanto tale ma perchè equivaleva a promettere di andare
dall'architetto a discutere dei lavori di ristrutturazione o dal comune per parlare di come deviare il corso del fiume.
Se poi tra un anno il tuo post sarà di estrema attualità significa che alla sera dovremo sperare che i Maya siano dei luminari della scienza.
Sul tema della crescita quanto sta accadendo oggi (489 zucche dalla BCE per la messa in sicurezza delle banche europee) mi pare un passo fondamentale come segnalava Scalfari domenica:
L'ottimismo di cui ho detto prima mi viene dal fatto che l'unica istituzione europea indipendente, cioè la Banca centrale guidata da Mario Draghi, ha individuato il filo giusto da tirare ed ha già predisposto le misure per effettuare la manovra necessaria. Ne ho scritto più volte nelle scorse settimane, ora ci siamo, quella manovra avrà inizio martedì prossimo 20 dicembre quando le banche dell'eurozona chiederanno alla Bce e alle Banche centrali dei rispettivi Paesi prestiti per cifre illimitate della durata di 36 mesi, eventualmente rinnovabili per quelle banche che avranno corrisposto alle aspettative della Bce, la quale ha messo a disposizione un plafond che può arrivare complessivamente fino al tetto di duemila miliardi.
Le banche dovranno offrire equivalenti garanzie che la Bce ha indicato in tre possibili "collaterali": titoli dei debiti sovrani al loro valore di rating, obbligazioni emesse dalle banche che chiedono i prestiti, crediti cartolarizzati dalle medesime banche nei confronti della loro clientela. Il tasso per questa gigantesca operazione è fissato all'1 per cento.
La Bce si aspetta i seguenti risultati: lo sblocco del credito interbancario, la ripresa in grande stile del credito alle imprese, l'ampia presenza delle banche alle aste dei debiti sovrani in scadenza i cui titoli hanno rendimenti oscillanti - per quanto riguarda l'Italia - tra il 6,50 dei decennali e il 5 per cento dei biennali. Il differenziale a favore delle banche tra il costo del risconto (1 per cento) e il rendimento alle aste è tale che le banche avranno tutto l'interesse ad acquistare quei titoli provocando in tal modo una costante diminuzione dei rendimenti che equivale ad una rivalutazione dei titoli del debito sovrano e ad una diminuzione dello "spread".
Ho già notato domenica scorsa che la maggior parte dei "media" ha quasi sottaciuto le dimensioni e l'importanza di quanto sta per accadere; la Bce dal canto suo ha mantenuto un basso profilo, probabilmente per non attizzare le critiche di quei Paesi che sono ossessionati dall'idea di dover aiutare Paesi "scialacquatori". Ma la Bce con questa manovra sta perfettamente nei limiti del suo statuto: non finanzia gli Stati ma sblocca il "credit-crunch" del sistema bancario europeo e modera l'impennarsi degli "spread". I mercati se ne sono già accorti: le emissioni di titoli a breve scadenza - da sei mesi fino a due anni - hanno già da una settimana rendimenti in diminuzione; i decennali non registrano ancora benefici e la ragione è evidente: scontano i rischi della recessione che i titoli a breve non considerano o considerano meno. I decennali cioè aspettano di vedere quali saranno gli effetti dello sblocco del credito sull'economia reale.
Segnalo un altro obiettivo della manovra di Francoforte: sblocca anche la segmentazione nazionalistica del mercato dei titoli pubblici. Rispetto al 2007 le banche dei paesi del nord-Europa hanno diminuito del 44 per cento i titoli pubblici del sud-Europa che avevano largamente acquistato, stimando che il rischio di averli in portafoglio era divenuto eccessivo.
L'operazione che la Bce metterà in atto tra tre giorni può indurre le banche tedesche, olandesi, austriache, francesi, a tranquillizzarsi per quanto riguarda i titoli italiani e spagnoli che hanno ancora in portafoglio e probabilmente a riprenderne l'acquisto, visto che possono usarli come graditi collaterali per accedere ai prestiti della Bce; un risultato molto importante per "europeizzare" la segmentazione del mercato dei debiti sovrani.
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Lo sblocco del credito e l'eventuale discesa degli "spread" e dei tassi di rendimento costituiscono obiettivi necessari anche se non sufficienti al rilancio della domanda di consumi e di investimenti. Per rendere positivamente influente questo risultato preliminare occorre utilizzare le diseguaglianze come da tempo suggerisce Stiglitz ed altri autorevoli economisti. Utilizzare le disuguaglianze, che sono estremamente aumentate negli ultimi dieci anni in Italia ma anche in Europa e in America, significa tentare di farle diminuire tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud ma anche all'interno delle regioni ricche, non meno diseguali di quelle povere.
Il ministro dello Sviluppo e quello della Coesione territoriale, Passera e Barca, sono gli attori principali di questa strategia che dev'essere messa in campo mobilitando in parte risorse esistenti (lo hanno già fatto sbloccando tre miliardi e mezzo già accantonati ma non utilizzati dal precedente governo e destinati a finanziare infrastrutture in ferrovie, porti, scuole, carceri), ma in gran parte cercandone di nuove. Non si rilancia la crescita a costo zero, salvo le liberalizzazioni che operano a tempo medio-lungo.
Il governo ha avviato la mappatura della "spending review", cioè dei tagli di spesa mirati nei settori dei trasferimenti. Una parte di questi tagli è già contenuta nel decreto e riguarda la sanità. Un'altra fonte, verrà (a tempo medio-lungo) dalla riforma della giurisdizione civile e dall'accorpamento delle strutture giudiziarie inutilmente disseminate sul territorio. Un altro analogo accorpamento riguarda i piccoli Comuni. Ma il grosso concerne l'acquisto di beni e servizi della pubblica amministrazione e la selva dei trasferimenti a sostegno di categorie di imprese, privi di utilità, veri e propri sprechi e regalie elettoralistiche.
Ci sono varie stime su questi possibili tagli di spesa, la più prudente delle quali fissa intorno ai 10-15 miliardi l'ammontare di questi risparmi. In attesa d'una mappatura più attenta e più estesa - che va avviata subito - un taglio limitato agli sprechi più evidenti che frutti nel 2012 la cifra di 10 miliardi sarebbe un passo avanti notevole. Senza dubbio un'altra fonte dovrebbe venire dalla lotta all'evasione che però non si può limitare al tetto del contante spendibile fissato a mille euro. Vincenzo Visco prese provvedimenti molto efficaci a questo proposito e sarebbe oltremodo opportuno che Monti e il suo viceministro del Tesoro, Grilli, lo consultassero e lo imitassero. L'evasione e i tagli alle spese di spreco potrebbero fornire le risorse necessarie a finanziare due obiettivi: il rilancio della domanda e i provvedimenti per rinnovare il welfare con l'occhio ai giovani e ai precari.
I partiti collaborino e sostengano senza se e senza ma perché questo governo non ha alternative.