Re: Naufraghi 2.0

E' il luogo in cui potete parlare di tutto quello che volete, in particolare di tutti gli argomenti non strettamente attinenti allo sport americano...
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

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14
Che accidenti di mattina. Claudio si era svegliato col mal di testa, gli sembrava di non vederci troppo bene, gli erano usciti dei foruncoli, aveva una pesante stitichezza ed aveva dato una terribile ginocchiata sulla vasca da bagno. Il ginocchio sinistro gli faceva ancora un male boia. Come se non bastasse un traffico terribile lo aveva fatto arrivare in ritardo alla villa.
L’architetto della sovrintendenza lo aveva scrutato con un cipiglio niente affatto rassicurante e Claudio non aveva potuto fare a meno di pensare che quel tizio lo avrebbe ricoperto di una autentica valanga di problemi.
“Piacere, mi chiamo Claudio Anselmi…”
“So chi è lei, ma è in ritardo.”
“Si, lo so, vede, il traffico…”
“Anche io ho trovato traffico, ma sono arrivato in orario.”
“Ha ragione, mi scusi.”
“Io sono l’architetto Anastasio De Paolis della Sovrintendenza alle Belle Arti di Napoli.”
“Sì, piacere. Io avevo parlato sempre con il suo collega Esposto…”
“Sì, l’architetto Gaetano Esposto. Ma ora io, che sono un suo superiore, ho avocato la pratica a me, quindi dovrà mostrarmi tutti i disegni e dovrà ricominciare a spiegare tutto dall’inizio.”
Con grande fervore, Claudio cominciò ad esporre per l’ennesima volta il progetto di ristrutturazione della villa con passione e dovizia di particolari. L’architetto lo ascoltava con apparente disinteresse e grande freddezza, qualunque fosse il tono usato da Claudio, tanto che alla fine decise di limitarsi ad una semplice esposizione tecnica.
Quando aveva appunti da fare, De Paolis li esponeva con un atteggiamento supponente e distaccato, che metteva Claudio in grande difficoltà. Non sapeva perché, ma aveva inoltre l’impressione che l’attenzione di De Paolis fosse focalizzata esclusivamente sul convento. Non che Claudio potesse dire esattamente il motivo, tanto era ostentatamente freddo l’architetto della sovrintendenza, ma aveva una sensazione molto forte.
Alla fine il colloquio finì con la freddezza con cui era iniziato e Claudio venne informato che avrebbe dovuto fermare i lavori fino a che il suo progetto non fosse stato esaminato nei dettagli dall’architetto De Paolis. La notizia era deprimente, le cose sarebbero state rimandate fino a chissà quando.
A parere di Claudio la cosa più strana di tutte fu la reazione di Sansevero. Il giovane architetto si attendeva una autentica sceneggiata napoletana, una arrabbiatura pazzesca, invece trovò una reazione quasi annoiata.
“Ah, sì, i lavori saranno sospesi?”
“Eh, sì, e chissà quando potranno riprendere. Non solo bisognerà ricominciare daccapo tutto il lavoro, ma oltretutto questo architetto non mi sembra affatto bendisposto. Non capisco poi perché si accanisca, la villa non è un monumento nazionale.”
“E con questo?”
“Bhè, potremmo far capire con le buone alla sovrintendenza alle belle arti che stanno esagerando, altrimenti potremmo rivolgerci ad un buon avvocato.”
“No, no, lasci perdere, non esageriamo.”
“Come non esageriamo? Lei ha già speso un sacco di soldi, c’è il rischio concreto che questa interruzione faccia ulteriormente levitare i costi, e poi dovremo liberare le imprese, con il rischio di dover prendere accordi con altri a costi diversi.”
“Non si preoccupi, questo semmai è un problema mio.”
“Sì, ma io, nella qualità di suo consulente…”
“Nella qualità di mio consulente farà quello che le dico io, cioè starà calmo, farà il bravo ragazzo e parlerà con tutta calma con l’architetto della sovrintendenza.”
“Ma… ma… così i tempi si allungheranno molto, e dovremo mandare una sospensione alle imprese.”
“La mandi, e non mi faccia perdere altro tempo.”
“La manderò subito. Intanto ne approfitterò per effettuare qualche altro rilievo sulle zone archeologiche.”
“Lasci perdere e se ne stia tranquillo a casa, santo cielo! Ma è stato morso da una tarantola o cosa? Lasci perdere e si limiti a cercare di far sbloccare i lavori.”
Detto ciò, Sansevero attaccò la cornetta non senza una certa violenza, lasciando di sasso Claudio.
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davidvanterpool
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Re: Naufraghi 2.0

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:gazza:
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

