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assioma 2
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by assioma 2 »

hell_en wrote: and the winner is...ASSIOMA!

che a quanto pare mangia porcate pure lui...

in risposta alla muta domanda: sì, quello sulla pizza è un pezzo autobiografico dell'autore  (per quello conosce il tempo di cottura) ma se il vostro micro non ha il crisp, viene una schifezza.

Io la faccio nel forno normale, 15 minuti non ventilato e mi viene buona... per quanto possa essere oggettivamente buono un affare nel genere...

Comunque è l'unica pizza surgelata che compro, almeno nella sua porcaggine ha un senso!  :metal:
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Angyair
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by Angyair »

Mais sulla pizza????

Non fate leggere questo pezzo a Snake.
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Teo
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by Teo »

Quoto. Il mais e l'ananas NON sono ingredienti da mettere nella pizza
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assioma 2
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by assioma 2 »

Teo wrote: Quoto. Il mais e l'ananas NON sono ingredienti da mettere nella pizza
Ma manco ci si sente il mais, è tutto coperto dal sapore dei grassi idrogenati presenti nell'impasto, dal salamino, dal cotto... uno si potrà concedere una schifezza di tanto in tanto?
Se non mi sbaglio viaggia sopra le 1000 calorie al pezzo  :shocking:
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by chinasky »

Mi sono permesso di correggere un errore di battitura. Vorrete mica stamparlo con degli errori.
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Alvise
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by Alvise »

chinasky wrote: Mi sono permesso di correggere un errore di battitura. Vorrete mica stamparlo con degli errori.
grazie.
in ogni caso, penso che a metà circa mi fermerò per mettere in ordine tutto, eliminando eventuali contraddizioni errori di battiture, frasi molto più brutte e scorrette delle altre. comunque ti ringrazio, ogni aiuto è apprezzatissimo. anzi se io ti dicessi come va avanti potresti scriverlo tu? :D
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azazel
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by azazel »

Nonostante lui snobbi (DA SEMPRE) le mie di iniziative, io continuo a leggere le sue: la situazione si sta facendo delicata, occhio alvi che poi la chiesa non te lo fa pubblicare in italia.
Comunque molto ben descritta la compulsività del maniaco, secondo me è Alvin stesso....si attende il prosieguo del capitolo...
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by Alvise »

facciamo crollare la tensione, ma continuiamo a mettere i pezzi al loro posto.

[align=center]Capitolo 5[/align]




