Si, Moratti è scappato a New York, ma Baldini ha dato spettacolo in aula facendo infuriare, non poco, la giudice Casoria, che ha respinto pure delle opposizioni dei PM (quindi accusa) che non volevano che Prioreschi mettesse in risalto che a Roma, processo GEA, l'ex DS dei giallorossi avesse dichiarato il falso sul suo rapporto con Auricchio.
Vediamo, la rosea scrive questo...
NAPOLI, 1 ottobre 2010 - Aspetta che il presidente Teresa Casoria gli imponga di fare nomi e cognomi, Franco Baldini – oggi testimone principale del processo Calciopoli a Napoli – prima di citare la prima volta Luciano Moggi. Fino ad allora ne parla come “il suo cliente”, rivolgendosi all’avvocato Maurilio Prioreschi che lo ha chiamato come suo teste. L’obiettivo è screditare il contributo all’inchiesta e per questo si insiste sui rapporti con il colonnello Auricchio, quando si sono conosciuti, quando ha deciso di fare le dichiarazioni. “Ho collaborato con lui – dice Baldini – ed è l’unica cosa di cui vado fiero”. Ammette poi anche le sue debolezze: “Non ho mostrato molto coraggio a fare le mie dichiarazioni due giorni prima delle mie dimissioni dalla Roma”. Lui parla di come sia il calcio in tv in una trasmissione della Dandini a fine marzo 2005. Nell’udienza, momenti di tensione quando Baldini dice di Moggi “quest’uomo senza qualità” e parla di minacce ricevute dall’ex d.g. juventino. Che sta per reagire, ma viene bloccato dai suoi avvocati.
Collina — Molto attesa anche la testimonianza dell’ex arbitro Pierluigi Collina. Racconta le sue esperienze, come si andava in campo. I dubbi che ha sempre avuto sul sistema sorteggi: “Le designazioni soggettive sono il modo giusto”. Dopo di lui, tre giornalisti che hanno partecipato ai sorteggi che hanno un solo pensiero: “Tutto avveniva regolarmente”. É quanto poco prima aveva già detto anche il direttore generale della Federcalcio Antonello Valentini.
Abete — Al presidente della Figc Giancarlo Abete tocca aprire l’udienza. A lui sono riservate le domande – per confutare la tesi di un’associazione che aveva manipolato per portare Carraro alla presidenza – sull’accordo che portò alla decisione che alla guida della Figc ci sarebbe stata una staffetta: due anni Carraro, due Abete. Domande anche sull’amicizia con i Della Valle alla luce di telefonate tra lui e l’allora altro vicepresidente federale Mazzini imputato in questo processo. Sentiti pure l’assistente Stefano Papi e l’ex arbitro Tombolini.
NUOVE TELEFONATE — La difesa di Moggi ha presentato un nuovo elenco di telefonate circa 130 e il collegio si è riservato di decidere l’ammissione alla prossima udienza. Intanto, il perito che ha trascritto le intercettazioni precedenti ha tolto un dubbio: “Metti Collina” nella famosa telefonata tra Bergamo e Facchetti lo dice lo scomparso presidentte dell’Inter.
Dai nostri inviati
Maurizio Galdi e Valerio Piccioni
...articolo dal quale si evince che il presunto autogol tanto sbandierato dal "metti Collina" è diventato un bel punto a favore della difesa, che in primis allontana l'arguto sospetto avanzato dai soloni che avesse falsificato le trascrizioni, e in seconda battuta da ancora più peso a tutta la vicenda associando la famosa telefonate alle altre degli stessi giorni, dove prima Facchetti fa pressioni su Mazzei per aggirare le regole del sorteggio, e poi insiste con Bergamo chiedendo espressamente Collina.
Già qua sarebbe da chiedersi se Moggi e Giraudo hanno mai fatto una richiesta simile, come anche Galliani? La risposta, ve la do io, per tutti e tre è un bel NO, enne e o.
Andando più a fondo nei vari interrogatori ad essere interessanti, quest'oggi, non è solo la fatidica frase della telefonata tra Facchetti e Bergamo, ma ben altro.
Raccontarvi tutto è un po' lungo, qui trovate le trascrizioni complete dei vari interrogatori
http://www.ju29ro.com/dossier/cantanapoli-il-processo/2425-il-processo-udienza-dell1-ottobre-2010.html, ma facendo un riassunto posso dirvi che:
Abete: si ricordava con precisione di alcune telefonate con Carraro, Mazzini, etc, per la questione Fiorentina, ma, guarda caso, non si ricorda dove è stato svolto il processo a Calciopoli nel 2006 e chi ha dato le intercettazioni, quelle poi sparite ma necessarie per il processo sportivo, di Napoli alla FIGC. La parte saliente della sua deposizione è poi comunque quando afferma che la sua candidatura alla FIGC era stata ritirata per evitare un commissariamento, e quindi chiarisce che non c'era lotta tra lui e Carraro e che alla fine era stato trovato un compromesso tra di loro; questo, di fatto, ha dato un altro colpo all'impianto accusatorio, secondo il quale Abete sarebbe stato spazzato via da Carraro perchè Moggi aveva fatto pressioni a destra e a manca in modo da tenere il potere in mano sua e in quelle di Galliani.
Collina: ha dichiarato di non aver mai ricevuto alcuna pressione dai designatori, stessa cosa che dopo di lui hanno confermato anche Papi, un assistente, e
Tombolini, e di non aver mai visto o sentito i designatori fare pressioni sui colleghi o cercare di invitarli a favorire una squadra piuttosto che un'altra; per lui il sorteggio era regolarissimo e forniva molte più garanzie di altri sistemi di designazione utilizzati in precedenza, perchè portava gli arbitri migliori ad arbitrare le partite più difficili.
Valentini,
Fulvio Bianchi,
Riccardo Bianchi,
Simone Nozzoli, un dirigente FIGC e tre giornalisti che hanno pescato le famigerate palline partecipando attivamente tutti e 4 ai sorteggi arbitrali; per tutti loro il sorteggio era regolarissimo, e non avevano mai notato nulla di strano. I giornalisti, ricordo utilizzati come garanzia di trasparenza dai designatori agli occhi dell'opinione pubblica, hanno poi confermato di non aver mai ricevuto indicazioni su che pallina sorteggiare, ne istruzioni particolari, in caso contrario non avrebbero esitato a denunciarlo. Le palline erano tutte identiche e non si notavano segni che permettevano di distinguerle, invalidata quindi la tesi delle palline riconoscibili al tatto, ed erano preparate tutte prima che i giornalisti arrivassero a sorteggiarle, momento in cui venivano tirate fuori da due buste (una arbitri ed una partite) ed erano tutte già chiuse. Il secondo Bianchi ha poi chiarito, invalidando quindi la tesi Manfredi Martino, che non esisteva alcun segnale in codice dettato dai colpi di tosse di Bergamo.