è la solita manovra mediatica per cercare di sviare l'attenzione dalle responsabilità di moratti e dei suoi compagni di merenda, che ormai sappiamo benissimo, atti e fatture alla mano, essere stati i mandatari di questa colossale truffa.margheritoni10 wrote: Sinceramente mi è sembrata un assemblato di nulla fatto anche abbastanza male. Sono partiti evidenziando le incongruenze del processo, gli errori fatti in fase istruttoria, etc... tutte cose corrette, per carità, ma con errori formali e passaggi veloci su parti fondamentali che hanno reso debole la ricostruzione (es: le sim svizzere liquidate in 30 secondi da Bergamo con "ce le regalò moggi per farci parlare in tranquillità con Bergamo senza essere intercettati... era un modo per stare tranquilli ma non servivano a dirci chissacosa" e quindi??? Parlavate di puttane, cavalli, sesso tantrico, squirting??).
Il tutto per costruire/cercare il mandante sull'assunto su cui si basa la difesa Moggi: l'esser rimasto incastrato da giochi di potere più grandi di lui.
Il primo teorema, anche discretamente costruito porta dritto alle lotte intestine alla proprietà della Juve, a giochi di potere tra gli Elkan e Andrea Agnelli per il controllo della Juve. La tesi è: per riprendersi la Juve gli Elkan dovevano fare fuori la triade. Allora il complotto parte da Blanc, passa per Zaccone, la procura di Torino, la FIGC, etc.... tesi che potrebbe anche reggere se non ci si pone la domanda più banale e corretta: e per fare tutto questo, ovvero licenziare 3 dipendenti (seppur di quel livello ma tali erano) questi pazzi hanno creato un danno patrimoniale all'azienda difficile da calcolare ma che si aggira su svariate centinaia di milioni? Da su, facciamo i seri... quindi la tesi 1 direi di scartala.
Seconda tesi: è stato il milan per mano di Galliani. Dopo che moggi avrebbe ricevuto una fantomatica offerta di lavoro da Berlusconi il pelato avrebbe mosso le sue pedine in federazione per far emergere le intercettazioni (che lui conosceva e sapeva chiuse nel cassetto di carraro) e sputtanare quindi moggi. Ok, perfetto.... e Galliani sarebbe così scemo da tirar su sto casino per fare un dispetto a moggi creando un danno patrimoniale al milan (seppur più contenuto ma cmq esistente), finirci dentro anche lui, etc... Dai su facciamo i seri.
A quel punto, dopo aver alzato quindi uno pseduo polverone basato su tesi che non reggono sul piano pratico e della logica finisce la trasmissione.
Insomma… un ora di nulla rubata al sonno.
Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3


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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
COme a dire che Lorena fu innocente, era il signor Bobbit a voler far dispetto alla moglie!margheritoni10 wrote: Sinceramente mi è sembrata un assemblato di nulla fatto anche abbastanza male. Sono partiti evidenziando le incongruenze del processo, gli errori fatti in fase istruttoria, etc... tutte cose corrette, per carità, ma con errori formali e passaggi veloci su parti fondamentali che hanno reso debole la ricostruzione (es: le sim svizzere liquidate in 30 secondi da Bergamo con "ce le regalò moggi per farci parlare in tranquillità con Bergamo senza essere intercettati... era un modo per stare tranquilli ma non servivano a dirci chissacosa" e quindi??? Parlavate di puttane, cavalli, sesso tantrico, squirting??).
Il tutto per costruire/cercare il mandante sull'assunto su cui si basa la difesa Moggi: l'esser rimasto incastrato da giochi di potere più grandi di lui.
Il primo teorema, anche discretamente costruito porta dritto alle lotte intestine alla proprietà della Juve, a giochi di potere tra gli Elkan e Andrea Agnelli per il controllo della Juve. La tesi è: per riprendersi la Juve gli Elkan dovevano fare fuori la triade. Allora il complotto parte da Blanc, passa per Zaccone, la procura di Torino, la FIGC, etc.... tesi che potrebbe anche reggere se non ci si pone la domanda più banale e corretta: e per fare tutto questo, ovvero licenziare 3 dipendenti (seppur di quel livello ma tali erano) questi pazzi hanno creato un danno patrimoniale all'azienda difficile da calcolare ma che si aggira su svariate centinaia di milioni? Da su, facciamo i seri... quindi la tesi 1 direi di scartala.
Seconda tesi: è stato il milan per mano di Galliani. Dopo che moggi avrebbe ricevuto una fantomatica offerta di lavoro da Berlusconi il pelato avrebbe mosso le sue pedine in federazione per far emergere le intercettazioni (che lui conosceva e sapeva chiuse nel cassetto di carraro) e sputtanare quindi moggi. Ok, perfetto.... e Galliani sarebbe così scemo da tirar su sto casino per fare un dispetto a moggi creando un danno patrimoniale al milan (seppur più contenuto ma cmq esistente), finirci dentro anche lui, etc... Dai su facciamo i seri.
A quel punto, dopo aver alzato quindi uno pseduo polverone basato su tesi che non reggono sul piano pratico e della logica finisce la trasmissione.
Insomma… un ora di nulla rubata al sonno.
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Che poi i giochi più grandi di Moggi in teoria potrebbero anche esserci, ma almeno porta qualche indizio credibile, sennò tanto vale che accusi Elvis Presley che non è morto e dirige il calcio mondiale facendo finta di essere svizzero.
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
Rimanendo in tema, per capire come è stata condotta Complotti ecco un breve messaggio lasciato da Stefano Discreti, opinionista che si è visto qualche volta a Controcampo, che avrebbe dovuto parteciparvi l'altra sera....
Visto che alcuni utenti avevano annunciato la mia presenza all'interno della trasmissione Complotti, vi voglio raccontare il perchè alla fine la mia intervista non è andata in onda.
Un abbraccio zebrato a voi tutti.
A presto,
Stefano
Succede che in un pomeriggio di Maggio ti contatta una società di produzione che lavora per La7
“Sig. Discreti vogliamo realizzare un nuovo documentario su Luciano Moggi. Se la sente di rilasciare un’intervista sul personaggio, su Calciopoli, sulle intercettazioni e sulla faida familiare degli Agnelli?”
Succede che il primo pensiero va alla docu-fiction “off-side”, testimonianza più falsa di una moneta da 3 euro e allora qualche dubbio sulla linea editoriale ti sorge subito, in fondo è sempre la stessa emittente televisiva.
Succede che comunque decidi di non tirarti indietro e di dire sempre quello che pensi.
Succede che se si parla di Calciopoli e di schede svizzere finisci per parlare prevalentemente della Telecom e di tutti i collegamenti con l’Inter, lo spionaggio industriale, la pratica “ladroni”.
Succede che pensi “avranno mai il coraggio di attaccare i padroni della propria emittente?”
Succede che passa oltre un mese e ti viene comunicato che lo speciale “Complotti” su Luciano Moggi andrà in onda il 13 Luglio e che la tua testimonianza non è stata ancora tagliata.
