Re: Il Ciclismo - Vol. II

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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Red »

Intanto mentre noi italiani continuiamo a martoriare Pantani per un doping mai provato, gli spagnoli fanno muro per difendere Valverde, il cui doping è ormai palese, attaccandosi a cavilli giuridici...

http://www.gazzetta.it/ultimora/agrnews ... e=CICLISMO
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vikings11
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by vikings11 »

predu17 wrote: Questa è la verità.. Ci son state troppe anomalie in quella mattina a Campiglio. E li è finita la carriera di Marco.. Dopo pochi mesi sarebbe entrata nella sua vita la cocaina, che sommata all'accanimento della magistratura nei suoi confronti (vedi siringa di Montecatini), alla sua incapacità di reagire a tutto questo, lo porteranno alla fine che tutti sappiamo.

Il video di Bruce del tour del 2000 è incredibile.. Arrivò a quel tour con meno di 30 giorni di gare nelle gambe, allenato malamente, e comunque sempre alle prese con la cocaina, salvo  quei 2 mesi estivi.. e nonostante tutto era la, a duellare con Robocop, come lo chiamava lui, lottando con l'orgoglio e la capacita di farsi male in salita che solo lui aveva.. Sembrava la rinascita di un campione, invece li a Courchevel colse la sua ultima vittoria..
L'ultima folata il mitico Panta l'ha data sulla Cascata del Toce, peccato che Simoni quella volta volesse rifarsi di tutte le sconfitte passate e andò per ben tre volte a riprenderlo in prima persona; l'avevo visto dal vivo al mattino a Canelli, sede di partenza della tappa, quando al pomeriggio lo vidi scattare in TV ero in piedi a tifare come un matto, pronto a scommettere che l'avremmo ritrovato come campione, invece qualche mese dopo è successo quello che è successo.
Il mio San Valentino più triste, però le emozioni che mi ha regalato lui su una bici non me le ha più regalate nessuno; per me è il rapporto con il ciclismo è finito a Madonna di Campiglio, è finito con Marco.
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predu17
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by predu17 »

vikings11 wrote: L'ultima folata il mitico Panta l'ha data sulla Cascata del Toce, peccato che Simoni quella volta volesse rifarsi di tutte le sconfitte passate e andò per ben tre volte a riprenderlo in prima persona; l'avevo visto dal vivo al mattino a Canelli, sede di partenza della tappa, quando al pomeriggio lo vidi scattare in TV ero in piedi a tifare come un matto, pronto a scommettere che l'avremmo ritrovato come campione, invece qualche mese dopo è successo quello che è successo.
Il mio San Valentino più triste, però le emozioni che mi ha regalato lui su una bici non me le ha più regalate nessuno; per me è il rapporto con il ciclismo è finito a Madonna di Campiglio, è finito con Marco.
A Courchevel l'ultima vittoria, l'ultimo guizzo li a Cascata del Toce. Ho sentito un intervista di Martinelli (allora direttore di Simoni) che dall'ammiraglia diceva a Gilberto di non sforzarsi a riprendere Marco. Ma Simoni non gli andava giu e volle andare a riprenderlo piu volte. Quell'anno, il 2003, Marco fece un buon inverno, andò in Spagna con i genitori in vacanza e li trovo nuovi stimoli, come non provava da tempo che gli consentirono di fare un bel giro d'Italia..
Inutile dire che aprirei un topic solo per parlare del Pirata e delle sue imprese  :piango:
La mia passione per il ciclismo si è spenta con marco, è inutile. Però quest'anno incuriosito dal ritorno di Armstrong e del duello al Giro con tanti big, vedrò di tenermi aggiornato.
Ho sentito di 2 cadute di lance in California, ma pare stia pedalando bene. Vedremo che combina..
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by pelato »

