Vogliamo le prove. :gazza:rodmanalbe82 wrote: l'anno non poteva iniziare meglio.
Re: Life with kangaroos - Rod to Australia
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia

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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
Da qualche parte ha scritto troione asiatiche, quindi io compro sulla fiducia.
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rodmanalbe82
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
ma dove? :lol2:
non è assolutamente vero safe :lol2:
non è assolutamente vero safe :lol2:
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rodmanalbe82
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
l'anno scorso (
) sono andato all'acquario qui a Sydney, molto bello, ma mai come quello di Genova.
Btw, immagine interessante :lol2:

ah, ieri sera mi sono innamorato, lei sembrava anche interessata.
Le ho lasciato il numero sbagliato :lol2:
Btw, immagine interessante :lol2:

ah, ieri sera mi sono innamorato, lei sembrava anche interessata.
Le ho lasciato il numero sbagliato :lol2:
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
Io penso di essere rimasto indietro pero nella tua "avventura".
Se puoi sintetizzare pls.
Resti?
Ritorni?
Ritorni per un periodo corto/medio/lungo e ritorni in Australia?
Ritorni e ti trasferisci da un'altra parte?
Sinceramente non ho seguito tanto (sorry
).
P.S. Se torni in Italia per restare ti conviene metterti in giro per vendere il tuo iPhone :gazza:
Se puoi sintetizzare pls.
Resti?
Ritorni?
Ritorni per un periodo corto/medio/lungo e ritorni in Australia?
Ritorni e ti trasferisci da un'altra parte?
Sinceramente non ho seguito tanto (sorry
P.S. Se torni in Italia per restare ti conviene metterti in giro per vendere il tuo iPhone :gazza:
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rodmanalbe82
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
1) non lo so
2) non lo so
3) non lo so
4) non lo so.
più chiaro di così
spiegami 'sta roba dell'iphone :lol2: un mio amico è tornato e lo usa tutt'ora in Italia
2) non lo so
3) non lo so
4) non lo so.
più chiaro di così
spiegami 'sta roba dell'iphone :lol2: un mio amico è tornato e lo usa tutt'ora in Italia
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
Idem un mio amico in Ungheria.
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
Penso si riferisse al fatto che noi italiani siamo innamorati dell'iphone (topic sui cellulari). Cosa non vera ci sono quelli che lo odiano visceralmente
Per usarlo qui ovviamente nessun problema, basta cambiare sim
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
SafeBet wrote: Rischiato di rimanere chiuso in cucina dopo averla pulita perché la porta s'è rotta. Poi una cicciona ha deciso di fare il bagno alle 11 in piscina e sono riuscito ad uscire da lì (la cucina dà diretta sulla piscina).
Festicciola privata col manager del posto e gli altri ragazzi che lavorano qui. Texas Hold Em, Toohey's New e patatine all'aceto (ma chi ha avuto st'idea infame di mettere l'aceto sulle patatine?). Alle 2 c'ha raggiunto delle ragazzine australiane in costume. Sguaiate, ubriache, al limite dell'anoressia. A me facevan cagare ma penso che qualcuno dei ragazzi abbia concluso.
Anyway, buon 2010.
Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre,rodmanalbe82 wrote: l'anno non poteva iniziare meglio.
l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre,
l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l'Italia, l'Italia che resiste.
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
Ecco la mia routine negli ultimi giorni:
6.30: sveglia. Poi cagata devastante.
6.45: brekky (colazione) generosa a base di toast con marmellata e burro d'arachidi o muesli e cereali con succo d'arancia.
7.30: surf.
8.30: banana che mi salva dallo svenimento.
9.00: surf.
10.00: ritorno in ostello con le poche forze rimaste. Mi addormento.
11.30: pranzo luculliano (in genere due etti di riso o sandwich come piovesse, oggi ho provato la bomba, per la cui descrizione vi rimando a qualche rigo sotto).
12.30: surf.
14.30: guida dello shuttle bus dell'ostello. Faccio diverse corse intervallate da mezzore di inattività. Di solito in queste pause cerco di fare micropisoli per recuperare o scrivo sul forum.
18.30: cena.
19.30: film o internet.
21.00: di nuovo bus.
22.00: pulizia della cucina, cercando di mettere in saccoccia più free food possibile per il giorno seguente. E' infatti pratica comune dei backpackers lasciare un sacco di roba in frigo quando ripartono. Classici babbi di ghezzo.
23.30: letto.
La bomba: pane da sandwich largo e spesso, meglio se integrale e ricoperto di semi. Lo spalmate di burro d'arachidi crunchy. Coprite con un'altra fetta. Poi lo immergete in una banana sbattuta (tipo pappa) e lo mettete in padella con un po' d'olio. Cuocete entrambi lati. impiattate e ci versate sopra la crema di banana rimasta mescolata con sciroppo d'acero. Ieri ne ho mangiati due a pranzo e ho visto la Madonna.
