Con la frase nel boldato hai perso ogni possibile credibilità.OnTheBizz wrote:
Chiunque abbia un minimo affrontato quel periodo da un punto di vista di politica internazionale sa che il PCI, altro che sezione italiana del comintern, era diretta emanazione politica e culturale di Mosca.
Re: L'uomo è per natura un animale politico
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e che cosa possa togliere.
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OnTheBizz
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Come no? Nell'immediato secondo dopoguerra. Rivolta della base italiana contro Stalin, sìsì.Spree wrote: Con la frase nel boldato hai perso ogni possibile credibilità.
Ma va bene dai, anche in mancanza di argomentazioni minime si può arrivare a un'analisi adeguata di quel periodo partendo dalla realtà mongola di qualche secolo fa. Eh sì, fortuna tu :roll:


Nomino TheBluesBrothers Primo Ministro del mio regno, Nova Civitas.
F.O.R.Z.A. #7 Com uma F.O.R.Z.A. que ninguem pode parar (cit.)
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magorosso
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
non posso ridere ?
il nostro presidente dice che bisogna riformare la nostra costituzione , nata male , a cusa della presenza di sporchi comunisti tra le fila dei redattori.
[no , non lo dice. dice che c'erano forze filo-sovietiche. e poi dice che bisogna riscrivere la cosstituzione. senno' a che serve il governo ?]
il nostro presidente dice che bisogna riformare la nostra costituzione , nata male , a cusa della presenza di sporchi comunisti tra le fila dei redattori.
[no , non lo dice. dice che c'erano forze filo-sovietiche. e poi dice che bisogna riscrivere la cosstituzione. senno' a che serve il governo ?]
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Quel silenzioso terzo partito
di Angelo Panebianco
Proviamo a riprendere fiato. Il conflitto fra i difensori del «diritto alla libertà di scelta» e i difensori della «sacralità della vita» è degenerato nel modo in cui sappiamo. La violenza dello scontro ha coinvolto le istituzioni al massimo livello e ha spaccato il Paese. Due partiti nemici (si badi: ho detto nemici, non avversari) si fronteggiano e nessuno sa come andrà a finire. Come sempre in questi casi, è scattato, nei due campi, l'ordine di mobilitazione generale, la militarizzazione delle coscienze è in corso, e la consegna, per le opposte schiere, è di non fare prigionieri. Eppure, nonostante la violenza del conflitto, e la polarizzazione che l'accompagna, non è così facile (come vorrebbe farci credere la propaganda dei due contrapposti partiti) spazzare via i dubbi che le persone di buon senso, quali che siano le loro convinzioni morali, devono per forza nutrire di fronte a una vicenda come quella di Eluana. Anche se non è detto che i protagonisti ne abbiano piena contezza, l'intrattabilità politica del tema trova una eco nei «trasversalismi » e in certe contorsioni che si manifestano in queste ore nell'arena pubblica.
Se il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, sceglie di non seguire il leader dello schieramento cui appartiene, aprendo così una frattura difficilmente ricomponibile, ecco che Antonio Di Pietro, l'arcinemico di Berlusconi, dichiara di dare libertà di coscienza ai suoi parlamentari sul provvedimento del governo, ammettendo così implicitamente il proprio accordo con la scelta del premier di tenere in vita Eluana. E si noti che anche alcuni settori del Pd sono orientati a votare a favore. Ormai le cose si sono spinte troppo in là, è troppo tardi per fermare il processo che si è messo in moto ma è giusto per lo meno dare testimonianza del fatto che, oltre ai due partiti che si scontrano, ne esiste anche un terzo, per lo più silenzioso, e che, comunque vada la vicenda, è già stato sconfitto. È il partito di chi pensa che la Politica, la Democrazia, il Diritto, e tutte le altre più o meno utili astrazioni che siamo soliti invocare per imporre faticosamente un minimo di ordine nella vita associata dovrebbero essere tenute fuori dalla porta al di là della quale sono in gioco, come in questo caso, le questioni ultime dell'esistenza. È il partito di chi pensa che occorrerebbe coltivare, nella riservatezza e nella discrezione, una zona grigia, protetta da una necessaria ipocrisia, nella quale le decisioni sul caso singolo (sempre diverso, almeno per qualche aspetto, da qualunque altro caso singolo) restano affidate alla sensibilità e alla pietas del medico che ha in cura il malato e ai sentimenti delle persone che lo amano. Che è quanto si è sempre fatto, checché ne dicano certi sepolcri imbiancati. È il partito di chi pensa che quelle situazioni debbano essere sottratte al clamore delle «battaglie di principio». Condivido quanto ha detto Emanuele Severino (sul Corriere di ieri): a scontrarsi sono due forme di violenza. I due partiti millantano certezze assolute che, su questa terra almeno, a nessuno è dato di possedere.
