Re: Angolo della Poesia

E' il luogo in cui potete parlare di tutto quello che volete, in particolare di tutti gli argomenti non strettamente attinenti allo sport americano...
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Emmanuelle
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Re: Angolo della Poesia

Post by Emmanuelle »

Debajo de las multiplicaciones
hay una gota de sangre de pato.
Debajo de las divisiones
hay una gota de sangre de marinero.
Debajo de las sumas, un rìo de sangre tierna;
un rìo que viene cantando
por los dormitorios de los arrabales,
y es plata, cemento o brisa
en el alba mentida de Nueva York.

Federico Garcìa Lorca, da "Oficina y denuncia", Poeta en Nueva York
Nam Sibyllam quidem Cumis ego ipse oculis meis vidi in ampulla pendere,
et cum illi pueri dicerent: Σίβυλλα τί θέλεις; respondebat illa: ἀποθανεῖν θέλω.
Toni Monroe
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Re: Angolo della Poesia

Post by Toni Monroe »

Di tutte le cose che mi son cadute di mano non rimpiango tanto di non esser riuscito a tenerle

(chè se proprio devon cadere, è anche giusto che cadano);

(solo) avrei preferito che cadessero diversa-mente.

Che disegnassero -nel precipitare- delle altre traiettorie..
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lleo
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Re: Angolo della Poesia

Post by lleo »

Toni Monroe wrote: Di tutte le cose che mi son cadute di mano non rimpiango tanto di non esser riuscito a tenerle

(chè se proprio devon cadere, è anche giusto che cadano);

(solo) avrei preferito che cadessero diversa-mente.

Che disegnassero -nel precipitare- delle altre traiettorie..
bella!
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PREGO I MODERATORI DI CANCELLARE ANCHE QUESTO POST.
Fight Da Powa!![/align]
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Toni Monroe
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Re: Angolo della Poesia

Post by Toni Monroe »

Thanks :D
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Re: Angolo della Poesia

Post by Toni Monroe »

Prendo per mano la mia ombra e la porto sulla strada sbagliata, così che possa percorrerla ed incappare in tutte le critiche che questa scelta comporta.
Ma io resterò fermo; non andrò per la strada giusta. Onde evitare di raccoglier degli elogi di cui non sento (proprio) il bisogno.
Meglio -invece- che mi credano sulla strada sbagliata.
E allora prendo per mano la mia ombra e la conduco sulla via della perdizione, e le raccomando delle cose poco raccomandabili.
Ma io resterò fermo; non mi incamminerò sul sentiero delle virtù. Potrei trovarci delle brave persone, e non sarei certo il migliore degli incontri possibili.
Perché son soltanto uno scellerato, capace di prender per mano la sua ombra e di mandarla allo sbaraglio.
Mentre io me ne sto qui, fermo. Immobile.
Fosse almeno fermezza, questa mia immobilità.
Invece no.
Credo sia soltanto.. pigrizia.





Ti incammini in un sentiero che costeggia da un lato le cose già dette e dall'altro quelle ancora da dire;
in mezzo scorre un fiume impetuoso, che se cerchi di attraversarlo e ci cadi dentro ti trascina via.
E dal già detto ti ritrovi sbattuto con violenza contro cose che mai ti erano uscite di bocca.
Forse per scelta, forse perchè non le avevi ancora pensate.
E te le ritrovi sulle labbra all'improvviso.
Ti aggrappi ad esse; cercando di usarle come appiglio per venir fuori ma la corrente tumultuosa te lo impedisce e -rimbalzando e ferendoti- corri verso chissà dove.
Da qualche parte finirà la sua corsa questo fiume.
Ma tu ormai ne fai parte.
Adesso tu sei il fiume..
"Orgoglioso di non essere uno di loro." Paolo Maldini
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nefastto
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Re: Angolo della Poesia

Post by nefastto »