La sveglia, puntata come sempre alle sette del mattino, suona imperiosa. Io la spengo e questa volta mi alzo pure. Lo so, è domenica,  ma ho appuntamento alle otto e mezza in palestra per la mia lezione di Aikido e non mi va di arrivare in ritardo. Considerando quanto pago il mio allenatore personale, ogni minuto è preziosissimo.
Ho iniziato ad apprendere i primi rudimenti dell'Aikido, quando ancora giocavo.  Si tratta di una disciplina orientale: AI (armonia) KI (energia) DO (via), che si basa su bloccaggi, leve articolari e proiezioni e su piccoli movimenti del corpo, tendenzialmente rotatori. Se qualcuno si lancia contro di te, basta un impercettibile passo per evitarlo. E, in caso di bisogno, grazie alle tecniche di leva e bloccaggio, si può rendere inoffensivo qualsiasi aggressore, anche armato.
Suona strano che io abbia appreso una tecnica non offensiva, che insegna disciplina e cerca l’armonia. Un’arte marziale del genere non corrisponde certo al mio pacato e riflessivo carattere, ma si può dire che sono stato costretto a farmela piacere.
Alla mia terza stagione nella lega professionistica, dopo un anno a scaldare la panca e uno di apprendistato, finalmente stavo dimostrando il mio valore. Non sono mai stato un fulmine, ma ogni tanto mi piaceva uscire dalla tasca e lanciare in corsa. Era divertente e a me riusciva discretamente. Il braccio, quello è sempre stato sopra media. Poi è arrivato l’infortunio. Un brutto infortunio, di cui non parlo volentieri. Basti sapere che passai nove mesi d’inferno tra operazione, dolori, e riabilitazione. Il ginocchio mi è esploso e la mia mobilità se ne è andata in uno spogliatoio da cui non è più uscita. Nonostante i miei sforzi, però, non sono mai tornato quello pre infortunio. La gamba destra sembrava aver bisogno di un decimo di secondo in più per attivarsi, e quel decimo mi costava carissimo. Avevo perso la capacità di muovermi con la rapidità necessaria a evitare di essere colpito dai difensori. Inoltre, in poco tempo il problema oltre che fisico era diventato anche psicologico. Non fidandomi del ginocchio, al mio rientro in campo avevo iniziato a preoccuparmi troppo dei placcaggi e meno di lanciare. Perdevo tempo a guardare i difensori e non i miei ricevitori, e appena arrivava un blitz mi liberavo con troppo foga della palla, regalandola spesso alla squadra avversaria. Nelle prime sei partite giocate dal mio rientro ho collezionato tanti intercetti da bastare per quattro anni. A metà stagione fui giustamente panchinato. I miei compagni non avevano fiducia in me, il mio allenatore non aveva fiducia in me e quel che è peggio io non avevo fiducia in me. Ero certo che la mia carriera fosse ormai finita. Non dico il grado di disperazione a cui ero arrivato.
Fortunatamente per me e per la mia carriera è arrivato a darmi una mano il mio personal trainer, Harold Spencer, il quale si occupava di me fin dai tempi dell'università, quando dividevamo la stessa stanza al dormitorio. Ad incontrarlo, non solo non gli si darebbero due centesimi, ma si avrebbe pure la tentazione di farsi pagare da lui per averne sopportato la presenza; ma riuscendo a superare il suo aspetto e i suoi modi, si scopre che è vero genio nella preparazione atletica. Al tempo in cui ero finito in panchina Harold, vedendomi piallato a terra un'azione ogni due, aveva deciso di iscrivermi a un corso di Aikido.  In una rivista specializzata aveva letto un articolo che ne parlava, l'aveva trovato interessante, si era informato e aveva valutato molto utile sia a livello fisico, ma soprattutto mentale farmi apprendere proprio quella tecnica. E così aveva trovato un insegnante bravo e competente per darmi lezioni private. Posso assicurarvi che, per quanto fossi scettico quando me la propose, devo ammettere che fu una delle sue migliori idee in assoluto.
L'Aikido, proprio per le sue caratteristiche, finalizzate a favorire il disimpegno, sfruttando a proprio vantaggio l'energia prodotta dall'azione dell'aggressore, era perfetto per sopperire ai miei limiti fisici. Oltretutto, la sua filosofia, insegnando pace e autocontrollo nei momenti di stress e di pressione, mi è stata di sorprendente aiuto per curare tutte le mie insicurezze derivate dall'infortunio, dandomi quella tranquillità di cui avevo molto, molto bisogno.
In breve tempo, ho imparato piccoli movimenti con cui sbilanciavo i miei avversari, facendoli andare a vuoto. Non riusciva sempre, ovvio, ma il difensore doveva eseguire un placcaggio perfetto per essere in grado di buttarmi a terra. Tutto questo, insieme a nuovi schemi di giochi introdotti dal mio capo allenatore, che non richiedevano da parte mia molti movimenti dietro la linea offensiva, mi fecero riconquistare la squadra e prolungare la carriera, e di un bel po'.
L'Aikido, durante la mia carriera professionistica è stato un mio compagno inseparabile. Ovviamente, quando mi sono ritirato ho smesso di prendere lezioni. Cosa mi serviva allenarmi a evitare i placcaggi, se passavo tutto il mio tempo stravaccato sul divano? 
Adesso che ho deciso di alzare il mio culo da quel divano e di tirarmi fuori dal buco di autocommiserazione in cui mi sono ficcato, ho ripreso anche a praticare l'Aikido.
La lezione privata scorre via veloce. Il mio maestro è un giapponese, trapiantato in suolo americano fin dagli anni sessanta, e parla senza nessuna di quelle inflessioni ridicole che nei film si attribuiscono ai suoi compaesani quando parlano in inglese. Ha una ventina di anni più di me, e una ventina di centimetri d'altezza in meno. Nonostante questo, e il fatto che io non sia per niente un allievo alle prime armi, avendo raggiunto livelli abbastanza decenti (sono un terzo dan), di fronte a lui sono un bambino. Alla fine della lezione, dopo che il mio fondoschiena ha ripetutamente sbattuto il tatami, il maestro mi si avvicina e con la sua voce calma mi dice:
“Due cose. Uno: tendi troppo spesso ad evitare gli attacchi usando come perno la gamba sinistra, ma non sempre lo spazio alla tua sinistra può essere libero e, inoltre, ripetere sempre lo stesso movimento ti rende prevedibile. Devi usare la destra come perno con maggiore frequenza.”
Prima che possa richiamare il mio vecchio infortunio e le condizioni in cui ha lasciato il mio ginocchio destro.
“So dei tuoi problemi alla gamba, me li hai ripetuti all'infinito.” qui sorride comprensivo. Io arrossisco. “Ma non devi preoccuparti. Il problema, almeno per quanto attiene all'utilizzo del tuo ginocchio per eseguire i movimenti richiesti, è solo nella tua testa. E infatti, quando lo utilizzi, non ho visto errori. Seconda cosa. Devi darti una regolata per quanto riguarda l'alimentazione. In tutta sincerità, mi sembri un orso messosi all'ingrasso in previsione del letargo.”
Ora, se il primo appunto lo accolgo con la mente ricettiva di un allievo pronto a migliorarsi, il secondo non l'accolgo proprio. Anzi mi dà piuttosto fastidio, perché conferma la velata critica fattami da Liza il giorno prima. Così lo ringrazio per la lezione e mi dirigo alla doccia senza replicare.
Il mio ego ferito, per puro istinto di conservazione cerca di addolcire la pillola. E mi fa notare che il mio maestro è un fuscello, magrissimo. Ovvio che lui mi veda più grasso di quello che sono in realtà. Per lui tutti devono sembrare grassi.
Quando, però, mi ritrovo nudo sotto la doccia e mi strizzo la pancia devo convenire che non ho rotoli di grasso, ma veri e propri pneumatici. Com'è possibile?
In fin dei conti, sono un atleta.
Poi ci penso meglio e devo convenire che sono stato un atleta. Ora sono solo un pigro commentatore televisivo che si nutre con cibi precotti e bibite analcoliche. La sindrome da post ritiro non solo ha annullato la mia personalità con il continuo rimpianto per i tempi andati, ha anche devastato il mio corpo.
Tuttavia, per quanto abbia fatto di tutto per diventarlo, non voglio ridurmi a divano birra e patatine per il resto della mia esistenza. Mi do una bella manata all’altezza dello stomaco a sottolineare il mio intendimento. Devo rimettermi in sesto. L'Aikido è stato solo il primo passo. Il secondo sarà far sparire questa pancetta. Quindi, rifletto su come farla sparire e mi viene in mente Harold. Lui riuscirebbe di certo a farmi perdere i chili in più. Però il pensiero di finire nuovamente sotto le mani di Harold, mi fa riconsiderare il tutto. Harold è un genio, poco da dire, ma è anche una delle persone più pesanti, viscide e insopportabili che esistano al mondo. Per questo mi metto a pensare che, dopotutto, forse, non sono così fuori forma. Un po’ di cyclette, una riduzione dei tacos e degli hamburger e dei dolci e magari, con enorme volontà, una riduzione delle pizze e sono a posto. Non serve ricorrere ad Harold. Forse mi sto facendo condizionare troppo dalle parole di Liza e dalla visione nippocentrica del mio maestro (sorvolo sul fatto che ormai vive in America da quarant'anni).
Last edited by chinasky on 27/03/2010, 17:36, edited 1 time in total.
multiple
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Re: Alvin Santisky - capitolo 5 (prima parte: mattina)

