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Alvise
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Re: Alvin Santisky - capitolo 3 (tutto)

Post by Alvise »

non sapevo come definirlo così ho inventato u nuovo termine onomatopeico che prende spunto dal suono prodotto dal lettore quando lo giudica....
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azazel
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Re: Alvin Santisky - capitolo 3 (tutto)

Post by azazel »

Alvise wrote: non sapevo come definirlo così ho inventato u nuovo termine onomatopeico che prende spunto dal suono prodotto dal lettore quando lo giudica....
il nostro alvise è un genio.
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hell_en
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Re: Alvin Santisky - capitolo 3 (tutto)

Post by hell_en »

Alvise wrote: non sapevo come definirlo così ho inventato u nuovo termine onomatopeico che prende spunto dal suono prodotto dal lettore quando lo giudica....
pensavo fosse un termine onomatopeico che deve l'origine al suono prodotto dal lettore mentre lo legge, nel luogo più intimo della casa, assiso sul suo trono nell'eremo di ceramica.
cioè dove più o meno tutti i separatisti hanno dichiarato di leggere questo libro.
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Re: Alvin Santisky - capitolo 3 (tutto)

Post by chinasky »

hell_en wrote: pensavo fosse un termine onomatopeico che deve l'origine al suono prodotto dal lettore mentre lo legge, nel luogo più intimo della casa, assiso sul suo trono nell'eremo di ceramica.
cioè dove più o meno tutti i separatisti hanno dichiarato di leggere questo libro.
Io, con rispetto parlando per i cessi, sopra i quali ho letto le più grandi opere della storia, questo me lo sto leggendo nello studietto di casa mia sul pc. Ah, fanculo il kindle, nel caso.  :gazza:
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Teo
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Re: Alvin Santisky - capitolo 3 (tutto)

Post by Teo »

Io al cesso, a casa dei miei, facevo delle sedute spiritiche non indifferenti, ora nella nuova casa non ho manco il tempo per 2 paginette del libro del mese.
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Alvise
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Re: Alvin Santisky - capitolo 3 (tutto)

Post by Alvise »

per continuare nella mia funzione regolatrice, altro che confetti falqui...

[align=center]CAPITOLO 4[/align]