Ieri sera ho ripescato questa



Il mondo è un gran bel posto di Lawrence Ferlinghetti

ll mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non date importanza alla felicità
che non è sempre
tutto questo spasso
se non date importanza a una punta d’inferno qua e la
proprio quando tutto va bene
perché anche in paradiso
non è che cantino tutti i momenti
Il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non date importanza alla gente che muore
continuamente
o è soltanto affamata
per un po’
che in fondo poi fa male la metà
se non si tratta di voi
Oh, il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non vi state troppo a preoccupare
di qualche cervello morto
su ai posti di comando
o di una bomba o due
di tanto in tanto
contro le vostre facce voltate
o di consimili contrattempi
cui va soggetta
la nostra società di Gran Marca
con i suoi uomini che si distinguono
e i suoi uomini che estinguono
e i suoi preti
e altri scherani
e con le varie segregazioni
e congressuali investigazioni
e altre costipazioni
che sono il retaggio
della nostra carne demente
Si, il mondo è il posto più bello del mondo
per un sacco di cose come
fare la pantomima della farsa
e fare la pantomima dell’amore
e fare la pantomima della tristezza
e cantare in sordina d’amore e avere ispirazioni
e andare a zonzo
guardando tutto e odorando fiori
toccando il culo alle statue
e persino pensando
e baciando la gente
facendo figli portando pantaloni
e agitando cappelli e
ballando
andando a bagnarsi nei fiumi
facendo picnic
in piena estate
o solo genericamente
”godendosi la vita”
Si
ma poi proprio in mezzo a tutto quanto
arriva sorridente il
beccamorto.
Image
Però, fra tutti menzione d'onore per Nefastto, più subdolo e convincente, meno palese e più credibile di tutti nei suoi interventi.(Dazed)
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Goppas
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Re: Angolo della Poesia

Post by Goppas »

Il tempo condusse me in luogo privo
di luce: Coriolis niente oppone
contro gli impavidi venti che vivo              3

io; ignote genti a suo modo dispone,
le sole urla danno ontologia
a quei che all'amor cedon ragione.            6

Tali non vissero, furon bugia:
eppure furono in vita sovente,
sebbene Atropo giudicò finia                  9

il flato morente, plancto parvente.
E, come i ghiacci eterni, solo cedon
alla divina natura avvilente                        12

e 'l loro arduo vivere finire vedon,
tal son le anime dell'amor che dieder
a Venere, ciò che sempre chiedon.                15

Riconosco la tramontana in ver,
scura del mio rivier genovese
e 'l flatus che alza la trista polver              18

sovra l'iracondo ocean cortese.
Solo fui in vita e tal son ora nel mio
sogno, che la vita dal ver difese;                21

Sento voci diverse e il turbinio
di amanti in vita: lo 'ntuisco
dal lor ampio dolce parlar dell'io,                24

un tempo solitario; poi, in un bosco
d'amor, lì nacque l'unione del noi
fino al divenir del solo io; conosco              27

quel foco d'amor che prende gli eroi:
prima due fiamme accese dall'arsura
d'albe lontane, poi come a noi                  30

suole il vago suggerir l'avventura,
là un unico rosso vivo sorse
e si tradusse in un amor di lettura.                33

Li occchi, da quattro ad due forse
divennero, certezza non fu mai
propria della realtà che ci morse                  36

ad uno ad uno; le anime giammai
tornarono sole e per entrambi
quell'io divenne un cotal "Io amai".            39

I respiri di quei furon scambi
di vita e spinte all'unione eterna
così che da due ad uno tutti i lembi                42

divenner. E vidi quella moderna
schiera di anime senza corpi e
iustitia, sbattute ibi dall'inferna                      45

bufera, senza la sosta il tempo e
la giacenza; sic, seguendo l'ardore
che in vita li colse che Morte trovò e              48

giudicò peccato, come folgore
giunge nello quotidiano vivere
umano e prima, col suo fragore                        51

sonoro, poi col sopraggiungere
della luce, e impaura l'umana
gente, tal quelle anime si fecere                      54

alla vista della terra che frana
non con l'ombra ma col tal mio peso;
Lo Papa caetiano fede vana                            57

fu volt'a grandezza ergere, teso
al recupero del mondo perduto;
lontano è ed ormai fu l'incompreso                  60

ghibellin fuggiasco, che lo aiuto
trovò in queste terre che or ora
mi accingo, per voi dispiaciuto,                          63

ad intraprender senza alcuna aurora
tal martirio. Colti dallo stupore, senza
la greca cetra c'ha tutto ristora,                        66

come le Travi greche la presenza
degli aquiloni non avvertono
e immobili attendono l'essenza                        69

della lotta, e non percuotono
il suicida audente gloria eterna
e il greco petroso monotono                                72

tessitore d'inganni, fu ferma
così l'immane schiera di gente
di fronte alla pena che si sofferma                      75

solo per la pietade del fulgente
Divin giudizio. Lo mio orecchio
colse favele diverse nell'ambiente                    78

che gli euri domano. Lo mio secchio
d'ingegno colse cotal figura
e più, che la passion d'amor lo specchio            81

rompe. Così il veronese perdura
il suo miser canto, e il suo santo patto
amando e odiando la sua sventura,                84

