Re: Angolo della Poesia
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Re: Angolo della Poesia
La realtà non è quella che si vede.
Lo vedo lo sento lo vivo.
Tu ci sei nel gesto che dà
senso al mondo che mi
circonda, e mi tieni in alto
cosicchè non cada più
nell'attesa spenta dell'arsura
del primo mattino. Il tuo gesto
è sempre lì, e non te ne accorgi:
avvolgi le parole con la tua
presenza timida di sguardi
e accenni del tuo piccolo
cosmo martiniano. Ti scopri
lentamente in assaggi dolci
te: non ne conosci la ricetta
o il tempo, spontanea come
sei sempre, ti manifesti nel
tuo ire continuo, donando
cenni di te ad ogni sussulto
vitale. Negli infiniti silenzi,
nell'ora che non mi abbandona,
che urta il vento lieve mentre
le esili voci si estinguono al
suo soffio, tu sei lì ed io
fletto alta la mia ala d'amore
per te. Sei venuta dispari,
credi di essere pari in una
vita ancora tua, ma le nostre
memorie riecheggiano nel
mistero dell'esistenza.
Vorrei vorrei vorrei sbagliarmi,
esser fallace nel mio mirare
l'immanente, ma tu, piccola
nel tuo incedere e nel tuo
loquire, menti a te stessa
quando la trama del tuo
cuore viene trapunta dalle
mie parole sparse nella
bruma invernale e nelle
marine primavere del mito.
Perdona Silvietta, perdona
questo tutto: il tuo ricordo
giunge ovunque, in terre
che non conoscono il
tuo nome, eufonia di
amanti klimtiani,
ma so che tutto si
posava comunque su di
te, è il tuo segreto
prodigio.
Perdona Silvietta questo
tutto folle mio volere,
volere te, volere il vero,
volere noi, volere ciò
che resta, senza desii
o abbozzi di utopia,
solo ciò che resta e vive
nel passato presente futuro:
noi.
Lo vedo lo sento lo vivo.
Tu ci sei nel gesto che dà
senso al mondo che mi
circonda, e mi tieni in alto
cosicchè non cada più
nell'attesa spenta dell'arsura
del primo mattino. Il tuo gesto
è sempre lì, e non te ne accorgi:
avvolgi le parole con la tua
presenza timida di sguardi
e accenni del tuo piccolo
cosmo martiniano. Ti scopri
lentamente in assaggi dolci
te: non ne conosci la ricetta
o il tempo, spontanea come
sei sempre, ti manifesti nel
tuo ire continuo, donando
cenni di te ad ogni sussulto
vitale. Negli infiniti silenzi,
nell'ora che non mi abbandona,
che urta il vento lieve mentre
le esili voci si estinguono al
suo soffio, tu sei lì ed io
fletto alta la mia ala d'amore
per te. Sei venuta dispari,
credi di essere pari in una
vita ancora tua, ma le nostre
memorie riecheggiano nel
mistero dell'esistenza.
Vorrei vorrei vorrei sbagliarmi,
esser fallace nel mio mirare
l'immanente, ma tu, piccola
nel tuo incedere e nel tuo
loquire, menti a te stessa
quando la trama del tuo
cuore viene trapunta dalle
mie parole sparse nella
bruma invernale e nelle
marine primavere del mito.
Perdona Silvietta, perdona
questo tutto: il tuo ricordo
giunge ovunque, in terre
che non conoscono il
tuo nome, eufonia di
amanti klimtiani,
ma so che tutto si
posava comunque su di
te, è il tuo segreto
prodigio.
Perdona Silvietta questo
tutto folle mio volere,
volere te, volere il vero,
volere noi, volere ciò
che resta, senza desii
o abbozzi di utopia,
solo ciò che resta e vive
nel passato presente futuro:
noi.
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Re: Angolo della Poesia
"Andiamo adesso: tempo di vita
ti attende, non ancora della fine
lo momento è giunto. E ti cita 3
chiaro e tondo senza alcun confine
questa condanna che ha come specchio
la vostro aver vissuto affine. 6
Andiamo adesso: un pericolo vecchio
perviene nella stasi del peccato
e la montagna non di un orecchio 9
raccoglierebbe l'ascolto, ma il lato
ove risedieva anticamente
la memoria, preso tutto e lasciato 12
nulla al niente, ti avrebbe la mente
trascinata col corpo tutta in tale
loco e a costui reso adiacente: 15
andiamo adesso". Salvato dal male,
apparente, ci avviammo verso altri loci
a me ignoti, non ancor noti; m'assale 18
il ricordo, il dolore, ma foci
del mare di lagrime incontrato,
noi seguiamo col passo di voci 21
che udiamo, senza stimar il turbato
mio stato. Dinnanzi, una pianura
infinita, da quel mare salato 24
solcata e divisa in una pura
striatura di indefinita commistione
di forme in quella nuova radura. 27
Una luce di seme arancione
avvolge tutto il tetro orizzonte
dando una nuovea concezione 30
a chi scopre un altro Acheronte.
"Saggezza, cosa mai è questo fiume,
che prima era mare, che ora fonte 33
sembra ed ora si inclina fra le brume
arrossate di un tramonto eterno?
Fulgido paesaggio è, eppur assume 36
toni aspri cari al loco detto Inferno".
"L'acque che vedi son della Speranza
annoverate fra le carte del quaderno 39
ch'adesso è ancora adunanza
di idee e progetti. Il suo corso
nasce dal'infernale alleanza 42
di codeste anime senza soccorso,
che urlando e piangendo amari dolori
crearono tal piangente percorso. 45
Cascate salate son, dei pallori
dei flati e plancti sono foriere,
ab origine ad oggi dei malori 48
sono portatori". Le mie barriere
ottennero gran sostegno e conforto
dal celere assistere del corriere 51
sublime, ne lo suo stato distorto.
Nello sfondo, fra il solare segno
di gesti veri e uno apporto 54
crepuscolare proprio dell'indegno
loco ch'or ora mi appresto a solcare,
si ergono le anime in un disegno 57
ignoto ai grandi pittori del vagare.
Man mano che i miei pesanti piedi
approssimavano la consistenza 60
lor peritura, e coglievo l'assenza
di salvezza ad ogni nuovo varco,
l'ansietà di colui che la semenza 63
di esistenza ancor tiene e, come l'arco
l'arciere durante la fatal lotta
tiene, fra dubbio e paura, sbarco 66
non solo su quella terra dirotta.
Giunti ad uno degli affluenti
chiaro fu tutto nell'oscura flotta 69
di anime perse per le lor ardenti
scelte: vissero usando la ragione
per la grande mente dagli accenti 72
acuti e circonflessi, per cagione
di conoscenza. A queste sublimità
kalokagathia e religione 75
che de lo corpo nega la verità,
come sinolo di disgrazia, aggiunge
in dialoghi di sempre legittimità; 78
immortalità, ed ancora disgiunge
lo corpo dalla parte spirituale,
atemnatica per quello che punge 81
con fiera penna il mondo materiale.
Ond'io, pensando ai miei vetusti
scritti, cercavo fiso il loro male; 84
senza risultato volsi i miei giusti
occhi per la nuova vision soffusa:
gli spiriti eran, non più robusti, 87
ognuno sull'isoletta rifusa,
resa dal passaggio del lagrimoso
fiume; giacevan soli in confusa 90
riflessione deserta, in amoroso
mutilato stato, ei osservano
con tacite parole il furioso 93
scorrer simile ad un antico arcano
tempo mai finito ed iniziato;
guardano anche il loro Primo, invano, 96
ma pure esso, come lor, fu dannato
con presenza ed assenza del ricordo
di ciò che furon in vita, e che il Fato 99
tolse lo loro maggiore accordo
fra essenza ed esistenza. Viri
furon e così bestie son, sul fiordo 102
in attesa, con una favela di respiri
senza sosta di fronte all'impietrito
mondo manifesto per i lor deliri. 105
Fra lo stanco vociare di taciti
pensieri,il nipote della madre
filosofia alzò il tono fra gli abiti 108
mai saturi di nuove leggiadre
volontà, pur non potendo dare
ciò a tali bramose squadre: 111
"Triste realtà quella de lo fare
e non poter esister nel pensiero
da me provocato: esercitare, 114
vivendo questo martirio di siero
privo, morire nel cogito reale,
nell'utopia uraniana, davvero 117
è un male non meritato: fatale
fu la colpa, priva di provvidenza
mentale, e di un amore corporale 120
senza soma se non nella parvenza
che di esso fa la mente platona.
Il demone l'anima influenza 123
con la povertà materna buona
di semplicità del nulla; e geme
con essa in noi, e risuona 126
con sferza sublime il seme
del ricco padre, bello ed audace:
è lomio filosofo, la supreme 129
sophia de lo mondo che non tace.
Questo è Amore, così io scrissi
così io dissi: ora nell'ora che spiace 132
ai cari, son nel desio di fissi
che un tempo furono e che ora
son morti col corpo in abissi 135
assenti di fine. So che ancora
inutile è la mia loquela: zitto
non posso tacere". Da folta flora 138
silente, sbuca sul destriero fitto
nella corsa estrema, un cavaliere
errante che per occhio sembra afflitto 142
da simil pena per fato foriere. 143
ti attende, non ancora della fine
lo momento è giunto. E ti cita 3
chiaro e tondo senza alcun confine
questa condanna che ha come specchio
la vostro aver vissuto affine. 6
Andiamo adesso: un pericolo vecchio
perviene nella stasi del peccato
e la montagna non di un orecchio 9
raccoglierebbe l'ascolto, ma il lato
ove risedieva anticamente
la memoria, preso tutto e lasciato 12
nulla al niente, ti avrebbe la mente
trascinata col corpo tutta in tale
loco e a costui reso adiacente: 15
andiamo adesso". Salvato dal male,
apparente, ci avviammo verso altri loci
a me ignoti, non ancor noti; m'assale 18
il ricordo, il dolore, ma foci
del mare di lagrime incontrato,
noi seguiamo col passo di voci 21
che udiamo, senza stimar il turbato
mio stato. Dinnanzi, una pianura
infinita, da quel mare salato 24
solcata e divisa in una pura
striatura di indefinita commistione
di forme in quella nuova radura. 27
Una luce di seme arancione
avvolge tutto il tetro orizzonte
dando una nuovea concezione 30
a chi scopre un altro Acheronte.
"Saggezza, cosa mai è questo fiume,
che prima era mare, che ora fonte 33
sembra ed ora si inclina fra le brume
arrossate di un tramonto eterno?
Fulgido paesaggio è, eppur assume 36
toni aspri cari al loco detto Inferno".
"L'acque che vedi son della Speranza
annoverate fra le carte del quaderno 39
ch'adesso è ancora adunanza
di idee e progetti. Il suo corso
nasce dal'infernale alleanza 42
di codeste anime senza soccorso,
che urlando e piangendo amari dolori
crearono tal piangente percorso. 45
Cascate salate son, dei pallori
dei flati e plancti sono foriere,
ab origine ad oggi dei malori 48
sono portatori". Le mie barriere
ottennero gran sostegno e conforto
dal celere assistere del corriere 51
sublime, ne lo suo stato distorto.
Nello sfondo, fra il solare segno
di gesti veri e uno apporto 54
crepuscolare proprio dell'indegno
loco ch'or ora mi appresto a solcare,
si ergono le anime in un disegno 57
ignoto ai grandi pittori del vagare.
Man mano che i miei pesanti piedi
approssimavano la consistenza 60
lor peritura, e coglievo l'assenza
di salvezza ad ogni nuovo varco,
l'ansietà di colui che la semenza 63
di esistenza ancor tiene e, come l'arco
l'arciere durante la fatal lotta
tiene, fra dubbio e paura, sbarco 66
non solo su quella terra dirotta.
Giunti ad uno degli affluenti
chiaro fu tutto nell'oscura flotta 69
di anime perse per le lor ardenti
scelte: vissero usando la ragione
per la grande mente dagli accenti 72
acuti e circonflessi, per cagione
di conoscenza. A queste sublimità
kalokagathia e religione 75
che de lo corpo nega la verità,
come sinolo di disgrazia, aggiunge
in dialoghi di sempre legittimità; 78
immortalità, ed ancora disgiunge
lo corpo dalla parte spirituale,
atemnatica per quello che punge 81
con fiera penna il mondo materiale.
Ond'io, pensando ai miei vetusti
scritti, cercavo fiso il loro male; 84
senza risultato volsi i miei giusti
occhi per la nuova vision soffusa:
gli spiriti eran, non più robusti, 87
ognuno sull'isoletta rifusa,
resa dal passaggio del lagrimoso
fiume; giacevan soli in confusa 90
riflessione deserta, in amoroso
mutilato stato, ei osservano
con tacite parole il furioso 93
scorrer simile ad un antico arcano
tempo mai finito ed iniziato;
guardano anche il loro Primo, invano, 96
ma pure esso, come lor, fu dannato
con presenza ed assenza del ricordo
di ciò che furon in vita, e che il Fato 99
tolse lo loro maggiore accordo
fra essenza ed esistenza. Viri
furon e così bestie son, sul fiordo 102
in attesa, con una favela di respiri
senza sosta di fronte all'impietrito
mondo manifesto per i lor deliri. 105
Fra lo stanco vociare di taciti
pensieri,il nipote della madre
filosofia alzò il tono fra gli abiti 108
mai saturi di nuove leggiadre
volontà, pur non potendo dare
ciò a tali bramose squadre: 111
"Triste realtà quella de lo fare
e non poter esister nel pensiero
da me provocato: esercitare, 114
vivendo questo martirio di siero
privo, morire nel cogito reale,
nell'utopia uraniana, davvero 117
è un male non meritato: fatale
fu la colpa, priva di provvidenza
mentale, e di un amore corporale 120
senza soma se non nella parvenza
che di esso fa la mente platona.
Il demone l'anima influenza 123
con la povertà materna buona
di semplicità del nulla; e geme
con essa in noi, e risuona 126
con sferza sublime il seme
del ricco padre, bello ed audace:
è lomio filosofo, la supreme 129
sophia de lo mondo che non tace.