La grande casa è silenziosa. Al primo piano, nella camera in cui dorme l'uomo, il letto è intatto. È un letto singolo, con una trapunta blu scuro ripiegata con cura sopra. Accanto, un comodino con una lampada, anch'essa blu scuro e un libro sul football aperto a metà. Il resto della stanza è arredato con un armadio con specchiera, una piccola scrivania e una sedia. Sulla scrivania ci sono degli origami di animali, soprattutto rane e cigni, e altri libri sul football. Le pareti sono disadorne a parte un quadro di Gesù, raffigurato con il cuore insanguinato, sopra al letto. Tutto è pulito e asettico come una camera d'albergo. Al pianterreno, in sala da pranzo, le luci sono accese. Un timer le fa scattare ogni sera alle sette e le spegne alle nove e un quarto. Tutti i mobili, il tavolo, le due credenze e le quattro sedie, sono in noce scuro. Sul tavolo spicca un centrino di pizzo di un candore immacolato e, sopra, una coppa d'argento colma di frutta di cera. Non vi è traccia di polvere. L'uomo pulisce la stanza ogni lunedì, mercoledì e venerdì, benchè non mangi lì da anni. Anche la cucina è vuota. La luce in questa stanza si è appena spenta. Il timer è regolato per attivare l’impianto di illuminazione dalle sei alle otto. I mobili sono laccati di bianco con il ripiano in acciaio. Tutto splende. Qui l'uomo lava ogni martedì, giovedì e sabato. Non cucina nulla se non uova sode. Il resto della sua dieta è composta da cibi precotti che riscalda nel microonde in cantina. L’ha messo su un tavolaccio in legno, collocato accanto a un congelatore industriale.
In cantina, la porta si apre senza alcun suono. L'uomo esce barcollando. Sono più di ventiquattr'ore che non mangia e non beve. Nonostante la fame e la sete, rimane lì per richiudere con cura la porta. È soddisfatto. Quasi orgoglioso.
La porta tace.
La porta è lì per punire, non per premiare. Se non parla vuol dire che lui è stato bravo.
Ed è vero. Questa volta, nonostante la pressione della vescica, fosse ormai insopportabile, ben oltre il limite del dolore fisico, non se l'è fatta addosso. È riuscito a trattenersi.
L’uomo, tutto orgoglioso, raccoglie i vestiti lasciati a terra la notte prima e si dirige verso il bagno al pianterreno. Dopo dieci minuti è già di ritorno. Indossa un paio di pantaloni di flanella a quadrettoni arancio e blu e una maglietta a maniche lunghe blu. Va verso il congelatore. Ne tira fuori una pizza surgelata con sopra salamino piccante, formaggio olandese, funghetti, cipolle e mais e la mette dentro al forno a microonde, regolando tempo e temperatura di cottura. Con l’esclusione della luce del congelatore per quell’attimo in cui è rimasto aperto, e del timer del microonde il tutto viene compiuto in una densa penombra. L'unica fonte luminosa della stanza rimane la lampada collocata sopra alla porta, troppo debole per illuminare tutta la cantina. Dal soffitto penderebbe un filo con all’estremità una lampadina da cento watt, ma l'uomo non l'accende mai. A lui non serve. La cantina la conosce meglio di se stesso. Anche quando ci deve lavorare, aspetta il giorno e si arrangia con la luce che proviene dalla finestrelle aperte sui quattro lati.
L'uomo sta fermo immobile davanti al microonde per nove minuti, tenendo lo sguardo fisso sui numeri verdi che appaiono sul timer. Quando suona il segnale di fine cottura, l'uomo apre il portellino e ne estrae la pizza fumante. È spessa e bollente  come piace a lui.
A questo punto, mette il piatto su un vassoio lì accanto. Sotto al tavolo c'è una cassa di birra Coors Banquet. Ne prende un paio e mette anche queste sul vassoio, poi si dirige verso una poltrona, blu e arancio come i suoi pantaloni. Si siede e si aggiusta con cura il vassoio sulle gambe, quindi, con il telecomando fa inclinare lo schienale della poltrona all'indietro ed uscire il poggiapiedi. Prende un secondo telecomando, dentro la fascia portaoggetti posata sul bracciolo sinistro della poltrona, e accende il televisore, un 50 pollici al plasma appeso sul muro davanti alla poltrona, alla destra della parete dove si trova la porta. Contemporaneamente, si avvia anche la stazione multimediale e sullo schermo appaiono centinaia di file divisi per categorie.
L'uomo scorre la lista, finchè non trova quel che cerca. Se è vero che ha perso il ricordino per la porta, almeno il resto è riuscito a conservarlo. Morde la prima fetta della pizza, sentendo la carne del salamino sul palato.
Sullo schermo del televisore, intanto, appare l'immagine di un ragazzino legato a una sedia con del fil di ferro che gli sega la carne dei polsi, delle caviglie e del collo. Il ragazzino è nudo. In bocca per soffocarne le urla si vede un pezzo di stoffa nero e giallo. Si tratta di un pezzo della maglietta degli Steelers di Ben Roethsliberger.
Dagli altoparlanti del sistema home theater giunge la voce dell’uomo, mentre lui con la bocca piena addenta un secondo pezzo di pizza, tutto contento.
“Non sei contento di aver avuto la tua maglietta? La desideravi tanto, no? E adesso, perché quella faccia?”
La risposta del ragazzo è un mugolio indefinito. Nonostante non si comprendano le parole è chiaro che il ragazzo sta supplicando.
L'uomo sulla poltrona, come già gli era successo tre giorni prima, ha un'erezione. A vedere quelle immagini, ancora fresche nella sua memoria gli è venuto subito duro e nonostante la fame di ventiquattro ore di digiuno forzato, sente crescere sempre più forte il desiderio di masturbarsi.
Un altro morso di pizza. Adesso, l’uomo mastica in modo convulso. Ha fretta di finire di mangiare in modo da  poterselo menare lì sulla poltrona.
“No, no, così non va. Non avere fretta.” gli dice la porta.
L'uomo, allora, si blocca e torna a masticare con calma. È vero, lui non ha fretta. Dopotutto il filmato dura oltre due ore e le parti migliori devono ancora arrivare.
Intanto il mugolio che proviene dall'impianto audio sta salendo di volume e ha invaso tutta la cantina.
L'uomo sorride senza rendersi conto che tra l'incisivo e il canino di destra si è infilato un pezzo di mais.
Sullo schermo una pinza trancia in due la prima falange del dito mignolo della mano destra del ragazzo. Il sangue inizia a zampillare tenendo il ritmo accelerato del battito del cuore del ragazzo. La telecamera si blocca sugli occhi spalancati di quest’ultimo. Sembrano sul punto di uscirgli dalle orbite. La pupilla è dilatata e piena di disperazione. Le urla soffocate dalla maglietta, diventate simile a una sirena lontana, raccontano tutto il dolore di quel primo taglio. Ma la pinza non ha esitazione o pietà e attacca la seconda falange, quindi la terza. La telecamera zoomma sul sangue che sgorga.
E rimane lì per quasi un minuto con il mugolio di dolore a fare da commento alle immagini.
Dopodiché l’inquadratura si allarga di nuovo. Si vede l’uomo di spalle chinarsi sul ragazzo. Per un attimo un raggio di sole si riflette sulla punta della pinza, poco prima che quest’ultima si stringa sul mignolo della mano sinistra del ragazzo di Pittsburgh.
L'uomo si taglia un'altra fetta di pizza. Tutto felice.
La porta ha ragione come sempre: il divertimento deve ancora arrivare. Siamo ancora ai preliminari.
Last edited by chinasky on 20/03/2010, 1:05, edited 1 time in total.
hell_en
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by hell_en »