in versi latini; con lui, ratto
nel vento tinto dal dolce amaro
greco, colei che ad un dio esatto                      87

paragonò lo suo amante ignaro,
con pretenziosa strofa eolica.
Dalla Colchide odo il canto claro                    90

di chi all'amor la magia diabolica
volse contro per una passione
che fe' tradì la sua kartevelica                      93

patria. E con lei che si fè dall'unione
di Minosse e Pasifae; moglie
fu e ancor più fu l'incursione                        96

d'amor per colui che le foglie
amò più della carne e delle donne;
e così altre, più vicini a chi coglie              99

nel mio mondo il dolor che il sonne
toglie: la bella Carlotta, tedesca,
col non suo mai compagno insonne,            102


e Jacopo con la gentilesca
Teresa dei Colli Euganei,
parlano lingua cavalleresca                105

e sì rendono contemporanei
i lor pensier a chi li ascolta,
e i supplizi son meno estranei.            108

"Perchè cotal sogno, qual vision colta,
io che non sono degno quanto lui
che percorse per primo tale svolta? "              111

"Ragazzo mio, tu sei colui
che 'l mio attender aspetta impaziente;
Ragazzo mio, tu sei colui                              114

che follia d'amor rese insapiente
il tuo dormir: sì nasce il tuo attrito.
Figlio, vive ancor la mia valente                    117

parola nel mondo: è impietrito
lo guado di due quei amici
nel legger quel dolce passo smarrito          120

dal sapore di favole semplici;
non Paulo di Francesca cognato
ascolta i guadi di lei, supplici;                    123

non Francesca di Paulo cognato,
ascolta i guadi di lui, supplici;
al mondo non c'è alcun indignato                126

poichè non ci son terzi complici
traditi d'alcun cuore: son la regina
e il suo amante, duplici cosmici,                129

seguaci di quella fede, inclina
a seguir quel principio francese
per il quale una ragion cristallina                132

del cor c'è e la mente non richiese;
Un libro, un sognare li avverte:
forme vive di un sogno inglese                    135

già nelle terre di Bretagna sorte".
Ond'io, preso dal primo abbaglio
de lo Inferno, non colsi le smorte              138

lacrime delle anime al taglio
del contrappasso; le sue parole
spagnole intrise di quel bagaglio                141

toscano accesero il mio vole,
sì che il corpo mio prese forma,
e il mio cor si tinse di sole                        144

come quando lo grande amor si forma.        145
Rob
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Re: Angolo della Poesia

Post by Rob »

Ti guardo e rido

Ora io ti guardo e rido
non una risata nervosa di chi sa di esser rassegnato
ma un sorriso che conferma quelli che erano prima i miei timori
e poi le mie speranze

Non sei tu ad aver spremuto ogni mia lacrima
ma io stesso, diviso in una candida utopia

Ora probabilmente sei te stessa, uguale a mille altre
ma non di sicuro, l'unica fra tante ch'io reputavo

Eri amore, sei uno sbaglio, sarai un insegnamento.
Ad ogni modo, dentro me, sarai.



Creazione personale.
Palmares:

3 Times and Unidefeated WPF Champion
1 Time WJP Champion
2 Times WPF Tag Team Champion
WPF Superstar Of The Year 2007
WPF King of The Hell
WPF Hall of Famer
2009 WPF Fight For the Right tournament winner
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Re: Angolo della Poesia

Post by Goppas »

Così, del vero intelletto d'amare
ricevetti nel somno gran disegno
da colui che il mondo infernale                3

descrisse: e così ebbi il suo segno.
La verità dell'alito infernal
d'occidente 'l mio dubbio disdegno            6

che la mia mente col forte mistral
conduce avanti, per quell'istrada
che il sol miaracol laico luminal.              9

Quandunque io vidi quella rugiada
affossare le anime della region
che dell'amor generale fa strada,          12

lo dubbio percosse la mia ragion;
le sudate carte, che tempo addietro
conobber mi fecer la grande union        15

di dannati, purgati e di Pietro
compagni, a cui il prosatore
che fu corona d'alloro ietro                  18

aggiuinse al libro, dispensatore
della Commedia: subitamente
sorsero diverse; lo salvatore                  21

dei miei pensieri intervenne
in mio soccorso, e così disse:
"Non temere: il Toscano astenne          24

certi molti loci che maledisse
il fatal arbitrio e il martirio
spcifico di chi al mondo  fuisse              27

peccator carnale. Or il polverio
delle stelle è un flusso continuo
solo a cagion del lor delirio:                30

eterno desio. Il tuo camminuo
inizia dinnanzi alle stelle
desidera del sogno contiguo."              33