15
Le ombre della sera iniziavano a scendere mentre Claudio continuava a pensare, seduto tranquillamente sulla poltrona del suo ufficio.
Accidenti, il comportamento di Sansevero era fin troppo chiaro, era certo che pensava che ci fosse qualcosa nel vecchio convento della villa. Claudio non voleva certo la guerra con il suo committente, ma era roso dalla curiosità; e che diamine, togliere ad un archeologo dilettante la possibilità di uno scavo vero era come togliere il barattolo della Nutella dalle mani di un bambino dopo avergliene fatto sentire l’odore.
Più pensava a questo e più si sentiva indeciso e confuso. Accidenti, che doveva fare? Gli sembrava addirittura di iniziare a non vederci più tanto bene. Perso in questi pensieri, fece un salto quando il telefono squillò.
“Pronto, chi parla?”
“Ciao, Claudio, sono Silvia. Come stai?”
“Io? Bene.”
“Bhè, dalla voce non si direbbe. In ogni modo, che ne diresti di andare a cena insieme stasera?”
“Stasera? Bhè, io, ecco, stasera, forse, però…”
“Insomma, per farla breve non hai impegni!”
“Io…”
“D’accordo, allora passo da te alle otto.”
“Va bene.”
Claudio attaccò la cornetta e rimase lì seduto, con la testa fra le mani.
Quella sera voleva solamente restare da solo a riflettere. O forse no, forse aveva bisogno di vedere gente. Ma non Silvia, non finché non avesse deciso. Ma forse non avrebbe mai deciso se non avesse avuto modo di vedere sia lei che Eleonora. Per farla breve non sapeva che cosa fare. Era in una situazione di grave imbarazzo.
Quando alle otto Silvia suonò, Claudio era ancora lì, seduto vicino al telefono, senza sapere che fare. Ebbe giusto il tempo di lavarsi il viso, mettersi un po’ di dopobarba, infilarsi una giacca sistemarsi bene la camicia dentro i jeans ed uscire.
“Claudio ciao, ma che cos’è quella cera?”
“Quale cera?”
“Hai una faccia che sembri appena uscito da un funerale. Hai problemi o sei solo contento di vedermi?”
“Ma no, niente, va tutto bene.”
“Ma come tutto bene? Con quella faccia? Dai, dimmi che cosa c’è!”
Claudio ricordò che cosa lo faceva arrabbiare di più di Silvia. Se c’era una cosa che non sopportava era questo continuo terzo grado. E che diamine, uno avrà anche diritto di tenersi i propri problemi senza stare lì a spiattellarli ai quattro venti! E poi lui era perfettamente capace di risolverseli da solo, i suoi problemi.
“Va bene, ho capito, per adesso basta domande.”
Come basta domande? Silvia non era mai stata così accondiscendente, anzi, di solito era una incredibile rompiscatole.
“Anzi, una domanda ce l’ho, dove andiamo a cena?”
“Ma, non so, decidi tu. Come vuoi.”
“Come sarebbe a dire? Dai, non fare come al solito, decidi tu.”
“E va bene. Decido io.”
Andarono in una pizzeria del centro storico, una classica pizzeria romana vicino piazza Navona, una di quelle pizzerie con i tavolini di formica, le sedie impagliate, la tovaglia di carta, la birra peroni nelle vecchie bottigliette che forse neanche producono più. Di birre ne bevvero anche troppe, così la lingua si sciolse. Parlarono a lungo, parlarono tanto, come non facevano da tanto tempo, con allegria e leggerezza. Alla fine la ragazza tornò a chiedere:
“Allora, me lo dici cosa non va?”
“Ma nulla!”
“E il lavoro in quella villa a Napoli?”
“A Cuma… non a Napoli.”
“Va bene, ma come va il lavoro lì?”
“Ma… così così.”
“Perché, cosa succede?”
E fu così che, dopo un attimo di titubanza, Claudio si liberò. Parlò, parlò, parlò, raccontò tutto quello di cui aveva voglia di parlare e non aveva ancora parlato con nessuno. Colorì oltremodo vicende e personaggi, dipingendo Sansevero come una specie di padrone delle ferriere ottocentesco, che entra a cavallo nelle sue miniere per frustare i suoi operai, seguendo sogni strani e diversi dalla gente normale, una specie di Fitzcarraldo napoletano. De Paolis fu dipinto come una specie di alchimista luciferino, il predecessore come uno scribacchino senza cervello, tutti dipinti con vivide pennellate e vivaci tratti. La villa fu descritta come un coperchio posto a sigillare chissà quali tesori nascosti, pronti ad essere depredati da Sansevero.
“Senti, sei terribile. Non è possibile ascoltarti.”
“Perché?”
“Ma come? Devi deciderti! Non puoi andare avanti così! Santo cielo, si capisce benissimo che vorresti fare qualcosa ma non ne hai il coraggio, e così ti rovini la vita. Adesso devi piantarla, però, o fai qualcosa o la smetti di pensare a cosa puoi fare.”
“E che dovrei fare, secondo te?”
“E che ne so io? Sei tu a dover decidere, mica io.”
“Ma cosa posso fare? Non voglio perdere questo lavoro.”
“Ed allora smetti di farti tanti problemi.”
“Io non mi faccio tanti problemi.”
“No? Accidenti, sei un bravissimo attore allora, sai che non mi ero mai accorta di quanto sei bravo?”
“Senti, non ho bisogno del tuo sarcasmo!”
“Lo so, hai bisogno di prendere una decisione.”
“E che decisione dovrei prendere, secondo te?”
“Dopodomani è domenica, andiamo insieme a Cuma a vedere che cosa c’è in quella cavolo di villa.”
“Ma… sei pazza!”
“Forse, ma tu lo sei come me. Dopodomani mattina ti passo a prendere, ed adesso paga, che devo andare a casa.”
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

Claudio non ebbe il coraggio di replicare. Pagò ed uscì dalla pizzeria letteralmente furibondo, ma mano mano iniziò a sentirsi sempre più sollevato. Accidenti, per lo meno avrebbe soddisfatto la sua curiosità ed al diavolo Sansevero. Sì, si sentiva sollevato, aveva preso una decisione.
La paura per il mantenimento del lavoro rimaneva, ed anzi continuava a farsi sentire, ma forse non era tanto quella la vera ragione della sua inquietudine.
Se bastava una sola decisione, una sola, per sentirsi meglio, perché avere tanta paura a prenderla? A dire il vero Claudio aveva timore a darsi una risposta. Questa era una situazione che tornava ancora una volta nella sua vita, questo timore di decidere, questo rifugiarsi nelle decisioni prese da qualcun altro per evitare di doverne prendere di proprie.
Aveva scelto architettura perché questo era il sogno di suo padre: diamine, un imbianchino, seppur ritenesse di essere il miglior imbianchino sulla piazza, non poteva avere un sogno diverso dall’avere un figlio che comandasse a bacchetta i suoi colleghi. Anche la decisione di entrare nello studio Tarallucci e Vino era in fin dei conti una decisione del padre, che aveva lavorato per anni per conto di quello studio. Un padre ingombrante e iperdecisionista, certo, ma a Claudio faceva comodo rintanarsi in quelle decisioni come in una tana calda, faceva comodo per non dover agire in prima persona. In fin dei conti così, per ogni errore, ogni caduta, ogni fallimento, aveva la scusa pronta: colpa di mio padre.
L’uscita dallo studio era dovuta a qualche incomprensione con i titolari, alla evidente impossibilità di crescere in quell’ambiente, alla sensazione costante di essere sfruttato, allo scarso guadagno, alla scarsa considerazione, ma soprattutto, cosa che raramente Claudio riusciva ad ammettere a se stesso, era stata quasi cercata dai due architetti. Claudio aveva deciso di uscire soprattutto per la paura di essere prima o poi costretto a farlo, prospettiva che generava in lui un dolore fortissimo. Aveva bisogno di sentirsi approvato, gratificato, apprezzato, cosa, tra le altre, che lo aveva spinto ad impegnarsi gratuitamente in tutte quelle associazioni culturali.
Anche con le ragazze il suo problema era sempre stato lo stesso: la sua paura a decidere ed a prendere impegni aveva sempre avuto come conseguenza la brevissima durata delle sue poche storie. Fino ad una certa età, abbastanza avanzata, a dire il vero, Claudio aveva vissuto solamente amori platonici, anzi, amori platonici non corrisposti, anzi, amori platonici non corrispondibili, vista la sua paura atavica nei confronti dell’altro sesso. Quando finalmente, ben oltre la maggiore età, si era deciso ed aveva cominciato ad uscire con qualche ragazza, le sue storie erano comunque durate pochissimo.
Di cosa si trattasse non avrebbe mai saputo dire, forse per il non voler indagare a fondo, ma questa paura aveva seguito Claudio per tutta la sua vita. Forse, avesse dovuto descriverla, avrebbe potuto definirla paura di non essere all’altezza. Anche ora, non aveva preso una decisione, aveva aderito ad una decisione di Silvia.
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Re: Naufraghi 2.0

