************************************************************
Ma guarda che novità!
Fabio Capello, parlando con la Gazzetta dello Sport, elogia ancora una volta il calcio inglese, sottolineandone le differenze, in positivo, con quello italiano. Onore a Capello, non per la prima volta. Mi permetto sommessamente di aggiungere che di tutto ciò - e prima ancora che esistesse qualcosa chiamato Premier League - io e tanti altri ci eravamo accorti letteralmente decenni fa. C'erano ancora gli hooligans, anzi erano nel pieno del loro periodo di dominio della scena, quando misi piede in uno stadio inglese per la prima volta: e bastava porgere l'orecchio oltre i cori di insulto e i rumori del tumulto per capire che lo spirito di base era sano, seppur soverchiato dai violenti. Perché anche in quegli anni, perlomeno nella fase di hooliganismo fino ai primi anni Ottanta, non c'erano transenne metalliche: i giocatori si muovevano a pochi metri dal pubblico e non accadeva nulla. Fu a causa di rare invasioni di campo e come effetto di un numero limitato, seppur grave, di sciagure come l'Heysel - avvenuta però in uno stadio straniero, appunto - che furono montate le recinzioni, e la loro estraneità alla mentalità inglese venne poi evidenziata in maniera drammatica ad Hillsborough nell'aprile del 1989: lì, 96 persone morirono schiacciate per la pressione proveniente dalle loro spalle. Al di là di disorganizzazione e colpe, senza la recinzione tutto ciò non sarebbe accaduto: io stesso, in quell'Arsenal-Spurs del 30 agosto 1980 di cui ho già parlato, saltai in campo per mettermi al riparo dagli scontri che erano scoppiati nella North Bank. Scontri, non pressione, ma c'era comunque una via di fuga che ad Hillsborough era stata negata dall'ignavia di autorità che avevano agito frettolosamente alle critiche, peraltro legittime, della Uefa. Dunque, anche in quegli anni lo spirito, hooligans esclusi, era molto migliore di quello degli stadi italiani: la rabbia di alcuni, che c'era e che permane (solo chi non ha mai messo piede in uno stadio, o passa il tempo a parlare con il collega seduto vicino, può non accorgersi che il pubblico inglese non è fatto di persone di raffinata educazione), si esauriva in pochi attimi per poi magari riaccendersi ma mescolarsi a tanto senso dell'umorismo, mentre da noi c'è gente che trascorre l'intera partita con il sangue agli occhi, ed uno dei motivi per cui ho quasi smesso di andare al palasport è l'ira costante di tanti, troppi tifosi che per tutta la durata della gara non fanno altro che insultare chiunque sia a tiro, specialmente l'arbitro o gli arbitri (ci dev'essere una forma di patologia sotterranea che si esprime nei confronti delle figure di ufficiale autorità), mostrando quello che José Mourinho ha presto identificato, ovvero uno scarso amore per lo sport in sé, soppiantato dal gusto per la polemica ad ogni costo e per la volgarizzazione di una disciplina sportiva. Scivolando lateralmente per un attimo, è poi il motivo per cui le trasmissioni sportive italiane hanno sempre una donnetta o elementi extra-calcistici, mentre in Inghilterra (e USA, medesima mentalità e cultura di base) di sport si parla tra tecnici e giornalisti, senza soubrette o comici. Allora, tornando a noi: lo spirito e il gusto del calcio sono sempre stati incomparabilmente superiori, anche nei periodi bui, e non per nulla l'idea alla base di MisterFootball, l'inserto del Guerin Sportivo durato purtroppo (non per me, purtroppo in generale) solo due anni, non aveva nulla a che vedere con una presunta superiorità tecnica o tattica del calcio inglese, che non c'è mai stata, ma con l'atmosfera, l'architettura, l'ambiente, la cultura calcistica. La Premier League non c'entra niente, ed è solo, ora, un porto di mare con protagonisti perlopiù stranieri, ma per fortuna stranieri non sono l'ambiente e il pubblico. Aspetto che va al di là delle mode, che esiste da prima che nascesse questa a volte fastidiosa lega di élite (élite? Mai visto giocare lo Stoke City?) e che esisterà anche dopo, e che ai miei occhi, ma credo anche a quelli di Capello che di calcio sa un milione di volte più del sottoscritto, vale più di dieci trofei internazionali vinti grazie a mercenari che un giorno baciano la maglia dello United e un mese dopo l'emblema del City.