Così, l'argentin poeta si svelle
ancor con la favela immortale
scoprendo l'oscura vista ribelle            36

al mio sempre animo nuziale.
"Maestro, guidami alla distesa
fresca, dannata ed esistenziale            39

in modo che io la quercia impresa
comprenda, che finalmente l'utopia
diventi realtà che non s'è arresa".        42

"Segui la mia Eliotropia
che ti sarà per l'iter d'amor guida ,
e che la sì folta allotropia                      45

smaschererà dalla sua livida
fatica". Iniziò il divenire
mio così nella mai florida                          48

selva d'amor: a regnar l'imbrunire
tra secchi alberi disposti ad ellisse
intorno al lago che del martire                    51

fa sue giustizie e crocifisse
ogni sperar natia nella mole
mortale. Non foglie ai rami affisse,              54

non solitudine di fronda, ma prole
di sterpi intrecciati e rinasce
l'unica mortalità di lucciole                          57

ghiacciate. Un profum di Bretagna nasce,
in sepolcri di un amar divisi
in vita, amanti della loro pasce                      60

e, così, insieme, germogli condivisi
ripeton sempre il tenersi uniti.
Tortura lo è, anzi autolisi                              63

il desiderare sempre: puniti
dal loro volere vite passate
ancora, il fuoco dei palpiti                              66

cuori dalle celestiali cascate
vengono spenti. La ragion perduta
fu per lo sfrenato ardire, offuscate                    69

vite sine senno nella sperduta
selva. Seguendo or dunque
la magna mia figura argonauta                      72

di luoghi non noti, ovunque
conditi da un silenzio spezzato,
da frenetiche urla; e ordunque                      75

dissi: "Qual mistero realizzato
impedisce a la mia umile vista
di veder ciascun animo spezzato                    78

dallo dolore continuo? Sprovvista
a lor è voce ch'alcun suono sento?"
Così rivelò la parola intristita                          81

nel mio ego mortale: "Mai spento
pathos contrattistingue codesti
che col desio ricevon malcontento                  84

e per sempre risultano coperti
dalla acqua dal tempo condensata.
Voci ebbero ed ora ricoperti                          87

hanno, ma il suono della sensata
grida di colui, che imperituro,
rincorre la stella Angelicata,                              90

copre col terrore de lo cianuro".
E come lo grande sgomento prende
chi che al mondo mio perituro                          93

appartiene di fronte alle vicende
dannate, tale mi feci di fronte
alle corse alle gride tregende                        96

infinite di colui che, non l'onte,
ma il grande orgoglio porta ancora
con se, nell'andatura che la fonte                      99

dell'amor e del disamor elabora
al primo sorso or ora avvertito
dalle labbra, audenti l'aurora.                              102

Ricordo la vita sua: lo battito
seguiva la stella dei suoi sogni
ogni giorno; ora, lo suo appetito                        105

non morì col suo corpo e agogni
sembra anch'or nel suo mirare
tal lucentezza. Eppur i bisogni                          108

altri son morti nell'abbandonare
la terra dei viventi, eccetto quello
che dall'alba de tempi, si dice amare.                111

Nudo è, non armi ha, non più duello
insegue il suo ardore di guerriero,
forte impavido fiero nel livello                            114

bellico, sul cavallo anch'ello fiero:
Brigliador lo chiamavano per il manto
sublime, grande e potente destriero;                117

In vita visse all'insegna del canto
de le donne, i cavalier, le arme,
le cortesie, l'audaci del vanto                          120

imprese del casato d'Este prime
innamorato, e poi furioso,
come il Ludovico ci esprime,                            123

nel suo cotanto canto imperioso.
Lo suo volto affranto insegue la via
di quella Angelicata che di glorioso                  126

porta il nome e una vita tutta ria;
Durlindana lasciò, ma ciò non conta,
poichè il suo fine è nell'audacia                        129

di un'impresa che lascia impronta.
Le sue urla famose riechieggiano
alte nella mia orecchia che ascolta                  132

i canti che oramai armeggiano
nel mio vivire e continuo sentire.
Ed io, come un attento guardiano,                      135

osservo la fuga di del fuggire
di Angelica e di chi sbandando
fra l'ellisse del suo perenne morire,                      138

porta il nom, del grande cortese, Orlando.              139
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Re: Angolo della Poesia

Post by Goppas »