Fa francamente effetto (e non è un bell'effetto) vedere, nei telegiornali, le opposte fazioni mobilitate e schierate, a Udine e in altri luoghi, l'una a difesa della vita di Eluana e l'altra a difesa del suo diritto a morire. Credo che, in queste ore, nessuno incarni lo spirito dei due partiti contrapposti meglio di Marco Pannella e di Giuliano Ferrara, due uomini stimabilissimi per il coraggio, la passione e l'onestà intellettuale con cui difendono le cose in cui credono. Schierati sugli opposti lati della barricata Pannella e Ferrara hanno tuttavia una cosa in comune: credono entrambi che tocchi alla legge, e alla democrazia che fa le leggi, il compito di imporre la soluzione. Per il diritto del singolo a scegliere, sempre e comunque (Pannella). Per l'intangibilità della vita, sempre e comunque (Ferrara). Anche se la differenza è che, per Ferrara, l'intervento del Parlamento dovrebbe essere la risposta di emergenza a una sentenza emessa in assenza di legge. Spiacente ma sono in disaccordo con entrambi. Deploro fortemente la giuridicizzazione (e l'inevitabile politicizzazione che l'accompagna) di questioni come questa. La legge è uno strumento che gli uomini hanno inventato per ridurre l'arbitrio, per trattare in modo il più possibile simile casi simili. Le «buone» leggi (non sempre le leggi sono buone) rappresentano effettivamente un utile strumento, ancorché imperfetto, per favorire uguali trattamenti e affermare principi universalistici in molte situazioni.
Ma non credo affatto che una legge possa davvero regolare le questioni-limite di cui qui parliamo. Data l'estrema variabilità dei casi, e le profonde, irriducibili, differenze fra le persone, una legge che offre una buona soluzione per un caso può risolversi in una intollerabile forma di violenza in un altro caso. D'altra parte, dire leggi significa dire tribunali. Proprio il caso di Eluana mostra quanta fragilità, quante incongruenze, quante contorsioni, siano contenute nelle sentenze dei tribunali su vicende come la sua. Lo stesso discorso vale per la democrazia. Con tutte le sue brutture e volgarità, è pur sempre la migliore forma di governo, dal momento che consente di risolvere le controversie senza spargimenti di sangue, con il voto anziché con le armi. Da qui però ad affidarle le decisioni sulla vita e sulla morte ce ne corre, o ce ne dovrebbe correre assai. Parlamenti e tribunali, insomma, dovrebbero essere tenuti lontani da queste cose, a conveniente distanza di sicurezza. Certo, i progressi della medicina modificano continuamente le situazioni e la politica subisce un'inevitabile pressione a intervenire. E può anche accadere, in qualche caso, che un Parlamento riesca a sfornare una legge (ci credo poco, ma l'eventualità non può essere scartata a priori) che rappresenti un buon punto di equilibrio fra opposte, e forse ugualmente rispettabili, esigenze. Se non c'è verso di tenere le grinfie dello Stato, ancorché democratico, lontano dalle questioni estreme, che almeno si evitino gli eccessi. La politicizzazione della morte è il misfatto più grave che una democrazia possa commettere.
di Angelo Panebianco
Proviamo a riprendere fiato. Il conflitto fra i difensori del «diritto alla libertà di scelta» e i difensori della «sacralità della vita» è degenerato nel modo in cui sappiamo. La violenza dello scontro ha coinvolto le istituzioni al massimo livello e ha spaccato il Paese. Due partiti nemici (si badi: ho detto nemici, non avversari) si fronteggiano e nessuno sa come andrà a finire. Come sempre in questi casi, è scattato, nei due campi, l'ordine di mobilitazione generale, la militarizzazione delle coscienze è in corso, e la consegna, per le opposte schiere, è di non fare prigionieri. Eppure, nonostante la violenza del conflitto, e la polarizzazione che l'accompagna, non è così facile (come vorrebbe farci credere la propaganda dei due contrapposti partiti) spazzare via i dubbi che le persone di buon senso, quali che siano le loro convinzioni morali, devono per forza nutrire di fronte a una vicenda come quella di Eluana. Anche se non è detto che i protagonisti ne abbiano piena contezza, l'intrattabilità politica del tema trova una eco nei «trasversalismi » e in certe contorsioni che si manifestano in queste ore nell'arena pubblica.
