Re: Naufraghi 2.0
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Re: Naufraghi 2.0
7
Claudio fu sorpreso quando si rese conto di come voleva lavorare Sansevero. Dopo alcuni sopralluoghi, dovette discutere ogni aspetto del progetto con un architetto della sovrintendenza alle belle arti di Napoli. Anche se non sembravano esserci particolari vincoli relativi agli immobili, Sansevero sembrava voler agire con una scrupolosità che non gli sembrava propria.
Forse non era poi così disinvolto come sembrava essere.
Claudio strinse rapidamente un buon rapporto con l’architetto De Robertis, l’uomo della sovrintendenza con cui doveva lavorare, ed il progetto proseguiva speditamente. La villa era in buone condizioni, era stata già ristrutturata una trentina di anni prima e quindi aveva già gli impianti elettrici ed idrici; dovevano essere completamente ricostruiti, ma il lavoro ne risultava molto facilitato. Sansevero inoltre accettava qualunque suggerimento di De Robertis senza batter ciglio, quasi con noncuranza, quindi Claudio poteva lavorare sul suo progetto senza problemi.
Anche sul convento sembrava incredibile l’accondiscendenza di Sansevero. Affermava di volerlo restaurare non per sfruttarlo in qualche modo, ma solamente per aumentare il valore della villa e per poter ospitare in quegli antichi ambienti qualche amico. Sembrava poi tenere in modo particolare alla chiesa. Il tetto era crollato da chissà quanto tempo e gli stessi affreschi, che sicuramente l’avevano abbellita in origine, erano ormai scomparsi in modo irreparabile, ma le strutture murarie sembravano buone. Sembrava quasi che nei secoli quelle pareti di pietra, già di per sé solide, avessero subito alcuni interventi di rafforzamento.
Il lavoro proseguiva in modo molto spedito, quello che non procedeva affatto era il rapporto fra Claudio e Silvia. Da quando Claudio aveva iniziato il progetto, lei era stata sempre più fredda con lui, le cose sembravano andare sempre peggio.
Claudio fu sorpreso quando si rese conto di come voleva lavorare Sansevero. Dopo alcuni sopralluoghi, dovette discutere ogni aspetto del progetto con un architetto della sovrintendenza alle belle arti di Napoli. Anche se non sembravano esserci particolari vincoli relativi agli immobili, Sansevero sembrava voler agire con una scrupolosità che non gli sembrava propria.
Forse non era poi così disinvolto come sembrava essere.
Claudio strinse rapidamente un buon rapporto con l’architetto De Robertis, l’uomo della sovrintendenza con cui doveva lavorare, ed il progetto proseguiva speditamente. La villa era in buone condizioni, era stata già ristrutturata una trentina di anni prima e quindi aveva già gli impianti elettrici ed idrici; dovevano essere completamente ricostruiti, ma il lavoro ne risultava molto facilitato. Sansevero inoltre accettava qualunque suggerimento di De Robertis senza batter ciglio, quasi con noncuranza, quindi Claudio poteva lavorare sul suo progetto senza problemi.
Anche sul convento sembrava incredibile l’accondiscendenza di Sansevero. Affermava di volerlo restaurare non per sfruttarlo in qualche modo, ma solamente per aumentare il valore della villa e per poter ospitare in quegli antichi ambienti qualche amico. Sembrava poi tenere in modo particolare alla chiesa. Il tetto era crollato da chissà quanto tempo e gli stessi affreschi, che sicuramente l’avevano abbellita in origine, erano ormai scomparsi in modo irreparabile, ma le strutture murarie sembravano buone. Sembrava quasi che nei secoli quelle pareti di pietra, già di per sé solide, avessero subito alcuni interventi di rafforzamento.
Il lavoro proseguiva in modo molto spedito, quello che non procedeva affatto era il rapporto fra Claudio e Silvia. Da quando Claudio aveva iniziato il progetto, lei era stata sempre più fredda con lui, le cose sembravano andare sempre peggio.
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Toni Monroe
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Re: Naufraghi 2.0
Devo colmare la lacuna, Doc (mea culpa), ma prima un mio intermezzo. Cronaca anche piuttosto reale, pur rimanendo sul vago. :D
(Ore 7 e 20 circa -in trasferta-)
(Pescando a piene mani in sacche -quasi sconosciute- di esistenza) Nel buongiorno c'è la consapevolezza di una partenza che non riporterà -davvero- indietro la stessa persona che se n'era andata, perchè si cambia sempre -almeno- un po'. E Dirsi addio è un po' morire, recita un detto francese, cui il buon Raymond Chandler fece fare una chiosa da uno dei più celebri investigatori privati della letteratura poliziesca: hanno un detto per tutto, quei bastardi. Devo dire -però- che i francesi con cui son stato a contatto io in terra vacanziera non eran poi male; erano -invece- piuttosto affabili. La geografia amicale fa sì che si ritrovino nello stesso posto -estraneo per tutti- una veneta, un romano d'origine pugliese e un milanese d'origini siciliane. Dividendosi agi e disagi si son conosciuti un po', condividendo anche quella tipica leggerezza del periodo vacanziero che ha portato il romano a vincere le -deboli- resistenze della veneta per passare insieme una giornata conclusa poi con una cena a due. Con la veneta che poi -ovviamente?- scambia il nr di telefono col milanese (assente a giornata termale e cena serale). Non son mica i treni che non passano, è che tante volte non ci vogliamo salire.. Un periodo di lavoro -anche intenso- per le gambe si è concluso con la sensazione di un arricchimento interiore che ha come segni esteriori strette di mano e sorrisi furtivi; pacche sulle spalle e bonarie prese in giro. Prezzi contrattati come se si stesse a un mercatino delle pulci, quando invece si stava su un taxi o in una biglietteria. Sconosciuti lieti di magnificare le virtù di acque termali miracolose, nonostante la difficoltà di farlo utilizzando una lingua ponte che scricchiola paurosamente sotto l'impeto delle acque del fiume ignorantia.. Dialoghi fitti via sms o a voce con persone che aspettano -solo- di accoglier la tua mano nella loro per sancire de visu una simpatia e un'ospitalità di cui -peraltro- non potresti mai dubitare. Non sarà in quest'occasione, ma ce ne saranno altre.. Ed è così che torniamo a noi..