"Non paventare la somma istoria,
la sua natura, il suo cavalleresco
agire: ormai è solo allegoria;                  3

avvicinati all'emblema fresco
della mente che più non trova
forzato dall'amore guerresco:                6

regalagli la tua parola nuova".
Raggiunto della curva il secondo
fuoco, visto lagrimante furiosa                9

di quello, intercettò lo affondo
dell'ombra mea riversa ab luce
della stella del suo ellittico mondo.          12

Allor volsi la lingua a lui, ch'induce
il mio sospirare: "Cavalier pio,
fedele alla corona che adduce                  15

spirito Magno e che Turoldo fio
ti rese gloria con la sempiterna
Durlindana in quel luogo tristio:                18

gloria perenne ti rese laterna
degli Achille ch'ancor nascere devon,
audenti timè d'antica caverna.                  21

Però, secondo gli astri ch'ergon
la tua folle via, la bianca spada
abbandonasti ratto, come parvon              24

le stelle all'infinita lampada.
Or che posso audire 'l tuo vero:
la tua corsa lungo questa estrada,            27

l'arme il senno il cor scomparvero,
sì che non del cavalier ma amante
nome possiedi e non riapparvero                30

e mai riappariranno, aitante
come ti rimembro. A me racconta ,
a chi del tuo dramma ansante                  33

la cagion vuol sapere." Non fu onta
ma coraggio dal sapor ulissiano
il mio, volto alla fedele impronta                36

di un mio simile amante cristiano.
Fui, ut quei ch'attender stanno soli,
lontani ex toto e del ritorno vano            39

della risposta audiscono i voli.
Nel mentre e nel dopo, lo mio senso
scoprì finalmente i ragionevoli                    42

suoi suoni. In cotesta via, intenso,
suo loquire iniziò:" Pellegrino
moderno, ora il mio consenso                    45

ti sarà noto, ascollta il poverino
mio destino amaro, amato e forse
ricercato. C'è chi come il Tassino,              48

ch'attaccò tutte le infinite corse
ch'alteraron l'ordine del maestro
grande, sì ordine vetusto, e scorse            51

nel suo greco colloquiar un destro
sentire e seguire che lo condusse
a crocifigger lo mio profondo estro.            54

E poi ancora c'è chi discusse
lo medesmo mio continuo agire,
lo mio inseguire un sogno ch'indusse          57 

a parare me ad un folle martire.
L'Emilia mi rese innamorato
folle, perdente mortale dell'ire                    60

cavalleresco, ed ora frustrato,
inseguo senza più gloria la stella
sovrana del mio sogno agognato.              63               

Come vedi, anch'or sfugge sì bella
del suo lume, pur perduto il soma,
che tanto rese fra i perituri ella                    66

fata immensa con la sua dolce chioma.
L'amico mio riportò infine il senno
alla sinistra mente; ma mai l'aroma              69

di colei che al mondo diede cenno
d'amore e vita vera, si scostò
dai sospiri che ogni ora dienno                    72

speranze mai morte; allontanò
quell'ombra che diedimi la ventura
dal momento che lo corpo indossò              75

l'armatura e la mano l'avventura
con l'amatissima lama guadante
me, ora, spenta, nella sua natura.                78

Caveliere fui, ma son io amante,
dell'amor, di lei, delle emozioni,
del suo ridere e sorridere ante                      81

ch'al suo sguardo lasciò sue azioni.
Gloria eterna mi attendeva, forte
nei suoi posteri, alta in narrazioni                  84

di chi prima e post me fu della sorte
vittima; follia, magari ratio,
ciò non mi tange, perchè tale morte                87

scelsi: e per nulla provai astio
per lo rifiuto e l'umiliazione
di fronte ai cristani per il patio,                      90

che provai leggendo l'iscrizione
lignea, inscritta col tocco epiceneo:
non credetti io alla vera descrizione                  93

dell'unione fra la Stella e 'l saraceno".
Tacque un momento: mai impegno
lo prese sì tanto tenendo il freno                    96

della pena infernale. Lo pegno
fu il mio ascolto: forse io solitario
fui ad aver colto il reale segno                        99

del suo furioso ed amare elitario
lo sentimento principe de vita.
Non più solo e tutto unitario                          102

fu la sua esistenza da me intuita;
preso da vitalità riaccesa,
dal mio io, la più non impazzita                      105

parola riprese:"La nostra intesa
favorisce la mia fermata
dall'amorosa dea che per offesa                    108

condannata alla perenne fiammata
è e fu: mai supernova sarà.
Lei, con lo sguardo rese perforata                  111