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:gazza: :gazza: :gazza:
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Naufraghi 2.0

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16
Il sole caldo di quella mattinata invernale riscaldava la villa di Sansevero, donandole un fascino luminoso, allegro. Non tanto allegra sembrava invece essere Silvia in quel momento.
“Insomma, Claudio, mi hai fatto vedere il panorama, davvero bellissimo, mi hai fatto fare il giro esterno della villa, affascinante, mi hai fatto entrare nella villa e vedere le stanze, ricche e lussuose, mi hai fatto vedere persino i quadri, fra i quali quelli di Luca Giordano, quelli di Salvador Rosa, quello del Cavalier D’Arpino, quello di Giulio Romano, quello del Fattori e persino l’affresco attribuito a Domenichino, che sarebbe stato dipinto dal maestro poco prima di morire, mentre stava lavorando al Tesoro di San Gennaro. Mi hai fatto vedere un sacco di cose bellissime ed affascinanti, ma di queste presunte attività illecite di Sansevero neanche l’ombra. Insomma, vogliamo arrivare al sodo o no?”
“Al sodo?”
“Sì, dai, fammi vedere cosa starebbe facendo di strano e, soprattutto, dove.”
“Mah. In realtà non so esattamente cosa e dove. Ho semplicemente dei sospetti, delle sensazioni. Hai visto che bellissimo palazzo, i marmi, gli stucchi, quella scalinata Rococò che non sfigurerebbe alla reggia di Caserta, i dipinti degni di un museo… eppure la famiglia di Sansevero ha lasciato tutto in abbandono per più di un secolo, nonostante la indubbia fortuna di cui dispongono. Adesso arriva lui, che non mi sembra, a dire il vero, eccessivamente sensibile all’arte e alla storia, e decide di spendere un capitale per restaurare tutto.”
“Fin qui non vedo troppe cose di cui stupirsi. In realtà credo sia una cosa accaduta abbastanza spesso, e, quanto al tuo committente, sei sicuro di averlo ben giudicato? Forse non è affatto insensibile a queste cose, ti è solamente antipatico.”
“Può darsi, ci ho pensato anche io. Le stranezze però sono appena iniziate. Perché, tanto per cominciare, uno con tutti quei soldi fa restaurare tutto questo ben di Dio ad un architetto poco conosciuto anziché scegliere un professionista di fama? E sai come mi ha risposto quando gliel’ho chiesto?”
“Ho dei dubbi, me l’avrai detto solamente dodici o tredici volte, ogni tanto me lo dimentico.”
“Perché ho la passione dell’archeologia. Perché faccio parte di alcune associazioni storiche ed archeologiche. Non ha senso, capisci? Uno come Sansevero si fa restaurare il palazzo da un architetto come Gae Aulenti, Renzo Piano, Mario Botta e se esce fuori qualche reperto chiama una équipe di archeologi da qualche università. Mi spiego?”
“Sì, questo ormai lo so a memoria. Ma il resto? Quello che non mi dici?”
“Il resto? Sono supposizioni, impressioni, sensazioni. Mi è sempre sembrato che Sansevero fosse più interessato alla chiesa, anzi, alla cripta, che al palazzo, che cercasse più di trovare qualche reperto archeologico che di restaurare la sua proprietà. Capisci? Non ho elementi precisi. Ma non è possibile che fosse interessato realmente solo a quello che stavamo trovando: qualche pezzo di colonna, qualche capitello, un paio di bassorilievi, ma niente che Sansevero non potesse comperare, volendo. Inoltre il valore commerciale non basterebbe a spiegare tutta questa spesa. Alla fine della fiera, quanto gli costerebbe tutto l’Ambaradan?”
“Va bene, mi hai riempito di un altro po’ di parole, ma quand’è che andiamo a vedere questa cripta?”
“Vuoi andare a vedere la cripta?”
“Direi.”
“Ma potrebbe essere pericoloso…”
“Ma tu ci andavi.”
“Si, l’ho anche puntellata…”
“Quindi è sicura, adesso!”
“Forse, ma è buia, scura…”
“Abbiamo le torce elettriche. Andiamo.”
“Ma, io…”
“Andiamo!”
“E va bene, andiamo.”
Mentre andavano verso la cripta  Silvia prese Claudio sottobraccio.
“Non vedevi l’ora che qualcuno decidesse per te, vero?”
“Come?”
“Ma sì, morivi dalla voglia di fare quello che stiamo facendo, ma non riuscivi a deciderti, quindi non aspettavi altro che qualcuno decidesse per te, vero?”
“Ma no, che dici?”
“Dai, è stato troppo facile convincerti, è bastato qualche capriccetto… in realtà facevi solamente un po’ di scena per non darmela vinta troppo facilmente, vero?”
“Ma dai…”
Claudio replicava senza troppa convinzione, esprimendosi per monosillabi e tenendo lo sguardo fisso fra le sue scarpe.
I due ragazzi arrivarono alla chiesa, austera e sottilmente inquietante nonostante la sua rovina.
“Ma… di che stile si tratta?”
“Inizialmente romanico, poi rimaneggiato in forme gotiche, rivisitato durante il manierismo ed infine con ritocchi rococò. Prevalgono però il romanico ed il gotico. Vedi, l’impianto è rimasto quello romanico, piuttosto tardo, con pianta basilicale a tre navate, nartece con portico, timpano rialzato, muri in pietra; in epoca gotica è stata fortemente rialzata la navata centrale, tutte le colonne sono state sostituite con pilastri, le finestre sono diventate bifore trilobate. Probabilmente, ma questo non sono in grado di dirtelo con certezza, il soffitto è stato realizzato con volte a crociera affrescate. Peccato che il tetto non esista più. In epoca manierista sono state aggiunte le cappelle laterali, tutte le decorazioni in marmo intarsiato che vedi e quei pochi affreschi rimasti. Alla fine del settecento hanno imbiancato tutto, cosa che ha salvato quei pochissimi affreschi, hanno aggiunto il recinto di ferro battuto e tutti gli stucchi di cui vedi alcuni rimasugli, più alcune tele che oggi sono nella villa.”
“Romanico abbastanza tardo… XII secolo, quindi?”
“Si, forse, chissà... ho realizzato qualche studio superficiale, ma mi sono fermato perché Sansevero non voleva.”
“Sansevero non voleva? Non voleva che tu stabilissi l’età della chiesa?”
“Sembrerebbe così.”
“Ma non ha senso. Non ha nessun senso.”
