lebronpepps wrote: Tornato dallo psicodramma collettivo dello stadio Olimpico,innanzitutto la cornice,meraviglioso,pur da tifoso juventino mi sono venuti i brividi al ''Roma,Roma,Roma''...
Sulla partita,bè la Samp praticamente non è scesa in campo nel primo tempo,e lì la Roma ha commesso l'errore di non chiuderla,anzi mi è sembrato che in alcuni casi si è specchiata fin troppo cadendo negli errori spallettiani...
Nella ripresa invece Cassano con il primo pallone toccato,ha vinto la gara per i suoi pennellando quel cross a Pazzini,da lì la Roma mi è sembrata scoraggiata,pur attaccando,ma senza la necessaria convinzione,poi il raddoppio,che in realtà per la Roma conta poco,perchè con un pareggio non sarebbe cambiato granchè...
Adesso giù le mani da Ranieri perchè ha creato questo grande sogno e in più non vedo particolari errori da parte sua stasera,nel senso che è fisiologica una sconfitta dopo una serie del genere,il problema è stato che è arrivata ora...
Philippe Mexes piange in panchina. Lui ha avuto un ruolo marginale nella rincorsa che in una notte si è trasformata nell'everest, ma sente la Roma come pochi altri. E' l'immagine del dolore, della rabbia, di una frustrazione che non si deve raccontare. Bastano due occhi azzurri tristi. Non sembra vero, non sembrava possibile, è reale. Controsorpasso e forse è finita. Non succede ma se succede? A questo punto la sensazione è che non si ponga il problema. La sensazione è che non succederà.
LA FINE - L'Olimpico, meraviglioso, applaude i suoi ragazzi, li sostiene fino all'ultimo saluto mentre la Sampdoria di Cassano e Del Neri festeggia sotto il settore ospiti dove di solito stanno i laziali. Ha incitato la Roma per tutta la partita, dal riscaldamento in su, con la forza del suo pieno, sotto gli occhi divertiti di Nadal e Djokovic, impegnati qualche metro più in la agli Internazionali di tennis. L'ha incitata anche nel momento della resa, con quel coro "Che sarà sarà, ovunque vu seguirem, ovunque vi sosterrem" che è riservato alle occasioni peggiori. Nacque in un pomeriggio piovoso del 1985, quando il Bayern vinse all'Olimpico, sempre 2-1, e chiuse la Coppa delle Coppe romanista. Un anno dopo Roma-Liverpool, un anno prima di Roma-Lecce, altre due pagine di drammi giallorossi. Proprio Cassano prova a consolare Totti, incredulo. Totti si divincola, non per ostilità verso l'ex amico ma perchè non riesce a controllare le emozioni negative. Non è facile stare calmi. De Rossi ringrazia timidamente la Curva Sud, la guida di una notte da ricordare e poi rimuovere. Burdisso, interista nel cartellino ma non nell'anima, si copre il volto con la maglia. Ranieri invece guarda nel vuoto, magari interrogandosi sulle sostituzioni del secondo tempo. Ma l'immagine della Roma violentata è nella partita di John Arne Riise, il glaciale uomo del nord: due chiusure sbagliate su Pazzini, involontariamente sadico nella sua tipica esultanza ("Mi avete visto?"), due tiri indirizzati in porta e disinnescati da Storari, romano romanista insuperabile, e i suoi scudieri. E' appunto Riise il primo giocatore a sbucare dalla doccia calda eppure freddissima. La testa è china, piena di "se" e di "ma", le famose parole con cui non si fa la storia.
FUORI STRADA - Evidentemente le stelle del campionato hanno cambiato simpatia, tutte insieme, sul più bello e sul più brutto. E poco importa, adesso, che ci siano ancora tre partite da giocare. Zero speranze nel miracolo della Lazio. Chissenefrega anche della finale di Coppa Italia. Dopo 24 partite senza sconfitte è arrivato lo stop, la sbandata finale sul "rettilineo" indicato da Ranieri. Come per la Roma di Capello (E di Totti. E di Cassano...) otto anni fa. Roma bella, forte e seconda. Ora è il momento dei rimpianti, anche se nessuno avrà mai il coraggio di imputare nulla a questa squadra. Semmai, come Rosella Sensi, qualcuno se la prenderà con l'arbitro Damato. Per quello che serve ormai. E pensare che era cominciata bene, benissimo, con quel gol di Totti cinque mesi dopo l'Ultimo ciuccio all'Olimpico. Era una festa, si respirava gioia. Un secolo fa.



