Referendum, ora Berlusconi ci ripensa
"Non sostengo quella consultazione"
ROMA - Dal "voto sì al referendum", al "non darò alcun sostegno alla consultazione". La retromarcia di Silvio Berlusconi arriva all'indomani della valanga di voti presi dalla Lega alle elezioni. E non sorprende. Con il peso del Carroccio cresciuto a dismisura, non è un caso, infatti, che il premier si sia affrettato a sfilarsi da una partita che Bossi vede come il fumo negli occhi. Quel referendum che punta al bipartitismo e che relegherebbe la Lega (e i partiti "minori" in generale) nell'angolo dell'irrilevanza politica. Così, se prima delle elezioni Berlusconi si era detto favorevole al quesito, oggi, davanti all'avanzata della "marea verde" frena. E cambia completamente direzione.
Non a caso il primo faccia a faccia tra il presidente Berlusconi e il Senatur si chiude con una repentina retromarcia del Cavaliere: "'La riforma della legge elettorale deve essere conseguente a quelle sul bicameralismo perfetto. Pertanto, non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum del 21".
Irata la reazione dei referendari. "Bossi ricatta e Berlusconi segue - dice il presidente del comitato promotore Giovanni Guzzetta - Sono passate 24 ore dalle elezioni ed è evidente che Bossi ha già chiesto un posto in più in Rai, due Regioni e la rinuncia al referendum". Quanto all'opportunità di procedere a una riforma costituzionale e della legge elettorale che vanificherebbero il referendum, opportunità sostenuta anche dal ministro della Lega Roberto Calderoli. Guzzetta è lapidario: "Sono trent'anni che dicono che vogliono fare la riforma costituzionale, chissà perchè se ne ricordano sempre prima dei referendum".
Toccherà al Pdl, adesso, spiegare ai proprio sostenitori che il 21 dovranno ritirare solo la scheda per i ballottaggi e non quella per il referendum. La Lega ha già fatto partire la sua campagna: "Sosterremo i candidati Pdl e Lega nei ballottaggi, ma indicheremo di non ritirare la scheda per votare il referendum, perchè è una fregatura per i cittadini, gli toglie potere al contrario di quanto qualcuno sostiene".
La scelta del premier provoca la reazione del Pd che punta il dito sul rapporto sempre più stretto tra Berlusconi e il Carroccio. "Come volevasi dimostrare Berlusconi molla il suo impegno sul referendum, i suoi impegni della mattina non sono validi a sera. E' evidente che dopo il risultato elettorale deve privilegiare l'alleato Bossi del quale è sempre più ostaggio per assicurarsi l'impegno per i ballottaggi".
E proprio l'asse privilegiato Cavaliere-Senatur agita i sonni degli ex aennini del Pdl. "Non è vero che la Lega ha dato la linea" rassicura Ignazio La Russa. Anche se impressioni e scelte delle ultime ore sembrano raccontare un'altra verità.
fonte LA REPUBBLICA

ecco quello che del 1994 era nato come un partito liberale,liberista,libertario
mi chiedo cosa di fanno dentro il PDL gente come Dellavedova e Martino