“Forse non si fida delle mie stime.”
“Forse mi hai suggestionato, ma sembrerebbe quasi che lui conosca bene parecchie cose su questa chiesa ma non voglia fartele scoprire.”
“Ora sei tu che esageri. Mi ha pagato perché io la restaurassi, questa chiesa.”
“Forse… forse voleva che tu non scoprissi qualche particolare, qualcosa di preciso.”
“Non ha senso. Un particolare. Dovrebbe rasentare la paranoia.”
“Oppure, semplicemente, questo particolare per lui è importantissimo. Ma ora basta congetture, andiamo a vedere la cripta.”
“Ma cosa speri di trovare, così, in pochi minuti?”
“Ma chi ti ha detto che voglio stare lì per pochi minuti? E poi ormai sono curiosa. Mi hai regalato un sogno, quello che conta non è sapere come andrà a finire, ma viverlo.”
“Caspita che frase. Aspetta che me la segno. Si tratta di un sogno, quello che conta non è sapere come andrà a finire, ma viverlo. Adesso me la segno.”
“Dai, non prendermi in giro e scendiamo a vedere quest’accidenti di cripta.”
Claudio e Silvia scesero la scala al fianco dell’altare e si addentrarono nell’oscurità, rotta soltanto dalla luce delle torce elettriche. Guardarono a lungo intorno, attoniti, stupiti, presi dalla suggestione del luogo. Soffitti bassi con volte a crociera, una miriade di colonne, ciascuna con un capitello scolpito con figure a bassorilievo ed altorilievo. Sulle pareti, in corrispondenza delle colonne, medaglioni con bassorilievi. Un altare semplicissimo in pietra era quasi dimenticato sul lato opposto a quello della scala. Sulle pareti anelli di ferro evidentemente erano serviti a fissare torce per illuminare. Il pavimento era coperto di terriccio, ma sembrava solido e abbastanza piano.
“Sai, Claudio, è strano, sopra tutta quella rovina…”
“Dovevi vederla prima dei restauri.”
“Sì, va bene, comunque qui invece sembra tutto ben conservato. Forse questa cripta ha resistito semplicemente perché era scavata sottoterra, ma sembra forte il confronto con la chiesa.”
“Ho contribuito anche io, ripulendola e facendo fare qualche piccolo intervento, ma in effetti sembrerebbe quasi che qualcuno abbia restaurato la cripta ignorando la chiesa. Come se la cripta dovesse conservare qualcosa.”
“O nasconderla, Claudio, o nasconderla.”
“Nascondere cosa?”
“Non lo so. Poi, stavo pensando ad un’altra cosa, non mi hai detto di aver trovato molti reperti romani qui attorno?”
“Si.”
“Proprio qui vicino?”
“Si.”
“Sembrerebbe che questo qualcosa sia stato nascosto anche prima della chiesa. Da Romani e da Greci.”
“Non esagerare. Qui ho trovato colonne, capitelli, are, vasi… chissà cosa c’era in origine. Piuttosto…”
“Cosa stai fissando?”
“Forse sei tu che mi hai suggestionato, ma queste sculture mi ricordano quelle che ho visto alcuni anni fa in un’altra cripta, che io supponevo rivelassero il nascondiglio di qualcosa.”
“Di cosa?”
“E che ne so? Non l’ho mai scoperto. Ma non eri tu quella del sogno da vivere?”
“E basta prendermi in giro, dai, piuttosto dimmi che a cosa stai pensando.”
“Vedi quella scultura?”
“Quella Madonna?”
“Madonna? Sarò matto, ma guarda, vedi, la scultura è molto rovinata ed io sto tirando un po’ ad indovinare, ma guarda, su cosa ti sembra che sia seduta?”
“Ah, è seduta… non so, forse su un trono.”
“Un trono, semplice, ma forse è possibile. Ma una Madonna in trono sarebbe la cosa più naturale del mondo in una chiesa. Guarda bene ora, cosa tiene fra le gambe?”
“Tiene qualcosa fra le gambe? Vediamo, forse sì… non lo so, è troppo rovinata.”
“Forse una scala?”
“Una scala? Forse sì , ma non sono sicura.”
“Neanche io.”
“Ma perché dovrebbero aver scolpito una scala fra le gambe della Madonna?”
“Aspetta. In mano, guarda bene, cosa ti sembra che tenga?”
“Potrebbe trattarsi di qualunque cosa. Non lo so.”
“Un libro e uno scettro, forse?”
“Forse, non si capisce bene… ma perché avrebbero dovuto scolpire una Madonna con una scala fra le gambe ed in mano un libro ed uno scettro?”
“Ma perché non si tratta della Madonna, ma dell’Alchimia! Questa è una classica rappresentazione dell’alchimia, si trova para para in un medaglione della chiesa di Notre Dame di Parigi e in innumerevoli altri posti!”
“Ma dai, come puoi esserne sicuro? Potrebbe essere qualsiasi cosa!”
“Vero, ma troppe sculture mi ricordano qualcosa, vedi quel guerriero, per esempio? Mi sembra l’Alchimista che difende l’Atanor, non un san Giorgio o cose simili, e quel compianto sul Cristo morto? Sembra una rappresentazione dei metalli planetari.”
“O sei impazzito completamente o stai riconoscendo qualcosa davvero.”
“Dai, aiutami, in macchina ho la macchina fotografica ed un faro. Scattiamo una foto ad ogni scultura, disegniamo una piantina di questa cripta e mettiamo la posizione di ogni scultura. A Roma, una volta sviluppate le fotografie,  le paragonerò a quelle scattate da Fulcanelli.”
“Fulcanelli? E chi è?”
“Fulcanelli è l’ultimo grande alchimista di cui abbiamo notizia, autore di due grandi libri pubblicati intorno al 1920, Le dimore filosofali ed Il mistero delle cattedrali…”
“Ma allora non leggi soltanto libri gialli!”
“Dai, aiutami o qui facciamo notte.”
Claudio e Silvia lavorarono tutto il resto della mattina e tutto il pomeriggio, senza mangiare né riposare, ma scattarono delle foto a tutte le sculture e disegnarono una mappa della cripta.
Forse era un’illusione, ma sicuramente l’avrebbero coltivata con attenzione e portata avanti fino alla fine. Ormai dovevano vedere dove li avrebbe portati. Non si chiedevano se la loro ipotesi fosse giusta o sbagliata, la seguivano come se fosse un dogma assoluto. D’altra parte, non si era forse Claudio appena appuntata una frase di Silvia? E la frase suonava così: Si tratta di un sogno, quello che conta non è sapere come andrà a finire, ma viverlo.
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davidvanterpool
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Re: Naufraghi 2.0

