solo una rivisitazione. non l'ho pubblicato subito che se no poi finisco tutto subito. e non ti preoccupare anche nelle prossime, a parte alcuni passaggi e alcuni capitoletti, avrai la sensazione di aver già letto il tutto. :Dmultiple wrote: Comunque questo secondo pezzo non ti e' costato molta fatica, eh... o sbaglio?
Re: topic provvisorio in attesa di delibera
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Alvise
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)
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chinasky
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)
A me pare di averlo già letto... 
C'è un refuso: da fastidio invece di dà fastidio.
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Alvise
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)
grazie per averlo chiamato refuso... in questa prima parte ho preso dai vari racconti di alvin santisky, cercando di eliminare tutte le disomogeneità che vi erano e creargli un vero background. quindi non stupitevi troppo del dejavù.chinasky wrote: A me pare di averlo già letto...
C'è un refuso: da fastidio invece di dà fastidio.
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chinasky
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)
Erro indeciso tra "refuso", "errore di battitura", "svista", "moglie che ti parla mentre scrivi e cerchi di concentrarti".Alvise wrote: grazie per averlo chiamato refuso... in questa prima parte ho preso dai vari racconti di alvin santisky, cercando di eliminare tutte le disomogeneità che vi erano e creargli un vero background. quindi non stupitevi troppo del dejavù.
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polpaol
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)
ah :paper:chinasky wrote: Erro indeciso tra "refuso", "errore di battitura", "svista", "moglie che ti parla mentre scrivi e cerchi di concentrarti".
....IO HO GIOCATO IN UNA GRANDE.... GIOCAVO NEL VERONA..... ABBIAMO VINTO UNO SCUDETTO...ERA UNA GRANDISSIMA SQUADRA QUELLA...LA MIGLIORE DITUTTE
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Alvise
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)
no no cazzata mia e basta. :lol2:
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pandu86
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)
quindi anche tu erri come Alvise?chinasky wrote: Erro indeciso

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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)
quanto t ha pagato angy per far mettere un plasma nell' appartamento di Santisky?
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chinasky
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)
Talvolta erro, sìpandu86 wrote: quindi anche tu erri come Alvise?![]()
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Alvise
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)
angy non apprezza le dediche, niente da fare.
[align=center]CAPITOLO II[/align]
La casa è silenziosa e non dissimile da centinaia di altre, disperse nelle periferie bene di questa o quella metropoli. Ha muri bianchi appena ridipinti, un giardino ben curato, delimitato da siepi, potate tutte alla stessa altezza, al punto da creare un regolare muro verde con le proprietà confinanti. Sotto la casa c’è una cantina e, dentro alla cantina, c'è un uomo, appena rientrato da un lungo viaggio. L’uomo è nervoso. Molto nervoso. Continua a camminare avanti e indietro.
La cantina è immersa nel buio, con l'esclusione di una luce puntata su una porta. La porta è in legno scuro con il pomello della maniglia e i cardini in ottone e con due chiavistelli in acciaio cromato. L’uomo, quando è in casa, lucida acciaio e ottone ogni sera. Sul legno passa la cera d'api almeno una volta al mese. Eppure la porta non è mai soddisfatta di lui, men che meno in quel momento. In quel momento la porta è arrabbiata, anzi infuriata. Lui ne percepisce la collera cieca e violenta in maniera quasi fisica, per questo a un passo indietro. Nella sua testa inizia a percepire la voce della porta, una voce ovattata e lontana, eppure così penetrante e forte. Gli ordina di affrontare le proprie responsabilità, perché la porta non chiede, pretende. È un ordine che non ammette repliche, ma lui esita. Ha paura. Per questo pur sapendo di dovere entrare nella stanza per espiare, perché questa è la regola: errore uguale punizione, non vuole farlo.
Lei gli ripete l’ordine. Ha sbagliato e deve essere punito.
Lui indugia, tremando. Fa un altro passo indietro. La voce dentro la sua testa aumenta di intensità. Allora, l’uomo si copre le orecchie con le mani. Non vuole sentirla. Non vuole entrare. È tutto inutile, però. Lei continua a richiamarlo ai suoi doveri.
“Perché hai preso l’aereo?” la voce è carica di biasimo e disprezzo. “Non ho stabilito una volta per tutte che quando ti devi muovere lo devi fare in auto?”
L’uomo annuisce.
“Avevo fretta.” Biascica, sapendo già di aggiungere colpa a colpa. Non ci sono scuse che tengano di fronte alla porta.
“Taci.”
“Ma nessuno può scoprirmi.”
