Io rimango sempre perplesso dai discorsi sui vincenti/perdenti. In Nba ci sono 30 squadre e solo una vince il titolo; considerando le "dinasty", negli ultimi 10 anni hanno vinto il titolo solo 5 franchigie: Lakers, Spurs, Celtics, Heat e Pistons.
Semplicemente, per un 10-15% di giocatori che in carriera ( e aggiungerei all'apice del rendimento) vince un titolo, c'è un altra schiacciante maggioranza che si accontenta dei play-off o al massimo le finali di conference.
Quindi considerare vincente solo chi indossa anelli è fuorviante ai massimi livelli, la competizione è alta e per forza di cose molti giocatori in carriera resteranno senza argenteria. Oltretutto, come ho scirtto sopra, andrebbe anche specificato chi vince un titolo come stella, e non come figurante di fine carriera ( o da rookie inesperto), perchè per un Malone, ad esempio, sarebbe stato differente vincere un titolo nel 1997 a Utah e vincerlo nel 2004 con i Lakers ( pur giocando titolare, ma non più da primo violino).
Per me il giocatore non vincente è quello che non si rpende responsabilità quando servono, che non prende l'ultimo tiro, che sotto di 10 negli ultmi 2-3 minuti smette di giocare, staccando la spina all'intensità.
Credo che tutti conosciamo la pallacanestro un minimo per sapere che si gioca 5 contro 5, 12 contro 12, allenatore cotnro allenatore, squadra contro squadra.
Il mondo Nba ci propone spesso figure mitologiche di campione assoluto e solitario, l'idea che ogni squadra abbia un go to guy pone magari l'accento sulle respnsabilità del singolo trascinatore e non sul resto della squadra. Ma proprio un Iverson versione 2001 fa capire che quel sistema di gioco non può vincere se il resto della squadra non è all'altezza del contesto Finals.
Un esempio di giocatore etichettato sempre come "perdente", o comunque "non vincente": Tracy McGrady.
Le caratteristiche di attaccante superlativo e talento sconfinato hanno sempre dato al giocatore di Houston la responsabilità maggiore negli insuccessi ai playoff. Magari in alcuni frangenti TMac non sarà stato all'altezza, ma in generale parliamo di uno che, quando era in forma, ha sempre messo cifre importanti in ogni gara di post season, innalzando il proprio rendimento rispetto alla stagione regolare. Cosa poteva fare di più, se ai tempi di Orlando i suoi migliori compagni erano Mike Miller e Juwan Howard, con Grant Hill in contumacia? Cosa poteva dare a Houston, nelle ultime stagioni, se non riusciva a giocare più di 30 gare a stagione?
Oppure, un "vincente" come Tim Duncan. Giocatore indiscutibile, miglior pf di sempre, ma anche uno che è cascato in piedi in ogni situazione, se ci pensiamo. Scelto dagli Spurs alla uno, dopo che la franchigia texana ebbe fatto una brutta stagione, si ritrovò da rookie in una squadra solida, con una stella come David Robinson. Dopo due anni, titolo Nba. Meriti suoi certamente, ma se fosse finito nei Celtics di Pitino in quel draft 1997, giocando affianco di A.Walker le successive stagioni, non saprei dire se avrebbe vinto così presto un anello.
Poi, negli anni di fine carriera di Robinson, arrivano delle stelle in divenire come Parker e Ginobili, e il percorso vincente degli Spurs va avanti. Duncan è ovviamente l'uomo franchigia, ma in 4 titoli vinti non ha mai avuto compagni di squadra paragonabili a quelli di gente come Iverson, o McGrady.
Ipotesi: nell'estate 2002 gli Spurs scambiano Duncan per Camby e un rookie Nenè in provenienza da Denver (fantascienza, ucronia, come vi pare). Duncan finisce nei derelitti Nuggets ( il cui roster all'epoca era questo
http://www.basket-stats.info/nba/2002-2 ... denver.htm): forse squadra da Lotteria, sicuro niente play-off. Eppure parliamo di Duncan, se non il migliore giocatore dell'ultimo decennio, quello che se la lotta con Bryant e Shaq.
Il caso Garnett è un altro esempio di come, senza un roster all'altezza, non si vince nulla in Nba: chissà se e quando, con che compagni, vincerà un titolo Lebron, o Dwight Howard, o Anthony, o anche Nowitzky o Nash. Magari in questa stagione, magari no. E se ovviamente LeBron è un gradino, se non due, sopra Howard, Melo, etc, alla fine il Chosen One non vincerà comunque un titolo senza un secondo violino vero alle spalle, o senza una squadra equilibrata, o se ci saranno in giro squadre più forti in assoluto.
Per questo io non vedo grossi perdenti in Nba, ho visto un atteggiamento perdente alle olimpiadi 2004, ai mondiali 2002 e 2006, quando Team Usa poteva fare di più, ma difficilmente potrei imputare ai top player Nba, gente che smania per giocare 40 e passa minuti, gente che vive di statistiche e gloria personale, un atteggiamento da perdenti, da gente senza palle, che non vuole responsabilità o pressione addosso. Al massimo si trova gente che non sa giocare di squadra, egoista e limitata, ma non perdente nel senso di incapace di giocare per vincere e concepire l'idea di vittoria.