Succede che allora quasi ci speri che per una volta qualcuno avrà il coraggio di fare veramente chiarezza sul presunto scandalo montato in scena a partire dall’estate 2006.
Succede che poi a 5 ore dalla messa in onda del documentario stesso ti arriva una comunicazione “purtroppo la sua intervista è stata tagliata in quanto la direzione ha ritenuto che sono presenti troppe testimonianze e argomenti a favore di Luciano Moggi”
Succede che allora ripensi a quando ridevi mentre rispondevi certe cose nell’intervista, perché eri certo che non avrebbero mai avuto il coraggio di mandarle in onda.
Succede che la mente torna a 4 anni prima quando nessuno si scandalizzava perchè tutti erano contro Moggi e gli juventini e non esisteva persona alcuna a cui importava di dare parità di spazio anche alle tesi difensive.
Succede che decidi comunque di vedere il documentario e succede che rispetto ad off-Side lo trovi anche meno di parte, quasi obiettivo.
Succede però che si parla di Calciopoli, di schede svizzere e non è presente nessun riferimento al processo Telecom in corso, allo spionaggio industriale subito da Moggi, alla pratica “ladroni”, ai vantaggi ottenuti dall’Inter così vicino al mondo Tronchetti. E allora ti rendi conto che non c’è nemmeno bisogno di cercare di capire oltre il perché sei stato tagliato.
Succede che ancora una volta è mancato il coraggio e la voglia di provare a ristabilire la verità “ma chi ce lo fa fare di rischiare per riabilitare Moggi?”
Succede che a fine trasmissione passano i titoli di coda e leggi “si ringrazia Stefano Discreti”.
Succede che allora ti accorgi che in quel ringraziamento c’è tutto:
“Grazie signor Discreti per aver detto la verità, ma noi non possiamo mandarla in onda anche perché l’Italia colpevolista non la vuole conoscere”
E allora succede che ancora una volta, camminando a testa alta per non esser sceso a compromessi, ti torna in mente Abramo Lincoln
“ Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo.”
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Mikele
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
“purtroppo la sua intervista è stata tagliata in quanto la direzione ha ritenuto che sono presenti troppe testimonianze e argomenti a favore di Luciano Moggi”



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NckRm
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
Gioite. Ecco ciò che è venuto fuori da calciopoli e come i fatti saranno tramandati in futuro. Siamo di fronte a un caso Pantani bis.Come credo abbiano reagito tutti i tifosi interisti, ancora alle prese con lo choc del suo addio alla casa nerazzurra, sono rimasto nauseato dalle parole di Luciano Moggi su Lele Oriali espresse nell'editoriale recentemente pubblicato su Tuttomercatoweb. Tra idee e suggerimenti relativi al mercato di diverse squadre del nostro campionato, l'ex direttore generale della Juventus ha letteralmente insultato l'ormai ex consulente dell'Inter, che recentemente, vistosi rimpiazzato da Amedeo Carboni, ha scelto di rifiutare un altro incarico più altisonante in società, con grande dispiacere della stragrande maggioranza di interisti che lo adora a prescindere e che ci scrive per manifestare il proprio disappunto. Ebbene, il mai diplomatico Moggi ha definito senza mezzi termini Oriali uno zerbino e ruffiano di Moratti, sostenendo che questo è il naturale epilogo per chi si comporta così.
Il primo pensiero è stato quello di ignorare, perché la fonte non merita parrticolari attenzioni in quanto ormai bandita ed 'emarginata' dall'ambiente di cui si è preso gioco e a cui ha succhiato linfa vitale per tanti anni, salvo poi proclamarsi innocente giustificando i suoi comportamenti da 'padrino' con uno squallido 'così fan tutti'. Ce ne sarebbero di cose da aggiungere sul conto di Luciano Moggi, ma la migliore delle armi è sempre stata l'indifferenza alle sue farneticazioni, mascherate da pareri di esperto e di vittima di un sistema che lui stesso aveva contribuito a creare. Invece Moggi continua a dire la sua, perché per quanto sia ormai considerato un ex di tutto, fa sempre notizia. Il problema però non è leggere le sue dichiarazioni o guardare ancora la sua faccia in televisione. La disgrazia è che ancora oggi l'ex dirigente bianconero, principale imputato del processo Calciopoli, demiurgo dei recenti atroci mali del calcio italiano, non si pone alcun limite e, nel suo esprimere il proprio parere, scavalca i limiti del buon senso e distribuisce insulti e frecciate gratuitamente.
L'ultimo caso, l'editoriale su Tmw, in cui spende un trafiletto per attaccare pesantemente Lele Oriali (non bastava il fango gettato addosso a Giacinto Facchetti...). Capisco che l'Inter non gli stia simpatica perché è la vera vincitrice dallo scoperchiamento del vaso di Pandora di Calciopoli, la stessa Inter che lui stesso aveva preso in giro lasciandole credere di poter vincere o di poter acquistare i giocatori migliori a costo di enormi sacrifici economici (vittima principale, Moratti). Attaccare la società nerazzurra, per Moggi, è quasi una sorta di rivalsa psicologica. Ma certi epiteti contro il nostro Oriali non sono accettabili, perché vanno a infangare l'immagine di un onesto professionista, che è tale sin da quando calcava i terreni di gioco e sputava sudore e sangue per il bene della squadra. Insomma, l'opposto di quello che l'ex d.g. bianconero ha dimostrato di essere. Inoltre, definire 'ruffiano' un uomo orgoglioso come Oriali, che ha scelto di dire addio a casa sua rinunciando a un incarico più prestigioso perché sentitosi rimpiazzato dall'ultimo arrivato (con conseguente 'maltrattamento' del proprio lavoro), è un autentico paradosso. Rispetto a Moggi, che delinqueva e ne godeva, Oriali ha sempre lavorato nell'ombra, lontano dai riflettori, svolgendo egregiamente la propria mansione e contribuendo alla costruzione dell'Inter vincente degli ultimi anni. Anche la Juve, all'epoca di Moggi, è stata vincente, ma la matrice non è proprio l'onestà professionale, e con questo abuso di un eufemismo.
Quindi, per quanto so già che di Moggi sentiremo ancora parlare e che lui non ci risparmierà nuovamente le sue 'perle di saggezza', la prima reazione sarà quella di ignorarlo come si ignora un moscerino che si siede sulla propria spalla. Poi, però, se l'insetto in questione comincerà a dare veramente fastidio, sarà il caso di allontanarlo definitivamente nel modo che si merita. E con questo chiedo scusa per la similitudine a tutti i moscerini: loro almeno agiscono mossi da istinto, non dalla sete di potere.
Prego tutti quelli interessati alla verità a non arrendersi a tramandarla. Questo è ciò che passerà in futuro di questo passo.
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
Ma dove lo hai trovato scritto? Bisognerebbe rispondergli per le rime......far passare Oriali come l'uomo più onesto del calcio fa abbastanza schifo. Qualcuno gli vuol ricordare che ha PATTEGGIATO per l'affaire passaporti falsi?