l'anima mia, mai vile, viaggerà
con me in questa selva invernale
de lo mondo nefasto, e sfuggirà                      114

perpetua, sicut dum fuit mortale,
allo mio imperituro tragitto
di qualcosa che in vita, fatale                          117

o meno, donò un vivere sì afflitto
ma vivo vere; quell'istante
non pesa lo mio andare: sconfitto                    120

secondo molti e seppur dileguante
lei, che fece nascere grande amor,
non abbandono con spirito aitante,                    123

sicchè resti solo ricordo nel cuor".                 
Paura e felicità travolsero
con ansia immensa l'anima che l'ardor              126

rese grande; nuovi ignoti spinsero
quello al grido e alla ripresa
ratta. E così, come avvolsero                            129

celeri noi lì nell'incompresa
orchestra, lesti tornarono
nella finta fonica assenza, tesa                          132

al nulla vivente. Cominciarono
in me pensieri dubbi e domande
ma il cavalier e la Stella andarono                      135

oltre la mia vista; "Immense lande
attendon la tua solenne veduta:
non tergiversare, un altro grande                        138

atto v'è per la tua mente acuta".                        139
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Re: Angolo della Poesia

Post by Goppas »

Il maestro novecentesco così
parlò e così lo mio passo volse
direzione ove può impietosì                          3

la mente di fronte a ciò che distolse
l'uomo dalla sua azione; arrivammo
con passo lento, ubi altro sconvolse            6

nuove anime; causa me sostammo,
e allor chiesi "Cosa attende ora
la mia vista fresca? Noi saltammo                9

diversi luoghi infernali che sfiora
la mente mia nel de lo perduto
ricordo fiorentino; e qualora                      12

procediamo per questo intravveduto
viaggio, concedi a me la sapienza
a te data di tal luogo sperduto"                  15

"Impeto e passione: l'esperienza
ti dona a te forza per la fortuna
che tu avesti nella benevolenza                  18

di chi valutò allora l'opportuna
tua conoscenza. Gradisci l'amara
mia risposta, perchè già la luna                  21

ti ha donato un'immensa e rara
occasione del conoscore il vero
che manca alla tua ignara                          24

natura". Quel loco lasciammo, ov'ero
rimasto abbastanza per capire
quel sentimento che è foriero                      27

di speranza; lo mio audace ardire
spinse noi verso un'altra zona
non meno ombrosa che l'audire                    30

e il vedere colpisce ogni persona.
Li miei occhi scorsero un'enorme
montagna, nella cima isocrona                      33

di marrone sfumato senza orme,
e alla base macchiato da anime
legate dalle sue pallide arme;                        36

codesta parte alcune esamine
e ricoperta dal tetro ombroso
nell'oscuro divenire lagrime,                          39

imago di lor al desideroso
forestier non lasciano. Accanto
a tal schiera, io vidi l'auroso                          42

dittico che grandemente col pianto
rese immensa la lor avventura
mai compiuta: sol puro incanto                      45

fu nell'onirica vista sicura.
Dramma e fortuna tocca le corone
nella lor posizione non oscura.                      48

Quella più antica, che il girone
le balze i cerchi e le cantiche
creò con la penna che un poleverone              51

non silente, alzò: ma romantiche
vicende quella che Nova e che Vita
tramutò in libro che le scolastiche                  54

di tale principio portano ita
con sè, narra. Ora li suoi occhi
vedono se stesso in Margherita                      57

adombrare quel Lui in ginocchi
a favore della sublime dama
a cui dedicò con più tocchi                          60

l'opera che gli regalò la fama.
E quando gli sguardi si incociano
lo sogno finisce e la magna brama                63

cresce con le attese che sfociano
con continue e autorevoli preghiere
che tolgono e solo angosciano                      66

lo sommo poeta. Son veritiere
le immagini a lui rivolte,
ma troppo abbaglio fu lo cogliere                  69

tal segno in verità mai dissolte.
La seconda corona similmente
a la sua vista due figure avvolte                      72

parvero: lui e la laurea mente,
in corse inaudite presso le fonti
chiusane, a provare cosa si sente                  75

nello scoprire l'altro. Più racconti
che riscontri pieni d'esistenzia
furono e al soffio dei due simbionti                  78

lo sogno svanisce e la magia
ricomicia laddove c'era 'l verde
lauro e il petracco nella prima via.                  81

