Re: Naufraghi 2.0

E' il luogo in cui potete parlare di tutto quello che volete, in particolare di tutti gli argomenti non strettamente attinenti allo sport americano...
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.:: MaVeRicK #23 ::.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by .:: MaVeRicK #23 ::. »

doc G wrote: Sono 19 in tutto! Ci vorranno tutte le feste per vedere la parola "FINE".

Son troppe.
Attendiamo trepidanti.
Magari un regalo di Natale e posti 2  o 3 paragrafi nello stesso giorno? :gogogo: :fischia:
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

.:: MaVeRicK #23 ::. wrote:
Son troppe.
Attendiamo trepidanti.
Magari un regalo di Natale e posti 2  o 3 paragrafi nello stesso giorno? :gogogo: :fischia:
Perchè no? Accelerando per Capodanno si finisce! :lol2: :lol2:
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

14
Una nuvola di polvere si alzò dal fascicolo, nel momento in cui il professor Bastiano Bauli lo richiuse pesantemente. Lanciò uno sguardo fiammeggiante al vecchio raccoglitore, poi incastrò il mento nell’incavo delle due mani e cominciò a riflettere.
La compagnia di assicurazioni aveva pagato un risarcimento miliardario con una faciloneria che a lui pareva sconvolgente. Non era pensabile una indagine così superficiale. Addirittura solamente poche tele della collezione erano state esaminate da un esperto: ad esempio un certo Della Galilea aveva esaminato un dipinto attribuito al Buonarroti, uno attribuito al Veronese ed uno attribuito ad Arcimboldo, tutti risultati falsi. Cosa impediva di credere che anche gli altri fossero fasulli?
Dei quadri dati al convento, poi, solo uno era stato esaminato, un Bruegel il vecchio, risultato invece autentico. Ma naturalmente quello non era scomparso. Un Pontormo, un Andrea del Sarto, un Guardi, un Palma il giovane, tre tele ancora anonime, ma comunque del XVI secolo. Come si poteva smarrire simili capolavori? Non riusciva a comprenderlo.
Il terrore che lo attanagliava poi era che il soggetto attribuito al Pontormo fosse in realtà quello della tela del Guardi: il valore artistico sarebbe stato salvo, ma quello storico sarebbe scomparso. Il Guardi che dipinge un capriccio era la cosa più normale di questo mondo.
Il principe in un primo momento aveva ottenuto che fossero eseguite delle indagini approfondite presso i benedettini, era altamente improbabile che i ladri fossero i frati; e poi perché avrebbero rubato sette quadri? Per metterli nel bagno di un convento? Dei frati non possono essere dei collezionisti, potrebbero aver convenienza a possedere un quadro solamente per esporlo pubblicamente, non per chiuderlo in soffitta. L’ipotesi benedettini era certamente da scartare.
Quali altre ipotesi rimanevano? Poche. Forse i quadri erano stati rubati da un ladro comune, ed in tal caso sarebbero andati persi in via definitiva. Forse il frate li aveva nascosti accuratamente, per evitare l’ipotesi di cui sopra, e non erano più stati rintracciati. Poi c’era la terza ipotesi, quella che riteneva più probabile, ma prima doveva essere sicuro. Non credeva molto al furto: com’era possibile che nessuno se ne fosse accorto? Dei ladri entrano in un convento, rubano sette tele di gran valore, se ne vanno e nessuno si accorge del furto? Il frate poi, da quanto emergeva nei fascicoli, aveva una autentica adorazione per le tele, figuriamoci cosa avrebbe fatto in caso di sparizione. Dopo la sua morte, il convento era sempre stato pieno di gente, perché i benedettini avevano deciso di chiuderlo. Non era impossibile un furto, chiaramente, ma gli sembrava strana l’assoluta mancanza di tracce.
L’ipotesi da verificare restava quella dell’occultamento da parte del frate che, sentendosi debole e malato, forse aveva voluto difendersi dai ladri. Nei fascicoli aveva trovato anche una pianta del convento ed i resoconti delle ricerche: erano state attente ed accurate, difficilmente sarebbe potuto sfuggire qualcosa... a meno che... lui era un esperto anche di storia dell’architettura, sapeva cosa che gli investigatori non sapevano, soprattutto conosceva l’abitudine di creare stanze segrete e ricoveri nascosti: sapeva che potevano esserci e sapeva dove avrebbero potuto essere, se qualcuno avrebbe potuto trovarli, quello era lui.
L’importante era studiare bene le piante del convento e capire in anticipo i luoghi in cui cercare; nel frattempo, già aveva individuato due zone possibili, la biblioteca e la cripta.
La biblioteca era ricavata in una torre di pianta cilindrica, mentre gli ambienti interni non erano cilindrici; non era da escludere l’esistenza di stanze segrete. La pianta cilindrica era inoltra all’epoca tipica delle costruzioni dei Templari e dei Massoni, specialisti in segreti e materia ermetica.
La cripta, scavata nel sottosuolo, non era a grande profondità; al di sotto, oppure al fianco, poteva esserci un’altra stanza sotterranea.
Bisognava verificare, procurarsi degli strumenti, esaminare i luoghi, cercare simboli e segnali occulti, ci sarebbe voluto del tempo, ma, se qualcosa c’era, l’avrebbe trovata.
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