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Re: Naufraghi 2.0

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17
Claudio passò l’intera notte a lavorare, poi l’intera giornata successiva. Verso mezzanotte si addormentò sulla scrivania. Si svegliò verso le tre, bevve un sorso di vino rosso e si stese sul letto. La mattina dopo si alzò presto e si rimise al lavoro. Non sentiva neanche quella emicrania che lo seguiva sempre, specialmente quando dormiva poco. Qualcuno, non ricordava più chi, gli aveva raccontato che era tipico di coloro la cui madre era stata anestetizzata durante il parto, comunque non riusciva a ricordare un solo momento della sua vita in cui si era sentito la testa completamente lucida e sgombra, come invece era allora.
La mappa della cripta con le foto dei bassorilievi era sul suo tavolo, e lui ormai aveva disegnato su di un lucido una perfetta assonometria con una veloce riproduzione delle sculture stesse. Ai lati dell’assonometria c’erano dei fogli pieni di calcoli, schizzi, appunti disordinati. Alla sua destra c’era un computer acceso, con la ventola del raffreddamento che girava impazzita, su cui erano in funzione i programmi più disparati, da uno di disegno fino ad un database colmo di dati apparentemente incomprensibili. Sulla scrivania a fianco del tavolo da disegno c’erano vari libri aperti, a partire dai libri di Fulcanelli e da quelli di Eliphas Levi, per arrivare alle quartine di Nostradamus ed a  testi strani scritti da anonimi e comprati in bancarelle di ogni parte del mondo. Al fianco dei libri c’erano delle tazzine sporche di caffè, una bottiglia d’acqua, più una confezione di fette biscottate.
Fette biscottate di riso integrale, quelle che lui mangiava solitamente. Di solito le mangiava a colazione, con una tazza di caffè d’orzo ed un cucchiaio di marmellata senza zucchero ed una di miele di acacia, tutto rigorosamente biologico. Solo ora si rendeva conto perfettamente di quanto facesse schifo la combinazione. Aveva tanta voglia di una cioccolata calda con panna, ma non aveva affatto voglia di scendere al bar a prendersela. Aveva tanta voglia di un bel bicchiere di vino, magari un passito, perché no, un Sagrantino di Montefalco oppure un Tocai ungherese, ma aveva solamente una bottiglia mezza vuota di vino biologico dell’Agro Pontino. Aveva voglia di fumare, ma erano cinque anni che aveva smesso. Cavolo, ma come aveva fatto a vivere tutti quegli anni come un monaco buddista che lavorasse come rappresentante di una casa di cura svizzera?
Scriveva fogli su fogli, per poi appallottolarli e gettarli in un cestino stracolmo. Faceva conti in parte con la matita su un blocco note, in parte con una calcolatrice con un rullo, in parte sul computer. Non sapeva più da quanto tempo stava lavorando, quando squillò il telefono.
“Claudio? Ma dove ti sei cacciato?”
“Silvia? Come dove?”
“Ma sì, ti cerco da due giorni, a casa non rispondi, il telefonino è spento!”
“Sono sempre stato qui.”
“Nello studio?”
“Sì.”
“Ma a fare che?”
“A lavorare.”
“Ma a lavorare su cosa?”
“Come su cosa, accidenti? Su quella stramaledetta cripta!”
“Ma hai mangiato?”
“Qualcosa, stamattina.”
“Ho capito. Aspetta, compro un po’ di pizza e ti raggiungo, così ti aiuto pure. Mezz’ora e sono da te.”
“Ma no, che mi aiuti. Ferma…” Ma Silvia, dall’altra parte del telefono, aveva già attaccato la cornetta.
Poco più di un ora dopo i due stavano addentando una pizza con alici, provola e pomodorini.
“Potevi però comprare anche una bottiglia di birra!”
“Birra? Non ci ho pensato… ma tu non eri quasi astemio?”
“Che astemio… lascia perdere.”
“Cosa hai scoperto?”
“Scoperto? Tu hai visto troppi film.”
“Ma quali film? Dai, dimmi che hai scoperto.”
“Ti spiego il lavoro che ho fatto. In primo luogo, vedi, vi sono quattro ordini di colonne, i cui capitelli riproducono motivi presenti nelle cattedrali di Parigi, Amiens, Bourges ed in una croce ad Hendaye.”
“Ma… ma… e che vuol dire?”
“Sono le quattro chiese citate nel libro “I segreti delle cattedrali” di Fulcanelli”, l’unico vero alchimista del XX secolo, l’autore degli unici due capolavori alchemici contemporanei, l’unico che nel ‘900 abbia realizzato la Grande Opera!”
“La grande opera? Cioè? Ha parcheggiato in centro nell’ora di punta?”
“Ma no, dai, la grande opera è la pietra filosofale!”
“Cioè, quella roba che tramuta il ferro in oro?”
“Da un punto di vista squisitamente materiale sì, ma da un punto di vista spirituale innalza l’uomo che la realizza… per i grandi alchimisti solo questa seconda cosa era importante.”
“Sì, vabbè, le fiabe me le racconti dopo, e gli alchimisti sarebbero una specie di stregoni, mi pare, vero?”