Sempre ieri è partito Antonio, il ragazzo italiano con cui ho surfato nell'ultima settimana. Mi ha insegnato talmente tanto che non saprei davvero come ringraziarlo ed è stata un'eccellente compagnia anche fuori dall'oceano. Di norma non amo parlare italiano quando sto all'estero, ma devo confessare che certi argomenti li svisceri in profondità solo nella tua lingua madre. Mi ha dato molto in queste due settimane.
Ho un nuovo amico che vende la verdura e la frutta al mercato locale della domenica. Oggi mi ha regalato tre funghi e mi ha fatto pagare due dollari quando ne avevo spesi almeno tre, settimana scorsa mezzo chilo di patate. E' serbo, dice che ama l'italia e si è trovato benissimo quando ha lavorato lì. grazie anche a lui.
Oggi riposo, perché il surf mi distrugge. Ho abrasioni e contusioni un po' dovunque. Domani si ricomincia.
6.30: sveglia. Poi cagata devastante.
6.45: brekky (colazione) generosa a base di toast con marmellata e burro d'arachidi o muesli e cereali con succo d'arancia.
7.30: surf.
8.30: banana che mi salva dallo svenimento.
9.00: surf.
10.00: ritorno in ostello con le poche forze rimaste. Mi addormento.
11.30: pranzo luculliano (in genere due etti di riso o sandwich come piovesse, oggi ho provato la bomba, per la cui descrizione vi rimando a qualche rigo sotto).
12.30: surf.
14.30: guida dello shuttle bus dell'ostello. Faccio diverse corse intervallate da mezzore di inattività. Di solito in queste pause cerco di fare micropisoli per recuperare o scrivo sul forum.
18.30: cena.
19.30: film o internet.
21.00: di nuovo bus.
22.00: pulizia della cucina, cercando di mettere in saccoccia più free food possibile per il giorno seguente. E' infatti pratica comune dei backpackers lasciare un sacco di roba in frigo quando ripartono. Classici babbi di ghezzo.
23.30: letto.
La bomba: pane da sandwich largo e spesso, meglio se integrale e ricoperto di semi. Lo spalmate di burro d'arachidi crunchy. Coprite con un'altra fetta. Poi lo immergete in una banana sbattuta (tipo pappa) e lo mettete in padella con un po' d'olio. Cuocete entrambi lati. impiattate e ci versate sopra la crema di banana rimasta mescolata con sciroppo d'acero. Ieri ne ho mangiati due a pranzo e ho visto la Madonna.
Sempre ieri è partito Antonio, il ragazzo italiano con cui ho surfato nell'ultima settimana. Mi ha insegnato talmente tanto che non saprei davvero come ringraziarlo ed è stata un'eccellente compagnia anche fuori dall'oceano. Di norma non amo parlare italiano quando sto all'estero, ma devo confessare che certi argomenti li svisceri in profondità solo nella tua lingua madre. Mi ha dato molto in queste due settimane.
Ho un nuovo amico che vende la verdura e la frutta al mercato locale della domenica. Oggi mi ha regalato tre funghi e mi ha fatto pagare due dollari quando ne avevo spesi almeno tre, settimana scorsa mezzo chilo di patate. E' serbo, dice che ama l'italia e si è trovato benissimo quando ha lavorato lì. grazie anche a lui.
Oggi riposo, perché il surf mi distrugge. Ho abrasioni e contusioni un po' dovunque. Domani si ricomincia.
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
Ho aggiornato il blog. L'ultimo post è un mio piccolo omaggio al surf, che riporto anche qui:
Piove. Sono le sei e mezza del mattino e piove sottile, quasi abrasiva. E dire che ero venuto qui per rincorrere il sole.
Spremo un'arancia e ci butto sopra un po' di muesli. Un pugno, due pugni, facciamo un etto che sennò dopo svengo in acqua. Mangio fuori, vicino alla piscina, sui tavoli di legno. Meglio abituarsi subito all'acqua che ti batte sul viso, alla brezza da ponente che gonfia l'oceano.
Mi metto il costume, il cappuccio della felpa in testa, un asciugamano e una banana nello zaino. La tavola mi batte già sulle costole mentre cammino verso la spiaggia. Sono le sue costole ormai, il suo petto, le sue ginocchia e le reclama ogni volta che mi avvicino all'oceano. Lo capisco mentre attraverso il fiume che oggi la marea è alta, perché corre all'indietro e spinge la sabbia sempre più a fondo.