Peyton_Manning18 wrote: Per quello che mi ricordo, Pantani non è mai stato trovato dopato. E su quella giornata di Madonna di Campiglio ci sono ancora troppi punti interrogativi che mi fanno pensare a del dolo da parte di qualcuno.
Quoto ogni parola, Payton.
Nessuno in questi anni è riuscito a spiegare che cosa sia successo in quel di Madonna di campiglio. Marco era tranquillo e poi era risaputo che la maglia rosa, allora sulle sue spalle, sarebbe stata soggetta a controlli più assidui. Mi sembra ancora incredibile.
Rivedere quei video mi emoziona come quando li ho vissuti in diretta...  :shocking:
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by doc G »

pelato wrote: Quoto ogni parola, Payton.
Nessuno in questi anni è riuscito a spiegare che cosa sia successo in quel di Madonna di campiglio. Marco era tranquillo e poi era risaputo che la maglia rosa, allora sulle sue spalle, sarebbe stata soggetta a controlli più assidui. Mi sembra ancora incredibile.
Rivedere quei video mi emoziona come quando li ho vissuti in diretta...  :shocking:
Quoto uno a caso, l'ultimo post sull'argomento che ho letto.
Se escludiamo i casi clamorosi, come quello di Gotti, pescato con le mani nella marmellata e che ha fatto una figura veramente meschina, con qualche rara eccezione in quegli anni era difficile che qualcuno venisse pescato per doping in gara, perciò si è inserita la norma sull'ematocrito. Norma che ha fatto vittime eccellenti, tanto per restare al Giro d'Italia citerei Bugno e Chiappucci, tanto per fare solo i nomi più famosi.
I fermati per doping erano pochi, ed in genere atleti che hanno avuto crescite incredibili da un anno all'altro, tipo Frigo.
Solamente al tour c'erano indagini veramente approfondite, tanto è vero che situazioni tipo il caso Festina è accaduto li, e sembrava quasi che solo al tour venissero usati certi metodi, c'erano giornalisti che affermavano che quella corsa era troppo dura e per forza che quei poveri cocchi di ciclisti, se volevano vincerlo, si bombavano, nelle altre gare erano tutti più puliti. Che genere di fesseria fosse questa affermazione l'abbiamo poi scoperto, ma allora c'era gente che sosteneva questo.
Dopo la squalifica di Pantani, lo difese uno dei ciclisti dell'associazione, Miceli (beccato poco tempo dopo), il quale per difendere Pantani asserì che tutti, compreso il Pirata, avevano in camera una macchinetta per farsi l'analisi del sangue e valutare l'ematocrito, e se era alto prendevano diuretici consentiti ed andavano a fare qualche attività fisica per rientrare nei limiti. Asserì che o si era guastata la macchinetta di Pantani oppure gliela avevano tirata, perchè era impensabile che lui avesse trascurato questo particolare.
Poi le analisi si sono fatte più stringenti, i controlli più avanzati tecnicamente e da li si son salvati in pochi e sono state squalificate diverse maglie gialle o rosa.
Ma nella seconda metà degli anni '90 la misurazione dell'ematocrito era il principale mezzo di lotta al doping ed ha fatto tantissime vittime eccellenti.
Inoltre Pantani era l'alfiere della lotta ai controlli, non al doping. In un dopo giro quasi venne alle mani con Tafi che sosteneva la necessità no solo dei controlli che allora si facevano, ma di intensificarli.
Se diciamo che in quel ciclismo Pantani era uno dei tanti, ne migliore ne peggiore della media, quindi possiamo evitare di giudicarlo, se non altro perchè è quello che ha pagato di più e quindi va perdonato, e le sue imprese e le emozioni che ci ha donato restano comunque valide, gemme purissime nella nostra memoria, sono d'accordo, è un atleta a cui non posso che essere grato per ciò che mi ha dato ed ancora quando ripenso alla sua fine provo una tristezza infinita, indubbiamente poi al di fuori dei processi sportivi è stato trattato in modo a volte indegno, ma dai, parlare di un complotto contro un ciclista pulito non ha senso.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by predu17 »

Quello che dici è vero Doc, ma l'ematocrito non è un metodo totalmente attendibile.. E leggendo varie testimonianze la Mattina a Madonna di Campiglio le anomalie furono tante. Pare circolasse voce dalla sera prima prima che un "pezzo grosso" sarebbe stato fermato. E non voglio credere alla dichiarazioni di Vallanzasca, ci mancherebbe.. sarebbe troppo!
Che poi Marco come tutti qualcosa la prendesse è probabile, Rempi il medico lo aveva controllato la sera prima ed era tutto ok, fu controllato all'ospedale di Imola dove si fece medicare alla mano la mattina di campiglio ed era tutto ok..
L'ematocrito può essere influenzato da molti fattori (altura, disidratazione ecc..) ma quello che mi stupiva è che tutti fossero sempre al limite del 49% ( Savoldelli da Campiglio parti con 49,8 %  :disgusto:). Tenere una macchinetta per misurarlo non era normale. E molti negli anni 90 si somministravano l'Epo da soli, senza il bisogno del medico sociale. Riis veniva chiamato Mr. 60%! e vinse il tour tranquillamente.
Complotto contro un ciclista pulito no, accanimento contro un ciclista come gli altri si..
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by doc G »