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
Ma da dove vuoi che provenga?everest2002 wrote: Ma dove lo hai trovato scritto? Bisognerebbe rispondergli per le rime......far passare Oriali come l'uomo più onesto del calcio fa abbastanza schifo. Qualcuno gli vuol ricordare che ha PATTEGGIATO per l'affaire passaporti falsi?
O hanno fatto un sito "iostoconoriali", o da qualche blog interista, o dal sito della gazzetta, magari travestito da lettera di un lettore.
Che vuoi rispondere ad uno che scrive così? O lo ignori o lo mandi affanculo. un insieme di imprecisioni, errori, affiancamento di ragionamenti che non stanno insieme fra loro. Fra l'altro quel tipo mi dovrebbe spiegare come si fa ad allontanare qualcuno ed impedirgli di scrivere su un sito, anche se scrivesse cazzate. Si tratta quanto meno di una minaccia in stile mafioso e solo come tale può essere trattata. Moggi era disonesto? Forse, probabilmente, magari per dirlo aspetterei che avesse una condanna o, almeno, patteggiasse, cosa che invece per Oriali già si può dire. En anche ammesso che lui sia un delinquente mafioso, come pare volersi sottintendere, chi scrive lo sarebbe altrettanto, viste le minacce e le allusioni. Io francamente ignorerei lui, totalmente. Ovviamente dopo essermi scusato con i moscerini.
PS: trovato, come volevasi dimostrare:
http://www.fcinternews.it/?action=read&idnotizia=23757
Fabio Costantino.
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
To have the face like the assDomani Massimo Moratti, come riporta l'edizione odierna di Tuttosport, si presenterà davanti alla Corte Federale e spiegherà, tra l'altro, al procuratore Stefano Palazzi la sua versione dei fatti riguardo alla cena incriminata con il presidente del Genoa Enrico Preziosi che sancì il passaggio dal club ligure a quello nerazzurro del duo Thiago Motta-Diego Milito. L'inibizione di tre mesi come condanna al proprietario del club milanese scaturì lo scorso 10 luglio a causa del fatto che Moratti trattò direttamente con Preziosi su cui pendono 5 anni di squalifica con proposta di radiazione, lo stesso identico caso per cui Renzo e Francesca Menarini, ex proprietari del Bologna, sono stati inibiti per essersi intrattenuti con Luciano Moggi. Secondo Moratti però la cena in questione col presidente rossoblu non riguardò la trattativa in essere col Genoa, ma bensì una normale cena privata tra amici, anche in questo caso la stessa versione (respinta dalla Corte) che i Menarini rilasciarono più e più volte anche alla stampa che però li snobbò. Ora domani ci sarà la resa dei conti, ma siamo sicuri che comunque vada ci sarà a lungo da discutere in quanto l'opinione pubblica sportiva (e pure la Giustizia sportiva) in generale fa terra bruciata solo verso chi fa comodo, mentre verso altri con medesimi capi d'accusa fa finta di niente.
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
Queste notizie, il raffronto di certe cose un po' di malumore lo mettono, eh. Soprattutto perché Moratti s'è lamentato della sanzione ricevuta..
"Orgoglioso di non essere uno di loro." Paolo Maldini
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
Articolo di qualche mese fa ma parecchio interessante, tutte cose che sappiamo già noi assidui frequentatori del topic, ma mi chiedo come mai certe cose le scrivano/dicano solo su media che non hanno una grande rilevanza....
Il tragico caso Juve
Il processo farsa, il mostro Moggi, gli onesti. Anche se le restituissero gli scudetti, nulla ormai può più cambiare la sorte della Juve. E' diventata l’Inter del Duemila
di Emanuele Boffi
Il tragico caso Juve è cominciato con la richiesta di un sorriso. È iniziato, cioè, con un atto d’hubris, così come gli antichi greci chiamavano l’illusoria tracotanza degli umani che tentano vanamente con un atto d’imperio di cambiare ciò che sottostà alle leggi dell’immutabile e del necessario. Il tragico caso Juve ha avuto principio con la richiesta del giovane rampollo Elkann – l’estroverso e funambolico Lapo – di vedere in campo e sulle pagine dei magazine una squadra e una società più sorridente, più simpatica, più cool. Quando lo sventurato, il figlio dell’élite torinese, l’esperto di marketing e cittadino del mondo chiese «una Juve più smile» fu il principio della fine, l’abbrivio dell’inevitabile cataclisma, perché non puoi essere vincente e simpatico. Aut aut. O sei l’uno o sei l’altro, come gli ricordò l’allora amministratore delegato Antonio Giraudo: «Senza “smile” negli ultimi dieci anni abbiamo vinto cinque scudetti, giocato sedici finali di coppe vincendone otto, conquistato due Palloni d’Oro. La nostra società è una di quelle più solide dal punto di vista finanziario, senza che gli Agnelli in questi ultimi dieci anni abbiano dovuto mettere denaro». Invece Lapo voleva sfidare le leggi della natura e del calcio: voleva vincere sul campo e fuori. Pretendeva, lo sciagurato, di battere tutte le altre squadre e poi di riceverne pure il clap clap di un battimani: grazie che ce le avete suonate 4 a 0, cheese. Voleva, insomma, essere l’Inter di Moratti, la squadra che piace alla gente che piace, a Fiorello, a Valentino Rossi, a Gino Strada, a Michele Serra, a Gad Lerner. Voleva che la sua Juve avesse lo charme del perdente senza perdere, la fortuna sportiva senza rimetterci la fortuna economica. Non si capacitava del perché lui, che aveva rilanciato l’immagine Fiat con la semplice idea di farne scrivere il logo a caratteri maiuscoli su una felpa, non potesse fare la stessa cosa con la squadra di famiglia. Lapo non capiva perché il giocattolo sportivo del nonno dovesse essere la squadra di cui, nei bar dello sport, si diceva che rubasse, e al cui palmarès si associasse il muso brutto sporco cattivo di un team manager adiposo e di un amministratore delegato col portamento di un impiegato delle poste. È così che è iniziato il tragico caso Juve, e non c’è dio dell’Olimpo né giudice di tribunale che oggi possa inviare un qualche deus ex machina a indicare una via di redenzione.