(Ore 7 e 20 circa -in trasferta-)
(Pescando a piene mani in sacche -quasi sconosciute- di esistenza) Nel buongiorno c'è la consapevolezza di una partenza che non riporterà -davvero- indietro la stessa persona che se n'era andata, perchè si cambia sempre -almeno- un po'. E Dirsi addio è un po' morire, recita un detto francese, cui il buon Raymond Chandler fece fare una chiosa da uno dei più celebri investigatori privati della letteratura poliziesca: hanno un detto per tutto, quei bastardi. Devo dire -però- che i francesi con cui son stato a contatto io in terra vacanziera non eran poi male; erano -invece- piuttosto affabili. La geografia amicale fa sì che si ritrovino nello stesso posto -estraneo per tutti- una veneta, un romano d'origine pugliese e un milanese d'origini siciliane. Dividendosi agi e disagi si son conosciuti un po', condividendo anche quella tipica leggerezza del periodo vacanziero che ha portato il romano a vincere le -deboli- resistenze della veneta per passare insieme una giornata conclusa poi con una cena a due. Con la veneta che poi -ovviamente?- scambia il nr di telefono col milanese (assente a giornata termale e cena serale). Non son mica i treni che non passano, è che tante volte non ci vogliamo salire.. Un periodo di lavoro -anche intenso- per le gambe si è concluso con la sensazione di un arricchimento interiore che ha come segni esteriori strette di mano e sorrisi furtivi; pacche sulle spalle e bonarie prese in giro. Prezzi contrattati come se si stesse a un mercatino delle pulci, quando invece si stava su un taxi o in una biglietteria. Sconosciuti lieti di magnificare le virtù di acque termali miracolose, nonostante la difficoltà di farlo utilizzando una lingua ponte che scricchiola paurosamente sotto l'impeto delle acque del fiume ignorantia.. Dialoghi fitti via sms o a voce con persone che aspettano -solo- di accoglier la tua mano nella loro per sancire de visu una simpatia e un'ospitalità di cui -peraltro- non potresti mai dubitare. Non sarà in quest'occasione, ma ce ne saranno altre.. Ed è così che torniamo a noi..
"Orgoglioso di non essere uno di loro." Paolo Maldini
Toni.
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Re: Naufraghi 2.0
8
Claudio fremeva d’eccitazione. Incredibile, non si sarebbe mai aspettato una cosa del genere. Quel vecchio trombone forse non aveva tutti i torti. Naturalmente nessun Tuthankhamon che facesse l’occhiolino da sotto un capitello, ma alcuni resti romani nei pressi del convento medioevale, un rocchio di una colonna e qualcosa che sembrava una testa di marmo, non erano cose di tutti i giorni. Per prima cosa Claudio corse ad avvertire Sansevero.
“Cosa ha trovato?”
“Una testa di marmo ed una colonna, erano parzialmente sepolti vicino al portale di ingresso al chiostro…”
“Solamente questo?”
“Come solamente? Cosa si aspettava?”
“Senta, lei continui a lavorare, io verrò domani.”
“Non è il caso di avvisare qualcuno?”
“No, lei prosegua.”
Claudio era sempre più perplesso riguardo al suo committente. Non volle però discutere immediatamente per quello che poteva essere un piccolo ritrovamento senza importanza. In fin dei conti ancora mancava parecchio per la concludere il progetto, finché non fossero iniziati i lavori non si correva il rischio di rovinare nulla.
Ormai Claudio sfruttava i suoi sopralluoghi soprattutto per esaminare la zona del convento: spesso trovava qualche reperto romano parzialmente sotterrato, in ogni caso si divertiva moltissimo ad immaginare cosa potesse essere nascosto sotto quelle mura, fantasticava, immaginava, si vedeva già nei panni di Indiana Jones. Quello che lo metteva in difficoltà erano i suoi rapporti con Sansevero: non voleva nascondergli alcun ritrovamento, ma ormai era certo che il suo committente nascondesse ogni reperto senza comunicare nulla a nessuno. Per un iscritto a tutte quelle associazioni era un crimine inaccettabile, ma d’altra parte non voleva neanche inimicarsi il suo datore di lavoro, col rischio di perdere il primo lavoro importante che gli era capitato da quando si era messo in proprio.
Claudio fremeva d’eccitazione. Incredibile, non si sarebbe mai aspettato una cosa del genere. Quel vecchio trombone forse non aveva tutti i torti. Naturalmente nessun Tuthankhamon che facesse l’occhiolino da sotto un capitello, ma alcuni resti romani nei pressi del convento medioevale, un rocchio di una colonna e qualcosa che sembrava una testa di marmo, non erano cose di tutti i giorni. Per prima cosa Claudio corse ad avvertire Sansevero.
“Cosa ha trovato?”
“Una testa di marmo ed una colonna, erano parzialmente sepolti vicino al portale di ingresso al chiostro…”
“Solamente questo?”
“Come solamente? Cosa si aspettava?”
“Senta, lei continui a lavorare, io verrò domani.”
“Non è il caso di avvisare qualcuno?”
“No, lei prosegua.”
Claudio era sempre più perplesso riguardo al suo committente. Non volle però discutere immediatamente per quello che poteva essere un piccolo ritrovamento senza importanza. In fin dei conti ancora mancava parecchio per la concludere il progetto, finché non fossero iniziati i lavori non si correva il rischio di rovinare nulla.
Ormai Claudio sfruttava i suoi sopralluoghi soprattutto per esaminare la zona del convento: spesso trovava qualche reperto romano parzialmente sotterrato, in ogni caso si divertiva moltissimo ad immaginare cosa potesse essere nascosto sotto quelle mura, fantasticava, immaginava, si vedeva già nei panni di Indiana Jones. Quello che lo metteva in difficoltà erano i suoi rapporti con Sansevero: non voleva nascondergli alcun ritrovamento, ma ormai era certo che il suo committente nascondesse ogni reperto senza comunicare nulla a nessuno. Per un iscritto a tutte quelle associazioni era un crimine inaccettabile, ma d’altra parte non voleva neanche inimicarsi il suo datore di lavoro, col rischio di perdere il primo lavoro importante che gli era capitato da quando si era messo in proprio.
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Re: Naufraghi 2.0
Non siamo neanche a metà di cavoli illirici ed ho ripreso a scrivere il velocista più pistola del west, di cui sono arrivato a pagina 64 e sono lontano dalla conclusione.
Alexander Dumas figlio mi fa una pippa (solo per quanto riguarda la prolissità, purtroppo!).
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Re: Naufraghi 2.0
9
Il fango restava attaccato ai calzari e rendeva difficile l’incedere, la pioggia cadeva con insistenza, il freddo penetrava nelle ossa, ma occorreva avanzare. Nessuno pensava realisticamente ad una incursione in pieno inverno, ma era comunque necessario un controllo attento del territorio. Non era una bella vita, ma comunque era sempre meglio che fare il mendicante a Roma.
Marco incedeva stancamente per quella pianura della Pannonia, disciplinatamente in fila con gli altri legionari, senza rompere lo schieramento. D’altra parte sapeva ormai bene che ad una attenta disciplina era legata la sua sopravvivenza in quel luogo ostile, un concetto che veniva sempre ripetuto a tutta la legione anche dal comandante, il prode Settimio Severo.
Soltanto alla sera il manipolo rientrò nell’accampamento, in cui i legionari si affrettarono a consumare il magro rancio, per poter quanto prima riposarsi.
“Vita grama.” Esclamò Caio Cocceio, il miglior amico di Marco.
“Non lamentarti, qui almeno si mangia senza dover chiedere l’elemosina e le giornate non sono tutte uguali!”
