Robyus wrote:
certo che Danny lo facevo un pò più intelligente :gazza:
Si in effetti sono dichiarazioni che mi potrei aspettare da un rookie chiacchierone alla Jennings ( per quanto il buon Brendon abbia vissuto in Europa e certe cose non le scriverebbe) piuttosto che da Granger, che non è più giovanissimo e tutto sommato qualcosa avrebbe dovuto imparare in questi anni da professionista. Una frase del genere è tutto quello che Stern vorrebbe evitare di leggere, centinaia di operazioni di marketing, amichevoli estive e quant'altro nel vecchio continente potenzialmente rovinate con un attacco frontale all'igiene degli europei.
In tutto questo c'è da dire che Granger sembra sempre scazzatissimo quando viene inquadrato, non solo gioca poco ma sembra anche poco partecipe alle sorti della partita e di team Usa.. magari ha ormai in odio tutto il carozzone Fiba e la situazione in cui si trova, ma sarebbe una cosa eccessivamente infantile e desolante.
Sul discorso eterno Fiba-Nba, come ho scritto giorni fa io imputo molte delle malefatte dei giocatori americani all'inesperienza, e quindi alla loro giovane età essenzialmente.
Ma è anche vero che ormai sta uscendo fuori dal serbatoio universitario una generazione di one and done, quindi cestisti che passano dal dominio liceale al professionismo con solo 12 mesi di college basketball di mezzo.
Risultato? Se eri un adulto fra bambini alla HS, e hai trascurato i fondamentali fino ai 18 anni, difficilmente con un anno di allenamenti al college potrai arrivare preparato in NBA. Anche al piano di sopra punterai sui mezzi atletici e sul talento offensivo 1 vs 1, con fortune alterne. Questo si traduce anche in una scarsa capacità nel giocare con schemi precisi, come nel leggere le situazioni in campo e spesso anche nel difendere di squadra. Ci sono ovviamente delle eccezioni ma finchè il primo contatto con un allenatore serio per molti ragazzi sarà quello con coach K in nazionale, evidentemente ci saranno dei problemi.