Poi si apre la scena e ho centottanta gradi di onnipotenza davanti ai miei occhi. Qualcuno è già in acqua, paziente. La prossima onda sarà migliore. Non si surfa contro l'oceano. Si surfa su sua concessione dopo averlo accarezzato, sedotto.
Metto la rashie, una magliettina di licra che mi protegge dal freddo. I capelli sono già bagnati per le gocce che mi cadono in testa da mezzora. Non trovo una ragione valida per lasciare il resto del corpo asciutto a contemplare lo spettacolo. Mi corico sulla tavola e le sussurro che stavolta cercherò di proteggerla, di non abbandonarla ad ogni onda un pochino più potente. Sono le ultime parole dolci, poi verranno solo imprecazioni. Nuoto, con tutta la mia forza, contro quelli che mio nonno chiamava cavalloni. Non andare in acqua che ci sono i cavalloni. Scusa, nonno, ma non ho mai resistito alle dimostrazioni di onnipotenza. Preferisco buttarmici dentro che stare a guardare. Nuoto, mentre la schiuma mi ributta indietro e bevo l'acqua bianca. Cado, mi rimetto sulla tavola e vedo l'onda successiva che si rompe proprio sopra di me. Succede sempre. Io nuoto, e loro mi ributtano indietro.
Io non so prendere le onde, non ancora. Ma penso di aver capito cosa vuol dire surfare. Lo vedo negli occhi degli altri surfisti quando arrivo nella line up e mi siedo ad aspettare l'onda buona, dieci minuti dopo aver lasciato la riva, già esausto. Perché anche nei loro occhi, sotto una pioggia che non smetterà mai, vedo quello che c'è nei miei. La consapevolezza. Sanno che non c'è niente di più bello al mondo di un mare cupo che sfuma verso l'alto, si confonde, e diventa tutt'uno col cielo in tempesta, là dove le nuvole si fanno acqua. E' il nostro orizzonte. Lo vediamo così perché abbiamo l'acqua nello sguardo. Quella dell'oceano o quella della pioggia, non lo so. Ma stare lì seduto, col frastuono delle onde che si rompono da un lato, e il frinire incessante di migliaia di cicale dall'altro, è quello che io chiamo pace.
Piove. Sono le sei e mezza del mattino e piove sottile, quasi abrasiva. E dire che ero venuto qui per rincorrere il sole.
Spremo un'arancia e ci butto sopra un po' di muesli. Un pugno, due pugni, facciamo un etto che sennò dopo svengo in acqua. Mangio fuori, vicino alla piscina, sui tavoli di legno. Meglio abituarsi subito all'acqua che ti batte sul viso, alla brezza da ponente che gonfia l'oceano.
Mi metto il costume, il cappuccio della felpa in testa, un asciugamano e una banana nello zaino. La tavola mi batte già sulle costole mentre cammino verso la spiaggia. Sono le sue costole ormai, il suo petto, le sue ginocchia e le reclama ogni volta che mi avvicino all'oceano. Lo capisco mentre attraverso il fiume che oggi la marea è alta, perché corre all'indietro e spinge la sabbia sempre più a fondo.
Poi si apre la scena e ho centottanta gradi di onnipotenza davanti ai miei occhi. Qualcuno è già in acqua, paziente. La prossima onda sarà migliore. Non si surfa contro l'oceano. Si surfa su sua concessione dopo averlo accarezzato, sedotto.
Metto la rashie, una magliettina di licra che mi protegge dal freddo. I capelli sono già bagnati per le gocce che mi cadono in testa da mezzora. Non trovo una ragione valida per lasciare il resto del corpo asciutto a contemplare lo spettacolo. Mi corico sulla tavola e le sussurro che stavolta cercherò di proteggerla, di non abbandonarla ad ogni onda un pochino più potente. Sono le ultime parole dolci, poi verranno solo imprecazioni. Nuoto, con tutta la mia forza, contro quelli che mio nonno chiamava cavalloni. Non andare in acqua che ci sono i cavalloni. Scusa, nonno, ma non ho mai resistito alle dimostrazioni di onnipotenza. Preferisco buttarmici dentro che stare a guardare. Nuoto, mentre la schiuma mi ributta indietro e bevo l'acqua bianca. Cado, mi rimetto sulla tavola e vedo l'onda successiva che si rompe proprio sopra di me. Succede sempre. Io nuoto, e loro mi ributtano indietro.