“Sei matto, Marco? Qui si crepa di freddo per tutto l’inverno, in compenso d’estate si muore di caldo. L’umidità si taglia col coltello, gli insetti ti divorano e bisogna mandare giù sempre le stesse cose. Se vogliamo i Barbari ti rompono i calzari in continuazione, non c’è una città decente, artigiani neanche a parlarne, le donne non si fanno vedere… devo continuare?”
“No, no. Hai reso l’idea. Vedi, però, io prima lavoravo in una taberna che vendeva verdura, mi spaccavo la schiena per pochi sesterzi ed ero ritenuto fortunato perché avevo una fonte di guadagno. Un giorno ero lì a scaricare cavoli, quando mi viene da chiedere al padrone della taberna perché avesse liberato dalla schiavitù me, un povero ignorante illirico. Sai che mi risponde?”
“No.”
“Mi dice: Secondo te, conviene di più avere una moglie o una puttana?- lì per lì mi prende in contropiede – una puttana, prosegue, perché almeno paghi le prestazioni e lì finisce, mentre una moglie la devi sempre mantenere, vada come vada. Hai capito la sottile metafora?”
“Altroché, erano cavoli tuoi, anzi, visto che sei illirico, erano cavoli illirici.”
Il fango restava attaccato ai calzari e rendeva difficile l’incedere, la pioggia cadeva con insistenza, il freddo penetrava nelle ossa, ma occorreva avanzare. Nessuno pensava realisticamente ad una incursione in pieno inverno, ma era comunque necessario un controllo attento del territorio. Non era una bella vita, ma comunque era sempre meglio che fare il mendicante a Roma.
Marco incedeva stancamente per quella pianura della Pannonia, disciplinatamente in fila con gli altri legionari, senza rompere lo schieramento. D’altra parte sapeva ormai bene che ad una attenta disciplina era legata la sua sopravvivenza in quel luogo ostile, un concetto che veniva sempre ripetuto a tutta la legione anche dal comandante, il prode Settimio Severo.
Soltanto alla sera il manipolo rientrò nell’accampamento, in cui i legionari si affrettarono a consumare il magro rancio, per poter quanto prima riposarsi.
“Vita grama.” Esclamò Caio Cocceio, il miglior amico di Marco.
“Non lamentarti, qui almeno si mangia senza dover chiedere l’elemosina e le giornate non sono tutte uguali!”
“Sei matto, Marco? Qui si crepa di freddo per tutto l’inverno, in compenso d’estate si muore di caldo. L’umidità si taglia col coltello, gli insetti ti divorano e bisogna mandare giù sempre le stesse cose. Se vogliamo i Barbari ti rompono i calzari in continuazione, non c’è una città decente, artigiani neanche a parlarne, le donne non si fanno vedere… devo continuare?”
“No, no. Hai reso l’idea. Vedi, però, io prima lavoravo in una taberna che vendeva verdura, mi spaccavo la schiena per pochi sesterzi ed ero ritenuto fortunato perché avevo una fonte di guadagno. Un giorno ero lì a scaricare cavoli, quando mi viene da chiedere al padrone della taberna perché avesse liberato dalla schiavitù me, un povero ignorante illirico. Sai che mi risponde?”
“No.”
“Mi dice: Secondo te, conviene di più avere una moglie o una puttana?- lì per lì mi prende in contropiede – una puttana, prosegue, perché almeno paghi le prestazioni e lì finisce, mentre una moglie la devi sempre mantenere, vada come vada. Hai capito la sottile metafora?”
“Altroché, erano cavoli tuoi, anzi, visto che sei illirico, erano cavoli illirici.”
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Re: Naufraghi 2.0
10
Che bella via Caracciolo la sera, quando scende il tramonto tingendo di rosso il golfo di Napoli ed un venticello fresco viene ad attenuare la calura del giorno!
Questo pensava Claudio passeggiando lentamente vicino al mare di Napoli.
Si era fatto una doccia, si era cambiato d’abito ed ora stava attendendo il momento dell’appuntamento con quei suoi vecchi compagni di università. Intanto però si godeva quei momenti così rilassanti.
Impiegò molto tempo ad arrivare fino alla imponente mole del Maschio Angioino, lentamente sfilò il Teatro San Carlo ed il palazzo reale, fino ad arrivare a piazza del Plebiscito. Era un posto banale per un appuntamento, ma era sempre e comunque un bel posto.
Non sapeva dire cosa lo attirasse di quella piazza, non certo la fredda e banale mole della chiesa di San Francesco da Paola, che non poteva soffrire, neanche il palazzo reale, bello, certo, ma il Fontana aveva fatto molto meglio in altre occasioni, non le statue, non il Gambrinus… insomma, non sapeva perché, ma passeggiare in quella piazza gli piaceva immensamente.
Claudio guardò l’orologio: erano le sette e venti, l’appuntamento era alle sette e tre quarti, quindi era in anticipo. Andò quindi al Gambrinus a bersi un’acqua tonica, pensando che in quel posto erano avvenute le discussioni fra D’Annunzio e Di Giacomo, che lì erano passati tutti i personaggi più importanti della cultura napoletana dal Croce in poi, e quella acqua tonica gli sembrò divina.
Alle sette e tre quarti in punto arrivarono i suoi due amici.
“Claudio, come stai?”
“Francesco, Gennaro, io benissimo, e voi?”
“Da dio!!!”
Dopo oltre un’ora di rievocazioni a Claudio cominciò a venire fame e propose di andare a mangiare una pizza. Dopo una mezz’ora di discussioni, venne scelta la pizzeria “Pulcinella Affamato”.
“Prenotiamo subito o tra un po’? in fondo è presto, sono solo le dieci!”
“Guarda, se non metto qualcosa sotto i denti in fretta ti addento quello strato adiposo che fa bella mostra di se sotto la tua cintura.”
“D’accordo, d’accordo, andiamo.”
Quando entrarono da “Pulcinella Affamato” non trovarono molta gente, d’altra parte erano le dieci e mezza, presto per cenare per un napoletano, quindi poterono scegliere il tavolo con comodo. Claudio voleva un tavolo all’aperto, con vista sul mare, ma gli altri due lo obbligarono quasi a sedersi in un tavolino all’interno.
“Io non capisco, perché questo tavolo?”
“Capiamo noi…”
“E fate capire anche me!”
“Girati un attimo di spalle, esattamente a centottanta gradi… poi capirai.”
Claudio si voltò e capì istantaneamente. Nel tavolo alle sue spalle erano sedute due ragazze e, se una era carina, l’altra era un sogno. Claudio non sarebbe mai stato in grado di descriverla, ma d’altra parte, si può descrivere un sogno?
“Vedi l’amico romano, che faccia?”
“Ehi Claudio, chiudi la bocca che c’entrano le mosche!”
“Che dici, come le agganciamo?”
“Ma noi siamo in tre, loro in due…”
“E che ti importa, in qualche modo faremo!”
“D’accordo, allora chi ci prova?”
“Io direi Claudio, con quella faccia da ingenuotto mi sa tanto che sotto sotto è un vero marpione!”
