Re: topic provvisorio in attesa di delibera

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therussianrocket
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (prima parte)

Post by therussianrocket »

hell_en wrote: beh, allora tutti i modi in cui si chiamano qui non contano. siamo negli states, mica in italia. casomai bisogna guardare come vengono chiamate lì... :figo:

se non c'è, lo creano. mica vorrai che sia alvise a dover adeguarsi... :truzzo:
sei il suo avvocato? :paper:
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hell_en
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (prima parte)

Post by hell_en »

therussianrocket wrote: sei il suo avvocato? :paper:

no, sono il correttore di bozze. e non ho nessuna voglia di sbattermi a verificare se c'è un volo san diego-NY che fa scalo a denver. fa finta che esista e prosegui nella lettura, ok?
altrimenti puoi verificare tu :fischia:
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (prima parte)

Post by chinasky »

hell_en wrote: beh, allora tutti i modi in cui si chiamano qui non contano. siamo negli states, mica in italia. casomai bisogna guardare come vengono chiamate lì... :figo:
Devi comunque ipotizzare un "adattamento ai dialoghi", un adattamento dall'originale. O dobbiamo attenderci insulti tipo "hey tu buco di culo!"? Per cui centimetri è erroneo secondo me. Anche dagli USA, dove mi pare si dicesse shot.
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Alvise
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (prima parte)

Post by Alvise »

russo sei un cazzone.

china, sinceramente mi aspettavo una critica sulla c***ta che sto scrivendo e sul mio pessimo stile, ma provvederò sostituendo l'unità di misura con un'unità di peso iperbolica, dato che appunto la coca si smercia a peso, per cui metterò "tonnellate". :notworthy:

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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (prima parte)

Post by therussianrocket »

hell_en wrote:
no, sono il correttore di bozze. e non ho nessuna voglia di sbattermi a verificare se c'è un volo san diego-NY che fa scalo a denver. fa finta che esista e prosegui nella lettura, ok?
altrimenti puoi verificare tu :fischia:
io ho letto tutto, non è che mi son fermato lì :paper:

Alvise wrote: russo sei un cazzone.
alvise li prende bene gli appunti :paper:
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (prima parte)

Post by chinasky »

Alvise wrote: russo sei un cazzone.

china, sinceramente mi aspettavo una critica sulla c***ta che sto scrivendo e sul mio pessimo stile, ma provvederò sostituendo l'unità di misura con un'unità di peso iperbolica, dato che appunto la coca si smercia a peso, per cui metterò "tonnellate". :notworthy:

angy corretto.
Per ora non c'è nulla da criticare... e poi come si fa a criticare un romanzo a pagina 6?
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (prima parte)

Post by Alvise »

chinasky wrote: Per ora non c'è nulla da criticare... e poi come si fa a criticare un romanzo a pagina 6?
si può si può. Io ho smesso di leggere on the road a pagina cinque, sette volte.
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (prima parte)

Post by Alvise »

(seconda e ultima parte del cap 1)