predu17 wrote: Quello che dici è vero Doc, ma l'ematocrito non è un metodo totalmente attendibile.. E leggendo varie testimonianze la Mattina a Madonna di Campiglio le anomalie furono tante. Pare circolasse voce dalla sera prima prima che un "pezzo grosso" sarebbe stato fermato. E non voglio credere alla dichiarazioni di Vallanzasca, ci mancherebbe.. sarebbe troppo!
Che poi Marco come tutti qualcosa la prendesse è probabile, Rempi il medico lo aveva controllato la sera prima ed era tutto ok, fu controllato all'ospedale di Imola dove si fece medicare alla mano la mattina di campiglio ed era tutto ok..
L'ematocrito può essere influenzato da molti fattori (altura, disidratazione ecc..) ma quello che mi stupiva è che tutti fossero sempre al limite del 49% ( Savoldelli da Campiglio parti con 49,8 %  :disgusto:). Tenere una macchinetta per misurarlo non era normale. E molti negli anni 90 si somministravano l'Epo da soli, senza il bisogno del medico sociale. Riis veniva chiamato Mr. 60%! e vinse il tour tranquillamente.
Complotto contro un ciclista pulito no, accanimento contro un ciclista come gli altri si..

Qui sono d'accordo al 100%. Purtroppo la macchinetta negli anni '90 era normale, ci sono tante testimonianze in quel senso, se non vuoi dar credito a Miceli o a Fanini, per far nomi a caso lo hanno confermato Tafi e Bettini.
E poi mi citi il tour, ed a metà anni '90, dove già era più difficile svicolare.
Senza voler per forza di cose sospettare di tutto e tutti, da un'analisi del sangue fatta oggi di gente come Delgado, Theunisse e Rooks non oso pensare cosa sarebbe potuto venir fuori.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by predu17 »

doc G wrote:
Senza voler per forza di cose sospettare di tutto e tutti, da un'analisi del sangue fatta oggi di gente come Delgato, Theunisse e Rooks non oso pensare cosa sarebbe potuto venir fuori.
Sarebbe venuto fuori un barattolo di marmellata  :forza:
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by kobe 84 »

adesso che lo ha raggiunto lassù, fossi in marco un amichevole calcio in culo glielo darei :gazza:
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by predu17 »

kobe 84 wrote: adesso che lo ha raggiunto lassù, fossi in marco un amichevole calcio in culo glielo darei :gazza:
Sai che tra i tanti messaggi per Cannavò ne ho letto uno che diceva piu o meno: " adesso lassù potrai di nuovo riabracciare Marco"

Beh, non penso vada proprio cosi nel caso..
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by francilive »

Sono stato assente una decina di giorni e non ho potuto condividere puntualmente con voi l'anniversario più triste, quello della scomparsa di Marco.
Non posso far altro che ribadire quanto avete giustamente già detto. Le emozioni che ci ha regalato il Pirata rimarranno sempre uniche. Nei giorni più belli e nei giorni più tristi.

Ha fatto grandi imprese, sfruttando un talento unico. Ha commesso molti errori, fino ad un certo punto si è rialzato scattando sui pedali come sapeva fare. Poi gli eventi della vita, le scelte sbagliate che ha dovuto fare come uomo e l'immensa quantità di merda che gli hanno buttato addosso (qualcosa di insostenibile per chiunque abbia un minimo di coscienza, comprese delle autentiche persecuzioni giudiziarie mai viste) hanno portato la storia a scrivere il suo tragico ultimo capitolo, avvolto da un mistero per la cronaca, ma non per chi come noi l'aveva amato davvero.

E' stata la storia di un atleta straordinario e di un uomo normale, che non ce l'ha fatta. Proprio per questo un eroe normale, di quelli davvero vicini alle emozioni della gente comune, che si scontra con le difficoltà della vita ogni giorno.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Peyton_Manning18 »

kobe 84 wrote: adesso che lo ha raggiunto lassù, fossi in marco un amichevole calcio in culo glielo darei :gazza:
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by vikings11 »

Se ne parlava di la, nel topic per Cannavò...ed in molti chiedono cosa abbia fatto a Pantani.