Un chiaro caso di illecito strutturato
Chi oggi finge di scandalizzarsi per Calciopoli 2, mente sapendo di mentire. Era già tutto chiaro allora, nel 2006, l’anno che fu per il calcio quello che fu il 1993 per la politica. Tredici anni dopo le mani, furono ancora la magistratura e la stampa a pulire i piedi, col consenso di chi, da quella depurazione, s’illudeva di trarne solo vantaggi e nessuna rogna. Il campo, quello su cui rotolava la palla rotonda, diceva questo: c’erano due squadre invincibili, la Juventus della triade (Moggi, Giraudo, Bettega) e di Del Piero e Ibrahimovic e il Milan di Berlusconi e Galliani, di Kakà e Maldini che spadroneggiavano in Italia e in Europa. Poi c’era l’Inter di Moratti, una squadra campione solo nei triangolari d’agosto cui da anni andava male tutto quel che poteva andare male. Il 5 maggio, Kanu, Gresko, Recoba, Vampeta, dobbiamo continuare? L’Inter era la squadra dei tifosi che per consolarsi correvano in libreria a comprare le barzellette sugli interisti di Severgnini (l’autoironia è l’arma del perdente), i cui supporter gettavano motorini dal secondo anello di San Siro ed esponevano striscioni di incitamento ai propri giocatori il cui più benevolo era questo: «Non sappiamo più come insultarvi». La Juventus, invece, era la squadra che vinceva perché, come ha spiegato German Camoranesi, «quando entravamo in campo, gli altri si pisciavano addosso». Fu nell’estate del 2006, a pochi mesi dal Campionato del Mondo, che andò in scena Calciopoli, un assurdo processo sportivo in cui la Juventus – e, in minor grado, Milan, Fiorentina e Lazio – pagarono per non avere commesso il fatto. A dirlo non è Tempi, Giampiero Mughini, o gli sfegatati del sito ju29ro.com, ma quegli stessi giudici che allora decisero la sanzione sull’onda di un sentimento popolare e di una campagna di stampa cui non dispiacque materializzare in sentenza il luogo comune più diffuso: la Juventus vince le partite “perché paga l’arbitro”.
A spiegarlo furono quegli stessi che la condannarono. Come Mario Serio, giudice della Corte di appello federale: «Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo, abbiamo ascoltato la gente comune e provato a metterci sulla lunghezza d’onda». O come Piero Sandulli, il presidente di quella Corte, che dichiarò: «Nella nostra sentenza evidenziammo soprattutto cattive abitudini, mica illeciti classici. Si doveva far capire che quello che c’era nelle intercettazioni non si fa. è stata una condanna etica». A un quotidiano Sandulli ha anche detto che nelle partite del campionato 2004-2005 «non ci sono illeciti. Era tutto regolare. L’unico dubbio era sulla partita Lecce-Parma». Lecce-Parma. Ma allora perché la Juve è andata in B?
Chi ha avuto la pazienza di leggere le sentenze dei tribunali e non soltanto quelle vergate su carta dai quotidiani rosa salmone, lo sa dal 2006. Contro la dirigenza juventina c’erano prove di non rispetto dell’articolo 1 del codice di giustizia sportiva (lealtà sportiva), ma non di violazione dell’articolo 6 (illecito sportivo), l’unico la cui violazione prevede la retrocessione. I giudici, già nel 2006, lo avevano appurato con certezza, tanto che, come spiegò sempre Sandulli, «l’illecito associativo non esisteva, era una falla del sistema giuridico che è stato da noi introdotto». È il famoso «illecito strutturato» di cui parlò Francesco Saverio Borrelli, chiamato dall’allora commissario straordinario Guido Rossi – ex dirigente Telecom, ex cda Inter – a condurre le indagini: «è un caso di illecito strutturato», spiegò l’eroe di Mani Pulite. Un’arcana formula che si potrebbe tradurre più o meno così: non abbiamo prove che la Juventus abbia comprato partite, né arbitri, né guardalinee, né calciatori. Abbiamo appurato che «non esisteva alcuna cupola», che la celebre favola delle “ammonizioni mirate” a favore dei bianconeri era appunto una favola, che non vi è stata mai alcuna «alterazione del sorteggio arbitrale», che l’arbitro Gianluca Paparesta non fu mai chiuso in uno spogliatoio da Moggi. Ecco, sebbene non ci sia una-prova-una che la Juventus abbia rubato le partite, sebbene sia illogico pensare che si possa alterare un campionato senza alterare i match, abbiamo condannato la Juventus alla serie B, alla non assegnazione del campionato 2004-05 e alla revoca dello scudetto 2005-06 (non oggetto d’indagine). Tutto questo durante un processo in cui abbiamo eliminato un grado di giudizio, in cui abbiamo concesso agli avvocati difensori solo tre giorni per preparare la difesa e un quarto d’ora per esporla e in cui non abbiamo ammesso come prove i filmati delle partite o altre prove documentali, ma solo alcune intercettazioni da noi selezionate senza dare la possibilità ai presunti colpevoli di accedere a tutte quelle disponibili (171 mila). Insomma, quel che si dice un processo equo. È scritto così nella sentenza: «è concettualmente ammissibile l’assicurazione di un vantaggio in classifica che prescinda dall’alterazione dello svolgimento o del risultato di una singola gara». Deve essere questo che si intende per “illecito strutturato”: sei colpevole perché è ammissibile che tu lo sia.
Già allora ci fu chi tentò di insinuare che Calciopoli era una farsa e che dietro l’operazione piedi puliti si stava svolgendo una pedicure tutta a favore di telecamere e istinti belluini di piazza. Oltre al giornale che tenete in mano, avanzarono sospetti alcuni giornalisti come Piero Ostellino sul Corriere della Sera, Christian Rocca sul Foglio, Giampiero Mughini nella trasmissione tv Controcampo. Probabilmente l’avrebbe voluto fare anche la firma numero uno del giornalismo sportivo italiano, quel Giorgio Tosatti di cui, con sospetto tempismo, furono pubblicate telefonate con Moggi, forse anche per vendetta contro le aspre critiche che Tosatti aveva mosso al pm Raffaele Guariniello, quello che aveva indagato invano sulla stessa Juventus. Ma non solo giornalisti, anche Giuseppe De Biase, il giudice che condusse le indagini sul calcio scommesse negli anni Ottanta, uno che di diritto sportivo se ne intende certamente più dell’avvocato d’affari Guido Rossi, disse senza mezzi termini: «La sentenza su Calciopoli è un aborto giuridico». E il giornalista Enzo Biagi, non esattamente un garantista a tutto tondo, aggiunse: «Una sentenza pazzesca costruita sul nulla».
Con Lippi non vinceremo mai
A tentare di discolparsi ci provarono anche i vari “mostri”, inutilmente. Il designatore Paolo Bergamo, quello accusato di essere troppo amico di Moggi, spiegò dal principio che lui «parlava con tutti i dirigenti». L’arbitro Massimo De Santis rivelò che le intercettazioni delle telefonate usate dall’accusa per dimostrare che esistevano degli accordi tra dirigenti delle squadre e arbitri erano «tutte successive alle partite». Moggi non fece mai finta di non essere quello per cui veniva pagato a peso d’oro: un dirigente maneggione, autoritario, svelto. Prima che Berlusconi fosse, Moggi fu. Fu lui il primo a usare l’espressione «non sono un santo» e ad ammettere di aver infranto gli obblighi di lealtà e correttezza sportiva, il già citato articolo 1 «quello che nel mondo del calcio, che è business, forse non infrangono solo i magazzinieri». Perché che tutti parlassero con tutti, era già noto nel 2006, eppure solo Moggi fu dipinto come un ciarliero farabutto. «Ci sono 42 società tra serie A e B, tutte parlano, l’unica società sordomuta era l’Inter», ha detto Moggi.