Il tassista pakistano mi strappa dalle mie riflessioni. Dice quanto gli devo e io gli lascio una lauta mancia. Sarà stata l'ora, ma è riuscito a compiere il percorso Fiorello La Guardia-Central Park in un attimo. Mi fiondo dentro l'atrio del grattacielo in cui vivo. Saluto il vigilante all'ingresso, un simpatico uomo sui quarant'anni, con i capelli a spazzola di cui non so nemmeno il nome e mi avvio all'ascensore. Inserisco la chiave per azionarlo e vado al mio piano. O meglio ai miei piani. Il mio attico si struttura su tre livelli. Non sto manco a descriverlo perchè credo di non essere mai riuscito a visitarlo tutto. Io vivo in sole quattro stanze: il bagno grande (ho un debole per la jacuzzi) la cucina, o meglio il luogo dove ci sono il frigo e il microonde per i cibi precotti (mai cucinato niente in vita mia) la camera da letto, con il letto più alto e grande che possiate immaginare (non sono in grado di alzarmi da un letto basso a causa del ginocchio destro  e per la grandezza, mi piace stare comodo)e ovviamente la sala video, dove domina il mio televisore al plasma da 60 pollici, un meraviglioso sistema home theater, una bella poltrona su cui riposare le mie stanche membra e la mia videoteca, composta solo di partite di football (posseggo tutte le partite mai trasmesse in tv) e qualche film, ovviamente sul football. In tutte e quattro le stanze ho infilato memorabilia che riguardano la mia carriera e il football in generale. Il football avrò smesso anche di giocarlo, ma certo non ho smesso di amarlo.
Come ogni volta che rientro da un viaggio, per prima cosa mi preparo un bagno bollente, lungo tre secoli. Entro nella jacuzzi regolata al massimo della temperatura utile a non ustionarmi e avvio l'idromassaggio. Inumidisco un asciugamano e mi copro il viso. In questo stato così simile al nirvana torno a pensare alla mia vita.
Come detto, ho due ex mogli, in ordine cronologico Vivian e Liza. Vivian era la mia fidanzatina del college, che ha capito fin troppo in fretta che era molto più rilassante fottermi i soldi con un divorzio, che fottermi a letto e prendere uguale. Non che poi lavorasse tanto; il più delle volte ero così sbronzo che manco entravo nel mio letto. Il problema era, almeno a sentire il loro avvocato divorzista, che in quel letto magari non c’entravo nemmeno da solo…
Ho anche due figli: una femmina, Karen, e, appunto, un maschio, Kevin, di sedici e dodici anni. La prima è nata dal mio primo matrimonio con Vivian. Kevin, invece, è il figlio mio e di Liza. Quando erano piccoli li adoravo, ma virtualmente, perché prima di tutto c’erano gli allenamenti, poi le partite e, infine, di nuovo gli allenamenti; e adesso mi stupisco di avere due estranei accanto e di non riuscire a comunicare con loro, se non a suon di assegni intestati alle loro madri. Ragazzi, perdonatemi se sono un pessimo padre e soffrite per colpa mia, ma capitemi, io mi divertivo. Ero il sole, ero eterno, non potevo preoccuparmi di due bambini e adesso… Adesso se non li ho persi per sempre poco ci manca.
Per questo una volta uscito dalla jacuzzi non vado a crollare sulla poltrona a vedermi una partita di football con una birra (ovviamente analcolica) e i salatini, ma, ancora in accappatoio, prendo il telefono accanto al lavandino, ne ho uno in ogni stanza, o almeno credo. Dopo tre squilli risponde la mia ex moglie. La mia seconda ex moglie.
“Immaginavo fossi tu. Lasciami indovinare, domani non vieni a vedere la partita di Kevin…”
La mia dolcissima seconda ex moglie. E non sto scherzando. Dovreste sentire come mi risponde l’altra.
“No, no, avevo solo voglia di sentire Kevin e confermargli l’impegno di domani.”
“Delle due l'una: o tu non sei Alvin Santisky oppure esiste un giocatore di football di nome Kevin che devi intervistare domani e hai sbagliato numero.”
Non posso nemmeno arrabbiarmi. Ha completamente ragione. Il numero di volte che ho bidonato mio figlio è superiore al numero di placcaggi che ho subito in vita mia. Non una cosa di cui andare fieri.
“So che non ci crederai comunque, ma sono proprio io e vorrei parlare con mio figlio.”
“Hai ragione, non ci credo. Kevin, prendi il telefono: è uno sconosciuto che fa finta di essere tuo padre.” Impagabile. Anzi no, so esattamente quanto la pago al mese per farmi prendere per i fondelli. Ma la cosa vergognosa, e non ditelo in giro, se no lei chiederà di più, è che il di più lo meriterebbe.
“Pronto?” chiede Kevin con la sua voce da dodicenne, assonnato.
“Ciao Kevin, sono papà.”