Beh, per quello che hanno visto i miei occhi davanti a lui Marco è passato da essere tutto ad essere niente, da essere un grandissimo campione, l'unico che meritava di essere osannato, il volto nuovo del ciclismo italiano, l'unico ciclista in grado di ambire concretamente al Tour e il solo italiano, in quel momento, in grado di riunire i titoli dei due giri nello stesso anno, ad essere poco più, o poco meno a seconda dei punti di vista, di una merda.

Da quello che ho letto a Marco il fatto di essere trattato come un figlio e poi essere ripudiato senza colpe precise da Cannavò è stata una delle cose che gli ha fatto più male, anche perchè la Gazzetta l'aveva preso proprio come capro espiatorio, come unico male di un movimento che del male se ne faceva da solo, ed anche parecchio; le pagine più tristi sono state quelle successive a Madonna di Campiglio quando la rosea è partita a spron battuto senza dare mai adito a dubbi, esaltando le sparate degli avversari, nonchè perdenti di professione quali Ivan Gotti (che non + tardi di 12 mesi dopo venne colto con le mani nella marmellata, un camper pieno di farmaci e atrezzi vari), e additando senza remora Pantani, in una situation che si potrebbe definire commedy che noi Juventini, tifosi del Pirata allo stesso tempo, abbiamo avuto l'onore di gustarci ben due volte nel corso delle nostre vite.

Eppure tante e troppe volte i compagni di squadra di Marco ebbero modo di dire in più interventi che troppe cose girarono strane quella notte a Madonna di Campiglio, alcuni vociferavano pure di una telefonata di Cannavò che diceva a Marco "Domani non partire", altri parlavano di voci diffuse già nel party serale di una possibile squalifica del Pirata il mattino seguente, altri ancora di una telefonata ad esame appena avvenuto, o poco prima, al DS Martinelli, da parte di un giornalista, forse straniero, che chiedeva se era vero che Pantani avrebbe abbandonato la corsa.

La cosa abbastanza scandalosa andò in onda il giorno seguente, quando proprio il poco Candido si mise a dire peste e corna di Marco nel processo alla Tappa, affermazioni, che ora non ricordo certamente, di una tale violenza che lasciavano intendere la presenza anche di un velato odio nei confronti del ciclista, le stesse reazioni che, per esempio, gli abbiamo visto fare quando veniva chiamato a parlare di Moggi e Juventus in TV, con la sola differenza che in questo secondo caso, vere o non vere, c'erano pur sempre delle telefonate non proprio limpide. Nel caso di Marco invece c'erano tante ombre e poche, pochissime luci, tant'è che, se non vado errato, in seguito venne rifiutato pure l'esame del DNA sui campioni di sangue per vedere se effettivamente appartenesse al campione di Cesenatico.

Nel corso degli anni poi la situazione non è affatto migliorata, anzi, Cannavò ad ogni occasione che gli si presentava non perdeva tempo e parlava malissimo di Pantani, aizzando sempre la folla con quel dubbio del "chissà se torna pulito" che non l'ha abbandonato fino all'ultimo giro d'Italia, dove qualcuno ha detto ci sia stato uno scontro verbale tra i due piuttosto forte, lo stesso scontro che qualche anno prima era avvenuto quando i Ros fecero nell'Hotel di San Remo, annullando di fatto la tappa del Colle dell'Agnello, considerata la più bella di quel giro (non mi ricordo quale). Anche in quest'occasione successe il finimondo con il giornalista che disse a chiare lettere che certa gentaglia, Pantani, andava allontanata al più presto dal gruppo per avere finalmente un ciclismo più pulito.

La cosa più scandalosa è poi accaduta al funerale, quando il poco Candido, faccia di bronzo, si presenta nella camera ardente e mamma Tonina di fatto crolla, urlando che questa persona vicino alla bara del suo Marco non la vuole proprio vedere; il signore in questione fa spallucce e non dice nulla, anche se successivamente la madre del campione continua ad additarlo come uno dei maggiori responsabili della fine infausta del suo caro figliolo.

Nei tanti libri che ho letto di Marco i riferimenti a certe responsabilità sono sempre stati velati, però mi mancano i due più importanti, quello scritto dalla Madre, "Era mio figlio", e quello inchiesta del giornalista francese, Bruynel mi pare, che chiede di riaprire il caso perchè secondo lui Pantani non si è suicidato ma è stato ucciso; magari in questi, soprattutto il primo, qualche riferimento a Cannavò lo troverò, magari, invece, ora che non c'è più e che non vige più la regola di omertà deciderà finalmente di darci un quadro più ampio di quello che accadde. Chissà, il sentore è che Pantani, il suo entourage, e molti compagni di squadra, ritenessero lo stesso direttore della Gazzetta, che vi ricordo era ed è l'organizzatrice del Giro, uno dei responsabili di quella squalifica.

