Intanto, per farsi un'idea di quello che ha causato quella sentenza del 2006 e di cosa cambia con i nuovi coinvolgimenti, vi riporto un pezzo di un articolo interessante, con annessa chiosa finale sull'indagine parallela per la fuga di notizie di quella famosa estate...
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Come più volte ammesso dal tenente colonnello Auricchio in aula, la Juventus e il suo Direttore Generale Moggi erano i principali obiettivi dell’indagine. Chi ha raccolto il materiale audio ha quindi tralasciato di segnalare come “interessante” tutto quello che si discostava dal filone che stavano seguendo gli investigatori.
Questo atteggiamento degli inquirenti è stato oggetto anche della testimonianza in aula a Napoli del guardalinee Rosario Coppola, il quale denunciò proprio agli uomini di Auricchio di avere avuto pressioni per modificare un referto arbitrale in senso favorevole all’Inter, ottenendo in cambio una lapidaria risposta: “L’Inter non ci interessa!”.
Il dubbio che qualcosa fosse stato tralasciato ha quindi convinto le difese di Moggi e i suoi consulenti che bisognava investigare nel “mare magnum” del materiale intercettatorio, composto da oltre 170.000 contatti, e la cui preparazione è costata circa 25.000 euro. Il materiale così ottenuto è stato sezionato per molti mesi dai consulenti, i quali hanno tenuto riservato, giustamente, il risultato del quadro che andava via via formandosi.
Ecco quindi il motivo per cui la notizia è stata diffusa solo in questi giorni. E’ ragionevole dunque pensare che nelle prossime settimane, forse nei prossimi mesi, gli esiti di questa attività di analisi possano essere utilizzati nel corso del dibattimento a Napoli, dove, non dimentichiamolo, gli imputati hanno il difficile compito di lottare contro l’infamante accusa di "associazione a delinquere”. Un'accusa pesante, che nell’Italia di oggi è sufficiente per farti indicare come un appestato. Ed infatti molti degli imputati hanno avuto gravi problemi di salute e abbiamo notizia che, lontani dalla ribalta mediatica del mondo del calcio, si sono consumati numerosi drammi familiari.
Ecco perché il silenzio della Gazzetta dello Sport, che in questi giorni sta facendo finta di nulla, stride in maniera atroce con il sensazionalismo colpevolista della stessa testata nel maggio del 2006. Quello stesso sensazionalismo, alla base del “sentimento popolare”, fu il fattore decisivo attraverso il quale vennero elargite le condanne dello pseudo-processo sportivo. Ma tutto ciò non ci meraviglia, soprattutto dopo aver appreso il contenuto dei tabulati agli atti del procedimento, nato dalla querela contro ignoti dell'arbitro De Santis, per la fuga di notizie della primavera del 2006. Tale indagine avrebbe stabilito che il materiale proveniva dall'ufficio di Auricchio, ma che non si può essere certi di quale manina abbia spinto il bottone, per cui è stato tutto archiviato. Sembra che il tenente colonnello Auricchio, tra il 2004 e il 2005, abbia avuto un fitto scambio di telefonate proprio con un giornalista della Gazzetta: Maurizio Galdi.....
Ecco...forse più che continuare a difendere spudoratamente le nostre squadre, sarebbe l'ora di chiederci, da persone, da uomini, se è stato giusto rovinare la vita degli imputati con un'accusa di "associazione a delinquere" che, a conti fatti, sembra sempre più gratuita, superficiale, e approssimativa.