Questo è Amore, così io scrissi
così io dissi: ora nell'ora che spiace 132
ai cari, son nel desio di fissi
che un tempo furono e che ora
son morti col corpo in abissi 135
assenti di fine. So che ancora
inutile è la mia loquela: zitto
non posso tacere". Da folta flora 138
silente, sbuca sul destriero fitto
nella corsa estrema, un cavaliere
errante che per occhio sembra afflitto 142
da simil pena per fato foriere. 143
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Re: Angolo della Poesia
L'andatura era forte e leggera,
tipica di chi conosce la arte
della cavalleria e l'atmosfera 3
della battaglia e cortesia, in parte
ideologia in parte praticità:
così venia verso chi in disparte 6
era. Lo sguardo portava ieraticità
per i modi del portare il germoglio
cavalleresco e la identità 9
personale e un titolo d'orgoglio;
toccava i cinquanta, era asciutto
di corpo, e non portava alcun doglio, 12
se non la grande assenza, dopotutto,
de lo ideale divino mondo,
mancante sempre nel suo proprio tutto. 15
Primo fra tutti i ronzini, secondo
la sua stimata amata opinione,
non inferiore nel lungo fondo 18
alla Pece del Magno nel rione,
nè all'alato Pegaso nel folle
volo, cavalcava in quella regione. 21
L'eco di antiche parole per zolle,
fortemente colpite, sonavano
forti, con il fermento del volle: 24
"Un messer errante, posso dir vano
sia senza amore, come un albero
spoglio di frutti e privo del silvano; 27
sono un corpo senza anima, altero
rispetto al resto degli umani
che ebbero il magno libero 30
sfogo al loro bisogno e le mani
dell'altro incontrarono nello sguardo
comune del sogno del domani". 33
Così si sentiva dallo mai tardo
venire dal sapore seicentesco
di animo arguto e gagliardo 36
e con ultimo balzo gigantesco
giunse infine allo spazio adiacente
noi e all'arcaico spirito fresco. 39
Lo filosofo rassegnato, avente
nell'animo una risposta che donare
non potea, rivolsesi la mente 42
a me, nuovo spettatore, che il fare
di entrambe anime non conoscevo:
"Da sempre quando egli dell'amare 45
subì somma condanna e il sollievo
ottenne e perse con una sciocca
promessa e di questo suo rilievo 48
la mia saggezza da una bocca
similmente in accento, fu data
alla conoscenza. Tal voce scocca 51
da un altro errante però senza fata,
il cui nome è a me ignoto
e che con bella lingua l'accecata 54
sentenza a me tella del suo devoto".
Dunque la realtà si rivelava,
e quell'uomo sì tanto a me noto 57
per le gesta che l'anima gelava
per l'assai assurdo modo, unito
a quell'ideale di vita brava 60
volta alla ricerca dell'impunito
peccato, io vedea il suo smalto:
"Sei tu allora quello che il mio udito 63
conosce per fama, non alto
d'anni ma di gloriose istorie,
foriera lo nome di risalto 66
di Don Chisciotte?" Canzonatorie
sono le leggende assaì vere
di uomini di fronte alle traiettorie 69
degli sguardi di chi le atmosfere
dell'avventura e del grande amor
conosce; "Tu, Messere, alfiere 72
di altro mondo per il tuo espor
sublime diverso, moderno e annoso,
e per quella corporatura maggior 75
che spetta a chi degno dello riposo
eterno ancor non merita per 'stante
poco trascorso nell'altro affannoso 78
cosmo. Dissi bene or ora e distante
non troppo sono dalla tua terra
essendo della Mancia terreno ente: 81
la mia volontà simil tua erra
per luoghi e persone che non colgono
la nostra idea che sovraterra 84
s'eleva ove gli spiriti non muoiono".
La sua parlata sì grandemente
avvolse me medesmo e adempiono ,87
le mie orecchie al suo evidente
invito "Quale furon, ser Chisciotte,
o quale fu, la sua colpa nel vivente?" 90
"Peregrinando pel giorno e pel notte,
col fidato compagno di ventura,
incontrai nelle fresche ridotte 93
terre una fanciulla che, di stesura
poetica, meriterebbe uno sposo
poetare; lo nom della puntura 96
d'amore, Dulcinea del Toboso
era: per lei la somma idea
d'ieale supremo l'accidioso 99
mio esistere cambiò linea
di azione, dall'ozio tetro sordo
d'ogni sofferenza alla citerea 102
passione per raggiungere tal fiordo
che tu ora vedi in questo soggiorno:
presta attenzione al mio ricordo 105
se della pena infiinita del forno
vuoi rimanere immune. Perfetta
idealizzazione e priva di scorno, 108
e grata perchè cortese, eletta
perchè grata nella sua cortesia,
cortese chè educata e benedetta. 111
Non esisteva in me, e com'eresia
l'ho creata, chè senza una madama
non si è vere e la tua poesia 114
forse tende anche a ciò: la fama
e la lama mescesi nel dolore
che proverai a correre sine trama 117
e solo per hic loco sine fiore
e ad invocare il tuo grido a questo
che comprende e per sorte peggiore, 120
o forse no, la risposta nel gesto
muore". Detto ciò, la sua alta figura
scomparve veloce come l'arresto 123
suo, d'impeto e passione; "Dura
ancora il viaggio nostro dopo l'arte
ora appresa dalla spagnola aurora, 126
prepara l'alto pensiero e le carte
ancestrali del cancro nel tuo maggio"
Partimmo per altra terra in disparte 129
come cervi soli in spazio selvaggio. 130
tipica di chi conosce la arte
della cavalleria e l'atmosfera 3
della battaglia e cortesia, in parte
ideologia in parte praticità:
così venia verso chi in disparte 6
era. Lo sguardo portava ieraticità
per i modi del portare il germoglio
cavalleresco e la identità 9
personale e un titolo d'orgoglio;
toccava i cinquanta, era asciutto
di corpo, e non portava alcun doglio, 12
se non la grande assenza, dopotutto,
de lo ideale divino mondo,
mancante sempre nel suo proprio tutto. 15
Primo fra tutti i ronzini, secondo
la sua stimata amata opinione,
non inferiore nel lungo fondo 18
alla Pece del Magno nel rione,
nè all'alato Pegaso nel folle
volo, cavalcava in quella regione. 21
L'eco di antiche parole per zolle,
fortemente colpite, sonavano
forti, con il fermento del volle: 24
"Un messer errante, posso dir vano
sia senza amore, come un albero
spoglio di frutti e privo del silvano; 27
sono un corpo senza anima, altero
rispetto al resto degli umani
che ebbero il magno libero 30
sfogo al loro bisogno e le mani
dell'altro incontrarono nello sguardo
comune del sogno del domani". 33
Così si sentiva dallo mai tardo
venire dal sapore seicentesco
di animo arguto e gagliardo 36
e con ultimo balzo gigantesco
giunse infine allo spazio adiacente
noi e all'arcaico spirito fresco. 39
Lo filosofo rassegnato, avente
nell'animo una risposta che donare
non potea, rivolsesi la mente 42
a me, nuovo spettatore, che il fare
di entrambe anime non conoscevo:
"Da sempre quando egli dell'amare 45
subì somma condanna e il sollievo
ottenne e perse con una sciocca
promessa e di questo suo rilievo 48
la mia saggezza da una bocca
similmente in accento, fu data
alla conoscenza. Tal voce scocca 51
da un altro errante però senza fata,
il cui nome è a me ignoto
e che con bella lingua l'accecata 54
sentenza a me tella del suo devoto".
Dunque la realtà si rivelava,
e quell'uomo sì tanto a me noto 57
per le gesta che l'anima gelava
per l'assai assurdo modo, unito
a quell'ideale di vita brava 60
volta alla ricerca dell'impunito
peccato, io vedea il suo smalto:
"Sei tu allora quello che il mio udito 63
conosce per fama, non alto
d'anni ma di gloriose istorie,
foriera lo nome di risalto 66
di Don Chisciotte?" Canzonatorie
sono le leggende assaì vere
di uomini di fronte alle traiettorie 69
degli sguardi di chi le atmosfere
dell'avventura e del grande amor
conosce; "Tu, Messere, alfiere 72
di altro mondo per il tuo espor
sublime diverso, moderno e annoso,
e per quella corporatura maggior 75
che spetta a chi degno dello riposo
eterno ancor non merita per 'stante
poco trascorso nell'altro affannoso 78
cosmo. Dissi bene or ora e distante
non troppo sono dalla tua terra
essendo della Mancia terreno ente: 81
la mia volontà simil tua erra
per luoghi e persone che non colgono
la nostra idea che sovraterra 84
s'eleva ove gli spiriti non muoiono".
La sua parlata sì grandemente
avvolse me medesmo e adempiono ,87
le mie orecchie al suo evidente
invito "Quale furon, ser Chisciotte,
o quale fu, la sua colpa nel vivente?" 90
"Peregrinando pel giorno e pel notte,
col fidato compagno di ventura,
incontrai nelle fresche ridotte 93
terre una fanciulla che, di stesura
poetica, meriterebbe uno sposo
poetare; lo nom della puntura 96
d'amore, Dulcinea del Toboso
era: per lei la somma idea
d'ieale supremo l'accidioso 99
mio esistere cambiò linea
di azione, dall'ozio tetro sordo
d'ogni sofferenza alla citerea 102
passione per raggiungere tal fiordo
che tu ora vedi in questo soggiorno:
presta attenzione al mio ricordo 105
se della pena infiinita del forno
vuoi rimanere immune. Perfetta
idealizzazione e priva di scorno, 108
e grata perchè cortese, eletta
perchè grata nella sua cortesia,
cortese chè educata e benedetta. 111
Non esisteva in me, e com'eresia
l'ho creata, chè senza una madama
non si è vere e la tua poesia 114
forse tende anche a ciò: la fama
e la lama mescesi nel dolore
che proverai a correre sine trama 117
e solo per hic loco sine fiore
e ad invocare il tuo grido a questo
che comprende e per sorte peggiore, 120
o forse no, la risposta nel gesto
muore". Detto ciò, la sua alta figura
scomparve veloce come l'arresto 123
suo, d'impeto e passione; "Dura
ancora il viaggio nostro dopo l'arte
ora appresa dalla spagnola aurora, 126
prepara l'alto pensiero e le carte
ancestrali del cancro nel tuo maggio"
Partimmo per altra terra in disparte 129
come cervi soli in spazio selvaggio. 130
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Re: Angolo della Poesia
Un solco nella sede che il respiro
fornisce, si formò di getto senza
ch'io potessi, al prossimo moriro, 3
opporre un sussulto di speranza
presunta o meno: "Perchè la senna
sua fu così intensa nell'alternanza 6
di aulicità e drammatico dilemma?".
Il grande argentino colse il timore
che aveva distrutto la verde gemma 9
che conduceva ora lo mio umore;
con abile astuzia e matura mente
volse i patriarcali occhi per amore 12
a me disfatto: " Il mio animo sente
la tua angoscia perenne nel cogito
proposto pria da quei che presente 15
in vita fu hidalgo nell'abito;
il senso del tuo dormire e viaggiare,
fra terre viste e non viste da alito 18
umano, rappresenta il tuo dubitare.
Non mentirò alla tua mai fallace
ragione e il vero dirò ora nel sostare: 21
quei Quattro Stracci che tu indietro face
riecheggiano di umiltà, sapienza
e di un amore che al Primo non piace 24
e che traduce in questa degenza
che di beltà, pace e quiete serena
priva chi, come te l'adolescenza, 27
e altri, come l'Alonso e l'arena,
che hai visto in questo seguitarmi,
in diversi anni, ad una sirena 30
dedicaron se stessi e i lor carmi.
Non spettami discernere lo giusto
da lo sbagliato: mostroti gli allarmi 33
del dopo e ti offro l'angusto
tedio morte del mondo lasciato.
Andiamo oltre, laddove nuovo gusto 36
di vita c'è, e più non chidere il fato".
Dolcezza e saggezza, il sinolo
di perfezione a cui l'accecato 39
uomo tendere deve: ne lo solo
poeta magno io trovo risposta.
Emessi i fatali verdetti, nolo 42
del scappar altrove, ad una costa
ci avviammo ove si scorgevano
castelli in spiaggia, sede per la sosta 45
nostra. I mari forti inquieti elevano
la loro forza su quella area,
e con strazio acuto accendevano 48
grida sparse d'anime in marea.
Un uomo dalla spada lunga e forte
difendeva con ardua aurea 51
guerresca e dolci parole, alla sorte
che giungeva, pronunciava fiero:
"Astronomo, filosofo di morte 54
ed eccelso donatore del siero
d'amore, spadaccino viaggiatore
e amante non per sè, di destriero 57
privo, molto eloquente, che non muore
innanzi allo nemico marrano;
vivo e riposo nell'antico dolore 60
per un'alma che vive nel mio brano
e con esso rivive il mio nome
de Bergerac: son il vostro Cirano". 63
Così combatteva, con lo addome
coperto dalla lucente armatura
del regno francese, le eterne chiome 66
marine di continuo, dall'arsura
del primo mattino allo splendore
del cielo stellato. Lotta di misura 69
assente, destino senza amore
e gloria; ciò venimmo a sapere
da quell'errante ispano d'onore 72
avente, che s'aggirava fra altere
terre, la cui presenza, il Platone
ci fece conoscenti. Il bere 75
della sophia colsemi ubriacone
e gli volsi una parola cortese:
"Sei tu il celeberrimo compagnone 78
del Chisciotte, che de la abbondanza
delle terre, felice e realista, chiese
e del grande nome fai Sancho Panza?" 81
"Nobile signore, per l'alte imprese,
pronto, il tuo mortale aspetto la pace
dona a me in questo tedio d'offese 84
fra regioni perdute ove la brace
regna sovrana. Accoglievi ora
lo spazio particolare; dispiace 87
a meo non potervici ancora
portare ma il mio destino infausto
impedisce ciò. Molto m'addolora 90
più non dirvi: il gravoso esausto
cammino attendemi. Il litorale
innanzi a voi è sede di devasto: 93
i castelli sabbiosi di un corale
male pieni, l'adùnata del volo.
