Ma scusa io mi permetto solo di fare un'umile considerazione...non è che siccome una cosa pare oggettiva debba per forza essere un luogo comune...Ciombe wrote: Appunto: dici "IO" "da tifoso".
La tua priorità,m come la mia è svagarti con questo sport.
La sua priorità può essere diversa.
Oggettivamente riesce veramente difficile avere la strada spianata con tutte queste aspettative.
I Lakers nel 2004 non riuscirono a vincere benchè avessero la strada spianata da Kobe, Shaq, Payton e Malone.
I Celtics nel 2008 vinsero con Allen, Pierce e KG.
Tutte e due le squadre però vissero un anno di forti pressioni, non che vinsero facile fino alla finale. Anzi, vennero pure criticate per come vinsero o soprattutto persero.
La situazione è la stessa, forse ancora più pressante per via di James e quello che ne comporta.
Io non mi sento accerchiato. Mi danno fastidio i luoghi comuni e le banalità.
Non è che affermare che James in questo caso ha fatto un bagno di umiltà renda chi lo afferma un visionario che pensa fuori dagli schemi, trovo anzi che anche questa affermazione sia piuttosto evidente e codivisibile ai più.
Quello che secondo me qui si sta facendo è mettere nello stesso calderone considerazioni eterogenee sulla vicenda, facendo una commistione di ragionamenti che portano al nulla di fatto. Ci stiamo perdendo in infiniti giri di parole sul concetto di secondo violino, di chi valesse di più come tale, di chi fa il primo violino, di chi ha il membro più lungo, di chi si pettina meglio e via discorrendo...
sarà deformazione personale la mia, ma come detto da altri occorre fare distinzione tra due aspetti, senza alcun tipo di vena polemica o dir si voglia:
James ha fatto una scelta coraggiosa e controcorrente che comunica apertamente il suo desiderio di vittoria, ha scelto un contesto ottimale, un grandissimo compagno, un'altra stella della lega , un ottimo coach emergente e l'aura mistica di uno come Pat a corollario. Dal punto di vista meramente tecnico la cosa non fa una piega.
Ora però cercare di dire che questa scelta per lo meno non cambia la prospettiva del giocatore e dell'uomo è falso e poco onesto intellettualmente. Non ha senso fare considerazioni sulla sua presa di coscienza per quanto concerne i suoi limiti, cercando di trovare vie diverse alla grandezza.
Non esistono campioni di serie A e serie B, ma esistono le leggende in certi sport, e non per questo esse sono legate alle loro vittorie.
Condivido in parte il tuo discorso sulla figura mediatica cucita addosso a James, figlia dei tempi e del carrozzone mediatico che gira attorno alla NBA moderna. Comprendo non sia facile entrare in quel contesto con la nomea del predestinato, tuttavia ci sono modi e modi per gestire la popolarità e le pressioni, magari cercare di non alimentarle potrebbe facilitare il compito.
Io credo che questo sodalizio possa potenzialmente funzionare, e che almeno per i prossimi anni, il dualismo Lakers-Heat potrà creare nuova linfa vitale a questa lega.
Ripeto però..non parliamo di questioni tecniche...ma solo di quel retrogusto epico, quel sapore di leggenda, la sfida del giocatore contro i propri limiti, contro grandi avversari che qui un pò si perde..si diluisce...come aggiungere dell'acqua ad un buon vino d'annata...
Un grande di uno sport è carico di simboli e significati che esulano dal numero di vittorie..(es. chamberlain)...James si è trovato di fronte ad un bivio..e ha scelto di vincere per mille diversi motivi..non va crocifisso..non va attaccato..va compreso...però...qualcosa dell'aura di eroismo nella sua figura si è perso...
come se Achille avesse preso una toppa per coprire il suo tallone...
sono visioni dello sport..dialoghi su massimi sistemi...ma lo sport non è solo punteggi...è significati, simboli, emozioni...e quando queste componenti sono in ballo..inevitabilmente queste considerazioni diventano legittime

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