Eppure tutti hanno fatto finta di credere che il calcio fosse corrotto per colpa di uno solo. I quotidiani, con la Gazzetta dello Sport in testa, cavalcarono la piazza. Candido Cannavò scrisse che «la vergogna era ormai venuta allo scoperto» ed era «impossibile nasconderla sotto una foglia di fico». Gianni Mura su Repubblica chiese di fare «piazza pulita» per liberarsi di «uno scandalo che è peggio di tutti gli altri, è il più ramificato ed il più simile (ammazzamenti esclusi) ai metodi mafiosi». Gigi Garanzini sulla Stampa intimò di mandare via «i mercenari padroni del vapore». Per Gad Lerner trattavasi di «amici degli amici, figli dei padrini, più o meno come nella mafia». Lo sdegno si fece politico con Antonio Di Pietro che assicurò trattarsi di un nuovo caso «Tangentopoli. E ci sono le prove. Queste intercettazioni sono importanti. Hanno lo stesso valore della mazzetta scoperta a Mario Chiesa». L’allora ministro dello Sport, Giovanna Melandri, si disse pronta a «restituire al calcio italiano l’onore che merita». Il fu radicale Daniele Capezzone propose «Zdenek Zeman come presidente della Figc». Essendo alle porte il Mondiale, l’Italia del pallone chiese la testa degli azzurri della Juventus: «Lippi, Buffon e Cannavaro devono tornarsene a casa» (Manifesto); «La Nazionale farebbe meglio a starsene a casa» (La Padania); «La Nazionale è la Nazionale italiana, non la Nazionale della Gea. Lippi deve dimettersi» (Beppe Grillo); «Che questa fosse una squadra mediocre, lo penso da tempo e per una banale ragione. E se Lippi è un genio del pallone, almeno a un Nobel può aspirare anche il mio portinaio di Milano» (Vittorio Zucconi, Repubblica). L’associazione di consumatori Codacons pretese un risarcimento per ciascun italiano di 2.500 euro, l’Adusbef e Federconsumatori chiesero «l’allontanamento dell’attuale ct della nazionale, Marcello Lippi. Le due associazioni consumatori chiedono un Ct al di sopra di ogni sospetto». Marco Travaglio rivelò di essere a conoscenza del sistema da tempo e di aver già anni prima scritto un libro sul terribile «Lucky Luciano».
Oggi che Moggi ha portato in aula le “intercettazioni degli altri” (pagandone la sbobinatura di sua tasca, si badi), la stampa italiana ha con qualche imbarazzo o minimizzato o riaffilato la ghigliottina come Oliviero Beha sul Fatto (“Moratti a processo come Moggi”). I tifosi juventini del sito giùlemanidallajuve.com hanno annunciato di aver pronto un dossier sulle errate scelte societarie dall’estate 2006 a oggi. In rete si trovano dettagliate ricostruzioni di presunte lotte tra famiglia Agnelli e famiglia Elkann per il patrimonio Fiat in cui la società Juventus sarebbe stato l’agnello sacrificale. Da più parti si è iniziato a chiedere che lo scudetto che fu tolto ai bianconeri e assegnato ai nerazzurri, sia restituito.
Ma chi l’ha comprato Poulsen?
Chi non leggesse coi paraocchi le intercettazioni di oggi come quelle di ieri, invece, ne dovrebbe trarre la medesima conclusione: trattavasi di lobbying estremo, pressione per ottenere qualche occhio di riguardo, chiacchere da bar, sciocchezze e millanterie. Che da tutto questo ne derivasse un risultato pratico, concreto, fattuale non è dimostrato da alcuna prova. Né ieri né oggi. A meno di pensare che la palla, anziché essere rotonda sia quadrata e che bastino le battutacce da bandito al telefono per far di Darko “scarpa di piombo” Pancev un Alessandro “Pinturicchio” Del Piero.
L’aspetto paradossale di tutta la vicenda è che anche se lo scudetto 2005/06 fosse restituito, anche se dagli almanacchi fosse cancellato che la Juventus è stata in serie B, anche se Moratti riconoscesse che non era esattamente un comportamento «da onesti» che l’ex presidente Giacinto Facchetti telefonasse agli arbitri prima delle partite, anche se tutto ciò accadesse, questo non renderebbe meno tragico il destino della società Juventus. Perché è stata la Juventus a scaricare Moggi e oggi è quasi patetico il tentativo di riabilitarlo senza ammetterlo. È stata la Juventus, tramite il suo avvocato Cesare Zaccone, a definire la retrocessione in B una soluzione equa. È stata la Juventus a vendere i suoi campioni all’Inter. È stata la Juventus a comprare Poulsen, Felipe Melo, Grosso. È la Juventus oggi la squadra che non termina la stagione con lo stesso allenatore, che viene contestata dai suoi supporter, che perde con l’Udinese e il Fulham, che vive di continui litigi negli spogliatoi, che trasforma i campioni in brocchi, che ad aprile inizia a parlare di calciomercato. Il tragico destino della Juve del 2010 è questo: è l’Inter del 2000. E non c’è nemmeno uno smile che la faccia sorridere.
Emanuele Boffi
tempi.it 16 Aprile 2010
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
sto articolo mi ha messo una tristezza incredibile.

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vikings11
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
Mentre non arrivano news su calciopoli, si continua a confrontare il contesto dei campionati incriminati con le nuove intercettaizoni....dopo Roma-Juve tocca a Inter-Juve...
Calciopoli, Inter-Juventus 2004 senza sforbiciate
Abbiamo già analizzato in profondità il caso della partita Roma-Juventus del marzo 2005, capo di imputazione nel processo penale, allargando il campo visivo ristretto con il quale l'avevano vista e raccontata nelle informative gli investigatori. Questa volta, sempre per analizzare il metodo investigativo usato dalla "squadra Off-side", ci occupiamo di Inter-Juventus del 28 novembre 2004, alla quale Auricchio dedica ben otto pagine dell'informativa del novembre 2005. Nonostante l'impegno profuso, l'ipotesi di Auricchio non deve aver convinto neppure i pm Narducci e Beatrice che non inseriscono questa partita tra quelle per le quali si ipotizza la frode sportiva. Del resto già nell'informativa c'è ben poco arrosto su questa partita. Diciamo (un intercalare caro al tenente Auricchio ed ascoltato migliaia di volte in aula) che le ipotesi investigative su questa partita sono state aggiunte come "buon peso". Questa l'impressione avuta nel 2006 quando leggemmo per la prima volta l'informativa, perché oggi che conosciamo le intercettazioni ritrovate dai periti di Moggi lo scenario è ben diverso, e proprio questa partita ha assunto un "rilevantissimo" significato che nessun giornale ha voluto notare, preferendo fermarsi al polverone su chi ha detto "Metti Collina". Presto faremo notare perché questa è la partita di una "madre incinta" anche a chi preferisce volgere lo sguardo verso la "madre sterile".