Andate e capirete: il canale 96
è unico nel suo grande bolo,
avendo com'unica concessione
il sole e le stelle. Scusate, il solo 99
m'attende e la tua sentita questione
m'arreca dolor nel dolce cimelio
di ciò che fui e più non sono". Buone 102
verba ci diede per dell'epitelio
capire il dramma, della prossima
condanna e il nobile afelio 105
ricominciò il suo viaggio. Ansima
l'ardore del presente desiderio,
mio di conoscere sic quell'anima 108
che con il fioretto il vituperio
uccideva e nel mentre accenna,
sublimando, l'immortale criterio 111
d'amante e di mai amato, con penna
d'oca intrisa dell'amor non colto
da colei che scatenò la grande Senna 114
del poeta e condottiero colto.
La vista della discesa per la spiaggia
dei castelli fe' positivo il volto 117
mio e donò nuova gemma alla saggia
mia guida nel condurmi per li loci;
seppur ripida, essa incoraggia 120
me e il mio maestro nei veloci
moti verso la nostra nuova meta.
La tristezza di pria e gli atroci 123
dilemmi tradotti in una inquieta
andatura, morti son come i corpi
e i lor esseri, se non dal poeta, 126
qual io sembro, sono risorti. Storpi
sarebber senza alcuna riscoperta:
agiamo innocenti come antiticorpi 129
e dalla seconda perdita certa,
son salvi per un lampo perituro.
Orme sulla sabbia flavia deserta 132
appaiono più profonde e maturo
per le parole viaggio e conforto
alcuna paura adombra il sicuro 135
mio passo. Così sul far dell'accorto
primo sole della mia strana sera,
arrivammo in questo lito, assorto 138
in loco vinto da morte severa. 139
fornisce, si formò di getto senza
ch'io potessi, al prossimo moriro, 3
opporre un sussulto di speranza
presunta o meno: "Perchè la senna
sua fu così intensa nell'alternanza 6
di aulicità e drammatico dilemma?".
Il grande argentino colse il timore
che aveva distrutto la verde gemma 9
che conduceva ora lo mio umore;
con abile astuzia e matura mente
volse i patriarcali occhi per amore 12
a me disfatto: " Il mio animo sente
la tua angoscia perenne nel cogito
proposto pria da quei che presente 15
in vita fu hidalgo nell'abito;
il senso del tuo dormire e viaggiare,
fra terre viste e non viste da alito 18
umano, rappresenta il tuo dubitare.
Non mentirò alla tua mai fallace
ragione e il vero dirò ora nel sostare: 21
quei Quattro Stracci che tu indietro face
riecheggiano di umiltà, sapienza
e di un amore che al Primo non piace 24
e che traduce in questa degenza
che di beltà, pace e quiete serena
priva chi, come te l'adolescenza, 27
e altri, come l'Alonso e l'arena,
che hai visto in questo seguitarmi,
in diversi anni, ad una sirena 30
dedicaron se stessi e i lor carmi.
Non spettami discernere lo giusto
da lo sbagliato: mostroti gli allarmi 33
del dopo e ti offro l'angusto
tedio morte del mondo lasciato.
Andiamo oltre, laddove nuovo gusto 36
di vita c'è, e più non chidere il fato".
Dolcezza e saggezza, il sinolo
di perfezione a cui l'accecato 39
uomo tendere deve: ne lo solo
poeta magno io trovo risposta.
Emessi i fatali verdetti, nolo 42
del scappar altrove, ad una costa
ci avviammo ove si scorgevano
castelli in spiaggia, sede per la sosta 45
nostra. I mari forti inquieti elevano
la loro forza su quella area,
e con strazio acuto accendevano 48
grida sparse d'anime in marea.
Un uomo dalla spada lunga e forte
difendeva con ardua aurea 51
guerresca e dolci parole, alla sorte
che giungeva, pronunciava fiero:
"Astronomo, filosofo di morte 54
ed eccelso donatore del siero
d'amore, spadaccino viaggiatore
e amante non per sè, di destriero 57
privo, molto eloquente, che non muore
innanzi allo nemico marrano;
vivo e riposo nell'antico dolore 60
per un'alma che vive nel mio brano
e con esso rivive il mio nome
de Bergerac: son il vostro Cirano". 63
Così combatteva, con lo addome
coperto dalla lucente armatura
del regno francese, le eterne chiome 66
marine di continuo, dall'arsura
del primo mattino allo splendore
del cielo stellato. Lotta di misura 69
assente, destino senza amore
e gloria; ciò venimmo a sapere
da quell'errante ispano d'onore 72
avente, che s'aggirava fra altere
terre, la cui presenza, il Platone
ci fece conoscenti. Il bere 75
della sophia colsemi ubriacone
e gli volsi una parola cortese:
"Sei tu il celeberrimo compagnone 78
del Chisciotte, che de la abbondanza
delle terre, felice e realista, chiese
e del grande nome fai Sancho Panza?" 81
"Nobile signore, per l'alte imprese,
pronto, il tuo mortale aspetto la pace
dona a me in questo tedio d'offese 84
fra regioni perdute ove la brace
regna sovrana. Accoglievi ora
lo spazio particolare; dispiace 87
a meo non potervici ancora
portare ma il mio destino infausto
impedisce ciò. Molto m'addolora 90
più non dirvi: il gravoso esausto
cammino attendemi. Il litorale
innanzi a voi è sede di devasto: 93
i castelli sabbiosi di un corale
male pieni, l'adùnata del volo.
Andate e capirete: il canale 96
è unico nel suo grande bolo,
avendo com'unica concessione
il sole e le stelle. Scusate, il solo 99
m'attende e la tua sentita questione
m'arreca dolor nel dolce cimelio
di ciò che fui e più non sono". Buone 102
verba ci diede per dell'epitelio
capire il dramma, della prossima
condanna e il nobile afelio 105
ricominciò il suo viaggio. Ansima
l'ardore del presente desiderio,
mio di conoscere sic quell'anima 108
che con il fioretto il vituperio
uccideva e nel mentre accenna,
sublimando, l'immortale criterio 111
d'amante e di mai amato, con penna
d'oca intrisa dell'amor non colto
da colei che scatenò la grande Senna 114
del poeta e condottiero colto.
La vista della discesa per la spiaggia
dei castelli fe' positivo il volto 117
mio e donò nuova gemma alla saggia
mia guida nel condurmi per li loci;
seppur ripida, essa incoraggia 120
me e il mio maestro nei veloci
moti verso la nostra nuova meta.
La tristezza di pria e gli atroci 123
dilemmi tradotti in una inquieta
andatura, morti son come i corpi
e i lor esseri, se non dal poeta, 126
qual io sembro, sono risorti. Storpi
sarebber senza alcuna riscoperta:
agiamo innocenti come antiticorpi 129
e dalla seconda perdita certa,
son salvi per un lampo perituro.
Orme sulla sabbia flavia deserta 132
appaiono più profonde e maturo
per le parole viaggio e conforto
alcuna paura adombra il sicuro 135
mio passo. Così sul far dell'accorto
primo sole della mia strana sera,
arrivammo in questo lito, assorto 138
in loco vinto da morte severa. 139
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Re: Angolo della Poesia
Non ricordo o mai colsi se paura
o stupore presemi di incanto
alla vista di cotanta pianura: 3
il mare impetuoso e avido, accanto
alla flavia polvere, alternava
forza e dolcezza, come se un canto 6
vago tenesse il suo ritmo. Vagava
con riserbo e arroganza salata,
giungendo poi con onda pari a lava 9
a ruire case della scordata
gente, privata di speranza e gioia,
per una azione "Da chi vietata?", 12
pensavo fra me e me; "Meglio che muoia
all'istante la mia lucubrazione,
le parole di lui, della sequioia 15
poetica cantore, son l'azione
migliore. Meglio andare oltre". Io stetti
per poco in dubbio, ma l'esortazione 18
sucessiva mi ricondusse ai tetti
eccelsi ne lo nostro divenire.
Gli spazi davvero eran perfetti, 21
per geometria e il costruire
simmetrico che legò i castelli
della sventura mortale. Lo ire 24
attendeva i due diversi fratelli
per affinità elettiva: non facemmo
attender ancora i lunghi sfacelli 27
dei dannati. Allora noi tacemmo
e seguimmo l'intrinseco universo
dei nostri forti cuori: non giacemmo 30
come inerti uomini e il diverso
percorso gravoso e meritevole
seguimmo con il temerario verso. 33
"Ti avverto che tempo durevole
sarà il nsotro presso isti peccati,
essendo tali specchio gradevole 36
del tuo stato mortale; tre ducati
attendono il celere cammino
e tre anime simil ad avvocati 39
saranno lì per te a loquir fino
a quando sarà a noi possibile
ascoltare il lor dolore e il fino 42
amore. Esta è dell'impossibile
l'arenile passione: è tremenda
per temi e castighi, terribile 45
e ad ogni modo nella tregenda
dolce e catartica per la gradezza
che invade ancora la lor leggenda". 48
Granitico nel moderno idioma
e inteso l'elevato cognoscere,
andammo incontro al primo aroma; 51
il grande maniero de lo piacere,
di debole sabbia era forgiato,
ed smisurato d'amore sincere 54
sembrava padrone e di pregiato
alone nobiliare la base, intrisa
dell'orgoglio paterno omaggiato 57
da due leoni dall'entrata invisa,
manifesta l'architetto disegno.
Il sommo accesso, da un'improvvisa 60
balconata era colpito. Un segno
vitale si manifesta ai miei occhi:
un'ancestrale fanciulla dal degno 63
sguardo, cinta di niveati fiocchi
nel volto, una dea nello sublime
volgere gli infiniti due blocchi 66
di marmo ceruleo di lacrime
piene, all'illustre condottiero, cieco
di lei; egli colpisce e deprime 69
gli ostili mari con la spada all'eco
aitante del loro manifestare
infausto: il loro essere bieco. 72
Sotto, all'entrata il vociferare
dell'eletto ser Cirano prosegue
indomito, sognando lo altare 75
mai giunto, col cuore assente di tregue;
D'improvviso lo scorrere impetuoso
cessò e, stupito del divenir tenue 78
del momento, accettò tale riposo.
Appena la distanza si ridusse,
degne si rovolse :"Animo poso 81
e vivente: il tuo flato addusse
a me nuova sensazione di quiete,
ne lo ricordo di ciò che condusse 84
me per molti anni, ossia le liete
visite viventi a colei che alberga
nel castello che le onde inquiete 87
attaccano in eterno; diverga
lo nostro incontro a qualcos'altro:
prima che il flutto del tutto sommerga 90
me e il mio sogno incompiuto,t'inoltro
la mia richiesta del scopire donde
tu venga e come mai, assai scaltro, 93
ti recasti in un mondo che fonde
morti e pene e che a te non appartiene,
ancora". Titubante e le sponde 96
vedendo distanti, il mio strano bene
gli raccontai: "Non come Polifemo,
che lo titolo Nessuno detiene 99
da lo maggiore corno di supremo
fuoco antico, ma come qualunque
giovane sognatore di estremo 102
clamore, sono nessuno, ovunque,
tranne che nel cuore ,che io accesi,
di lei con monodici stracci d'acque 105
poetiche, che versai in fogli estesi.
Di più dir non voglio, chè del raffronto
tuo necessito e dei tuoi cortesi 108
modi voglio, per vivere il mio racconto".
La vis del leone sì fortemente
presemi in tali parole che il pronto 111
cavaliere mi rispose non minormente:
"Illustrissimo è il tuo nome e la voce
tua riecheggia e il toscano si sente 114
nel tuo cognome che, molto feroce
nella ligure terra dei parenti
tuoi, trova alta forma, sottovoce, 117
nella silloge dei tuoi sentimenti.
La mia tradizione già tu conosci
per mia definizione e gli accenti 120
della mia poesia non agnosci.
Lo mio destino è questo, senza sosta,
poichè la mia dama, che riconosci, 123
la splendida Rossana, della costa
crudele vittima, urge dell'aiuto
mio, io che con una bocca discosta, 126
denunciai l'amore giammai compiuto,
con lirica dolosa. Impossibile
fu, ahimè sarà, essendo il rifiuto 129
dato da quel Cristiano che, sì vile,
sia con flati sia quando ne fu privo,
mi denudò del mio sole sacrile. 132
Con lo scrivere per lei, donativo,
un giuramento eterno io feci,
una confessione, un vivo motivo 135
più forte del tempo. Così, le veci
di quello che fui nelle mie locande,
proseguo in quell'agapao che i greci 138
considerano l'amore più grande. 139
o stupore presemi di incanto
alla vista di cotanta pianura: 3
il mare impetuoso e avido, accanto
alla flavia polvere, alternava
forza e dolcezza, come se un canto 6
vago tenesse il suo ritmo. Vagava
con riserbo e arroganza salata,
giungendo poi con onda pari a lava 9
a ruire case della scordata
gente, privata di speranza e gioia,
per una azione "Da chi vietata?", 12
pensavo fra me e me; "Meglio che muoia
all'istante la mia lucubrazione,
le parole di lui, della sequioia 15
poetica cantore, son l'azione
migliore. Meglio andare oltre". Io stetti
per poco in dubbio, ma l'esortazione 18
sucessiva mi ricondusse ai tetti
eccelsi ne lo nostro divenire.
Gli spazi davvero eran perfetti, 21
per geometria e il costruire
simmetrico che legò i castelli
della sventura mortale. Lo ire 24
attendeva i due diversi fratelli
per affinità elettiva: non facemmo
attender ancora i lunghi sfacelli 27
dei dannati. Allora noi tacemmo
e seguimmo l'intrinseco universo
dei nostri forti cuori: non giacemmo 30
come inerti uomini e il diverso
percorso gravoso e meritevole
seguimmo con il temerario verso. 33
"Ti avverto che tempo durevole
sarà il nsotro presso isti peccati,
essendo tali specchio gradevole 36
del tuo stato mortale; tre ducati
attendono il celere cammino
e tre anime simil ad avvocati 39
saranno lì per te a loquir fino
a quando sarà a noi possibile
ascoltare il lor dolore e il fino 42
amore. Esta è dell'impossibile
l'arenile passione: è tremenda
per temi e castighi, terribile 45
e ad ogni modo nella tregenda
dolce e catartica per la gradezza
che invade ancora la lor leggenda". 48
Granitico nel moderno idioma
e inteso l'elevato cognoscere,
andammo incontro al primo aroma; 51
il grande maniero de lo piacere,
di debole sabbia era forgiato,
ed smisurato d'amore sincere 54
sembrava padrone e di pregiato
alone nobiliare la base, intrisa
dell'orgoglio paterno omaggiato 57
da due leoni dall'entrata invisa,
manifesta l'architetto disegno.