Se il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, sceglie di non seguire il leader dello schieramento cui appartiene, aprendo così una frattura difficilmente ricomponibile, ecco che Antonio Di Pietro, l'arcinemico di Berlusconi, dichiara di dare libertà di coscienza ai suoi parlamentari sul provvedimento del governo, ammettendo così implicitamente il proprio accordo con la scelta del premier di tenere in vita Eluana. E si noti che anche alcuni settori del Pd sono orientati a votare a favore. Ormai le cose si sono spinte troppo in là, è troppo tardi per fermare il processo che si è messo in moto ma è giusto per lo meno dare testimonianza del fatto che, oltre ai due partiti che si scontrano, ne esiste anche un terzo, per lo più silenzioso, e che, comunque vada la vicenda, è già stato sconfitto. È il partito di chi pensa che la Politica, la Democrazia, il Diritto, e tutte le altre più o meno utili astrazioni che siamo soliti invocare per imporre faticosamente un minimo di ordine nella vita associata dovrebbero essere tenute fuori dalla porta al di là della quale sono in gioco, come in questo caso, le questioni ultime dell'esistenza. È il partito di chi pensa che occorrerebbe coltivare, nella riservatezza e nella discrezione, una zona grigia, protetta da una necessaria ipocrisia, nella quale le decisioni sul caso singolo (sempre diverso, almeno per qualche aspetto, da qualunque altro caso singolo) restano affidate alla sensibilità e alla pietas del medico che ha in cura il malato e ai sentimenti delle persone che lo amano. Che è quanto si è sempre fatto, checché ne dicano certi sepolcri imbiancati. È il partito di chi pensa che quelle situazioni debbano essere sottratte al clamore delle «battaglie di principio». Condivido quanto ha detto Emanuele Severino (sul Corriere di ieri): a scontrarsi sono due forme di violenza. I due partiti millantano certezze assolute che, su questa terra almeno, a nessuno è dato di possedere.
Fa francamente effetto (e non è un bell'effetto) vedere, nei telegiornali, le opposte fazioni mobilitate e schierate, a Udine e in altri luoghi, l'una a difesa della vita di Eluana e l'altra a difesa del suo diritto a morire. Credo che, in queste ore, nessuno incarni lo spirito dei due partiti contrapposti meglio di Marco Pannella e di Giuliano Ferrara, due uomini stimabilissimi per il coraggio, la passione e l'onestà intellettuale con cui difendono le cose in cui credono. Schierati sugli opposti lati della barricata Pannella e Ferrara hanno tuttavia una cosa in comune: credono entrambi che tocchi alla legge, e alla democrazia che fa le leggi, il compito di imporre la soluzione. Per il diritto del singolo a scegliere, sempre e comunque (Pannella). Per l'intangibilità della vita, sempre e comunque (Ferrara). Anche se la differenza è che, per Ferrara, l'intervento del Parlamento dovrebbe essere la risposta di emergenza a una sentenza emessa in assenza di legge. Spiacente ma sono in disaccordo con entrambi. Deploro fortemente la giuridicizzazione (e l'inevitabile politicizzazione che l'accompagna) di questioni come questa. La legge è uno strumento che gli uomini hanno inventato per ridurre l'arbitrio, per trattare in modo il più possibile simile casi simili. Le «buone» leggi (non sempre le leggi sono buone) rappresentano effettivamente un utile strumento, ancorché imperfetto, per favorire uguali trattamenti e affermare principi universalistici in molte situazioni.
