Spree wrote:
Allora: in primo luogo, mi pare davvero molto difficile che non si veda nessuna differenza tra due schieramenti (lasciando perdere le contrapposizioni destra-sinistra, o anche quelle ideologiche (anche se poi mi tiri fuori l'anticapitalismo e l'uguaglianza, che una certa carica ideologica ce l'avrebbero). Chiaro che, se uno davvero non vede nessun miglioramento possibile, tanto vale che non voti. Ma mi verrebbe da dire che molto probabilmente non ha guardato abbastanza attentamente.
Qui ci sono due discorsi da fare.
Il primo attiene alla tendenza storica della destra e della sinistra classica di fagocitare le correnti di pensiero e farne un monopolio ideologico. Si può essere anti-capitalista e pensare l'uguaglianza come principio ispiratore del proprio sistema sociale ideale, senza essere comunista. Anzi, direi anche senza essere necessariamente di sinistra. Se poi quelli di sinistra si prendono male, perché era (era!) roba loro, non è affar mio.
Il secondo verrà affrontato in seguito.
Spree wrote:
In secondo luogo, mi premerebbe far notare che un'ansia di cambiamento richiederebbe qualche attività seria, per arrivarci. Ora, quali sono queste attività che hanno una plausibile percentuale di riuscita, escludendo del tutto la politica istituzionale?
Definisci il serio, Spree. Per me i comitati, i movimenti dal basso, la politica spontanea sono azioni molto più serie, concrete a e funzionali al mutamento sociale rispetto a quella istituzionale. Non è sempre stato così. Ma oggi è la via più diretta per esprimere una propria posizione e lavorare nel quotidiano affinché le proprie visioni del mondo si affermino. Io rimango convinto che a non mangiare bovini sto facendo più politica che a votare Franceschini (rima non voluta). Pecco di ingenuità, di scarso realismo? Cambiamento utopico? Forse. Ma non per questo il mio attivismo politico deve essere considerato meno serio di chi una volta all'anno si reca nell'urna e mette una croce.
Spree wrote:
In terzo luogo, mi piacerebbe sottolineare come non ci siano solo i temi che uno ritiene più rilevanti: ce ne sono moltissimi altri, ed è appunto segno di maturità politica essere in grado di valutare anche in base a quelli che non si ritengono più importanti per noi, anche se non sono grandi principi ma magari cose pratiche, come la spesa pubblica, l'evasione fiscale, o cose così.
Ok, è un aspetto di cui spesso faccio fatica a tenere conto quando discuto. Ma è in fondo la ragione per cui alla fine voto. Perché voglio bene alla mia comunità, al mio Paese, al mio mondo (mio = di cui faccio parte, non di mia proprietà ovviamente

).
Spree wrote:
Io personalmente (questa volta, davvero) ritengo che in effetti l'Italiia sia un paese nel suo profondo non solo enon tanto di destra, ma qualunquista e prono al culto del capo e al disinteresse politico, a patto che non gli si tocchino alcune cose piccole e meschine. E invece c'è una piccola percentuale di antagonisti, che però hanno poco peso in una democrazia a suffragio universale.
A parte il confronto tra i due momenti storici, che continuo a non condividere, questo è un discorso che almeno formalmente posso sottoscrivere. Il punto però è il seguente: votando il PD prevengo davvero questa eventuale deriva? L'averlo votato nel 2006, e averlo mandato al potere, ha indebolito o rafforzato la parte politica opposta? Siamo proprio sul tuo terreno, questioni pratiche.
Spree wrote:
Può darsi che mi trovi ai limiti dell'offensivo, ma temo a questo punto che ragioniamo su due piani troppo distanti: tu ritieni l'anticapitalismo una via percoribile, in tempi brevi. Io trovo che sia fuori dal mondo. Forse - forse, non di sicuro (ma non possiamo imbarcarci in una discussione su questo - un bell'ideale, ma totalmente irrealizzabile, almeno in tempi ragionevoli. E chiedere troppo non vuol dire avere un po', vuuol dire non avere niente e poter continuare a lamentarsi e a fare gli antagonisti: non è vero che per ottenere 10 si deve chiedere 100. Se chiedi 100, ottieni zero: devi chiedere 8, e magari così ottienni 5, ed è già qualcosa. Poi potrai chiedere ancora.
Capisco che tu voglia esemplificare la questione, ma mi pare veramente riduttivo misurare il mutamento sociale con una scala numerica. Sono troppe le variabili coinvolte.
Io, e qui ritorno al secondo punto del primo quote, non ritengo che il PD possa portare la situazione da 0 a 5, perché non penso che un suo eventuale governo sia propedeutico alla creazione di un mondo così come lo voglio io (escludendo di nuovo per un attimo le questioni pratiche, per cui ti ho già detto che voto, e da sempre).
Non penso che parlare di sviluppo sostenibile (come fanno da anni gli esponenti del centro-sinistra) sia un reale strumento per mettere in discussione l'attuale sistema economico, quanto piuttosto un trincerarsi dietro parole vacue, nascondendo la propria incrollabile fiducia nel neo-liberismo e nella crescita.
Non penso che parlare dell'immigrazione come una risorsa sia meglio che dire:
Milano sembra una città africana, se poi nel concreto non si prendono misure per favorire l'integrazione (salvo poi pararsi il culo con le sanatorie, proprio come dall'altra parte).
Esempio: qualche mese fa proprio su questo forum si discusse di mediatrici linguistico-culturali e classi separate. Io criticai aspramente le misure ipotizzate dal governo Berlusconi, e probabilmente a molti sembrò che stessi criticando il centro-destra da una posizione di centro-sinistra. In realtà, il governo Berlusconi fece semplicemente qualcosa per un problema che nelle scuole esisteva, e per cui il precedente governo non aveva fatto NULLA (perché le mediatrici sono ancora oggi finanziate da associazioni private o da amministrazioni locali, a prescindere che siano di destra o di sinistra).
Ecco qual è il punto per me: le questioni decisive affinché il mutamento sociale sia reso possibile non sono affrontate dal centro-sinistra in termini per cui io possa parlare di un reale miglioramente dello status quo. Al limite hanno un diverso approccio alla questione. Non è uno 0-5, è uno 0-A. A è meglio di 0? Boh.
Rimanendo d'accordo sul discorso del voto pratico (che alla fine pure io, come ho confessato, metto in atto), io sostengo che un governo di centro-sinistra non mi avvicini al mio sistema ideale. Perciò, idealmente, non lo voterei.