Prima un inciso. Nell'udienza del 16 marzo l'avvocato Messeri, che difende Bertini, chiede ad Auricchio: Quando dice gol in evidente fuorigioco, da che cosa…
Auricchio: Quando abbiamo citato aspetti di ordine tecnico, abbiamo semplicemente fatto riferimento ai tabellini sportivi. Quindi, quando Lei nella mia trascrizione vedrà che ci siamo allungati sul gol in fuorigioco è perché abbiamo fatto riferimento al tabellino della cronaca.
Avv. Messeri: Tabellini… tabellini acquisiti dove?
Auricchio: Nell’informativa. Se Lei vede, ogni partita ha 2-3 riferimenti di cronaca dei giornali… voglio dire, non abbiamo preso la cronaca di Firenze, la Nazione, ma abbiamo preso la Gazzetta, il Corriere...
Non vedevano le partite per cercare riscontri, perché non si ritenevano idonei a valutare i fatti tecnici, e si rifacevano agli articoli di ben selezionati grandi giornali, mica giornali locali, o di riferimento per le squadre indagate. Per trovare riscontri alle ipotesi investigative, però, basta consultare l'informativa del novembre 2005, copiavano ed incollavano anche commenti e lamentele prelevati dai siti delle "vittime": dal sito del Lecce (pagina 36), dal sito dell'Inter (pagina 45), e da quello della Lazio (pagina 52). Non certo dei mezzi di informazione super-partes.
Sull'informativa del novembre 2005 la trattazione della partita Inter-Juventus inizia a pagina 41: "Il difficile incontro della Juventus a Milano contro l’Inter è caratterizzato da un’intensa fase preliminare di contatti tra i membri del gruppo moggiano, a cui farà da contraltare un importante pareggio. La classifica della 12^ giornata del girone di andata, infatti, vede la Juventus al primo posto con 31 punti, inseguita dal Milan con 25 e dall’Udinese a 19". Per la cronaca l'Inter aveva 16 punti. La Juve stava conducendo quella partita per 2-0, l'Inter avrebbe dovuto restare in 10 per l'espulsione di Toldo che, invece, fu graziato da Rodomonti: e il pareggio sarà stato "importante" per l'Inter visto come lo festeggiarono, quasi come un triplete.
Auricchio riporta (pagina 41) che ci furono telefonate il 24 novembre tra Bergamo e Moggi, che "si accordano per risentirsi alle 23 (sulle utenze monitorate all’orario indicato dai due interlocutori non è stata intercettata alcuna conversazione)".
"Il giorno successivo, ovvero il 25 novembre 2004, alla vigilia dei sorteggi arbitrali, alle ore 11,17 (vds prog. 4620 - utenza 335/64…. in uso a Paolo Bergamo) Pairetto chiama Bergamo per comunicargli che ha problemi di salute, ma che sicuramente si recherà a Coverciano per il sorteggio arbitrale". "Prima di concludere Bergamo, con tono di voce quasi angosciata rappresenta a Pairetto "…io ho avuto un po’ di problemi, comunque te ne volevo parlare semmai all’altro telefono! ..." riferendosi con buona probabilità alla conversazione avuta con Moggi la sera precedente sulle utenze riservate e sulle eventuali richieste del DG bianconero inerente la terna arbitrale per la squadra dallo stesso rappresentata. Ulteriore conferma si ha nel prosieguo della stessa conversazione ed in particolare nella richiesta fatta da Bergamo a Pairetto "…uh!! E ti richiamo tra 10 minuti, vai! Ma te ce l’hai l’altro dietro di te?..." lasciando intendere chiaramente che utilizzeranno altri due apparati telefonici. ".
Cosa manca nell'informativa?
Manca che Facchetti prima di quella partita, il 25, sente Mazzei chiedendo "il numero uno degli arbitri", dicendo "Ma vaaa... lì non devono fare sorteggi, lì devono..." e suggerendo l'escamotage di inserire in griglia due arbitri preclusi: "Ma sì, mettono De Santis che ha già fatto la Juve domenica e non può, mettono Rosetti che è di Torino......". Manca che il 26 novembre l'allora presidente dell'Inter sente Bergamo e parla della griglia: "Senti per domenica allora?", aggiunge "Vabbè ma metti dentro qualche...", esterna a Bergamo il malcontento interista verso l'arbitro Bertini, uno dei quattro in griglia, e viene rassicurato da Bergamo che se dovesse essere estratto proprio Bertini "Sfortunatamente fosse così, ci parlo, perché anzi, semmai è meglio...." (articolo con video allegati).
Continuando a leggere l'informativa firmata da Auricchio leggiamo che "Dalla conversazione che segue, emerge chiaramente il filo diretto tra Moggi e i designatori, in quanto il predetto dimostra di conoscere con formidabile rapidità l’esito dei "sorteggi" arbitrali nella mattinata stessa in cui vengono svolti". Quindi riferisce della famosa telefonata della segretaria Alessia, che voleva informare Moggi della designazione che Moggi già conosce alle 11,56.
Cosa manca nell'informativa?
Manca che l'allora presidente dell'Inter conosce i nomi degli assistenti Ivaldi e Pisacreta dal giorno prima dei sorteggi, perché glieli riferisce il designatore Mazzei. Moggi arriva ultimo e staccato, un giorno dopo Facchetti. Del resto il sorteggio era pubblico e appena finito qualcuno dei presenti poteva informare chiunque.
Continuiamo a leggere l'informativa e, a pagina 44, troviamo un copia/incolla che appare di frequente: "Dalla conversazione che segue, emerge, altresì, che il favoritismo degli arbitri nei confronti della Juventus è notorio nell’ambiente e soprattutto, fatto questo ancora più grave, è risaputo anche dal presidente federale Carraro, responsabile della massima istituzione sportiva del gioco calcio, ciò a riprova della solidità del meccanismo creato da Moggi". E' la famosa telefonata nella quale Carraro, alle ore 18,23 del 26 novembre 2004, chiama Bergamo per raccomandandogli che Rodomonti "…che faccia la partita onesta per carità, ma che non faccia errori a favore della Juventus, per carità eh!? ...(…)…fare la partita correttamente, ma che non faccia errori per carità a favore della Juventus…" spiegando l’opportunità di tenere una tale linea "…perché sennò sarebbe un disastro…insomma…(…)…tra l’altro tenga presente che si gioca domenica sera, lunedì c’è l’elezione della Lega eccetera…(…)…per cui sarebbe una roba disastrosa… insomma… capito?...".