Ma non credo affatto che una legge possa davvero regolare le questioni-limite di cui qui parliamo. Data l'estrema variabilità dei casi, e le profonde, irriducibili, differenze fra le persone, una legge che offre una buona soluzione per un caso può risolversi in una intollerabile forma di violenza in un altro caso. D'altra parte, dire leggi significa dire tribunali. Proprio il caso di Eluana mostra quanta fragilità, quante incongruenze, quante contorsioni, siano contenute nelle sentenze dei tribunali su vicende come la sua. Lo stesso discorso vale per la democrazia. Con tutte le sue brutture e volgarità, è pur sempre la migliore forma di governo, dal momento che consente di risolvere le controversie senza spargimenti di sangue, con il voto anziché con le armi. Da qui però ad affidarle le decisioni sulla vita e sulla morte ce ne corre, o ce ne dovrebbe correre assai. Parlamenti e tribunali, insomma, dovrebbero essere tenuti lontani da queste cose, a conveniente distanza di sicurezza. Certo, i progressi della medicina modificano continuamente le situazioni e la politica subisce un'inevitabile pressione a intervenire. E può anche accadere, in qualche caso, che un Parlamento riesca a sfornare una legge (ci credo poco, ma l'eventualità non può essere scartata a priori) che rappresenti un buon punto di equilibrio fra opposte, e forse ugualmente rispettabili, esigenze. Se non c'è verso di tenere le grinfie dello Stato, ancorché democratico, lontano dalle questioni estreme, che almeno si evitino gli eccessi. La politicizzazione della morte è il misfatto più grave che una democrazia possa commettere.
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Verissimo! Il fatto è che (riguardo alla posizione dei medici) non sono tutti d'accordo! Quindi non c'è una base di ragionamento unitaria,perchè dipende dalle singole coscienze.Toni Monroe wrote: Sarebbe anche opportuno che la categoria dei medici si esprimesse senza riserve. Esempio: in quale circostanza si può parlare di accanimento terapeutico? Questo potrebbe essere un caso o no? Se sì, perchè si è dovuti arrivare fino a questo punto? Se no, perchè si sta tanto a sindacare su chi sia contrario alla sospensione delle cure attuate fin qui? In fondo il nocciolo della questione è tutto qui. Che poi ci sia uno scontro etico-filosofico-religioso-opportunistico che vede conivolte un sacco di personalità, conterebbe anche poco. La questione non dovrebbe essere lasciata in mano al politico o al prelato di turno, ma a chi per lavoro e per passione dedica tutta la vita a queste cose. La posizione dei medici è unitaria? Su basi mediche? Sarebbe interessante saperlo.
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"Il baseball è uno sport semplicissimo,si lancia la palla,si colpisce la palla,a volte si vince e a volte si perde!",..Ma qualche volta può anche piovere! Pensaci su! -- Tim Robins in Bull Durham un gioco a tre mani!
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
non voglio assolutamente disturbare i sentimenti di nessuno,ma aspettiamoci commenti del nostro presidente riguardo alla morte di eluana.tanto sicuramente affermerà che se napolitano avesse firmato il decreto a quest'ora non sarebbe morta.
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Non lo so, rischia di risultare impopolare. Ne sarebbe stato volentieri fuori dalla questione, così come ne è stato fuori finchè non ce l'hanno tirato dentro di forza.SULF6HC wrote: non voglio assolutamente disturbare i sentimenti di nessuno,ma aspettiamoci commenti del nostro presidente riguardo alla morte di eluana.tanto sicuramente affermerà che se napolitano avesse firmato il decreto a quest'ora non sarebbe morta.