Il sommo accesso, da un'improvvisa 60
balconata era colpito. Un segno
vitale si manifesta ai miei occhi:
un'ancestrale fanciulla dal degno 63
sguardo, cinta di niveati fiocchi
nel volto, una dea nello sublime
volgere gli infiniti due blocchi 66
di marmo ceruleo di lacrime
piene, all'illustre condottiero, cieco
di lei; egli colpisce e deprime 69
gli ostili mari con la spada all'eco
aitante del loro manifestare
infausto: il loro essere bieco. 72
Sotto, all'entrata il vociferare
dell'eletto ser Cirano prosegue
indomito, sognando lo altare 75
mai giunto, col cuore assente di tregue;
D'improvviso lo scorrere impetuoso
cessò e, stupito del divenir tenue 78
del momento, accettò tale riposo.
Appena la distanza si ridusse,
degne si rovolse :"Animo poso 81
e vivente: il tuo flato addusse
a me nuova sensazione di quiete,
ne lo ricordo di ciò che condusse 84
me per molti anni, ossia le liete
visite viventi a colei che alberga
nel castello che le onde inquiete 87
attaccano in eterno; diverga
lo nostro incontro a qualcos'altro:
prima che il flutto del tutto sommerga 90
me e il mio sogno incompiuto,t'inoltro
la mia richiesta del scopire donde
tu venga e come mai, assai scaltro, 93
ti recasti in un mondo che fonde
morti e pene e che a te non appartiene,
ancora". Titubante e le sponde 96
vedendo distanti, il mio strano bene
gli raccontai: "Non come Polifemo,
che lo titolo Nessuno detiene 99
da lo maggiore corno di supremo
fuoco antico, ma come qualunque
giovane sognatore di estremo 102
clamore, sono nessuno, ovunque,
tranne che nel cuore ,che io accesi,
di lei con monodici stracci d'acque 105
poetiche, che versai in fogli estesi.
Di più dir non voglio, chè del raffronto
tuo necessito e dei tuoi cortesi 108
modi voglio, per vivere il mio racconto".
La vis del leone sì fortemente
presemi in tali parole che il pronto 111
cavaliere mi rispose non minormente:
"Illustrissimo è il tuo nome e la voce
tua riecheggia e il toscano si sente 114
nel tuo cognome che, molto feroce
nella ligure terra dei parenti
tuoi, trova alta forma, sottovoce, 117
nella silloge dei tuoi sentimenti.
La mia tradizione già tu conosci
per mia definizione e gli accenti 120
della mia poesia non agnosci.
Lo mio destino è questo, senza sosta,
poichè la mia dama, che riconosci, 123
la splendida Rossana, della costa
crudele vittima, urge dell'aiuto
mio, io che con una bocca discosta, 126
denunciai l'amore giammai compiuto,
con lirica dolosa. Impossibile
fu, ahimè sarà, essendo il rifiuto 129
dato da quel Cristiano che, sì vile,
sia con flati sia quando ne fu privo,
mi denudò del mio sole sacrile. 132
Con lo scrivere per lei, donativo,
un giuramento eterno io feci,
una confessione, un vivo motivo 135
più forte del tempo. Così, le veci
di quello che fui nelle mie locande,
proseguo in quell'agapao che i greci 138
considerano l'amore più grande. 139
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Re: Angolo della Poesia
Il suo fine di parola, ci invitò
ad andare oltre quell'amaro spazio:
la tristezza del finire, agitò 3
il mio animo e così io, sazio
del suo sommo confessare, avanzai
verso il secondo ducato, dazio 6
non minore di pena e assai
carico di gentile dono e visione.
E ne lo mentre che io accordai 9
il fare, per poco la collisione
col l'ondata evitammo, sfuggendo
per miracolo altero alla fusione 12
fra sabbia e amore. Lo orrendo
cogito si tradusse in realtà
e quel cortese loco, decrescendo, 15
finì per scomparir nell'irrealtà
dell'Inferno. "Non essere sì triste,
o meglio, sii tale: la lealtà 18
che ti appartiene, il sorriso fra miste
disgrazie mortali ti impedisce.
Pagano le loro vite egoiste, 21
in questo spettacolo che agisce
in un maremoto sia punitore
che distruttore; e chi trasgredisce 24
ciò riceve: non sono il saggiatore
degno di darti tale ornamento.
Lui in etterno, in estremo atto, muore 27
e lei, indifesa, cade nel lamento
di colui che scoprì suo troppo tardi.
Insieme saranno nel cedimento 30
sotto le bianche stelle nei ritardi
del mare e così ricadranno ancora".
Le lagrime per i lor baluardi 33
non trattenni e, persa la ancora
in parte, marciai verso altri spettri.
Dietro, il tempio grazie alla bora 36
si ricostruiva, e eccelsi scettri
mostrava fiero il sommo edificio
rinato. Un segnale non di plettri 39
ma di tasti uniti nell'artificio
del genio provenivan non distanti
dal nostro proceder nel benificio 42
sì concesso. "Dolci note e istanti
ti aspettano al prossimo incubo
dolceamaro, per degli ammanti 45
scoperti nell'universo Succubo
del fasto e del nulla, in ritardo,
per quelli che, nell'infinito tubo 48
illuminato, hanno l'azzardo
ricercato nell'altro". Lettere
parlate, incantarono l'ardo 51
ardimento che meco fe' flettere
lo mio transito verso quello dolce
suono; e sempre le sabbie austere 54
avvertivo al mio varco e la falce
del tempo non ancora sopraggiunto
percepivo lontana e si soffolce 57
al verso del magico piano, punto
da tocco divino. Altra imago
si proponeva al mio presunto 60
arrivo, ma un differente ago
pungeva la fine di quei compagni
che in vita furono e che nel vago 63
morire sono congiunti. A magni
diamanti la melodia intuita
è per grandezza di guadagni 66
immortali, affine. Calamita
per nobili animi fu quel sentire
da colui che, sordo, la diluita 69
vita tradusse in un imbrunire
di sinfonie. Il mare, non per cetra
antica, ma per quel martire 72
strumento e uomo, pietra
immobile divenne nell'ascolto
del maestro tedesco e tetra 75
lei, per la sorte vera, il folto
crine e la voce dal timbro danzante
volse al suonatore d'amor colto. 78
"E' lei l'amata immortale, amante
mai avuta, signora ritenuta
unica per bellezza e bramante 81
solo lui, il Ludovico che cicuta
popolare distrusse le sue spoglie
e la sua psiche?". Non la ravveduta 84
apostrofe della guida, ma foglie
di carta incastonate di antiche
frasi furon espresse dalla moglie 87
mancata le vicende granitiche
dell'Elisa e della Luna musico.
"Avvilito cuore, infelici cantiche 90
musicate, angosciato lessico,
non mi rimane che questa lettura
a lo tuo intonare l'afasico 93
noi: mio angelo, mia santa cultura,
mio tutto, io sono tuo interamente,
e questa mia lettera ti cattura 96
e rende duratura nella mente
ciò che sogno ardisco e io bramo.
Dio guarda in tutto ciò che sente, 99
e vedrai che facilmente io amo
lui e lei ama me, con pieno intelletto,
seppur divisi, e interamente chiamo 102
noi, quel io e te a pochi sospetto.
Tu soffri, tu, l'essere a me più caro
ed impotente sono al cospetto 105
di cotanto destino umano. Faro
sei, di luce divina, nel solstizio
ora giunto e nell'inverno raro 108
che sorride a noi nel remoto indizio;
quanta nostalgia quanto rimpianto
di noi, angelo mio, fra l'inizio 111
e la fine di questo viaggio. Un canto
rimane, in fonemi mai stonati,
e riproduce i desideri dell'incanto: 114
eternamente tuo nei soli nati,
eternamente mia nel cor sognato,
eternamente nostri, noi amati". 117
Brividi mi colsero, essendo stato
testimone di quello che dapprima
la lettura e poi il vedere accecato 120
mi offrirono nel puerile clima:
ora, l'udire fine e romantico
di lei e il tramutare la rima 123
nella musica di lui, il cantico
delle afflizioni generarono
e sì disperato, l'autentico 126
reale vidi. Insieme afono
e atono, senza poter udito
essere dal natio di Bon nono, 129
e dalla nobil donna avvilito,
volsi le spalle a loro: addio lego,
al mio segreto, così tramortito 132
dal dolore dei due per cui io prego,
e le speranze del dubbio eterne,
albe e tramonti del mio ego, 135
cadono fra le lenti vie moderne. 136
ad andare oltre quell'amaro spazio:
la tristezza del finire, agitò 3
il mio animo e così io, sazio
del suo sommo confessare, avanzai
verso il secondo ducato, dazio 6
non minore di pena e assai
carico di gentile dono e visione.
E ne lo mentre che io accordai 9
il fare, per poco la collisione
col l'ondata evitammo, sfuggendo
per miracolo altero alla fusione 12
fra sabbia e amore. Lo orrendo
cogito si tradusse in realtà
e quel cortese loco, decrescendo, 15
finì per scomparir nell'irrealtà
dell'Inferno. "Non essere sì triste,
o meglio, sii tale: la lealtà 18
che ti appartiene, il sorriso fra miste
disgrazie mortali ti impedisce.
Pagano le loro vite egoiste, 21
in questo spettacolo che agisce
in un maremoto sia punitore
che distruttore; e chi trasgredisce 24
ciò riceve: non sono il saggiatore
degno di darti tale ornamento.
Lui in etterno, in estremo atto, muore 27
e lei, indifesa, cade nel lamento
di colui che scoprì suo troppo tardi.
Insieme saranno nel cedimento 30
sotto le bianche stelle nei ritardi
del mare e così ricadranno ancora".
Le lagrime per i lor baluardi 33
non trattenni e, persa la ancora
in parte, marciai verso altri spettri.
Dietro, il tempio grazie alla bora 36
si ricostruiva, e eccelsi scettri
mostrava fiero il sommo edificio
rinato. Un segnale non di plettri 39
ma di tasti uniti nell'artificio
del genio provenivan non distanti
dal nostro proceder nel benificio 42
sì concesso. "Dolci note e istanti
ti aspettano al prossimo incubo
dolceamaro, per degli ammanti 45
scoperti nell'universo Succubo
del fasto e del nulla, in ritardo,
per quelli che, nell'infinito tubo 48
illuminato, hanno l'azzardo
ricercato nell'altro". Lettere
parlate, incantarono l'ardo 51
ardimento che meco fe' flettere
lo mio transito verso quello dolce
suono; e sempre le sabbie austere 54
avvertivo al mio varco e la falce
del tempo non ancora sopraggiunto
percepivo lontana e si soffolce 57
al verso del magico piano, punto
da tocco divino. Altra imago
si proponeva al mio presunto 60
arrivo, ma un differente ago
pungeva la fine di quei compagni
che in vita furono e che nel vago 63
morire sono congiunti. A magni
diamanti la melodia intuita
è per grandezza di guadagni 66
immortali, affine. Calamita
per nobili animi fu quel sentire
da colui che, sordo, la diluita 69
vita tradusse in un imbrunire
di sinfonie. Il mare, non per cetra
antica, ma per quel martire 72
strumento e uomo, pietra
immobile divenne nell'ascolto
del maestro tedesco e tetra 75
lei, per la sorte vera, il folto
crine e la voce dal timbro danzante
volse al suonatore d'amor colto. 78
"E' lei l'amata immortale, amante
mai avuta, signora ritenuta
unica per bellezza e bramante 81
solo lui, il Ludovico che cicuta
popolare distrusse le sue spoglie
e la sua psiche?". Non la ravveduta 84
apostrofe della guida, ma foglie
di carta incastonate di antiche
frasi furon espresse dalla moglie 87
mancata le vicende granitiche
dell'Elisa e della Luna musico.
"Avvilito cuore, infelici cantiche 90
musicate, angosciato lessico,
non mi rimane che questa lettura
a lo tuo intonare l'afasico 93
noi: mio angelo, mia santa cultura,
mio tutto, io sono tuo interamente,
e questa mia lettera ti cattura 96
e rende duratura nella mente
ciò che sogno ardisco e io bramo.
Dio guarda in tutto ciò che sente, 99
e vedrai che facilmente io amo
lui e lei ama me, con pieno intelletto,
seppur divisi, e interamente chiamo 102
noi, quel io e te a pochi sospetto.
Tu soffri, tu, l'essere a me più caro
ed impotente sono al cospetto 105
di cotanto destino umano. Faro
sei, di luce divina, nel solstizio
ora giunto e nell'inverno raro 108
che sorride a noi nel remoto indizio;
quanta nostalgia quanto rimpianto
di noi, angelo mio, fra l'inizio 111
e la fine di questo viaggio. Un canto
rimane, in fonemi mai stonati,
e riproduce i desideri dell'incanto: 114
eternamente tuo nei soli nati,
eternamente mia nel cor sognato,
eternamente nostri, noi amati". 117
Brividi mi colsero, essendo stato
testimone di quello che dapprima
la lettura e poi il vedere accecato 120
mi offrirono nel puerile clima:
ora, l'udire fine e romantico
di lei e il tramutare la rima 123
nella musica di lui, il cantico
delle afflizioni generarono
e sì disperato, l'autentico 126
reale vidi. Insieme afono
e atono, senza poter udito
essere dal natio di Bon nono, 129
e dalla nobil donna avvilito,
volsi le spalle a loro: addio lego,
al mio segreto, così tramortito 132
dal dolore dei due per cui io prego,
e le speranze del dubbio eterne,
albe e tramonti del mio ego, 135
cadono fra le lenti vie moderne. 136
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Re: Angolo della Poesia
La miseria della solitudine
riallacciò le incolte membra
del mio essere; l'attitudine 3
antica scompare e compare: sembra
un gioco repentino de lo Caso
quello che agisce e sì rimembra 6
forte il ricordo nel colmo vaso,
destinandolo alla caduta certa.