“No, è che io, non sono capace quando mi abbordano loro, figurati se devo abbordare io una ragazza… mentre mangia la pizza, poi, e che le dico? Le domando se la mozzarella è fresca?”
“Ottima idea. Io direi di provare.”
“Ma sì, dai, a trentaquattro anni mi fai fare queste cose…”
“Trentaquattro? Ottima età per provare.”
“Sentite, non voglio più neanche starvi a sentire, vado in bagno.”
Detto ciò, Claudio si alzò dalla sedia non senza un certo impeto proprio mentre stava passando dietro di lui un cameriere con un vassoio pieno di birre. Avvenuto l’inevitabile impatto, i bicchieri di birra volarono tutti sopra il tavolo alle spalle di Claudio, vuotando inesorabilmente il loro contenuto proprio sulla testa della ragazza da sogno.
“Ma insomma! Un po’ di attenzione!”
“Mi scusi, signorina, quel signore mi ha spinto, vede, proprio quel signore lì!”
Claudio, dopo aver assunto un colorito aragosta acceso per la vergogna, tentò di formulare le sue scuse, ma riuscì solamente a farfugliarle sommessamente. Solamente dopo aver bevuto metà della sua birra riuscì a scusarsi come si conveniva.
“Non so come scusarmi…”
“Mi ha rovesciato sei bicchieri di birra! E poi i bicchieri…”
“Sì, ha ragione, le ripagherò tutto…”
“Bicchieri particolari, li avevo cercati tanto…”
“Sì, va bene, le ho detto che mi scuso.”
“E poi lo spavento, mi ha fatto prendere una paura!”
“Ho capito, ma…”
“E poi adesso mi fa male anche il gomito!”
“Ho capito, diamine! Ho capito! Eccole cinquantamila lire, ma basta così!”
“E va bene, ma che uno neanche si possa un poco lamentare!”
“E lei signorina, tutto a posto?”
“A posto… sono tutta bagnata di birra, tutta appiccicaticcia… però forse mi fa più sexy, tu che ne dici, Marisa?”
“Potresti lanciare una nuova moda.”
“Per fortuna fa caldo, per questa volta la perdoniamo, giovanotto!”
E rise, di una risata argentina, allegra, che tolse a Claudio ogni preoccupazione ed ogni timidezza. Fu così che il timido architetto trovò il coraggio per dire:
“Bene, quindi lei si chiama Marisa… e lei, invece?”
“Io? Ma lo sa che lei ha proprio una gran faccia di bronzo? Comunque io mi chiamo Eleonora. E lei?”
“Io Claudio. Claudio Anselmi, per servirla.”
“Ma lasci perdere James Bond, che tra l’altro nella parte non ce la vedo. Ora manca solo che mi chieda il numero di telefono.”
“Bhè, non sarebbe una cattiva idea.”
“Ho capito - disse la ragazza, ridendo ancora, divertita- mi faccia cercare, ecco, tenga, questo è il mio biglietto da visita:”
Claudio cercò brevemente nel portafoglio, poi mostrò un cartoncino, dicendo:
“Ed ecco il mio… ma posso usarlo?”
“Cosa?”
“Il suo biglietto da visita!”
“E come vorrebbe usarlo?”
“Per telefonarle?”
“Naturalmente, altrimenti perché glielo avrei dato? Lo può usare però solamente ad una condizione!”
“Quale?”
“Che tu mi dia del tu.”
“Certo, signorina, sarei molto lieto di avere l’onore di poterle dare del tu.”
“Benissimo. Allora io vado, devo asciugarmi e cambiarmi. Ci sentiamo presto.”
“D’accordo.”
Non appena la ragazza fu uscita dalla pizzeria, muovendosi agilmente e leggermente in quell’abito ancora zuppo di birra, i due amici iniziarono a prendere Claudio a pacche sulle spalle.
“E non sapeva come abbordare, vero?”
“Le chiedo se la mozzarella è fresca? Ed invece l’ha trovato lui il sistema!”
“Le ha fatto la doccia!”
“Ancora prima di conoscerla ci fa la doccia insieme!”
“E poi hai sentito che attore consumato: signorina, sarei molto lieto di avere l’onore di poterle dare del tu!”
“Va bene, ragazzi, per questa sera mi avete preso in giro abbastanza!”
“Che dici, gliela accordiamo la tregua?”
La mattina dopo il cellulare di Eleonora squillò a lungo prima che la ragazza rispondesse.
“Pronto Eleonora? Sono Claudio Anselmi, ti ricordi, quello della birra.”
“E come potrei dimenticarmi? Mi hai distrutto il vestito!”
“Che me dici se mi facessi perdonare invitandoti a cena?”
“Potrebbe essere un bel sistema, ma in un posto dove non servano birra!”
Che bella via Caracciolo la sera, quando scende il tramonto tingendo di rosso il golfo di Napoli ed un venticello fresco viene ad attenuare la calura del giorno!
Questo pensava Claudio passeggiando lentamente vicino al mare di Napoli.
Si era fatto una doccia, si era cambiato d’abito ed ora stava attendendo il momento dell’appuntamento con quei suoi vecchi compagni di università. Intanto però si godeva quei momenti così rilassanti.
Impiegò molto tempo ad arrivare fino alla imponente mole del Maschio Angioino, lentamente sfilò il Teatro San Carlo ed il palazzo reale, fino ad arrivare a piazza del Plebiscito. Era un posto banale per un appuntamento, ma era sempre e comunque un bel posto.
Non sapeva dire cosa lo attirasse di quella piazza, non certo la fredda e banale mole della chiesa di San Francesco da Paola, che non poteva soffrire, neanche il palazzo reale, bello, certo, ma il Fontana aveva fatto molto meglio in altre occasioni, non le statue, non il Gambrinus… insomma, non sapeva perché, ma passeggiare in quella piazza gli piaceva immensamente.
Claudio guardò l’orologio: erano le sette e venti, l’appuntamento era alle sette e tre quarti, quindi era in anticipo. Andò quindi al Gambrinus a bersi un’acqua tonica, pensando che in quel posto erano avvenute le discussioni fra D’Annunzio e Di Giacomo, che lì erano passati tutti i personaggi più importanti della cultura napoletana dal Croce in poi, e quella acqua tonica gli sembrò divina.
Alle sette e tre quarti in punto arrivarono i suoi due amici.
“Claudio, come stai?”
“Francesco, Gennaro, io benissimo, e voi?”
“Da dio!!!”
Dopo oltre un’ora di rievocazioni a Claudio cominciò a venire fame e propose di andare a mangiare una pizza. Dopo una mezz’ora di discussioni, venne scelta la pizzeria “Pulcinella Affamato”.
“Prenotiamo subito o tra un po’? in fondo è presto, sono solo le dieci!”
“Guarda, se non metto qualcosa sotto i denti in fretta ti addento quello strato adiposo che fa bella mostra di se sotto la tua cintura.”
“D’accordo, d’accordo, andiamo.”
