Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
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SafeBet
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
Venerdì al via l'undicesima edizione del Far East Film Festival di Udine. Spiccano nel programma: Departures (vincitore dell'Oscar per il miglior film straniero), il Yatterman firmato Takashi Miike (di cui si è parlato anche su queste pagine), lo special Kicks of Fury, sul nuovo cinema muay thai (Jamallo dove sei?) e una retrospettiva sui lavori televisivi dell'honkongese Ann Hui.
Questo il trailer del Festival:
425,350
Per il dispiacere di Gonz0, e di altri, non dovrebbe essere presente tragli ospiti Fukuda Saki, l'attrice di Yattaman. E per la mestizia mia, nemmeno quest'anno presenzierà il maestro Miike.
Questo il trailer del Festival:
425,350
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Hank Luisetti
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
UNA GIORNATA PARTICOLARE

Regia: Ettore Scola
Italia, Canada 1977
Cast: Marcello Mastroianni, Sophia Loren, John Vernon, Francoise Berd, Nicole
Magny
Musica: Armando Trovajoli
TRAMA: Marzo 1938, ultimo giorno di Hitler a Roma: incontro di una casalinga spenta e frustrata( S. Loren) con un gentile e fragile omosessuale (M. Mastroianni) perseguitato dal regime fascista.
Sorprendente, per misura, delicatezza, si direbbe quasi pudore. Intenso, composto, poetico senza retorica, scritto con mano felicissima, libera, sincera; e recitato con understatement superbo, perfetto in Mastroianni, e sorprendente, quasi incredibile nella Loren, mai eccessiva o volgare come suo solito: azzarderei che ne sia la migliore interpretazione, perlomeno drammatica. Uno di quei film capace di restare impresso nei ricordi per colpire a distanza di anni. Un po' macchinoso, ma con molti momenti felici e una colonna sonora di efficace suggestione.


Regia: Ettore Scola
Italia, Canada 1977
Cast: Marcello Mastroianni, Sophia Loren, John Vernon, Francoise Berd, Nicole
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TRAMA: Marzo 1938, ultimo giorno di Hitler a Roma: incontro di una casalinga spenta e frustrata( S. Loren) con un gentile e fragile omosessuale (M. Mastroianni) perseguitato dal regime fascista.
Sorprendente, per misura, delicatezza, si direbbe quasi pudore. Intenso, composto, poetico senza retorica, scritto con mano felicissima, libera, sincera; e recitato con understatement superbo, perfetto in Mastroianni, e sorprendente, quasi incredibile nella Loren, mai eccessiva o volgare come suo solito: azzarderei che ne sia la migliore interpretazione, perlomeno drammatica. Uno di quei film capace di restare impresso nei ricordi per colpire a distanza di anni. Un po' macchinoso, ma con molti momenti felici e una colonna sonora di efficace suggestione.
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"I Scream, You Scream, We All Scream for Ice Cream"
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
in 5 anni non sono mai riuscito ad andare, quest'anno c'erano anche due lavori di johnnie toSafeBet wrote: Venerdì al via l'undicesima edizione del Far East Film Festival di Udine. Spiccano nel programma: Departures (vincitore dell'Oscar per il miglior film straniero), il Yatterman firmato Takashi Miike (di cui si è parlato anche su queste pagine), lo special Kicks of Fury, sul nuovo cinema muay thai (Jamallo dove sei?) e una retrospettiva sui lavori televisivi dell'honkongese Ann Hui.
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Emmanuelle
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
Abbiamo appena finito di rivedere American Beauty. Quando lo vidi al cinema, non so perchè, non lo apprezzai così tanto come stanotte. E' un capolavoro. Finirà nella mia top five.
425,350
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Last edited by Emmanuelle on 25/04/2009, 3:16, edited 1 time in total.
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et cum illi pueri dicerent: Σίβυλλα τί θέλεις; respondebat illa: ἀποθανεῖν θέλω.