A differenza di quanto suppone e scrive Auricchio è più verosimile che Carraro sia spaventato dal gran caos che tutti i media farebbero se un errore fosse a favore della Juventus, come sempre avvenuto anche per delle sciocchezze. Carraro, in pratica, dice a Bergamo che se Rodomonti dovesse fare un errore a favore dell'Inter i media non creerebbero problemi, mentre alzerebbero i toni se accadesse il contrario. Questa telefonata dimostra la forza del "condizionamento mediatico" contro la Juve, al quale Moggi cercava di controbattere con pochi giornalisti amici e il Processo, su una rete dal 2% di share. I desiderata del Presidente Federale sono giunti alle orecchie di Rodomonti? L'arbitro è stato condizionato al punto da non sanzionare con una giusta espulsione Toldo temendo le polemiche interiste? (Video riassuntivo)
Subito dopo Auricchio incolla il tabellino della partita e scrive: "La partita diretta da Rodomonti si conclude tra le polemiche degli interisti e le dichiarazioni rilasciate dal presidente nerazzurro Moratti e dal portiere Toldo disponibili on line sul sito dell’Inter (www.inter.calcio.it), che pongono fermamente l’accento sul torto arbitrale subito, inerente la mancata concessione di un calcio di rigore" (pagina 45). Caspiterina che fonte super-partes! Quindi vengono riportate le dichiarazioni prese dal sito dell'Inter di Toldo: "Anche se l'ho visto dall'altra parte del campo, mi sento di affermare che su Adriano c'era un rigore nel secondo tempo. Sembrava davvero netto, ma ormai non importa", e poi quelle di Moratti:"Senza tornare sulle vecchie polemiche, è antipatico un episodio così evidente con una squadra così forte". Inoltre, Auricchio aggiunge "Il giorno seguente le cronache sportive ancora si occupano del rigore non concesso all’Inter con alcune dichiarazioni rese dal direttore tecnico nerazzurro Branca, così emerge dall’articolo on line che segue tratto dal sito della Gazzetta dello Sport". Accertamento fatto leggendo il sito dell'Inter e riportando dalla Gazzetta le parole dell'interista Branca.
Cosa manca nell'informativa?
La Gazzetta era molto consultata dagli investigatori, ma l'impressione è che dalla Gazzetta si copiasse ed incollasse solo quello che era concorde con quanto si voleva dimostrare. Articoli di segno contrario venivano ignorati, o "sfuggivano", come sfuggì la "Moviola" di Enrica Speroni, sempre sulla Gazzetta, che scriveva:
"Toldo andava espulso. Su Adriano dubbio rigore. (...) Ripresa più ricca. Al 20' Toldo travolge Zalayeta che lo sta superando: rigore per la Juve e giallo per il portiere. Il regolamento dice: «Sarà assunto il provvedimento disciplinare di espulsione quando il portiere annulla una chiara occasione da rete ad un avversario, commettendo un fallo punibile con un calcio di punizione o di rigore». Secondo noi il rosso poteva starci. Al 37', con la Juve in vantaggio 2-1, mischia in area bianconera: Camoranesi e Adriano sono vicendevolmente aggrappati, sul brasiliano arriva Thuram che salta fuori tempo. L'arbitro punisce una spinta dell' interista che non abbiamo visto. Resta invece il dubbio di un rigore e neanche le immagini tv danno certezze".
Riportando l'articolo della Speroni sarebbe stato difficile scrivere quanto leggiamo a pagina 46: "Che l’arbitro Rodomonti sia un direttore di gara “fedele” a Luciano Moggi e che quindi di conseguenza sia stato “sorteggiato” proprio per il difficile incontro della squadra bianconera contro l’Inter, lo si evince in maniera chiara dalla conversazione intercettata lo scorso 8 febbraio, alle ore 19,34 ...". Poi una vera chicca "interpretativa": "Un’altra conversazione che fornisce ulteriori elementi allo stretto legame che unisce Rodomonti a Moggi lo si evidenzia anche dalla conversazione intercettata il 18 ottobre 2004, alle ore 14,06 (vds prog. 2495 utenza 335/54…. in uso a Luciano MOGGI ) in cui il DG bianconero viene chiamato da Baldas che, come solito, gli chiede il permesso sulle immagini da mostrare al pubblico nel corso della moviola della trasmissione “Il Processo di Biscardi”... Baldas informa il suo interlocutore delle immagini in suo possesso, chiedendo, con assoluta riverenza, visto il nominativo dell’arbitro, il permesso di "criticare", però in modo molto leggero, l’operato dell’arbitro Rodomonti "…senti Luciano oggi qui niente abbiamo solo Costacurta (difensore dell’A.C. Milan) e c’è Rodomonti (arbitro dell’incontro Cagliari-Milan) gli diamo un po' addosso tu sei d’accordo…" ricevendo da Moggi risposta positiva.". Moggi dà il consenso a criticare Rodomonti e questo sarebbe un segnale di stretto legame e fedeltà? Avremmo capito se avesse detto "No, risparmia Rodomonti", ma qui il capocupola darebbe il permesso a dare addosso ad un suo "associato". Mah.
La pagina 48 dell'informativa è tutta da leggere. Inizia così: "Il legame tra l’arbitro Rodomonti e Moggi trova riscontro anche nel passato, come emerge da alcuni report giornalistici, tra cui spicca l’incredibile svista del 1998 (il goal dell’Empoli non visto) che consentì alla Juve di aggiudicarsi lo scudetto di quell’anno in danno dell’Inter". In sintesi: "Rodomonti nell’autunno 1994 fu ritenuto responsabile nella partita Juventus-Genoa (1-1), di aver assegnato ai liguri un gol fantasma, ricevendo una reazione accanitissima su tutti i media", torna ad arbitrarla nel 1998 e "quasi in una sorta di ingraziamento" espelle Laigle in Juve-Sampdoria e non vede il gol dell'Empoli in Empoli-Juventus (0-1)".
Una cosa eccezionale accaduta solo alla Juve e a Rodomonti, mica anche al recente Mondiale, e tante altre volte nella storia del calcio. Singolare poi che dell'intero campionato del 1998, costellato all'inizio da tanti errori pro-Inter (nostro dossier ricostruito con articoli di quell'anno), Auricchio sottolinei solo il gol-non gol di Empoli.
Capito il "riscontro anche nel passato"? Tre errori di Rodomonti in 10 anni, uno contro la Juve e due a favore, tra cui l'espulsione di Laigle.
Cosa manca nell'informativa?
Manca la telefonata tra Pairetto e Rosetti del 30 novembre, che la "squadra Off-side" potè ascoltare, nella quale i due dicono che il fallo di Toldo era da rosso.
Rosetti: E' rosso, rosso netto.
Pairetto: Eh, rosso netto, non si discute nemmeno. Io e Paolo abbiamo fatto una bella discussione su questo... Perché era giallo.
Rosetti: Su questo? Ma cosa c’è da discutere?
Pairetto: Mah... io gli dicevo, “Paolo, è rosso...”. Poi dopo mi ha chiamato ieri mattina per dirmi “Mah, l’ho rivista, hai ragione tu”, e lui mi fa "Ma vediamo cosa dicono gli altri", ed io gli ho detto "Ma a prescindere da cosa dicono gli altri, è rosso non è che...". E il bello è che Moratti si è anche lamentato, hai capito?