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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Adesso si scontreranno in modo feroce e accanito. Alcuni, persino, con un fervore genuino, ma molti danno la sensazione di aver sposato questa causa per squallido opportunismo. Personalmente credo che, come la stessa fede cristiana prevede, si debba esercitare il libero arbitrio. Diversa e più complicata è la questione sul decidere per gli altri. Chi può decidere per chi, in assenza di precise disposizioni? Su questo sarà necessario mettersi d'accordo. Nella vicenda di Eluana la decisione è stata sicuramente presa da altri. Rispettando le leggi il padre ha ottenuto che si ponesse fine all'esistenza di Eluana, e più volte -nel condurre questa battaglia- ha affermato che questo era il volere della figlia. A noi spetta solo crederci. Ma purtroppo è mancata la possibilità di avere una sua opinione, dato che era impossibilitata a comunicare. Mentre Pier Giorgio Welby (RIP) ha potuto battersi personalmente per far valere i suoi diritti, il caso di Eluana pone tutti quanti di fronte ad una situazione diversa: quella di chi sia impossibilitato a rispondere ad una sollecitazione da parte di chicchessia. La povera Eluana non era in grado di comunicare in alcun modo. Con questo non sto dicendo l'hanno ammazzata, mi limito a sottolineare che in assenza di sue disposizioni scritte l'unica cosa che si possa fare è fidarsi della parola del padre. Questo dovrebbe fare comprendere come sia da evitare che qualcun altro si possa trovare nella stessa situazione. Bisogna che in parlamento -per una volta- si mettano d'accordo su una legge che chiarisca e regoli queste cose. Oppure, se non ne sono capaci, che si faccia un referendum. Gli italiani, che secondo molti sono succubi della chiesa, hanno già espresso la loro opinione vincolante sul divorzio e sull'aborto. Credo sia ora che si esprimano anche su come vogliono comportarsi in punto di morte.
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Ah ecco, molto bene.Toni Monroe wrote: Adesso si scontreranno in modo feroce e accanito. Alcuni, persino, con un fervore genuino, ma molti danno la sensazione di aver sposato questa causa per squallido opportunismo. Personalmente credo che, come la stessa fede cristiana prevede, si debba esercitare il libero arbitrio. Diversa e più complicata è la questione sul decidere per gli altri. Chi può decidere per chi, in assenza di precise disposizioni? Su questo sarà necessario mettersi d'accordo. Nella vicenda di Eluana la decisione è stata sicuramente presa da altri. Rispettando le leggi il padre ha ottenuto che si ponesse fine all'esistenza di Eluana, e più volte -nel condurre questa battaglia- ha affermato che questo era il volere della figlia. A noi spetta solo crederci. Ma purtroppo è mancata la possibilità di avere una sua opinione, dato che era impossibilitata a comunicare. Mentre Pier Giorgio Welby (RIP) ha potuto battersi personalmente per far valere i suoi diritti, il caso di Eluana pone tutti quanti di fronte ad una situazione diversa: quella di chi sia impossibilitato a rispondere ad una sollecitazione da parte di chicchessia. La povera Eluana non era in grado di comunicare in alcun modo. Con questo non sto dicendo l'hanno ammazzata, mi limito a sottolineare che in assenza di sue disposizioni scritte l'unica cosa che si possa fare è fidarsi della parola del padre. Questo dovrebbe fare comprendere come sia da evitare che qualcun altro si possa trovare nella stessa situazione. Bisogna che in parlamento -per una volta- si mettano d'accordo su una legge che chiarisca e regoli queste cose. Oppure, se non ne sono capaci, che si faccia un referendum. Gli italiani, che secondo molti sono succubi della chiesa, hanno già espresso la loro opinione vincolante sul divorzio e sull'aborto. Credo sia ora che si esprimano anche su come vogliono comportarsi in punto di morte.
Diciamo le cose come stanno; qui non ha deciso lei ma ha deciso il padre.
Poi uno può fidarsi di quello che dice il padre oppure no e farsi la sua propria idea; io personalmente NON mi fido.
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Sulla base di cosa, se è lecito?Luca10 wrote: Ah ecco, molto bene.
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Lui non ancora ma nel frattempo ci ha pensato Quagliariello che in Senato a pochi minuti dalla morte ha avuto il coraggio di dire :''Non è morta l'hanno ammazzata'',ecco quest'uomo di m...a secondo me farebbe bene a vergognarsi perchè non si fa dello sciacallaggio sul corpo di una povera ragazza ,in qualsiasi modo la si pensi non si sputa in faccia al dolore di una famiglia e in particolaredi un padre solo per motivi di comodo...SULF6HC wrote: non voglio assolutamente disturbare i sentimenti di nessuno,ma aspettiamoci commenti del nostro presidente riguardo alla morte di eluana.tanto sicuramente affermerà che se napolitano avesse firmato il decreto a quest'ora non sarebbe morta.
Da che bella gente siamo rappresentati!!!!!!