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
Stasera cinema a vedere Fast & Furious: che dire, se vi piace il tipo di film da vedere, io l'ho apprezzato molto così come gli altri due. 



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MattBellamy
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
Visto ieri dopo lunga attesa La Ragazza Del Lago, di cui si era anche già parlato su questo topic. Veramente carino, ben costruito e ottimamente interpretato dal solito Servillo.
In questi giorni su Sky hanno iniziato a passare il Petroliere, l'avevo visto al cinema e ora ho rivisto solo qualche scena, me lo dovrò rivedere tutto. Per chi se lo era perso non posso che consigliarlo, mi era piaciuto un botto.
In questi giorni su Sky hanno iniziato a passare il Petroliere, l'avevo visto al cinema e ora ho rivisto solo qualche scena, me lo dovrò rivedere tutto. Per chi se lo era perso non posso che consigliarlo, mi era piaciuto un botto.
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
L'ora è un po' tarda, ma mi sono appena accorto di una cosa incredibile e non poteva non comunicarvela.
Il trailer internazionale de Il buono, il brutto, il cattivo è sbagliato.
Guardare per credere:
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Cioè... dico io, hanno confuso il cattivo col brutto?

Il trailer internazionale de Il buono, il brutto, il cattivo è sbagliato.
Guardare per credere:
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Cioè... dico io, hanno confuso il cattivo col brutto?

"Mentre gli altri disegnano spam Dazed dipinge su tela."(Sine)
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Hank Luisetti
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
11° Far East Film Festival – Prima Giornata
La prima vera e propria giornata del Far East di Udine versione 2009 è in archivio e sembra già possibile intravedere le prime tendenze che caratterizzeranno quest’undicesima edizione. Due cose soprattutto: la quantità impressionante di gente che ha letteralmente intasato i locali del Teatro Nuovo Giovanni da Udine e l’alta qualità, con le immancabili e inevitabili eccezioni, dei film proiettati.
La prima mattinata, però, ha assunto sin da subito un aspetto poco invitante anche agli occhi degli stoici più fondamentalisti. Prima Chants of Lotus, film indonesiano a episodi incentrati sul tema della deflorazione e dell’aborto e che alle nove del mattino potrebbe risultare vagamente indigesto, quindi il taiwanese Cape No. 7, classico ibrido orientale di comedy e romance che con i facili toni televisivi ha distrutto ogni record storico ai botteghini di Taipei.
In linea di massima nel primo pomeriggio si dovrebbe migliorare, e non di poco, con la proiezione dell’ultimo film di uno dei nomi storicamente più importanti del cinema di Hong Kong e dell’Asia in generale. Si tratta della commedia All About Women di Tsui Hark, prodotta con soldi cinesi e scritta dal maestro della commediola al femminile sudcoreana Kwak Jae-yong (My Sassy Girl, WindStruck). Il risultato è un film che, come dice il titolo, compie la sua rivoluzione attorno a un cast di personaggi principali totalmente femminili sfruttando i toni della classica commedia honkonghese, ritmata e incalzante, brillante e innocua. Nonostante l’ottima accoglienza del pubblica, rimane il dubbio che il lavoro di Tsui Hark sia fuori tempo massimo: la sensazione è quella di un distinto signore che a ghette, redingote e tuba abbia voluto associare un paio di colorate scarpe da ginnastica.
Il pomeriggio, la serata e la nottata, poi, hanno visto susseguirsi in successione quattro ottimi film seppur molto diversi tra loro eppure. Per primo il debutto della regista giapponese Tanada Yuki, già sceneggiatrice di un certo successo in patria (Sakura), qui presentata come la versione orientale di Sofia Coppola; Tanada, con il suo One Million Yen Girl, presenta un bildungsroman di rara levità e sensibilità, incentrato su un’esile ragazza, in fuga da Tokyo dopo un periodo passato in prigione a causa di una disputa fra coinquilini. Il connazionale Hanabusa Tsutomo, al contrario, riporta in auge al FEFF la commedia caciarona che a noi ci piace tanto (sic) con il suo The Handsome Suit, storia del bruttissimo cuoco Takuro che vive la sua condizione estetica come un handicap che gli impedisce di vivere serenamente. Così, quando viene avvicinato da un elegante uomo che gli promette un vestito in grado di renderlo bellissimo, Takuro accetta e inizia una vita parallela nei panni di Annin, strepitoso super modello venerato dal genere femminile. Fra grasse e continue risate lo spettatore accompagna Takuro verso la tanto agognata maturazione sentimentale.