Rosetti: Ma si è anche lamentato, guarda che...
Pairetto: E’ un rigore ridicolo, ridicolo, dai, ridicolo.
Rosetti: Sì appunto, ma ridicolo sul serio.
Rosetti: La cosa incredibile è che tutti i commenti dicevano che era giallo, che aveva fatto bene.
Pairetto: Sì, è questo che è pazzesco, come non capiscono un cazzo di regolamento...
Loro, i carabinieri, dicono che non potevano fare valutazioni tecniche, ma quelle, che ascoltarono, di Pairetto e di Rosetti, un arbitro al di sopra dei loro sospetti, avrebbero dovuto essere tenute in considerazione. Quindi, Rodomonti non favorì la Juve ma l'Inter, i media minimizzarono l'errore a sfavore dalla Juve e amplificarono le proteste immotivate dell'Inter. Proprio quello che temeva Carraro.
Con questo metodo se ci chiedessero di scrivere una informativa sull'Inter potremmo farlo in pochi minuti, e scrivere che gli interisti preferivano Collina perché qualche anno prima concesse loro un gol irregolare, con plurimo atterraggio di un gruppo di interisti su Buffon, e magari abbinarvi le simpatie di De Santis ricordando l'arbitraggio di Juventus-Inter 0-1 del 20 aprile 2005 (sentite come ne parla Tosatti con Moggi), o quello della Supercoppa Italiana 2005, sempre vinto dall'Inter con annullamento, sullo 0-0, di un gol stravalido di Trezeguet. Come, per gli ultimi campionati, potremmo abbinarvi Rosetti, e ci basterebbe fare copia ed incolla delle dichiarazioni dei romanisti dopo due partite tra Roma ed Inter dirette dal torinese. E ne avremmo di siti ed articoli da linkare.
Auricchio ed i suoi uomini ascoltarono molto di più di quanto riportato nell'informativa anche su questa partita. Oggi possiamo ricostruire qualche retroscena in più perché sono stati recuperati dei pezzi della tela che erano stati sforbiciati. Più andiamo avanti e più l'indagine Off-side mostra i suoi punti di debolezza che avevamo analizzato nel 2008 nell'articolo "Calciopoli, un'indagine debole", del quale vi consigliamo di rileggere la parte relativa ad un articolo di Amadori pubblicato su Panorama del 1 giugno 2006.
Nel frattempo la "cupola" edificata da Auricchio per il processo GEA, (condotto da Palamara, come pm) è crollata, molti indagati presenti nelle sue informative per Narducci e Beatrice hanno visto la loro posizione archiviata, alcuni indagati nella chiusura indagini non lo sono più, per le stesse partite, nella richiesta di rinvio a giudizio; inoltre, Carraro e Ghirelli sono stati prosciolti, al processo con rito abbreviato sette imputati sono stati assolti (l'arbitro Rocchi, gli ex arbitri Cassarà, Gabriele e Messina, e gli ex assistenti Baglioni, Foschetti e Griselli), assolti anche Gabriele e Cassarà che secondo l'accusa avevano sim straniere (secondo gli schemini elaborati "a mano" dal Di Laroni), e Giraudo è stato assolto per tre presunte frodi sportive ipotizzate dall’accusa: Lecce-Juventus del 14 novembre 2004, Roma-Juventus del 3 marzo 2005 e Siena-Milan del 17 aprile 2005.
Singolare Roma-Juventus: erano indagati (atto di chiusura indagini, pagina 19) Moggi, Giraudo, Pairetto, Fabiani, Fazi, Racalbuto, Ivaldi, Pisacreta e Gabriele, poi per quella partita i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio solo per Moggi, Giraudo e Racalbuto, ed ora, assolto per quella imputazione Giraudo, restano in attesa di giudizio solo Moggi e Racalbuto.
E abbiamo la sensazione che i colpi di scena non siano finiti.
http://www.ju29ro.com/farsopoli/2296-calciopoli-inter-juventus-2004-senza-sforbiciate.html
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
Ma le parole di Moratti al TG1 riportate dalla :gazza:
SE l'ha detto e` uno che ha bisogno di un'insegnante di sostegno non arriva al kilo.
Cioe sto qui invece di star zitto e provare a far passare tutto in sordina, butta benzina sul fuoco, poi quando ci (e se) saranno dei morti e/o feriti a Inter-Juve o Juve-Inter qualcuno gli faccia presente che sono anche merito suo.
Moratti: "Meglio multietnici
che comprare le partite"
Il presidente dell'Inter parla dopo la conquista della Supercoppa italiana: "Pochi italiani in squadra? Abbiamo dato all'Italia un gruppo che vince, e non credo che diventeremo antipatici per questo"
MILANO, 23 agosto 2010 - Il ciclo di vittorie dell'Inter non è finito, parola del suo presidente Massimo Moratti che in una intervista al Tg1 ha auspicato un prosieguo di successi a cominciare dalla Supercoppa europea. Alla domanda se l'Inter può fare la cinquina, risponde: "Per ora sono quattro - ha detto Moratti - e mi vanno bene quattro. Era importante per noi iniziare con una vittoria il nuovo corso, con il nuovo allenatore, psicologicamente era importantissimo, per tutta la squadra anche perché voleva dire non aver finito qualche cosa ma continuare un ciclo positivo. Per il momento è questo. E poi con molto senso di responsabilità bisognerà affrontare questa partita a Montecarlo".
antipatici mai — Ma Moratti non ha paura adesso che l'Inter con tutte queste vittorie diventi antipatica? "No, non credo - è stata la risposta -. E poi anche se fosse è normale, è tutto giustificato dal fatto che se io sono l'altra squadra che ha tentato di vincere e non ce l'ho fatta, certo non mi è simpatico chi ha vinto. Questo è abbastanza naturale". C'è chi ha anche detto che la crisi del calcio italiano dipende dal fatto che l'Inter, la squadra più forte, ha pochi italiani: "Non può essere - la replica di Moratti -. Questo non c'entra assolutamente. Sarei più fiero di questa possibiltà che l'Inter ha dato al paese di essere prima in classifica in tutto. Bisogna trovare un difetto a chi vince, meglio essere multietnici che comprare le partite".
SE l'ha detto e` uno che ha bisogno di un'insegnante di sostegno non arriva al kilo.
Cioe sto qui invece di star zitto e provare a far passare tutto in sordina, butta benzina sul fuoco, poi quando ci (e se) saranno dei morti e/o feriti a Inter-Juve o Juve-Inter qualcuno gli faccia presente che sono anche merito suo.
Last edited by Porsche 928 on 24/08/2010, 0:12, edited 1 time in total.
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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
Ormai non mi meraviglia più quell'essere :gazza:



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Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato 3
Faccia di culo che non è altro 
Oh, ma del caso Mawell? :gazza:
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"Se l'importante non è vincere, perchè tengono i punti?" Vince Lombardi