mia dolce euchessina, meglio se mi facevi leggere prima di pubblicare.
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by Alvise »

hell_en wrote: mia dolce euchessina, meglio se mi facevi leggere prima di pubblicare.
forse intendevi che dovevo chiedere a multi...
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by polpaol »

ci vuole più sangue :paper:
....IO HO GIOCATO IN UNA GRANDE.... GIOCAVO NEL VERONA..... ABBIAMO VINTO UNO SCUDETTO...ERA UNA GRANDISSIMA SQUADRA QUELLA...LA MIGLIORE DITUTTE
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by polpaol »

Alvise wrote: invia sulla mail.
li ho lasciati sul pc in ufficio...domani devo ricordarmi :paper:
....IO HO GIOCATO IN UNA GRANDE.... GIOCAVO NEL VERONA..... ABBIAMO VINTO UNO SCUDETTO...ERA UNA GRANDISSIMA SQUADRA QUELLA...LA MIGLIORE DITUTTE
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by multiple »

Effettivamente una censuratina te l'avrei data anch'io... un po' crudo eh

A meno che Hellen non si riferisca a:
Ma la pinaz non ha esitazione
ma non credo.

La scelta dei colori della camicia e della poltrona non sono casuali, vero? Il maniaco non poteva che tifare per quella squadra
THIRD PLAYIT BOWL WINNER :figo:
http://nflgames.altervista.org

THE PASS!

2/3 of Earth is covered by water, the rest is covered by Patrick Willis
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by Alvise »

multiple wrote: Effettivamente una censuratina te l'avrei data anch'io... un po' crudo eh
CAPITO POL!!!!!!!!!!!
colori? quali colori? :fischia:
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by hell_en »

il primo che capisce qual è esattamente la pizza descritta, ne vince una identica a casa nostra.

alvi, per ovvi motivi tu non gareggi.
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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by assioma 2 »

hell_en wrote: il primo che capisce qual è esattamente la pizza descritta, ne vince una identica a casa nostra.

alvi, per ovvi motivi tu non gareggi.
Big American Supreme  :gazza:

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Re: Alvin Santisky - capitolo 4

Post by hell_en »

and the winner is...ASSIOMA!

che a quanto pare mangia porcate pure lui...

in risposta alla muta domanda: sì, quello sulla pizza è un pezzo autobiografico dell'autore  (per quello conosce il tempo di cottura) ma se il vostro micro non ha il crisp, viene una schifezza.
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