Silenzio. Sbuffo. Altro silenzio. Voce annoiata.
“Lo so, non ti preoccupare. Un impegno improvviso... Non sei riuscito a sganciarti... Non ti preoccupare. Lo so, mi vuoi bene.”
Non pensavo di aver preso così tanti placcaggi.
“No, Kevin. Non è per quello che ti chiamavo, ma era proprio il contrario. Volevo solo darti la conferma che domani ti passo a prendere a casa e andiamo insieme alla partita.”
Silenzio.
“Mamma, hai ragione. Non è papà…”
La simpatia ai miei danni in quella casa si vende un tanto al chilo…
“Domani vediamo se sono io o meno. E per tutto il tempo che tu lancerai, io non farò altro che parlare di football con i genitori dei tuoi amici.” Un colpo basso: so che a lui da fastidio quando mi pavoneggio. Si sente solo un figlio di papà. E, ovviamente, di solito, io passo il pomeriggio al campo parlando di football con i genitori dei suoi amici. Non è sempre colpa mia, mi riconoscono e mi ci tirano dentro nelle conversazioni sul football, ma diciamo che io non faccio nulla per evitarlo.
Un grido dall’altro capo del telefono mi fora il timpano destro.
“Nooooo! Non puoi farlo ogni volta! Tu vieni per vedere me, non per parlare sempre e solo di football.”
Risata mia.
“Kevin, stavo scherzando. Ti prometto che domani vengo con un cappello e occhiali scuri e non mi faccio riconoscere da nessuno.”
“Non ci credo.” sussurra mio figlio con un filo di voce.
“Avresti mai creduto a questa telefonata?”
“No.”
“E allora vedrai che domani ti stupisco ancora.” Il grande Alvin Santisky, sicuro dei propri mezzi.
“Vedremo” risponde il piccolo Kevin Santisky, totalmente insicuro dei mezzi del grande Alvin Santisky.
“Smettila, se no mi sento un padre peggiore di quello che sono stato….” Rifletto su quello che ho detto. Non mi ci vuole molto. “Non dire niente. Lo so pure io…. Adesso ti lascio andare a dormire, immagino che tua madre sia lì davanti dicendo che ti sto facendo fare tardi, vero?”
“Vero” risponde ridacchiando complice.
“Allora ti auguro una buonanotte e ci vediamo domani per la partita, d’accordo Kevin?”
“D’accordo.” dice sempre ridendo. “Buonanotte.”
“’Notte”
Stavo per mettere giù. Poi sento.
“Papà…”
Riporto la cornetta all’orecchio.
“Papà.”
“Sì, Kevin?”
“Ma tu prima delle partite andavi a letto presto?”
Opzione uno: certo Kevin. Riposo e riposo.
La scartai subito. Mio figlio ha preso dal nonno, dalla nonna e dalla madre. È più intelligente di me. Mi scoprirebbe subito a mentire. Inoltre di balle gliene avevo raccontate abbastanza.
Opzione due: la verità. Per questa volta, scelgo la due.
“Di andare a letto presto capitava pure. Ma di riuscire a dormire, manco per sogno. E dopo un po’ finiva che neppure ci andavo a letto, e mi accendevo direttamente la televisione, mi piazzavo sul divano a fissarla inebetito fino alle quattro del mattino oppure mi mettevo a leggere. Quanti libri ho letto, in quelle nottate in bianco, non ne hai idea.”
Rifletto anche su questo e concludo.
“Però a tua madre dì che andavo sempre a letto presto, che poi mi accusa di dare il cattivo esempio. Mi fai questo favore, figliolo?”
Altra squillante risata.
“Vabeneeeeeeeeee.”
“Grazie e buonanotte.”
“Buonanotte, papà.”
Terminata la telefonata, la mancanza del football si fa sentire molto meno.
Decido di andarmene subito a letto. Per cui dopo una rapida, ma efficiente sosta in bagno mi infilo il pigiama e vado sotto le coperte nel mio enorme e altissimo letto. Sono piuttosto stanco, ma il libro, che ho lasciato sul comodino prima di partire per San Diego due giorni prima, devo finirlo, per cui lo prendo in mano e inizio a leggerlo.
Si tratta di Sandy Koufax, “A Lefty's Legacy” la più completa biografia mai scritta su Sandy Koufax. Ogni parola, una staffilata al cuore. Una lettura durissima per me. Io odio Sandy Koufax. Non sto esagerando. Per lui provo lo stesso odio che poteva provare negli anni sessanta un tifoso dei Giants, vedendolo in campo spappolare il proprio beniamino di turno. È qualcosa di profondo, viscerale, radicato in me come il mio amore sconfinato per il football, il che è strano considerando le mie origini. Se sei americano, infatti, il baseball è una fede; se sei un ebreo americano il baseball si riduce a due parole: Sandy Koufax. Persino mio padre, che di sport era interessato meno di niente, me ne parlava con gli occhi estatici. Assurdo. Insomma, le gesta di Koufax lo esaltavano, mentre le mie le snobbava.