“Dipende da quello che tu intendi per stregoni. In realtà furono in parte i precursori dei moderni scienziati, soprattutto dei chimici. La differenza è questa: per uno scienziato se gli ingredienti sono quelli, la ricetta è la stessa, la sequenza, le temperature, gli attrezzi sono gli stessi, il risultato deve essere il medesimo. Sai, il metodo sperimentale.”
“Gli alchimisti, invece, che sostenevano?”
“Che oltre ad attrezzi, materiali, sequenze, temperature ecc… influisce sul risultato anche la cultura e la levatura di chi realizza l’esperimento. Si può dire che mescolavano scienza e magia, grande avanzamento rispetto al medioevo in cui gli uomini di scienza erano tutti un po’ stregoni, il metodo scientifico era ben lungi dall’essere anche solamente immaginato.”
“Va bene. D’accordo, ma questo che c’entra con le sculture della cripta?”
“Non ne ho neanche la più pallida idea.”
“E allora che hai fatto tutti questi giorni?”
“Ho cercato, ho letto, ho studiato…”
“Ti sei divertito.”
“Va bene, mi sono divertito a farlo, ma senza tutto questo lavoro preparatorio non avremmo potuto capire nulla.”
“Ed allora tu cosa hai capito?”
“Bhè, la chiave è la realizzazione della grande opera.”
“Che si realizza?”
“Non lo so.”
“Bene, e che la chiave è la grande opera cosa significa?”
“Non lo so.”
“Insomma, bisogna ricominciare a lavorare da capo!”
“Da capo no.”
“Come no? Mi hai sciorinato una dozzina di - non lo so- di fila!”
“Sì, ma ho individuato il canale giusto. Sicuramente il monaco, se di monaco si trattava, che ha inventato tutto questo ambaradan era un alchimista e, da vero alchimista, ha lasciato dei segnali in codice per chi volesse ripercorrere il suo cammino.”
“Cioè?”
“Cioè ha lasciato gli stessi segnali che hanno lasciato i suoi predecessori nelle grandi cattedrali francesi. Ho un sospetto: mentre gli alchimisti di epoca gotica lasciavano delle tracce per chi avesse voluto riprodurre la Grande Opera, probabilmente questo tizio ha lasciato solamente una specie di caccia al tesoro per ritrovare qualcosa di nascosto.”
“Da cosa lo deduci?”
“Dal fatto che si è limitato a riprodurre pari pari le sculture, senza elaborare nulla. Non è un comportamento da alchimista. Gli alchimisti si divertivano un mondo a confondere le acque, per quale motivo questo avrebbe dovuto perdersi il divertimento?”
“Già, per quale motivo?”
“Ma per facilitare la ricerca, non per complicarla! Un alchimista che fosse entrato nella cripta avrebbe dovuto immediatamente trovare la soluzione dell’enigma!”
“Mamma mia com’è complicato! Mi fai venire il mal di testa!”
“Bisogna solamente trovare il codice.”
“Proverò a guardare anche io. Sono un esperta di enigmi, compro sempre la settimana enigmistica.”
“Ma dai, che settimana enigmistica e settimana enigmistica! Qui siamo di fronte ad un vero, grande enigma, roba da grandi iniziati, mica il quesito con la Susi”
“Ma tu, quante volte l’hai risolto il quesito con la Susi?”
“Ma cosa c’entra questo?”
“Ho capito, mai. Adesso fammi vedere le foto, dai.”
“Va bene, guardati le foto.”
“Ma, quella lì, cosa rappresenta?”
“Il pavimento, ma non c’era nessuna decorazione, perciò non l’ho preso troppo in considerazione.”
“Che cos’è quel buco lì, che sembrerebbe al centro della sala?”
“Al centro? Aspetta, ho fatto la pianta assonometrica, dovrei averci messo anche i buchi… no, non ce l’ho messo quel buco. Un attimo, calcolo se è veramente al centro.”
“No, lascia, mi sembra proprio al centro. A cosa serviva, secondo te?”
“Non so, forse serviva a metterci qualcosa per fare luce, un cero, un candelabro, o qualcosa di simile. Forse serviva per piantarci una croce…”
“Così grande? Che croci avevano! Poi è tondo, non vedi?”
“Si, è circolare…”
“E se servisse per metterci una chiave?”
“Come una chiave?”
“Si, un palo circolare di una certa dimensione, infilato lì dentro, che permetterebbe l’apertura di un qualche cosa…”
“Dai, roba che non si vedeva neanche nei telefilm di “Attenti a quei due”!”
“Ma a quando risale la cripta?”
“Al XVI secolo.”
“E ti pare che nel 1500 e dispari vedessero già Attenti a quei due? Pensa, una cosa lì e… click, un meccanismo scatta!”
“E a cosa servirebbero tutte quelle sculture?”
“Per bellezza, per riempire, o più probabilmente per mettere fuori strada i fessi con la passione per l’alchimia. Dai, andiamo a vedere nella cripta se la mia idea è plausibile. Ma prima è meglio che tu dorma un po’, altrimenti nella cripta ci finisci sepolto.”
“E cosa dovremmo andare a verificare?”
“Guardiamo se c’è qualcosa che sembri un meccanismo e proviamo a pensare a come dovrebbe essere fatta una chiave. Dai, ora vai a dormire, domani ti vengo a prendere ed andiamo alla cripta.”
“Va bene, a domani.”
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Re: Naufraghi 2.0