Quando entrarono da “Pulcinella Affamato” non trovarono molta gente, d’altra parte erano le dieci e mezza, presto per cenare per un napoletano, quindi poterono scegliere il tavolo con comodo. Claudio voleva un tavolo all’aperto, con vista sul mare, ma gli altri due lo obbligarono quasi a sedersi in un tavolino all’interno.
“Io non capisco, perché questo tavolo?”
“Capiamo noi…”
“E fate capire anche me!”
“Girati un attimo di spalle, esattamente a centottanta gradi… poi capirai.”
Claudio si voltò e capì istantaneamente. Nel tavolo alle sue spalle erano sedute due ragazze e, se una era carina, l’altra era un sogno. Claudio non sarebbe mai stato in grado di descriverla, ma d’altra parte, si può descrivere un sogno?
“Vedi l’amico romano, che faccia?”
“Ehi Claudio, chiudi la bocca che c’entrano le mosche!”
“Che dici, come le agganciamo?”
“Ma noi siamo in tre, loro in due…”
“E che ti importa, in qualche modo faremo!”
“D’accordo, allora chi ci prova?”
“Io direi Claudio, con quella faccia da ingenuotto mi sa tanto che sotto sotto è un vero marpione!”
“No, è che io, non sono capace quando mi abbordano loro, figurati se devo abbordare io una ragazza… mentre mangia la pizza, poi, e che le dico? Le domando se la mozzarella è fresca?”
“Ottima idea. Io direi di provare.”
“Ma sì, dai, a trentaquattro anni mi fai fare queste cose…”
“Trentaquattro? Ottima età per provare.”
“Sentite, non voglio più neanche starvi a sentire, vado in bagno.”
Detto ciò, Claudio si alzò dalla sedia non senza un certo impeto proprio mentre stava passando dietro di lui un cameriere con un vassoio pieno di birre. Avvenuto l’inevitabile impatto, i bicchieri di birra volarono tutti sopra il tavolo alle spalle di Claudio, vuotando inesorabilmente il loro contenuto proprio sulla testa della ragazza da sogno.
“Ma insomma! Un po’ di attenzione!”
“Mi scusi, signorina, quel signore mi ha spinto, vede, proprio quel signore lì!”
Claudio, dopo aver assunto un colorito aragosta acceso per la vergogna, tentò di formulare le sue scuse, ma riuscì solamente a farfugliarle sommessamente. Solamente dopo aver bevuto metà della sua birra riuscì a scusarsi come si conveniva.
“Non so come scusarmi…”
“Mi ha rovesciato sei bicchieri di birra! E poi i bicchieri…”
“Sì, ha ragione, le ripagherò tutto…”
“Bicchieri particolari, li avevo cercati tanto…”
“Sì, va bene, le ho detto che mi scuso.”
“E poi lo spavento, mi ha fatto prendere una paura!”
“Ho capito, ma…”
“E poi adesso mi fa male anche il gomito!”
“Ho capito, diamine! Ho capito! Eccole cinquantamila lire, ma basta così!”
“E va bene, ma che uno neanche si possa un poco lamentare!”
“E lei signorina, tutto a posto?”
“A posto… sono tutta bagnata di birra, tutta appiccicaticcia… però forse mi fa più sexy, tu che ne dici, Marisa?”
“Potresti lanciare una nuova moda.”
“Per fortuna fa caldo, per questa volta la perdoniamo, giovanotto!”
E rise, di una risata argentina, allegra, che tolse a Claudio ogni preoccupazione ed ogni timidezza. Fu così che il timido architetto trovò il coraggio per dire:
“Bene, quindi lei si chiama Marisa… e lei, invece?”
“Io? Ma lo sa che lei ha proprio una gran faccia di bronzo? Comunque io mi chiamo Eleonora. E lei?”
“Io Claudio. Claudio Anselmi, per servirla.”
“Ma lasci perdere James Bond, che tra l’altro nella parte non ce la vedo. Ora manca solo che mi chieda il numero di telefono.”
“Bhè, non sarebbe una cattiva idea.”
“Ho capito - disse la ragazza, ridendo ancora, divertita- mi faccia cercare, ecco, tenga, questo è il mio biglietto da visita:”
Claudio cercò brevemente nel portafoglio, poi mostrò un cartoncino, dicendo:
“Ed ecco il mio… ma posso usarlo?”
“Cosa?”
“Il suo biglietto da visita!”
“E come vorrebbe usarlo?”
“Per telefonarle?”
“Naturalmente, altrimenti perché glielo avrei dato? Lo può usare però solamente ad una condizione!”
“Quale?”
“Che tu mi dia del tu.”
“Certo, signorina, sarei molto lieto di avere l’onore di poterle dare del tu.”
“Benissimo. Allora io vado, devo asciugarmi e cambiarmi. Ci sentiamo presto.”
“D’accordo.”
Non appena la ragazza fu uscita dalla pizzeria, muovendosi agilmente e leggermente in quell’abito ancora zuppo di birra, i due amici iniziarono a prendere Claudio a pacche sulle spalle.
“E non sapeva come abbordare, vero?”
“Le chiedo se la mozzarella è fresca? Ed invece l’ha trovato lui il sistema!”
“Le ha fatto la doccia!”
“Ancora prima di conoscerla ci fa la doccia insieme!”
“E poi hai sentito che attore consumato: signorina, sarei molto lieto di avere l’onore di poterle dare del tu!”
“Va bene, ragazzi, per questa sera mi avete preso in giro abbastanza!”
“Che dici, gliela accordiamo la tregua?”
La mattina dopo il cellulare di Eleonora squillò a lungo prima che la ragazza rispondesse.
“Pronto Eleonora? Sono Claudio Anselmi, ti ricordi, quello della birra.”
“E come potrei dimenticarmi? Mi hai distrutto il vestito!”
“Che me dici se mi facessi perdonare invitandoti a cena?”
“Potrebbe essere un bel sistema, ma in un posto dove non servano birra!”
- davidvanterpool
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Re: Naufraghi 2.0
Vai agile, Doc, se lo finisci entro il 28 vado in ferie contenta 
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?


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Paperone
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Re: Naufraghi 2.0
me lo vedo Doc ad abbordare la signora così 
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
- doc G
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Re: Naufraghi 2.0
Se Dida chiede, io non posso che eseguire....davidvanterpool wrote: Vai agile, Doc, se lo finisci entro il 28 vado in ferie contenta![]()
Ma certo, siamo a pagina 20 di 57, non sarà facilissimo!
11
Altre due colonne fatte scomparire. Non avrebbe potuto provarlo con certezza, ma ne era certo. Non era accettabile. Non era pensabile. Ma cosa fare? Claudio non riusciva a prendere una decisione. Non voleva assolutamente perdere il lavoro più importante che gli fosse capitato, ma d’altra parte non poteva accettare neanche ciò che stava succedendo. D’altra parte cosa poteva fare? Solo rinunciare al lavoro, ma non voleva farlo e d’altra parte non sarebbe servito a fermare la scomparsa di pezzi. Non riusciva a prendere una decisione e si sentiva sempre peggio.
