Dazed and Confused wrote:
L'avevo già visto in passato, ai tempi della sua uscita, però oggi me lo sono rivisto e quindi non mi dispiacerebbe leggere qualche commento in proposito.
Per carità, se lo cito e spingo per discuterne qui dentro significa che lo reputo un buon film. Però mi era sembrato di sentir parlare anche di "capolavoro" e in questo senso a mio avviso i toni sono un po' troppo entusiastici. Non è facile fare un film su una rapina. Lee ci riesce in modo fresco ed originale, strizzando spesso l'occhio a Quel pomeriggio di un giorno da cani (citato anche apertamente) e senza cadere nei soliti stereotipi, dirigendo alla grande un cast di grande livello e in ottima forma. Fatico però a ritenerlo uno dei migliori film del regista americano, che penso in passato abbia fatto decisamente di meglio. Intendiamoci, è un gran bel film, tecnicamente straordinario ed è giusto dargliene atto, però ritengo che sia forse troppo poco personale rispetto al cinema a cui il buon Lee ci ha abituati. Ho avuto un po' l'impressione che a tratti il cineasta americano abbia forse inserito il pilota automatico... mettendoci sotto gli occhi un ritratto della società un po' troppo patinato, meno sofferto e vissuto di come ha saputo fare in passato. Boh, diciamolo pure: forse un po' troppo mainstream per i suoi standard (e per i miei gusti). :lol2: Insomma, non dico che uno debba sempre riproporre le stesse cose... :D però l'ho trovato meno "personale" e "vissuto", se mi passate i termini, di quanto mi aspettassi da un film di un grande come Spike Lee.
ora parte la filippica...
dunque premettiamo che è uno dei pochi (due) film che Lee gira su commissione. Lo script qui è del debuttante Russel Gewirtz (quello dell'ultimo film di Pacino e De Niro) e la Universal gli ha messo in mano circa 40 milioni di dollari per girarlo, quindi che fosse diretto al grande pubblico è abbastanza evidente.
Qui però sta la grandezza di Lee a mio parere: grandezza derivata dal fatto di riuscire a piegare un prodotto su commissione per infilarci dentro la sua personalissima visione del mondo e del cinema. Quello che ne viene fuori è un film di rapina che però difficilmente è catalogabile come film di genere, anzi, la rapina talvolta è usata solo come un pretesto. Il racconto è infarcito infatti di numerosissime trovate che, se analizzate con la lente d'ingrandimento, lasciano ancora una volta a bocca aperta davanti all'amico di Reggie Miller. Innanzitutto l'inizio: il monologo in primo piano su sfondo nero (poi si capirà dov'è) di Clive Owen è magistrale, la canzone che lo accompagna si intitola "Chaiyya Chaiyya", un brano in urdu-persiano che parla di vergini profumate e versetti del corano, chiaro riferimento al terrorismo e alla paura che paralizza la mela del post 9/11. I fotogrammi di New York che seguono sono posti su un percorso non casuale, un percorso che gira intorno a manatthan, dalle sue zone d'ombra (coney island e alcuni tratti di harlem), al centro nevralgico del denaro (wall-street, nell'immagine precisamente si può vedere l'indicazione stradale posta tra wall-street e broadway, ad indicare il denaro che va a mescolarsi con l'arte). Spike Lee racconta con numerose trovate un paese spaventato da un nemico invisibile, dove basta essere diversi per essere additati come sospetti e vedersi privati dei propri diritti fondamentali (la scena dell'intercettazione dei rapitori additati subito come "russi del cazzo" a far capire che la guerra fredda non è finita e la scena della perquisizione all'impiegato sikh additato subito come arabo).
Il tema fondamentale su cui si articola il film è però il rapporto tra società civile e finanza. Una finanza nata da soldi insanguinati, con scheletri nell'armadio di 50 anni fa, in cui la moralità è ridotta a zero e ci si trova dominati da figure oscure come l'avvocatessa impersonificata da Jodie Foster (unico personaggio discutibile del film imho). Da questo punto di vista il film si presenta come uno spettacolino teatrale dove continuano ad invertirsi i ruoli, dove non sai più chi è buono e chi cattivo, dove il rapinatore è il filosofo (scena del videogioco di 50 cent) e il rapinato è quello senza scrupoli, disposto a tutto per tenere seppelliti i suoi segreti.
Giustamente tu hai sottolineato le numerosi citazioni di
Quel pomeriggio di un giorno da cani (dialogo della telefonata, pizze, richiesta di due pullman e un aereo); io ti faccio notare però anche le citazioni di
Serpico (in un dialogo tra Owen e Denzel), di Bogart (il cappello alla Bogart portato dal detective Washington) e di
Fa la cosa giusta (i cartoni delle pizze recano la scritta "Sal's", la pizzeria di Aiello e Turturro).
Basta?