Gli ultimi due film della giornata hanno certamente riportato il Festival sui vecchi binari, quando ancora era una rassegna di cinema honkonghese d’azione. Da Hong Kong Dante Lam (Beast Cops) porta il suo Beast Stalker, classico, potente e solidissimo poliziesco tipico della tradizione cinematografica dell’ex dominion britannico che si fregia, nei panni del cattivone, di un immenso Nick Cheung.
In chiusura, infine, la classica ciliegina sulla torta: in anteprima italiana è stato presentato, infatti, l’atteso Chocolate firmato dal thailandese Prachya Pinkaew (Ong Bak e The Protector) e interpretato dall’incredibile Jeeja Yanin, uno scricciolo di ragazza che le dà di santa ragione. La storia è quella di Zen, figlia autistica di una gangster thailandese e uno yakuza, il cui amore viene ostacolato fermamente dal boss di lei, tanto da costringere il padre a ritornare in Giappone. La bimba cresce molto bene, nonostante il problema dell’autismo, e impara presto i rudimenti del muay thai abbeverandosi all’infinita fonte dei film di genere. Quando la madre di Zen scopre di essere malata, la piccola va in cerca di denaro con un amico. I due, che teneri, trovano il vecchio quaderno della riscossione del pizzo della madre e si adoperano per riscuotere gli arretrati. Tutto questo non fa piacere allo spietato boss thai, che sguinzaglia la sua banda di killer trans. La resa dei conti è dietro l’angolo. Chocolate è un film decisamente sorprendente: incredibilmente valido a livello di pulizia tecnica e di rigore formale, si avvale anche di una sceneggiatura sorprendentemente solida e coerente. Il tutto, ovviamente, unito alla sovrumana abilità nelle arte marziali di Jeeja Yanin. Ora come ora la vera sorpresa di questo festival.
La prima vera e propria giornata del Far East di Udine versione 2009 è in archivio e sembra già possibile intravedere le prime tendenze che caratterizzeranno quest’undicesima edizione. Due cose soprattutto: la quantità impressionante di gente che ha letteralmente intasato i locali del Teatro Nuovo Giovanni da Udine e l’alta qualità, con le immancabili e inevitabili eccezioni, dei film proiettati.
La prima mattinata, però, ha assunto sin da subito un aspetto poco invitante anche agli occhi degli stoici più fondamentalisti. Prima Chants of Lotus, film indonesiano a episodi incentrati sul tema della deflorazione e dell’aborto e che alle nove del mattino potrebbe risultare vagamente indigesto, quindi il taiwanese Cape No. 7, classico ibrido orientale di comedy e romance che con i facili toni televisivi ha distrutto ogni record storico ai botteghini di Taipei.
In linea di massima nel primo pomeriggio si dovrebbe migliorare, e non di poco, con la proiezione dell’ultimo film di uno dei nomi storicamente più importanti del cinema di Hong Kong e dell’Asia in generale. Si tratta della commedia All About Women di Tsui Hark, prodotta con soldi cinesi e scritta dal maestro della commediola al femminile sudcoreana Kwak Jae-yong (My Sassy Girl, WindStruck). Il risultato è un film che, come dice il titolo, compie la sua rivoluzione attorno a un cast di personaggi principali totalmente femminili sfruttando i toni della classica commedia honkonghese, ritmata e incalzante, brillante e innocua. Nonostante l’ottima accoglienza del pubblica, rimane il dubbio che il lavoro di Tsui Hark sia fuori tempo massimo: la sensazione è quella di un distinto signore che a ghette, redingote e tuba abbia voluto associare un paio di colorate scarpe da ginnastica.