A questo il giovane architetto pensava in piazza Navona mentre attendeva. L’attesa fu molto più lunga del previsto, ma, perso in quei pensieri, Claudio quasi non se ne accorse. Dopo circa tre quarti d’ora di attesa, si presentò una brunetta magra e scattante.
“Ciao. Ti ho fatto aspettare?”
“No, Silvia, non ti preoccupare.”
“Ecco, lo sapevo, eri in ritardo anche tu. Ma tanto se aspetto io non ti interessa, vero?”
“Ma che dici?”
“Lo so io. Guardami, comunque, non noti niente?”
“Io, veramente…”
“Come? Guarda, non osare!”
“Ma… forse… gli orecchini?”
“Come gli orecchini? Sei una bestia! Li portavo anche l’ultima volta che ci siamo visti! Ecco, non mi guardi neanche più!”
“Ma senti, io…”
“I capelli! Sono stata dal parrucchiere! Ti piace il nuovo taglio?”
“Si, non è malvagio.” Disse Claudio, con la faccia di chi stava pensando ad un modo più produttivo per spendere centomila lire.
“E tu, cos’è quella faccia lunga?”
“Faccia lunga?”
“Si, hai un muso! Cosa ti è successo?”
“A me? Niente!”
“Come, dai, dimmi cosa c’è che non va!”
“Ma niente, non c’è niente che non va!”
“Come? Ecco, vedi, la verità è che tu non mi vuoi più bene. Non mi guardi, ti rifiuti di parlare con me.”
“Io non mi rifiuto affatto, solo non c’è niente che non va.”
“Non pensare di nasconderti, io e te dobbiamo parlare.”
“E di che?”
“Di noi.”
“Senti, io adesso sono stanco…”
“Ecco vedi, sei una bestia. Io mi preoccupo e tu te ne disinteressi.”
“Senti, io non vedo cosa c’è di cui preoccuparsi, non vedo dov’è il problema.”
“Ah, non lo vedi? Ma lo vedo io.”
“Senti, io sono stanco. Cosa ne dici di andare al cinema?”
“Cinema?”
“Sì, so che ti piace, perché non andiamo?”
“Bene. Che film andiamo a vedere?”
“Non lo so. Scegli tu, che sei più informata.”
“Bestia. Ciao, io vado.”
“Ferma, ma dove vai?”
“Vado a vedere il film che ho scelto io, da sola. Anzi, con chi avrò scelto io. Ciao.”
La ragazza si allontanò velocemente, mentre Claudio rimase fermo dov’era. A tutti i pensieri foschi che agitavano la sua mente se ne aggiungeva anche un altro. A tutte le decisioni che non riusciva a prendere se ne aggiungeva un’altra. Non poteva continuare così, lui lo sapeva che avrebbe dovuto cambiare, ma aveva paura di non riuscire. In realtà non si sentiva abbastanza capace per risolvere tutti i problemi che doveva affrontare, aveva paura di non essere all’altezza, di modo che trovava sempre più spesso il modo di non affrontarli. Ma così i problemi restavano, anzi, li portava sempre con sé in ogni momento della giornata, gli sembrava di averli sempre sopra le spalle ed era sempre più difficile sollevarli.
- doc G
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Re: Naufraghi 2.0
Facendo una figura di merda? In effetti in quelle sono specializzato!Paperone wrote: me lo vedo Doc ad abbordare la signora così![]()
Ridendoci sopra? Pure.....
Peccato che in genere il risultato fosse differente!
(PS quando ho conosciuto mia moglie era in un gruppetto di persone fra cui uno che mi sembrava un mio amico. Mi avvicino e gli do un coppino. Quello era un allievo ufficiale della guardia di finanza, per fortuna mia dotato di senso dell'umorismo e calmo, cosicchè ha creduto alla mia imbarazzatissima giustificazione!).
- davidvanterpool
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Re: Naufraghi 2.0
uahuahuahauahauahau non ho parole :lol:doc G wrote: Facendo una figura di merda? In effetti in quelle sono specializzato!
Ridendoci sopra? Pure.....
Peccato che in genere il risultato fosse differente!
(PS quando ho conosciuto mia moglie era in un gruppetto di persone fra cui uno che mi sembrava un mio amico. Mi avvicino e gli do un coppino. Quello era un allievo ufficiale della guardia di finanza, per fortuna mia dotato di senso dell'umorismo e calmo, cosicchè ha creduto alla mia imbarazzatissima giustificazione!).
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- doc G
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Re: Naufraghi 2.0
12
L’Architetto posò il plico ed esclamò:
“Le premesse ci sono tutte. Il luogo è molto interessante.”
“Aveva ragione. Io per primo lo avevo sottovalutato.” Rispose Sansevero.
“Sì. Avevamo sottovalutato il luogo. Adesso, però, è ora di affrontare la situazione come merita. Quel ragazzino, tenuto conto del fatto che non sapeva niente di niente ed il suo lavoro è un altro, sta lavorando bene. Cosa ne dice, è fidato?”
“Fidato… io non lo conoscevo. Lo ho scelto perché ha passione per l’archeologia ed una certa esperienza nel campo, fa parte di diverse associazioni, ma non ha grande lavoro, non può permettersi di perdere il lavoro più importante che abbia avuto finora.”
“Ho capito. Ancora per qualche tempo potremo tenerlo, ma prima o poi andrà allontanato.”
“Tu quando potrai subentrare?”
“Prima che sia possibile. Dovrò prima risolvere due o tre cosette.”
“Mi raccomando.”
“Potremo poi fargli proseguire il lavoro di ristrutturazione della villa? Io non ho alcuna voglia di mettermi a perdere tempo in queste cose.”
“Credo di sì. Te l’ho detto, non può permettersi di fare troppe bizze.”
“Come garanzia è un poco limitata. Ma se garantisci tu, per me va bene.”
“Garantisco. Non preoccuparti, ce l’ho in pugno.”
Detto ciò Sansevero si alzò, e si accomiatò dal suo ospite.
“Ora devo andare.”
“Va bene, ma restiamo in contatto. Lo sai che ho bisogno di essere informato.”
“Va bene. Ti saluto.”
A questo punto Sansevero si abbottonò la giacca del doppiopetto che indossava e con passo deciso uscì dalla stanza, mentre il suo interlocutore continuava a fissarlo con uno sguardo non del tutto convinto.
L’Architetto posò il plico ed esclamò:
“Le premesse ci sono tutte. Il luogo è molto interessante.”
“Aveva ragione. Io per primo lo avevo sottovalutato.” Rispose Sansevero.
“Sì. Avevamo sottovalutato il luogo. Adesso, però, è ora di affrontare la situazione come merita. Quel ragazzino, tenuto conto del fatto che non sapeva niente di niente ed il suo lavoro è un altro, sta lavorando bene. Cosa ne dice, è fidato?”