Di isti momenti, il calamo disperde
sulla pergamena, assai onesto,
e nel comporre li versi non perde                    84

gli insegnamenti volgari del gesto
trascritti ne la alta eloquenza
del trattato illustre: lo testo                            87

chiamato Canzoniere, dell'essenza
delle canzoni sonetti sestine
intirso è con la magnificenza                          90

di antichi maestri che al fine
di celebrare un amor non potuto,
le metamorfosi et vespertine                          93

et diurne usan ut lor attributo.
La grande luce poetica ancora
avvolge i spiriti magni e tenuto                        96

l'orgoglio di un tempo, affiora
nei sguardi l'antica nostalgia
per il quasi amore che dura tuttora.                99

Come lo studente la geografia
illumina lo spazio e gli induce
le vie del mondo e dunque fia                          102

scomparso lo dubbio che produce
non più domande, tal insegnamento
me duce ex Europa verso altra luce,                  105

che li monti Urali, io rammento,
separan quasi due continenti.
Innanzi a noi, un simile argomento                    108

si presentò immenso; silenti
allungammo il passo per conoscere
la presunta schiera di immanenti.                      111

Quel che sembrava non era in vere:
un'isola isolata noi vedemmo,
avvolta dal Griboedova e sincere                        114

menti non v'eran, se non una. Stemmo
al nulla ancora per un poco e giunti
ad limen del rivo, il voler volemmo                      117

nostro enunciare ma così congiunti
al dolore estremo del porver uomo,
fummo; impietriti da quegli spunti                      120

di vita e morte osservammo il nuovo
dramma. Gettai la mia attenzione
sul triste protagonista: il vuoto                            123

lo disegnava, come se finzione
fosse e le sue catene coniate
eran dalle sue verba recinzione.                        126

Lagrimana e sperava: alienate
le membra e i pensieri da tutto,
rivedeva sue giornate agitate                              129

dal sommo sogno ohimè distrutto.
Lentamente, tutti i diversi segni
mi fecero conoscente del flutto                          132

affranto del suo cuore. Russi regni
eran, e notti bianche sempre sono.
In alto, quattro stelle, son ingegni                      135

temporali indicanti l'abbandono
nel suo divenire e la sua morte
nel suo ire. E l'Dono e 'l perdono                        138

si rivelano trame nella sorte
all'ultima stella chiara e l'odio
ora nato ora lasciato, forte                                141

ricorda in me l'immemore episodio.                    142
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Re: Angolo della Poesia

Post by Goppas »

Settantadue son già i pleniluni
passati dal nostro primo incontro,
quando lo mio cicerone alcuni                  3

scritti ci diede in uno incontro
fra lo Alberto che della Tempesta
ci diede omaggio e per contro                  6

lo sogno mirato da la celesta
mente del Fedor la quale ha tradotto
in quattro Notti Bianche la funesta            9

vita di un giovane, in toto incorrotto,
che adesso per quella illusione
si ritrova punito e ridotto                            12

all'eterna allusione: fusione
amata fra anima e corpo assente
e presente è il dolor di disunione              15

perenne. Il tutto ciclicamente
si ripete; e ut l'altro innamorato,
che pochi metri dista con la mente,            18

etiam questo canto, questo affannato
e vivo dramma, e altra speranza
di vita unita, io crucciato                            21

rivivo quel Pathos che mai avanza.
Insieme inizia il nostro dolore:
lui non grida io neppure, e una danza            24

di pensieri circonda il nostro malore.
Di nuovo quel cielo mistificato
dall'ancestrale abbaglio che non muore;          27

quello stradone largo e desolato,
fiammeggiato dai passi suadenti
di ch'ama il viver nel suo puro stato,                30

comparve a noi, coperto di ardenti
nevi, degli autunni ombri russi.
Una panchina e sguardi giacenti                      33

nel vuoto e ora persi nei flussi
di qualcosa di ritrovato: gli occhi
si incontrano in gesti, discussi                        36

dalle invidie divine, toccan fiocchi
calori di vita in mani amene.
Distrutti son entrambi i loro blocchi,                39

e i lor nomi, Sognator di terrene
vicessitudini mortali, e l'altra,
Nastenka, foriera di serene                              42

speranzie turbate dalla scaltra
necessità del futuro non certo,
or sono noti. Ma ciò non arbitra                      45

gli umani destini, lo asserto
è niente: non il nome di famiglia
determina il nostro vitale reperto,                    48

l'esserci; la presenza delle ciglia
coi suoi battiti irregolari,
l'alterità dei cocci di bottiglia                          51

aguzzi, che sbucano nei polari
angoli russi come sui liguri
muretti, i profumi dei cari lari                            54

che ci accompagnano negli scuri
avvenimenti, lo specchio trovato
in quegli scritti aulici, duraturi                          57

si ripropongono nell'innovato
inferno da me forgiato. Guardano
attenti se stessi, senza l'osannato                  60

saluto del giorno dopo e voltano
via inutili cogiti per l'eterna
via, resa tal da noi nostrano.                            63