Post by multiple »

Il ginocchio mi è esploso e la mia mobilità se ne andata in uno spogliatoio
Pezzo "di passaggio": non puoi aspettare un'altra settimana per il seguito!
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Re: Alvin Santisky - capitolo 5 (prima parte: mattina)

Post by Alvise »

multiple wrote: Pezzo "di passaggio": non puoi aspettare un'altra settimana per il seguito!
è un lungo capitolo "di passaggio". non farò aspettare una settimana, ma dato che devo pur andare avanti non posso velocizzare troppo. Adesso, comunque, mi trovo in stallo su un punto di un capitolo successivo. Una scena la scriverò solo se i sanguinari mi diranno di farlo e solo per loro. Io non lo vedrei necessario.
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Re: Alvin Santisky - capitolo 5 (prima parte: mattina)

Post by multiple »

Alvise wrote: è un lungo capitolo "di passaggio". non farò aspettare una settimana, ma dato che devo pur andare avanti non posso velocizzare troppo. Adesso, comunque, mi trovo in stallo su un punto di un capitolo successivo. Una scena la scriverò solo se i sanguinari mi diranno di farlo e solo per loro. Io non lo vedrei necessario.
non lo fare
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Re: Alvin Santisky - capitolo 5 (prima parte: mattina)

Post by polpaol »

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Re: Alvin Santisky - capitolo 5 (prima parte: mattina)

Post by Angyair »

Alvise, hai mai letto "cavie" di Palaniuk? Letto quello niente ti sembrerà mai troppo sanguinario...
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Re: Alvin Santisky - capitolo 5 (prima parte: mattina)

Post by Alvise »

Angyair wrote: Alvise, hai mai letto "cavie" di Palaniuk? Letto quello niente ti sembrerà mai troppo sanguinario...
non è una questione di sanguinario o meno. la violenza gratuita è piuttosto facile, fa cassetta e ti fa aumentare le pagine. tutti motivi per cui io in linea di massima sono favorevole alla mattanza nei libri e nei film. tuttavia ci sono dei casi, in cui si supera il buon gusto, e ripeto il mio senso del buon gusto ha un'asticella piuttosto alta (3/400 m per intenderci). Ecco, nella storia di Alvin mi mi sono ritrovato a immaginare una scena che supera l'asteicella del buon gusto. Non per la scena in sè - si è visto e si legge ben di peggio - ma per il protagonista della scena stessa: un bambino di appena dieci anni.

Vediamo se pol dopo aver letto la prima parte del capitolo con pratagonista questo bambino chiede o meno il sangue.
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Re: Alvin Santisky - capitolo 5 (prima parte: mattina)

Post by polpaol »

manda... però sappi che in questo periodo la mia asticella è ben più alta del solito :paper:
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