“Ti pare che mi interessi in qualche modo il fatto che tu possa essere scoperto? Tu sei solo un incapace femminuccia. Una costante delusione.”
L’uomo annuisce colpevole.
“Non eri tu quello che diceva che ci si prende sempre un ricordino?”
“Sì…” ammette l'uomo inginocchiandosi per terra, ma mantenendo le mani sulle orecchie.
“Bene, dov’è il mio ricordino?”
Silenzio.
“Dov’è?” l'urlo gli rimbomba in testa. Ripensa al ragazzo e a quando gli ha ficcato un petardo nell'orecchio. Ecco cosa deve aver sentito.
“Nella borsa....” piagnucola l'uomo.
“E dov’è la borsa?”
“L’hanno persa loro. Non è colpa mia…”
“Taci. Quella borsa non avrebbe mai dovuto uscire dalla tua sorveglianza diretta! Adesso, sai cosa succederà razza di cretino? L’apriranno e scopriranno il MIO ricordino e dopo... dopo arriveranno a te e ti porteranno via di qui. Ti piacerebbe?”
L'uomo scuote la testa. Non vuole andarsene da lì è la sua casa ha sempre vissuto lì, lì insieme alla porta.
“Non ho lasciato impronte.” Prova a difendersi. Finalmente stacca la mani delle orecchie e ne mostra i palmi alla porta per farle vedere i polpastrelli bruciati dall'acido.
La porta non dice nulla. L'uomo allora continua a parlare.
“Non c'è nemmeno un capello mio in quella borsa. Lo giuro. Gli indumenti erano nuovi, mai indossati. Acquistati quella mattina per riempire la valigia dove mettere il ricordino. Non potevo tenerlo addosso al momento dell’imbarco. E, comunque, il mio DNA non è registrato da nessuna parte.”
Ancora silenzio. Nella stanza si sentono solo i singulti dell'uomo.
“Ovviamente non ho dato il mio nome.”
Aggiunge tutto d'un fiato.
“Ecco una cosa sorprendente. In effetti, stupido come sei mi aspettavo che lo facessi.”
L’uomo deglutisce. Prova a dire qualcosa. Si blocca riapre la bocca e la richiude.
“Se hai finito, è giunto il momento per espiare le tue colpe.”
L’uomo si rialza. E si avvia verso la porta.
“Dai dopo ti sentirai meglio, lo sai.”
L'uomo sa che la voce dentro la sua testa sta mentendo. Non si sarebbe mai sentito meglio. Non è compito della porta confortare. Il suo compito è punire.
Ciò nonostante, inizia a spogliarsi, rassegnato. Dopo qualche istante si ritrova completamente nudo davanti alla porta. La apre ed entra.
[align=center]CAPITOLO II[/align]
La casa è silenziosa e non dissimile da centinaia di altre, disperse nelle periferie bene di questa o quella metropoli. Ha muri bianchi appena ridipinti, un giardino ben curato, delimitato da siepi, potate tutte alla stessa altezza, al punto da creare un regolare muro verde con le proprietà confinanti. Sotto la casa c’è una cantina e, dentro alla cantina, c'è un uomo, appena rientrato da un lungo viaggio. L’uomo è nervoso. Molto nervoso. Continua a camminare avanti e indietro.
La cantina è immersa nel buio, con l'esclusione di una luce puntata su una porta. La porta è in legno scuro con il pomello della maniglia e i cardini in ottone e con due chiavistelli in acciaio cromato. L’uomo, quando è in casa, lucida acciaio e ottone ogni sera. Sul legno passa la cera d'api almeno una volta al mese. Eppure la porta non è mai soddisfatta di lui, men che meno in quel momento. In quel momento la porta è arrabbiata, anzi infuriata. Lui ne percepisce la collera cieca e violenta in maniera quasi fisica, per questo a un passo indietro. Nella sua testa inizia a percepire la voce della porta, una voce ovattata e lontana, eppure così penetrante e forte. Gli ordina di affrontare le proprie responsabilità, perché la porta non chiede, pretende. È un ordine che non ammette repliche, ma lui esita. Ha paura. Per questo pur sapendo di dovere entrare nella stanza per espiare, perché questa è la regola: errore uguale punizione, non vuole farlo.
Lei gli ripete l’ordine. Ha sbagliato e deve essere punito.
Lui indugia, tremando. Fa un altro passo indietro. La voce dentro la sua testa aumenta di intensità. Allora, l’uomo si copre le orecchie con le mani. Non vuole sentirla. Non vuole entrare. È tutto inutile, però. Lei continua a richiamarlo ai suoi doveri.