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Sai Luca, io credo che a tutti quanti dovrebbe essere riconosciuto il diritto di esprimere la propria volontà. Pier Giorgio Welby ha dovuto condurre una battaglia legale non meno dolorosa di quella che ha combattuto Beppino Englaro. La differenza è che lui ha combattuto per se stesso. Io non so cosa volesse Eluana. Dici che non ti fidi di quello che afferma il padre e in linea teorica potresti aver ragione a dubitare, ma è vero che potresti avere anche torto, ecco perchè dovremmo poterci esprimere tutti quanti in merito. Non sulla prossima persona che si trovi in quelle condizioni ma su noi stessi se mai dovesse capitare a noi. Ed al momento, per come stanno le cose, non abbiamo proprio un parere vincolante. I casi in cui manchino precise indicazioni sono più complessi. Ad esempio, chi decide per un minore? Chi per una persona ritenuta incapace? Quindi andare a legiferare in materia è davvero complicato perché poi una legge deve anche cercare di lasciare meno margini possibili.Luca10 wrote: Ah ecco, molto bene.
Diciamo le cose come stanno; qui non ha deciso lei ma ha deciso il padre.
Poi uno può fidarsi di quello che dice il padre oppure no e farsi la sua propria idea; io personalmente NON mi fido.
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
si,ma ogni volta si ridice,non ci sono deposizioni scritte,ma eluana all'età di 17 anni davanti al corpo di una ragazza in uno stato mostruoso,aveva affermato che lei in quello stato non avrebbe mai voluto esserci! :gazza:
Last edited by SULF6HC on 09/02/2009, 23:40, edited 1 time in total.
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Io ero a favore del decreto,comunque adesso non ci sono chiacchiere che tengano...che riposi in pace!
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Lo metto qui perchè credo si sia già troppo "politicizzato" un topic che negli intenti era solo di cordoglio per Eluana.
Questo è un passo dell'editoriale oggi dell'Avvenire:
"Eluana è stata uccisa. E noi vogliamo chiedere perdono ai nostri figli e alle nostre figlie. Ci perdonino, se possono, per questo Paese che oggi ci sembra pieno di frasi vuote e di un unico gesto terribile, che li scuote e nessuno saprà mai dire quanto. Con che occhi ci guarderanno? Misurando come le loro parole, le esclamazioni? Rinunceranno, forse per paura e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi gli è padre e madre e maestro e amico e gli potrebbe diventare testimone d’accusa e pubblico ministero e giudice e boia?"
Io non so come si possa, per andar dietro a tanto sbandierati principi etici e morali, dimenticarsi di altri altrettanto importanti. Non so come si possa davvero chiamare (seppur indirettamente) "boia" uno come Peppino Englaro sulla prima pagina di un giornale che si professa cattolico. Se questi son quelli che indicano i principi morali da seguire, stiam messi bene.
P.s. Per chi avesse lo stomaco forte e volesse leggere tutta l'opera d'arte di tale marco tarquinio il link è questo: http://www.avvenire.it/Commenti/Adesso+pero+vogliamo+sapere+tutto.htm
Questo è un passo dell'editoriale oggi dell'Avvenire:
"Eluana è stata uccisa. E noi vogliamo chiedere perdono ai nostri figli e alle nostre figlie. Ci perdonino, se possono, per questo Paese che oggi ci sembra pieno di frasi vuote e di un unico gesto terribile, che li scuote e nessuno saprà mai dire quanto. Con che occhi ci guarderanno? Misurando come le loro parole, le esclamazioni? Rinunceranno, forse per paura e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi gli è padre e madre e maestro e amico e gli potrebbe diventare testimone d’accusa e pubblico ministero e giudice e boia?"
Io non so come si possa, per andar dietro a tanto sbandierati principi etici e morali, dimenticarsi di altri altrettanto importanti. Non so come si possa davvero chiamare (seppur indirettamente) "boia" uno come Peppino Englaro sulla prima pagina di un giornale che si professa cattolico. Se questi son quelli che indicano i principi morali da seguire, stiam messi bene.
P.s. Per chi avesse lo stomaco forte e volesse leggere tutta l'opera d'arte di tale marco tarquinio il link è questo: http://www.avvenire.it/Commenti/Adesso+pero+vogliamo+sapere+tutto.htm
Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
così sarai uomo di fede:
Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:
ma non ho creato dolore.
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
così sarai uomo di fede:
Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:
ma non ho creato dolore.