Il pomeriggio, la serata e la nottata, poi, hanno visto susseguirsi in successione quattro ottimi film seppur molto diversi tra loro eppure. Per primo il debutto della regista giapponese Tanada Yuki, già sceneggiatrice di un certo successo in patria (Sakura), qui presentata come la versione orientale di Sofia Coppola; Tanada, con il suo One Million Yen Girl, presenta un bildungsroman di rara levità e sensibilità, incentrato su un’esile ragazza, in fuga da Tokyo dopo un periodo passato in prigione a causa di una disputa fra coinquilini. Il connazionale Hanabusa Tsutomo, al contrario, riporta in auge al FEFF la commedia caciarona che a noi ci piace tanto (sic) con il suo The Handsome Suit, storia del bruttissimo cuoco Takuro che vive la sua condizione estetica come un handicap che gli impedisce di vivere serenamente. Così, quando viene avvicinato da un elegante uomo che gli promette un vestito in grado di renderlo bellissimo, Takuro accetta e inizia una vita parallela nei panni di Annin, strepitoso super modello venerato dal genere femminile. Fra grasse e continue risate lo spettatore accompagna Takuro verso la tanto agognata maturazione sentimentale.
Gli ultimi due film della giornata hanno certamente riportato il Festival sui vecchi binari, quando ancora era una rassegna di cinema honkonghese d’azione. Da Hong Kong Dante Lam (Beast Cops) porta il suo Beast Stalker, classico, potente e solidissimo poliziesco tipico della tradizione cinematografica dell’ex dominion britannico che si fregia, nei panni del cattivone, di un immenso Nick Cheung.
In chiusura, infine, la classica ciliegina sulla torta: in anteprima italiana è stato presentato, infatti, l’atteso Chocolate firmato dal thailandese Prachya Pinkaew (Ong Bak e The Protector) e interpretato dall’incredibile Jeeja Yanin, uno scricciolo di ragazza che le dà di santa ragione. La storia è quella di Zen, figlia autistica di una gangster thailandese e uno yakuza, il cui amore viene ostacolato fermamente dal boss di lei, tanto da costringere il padre a ritornare in Giappone. La bimba cresce molto bene, nonostante il problema dell’autismo, e impara presto i rudimenti del muay thai abbeverandosi all’infinita fonte dei film di genere. Quando la madre di Zen scopre di essere malata, la piccola va in cerca di denaro con un amico. I due, che teneri, trovano il vecchio quaderno della riscossione del pizzo della madre e si adoperano per riscuotere gli arretrati. Tutto questo non fa piacere allo spietato boss thai, che sguinzaglia la sua banda di killer trans. La resa dei conti è dietro l’angolo. Chocolate è un film decisamente sorprendente: incredibilmente valido a livello di pulizia tecnica e di rigore formale, si avvale anche di una sceneggiatura sorprendentemente solida e coerente. Il tutto, ovviamente, unito alla sovrumana abilità nelle arte marziali di Jeeja Yanin. Ora come ora la vera sorpresa di questo festival.
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
Decisamente meglio. Non ho sinceramente capito cosa cazzo avesse in testa nell'inserire quella parte narrativa così lunga. Se vuoi riproporre una specie di documento storiografico sulle azioni militari della brigata 26 luglio hai cappellato perchè ci sono diversi buchi di sceneggiatura, se invece vuoi dare maggior risalto all'aspetto umano dei valori del movimento e di Guevara allora preferivo ampliasse maggiormente la parte relativa all'intervista, agli anni messicani, alla parte motivazionale del sentimento rivoluzionario. romanzare così i dettagli sinceramente mi porta fuori strada. Bhò, aspetto la seconda parte per un giudizio completo.SafeBet wrote: Si va costantamente avanti e indietro tra il periodo della rivoluzione cubana e stralci di un'intervista (ricostruita) che Guevara ha rilasciato ad una giornalista americana mentre si trovava negli Stati Uniti per una conferenza (credo dell'ONU). Meglio il secondo livello del primo. Il quadro sul Che non è agiografico, ma contrastato.