Io non so prendere le onde, non ancora. Ma penso di aver capito cosa vuol dire surfare. Lo vedo negli occhi degli altri surfisti quando arrivo nella line up e mi siedo ad aspettare l'onda buona, dieci minuti dopo aver lasciato la riva, già esausto. Perché anche nei loro occhi, sotto una pioggia che non smetterà mai, vedo quello che c'è nei miei. La consapevolezza. Sanno che non c'è niente di più bello al mondo di un mare cupo che sfuma verso l'alto, si confonde, e diventa tutt'uno col cielo in tempesta, là dove le nuvole si fanno acqua. E' il nostro orizzonte. Lo vediamo così perché abbiamo l'acqua nello sguardo. Quella dell'oceano o quella della pioggia, non lo so. Ma stare lì seduto, col frastuono delle onde che si rompono da un lato, e il frinire incessante di migliaia di cicale dall'altro, è quello che io chiamo pace.
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
sciapo'.
io, un pochin-ino-ino-ino-ino, posso capirti.
- 18 e sei a Sydney, non vedo l'ora
io, un pochin-ino-ino-ino-ino, posso capirti.
- 18 e sei a Sydney, non vedo l'ora
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
ahuauhhuauha favolosarodmanalbe82 wrote: l'anno scorso () sono andato all'acquario qui a Sydney, molto bello, ma mai come quello di Genova.
Btw, immagine interessante :lol2:


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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
Molto bello il tuo blog: ma foto niente??SafeBet wrote: Ho aggiornato il blog. L'ultimo post è un mio piccolo omaggio al surf, che riporto anche qui:
Piove. Sono le sei e mezza del mattino e piove sottile, quasi abrasiva. E dire che ero venuto qui per rincorrere il sole.
Spremo un'arancia e ci butto sopra un po' di muesli. Un pugno, due pugni, facciamo un etto che sennò dopo svengo in acqua. Mangio fuori, vicino alla piscina, sui tavoli di legno. Meglio abituarsi subito all'acqua che ti batte sul viso, alla brezza da ponente che gonfia l'oceano.
Mi metto il costume, il cappuccio della felpa in testa, un asciugamano e una banana nello zaino. La tavola mi batte già sulle costole mentre cammino verso la spiaggia. Sono le sue costole ormai, il suo petto, le sue ginocchia e le reclama ogni volta che mi avvicino all'oceano. Lo capisco mentre attraverso il fiume che oggi la marea è alta, perché corre all'indietro e spinge la sabbia sempre più a fondo.
Poi si apre la scena e ho centottanta gradi di onnipotenza davanti ai miei occhi. Qualcuno è già in acqua, paziente. La prossima onda sarà migliore. Non si surfa contro l'oceano. Si surfa su sua concessione dopo averlo accarezzato, sedotto.
Metto la rashie, una magliettina di licra che mi protegge dal freddo. I capelli sono già bagnati per le gocce che mi cadono in testa da mezzora. Non trovo una ragione valida per lasciare il resto del corpo asciutto a contemplare lo spettacolo. Mi corico sulla tavola e le sussurro che stavolta cercherò di proteggerla, di non abbandonarla ad ogni onda un pochino più potente. Sono le ultime parole dolci, poi verranno solo imprecazioni. Nuoto, con tutta la mia forza, contro quelli che mio nonno chiamava cavalloni. Non andare in acqua che ci sono i cavalloni. Scusa, nonno, ma non ho mai resistito alle dimostrazioni di onnipotenza. Preferisco buttarmici dentro che stare a guardare. Nuoto, mentre la schiuma mi ributta indietro e bevo l'acqua bianca. Cado, mi rimetto sulla tavola e vedo l'onda successiva che si rompe proprio sopra di me. Succede sempre. Io nuoto, e loro mi ributtano indietro.
Io non so prendere le onde, non ancora. Ma penso di aver capito cosa vuol dire surfare. Lo vedo negli occhi degli altri surfisti quando arrivo nella line up e mi siedo ad aspettare l'onda buona, dieci minuti dopo aver lasciato la riva, già esausto. Perché anche nei loro occhi, sotto una pioggia che non smetterà mai, vedo quello che c'è nei miei. La consapevolezza. Sanno che non c'è niente di più bello al mondo di un mare cupo che sfuma verso l'alto, si confonde, e diventa tutt'uno col cielo in tempesta, là dove le nuvole si fanno acqua. E' il nostro orizzonte. Lo vediamo così perché abbiamo l'acqua nello sguardo. Quella dell'oceano o quella della pioggia, non lo so. Ma stare lì seduto, col frastuono delle onde che si rompono da un lato, e il frinire incessante di migliaia di cicale dall'altro, è quello che io chiamo pace.
Maybe I destroyed the game. Or maybe, you're just making excuses.
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Re: Life with kangaroos - A Safe Rod to Australia
Oh tra onde e surf mi raccomando....


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Anche la statua della libertà è messa così per ricevere in post basso - F. Buffa
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Anche la statua della libertà è messa così per ricevere in post basso - F. Buffa
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