Ora, il mio odio per Koufax non deriva per reazione al comportamento di mio padre, o almeno, ne è influenzato in minima parte. No, il mio odio per questo fuoriclasse deriva dal fatto che lui non ha mai sofferto della sindrome post ritiro. Lui ha  deciso di ritirarsi spontaneamente all’apice del successo. Quando era ancora IL lanciatore per antonomasia, l’imbattibile, l’invincibile. È questo che io odio di lui. Un anno vinci 27 partite. Sei in assoluto il lanciatore che concede meno punti agli avversari per un intero anno. Al pensiero dei tuoi lanci veloci tutti se la fanno sotto. No, fermiamoci un secondo a riflettere. L’anno prima del suo ritiro, il buon (si fa per dire) Sandy, sparò la bellezza di oltre trecento strike out. Della serie: un’arma illegale in campo. Tutti ti acclamano, i tuoi tifosi ti venerano, i tuoi avversari ti temono e i tifosi dei tuoi avversari ti odiano. E tu che fai? Decidi di ritirarti a soli 31 anni. E adesso tutti a chiedersi se lui è il migliore di tutti i tempi. Come non odiarlo? Io che di notte mi sveglio ancora con l’odore del cuoio del pallone da football e il rumore dei miei passi sull’erba al momento di uscire dal tunnel. E lui si ritira. Ma come c’è riuscito? Ok, aveva gravissimi problemi al braccio e rischiava seriamente la paralisi se avesse continuato. Eppure...eppure non so ancora come ci sia riuscito. Io avrei continuato anche senza una gamba. E in un certo senso l'ho anche fatto. A 26 anni dopo un infortunio al ginocchio alcuni medici mi hanno consigliato di smettere di giocare. Io ho continuato. Dai 36 a 39 anni, invece, tutti i medici da me interpellati mi ordinavano di ritirarmi. E io imperterrito andavo avanti, altro che ritiro all'apice della carriera...
Comunque. Adesso indovinate qual è il giocatore preferito di mio figlio? Esatto, bravi. Sandy Koufax. Non ci voleva molto. Tutta colpa del nonno che a me raccomandava di studiare e smetterla di perdere tempo con lo sport, che con lo sport non vai da nessuna parte e anche se ci vai rimani sempre un ignorante patentato, e al suo nipotino non fa altro che narrare le gesta di Koufax, spronandolo a coltivare la sua passione per il baseball.
Ogni volta che lo sento fare quei discorsi mi viene voglia di urlare. Comunque, Kevin ha ereditato il mio braccio e questo gli permette un'ottima veloce e un posto assicurato in rotazione. Io avrei preferito che il mio patrimonio genetico lo utilizzasse su un rettangolo verde e non su un diamante, ma tant'è. 
Lanciatore, ebreo (o meglio con un cognome ebraico), nato e cresciuto a New York, per di più mancino e con un padre troppo impegnato a tirare avanti la sua carriera per occuparsi di lui, era ovvio che il suo mito fosse Sandy Koufax.
Però, non è bello quando tuo figlio ha come eroe una persona che tu odi. Non è per niente bello. Ma è mio figlio, e se per riuscire a porre rimedio a tutte le cazzate che ho commesso nel corso degli anni, mi tocca diventare il massimo esperto mondiale di Sandy Koufax, ebbene, lo faccio.
Dopo tre pagine sono già addormentato.
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (prima parte)

Post by polpaol »

Alvise wrote: si può si può. Io ho smesso di leggere on the road a pagina cinque, sette volte.
male :paper:
....IO HO GIOCATO IN UNA GRANDE.... GIOCAVO NEL VERONA..... ABBIAMO VINTO UNO SCUDETTO...ERA UNA GRANDISSIMA SQUADRA QUELLA...LA MIGLIORE DITUTTE
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (prima parte)

Post by KingKaiv »

Alvise wrote: si può si può. Io ho smesso di leggere on the road a pagina cinque, sette volte.
Spero tu abbia perso momentaneamente la vista. Non vedo altro motivo per interrompere la lettura di tale opera d'arte.
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)

Post by multiple »

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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)

Post by Alvise »

multiple wrote: Un anno vinci 27 vittorie
meno male che ci sei te...  :gazza:
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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)

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Avvoca'! Anzi, scritto'! Caccia li sordi!!!

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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)

Post by Alvise »

multiple wrote: Avvoca'! Anzi, scritto'! Caccia li sordi!!!

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Re: Alvin Santisky - capitolo 1 (completato)

Post by multiple »

Comunque questo secondo pezzo non ti e' costato molta fatica, eh... o sbaglio?
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