Rispolverando il grande Parnaso 9
fino ai sommi autori de la liberta
del verso, il male de lo vivere,
causato spesso dalla incerta 12
presenza della donna nell'avere,
contraddistingue senz'alcuna tregua
uomini staccati dalla polvere 15
di palazzi scomparsi; d'eroi stregua,
viviamo ne lo tacito passato
per rivivere in eterno nell'equa 18
ripartizione di noi del trappasato
essere. Foglie aggrappate in attesa,
recitava qualcun, sublimato 21
nella sua magnificenza, difesa
da colei che l'alto sogno ci diede,
questo è,ciò che l'immensa impresa 24
miriamo, non da soli nell'algide
ma insieme: l'immanente cupido.
Questo ed altro ancora altre avide 27
essenze del noi sì fe' dal brivido
appena varcato; la via della salvezza
è lunga e pericolosa, e lo strido 30
ripetente è il dazio per l'Altezza,
ma, "Il tragitto per la via del rientro
è ancor lunga, arcana fierezza?"; 33
attendevo uno sgrido, ma il centro
solare non ci fu: la notte scese
su lo sicuro volto: "Vorrei entro 36
poco tornare anche io; le difese
mie son stata più volte attaccate
ma la pietas di tali imprese 39
mai fu così grande nelle bucate
vite che ò vissuto" e più non disse,
cosìchè le camminate, toccate 42
furono da lo dramma del fuisse.
L'ultima roccaforte ci mancava,
ma non l'utlima irruente eclisse 45
della gita; innanzi, una tomba stava
il suo tempo, con una iscrizione
divisa fra amor e ragion flava: 48
"Una tacita e vaghissima azione
la tua, dolce vezzosa e leggiadra
nella freschezza dell'abnegazione 51
a tutto; tu giaci nella contrada
in cui amata t'ho segretamente,
con canzoni ultiime perr la bada 54
del metro e del fine. La mia mente
ti conserva ancora mentre salivi,
ahimè debole, ma viva tra gente. 57
Attraente stagione degli ulivi
e della giovinezza sì andata
velocemente negli umili arrivi: 60
per sempre, Teresa, mia dolce amata",
la soavità del gesto, quello nome
e la natura vicina ed animata 63
dal verso del poeta epitome.
Il Montaldo una enorme reggia
possedeva e quel cognome 66
reca sì dolore sì gioia: treggia
per il figlio fu la poesia in mancanza
dell'affetto ricercato e della greggia 69
infima e ottusa che avanza
e distrusse la prima giovinezza.
In alto, quella famosa usanza 72
si ripropone nella sua pienezza:
solo e sconsolato, sul balcone.
il Poeta, depresso nella brezza 75
del momento, spunta come un falcone.
Lo sguardo tende ad un infinito:
vivere e adagiare consone 78
certezze vitali in quel granitico
tempo concesso per questo lasso
infimo d'esistenza, un critico 81
per noi e per sè, lancia come un sasso
l'esser, nel mezzo dell'esistenziale,
grazie al suo silenzio parlante. Il chiasso 84
assente percepì nello spaziale
da cui noi proveniamo e intimoriti
per la grandezza universale 87
del colle vivente, i tesi dentriti
volsi al suo grande difficil genio:
"Fosti e sei tra i miei favoriti 90
grazie a quel binomio di attriti
che l'armonia e la disarmonia
crearono negli ameni fioriti 93
sogni della tua acuta melodia.
Prosa e poesia colsero amico
me del tuo creato e, in sintonia 96
col tuo parlar voglio chè nell'antico
ordine del tutto, io ho amato
la tua favela e il tuo inimico 99
amore. Rivela a me il sognato
onirico de lo tuo perseverare
in terra: te ne prego, mio primato". 102
I suoi occhi lamentavano l'altare
forzato nel dovere subir pena
atroce nel singolo ricordare 105
colei che gli emera fino alla cena
curava con sorrisi e sussulti
arrichiti nel sapor di amarena. 108
"Quest'eterno paesaggi di flutti
impervi a me è forzato e niente
potrà guarire i miei affranti lutti; 111
tu pellegrino, tu, che al di sopra
sente delle genti, tu il mio verbo
riceverai, tu, degno della mia opra. 114
Diversi furon i tempi dal son all'ergo,
ma, ci fu a diciannove anni e mezzo,
il primo scontro fatal, e ancor lo tergo. 117
Puerile l'attacco d'arco e frecce: prezzo
alto fu, sonno cibo studio persi
ma l'alta alma di vita un pezzo 120
di cuore mi prese, in prosa e poi versi.
Venne il tempo del Primo Amore,
battaglia che travaglia universi, 123
carica di lamento in dimore
nuove unita al soffice soffio
del primo salice dello umore. 126
Felice miserando, un graffio
di piume leggere al fianco nel tatto
umano: esse palpitarono e raffio 129
di lacrime, il supermo contatto
ebber col caldo corpo che sì appago.
Ma niente ancora, se non un fatto: 132
Giammai non ebbi, e sol di lei m'appago.
E il sole mi raggiunse dalle chiuse
imposte per il balcone del pelago; 135
cieco di ogni albore, lei in me fuse
quel me che per altre non esisteva.
E gli aspetti dell'infelice, accuse 138
sole divenner. La pupilla allieva
del mondo si tolse la scura ombra
della solitudine e la leva 141
viva di lei divenne. La ingombra
noia sparsa fu dagli occhi ridenti
e fuggitivi, tuoi, nostri, in penombra 144
perenne e ci fu il silenzio di genti".
La pausa colse il dolce parlare
che dopo un cubito di pensiero 148
si mutò in un costante lagrimare. 149
riallacciò le incolte membra
del mio essere; l'attitudine 3
antica scompare e compare: sembra
un gioco repentino de lo Caso
quello che agisce e sì rimembra 6
forte il ricordo nel colmo vaso,
destinandolo alla caduta certa.
Rispolverando il grande Parnaso 9
fino ai sommi autori de la liberta
del verso, il male de lo vivere,
causato spesso dalla incerta 12
presenza della donna nell'avere,
contraddistingue senz'alcuna tregua
uomini staccati dalla polvere 15
di palazzi scomparsi; d'eroi stregua,
viviamo ne lo tacito passato
per rivivere in eterno nell'equa 18
ripartizione di noi del trappasato
essere. Foglie aggrappate in attesa,
recitava qualcun, sublimato 21
nella sua magnificenza, difesa
da colei che l'alto sogno ci diede,
questo è,ciò che l'immensa impresa 24
miriamo, non da soli nell'algide
ma insieme: l'immanente cupido.
Questo ed altro ancora altre avide 27
essenze del noi sì fe' dal brivido
appena varcato; la via della salvezza
è lunga e pericolosa, e lo strido 30
ripetente è il dazio per l'Altezza,
ma, "Il tragitto per la via del rientro
è ancor lunga, arcana fierezza?"; 33
attendevo uno sgrido, ma il centro
solare non ci fu: la notte scese
su lo sicuro volto: "Vorrei entro 36
poco tornare anche io; le difese
mie son stata più volte attaccate
ma la pietas di tali imprese 39
mai fu così grande nelle bucate
vite che ò vissuto" e più non disse,
cosìchè le camminate, toccate 42
furono da lo dramma del fuisse.
L'ultima roccaforte ci mancava,
ma non l'utlima irruente eclisse 45
della gita; innanzi, una tomba stava
il suo tempo, con una iscrizione
divisa fra amor e ragion flava: 48
"Una tacita e vaghissima azione
la tua, dolce vezzosa e leggiadra
nella freschezza dell'abnegazione 51
a tutto; tu giaci nella contrada
in cui amata t'ho segretamente,
con canzoni ultiime perr la bada 54
del metro e del fine. La mia mente
ti conserva ancora mentre salivi,
ahimè debole, ma viva tra gente. 57
Attraente stagione degli ulivi
e della giovinezza sì andata
velocemente negli umili arrivi: 60
per sempre, Teresa, mia dolce amata",
la soavità del gesto, quello nome
e la natura vicina ed animata 63
dal verso del poeta epitome.
Il Montaldo una enorme reggia
possedeva e quel cognome 66
reca sì dolore sì gioia: treggia
per il figlio fu la poesia in mancanza
dell'affetto ricercato e della greggia 69
infima e ottusa che avanza
e distrusse la prima giovinezza.
In alto, quella famosa usanza 72
si ripropone nella sua pienezza:
solo e sconsolato, sul balcone.
il Poeta, depresso nella brezza 75
del momento, spunta come un falcone.
Lo sguardo tende ad un infinito:
vivere e adagiare consone 78
certezze vitali in quel granitico
tempo concesso per questo lasso
infimo d'esistenza, un critico 81
per noi e per sè, lancia come un sasso
l'esser, nel mezzo dell'esistenziale,
grazie al suo silenzio parlante. Il chiasso 84
assente percepì nello spaziale
da cui noi proveniamo e intimoriti
per la grandezza universale 87
del colle vivente, i tesi dentriti
volsi al suo grande difficil genio:
"Fosti e sei tra i miei favoriti 90
grazie a quel binomio di attriti
che l'armonia e la disarmonia
crearono negli ameni fioriti 93
sogni della tua acuta melodia.
Prosa e poesia colsero amico
me del tuo creato e, in sintonia 96
col tuo parlar voglio chè nell'antico
ordine del tutto, io ho amato
la tua favela e il tuo inimico 99
amore. Rivela a me il sognato
onirico de lo tuo perseverare
in terra: te ne prego, mio primato". 102
I suoi occhi lamentavano l'altare
forzato nel dovere subir pena
atroce nel singolo ricordare 105
colei che gli emera fino alla cena
curava con sorrisi e sussulti
arrichiti nel sapor di amarena. 108
"Quest'eterno paesaggi di flutti
impervi a me è forzato e niente
potrà guarire i miei affranti lutti; 111
tu pellegrino, tu, che al di sopra
sente delle genti, tu il mio verbo
riceverai, tu, degno della mia opra. 114
Diversi furon i tempi dal son all'ergo,
ma, ci fu a diciannove anni e mezzo,
il primo scontro fatal, e ancor lo tergo. 117
Puerile l'attacco d'arco e frecce: prezzo
alto fu, sonno cibo studio persi
ma l'alta alma di vita un pezzo 120
di cuore mi prese, in prosa e poi versi.
Venne il tempo del Primo Amore,
battaglia che travaglia universi, 123
carica di lamento in dimore
nuove unita al soffice soffio
del primo salice dello umore. 126
Felice miserando, un graffio
di piume leggere al fianco nel tatto
umano: esse palpitarono e raffio 129
di lacrime, il supermo contatto
ebber col caldo corpo che sì appago.
Ma niente ancora, se non un fatto: 132
Giammai non ebbi, e sol di lei m'appago.
E il sole mi raggiunse dalle chiuse
imposte per il balcone del pelago; 135
cieco di ogni albore, lei in me fuse
quel me che per altre non esisteva.
E gli aspetti dell'infelice, accuse 138
sole divenner. La pupilla allieva
del mondo si tolse la scura ombra
della solitudine e la leva 141
viva di lei divenne. La ingombra
noia sparsa fu dagli occhi ridenti
e fuggitivi, tuoi, nostri, in penombra 144
perenne e ci fu il silenzio di genti".
La pausa colse il dolce parlare
che dopo un cubito di pensiero 148
si mutò in un costante lagrimare. 149
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Re: Angolo della Poesia
E Il pianto il salato sapore
de la acrità mortale sconvolse
il viso immortale, di colore 3
bianco invernale di lui. Mi tolse
il respiro quella inquietudine
sì aspra e fera che accolse 6
il tacito urlo di inettitudine
del mio cor; avrei voluto qualcosa
regalargli, sia di fortitudine 9
un conforto o una nuova chiosa,
profonda nel mio io, non rivelata
ad alcun vivo. Stetti in certosa 12
attesa della fine svelata,
e così, dopo un silente muto
parlare, ricominciò l'anelata 15
sorte:"Asseconda il mio tessuto,
questo mare vola senza indugio
e non posso e non voglio aiuto 18
in questo navigar in tal rifugio.
Per lei, tutto risuonava dalle calme
stanze alle vie che con indugio, 21
mai avuto osai sfiorare con le palme
vive, ma che con essa io vissi grazie
al pensiero felice di noi, alme 24
viventi nel nulla delle disgrazie.
Quale senso quelle sudate carte
assumevano per sazie carezze 27
tue innanzi al tuo vago, in disparte,
sorridermi e guardarmi come alcuna
fece mai, con vellutato di sarte 30
tocco. Tempo affine e fortuna
latitante mi diedero gli aurei
orecchi tuoi, il volto, la tua luna 33
sempiterna piena, che tutto io parei
al sogno proibito di chi non vuole.
Leggiadri studi portavano agli aculei 36
nodi tuoi in quel menare il vole
giorno laddove gioiosa vivevi
intensa e con gaudio benevole . 39
Miravi il ciel sereno, orti e nevi
comparse occupavano le tue gote
arrossate in candidi rilievi; 42
Il fato non apparia e sì, note
e cori arsi d'ardere caldo fuoco
estivo, misti al candor dell'ignote 45
nuove, ci circondavano nel gioco
dell'amore. Ma adesso, tra pire
e sconsolatio, come un tempo, il Croco 48
meno conosciuto mi volge al dire:
perchè, se di cotanta speme avvolta
fosti, presto hai dovuto partire? 51
Con te muoio, nell'infernale volta
di casa, senza te, perchè di ciò
che ragionannmo insieme, avvolta 54
nel mio versare, giovinezza versò
se stessa perdendo la sua cadenza:
più tu non salivi e m'abbandonò 57
tutto nella fine della tua essenza".