“Fidato… io non lo conoscevo. Lo ho scelto perché ha passione per l’archeologia ed una certa esperienza nel campo, fa parte di diverse associazioni, ma non ha grande lavoro, non può permettersi di perdere il lavoro più importante che abbia avuto finora.”
“Ho capito. Ancora per qualche tempo potremo tenerlo, ma prima o poi andrà allontanato.”
“Tu quando potrai subentrare?”
“Prima che sia possibile. Dovrò prima risolvere due o tre cosette.”
“Mi raccomando.”
“Potremo poi fargli proseguire il lavoro di ristrutturazione della villa? Io non ho alcuna voglia di mettermi a perdere tempo in queste cose.”
“Credo di sì. Te l’ho detto, non può permettersi di fare troppe bizze.”
“Come garanzia è un poco limitata. Ma se garantisci tu, per me va bene.”
“Garantisco. Non preoccuparti, ce l’ho in pugno.”
Detto ciò Sansevero si alzò, e si accomiatò dal suo ospite.
“Ora devo andare.”
“Va bene, ma restiamo in contatto. Lo sai che ho bisogno di essere informato.”
“Va bene. Ti saluto.”
A questo punto Sansevero si abbottonò la giacca del doppiopetto che indossava e con passo deciso uscì dalla stanza, mentre il suo interlocutore continuava a fissarlo con uno sguardo non del tutto convinto.
- davidvanterpool
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Re: Naufraghi 2.0
Doc., abbi pazienza, mettine due insieme se sono corti così... dammi qualcosa di sostanzioso da leggere in queste noiosissime giornate lavorative!!!!!!
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?


- doc G
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Re: Naufraghi 2.0
13
Mentre aspettava, Claudio ripeteva continuamente fra sé e sé il discorso che doveva fare.
“Cara Silvia, siamo stati molto bene insieme per molto tempo, ma oramai qualcosa si è rotto, litighiamo continuamente, non condividiamo più gli stessi sogni e gli stessi obiettivi, vogliamo vivere in modo diverso, con ritmi e tempi diversi, i nostri progetti di vita non sono compatibili, proseguendo così continueremo solamente a soffrire ed a farci del male, forse sarebbe meglio che ci prendessimo un periodo di riflessione per capire meglio cosa vogliamo fare.”
Come insieme di luoghi comuni non c’era male, ma d’altra parte non era mai stato un grande oratore. Oramai non poteva più aspettare, era già da qualche tempo che non riusciva ad andare avanti così, poi adesso aveva anche conosciuto Eleonora, bisognava fare qualcosa. Non che con Eleonora avesse già combinato qualcosa, una pizza, un film, due chiacchiere e nulla più, ma era sicuro che il futuro sarebbe stato radioso. Poi era un po’ di tempo che ogni volta che si doveva incontrare con Silvia gli veniva come un malore alla bocca dello stomaco, l’unica volta che aveva provato ad accennarglielo lei gli aveva risposto:
“Lo stomaco è più spostato, quello è il plesso solare, ignorante!”
Poi le ultime volte, come la vedeva iniziava a sentire come un inizio di mal di gola… no, non poteva continuare così.
Mentre Claudio si perdeva in questi pensieri, una mano gli picchiettò sulla spalla.
“Ciao Claudio! A cosa stai pensando?”
“Ciao, Silvia, io… a niente, ecco, attendevo.”
“Come a niente? Dai, dimmelo, voglio sapere!”
Mentre parlava, la ragazza sorrideva serena e mostrava lo sguardo allegro delle prime volte insieme; Claudio cadde ancora più in confusione, le parole gli morivano in bocca, sentiva come un picco in gola, lo stomaco era vagamente in subbuglio.
“Ecco, io, niente, veramente…”
“Ma come parli? Dai, dimmi a cosa stavi pensando!”
“Ecco, io pensavo al lavoro che sto facendo a Cuma.”
“Ed io che mi illudevo che tu stessi pensando a noi, al nostro futuro.”
“In un certo senso…”
“Che vuol dire in un certo senso?”
“Niente.”
“Come niente! Ecco, vedi, non comunichiamo più!”
Claudio sapeva bene cosa stava per accadere. Lei si sarebbe infuriata ed avrebbero litigato, ma non era affatto detto che fosse un male. Poteva sfruttare l’occasione per farle il discorso che aveva preparato, così decise di tentare di accelerare i tempi e di farla infuriare ancora di più.
“Senti, non cominciare a strillare come al solito!”
“Oh Claudio, cosa ci sta succedendo?” Disse la ragazza cominciando a piangere. Claudio rimase di sasso, completamente spiazzato. Silvia proseguì a parlare, tre i singhiozzi.
“Non riusciamo più a parlare, litighiamo in continuazione, perché ci succede questo?”
“Io… io non lo so.”
“Io ti voglio bene, continuo a volertene ancora, ma ormai ogni volta che ci vediamo sento come un malessere… come siamo arrivati a questo punto? Eppure io ti voglio bene!”
“Si, anche io…” si sorprese a dire Claudio, al posto di tutto il discorso che si era preparato.
“Vieni qui e abbracciami.”
Claudio obbedì, mentre la ragazza proseguiva a parlare:
“Non possiamo continuare così, dobbiamo cercare di capirci di più, di parlare di più, altrimenti rischiamo di finire per lasciarci.”
“Si, è vero.”
“Facciamo la prova, tentiamo. Io cercherò di insistere di meno con te, di controllarti di meno, il fatto è che io ho sempre paura, non sono mai sicura di me stessa e di te…”
“Perché, non devi.”
“Tu invece devi cercare di essere più presente, di darmi più sicurezza, prendi una decisione, finalmente, non farmi sentire sempre come se tu stessi con me solamente per non stare solo.”
“Ma non è vero, io…”
“Come non è vero! Non mi parli mai dei tuoi progetti, delle tue idee, solo qualche volta mi fai sapere qualcosa a babbo morto!”
“Ma a me non va di parlare del mio lavoro per ore.”
“Il fatto è che non parli mai!”
“Quando stiamo insieme parli sempre tu! A volte non è facile infilare qualche parola fra i tuoi discorsi, sai?”
“Vedi, stiamo ricominciando, così non va… io da questo momento voglio fare uno sforzo e chiederti meno cose, ma tu cerca di parlare un poco di più!”
“Io parlo, mi sembra!”
“Parli, ma non dici nulla! Sforzati, ti prego, ne va del nostro rapporto! Ne vale la pena, mi pare!”
“Io… va bene, ci proverò.”
“Provare non basta, devi farlo!”
“Va bene, lo farò.”
Claudio si sorprendeva di ciò che stava dicendo e facendo. Non era così che aveva pensato di condurre la discussione, ma stava andando così e lui non poteva fare nulla per cambiare le cose. Gli sembrava quasi di essere uno spettatore passivo di una discussione intavolata da altri e la cosa non lo faceva affatto sentire bene.
“Io non voglio che la nostra storia finisca, facciamo del nostro meglio per salvarla. Facciamo una cosa, riflettiamoci sopra tutti e due e rivediamoci domani, sono sicura che le cose non potranno che andare meglio.”