Post by davidvanterpool »

Guarda Doc che puoi andare ad oltranza, sono qui fino alle 7.......
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?

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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

18

Metro, macchina fotografica, temperino, palo di legno di dimensioni appropriate, ma apparentemente nessun risultato.
Claudio, all’ennesimo tentativo, salì sul palo e ci saltò sopra più volte. L’unico risultato che ottenne fu quello di strapparsi il risvolto dei pantaloni.
“Non mi sembra che tu stia ottenendo grandi risultati. Forse se pronunci le parole magiche…”
“Quali parole magiche?”
“Ma si, quelle dell’alchimista.”
“Silvia, guarda che non è il caso. Mi sono anche rotto i pantaloni.”
“Ma dai, Claudio, che sei ridicolo. Ficchi giù un paletto di frassino, neanche dovessi ammazzare un vampiro, e poi ci salti anche sopra come un deficiente… su, è chiaro, o si è bloccato il meccanismo, dopo secoli, o non è quello il sistema.”
“Senti, allora quale sarebbe il metodo giusto?”
“Non lo so, aiutami tu a pensarci, invece di fare l’antipatico.”
“Hai ragione. Vediamo meglio il foro.”
“Guardiamo. Ma, cosa sono quei segni li sotto?”
“Quali segni? Aspetta, hai ragione!”
“Senti, bisogna che ti calmi e cerchi di fare più attenzione. Se anziché spingere come un Rambo dei poveri avessi guardato meglio li avresti visti anche tu. Dai, calmati e aiutami.”
“Va bene, cerco di stare calmo. Fammi vedere questi segni. Sono segni strani, sembrano quasi… sai, sembrano quasi delle fessure fatte apposta per infilare qualcosa. Ma come hai fatto a vederli? Sono mimetizzati benissimo!”
“Ho guardato con attenzione. Come per il buco, era evidente.”
“Come evidente?”
“Evidente, sai come ho fatto a vederlo?”
“Come hai fatto?”
“Tutte quelle sculture, erano messe li per attirare l’attenzione. Sapevano che forse qualcuno avrebbe potuto scoprire che qui c’era qualcosa da trovare, così hanno riempito la cripta con sculture che apparentemente significassero qualcosa.”
“Perché avrebbero dovuto farlo?”
“Hai detto tu che quelle sculture ti ricordavano qualcosa, no?”
“Caspita se mi ricordavano qualcosa. Le cattedrali di Parigi, di…”
“Fermo, me le hai elencate tutte. Volevano che tutti si concentrassero su quelle e solamente su quelle si rompessero la testa.”
“Hai ragione, io avrei potuto invecchiare su quelle foto e non avrei pensato ad altro!”
“Proprio quello che voleva chi ha decorato questa stanza. Comunque sono stata fortunata. Vedi, qui in fondo, questo buco era coperto. Ci sono i resti del coperchio, rotto. Qualcuno l’ha cercato per un sacco di tempo e, quando l’ha trovato, l’ha rotto.”
“Credo di sapere chi.”
“Così ho visto anche quelle fessure. Se questo era il meccanismo giusto, doveva esserci qualcosa per farlo scattare. Non poteva bastare premere il fondo, ci avevi già provato tu. Ho cercato qualcosa di diverso.”
“L’ha cercato anche qualche altro.”
“Perché?”
“Perché le fessure sono state oliate di fresco. Guarda qui.”
“Ma, e chi le avrà pulite?”
“Già, chi?”
“Già, chi?”
La voce proveniva dalle scale della cripta.
“Ma… ma… ma…”
“La pianti di balbettare, architetto.”
“Ma chi è quello, Claudio?” Disse Silvia, confusa e indecisa se essere spaventata, irritata o solamente curiosa.
“Chi sono, piccola mia? Dovrei fare io questa domanda, dato che io sono il proprietario di questo posto e ho tutto il diritto di stare qui, contrariamente a lei, mi sembra.”
“Si tratta di Gerardo Sansevero, Silvia, il padrone della villa, del convento ed anche di questa cripta. Sansevero, questa è Silvia la mia ragazza.”
“Incantato. Ora mi volete spiegare cosa diamine fate qui o no?”
“Si, dunque, ecco, vede, si, volevo far vedere il posto alla mia ragazza, è molto bello, quindi volevo mostrarglielo.”
“Con una torcia elettrica ed una macchina fotografica?”
“Senza torcia qui non si vede nulla, la macchina fotografica… in un posto così bello la merita, non crede?”
“Sicuramente. Il paletto invece serve nel caso in cui esca fuori un vampiro, non si sa mai. In luoghi come questo.”
“Un vampiro in terra consacrata? Ma che dice?” Intervenne Silvia.
“Silvia, non ti ci mettere anche tu. Il palo non l’abbiamo portato noi, forse sarà servito agli operai.”
“Basta così, Anselmi, non sia ridicolo. Ero lì sopra da oltre un’ora, ho sentito tutto. Come si permette di cercare tesori sulla mia proprietà senza avvertirmi?”
“Non sia sciocco, lei lo sta cercando da sempre, della villa non le interessa niente, la sta ristrutturando solamente per cercare con più agio cosa c’è qui.”
“Non crede che sia un mio diritto?”
“Certamente, se avesse informato la sovrintendenza alle belle arti.”
“Basta. Questo è tutto quello che volevo sentire. Ragazzi, venite.”
A questo richiamo, otto tizi con un fisico degno di un armadio a quattro ante entrarono nella cripta con le pistole spianate.
“Cosa vuol fare, Sansevero, non le sembra di esagerare? Chi sono questi pezzi di Marcantonio? La nazionale di Rugby?”
“Lei non è in condizioni di fare lo spiritoso. Come crede che sia entrato nella cripta al momento giusto? Neanche il più scemo dei giallisti avrebbe potuto immaginare una coincidenza simile e pensare che qualcuno ci credesse. Cosa pensava, che io fossi sceso qui sotto per degli improvvisi bisogni corporali?”
“Mi stava seguendo!”
“Esatto, volevo proprio sapere cosa mangia a merenda, se pane e salame o ricotta ed alici. Cosa crede che mi interessi di seguire lei, Anselmi?”
“Stava facendo sorvegliare la villa! Ci ha visto subito, ma prima di intervenire ha cercato di capire cosa cercavamo e se eravamo sulla strada giusta!”
“Poco alla volta comincia a diventare meno scemo. Di qui ad un paio di secoli sarà divenuto anche furbo. Ammanettateli, ragazzi.”
“Non le sembra di esagerare, Sansevero?”
“Esagerare? Non si preoccupi, tra non molto capirà. Portateli nelle cantine della villa, nella stanza che sapete, e chiudeteli dentro. A dopo, miei cari. Mi dispiace per l’incomodo che le porto al nostro primo incontro, mia cara, ma se la prenda con il suo ragazzo. Mi spiace per lei, ma poteva scegliere cavaliere con più attenzione. Ora addio, Anselmi, io vado a decidere se licenziarla in modo definitivo o meno.”
Sansevero usci dalla cripta, accompagnato da sei sgherri, mentre gli altri due restavano con le pistole puntate su Claudio e Silvia.
“Silvia, sono cavoli amari.”
“Non disperare, Claudio, pensa positivo.”
“Cosa c’è di positivo in questa situazione? Dovrei ammirare il modello di pistola di questi due?”
“No, pensiamo ad una via di uscita.”
“Basta voi. Tu, ammanettali.”
Uno dei due Marcantoni posò la pistola a terra e prese due paia di manette, avvicinandosi a Silvia. Fu allora che Claudio, con un urlo, sferrò un calcio sulla mano dello sgherro armato, facendogli volare via la pistola, mentre Silvia approfittava della sorpresa per colpire a sua volta la pistola dell’altro, facendola scomparire anch’essa nell’oscurità.
“Ed ora a noi tre, miei cari, ma prima devo avvertirvi che sono cintura nera di Karatè, Judò, Aikido e Te Kwon Do. Non scappate, vero? Bene, peggio per voi.”
Con un nuovo urlo belluino, Claudio si lanciò all’attacco, saltando e sferrando un tremendo calcio con il tallone al più vicino dei due armadi a quattro ante. Il tizio alzò appena un braccio, parò il colpo, sferrò un pugno nel costato di Claudio, quindi un calcio dove fa più male e quindi lo stese con un cazzottone alla nuca, esposta, dato che Claudio era piegato a metà dal dolore.
“Potevi stare attento, no? – disse l’altro sgherro – Adesso ci tocca trasportarlo a spalla.”
“Va bene, tu ammanetta la ragazza, a trasportarlo ci penso io. Ma mi sembrava di averlo appena toccato, è andato giù subito, non c’è stato neanche gusto.”
“Ti avevo detto di pensare positivo – mormorò Silvia, mentre uno dei due tizi sollevava Claudio – Non di pensare da deficiente.”
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Re: Naufraghi 2.0