Tutto tacque dopo l'ultima scossa
e così morì la sua eccedenza. 60
Chiusa la porta dietro a se, infossa
l'animo il sordo grido il recanatese
in guadi che non esalano glossa; 63
avverso destino lo prende in tese
giornate senza senso, sì macchiate
da quelle stelle presenti e stese 66
in queste regioni tutte agitate,
a guardare e sospirare dubbioso
le sue attenzioni alle amate 69
spoglie della lei in eterno riposo,
privo delle ricordanze e del vivo
tutto. Con temperamento doloso, 72
vedemmo un'erta per un arrivo
nuovo e, considerati gli avversi
nostri presenti, io annichilivo 75
alla prossima impresa e non versi
di ilaricità o indulti decorosi
del mio signore sarebber diversi 78
da una qualunque aspra necrosi.
La salita arrivò ai nostri arredi
e un cartello offriva temi ascosi: 81
"Epifania scomparsa, ove tu siedi
o siederai, niente consolerà
ciò che sei o sarai: gli assedi 84
acri t'uccidono perchè del sarà
noi, niente di tutto è più rimasto
e lei è fuggita a ciò che t'isolerà. 87
Il gesto è scomparso ne lo vasto
varco che sognavi: il solo e perduto
amore ch'avei nella mente basto 90
ti sarà in perenne dolor di rifuto".
Amara e forte sentenza un guardiano
l'accompagnava, sanza alcun saluto 93
o accenno di benessere, feniano
nello sugardo, impotente nell'atto,
offriva i suoi occhi al quadro arcano. 96
Il viso era segnato dal patto
del tempo, quando il calco del puro
o dell'ipocrisia di un assuefatto 99
mondo, lo presero, e ora appuro
ciò che è ancora, l'opinionista
silenzioso del clown che io depuro 102
in tanta dignità lo unionista
del fittizio con l'effettivo esserci.
"Hans, maestro di vita, realista, 105
uomo che con la maschera, donarci
solito del giusto eri: che occasione
t'à condotto ove del non ricorardci 108
te è forzato?"; il trucco dell'evasione
cercata non nascondeva la faccia
sua, natia, quella dell'adesione 111
all'attuale bene a cui diamo caccia:
la verità. Colto da discordanza
e novità, la sua parlata straccia 114
e acuta volsemi nell'adunanza:
"Non nome, forse mai lo ebbi:
ma cos'è un nome? Una danza 117
senza musica, in quel che crebbi
caduco all'infinito, sfornito d'ordine,
un caos esistenziale nei io debbi 120
e volli. Se vuoi nominami infine
Hans, se cotal modo ti giova meglio,
fai: io son solo un uomo che il bene 123
e l'amore prima diede, abbaglio
fra sogno e realtà, e forse richiese,
se mai ci fu un amami, nel risveglio 126
quotidiano dell'inezia. Il mese
fallace si trasmutò in perdita
finale di colei che con difese 129
mordaci, salvava dalla vendita
spirituale me medesmo. Se sono
qui, è perchè quella salvezza ardita 132
è scomparsa con quella; l'abbandono
rimane sempre e solo osservo
il cartello del ricordo d'atono 135
urlo d'amore. Perduto conservo
il fu presente nel passato essente
di un futuro assente. Ti protervo 138
il mio insigne dono: se l'accidente
ti costringe al cammino, tuo dovere
andar. Se la possiblità avente 141
tua di sfuggir alle alture severe,
non andar oltre e preserva il criterio
dalla triste nostra fine". Celere, 144
come se avesse perso il polverio
di stelle, desio e sogno costante,
tornò alla mesta letta, vituperio 147
divino, con animo ansimante. 148
de la acrità mortale sconvolse
il viso immortale, di colore 3
bianco invernale di lui. Mi tolse
il respiro quella inquietudine
sì aspra e fera che accolse 6
il tacito urlo di inettitudine
del mio cor; avrei voluto qualcosa
regalargli, sia di fortitudine 9
un conforto o una nuova chiosa,
profonda nel mio io, non rivelata
ad alcun vivo. Stetti in certosa 12
attesa della fine svelata,
e così, dopo un silente muto
parlare, ricominciò l'anelata 15
sorte:"Asseconda il mio tessuto,
questo mare vola senza indugio
e non posso e non voglio aiuto 18
in questo navigar in tal rifugio.
Per lei, tutto risuonava dalle calme
stanze alle vie che con indugio, 21
mai avuto osai sfiorare con le palme
vive, ma che con essa io vissi grazie
al pensiero felice di noi, alme 24
viventi nel nulla delle disgrazie.
Quale senso quelle sudate carte
assumevano per sazie carezze 27
tue innanzi al tuo vago, in disparte,
sorridermi e guardarmi come alcuna
fece mai, con vellutato di sarte 30
tocco. Tempo affine e fortuna
latitante mi diedero gli aurei
orecchi tuoi, il volto, la tua luna 33
sempiterna piena, che tutto io parei
al sogno proibito di chi non vuole.
Leggiadri studi portavano agli aculei 36
nodi tuoi in quel menare il vole
giorno laddove gioiosa vivevi
intensa e con gaudio benevole . 39
Miravi il ciel sereno, orti e nevi
comparse occupavano le tue gote
arrossate in candidi rilievi; 42
Il fato non apparia e sì, note
e cori arsi d'ardere caldo fuoco
estivo, misti al candor dell'ignote 45
nuove, ci circondavano nel gioco
dell'amore. Ma adesso, tra pire
e sconsolatio, come un tempo, il Croco 48
meno conosciuto mi volge al dire:
perchè, se di cotanta speme avvolta
fosti, presto hai dovuto partire? 51
Con te muoio, nell'infernale volta
di casa, senza te, perchè di ciò
che ragionannmo insieme, avvolta 54
nel mio versare, giovinezza versò
se stessa perdendo la sua cadenza:
più tu non salivi e m'abbandonò 57
tutto nella fine della tua essenza".
Tutto tacque dopo l'ultima scossa
e così morì la sua eccedenza. 60
Chiusa la porta dietro a se, infossa
l'animo il sordo grido il recanatese
in guadi che non esalano glossa; 63
avverso destino lo prende in tese
giornate senza senso, sì macchiate
da quelle stelle presenti e stese 66
in queste regioni tutte agitate,
a guardare e sospirare dubbioso
le sue attenzioni alle amate 69
spoglie della lei in eterno riposo,
privo delle ricordanze e del vivo
tutto. Con temperamento doloso, 72
vedemmo un'erta per un arrivo
nuovo e, considerati gli avversi
nostri presenti, io annichilivo 75
alla prossima impresa e non versi
di ilaricità o indulti decorosi
del mio signore sarebber diversi 78
da una qualunque aspra necrosi.
La salita arrivò ai nostri arredi
e un cartello offriva temi ascosi: 81
"Epifania scomparsa, ove tu siedi
o siederai, niente consolerà
ciò che sei o sarai: gli assedi 84
acri t'uccidono perchè del sarà
noi, niente di tutto è più rimasto
e lei è fuggita a ciò che t'isolerà. 87
Il gesto è scomparso ne lo vasto
varco che sognavi: il solo e perduto
amore ch'avei nella mente basto 90
ti sarà in perenne dolor di rifuto".
Amara e forte sentenza un guardiano
l'accompagnava, sanza alcun saluto 93
o accenno di benessere, feniano
nello sugardo, impotente nell'atto,
offriva i suoi occhi al quadro arcano. 96
Il viso era segnato dal patto
del tempo, quando il calco del puro
o dell'ipocrisia di un assuefatto 99
mondo, lo presero, e ora appuro
ciò che è ancora, l'opinionista
silenzioso del clown che io depuro 102
in tanta dignità lo unionista
del fittizio con l'effettivo esserci.
"Hans, maestro di vita, realista, 105
uomo che con la maschera, donarci
solito del giusto eri: che occasione
t'à condotto ove del non ricorardci 108
te è forzato?"; il trucco dell'evasione
cercata non nascondeva la faccia
sua, natia, quella dell'adesione 111
all'attuale bene a cui diamo caccia:
la verità. Colto da discordanza
e novità, la sua parlata straccia 114
e acuta volsemi nell'adunanza:
"Non nome, forse mai lo ebbi:
ma cos'è un nome? Una danza 117
senza musica, in quel che crebbi
caduco all'infinito, sfornito d'ordine,
un caos esistenziale nei io debbi 120
e volli. Se vuoi nominami infine
Hans, se cotal modo ti giova meglio,
fai: io son solo un uomo che il bene 123
e l'amore prima diede, abbaglio
fra sogno e realtà, e forse richiese,
se mai ci fu un amami, nel risveglio 126
quotidiano dell'inezia. Il mese
fallace si trasmutò in perdita
finale di colei che con difese 129
mordaci, salvava dalla vendita
spirituale me medesmo. Se sono
qui, è perchè quella salvezza ardita 132
è scomparsa con quella; l'abbandono
rimane sempre e solo osservo
il cartello del ricordo d'atono 135
urlo d'amore. Perduto conservo
il fu presente nel passato essente
di un futuro assente. Ti protervo 138
il mio insigne dono: se l'accidente
ti costringe al cammino, tuo dovere
andar. Se la possiblità avente 141
tua di sfuggir alle alture severe,
non andar oltre e preserva il criterio
dalla triste nostra fine". Celere, 144
come se avesse perso il polverio
di stelle, desio e sogno costante,
tornò alla mesta letta, vituperio 147
divino, con animo ansimante. 148
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Re: Angolo della Poesia
Queste vaghe stelle che tormentano
loro e il nostro strano andare
indussero i miei senti, che ontano 3
la ragione che allo agognare
l'altro regno dovrebbe in parere
amare, a chiedere dello stare 6
in alto in luogo tetro al miserere
uomo. Ma preso dall'altra Maria
del peccato, impossibile altere 9
immagini porgligli fu; la gloria
del sapere attendeva avanti
noi, così, con l'animo tra aria 12
di timore e onore, nuovi canti
attendevamo per le nostre vecchie
orecchie. L'erta condita da venti 15
leggeri, amara nelle parecchie
insidie de lo suo arduo salire,
qualcosa che l'occhio attento riempie: 18
diverse vie, scalcinate, l'ire
solito permettevano a stento,
aggravato da sepolcri di lire 21
sparsi, lasciate in memorie d'evento
memorabile da mente umana,
mi si poser ante con gran pavento. 24
Le vie dell'amore che fiumana
d'arcani eventi resero perduto,
al mio cospetto, disumana, 27
ebbi senza alcun divino aiuto.
Pitture discordi propenavano
viali differenti, e all'avveduto 30
pellegrin lasciavano e cedevano
abritrio puro; tutti una forte
ricordanza di rimpianto aveano, 33
destinate nello scorrere, smorte,
dell'istante il fu a rimembrare
passato e presente della sorte. 36
Un percorso erto per desinare
da un capo all'altro il tragitto
universale e, col quale, calcare 39
ogni sintomo perso del delitto
d'amar; la mia vista, per un motivo
dal ciel voluto, volse il passo afflitto 42
al sentiero che dal destro arrivo
menava alto per il colle inaudito.
Non verde di smeraldo o ulivo 45
l'erbetta sottile in ogni dito
figurava, ma di rappreso rosso
di rabbia accesa dell'impedito 48
vivere, era dominato. Un dosso
subito impegnò il mio voglioso
andare, un primo arduo infosso 51
per il nostro ricercato riposo;
si aprì ai miei guardi un episodio
dalla molteplice forma, curioso 54
enigma di interpretazioni; odio
e amor, bassezza e valor, volontà
e inerzia, paura e audacia, audio 57
nei volti, suoni, moti della bontà
a me di fronte. Ombre in anello,
senza tempo, prive tutte di viltà 60
circondavano una fancullia e quello,
che ancora la voleva nell'incerto
eterno del volere, nel corpo bello 63
quant'ella, frenato da un asserto:
"Tu, chiunque tu sia, traceo cantore
di lira, la bella donna del certo 66
amare t'ai ucciso con l'anteriore,
una seconda volta, per quel gelo
che ebbi nella catabasi del muore. 69
Codardo saccente, un vero angelo
hai destinato ad un pinato di fonti,
senza darle un nuovo nuziale velo; 72
dicevi di amarla: fra i greci monti
il suo nome, la sua vita, cantavi;
La sua morte volesti con racconti 75
sommi, impedir grazie al dono degli avi
tuoi; e poi, con grande indecenza,
la cosicenza finale non pensavi 78
sì terribile e per nuova semenza,
rifiutasti il grande dono Euridice.
All'umana gente una cadenza 81
speranzosa condecetti, radice
più grande dello stesso individuo;
e tu, il soffio gelante,ciò dice 84
la storia, hai evitato per un residuo
di vita e sol sei nei meandri tempi.
Ed ora che degli Inferi sei abituo, 87
e che il distacco ora senti, riempi
il vuoto con una folle richiesta:
giammai l'avrai, i tuoi intenti empi 90
sono rovinosi per le tue gesta".
Qual sapore italiano in espressioni
sì poetiche e prosastiche: resta 93
solo lui, Orfeo, alle impressioni
dell'altro tracio, simile e diverso
nel loquire la sua storia. I foni 96
vicini son ai miei, più di un verso
tendente allo scritto, che è tipico
del maestro ex langhe, lo universo 99
fu degno di conoscere. In bilico
stava, incapace di agire e solo
di voler, Orfeo, dall'atipico 102
suo simile, attaccato. Frivolo
ed impotente, altri ascoltava,
toscano accento e latino articolo 105
aveano; ad essi egli badava,
poichè si riconosceva in loro
ma la forza del primo, oscurava 108
il fine agognato: lei, quel tesoro
cantato e ora perso ancora.
"Splendida Mente cinta di alloro, 111
cosa impedisce la tua vista ora?"
Pietà mossemi a propor sincrone
parole, chè del vedente l'aurora 114
è scomparsa nella buia azione
di colui che col canto l'amor vieta.
"I secoli hanno avuto me, atone 117
per la mia morte, e così inquieta
è divenuta la mia antica scelta.