La terza stella accesa ut lanterna
ne lo buio oscuro fu dinnanzi
al terzo incontro che non alterna                      66

ancor gioia e dolor. Gli avanzi
antichi di tristezza svaniscono
ai primi volti fissi nei pranzi                              69

gaudi delle loro mani: era
il tempo della vita, dell'inzio
del tutto, di quello che la altera                        72

sorte nega e regala per sfizio
o giudizio. L'utopia diviene
realtàe dal primo sodalizio                              75


e la follia del vero perviene
al cuore di colui che il sogno
perennemente vive e sovviene                          78

minor l'incertezza de lo bisogno
massimo allo suo cor gentile.
Ne lo suo stato dolente, agogno                      81

lo desio di speranza puerile
che così ci accomuna, insieme:
la vista del terzo primaverile                              84

finire. E come le supreme
ali dal cielo giungono improvvise
su di noi e con le fatali speme                          87

ci conducono via, nelle chiese,
celeri, eterne dei tempi perduti,
così perdemmo quelle indivise                          90

emozioni, momenti, accaduti
veri, quasi, forse, "Ma che pensieri,
quali futilità e quali acuti                                  93

ingegni: nostra dei desideri
fu la volontà e nostra rimane.
Eppure, ci furon tolti i sideri                            96

da lo tempo, da quelle Altre mane
o chissà da chi, vecchi troppo asuteri
invidiosi di tante inumane                                99

gioie", pensai per lo pensar di ieri,
dell'oggi perduto, futuro assente
fatto di un'immanente di misteri.                        102

E in questo tergiversare il presente
la quarta stella ormai brillava
di opaca luce rifrangente                                  105

il destino già consociuto, flava,
di bianco notturno; tetralogia
avvolgentemi di copiosa lava                            108

che non brucia, in etterno indugia
il suo stato infernale di morte
vita limbo. Una pioggia elogia                            111

ciò che furon nel segno della sorte
lagrimante di chi un solo foglio
di apologia ottenne per il forte                          114

dono; ecco l'inizio tutto del doglio,
quella lettera dal sapore amaro
che nulla lascia se non un io voglio                    117

del morire spoglio. Tu, tu, del raro
sorriso, creatrice, di un uno
che non esiste; del vago ire ignaro                    120

creatrice, ancora tu, del nessuno
mondo lasci traccia viva, eccetto
della penna del dire inopportuno.                        123

Ora sol s'ode dell'eco l'effetto,
aspro e duro: "Un intero attimo
di beatitudine!" sì fu detto                                  126


"E' forse poco," dal sapore azzimo
"anche se resta il solo in tutta
la vita di un uomo?" Lo mio animo                      129

morì ancora, celere, sanz'alcuna bautta.            130
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Re: Angolo della Poesia

Post by spalla144 »

BruceSmith wrote:       Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
      e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
      Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
      Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
      le coincidenze, le prenotazioni,
      le trappole, gli scorni di chi crede
      che la realtà sia quella che si vede.

      Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
      non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
     Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
      le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
      erano le tue.


Eugenio Montale [da Satura]
Uno dei più bei capolavori della nostra letteratura... indubbiamente... stupenda, l'ho amata dalla prima che l'ho letta. 

Per restare in tema... un'altra poesia struggente, che mi ha sempre toccato il cuore (ma che troppo spesso si studia a scuola con superficialità) è "Pianto antico"...
Non credo possa esistere dolore più grande per un genitore che quello di perdere un figlio...



Pianto antico


L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da’ bei vermigli fior,

nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora
e giugno lo ristora
di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta
percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,

sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra;
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.


(Giosuè Carducci)
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Re: Angolo della Poesia

Post by Ciombe »

com'era quella poesia di Bastini?  :fischia:
DrGonz0
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Re: Angolo della Poesia

Post by DrGonz0 »

Ciombe wrote: com'era quella poesia di Bastini?  :fischia:
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole
Ed è subito sega.
(N.Bastini)
[img width=600 height=123]http://img63.imageshack.us/img63/2339/firmajm.jpg[/img]
non era DrGonz0, era dio vestito da DrGonz0(NickRamone)
SafeBet wrote: Gonz0 regna.
Scusate la tristezza®
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