The Answer Palermitano wrote:
tiri in te tutto il meglio senza pensare a niente perchè se non lo fai non ci sarà mai un domani. Mentre in tantissime partite, ed in una Regular Season che dura tanti tanti mesi è più facile che ti capitino vari alti e bassi.
Ma nel baseball, a parte giocare concentrati, cosa che tutti dovrebbero fare sempre comunque, non è che puoi metterci più forza o più voglia.
Molti coach di basket mi hanno detto: nel basket l'attacco è talento e allenamento, la difesa, una volta imparata la tecnica, è 80%
voglia di difendere. Nel football, c'è il superamento della soglia del dolore, c'è la
voglia di fare quello sforzo in più. Io ho giocato a rugby e c'è un momento in cui senti che devi tirare fuori quella
voglia, quel negare che la botta che hai preso in effetti ti ha tramortito.
Altri sport, pugilato, ciclismo, lotta hanno elementi che vanno oltre la tecnica e la tattica e scavano nel dolore, nella fatica, nella voglia.
Nel baseball il battitore va a battere con un piano in testa. Ragiona su cosa gli lancerà il pitcher. Cercherà, perchè ha talento ed occhio, di riconoscere i lanci e battere ciò che riesce. Non è che se ha voglia batte meglio. E' questione di riconoscimento della rotazione della pallina.
Il lanciatore (con il suo catcher) a sua volta ha un piano specifico per ogni battitore. A questo lanciamo così, a quello colà. Sul tal conto tiriamo la veloce, o la curva. Poi cerca di eseguire. Lo fa e basta, non è che ha più o meno voglia, anzi se forza perde spesso il controllo. Ecco che allora interviene il pitching coach. E se è stanco non credo che abbia tante chance di recuperare. Le palle si appiattiscono e tutti i lanci diventano uguali e viene colpito. E' stanco, il braccio è stanco, al braccio non spieghi nulla quando è stanco, non ti obbedisce, punto. Ed ecco che il manager deve riconoscere la fatica e mettere un rilievo.
Quindi pensare e cercare di eseguire il lancio.
Pensare e cercare di riconoscere la rotazione della palla.
Poi c'è il talento, la forza di battere e la forza di lanciare, la capacità di creare gli effetti.
In difesa c'è l'agilità, la capacità di mettersi al posto giusto, l'abilità di tiro.
Sulle basi la capacità di correre, la velocità, il riconoscere le traiettorie della palla battuta. Il prendere il tempo al pitcher per rubare.
Credo anch'io che in un 10-0 al nono inning in luglio magari giochino un po' scazzati, mentre in ottobre sono tutti concentrati, ma è un caso estremo. La voglia c'entra molto poco.
La meravigliosa sfida lanciatore-battitore è prima mentale, poi logica, poi di riconoscimento, infine di talento, di atletismo, di potenza. E quando la palla è battuta entra la fortuna e la difesa.
In questo il baseball è unico, quasi scientifico come sport, sebbene giocato da panzoni, giganti, lungagnoni e nanerottoli. Ma bellissimo e drammatico al limite del batticuore.