Prove del mio volere lei, sì lieta 120
del noi, non esistono e fu prescelta
fra le tante la parlata con Bacca
e mi condannò alla morte, svelta 123
mai. L'eternità del mio io, intacca
in questo lento lenir senza scopo
me, Orfeo, e l'Euridice, mia biacca 126
compagna. Sìì privo di allotropo
nel tuo comporre: che la tua silloge
rimanga sola nel suo macrotopo". 129
Il silenzio vinse e tornò la strage
silente, del tentar di abbracciarla
di nuovo, lei girata ora, ipallage 132
tra gli Orfeo infernali. Urla
di dolore colsero lo mio interesse
e il duraturo soffrir di mandorla, 135
scomparve tra le mie voci represse. 136
loro e il nostro strano andare
indussero i miei senti, che ontano 3
la ragione che allo agognare
l'altro regno dovrebbe in parere
amare, a chiedere dello stare 6
in alto in luogo tetro al miserere
uomo. Ma preso dall'altra Maria
del peccato, impossibile altere 9
immagini porgligli fu; la gloria
del sapere attendeva avanti
noi, così, con l'animo tra aria 12
di timore e onore, nuovi canti
attendevamo per le nostre vecchie
orecchie. L'erta condita da venti 15
leggeri, amara nelle parecchie
insidie de lo suo arduo salire,
qualcosa che l'occhio attento riempie: 18
diverse vie, scalcinate, l'ire
solito permettevano a stento,
aggravato da sepolcri di lire 21
sparsi, lasciate in memorie d'evento
memorabile da mente umana,
mi si poser ante con gran pavento. 24
Le vie dell'amore che fiumana
d'arcani eventi resero perduto,
al mio cospetto, disumana, 27
ebbi senza alcun divino aiuto.
Pitture discordi propenavano
viali differenti, e all'avveduto 30
pellegrin lasciavano e cedevano
abritrio puro; tutti una forte
ricordanza di rimpianto aveano, 33
destinate nello scorrere, smorte,
dell'istante il fu a rimembrare
passato e presente della sorte. 36
Un percorso erto per desinare
da un capo all'altro il tragitto
universale e, col quale, calcare 39
ogni sintomo perso del delitto
d'amar; la mia vista, per un motivo
dal ciel voluto, volse il passo afflitto 42
al sentiero che dal destro arrivo
menava alto per il colle inaudito.
Non verde di smeraldo o ulivo 45
l'erbetta sottile in ogni dito
figurava, ma di rappreso rosso
di rabbia accesa dell'impedito 48
vivere, era dominato. Un dosso
subito impegnò il mio voglioso
andare, un primo arduo infosso 51
per il nostro ricercato riposo;
si aprì ai miei guardi un episodio
dalla molteplice forma, curioso 54
enigma di interpretazioni; odio
e amor, bassezza e valor, volontà
e inerzia, paura e audacia, audio 57
nei volti, suoni, moti della bontà
a me di fronte. Ombre in anello,
senza tempo, prive tutte di viltà 60
circondavano una fancullia e quello,
che ancora la voleva nell'incerto
eterno del volere, nel corpo bello 63
quant'ella, frenato da un asserto:
"Tu, chiunque tu sia, traceo cantore
di lira, la bella donna del certo 66
amare t'ai ucciso con l'anteriore,
una seconda volta, per quel gelo
che ebbi nella catabasi del muore. 69
Codardo saccente, un vero angelo
hai destinato ad un pinato di fonti,
senza darle un nuovo nuziale velo; 72
dicevi di amarla: fra i greci monti
il suo nome, la sua vita, cantavi;
La sua morte volesti con racconti 75
sommi, impedir grazie al dono degli avi
tuoi; e poi, con grande indecenza,
la cosicenza finale non pensavi 78
sì terribile e per nuova semenza,
rifiutasti il grande dono Euridice.
All'umana gente una cadenza 81
speranzosa condecetti, radice
più grande dello stesso individuo;
e tu, il soffio gelante,ciò dice 84
la storia, hai evitato per un residuo
di vita e sol sei nei meandri tempi.
Ed ora che degli Inferi sei abituo, 87
e che il distacco ora senti, riempi
il vuoto con una folle richiesta:
giammai l'avrai, i tuoi intenti empi 90
sono rovinosi per le tue gesta".
Qual sapore italiano in espressioni
sì poetiche e prosastiche: resta 93
solo lui, Orfeo, alle impressioni
dell'altro tracio, simile e diverso
nel loquire la sua storia. I foni 96
vicini son ai miei, più di un verso
tendente allo scritto, che è tipico
del maestro ex langhe, lo universo 99
fu degno di conoscere. In bilico
stava, incapace di agire e solo
di voler, Orfeo, dall'atipico 102
suo simile, attaccato. Frivolo
ed impotente, altri ascoltava,
toscano accento e latino articolo 105
aveano; ad essi egli badava,
poichè si riconosceva in loro
ma la forza del primo, oscurava 108
il fine agognato: lei, quel tesoro
cantato e ora perso ancora.
"Splendida Mente cinta di alloro, 111
cosa impedisce la tua vista ora?"
Pietà mossemi a propor sincrone
parole, chè del vedente l'aurora 114
è scomparsa nella buia azione
di colui che col canto l'amor vieta.
"I secoli hanno avuto me, atone 117
per la mia morte, e così inquieta
è divenuta la mia antica scelta.
Prove del mio volere lei, sì lieta 120
del noi, non esistono e fu prescelta
fra le tante la parlata con Bacca
e mi condannò alla morte, svelta 123
mai. L'eternità del mio io, intacca
in questo lento lenir senza scopo
me, Orfeo, e l'Euridice, mia biacca 126
compagna. Sìì privo di allotropo
nel tuo comporre: che la tua silloge
rimanga sola nel suo macrotopo". 129
Il silenzio vinse e tornò la strage
silente, del tentar di abbracciarla
di nuovo, lei girata ora, ipallage 132
tra gli Orfeo infernali. Urla
di dolore colsero lo mio interesse
e il duraturo soffrir di mandorla, 135
scomparve tra le mie voci represse. 136
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Re: Angolo della Poesia
Grida feroci dieder nuovo senno
al passo incerto e così, seguendo
la primera guida, verso il cenno 3
dolente procedemmo. Un orrendo
scenario fra cromi e pungenti odori
colpì la vista e l'olfatto, addendo 6
altro patio a quello dei sapori
perduti. Un corpo di api avvinto
è tramortito da esse con dolori 9
provocanti morte nel cuore vinto.
Di pastore le sembianze portava
e le mie ricordanze dell'istinto 12
primordiale alla domanda flava
mi portarono: "Di Cirene e Apollo
sei tu il simbolo, che della brava 15
driade innamorasti tutto?"; collo
respiro concesso dalla pausa
infernale, lo aitante rampollo 18
divino risposta diede alla causa:
"Maledetta mia origine causò
la mia rinomata sorte; infausta 21
educazione elitaria provocò
la mia arte de la apicoltura
grazie al padre delfico che invocò 24
il grande Chirone. Natura oscura
uccide ogni giorno il sogno d'amore
perso nella corsa della futura 27
di Orfeo vita, uccisa dal clamore
di un serpente dal morso velenoso.
Se ti piace, Aristeo, privo d'onore, 30
chiamami ,se ti piace, ma io, corroso
dalla mia violenza, più non esisto".
Risuona in me il ritmo doloso 33
dell'azione mortale nel già visto
letto toscano che tutto poscia,
appena incontrato, nel rivisto 36
"Euridice mia bella, o vita mia",
il dolce verso del cantore amato,
"senza te non convien che 'n vita stia". 39
Così paga il pastore, il dannato
desiderio della delizia nifnea,
strappata con forza da un sforunato 42
incontro. "La nostrana odissea
sta per concludersi e l'orologio
a me concesso, con forza achilea, 45
forzami a indurre il tuo adagio.
La cima di tal colle rappresenta
l'agognato arrivo: il tuo naufragio 48
è quasi finito e là, la lenta
favela, per capire il futuro
prossimo, riceverai violenta". 51
Un crogiolo di pathos, morituro
angolo del mondo, in me stravolto,
travolse lo soma mio imperituro. 54
Non riuscendo a pensare, rivolto
il guado alle sovrastanti cime,
atterrai i timori stolti e l'accolto 57
invito tenni con me. Quali anime
attendevano il mio avvento, chiedevo
a me, quali supplizi, sia insieme 60
che sole: ciò nel passo io facevo;
alzai di colpo la testa, su chiamo
argentino, e una foresta vedevo 63
con floridi cipressi, che lo stiamo
richiedeva. Altamennte simmetrici
nella forma aventi ciascun ramo 66
carico di fogliame nei vertici,
nel mezzo della sublime fogliacea,
che alterna piccoli isometrici 69
corbezzoli e lecci, lucida lucea
proveniva dall'entrata del denso
loco. Stupore per la iridacea 72
che compariva ad ogni senso
recente, e col passato acume
alzai il capo verso il prossimo censo. 75
Varcata la ginestra, eccome
si sconvolse alla mostra di tante
lapidi, me, e non capii se riassume 78
il mio marmoreo stare le sante
pietre canoviane di questo cimitero
ancestrale o sono me in cante 81
non ancora suonate. Lo austero
divenne gelido dalla totale
mancanza di nomi nel mistero 84
del tutto; gli arbusti una vestale
forgiata aveano con netti tagli,
raffiguranti l'unico vitale 87
aspetto: all'estremo, grandi dettagli
di Maratona antica possedeva,
forgiante la virtù greca e gli abbagli 90
dell'ira contro a Persi; si estendeva
il lor grido nel tronco del cipresso
ante noi, nel ricordo che vedeva 93
sovra l'ossa d'Aiace lo annesso
pezzo della gloria con le d'Achille
armi tornate dal navale ingresso 96
al tracotante guerrier di faville.
Altro, meno ruvido ne lo fusto
ampio, i reduci delle scintille 99
troiane in sepolcrale vetusto
aspetto presentava, membri
perpetui de lo orgoglio sì giusto 102
del popol che non cedette agli smembri.
Adiacente ad esso, il registro
del sublime, grazie a soavi cembri 108
che svelano il ricordo del sistro
eroe che tentò di salvare Troia,
come racconta il cieco ministro. 111
Morte e desolazione di una gioia
strana si proponeva in esequie
allegoriche su ogni sequioa 114
e cariche di grigiore in requie;
con affranto patimento, un rosso
capello riccio, in arcane olimpie 117
sembianze, di tante lacrime infosso,
cercava un nome che ad altro loco
spettava; fra le mani, non un grosso 120
volume teneva, che io colloco
fra le grandi opere de lo mondo
letterario e reale. Io alloco 123
lui, per quelle lettere che da sfondo
sono per il mio vivere in questo
tragico esistere, fatto d'nascondo 126
e d'affondo in un totale dissesto,
puro esistere nel mio crepiuscolo.
Sentita la presenza mea, l'arresto 129
prene il sommo Niccolò Ugo Foscolo. 130
al passo incerto e così, seguendo
la primera guida, verso il cenno 3
dolente procedemmo. Un orrendo
scenario fra cromi e pungenti odori
colpì la vista e l'olfatto, addendo 6
altro patio a quello dei sapori
perduti. Un corpo di api avvinto
è tramortito da esse con dolori 9
provocanti morte nel cuore vinto.
Di pastore le sembianze portava
e le mie ricordanze dell'istinto 12
primordiale alla domanda flava
mi portarono: "Di Cirene e Apollo
sei tu il simbolo, che della brava 15
driade innamorasti tutto?"; collo
respiro concesso dalla pausa
infernale, lo aitante rampollo 18
divino risposta diede alla causa:
"Maledetta mia origine causò
la mia rinomata sorte; infausta 21
educazione elitaria provocò
la mia arte de la apicoltura
grazie al padre delfico che invocò 24
il grande Chirone. Natura oscura
uccide ogni giorno il sogno d'amore
perso nella corsa della futura 27
di Orfeo vita, uccisa dal clamore
di un serpente dal morso velenoso.
Se ti piace, Aristeo, privo d'onore, 30
chiamami ,se ti piace, ma io, corroso
dalla mia violenza, più non esisto".
Risuona in me il ritmo doloso 33
dell'azione mortale nel già visto
letto toscano che tutto poscia,
appena incontrato, nel rivisto 36
"Euridice mia bella, o vita mia",
il dolce verso del cantore amato,
"senza te non convien che 'n vita stia". 39
Così paga il pastore, il dannato
desiderio della delizia nifnea,
strappata con forza da un sforunato 42
incontro. "La nostrana odissea
sta per concludersi e l'orologio
a me concesso, con forza achilea, 45
forzami a indurre il tuo adagio.
La cima di tal colle rappresenta
l'agognato arrivo: il tuo naufragio 48
è quasi finito e là, la lenta
favela, per capire il futuro
prossimo, riceverai violenta". 51
Un crogiolo di pathos, morituro
angolo del mondo, in me stravolto,
travolse lo soma mio imperituro. 54
Non riuscendo a pensare, rivolto
il guado alle sovrastanti cime,
atterrai i timori stolti e l'accolto 57
invito tenni con me. Quali anime
attendevano il mio avvento, chiedevo
a me, quali supplizi, sia insieme 60
che sole: ciò nel passo io facevo;
alzai di colpo la testa, su chiamo
argentino, e una foresta vedevo 63
con floridi cipressi, che lo stiamo
richiedeva. Altamennte simmetrici
nella forma aventi ciascun ramo 66
carico di fogliame nei vertici,
nel mezzo della sublime fogliacea,
che alterna piccoli isometrici 69
corbezzoli e lecci, lucida lucea
proveniva dall'entrata del denso
loco. Stupore per la iridacea 72
che compariva ad ogni senso
recente, e col passato acume
alzai il capo verso il prossimo censo. 75
Varcata la ginestra, eccome
si sconvolse alla mostra di tante
lapidi, me, e non capii se riassume 78
il mio marmoreo stare le sante
pietre canoviane di questo cimitero
ancestrale o sono me in cante 81
non ancora suonate. Lo austero
divenne gelido dalla totale
mancanza di nomi nel mistero 84
del tutto; gli arbusti una vestale
forgiata aveano con netti tagli,
raffiguranti l'unico vitale 87
aspetto: all'estremo, grandi dettagli
di Maratona antica possedeva,
forgiante la virtù greca e gli abbagli 90
dell'ira contro a Persi; si estendeva
il lor grido nel tronco del cipresso
ante noi, nel ricordo che vedeva 93
sovra l'ossa d'Aiace lo annesso
pezzo della gloria con le d'Achille
armi tornate dal navale ingresso 96
al tracotante guerrier di faville.