Tra le note che vorrei sottolineare: Del Toro formidabile, quasi mimetico.
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
concordo è veramente un capolavoro. (Kevin Spacey è un mostro di bravura)Emmanuelle wrote: Abbiamo appena finito di rivedere American Beauty. Quando lo vidi al cinema, non so perchè, non lo apprezzai così tanto come stanotte. E' un capolavoro. Finirà nella mia top five.
Il cinema è dentro di me (..ma forse anche l'atletica)
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
Non riesco a postarlo come video, ma rilancio con questoEmmanuelle wrote: Abbiamo appena finito di rivedere American Beauty. Quando lo vidi al cinema, non so perchè, non lo apprezzai così tanto come stanotte. E' un capolavoro. Finirà nella mia top five.
425,350
http://www.whoisthemonkey.com/videos/28 ... can-beauty
EDIT: gotcha
425,350
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La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e che cosa possa togliere.
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
recuperato solo oggi,capolavoro del maestro Herzog
:

per me uno dei migliori film in assoluto degli ultimi dieci anni,se lo avete perso vi consiglio di rifarvi immediatamente e di recuperarlo al più presto,ne vale la pena.

per me uno dei migliori film in assoluto degli ultimi dieci anni,se lo avete perso vi consiglio di rifarvi immediatamente e di recuperarlo al più presto,ne vale la pena.
"Quando vedremo un ragazzino con i capelli arruffati e i calzettoni che gli calano che tira un pallone su un campetto avvolto nella semioscurità o nel cortile di casa quando tutti gli altri sono già andati via, ci ricorderemo di Pete"
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
bellissimo e tragico.PistooolPeeete wrote: recuperato solo oggi,capolavoro del maestro Herzog:
per me uno dei migliori film in assoluto degli ultimi dieci anni,se lo avete perso vi consiglio di rifarvi immediatamente e di recuperarlo al più presto,ne vale la pena.
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
sì,direi davvero struggente.Cammellaio Patto wrote: bellissimo e tragico.
non so bene perchè ma,nonostante il mio amore per il cinema di Herzog,al momento della sua uscita al cinema (vista anche la scarsa distribuzione nelle sale) me lo persi :sbadat:,ma adesso che l'ho visto non posso che inchinarmi alla grandezza di una tale opera.davvero grandissimo capolavoro.
Grazie Werner
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Re: Les Cahiers du cinéma - Il topic del cinema
Visto stasera Che - L'argentino, scoprendo peraltro che tra pochi giorni uscirà Che - Guerriglia, la seconda parte.
Devo dire che si tratta del film più antiretorico che abbia mai visto. Sembra quasi un documentario. Da un regista come Soderbergh mi aspettavo tutt'altro. Ottimo Benicio Del Toro, ma questo si sapeva.
Ora è d'obbligo la visione del secondo. Non tanto per sapere come va a finire, nel senso che si sa già, quanto piuttosto per vedere come sono trattati gli ultimi anni del Che, per capire se la narrazione cercherà di entrare un po' di più nella psicologia del personaggio.
Devo dire che si tratta del film più antiretorico che abbia mai visto. Sembra quasi un documentario. Da un regista come Soderbergh mi aspettavo tutt'altro. Ottimo Benicio Del Toro, ma questo si sapeva.
Ora è d'obbligo la visione del secondo. Non tanto per sapere come va a finire, nel senso che si sa già, quanto piuttosto per vedere come sono trattati gli ultimi anni del Che, per capire se la narrazione cercherà di entrare un po' di più nella psicologia del personaggio.


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