Post by davidvanterpool »

Silvia è veramente odiosa :lol2:
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?

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Re: Naufraghi 2.0

Post by Paperone »

davidvanterpool wrote: Silvia è veramente odiosa :lol2:
Doc mi ha confidato che si è ispirato ad una forumista :fischia:
























scherzo :wub:
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

:lol2: :lol2: :lol2: :lol2:
Ho semplicemente descritto in modo realistico e fedele la psicologia femminile! :lol2: :lol2:
Ovviamente scherzo.
Che dire, inizialmente volevo evidenziare i problemi sentimentali del protagonista, a costo di accentuare il personaggio, poi mi sono lasciato andare a qualche aspetto da avanspettacolo....
d'altra parte Claudio è sempre stato sfigatello, con una vita sentimentale diversa che sfigatello sarebbe? :lol2: :lol2: :lol2: :lol2:

PS il capitolo 20 è lunghissimo, anche per i miei standard...
lo posto una pagina alla volta quando posso.
Last edited by doc G on 28/08/2009, 16:04, edited 1 time in total.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

19

Nebbia. Una nebbia fittissima, assoluta, ed una grande confusione. Fu quello che Claudio provò quando rinvenne, confusione, più che dolore.
“Ma che volevi fare?”
“Uh, Silvia, per favore, la testa mi fa un male boia.”
“Ma te lo meriti, dico, quei tizi fanno i picchiatori di professione e tu tenti di fare con loro il ragazzo dal Kimono d’oro. Mi servivi in forze adesso, per tentare qualcosa. Ragiona prima di muoverti, dico io.”
“Ma come, prima mi dici di pensare positivo e poi…”
“Di pensare positivo, non di pensare da stupido. La strategia è la cosa più importante, dovresti averlo capito.”
“Ma lascia perdere.”
Nel mezzo della discussione la porta si aprì ed entrò Sansevero accompagnato da due scagnozzi.
“Mi dispiace di interrompere ancora una volta un siparietto fra di voi.”
“Sansevero, per una volta tralasci di utilizzare il suo discutibile talento da cabaret di provincia e giunga al sodo.”
“Amico mio, non sia sgarbato e si metta comodo.”
“Comodo con queste manette ai polsi?”
“Stia calmo, fra non molto potrei anche decidere di togliervele.”
“Si, dopo avermi, come dice lei, licenziato in modo definitivo.”
“Non è detto, credo proprio di non dovermi più preoccupare di lei, deciderò con calma della vostra sorte.”
“In che senso non dovrà più preoccuparsi di noi?”
“Vede, se deciderò di lasciarvi andare sarà per il grande piacere di queste conversazioni, non certo per la simpatia che lei mi ispira.”
“Parla come il protagonista di un film western di serie B.” Intervenne Silvia.
“Mia cara, fossi in lei starei attento prima di parlare, si ricordi che lei, in definitiva, è nelle mie mani.”
“Senta, lei mi ha incuriosito molto. Cosa ha in mente?”
“Caro Anselmi, cose che lei non può nemmeno immaginare. Forse… ma si. Voi due, fissate le manette a quella catena ed uscite.”
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

I due sgherri obbedirono immediatamente.
“Oltre ad averci sistemato in modo ancora più scomodo, perché ha fatto uscire i suoi uomini?”
“Perché devo fare ancora qualche prova, prima di poter abbandonare qualunque cautela. Devo essere completamente sicuro.”
“Sicuro di cosa? Lei si sta divertendo ad incuriosirmi, non neghi.”
“Non nego. Comunque, è ora di venire al dunque. Non so se ha mai fatto caso. Tutte le religioni del mondo hanno due oggetti sacri: Un contenitore ed un’arma. Cristianesimo? Come contenitore ha il calice della comunione ed il ventre della Madonna, come arma il bastone del prete dei cattolici, il pastorale o il bastone del pastore dei protestanti, nonché la stessa croce. Per non parlare di miti come Santo Graal, Excalibur, la spada di San Martino o quella di San Pietro, ostensori, pissidi, reliquiari e simili…”
“Si, fin qui ci siamo. Non ho bisogno di grandi conferenze in proposito.”
“Ebraismo: c’è l’imbarazzo della scelta. Mi limito all’arca dell’alleanza ed alla mazza di Mosè, non credo che serva altro. Islam? La mezzaluna o la scimitarra come arma ed il Corano e la Pietra Nera come contenitori. Zoroastrismo? Il contenitore del fuoco sacro ed il pastorale di Aura Mazda. Gli antichi Greci? L’imbarazzo della scelta, tra vasi di Pandora, officine di Vulcano, Fulmini di Giove e cose simili.”
“Senza andare tanto oltre, possiamo parlare di simboli di maschile, l’arma, e femminile, il contenitore.”
“Non solo, mio caro, non solo.”
“Cosa vuol dire?”
“Cominciamo dall’inizio. Le prime civiltà da noi conosciute. Valle dell’Indo, Mesopotamia, Egitto.”
“Ma cosa c’entrano con un’arma ed un contenitore?”
“C’entrano. Su tre, due sono state infinite volte sconvolte da guerre, invasioni, rivoluzioni. Una no.”
“Si, l’Egitto. E allora?”
“Allora calma, mi dia tempo.”
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