Altro, meno ruvido ne lo fusto
ampio, i reduci delle scintille 99
troiane in sepolcrale vetusto
aspetto presentava, membri
perpetui de lo orgoglio sì giusto 102
del popol che non cedette agli smembri.
Adiacente ad esso, il registro
del sublime, grazie a soavi cembri 108
che svelano il ricordo del sistro
eroe che tentò di salvare Troia,
come racconta il cieco ministro. 111
Morte e desolazione di una gioia
strana si proponeva in esequie
allegoriche su ogni sequioa 114
e cariche di grigiore in requie;
con affranto patimento, un rosso
capello riccio, in arcane olimpie 117
sembianze, di tante lacrime infosso,
cercava un nome che ad altro loco
spettava; fra le mani, non un grosso 120
volume teneva, che io colloco
fra le grandi opere de lo mondo
letterario e reale. Io alloco 123
lui, per quelle lettere che da sfondo
sono per il mio vivere in questo
tragico esistere, fatto d'nascondo 126
e d'affondo in un totale dissesto,
puro esistere nel mio crepiuscolo.
Sentita la presenza mea, l'arresto 129
prene il sommo Niccolò Ugo Foscolo. 130
-
Deinè
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Re: Angolo della Poesia
Non siamo
che il volto
cosciente
del carbonio
G. Inardi, in Alexandra, "Evoluzione"
che il volto
cosciente
del carbonio
G. Inardi, in Alexandra, "Evoluzione"
Sei più desemplicizzata di Tim stesso.Fai paura.
Kopechaleader della confettologia.
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Re: Angolo della Poesia
Come non ricordare il suo appoggio
nelle giornate aride e tempestose
della mia andata giovinezza, alloggio 3
speranzoso per certe animose
idee che mi balenavano in testa
quando i soli e i tramonti, con prose 6
infinite, morivan nella festa
mai giunta. Essendo la prudenza
riavvinta all'amor della resta 9
dei vespri ancor vivi, la cadenza
di quella lettura epistolare
destò la mia presente sapienza 12
con la memoria di quel focolare
così vero, seppur solo pagine ,
tinte dell'inchiostro dell'amare. 15
"Quel libro e quel nome, un'immagine
precisa riaccende celestiale
nel cuore, privato di ogni argine, 18
invaso dallo scorrere nuziale.
Non ho osato no, non ho osato,
così scrivevi con esistenziale 21
tocco d'uom e ragazzo non amato,
o forse sì, da colei che omne move.
Raccontami del tuo nuovo stato, 24
mio vate, dalla penna che commuove".
Mi guardavano gli incavati intenti
occhi: l'ardito aspetto egli muove 27
contro di me; emunte guance, denti
tersi e giuste membra, ancor nel vestir
semplice eletto, con ratti cadenti, 30
simil ai pensier, si avvicinava. Il dir
sulle tumide labbra avea con piacer
di chi, corrispondenza del custodir, 33
ha trovato: "Tempo addietro alter
cose scrissi, che >; così nel giacer 36
punito son stato e di quel che sarà
non badavo. Ora, la tua baldanza
inducemi al ritener che resterà 39
viva in eterno la mia scritta danza
per lo tuo loquire e sovvenire
i respiri della laica speranza. 42
Il mio doglio ora è minore: soffrire
m'è stato dato fra le sepolture
assenti d'anima e lo agire 45
è limitato ai Sepolcri senza cure
altrui, se non mie e tue; non saper niente
della mia cara donna e neppure 48
se ella il dolce riso o la gente
dannata la accoglie, mi arrese.
Dunque, messer del popolo vivente, 51
dimmi qualcosa della dolce Arese,
dopo saprai del mio stato ignoto".
E più non disse; ripensai al mese 54
di maggio ch'adesso rivedo, e noto
i dolci odori, gli enti dai cuori
nuovi e le parole che odo e voto 57
alla donna che più non c'è. "I colori
del male avvolgono la tua Teresa
ma la sua pietà rende i vari muori 60
del mondo meno amari alla discesa
o ascesa del dopo. La altra lei,
per esattezza, i venti dell'offesa 63
non colta, la colpiscono e aurei
segni le conferisce il simulacro
da te creato. All'inizio m'astenei, 66
per tempo e spazio e per massacro
a darle parole, per il terrore
del loco da me colto tutto acro. 69
Così, commosso, io: "Se il tempore
desse me altra possibilità viva,
riandrei in quel passionale malore 72
elargendole la tua sempreviva
voce". Temetti ora di perderlo
per la mancata vocale missiva 75
e il silente saggio sentivo arderlo
con lo sguardo, sapiente del supplizio
ch'io vivevo. Stavo per cedere lo 78
sperare quando ci fu altro inizio:
"Non ti crucciare, il mio carattere
odierno è dettato dall'armistizio 81
forzato senza lode che lettere
o altro possano rimediare. Il modo
a me dato è tragico, un carcere 84
continuo privo di lei, del suo odo,
il corvino capello le languide
pupille che furono nel periodo 87
a me caro le uniche sol guide.
Sovente rivedo lei, dalle gote
rugiadose con rose, cupide 90
sembianze di divina di ignote
stirpe, sul divano stesa alla luce
del mio guado. Così devote 93
uscivan le volontà e penna cuce
questo panto pianto di quel bascio
solo sfiorato; bellezza seduce 96
i cuori ma lo eccellente fascio
del futuro rende indelebile
l'istante dell'amor non ancor ascio. 99
Pien d'allarme odorai l'ammirevole
arpa dei suoi aneleti e le chiome
sparse del paradiso gradevole 102
da cui venia; l'atto dell'addome
mi tese timore e il grande gesto
abbandonai e mi afflissi eccome 105
per tal follia. Non affatto desto
me per tal magia, che noi creammo
insieme, inconsapevoli del mesto 108
avvenire, e ch'ogni dì ricreammo
e ogni notte, soli, sognammo. Tu puoi
comprendere, tu che codesto grammo 111
di speranza ancora pssiedi; noi
siamo veramente, agli altri tendo
il rimanente: io grazie a lei, se vuoi, 114
ho vissuto un vivere stupendo.
Per la corrispondeza d'amorosi
sensi che, per chi come te, addendo 117
del complesso, ricrea con calorosi
discorsi, non ruinare il tuo dono,
conservalo e concedilo ai vogliosi 120
del vero: la sorte del monotono
non ti spaventi, chè ciò che la morte
priva, l'eterna memoria del frastuono 123
noi fa vivere per le giuste porte".
Si voltò col suo segreto di lagrime
pendenti e lo orogoglio suo forte 126
ci privò di tal vista. Queste rime
una elpis mi dieder sì satura
di realtà e assenso di un redime 129
che c'entra d'ogni anima la natura.
"Tieni a mente il suo insegnamento,
serbalo nella sua forma più pura, 132
così vivrai con grande ordinamento". 133
Buon compleanno Jacopo Ortis!
nelle giornate aride e tempestose
della mia andata giovinezza, alloggio 3
speranzoso per certe animose
idee che mi balenavano in testa
quando i soli e i tramonti, con prose 6
infinite, morivan nella festa
mai giunta. Essendo la prudenza
riavvinta all'amor della resta 9
dei vespri ancor vivi, la cadenza
di quella lettura epistolare
destò la mia presente sapienza 12
con la memoria di quel focolare
così vero, seppur solo pagine ,
tinte dell'inchiostro dell'amare. 15
"Quel libro e quel nome, un'immagine
precisa riaccende celestiale
nel cuore, privato di ogni argine, 18
invaso dallo scorrere nuziale.
Non ho osato no, non ho osato,
così scrivevi con esistenziale 21
tocco d'uom e ragazzo non amato,
o forse sì, da colei che omne move.
Raccontami del tuo nuovo stato, 24
mio vate, dalla penna che commuove".
Mi guardavano gli incavati intenti
occhi: l'ardito aspetto egli muove 27
contro di me; emunte guance, denti
tersi e giuste membra, ancor nel vestir
semplice eletto, con ratti cadenti, 30
simil ai pensier, si avvicinava. Il dir
sulle tumide labbra avea con piacer
di chi, corrispondenza del custodir, 33
ha trovato: "Tempo addietro alter
cose scrissi, che >; così nel giacer 36
punito son stato e di quel che sarà
non badavo. Ora, la tua baldanza
inducemi al ritener che resterà 39
viva in eterno la mia scritta danza
per lo tuo loquire e sovvenire
i respiri della laica speranza. 42
Il mio doglio ora è minore: soffrire
m'è stato dato fra le sepolture
assenti d'anima e lo agire 45
è limitato ai Sepolcri senza cure
altrui, se non mie e tue; non saper niente
della mia cara donna e neppure 48
se ella il dolce riso o la gente
dannata la accoglie, mi arrese.
Dunque, messer del popolo vivente, 51
dimmi qualcosa della dolce Arese,
dopo saprai del mio stato ignoto".
E più non disse; ripensai al mese 54
di maggio ch'adesso rivedo, e noto
i dolci odori, gli enti dai cuori
nuovi e le parole che odo e voto 57
alla donna che più non c'è. "I colori
del male avvolgono la tua Teresa
ma la sua pietà rende i vari muori 60
del mondo meno amari alla discesa
o ascesa del dopo. La altra lei,
per esattezza, i venti dell'offesa 63
non colta, la colpiscono e aurei
segni le conferisce il simulacro
da te creato. All'inizio m'astenei, 66
per tempo e spazio e per massacro
a darle parole, per il terrore
del loco da me colto tutto acro. 69
Così, commosso, io: "Se il tempore
desse me altra possibilità viva,
riandrei in quel passionale malore 72
elargendole la tua sempreviva
voce". Temetti ora di perderlo
per la mancata vocale missiva 75
e il silente saggio sentivo arderlo
con lo sguardo, sapiente del supplizio
ch'io vivevo. Stavo per cedere lo 78
sperare quando ci fu altro inizio:
"Non ti crucciare, il mio carattere
odierno è dettato dall'armistizio 81
forzato senza lode che lettere
o altro possano rimediare. Il modo
a me dato è tragico, un carcere 84
continuo privo di lei, del suo odo,
il corvino capello le languide
pupille che furono nel periodo 87
a me caro le uniche sol guide.
Sovente rivedo lei, dalle gote
rugiadose con rose, cupide 90
sembianze di divina di ignote
stirpe, sul divano stesa alla luce
del mio guado. Così devote 93
uscivan le volontà e penna cuce
questo panto pianto di quel bascio
solo sfiorato; bellezza seduce 96
i cuori ma lo eccellente fascio
del futuro rende indelebile
l'istante dell'amor non ancor ascio. 99
Pien d'allarme odorai l'ammirevole
arpa dei suoi aneleti e le chiome
sparse del paradiso gradevole 102
da cui venia; l'atto dell'addome
mi tese timore e il grande gesto
abbandonai e mi afflissi eccome 105
per tal follia. Non affatto desto
me per tal magia, che noi creammo
insieme, inconsapevoli del mesto 108
avvenire, e ch'ogni dì ricreammo
e ogni notte, soli, sognammo. Tu puoi
comprendere, tu che codesto grammo 111
di speranza ancora pssiedi; noi
siamo veramente, agli altri tendo
il rimanente: io grazie a lei, se vuoi, 114
ho vissuto un vivere stupendo.
Per la corrispondeza d'amorosi
sensi che, per chi come te, addendo 117
del complesso, ricrea con calorosi
discorsi, non ruinare il tuo dono,
conservalo e concedilo ai vogliosi 120
del vero: la sorte del monotono
non ti spaventi, chè ciò che la morte
priva, l'eterna memoria del frastuono 123
noi fa vivere per le giuste porte".
Si voltò col suo segreto di lagrime
pendenti e lo orogoglio suo forte 126
ci privò di tal vista. Queste rime
una elpis mi dieder sì satura
di realtà e assenso di un redime 129
che c'entra d'ogni anima la natura.
"Tieni a mente il suo insegnamento,
serbalo nella sua forma più pura, 132
così vivrai con grande ordinamento". 133
Buon compleanno Jacopo Ortis!
- DH-12
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Re: Angolo della Poesia
Nel topic dei Bucks e dei Grizzlies c'è più vita 
[align=center]F.O.R.Z.A. #4[/align][align=center]
[/align]
[/align]- doc G
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Re: Angolo della Poesia
Ero indeciso se qui o sul topic del meteorismo, ma visto che DH si lamenta...
Due ali ce le avrei,
Ma tante catene qui
mi tengono legato giù
ed io non ne posso più
Potessi volare via
non sarei solo mai
potrei parlar lassù
con un piccione almeno
Volare in cielo nel blu
Volare il cielo lassù
Nel deserto degli occhi tuoi
ho finito tutto il Wisky
avrei pure dell'acqua
ma sento troppi fischi
Ciò che mi può salvare
è un poco d'amore
gettami una ciambella
per la mia colazione
Ho bisogno d'amore
ho bisogno di te
ho bisogno d'amore
e pure di un caffè.
Volare in cielo nel blu
Voare in cielo lassù.
Due ali ce le avrei,
Ma tante catene qui
mi tengono legato giù
ed io non ne posso più
Potessi volare via
non sarei solo mai
potrei parlar lassù
con un piccione almeno
Volare in cielo nel blu
Volare il cielo lassù
Nel deserto degli occhi tuoi
ho finito tutto il Wisky
avrei pure dell'acqua
ma sento troppi fischi
Ciò che mi può salvare
è un poco d'amore
gettami una ciambella
per la mia colazione
Ho bisogno d'amore
ho bisogno di te
ho bisogno d'amore
e pure di un caffè.
Volare in cielo nel blu
Voare in cielo lassù.
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Re: Angolo della Poesia
Μισω και εραμαι. Ει ακων, αρα συ εμοι αιτεισ.
Δυσπαθω αλλα αισθανομαι ουκ τελουν
Odio ed amo. Agisco in modo inconsapevole, il perchè forse tu mi chiedi.
Soffro gravosamente ma sento che non finsice.
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Odio ed amo. Agisco in modo inconsapevole, il perchè forse tu mi chiedi.
Soffro gravosamente ma sento che non finsice.