PS. se ho saltato dei pezzi o ho cannato qualcosa me ne scuso, ma da quando ho letto i libri è passato un po' di tempo.
Last edited by vikings11 on 23/02/2009, 17:40, edited 1 time in total.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by ShoFunaki »

L'articolo che Cannavò scrisse tre anni fa nel secondo anniversario della morte di Pantani.

Due anni senza Pantani

MILANO, 14 febbraio 2006 - Sono passati due anni, ma potrebbero essere venti o cinquanta: la ferita non si rimargina. La morte di Pantani non è una morte qualunque: ha la crudeltà di una vita troncata all'età di Cristo e si porta dietro clamori e rimorsi, grandezze e miserie, eroismi e l'inestinguibile senso del peccato. Un cocktail di verità che si scontrano con un solo elemento comune: l'affetto. La parabola di Marco è, nel rispetto delle proporzioni, un evento da processi storici, dove i fatti si estrarranno finalmente dalle emozioni violente che ancora ci fibrillano addosso e la lucidità dell'analisi prevarrà su sentimenti, rabbie e dolori. Ma tutto ciò appartiene a un futuro chissà quanto lontano. Per adesso il ricordo di Pantani, al di là del dramma, resta disegnato nelle sue montagne che rappresentarono per un'epoca di ciclismo e di sport una sorta di inebriante palcoscenico mobile, dovunque si trovassero e qualunque nome avessero. Erano montagne segnate dalla pedalata di Marco che le carezzava, le irrideva, le rispettava, le sconsacrava, le riempiva di folla, le legava al suo nome, magari insieme a quello di Coppi. Da lì, da quelle imprese che scorrono dal Mortirolo '94 sino al Giro e al Tour del '98, parte qualsiasi rievocazione. E poi la storia sprofonda, insieme con il suo protagonista. Dall'empireo della gloria in cui si collocava un eroe nazionale, al giorno della funesta scoperta del sangue inquinato sino al desolante crepuscolo, all'inferno della perdizione, alla morte solitaria di un uomo che non si riconosceva più non dico sui pedali, ma neanche guardandosi allo specchio. E', come vedete, una storia esaltante e mostruosa, piena di valori e di squallori. Si potrà discutere all'infinito sul famigerato mattino del 5 giugno del '99, che resterà per sempre una delle più orribili giornate della mia vita, ma non si può rinnegare la verità di un'analisi, l'unica che Marco aveva accettato. Pantani era padrone assoluto del Giro. Perché quell'eccesso? Chi lo ha indotto al peccaminoso errore, dopo due controlli superati in zona di confine? Forse Marco, già pieno di vittorie, voleva regalare al Mortirolo, la montagna del suo battesimo di campione, un'impresa da ricordare per decenni. Errore ingenuo, reato di superbia, pesanti connivenze ambientali? A noi e al Giro d'Italia è caduto il mondo addosso. E subito dopo un'altra inquietante domanda: qual era il vero Pantani? Non è vero, come ipocritamente si dice, che "solo lui ha pagato". La galleria dei corridori smascherati ai controlli è lunga. Più o meno, tutti si sono rialzati, magari a fatica, dopo aver scontato il prezzo della colpa. Marco non ce l'ha fatta: era caduto da un grattacielo. Il mondo del ciclismo deve chiedersi se la morte di Pantani non sia anche un reato collettivo. Da grandezze e miserie, esaltazioni e lacrime, emergono alla fine i suoi occhi scuri e pungenti, la sua sensibilità, la sua voglia di lasciare tracce importanti anche al di fuori dei recinti del ciclismo. La sera prima del misfatto, Marco mi disse: «Mi piacerebbe investire la mia popolarità per aiutare i bambini». Tra l'epica delle montagne e la solitudine fatale di un residence, il Pantani di quella sera resta il più vero, il più presente nella ferita che non si rimargina.
Candido Cannavò


giudicate voi
R.I.P. CHRIS BENOIT
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

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ShoFunaki wrote: giudicate voi
pura immondizia, senza vergogna
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