E' difficile dunque per me, narrare ulteriori fatti, soprattutto alla luce del "come scrive bene" Sinelli (verissimo)
Quindi abbiate pazienza e clemenza nei miei confronti, e capitemi: come posso esimermi dal raccontare tutta la verità? l'origine delle nostre origini?
Quello che non vi ha scritto è come noi si è arrivati a questa scoperta, che, non nascondiamolo: all’inizio ci ha spaventati, poi incuriositi e , dopo aver conosciuto i fatti , ci ha semplicemente riempito d’orgoglio, pronti a portare alla luce una verità sopita da tempo.
Ciò che Sinelli ha tralasciato è la storia significativa del primo fantino, (in realtà un “rappresentante” più che un fantino vero e proprio) tale Tancredi Gelsi Parenti per l’appunto.
Tancredi era figlio di Fabricio Gasolio Agricolo De’ Medici e di Cinzia Kakaber Calaze di Rio.
Fabricio era un ricco commerciante caduto in disgrazia per via di investimenti sbagliati fatti nei dintorni di Siena, mentre la madre di Tancredi, Cinzia, era una nobile con origini brasiliane (peraltro fondamentale nello sviluppo del calcio fiorentino nel moderno calcio di serie A, all’inizio del ‘900.)
Il Gelsi Parenti, era dunque un giovane rampollo: donnaiolo e viziato.
La sua esistenza si basava sui piaceri terreni: alcool, droghe, sesso.
Arrivata però l’età fondamentale dei 18 anni (prima dei 18 non puoi fare il fantino) cominciò ad interessarsi alle sorti della sua contrada. Non sopportava la sconfitta, ma era consapevole che un armadillo non può nulla contro i cavalli.
Eccentrico com’era, andava fiero e difendeva la scelta della propria contrada di rispettare le antiche tradizioni, sputando addosso ad ogni cavallo che inContrada per strada.
Veniva spesso deriso pubblicamente, a causa della sua contrada, quando passeggiava in Piazza Delle Erbe (prima di chiamarsi Piazza del Campo..) ma , grazie ad un notevole sangue freddo, ascoltava con leggerezza quei velati insulti continuando a sorseggiare il suo “Conca” (classico aperitivo dell’epoca).
Quando, nel glorioso anno del signore ’42, l’armadillo vinse…Tancredi esagerò più del solito nei festeggiamenti.
Dovete sapere che aveva per sé un esercito di concubine, e di questo esercito solo 7/8 erano le preferite, chiamate affettuosamente: “LeMà!” (qualcuno sostiene sia l’abbreviativo di maiale, c’è una causa in corso d’opera per l’esatta traduzione), tant’è che raduno le sue favorite per un festino a base di Conca e sesso.
L’ampio salone della sua villa, arredato per l’avvenimento, era abbastanza buio per lasciar quell’effetto vedo/non vedo, gli ampi drappeggi erano color porpora, mentre la tappezzeria era in pregiate stoffe orientali nere. Il letto invece, era dell’Ikea.
In questo festino, come concubina, c’era anche Michela Menata di Torrepadula Sbricci; una bellissima donna che però, a fronte dell’amore che provava per un giovane sedicenne della contrada del Drago, era desiderosa di cambiare vita.
Aveva timore però, vista l’occasione rarissima, di rovinare la festa del nostro eroe con questa notizia; ma è proprio nei momenti di difficoltà che si vedono le vere amiche, non è così??
Michela dunque, si confidò con un’altra concubina (meno cara al nostro Tancredi, ma nota per la “voracità” sessuale) tale “Francesca Cekki Cama di Sutra”. Due donne con tale esperienza possono solo escogitare qualcosa di tremendo, ed ecco il piano che architettarono: Michela, approfittando del buio delle stanze, e soprattutto dei litri di Chianti bevuti dal fantino vincente, sarebbe sgattaiolata nelle stalle dove veniva custodito il cavallo della contrada del Drago, così da poter incontrare il suo giovane e precoce promesso fantino.
Nel frattempo, sarebbe stata egregiamente sostituita (sia sopra che sotto) da Francesca, che, visti i suoi appetiti sessuali poteva sostituire tutte.
Tutto procedette secondo i piani: cominciò la festa e Michela era già nelle stalle della contrada del Drago, con tale “Fabius dè Maccarone Pacciani”, fratello di “Chiara dè Maccarone Pacciani” (ex componente “LeMà!”, staccatasi dal gruppo per seguire le vicende del suo giovane cuginetto, che all’età di 4 anni strappò gli organi genitali femminili alla propria maestra…ma questa è un’altra storia..)
Purtroppo, come in tutte le vere storie, non c’è un lieto fine.
Michela, si trovò circondata da diversi ragazzi attorno ai 16 anni, che , come Fabius vedendola in tutto il suo splendore, si emozionarono talmente tanto da praticare il primo buccache (cit.) della storia di Siena.
Michela, sconvolta ed impazzita per l’avvenimento decise di scappare da quella città ingrata, e si rifugiò a Cremona, dal suo giovane fratello (peraltro in procinto di sposarsi..).
Intuite voi chi possa essere il nipote di Michela, e quindi “erede” degno della contrada dell’Armadillo…..
Ora debbo però farvi fare un passo indietro, gentili (e pazienti) lettori, “torniamo” al festino.
Tancredi, nonostante la virilità, la voglia, l’alcool e le droghe ingerite non riuscì a gestire la Francesca, che, gli rivelò anche di essere profondamente innamorata di Lui.
Per amor suo, Francesca, in un raptus di gelosia, scuiò tutte le componenti delle “Mà”; facendosi però scappare la “Camilla Pinko Fagiana dè Gualtiero”, che chiese ospitalità ad un giovane ed avvenente rappresentate delle primissime automobili importate, le prime Hummer.
Il giovane nascose nel bagagliaio Camilla e la portò con sé a Brescia.
Camilla era mia zia, ora non posso più nascondervelo.
Che fine fece Tancredi? Il nostro primo fantino, il nostro eroe (o forse antieroe per eccellenza a questo punto) scappò in America, a Manhattan, ospite di un suo cugino…”Paolo Stanlei del Bacio”.
Ma è grazie a questo cugino, che ognuno di Voi, almeno una volta nella propria vita, ha pronunciato, o meglio canticchiato ciò che Tancredi diceva sempre ad alta voce, tutte le volte che vedeva un Armadillo: “Sono nato per amarti”
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