ripper23 wrote:
E lo stato getta fumo negli occhi per coprire una manovra commerciale, si può dire quindi? Perchè fino a una pagina fa la tessera del tifoso risolveva il problema della violenza negli stadi e i bambini potevano tornare a essere felici.
Non è proprio così... non è fumo negli occhi per coprire una manovra commerciale, o meglio non solo.
E' una manovra propagandistica che faccia pensare al tifoso gazzettaro che si stia facendo qualcosa di utile, importante e capillare, ed al tempo stesso si permette alle squadre di ricavarci soldi in maniera da non essere ostacolati.
Non credo che lo stato si sia direttamente compromesso per le squadre, ma credo che abbiano trovato una soluzione che consenta agli uni di "risolvere il problema della violenza"*, ed agli altri di guadagnarci in maniera da non ostacolare il progetto in maniera concreta. Così vincono tutti... stato e squadre. Ci perdono solo i tifosi*.
*Ovviamente non ci hanno spiegato come risolveranno il problema della violenza... è solo un palliativo perché secondo loro schedare la gente in qualche maniera poi impedisce di creare disordini fuori dallo stadio... o anche dentro, ma rendendosi poi irriconoscibile all'interno di un settore. Al tempo stesso non so neanche se i tifosi ci perdano concretamente, perché se è vero che da un lato verranno fidelizzati, dall'altro è anche vero che gli stessi dati li fornivano già col biglietto nominale ed è anche vero che a loro arriveranno piccoli privilegi, tipo l'ingresso prioritario o sconti da altre parti. Cazzate insomma, ma la tessera del tifoso più che vantaggiosa o dannosa per i singoli tifosi a me pare inutile. Insomma, mossa propagandistica per lo stato, commerciale per le squadre e relativamente ininfluente per chi già forniva gli stessi dati per abbonamenti e biglietti nominali. Questa è l'impressione che mi sono fatto per ora.
Non capisco se la tua è solo rassegnazione o se sto schifo ti piace così. Perchè questa è la cruda realtà, ma non mi pare ci sia da esserne felici.
No, infatti. E' pragmatismo, cruda realtà. E' il business, ma questa parola non deve essere letta necessariamente negativamente. O meglio forse nella realtà del calcio italiano si, ma in senso assoluto no, è il mondo odierno che piaccia o no.
In cambio dei tuoi dati personali poi ti dovrebbero fornire stadi migliori in un ambiente serio. Ecco, mentre quella sui dati e sui servizi commerciali credo che sia una battaglia inutile (perché ogni business, presto o tardi, va in quella direzione) io credo che la guerra dei tifosi debba incentrarsi sul pretendere stadi più sicuri, moderni, attrezzati e via dicendo. Quello è un diritto di chi paga a mio avviso, perché finisce per pagare per un prodotto scadente. E' una cosa che trovo gravissima e che secondo me rafforza il mio pensiero sulla sinergia stato-squadre, perché se lo stato avesse voluto fare qualcosa di concreto, oltre alla tessera del tifoso (che è un discorso diverso) avrebbe anche imposto alle squadre di rendere più sicuri e migliori gli stadi, di assumere più steward, ecc, ecc... Abbiamo stadi da terzo mondo e sono un problema molto grosso a loro volta, ma quello non viene neanche discusso. Perché? Ovviamente perché lì lo stato ci guadagnerebbe pochissimo in termini di "visibilità" e le squadre ci perderebbero un sacco di soldi (che poi non è vero: uno stadio moderno e polifunzionale genera soldi, ma le nostre squadre sono gestite in maniera amatoriale e questo non riescono a capirlo... pensano solo di dover aggiustare tutto a fondo perduto ed inoltre essendo quasi tutti impianti comunali, ritengono che siano i comuni a doverlo fare).
E per qualcuno il calcio è ancora passione, anche se si trova a giocare sui campi in terra. Quindi si tratta di una manovra che fa bene al calcio, ma la parola "calcio" va letta come "bilanci delle prime 10-15 squadre di Italia". Qualcuno lo dica ai bambini dello spot.
Ripper: si. Ed è bene che la gente si svegli e che lo capisca. Il calcio è uno sport. Ma è uno sport per NOI. Per loro è un business ed è un lavoro. Giustamente. Io non capisco perché se un giocatore va da una squadra ad un'altra diventa un "mercenario". E' un lavoratore professionista... se io cambiassi la squadra per cui lavoro nessuno mi bollerebbe in quella maniera ed immagino che lo stesso accadrebbe se tu cambiassi lavoro, andando da un concorrente che ti paga meglio e/o ti offre migliori condizioni lavorative.
I tifosi finiscono per identificarsi con giocatori e società e non capiscono spesso le leggi dei bilanci, del commercio, del business e della professione e vivono invece di passione. Questo li porta a pensare che anche i giocatori e le società debbano vivere (quasi con la stessa intensità) quella passione, pensando e gestendo le squadre col cuore e mettendo i bilanci in secondo piano. Ma è un lavoro... e non c'è niente di male. Loro vendono un prodotto e noi possiamo appassionarci a quel prodotto. Ma alla fine è pur sempre solo un prodotto commerciale. Andare allo stadio non è così dissimile dall'andare in un supermercato o in un cinema. Andiamo a comprare un prodotto.