“Perché hai preso l’aereo?” la voce è carica di biasimo e disprezzo. “Non ho stabilito una volta per tutte che quando ti devi muovere lo devi fare in auto?”
L’uomo annuisce.
“Avevo fretta.” Biascica, sapendo già di aggiungere colpa a colpa. Non ci sono scuse che tengano di fronte alla porta.
“Taci.”
“Ma nessuno può scoprirmi.”
“Ti pare che mi interessi in qualche modo il fatto che tu possa essere scoperto? Tu sei solo un incapace femminuccia. Una costante delusione.”
L’uomo annuisce colpevole.
“Non eri tu quello che diceva che ci si prende sempre un ricordino?”
“Sì…” ammette l'uomo inginocchiandosi per terra, ma mantenendo le mani sulle orecchie.
“Bene, dov’è il mio ricordino?”
Silenzio.
“Dov’è?” l'urlo gli rimbomba in testa. Ripensa al ragazzo e a quando gli ha ficcato un petardo nell'orecchio. Ecco cosa deve aver sentito.
“Nella borsa....” piagnucola l'uomo.
“E dov’è la borsa?”
“L’hanno persa loro. Non è colpa mia…”
“Taci. Quella borsa non avrebbe mai dovuto uscire dalla tua sorveglianza diretta! Adesso, sai cosa succederà razza di cretino? L’apriranno e scopriranno il MIO ricordino e dopo... dopo arriveranno a te e ti porteranno via di qui. Ti piacerebbe?”
L'uomo scuote la testa. Non vuole andarsene da lì è la sua casa ha sempre vissuto lì, lì insieme alla porta.
“Non ho lasciato impronte.” Prova a difendersi. Finalmente stacca la mani delle orecchie e ne mostra i palmi alla porta per farle vedere i polpastrelli bruciati dall'acido.
La porta non dice nulla. L'uomo allora continua a parlare.
“Non c'è nemmeno un capello mio in quella borsa. Lo giuro. Gli indumenti erano nuovi, mai indossati. Acquistati quella mattina per riempire la valigia dove mettere il ricordino. Non potevo tenerlo addosso al momento dell’imbarco. E, comunque, il mio DNA non è registrato da nessuna parte.”
Ancora silenzio. Nella stanza si sentono solo i singulti dell'uomo.
“Ovviamente non ho dato il mio nome.”
Aggiunge tutto d'un fiato.
“Ecco una cosa sorprendente. In effetti, stupido come sei mi aspettavo che lo facessi.”
L’uomo deglutisce. Prova a dire qualcosa. Si blocca riapre la bocca e la richiude.
“Se hai finito, è giunto il momento per espiare le tue colpe.”
L’uomo si rialza. E si avvia verso la porta.
“Dai dopo ti sentirai meglio, lo sai.”
L'uomo sa che la voce dentro la sua testa sta mentendo. Non si sarebbe mai sentito meglio. Non è compito della porta confortare. Il suo compito è punire.
Ciò nonostante, inizia a spogliarsi, rassegnato. Dopo qualche istante si ritrova completamente nudo davanti alla porta. La apre ed entra.
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Re: Alvin Santisky - capitolo 2
nota del correttore di bozze:
faccio notare ai gentili lettori che questo ultimo pezzo non è passato per le mie mani per l'approvazione finale prima della pubblicazione.
ci dev'essere una virgola da qualche parte, nella frase precedente. mettetela dove vi pare.
faccio notare ai gentili lettori che questo ultimo pezzo non è passato per le mie mani per l'approvazione finale prima della pubblicazione.
ci dev'essere una virgola da qualche parte, nella frase precedente. mettetela dove vi pare.

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Re: Alvin Santisky - capitolo 2
Devo dire che un po' si nota...hell_en wrote: nota del correttore di bozze:
faccio notare ai gentili lettori che questo ultimo pezzo non è passato per le mie mani per l'approvazione finale prima della pubblicazione.
Io la metterei alla fine subito prima del punto, con anche un punto e virgola e un punto escalmativo :totoepeppino:ci dev'essere una virgola da qualche parte, nella frase precedente. mettetela dove vi pare.
THIRD PLAYIT BOWL WINNER :figo:
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Re: Alvin Santisky - capitolo 2
sempre colpa mia.Alvise wrote: colpa di aza.
Comunque io questo pezzo non me lo ricordavo di averlo letto....
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Re: Alvin Santisky - capitolo 2
Questo nemmeno io... si fa interessante.azazel wrote: sempre colpa mia.
Comunque io questo pezzo non me lo ricordavo di averlo letto....