“Domani ho un appuntamento con certi tizi della Sovrintendenza alle belle arti di Napoli, sicuramente non mi libererò.”
“Facciamo allora dopodomani. Meglio. Sarà una riflessione ancora più profonda.”
A questo punto, la ragazza, con un sorriso radioso, baciò Claudio, gli diede una carezza, lo salutò ed andò via.
“Caspita, ma perché è così difficile la vita?” Si domandò Claudio, “Perché è così difficile prendere una decisione?”
Era veramente confuso, non sapeva cosa voleva e perché, sapeva solo che qualcosa stava accadendo, qualcosa che non aveva voluto lui. Oltretutto gli faceva sempre più male la bocca dello stomaco o il plesso solare o quello che cavolo era.
Mentre aspettava, Claudio ripeteva continuamente fra sé e sé il discorso che doveva fare.
“Cara Silvia, siamo stati molto bene insieme per molto tempo, ma oramai qualcosa si è rotto, litighiamo continuamente, non condividiamo più gli stessi sogni e gli stessi obiettivi, vogliamo vivere in modo diverso, con ritmi e tempi diversi, i nostri progetti di vita non sono compatibili, proseguendo così continueremo solamente a soffrire ed a farci del male, forse sarebbe meglio che ci prendessimo un periodo di riflessione per capire meglio cosa vogliamo fare.”
Come insieme di luoghi comuni non c’era male, ma d’altra parte non era mai stato un grande oratore. Oramai non poteva più aspettare, era già da qualche tempo che non riusciva ad andare avanti così, poi adesso aveva anche conosciuto Eleonora, bisognava fare qualcosa. Non che con Eleonora avesse già combinato qualcosa, una pizza, un film, due chiacchiere e nulla più, ma era sicuro che il futuro sarebbe stato radioso. Poi era un po’ di tempo che ogni volta che si doveva incontrare con Silvia gli veniva come un malore alla bocca dello stomaco, l’unica volta che aveva provato ad accennarglielo lei gli aveva risposto:
“Lo stomaco è più spostato, quello è il plesso solare, ignorante!”
Poi le ultime volte, come la vedeva iniziava a sentire come un inizio di mal di gola… no, non poteva continuare così.
Mentre Claudio si perdeva in questi pensieri, una mano gli picchiettò sulla spalla.
“Ciao Claudio! A cosa stai pensando?”
“Ciao, Silvia, io… a niente, ecco, attendevo.”
“Come a niente? Dai, dimmelo, voglio sapere!”
Mentre parlava, la ragazza sorrideva serena e mostrava lo sguardo allegro delle prime volte insieme; Claudio cadde ancora più in confusione, le parole gli morivano in bocca, sentiva come un picco in gola, lo stomaco era vagamente in subbuglio.
“Ecco, io, niente, veramente…”
“Ma come parli? Dai, dimmi a cosa stavi pensando!”
“Ecco, io pensavo al lavoro che sto facendo a Cuma.”
“Ed io che mi illudevo che tu stessi pensando a noi, al nostro futuro.”
“In un certo senso…”
“Che vuol dire in un certo senso?”
“Niente.”
“Come niente! Ecco, vedi, non comunichiamo più!”
Claudio sapeva bene cosa stava per accadere. Lei si sarebbe infuriata ed avrebbero litigato, ma non era affatto detto che fosse un male. Poteva sfruttare l’occasione per farle il discorso che aveva preparato, così decise di tentare di accelerare i tempi e di farla infuriare ancora di più.
“Senti, non cominciare a strillare come al solito!”
“Oh Claudio, cosa ci sta succedendo?” Disse la ragazza cominciando a piangere. Claudio rimase di sasso, completamente spiazzato. Silvia proseguì a parlare, tre i singhiozzi.
“Non riusciamo più a parlare, litighiamo in continuazione, perché ci succede questo?”
“Io… io non lo so.”
“Io ti voglio bene, continuo a volertene ancora, ma ormai ogni volta che ci vediamo sento come un malessere… come siamo arrivati a questo punto? Eppure io ti voglio bene!”
“Si, anche io…” si sorprese a dire Claudio, al posto di tutto il discorso che si era preparato.
“Vieni qui e abbracciami.”
Claudio obbedì, mentre la ragazza proseguiva a parlare:
“Non possiamo continuare così, dobbiamo cercare di capirci di più, di parlare di più, altrimenti rischiamo di finire per lasciarci.”
“Si, è vero.”
“Facciamo la prova, tentiamo. Io cercherò di insistere di meno con te, di controllarti di meno, il fatto è che io ho sempre paura, non sono mai sicura di me stessa e di te…”
“Perché, non devi.”
“Tu invece devi cercare di essere più presente, di darmi più sicurezza, prendi una decisione, finalmente, non farmi sentire sempre come se tu stessi con me solamente per non stare solo.”
“Ma non è vero, io…”
“Come non è vero! Non mi parli mai dei tuoi progetti, delle tue idee, solo qualche volta mi fai sapere qualcosa a babbo morto!”
“Ma a me non va di parlare del mio lavoro per ore.”
“Il fatto è che non parli mai!”
“Quando stiamo insieme parli sempre tu! A volte non è facile infilare qualche parola fra i tuoi discorsi, sai?”
“Vedi, stiamo ricominciando, così non va… io da questo momento voglio fare uno sforzo e chiederti meno cose, ma tu cerca di parlare un poco di più!”
“Io parlo, mi sembra!”
“Parli, ma non dici nulla! Sforzati, ti prego, ne va del nostro rapporto! Ne vale la pena, mi pare!”
“Io… va bene, ci proverò.”
“Provare non basta, devi farlo!”
“Va bene, lo farò.”
Claudio si sorprendeva di ciò che stava dicendo e facendo. Non era così che aveva pensato di condurre la discussione, ma stava andando così e lui non poteva fare nulla per cambiare le cose. Gli sembrava quasi di essere uno spettatore passivo di una discussione intavolata da altri e la cosa non lo faceva affatto sentire bene.
“Io non voglio che la nostra storia finisca, facciamo del nostro meglio per salvarla. Facciamo una cosa, riflettiamoci sopra tutti e due e rivediamoci domani, sono sicura che le cose non potranno che andare meglio.”
“Domani ho un appuntamento con certi tizi della Sovrintendenza alle belle arti di Napoli, sicuramente non mi libererò.”
“Facciamo allora dopodomani. Meglio. Sarà una riflessione ancora più profonda.”
A questo punto, la ragazza, con un sorriso radioso, baciò Claudio, gli diede una carezza, lo salutò ed andò via.
“Caspita, ma perché è così difficile la vita?” Si domandò Claudio, “Perché è così difficile prendere una decisione?”
Era veramente confuso, non sapeva cosa voleva e perché, sapeva solo che qualcosa stava accadendo, qualcosa che non aveva voluto lui. Oltretutto gli faceva sempre più male la bocca dello stomaco o il plesso solare o quello che cavolo era.
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C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?