E Buon Natale a scrittori, lettori ed a coloro cui non frega nulla della parola scritta!
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Sine
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Re: Naufraghi 2.0

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Auguri anche da parte di Charlie, mi ha detto che ci legge sempre!
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Toni Monroe
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Post by Toni Monroe »

:notworthy:  :notworthy:  :notworthy:
"Orgoglioso di non essere uno di loro." Paolo Maldini
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

15
La risata argentina della ragazza risuonò nella via affollata
“Che tipo che sei! Entriamo e dici - mi raccomando, fai parlare me, dobbiamo dirgli meno possibile - e poi... gli hai dato perfino il numero di telefono del custode del castello!”
“Ma... lo avevi detto anche tu che ti sembrava una brava persona...”
“Si, ma io non vanto le mie capacità di detective! E poi tu gli hai detto tutto quello che sapevi, lui non t’ha detto nulla!”
“Nulla, non è poi vero!”
“Caspita! T’ha detto che un tizio amico suo, di cui non ha detto il nome, gli aveva riferito dell’esistenza dei quadri, poiché ne aveva esaminato uno, ed allora lui è andato dal principe, che però è stato reticente. E tu, padre Narciso, quel tizio dell’ovetto...”
“Anselmo Cocilovo, il custode.”
“Va bene, gli hai dato il numero di telefono, anzi, gli hai telefonato per presentargli il dottore. E poi, i simboli alchemici, i quadri esposti nel refettorio e nella biblioteca... non gli hai detto che numero porti di scarpe, ma il resto! Ed hai anche fatto una figuraccia, ti ha appena spiegato che quelli non erano simboli alchemici, ma mistici, e non c’entrano nulla con camere segrete e simili. Che figura che hai fatto!”
La ragazza rise ancora, mentre un Claudio ammutolito la fissava senza proferir parola. Nel frattempo, in uno studio le cui finestre si aprivano in via dell’Anguillara, proprio dove camminavano i due ragazzi, un distinto signore stava parlando al telefono.
“Si, sono proprio io, Lorenzo! Come va?... Mi fa piacere, anch’io... a parte gli acciacchi dell’età... guarda, mi  fa proprio piacere... senti, ti ho telefonato per chiederti un favore. Mi serve una consulenza, ed ho pensato subito al mio grande amico, professore ordinario di storia medioevale alla normale di Pisa, grande esperto di simbologie ed ermetismi... no, come esagero... va bene, in ogni caso dovrei farti vedere le foto di certi bassorilievi che si trovavano in una cripta! Eccitante, vero?”
Tre giorni dopo, nella cripta della chiesa del convento di San Clodoveo, due uomini osservavano i bassorilievi posti nelle pareti, illuminati dai potenti fasci di luce di alcune lampade da accampamento.
“Vedi? San Cristoforo, l’emblema del solvente universale, come il santo porta Gesù Cristo, Cristos Foros, portatore di Cristo, il solvente porta l’oro della Grande Opera, Crisos Foros, portatore d’oro. Lì c’è la regina che scalcia il Mercurio, simbolo della via secca o breve, quello lì è Giasone che conquista il vello d’oro, ancora un simbolo del filosofo che raggiunge la Pietra Filosofale...”
“Si, tutto ciò è bellissimo, ma a cosa ci serve?”
“Non lo so. Devo interpretare le simbologie per capire se ci può essere una camera nascosta. Dalle condizioni del terreno, dall’architettura della chiesa, da tanti piccoli indizi sono portato ad escluderlo; credo più che un monaco alchimista si sia divertito a decorare la cripta, il luogo del convento più simile ad un laboratorio alchemico. Comunque ora fammi esaminare meglio i bassorilievi.”
Mentre i due uomini stavano ancora parlando, udirono dei passi rimbombare sopra di loro ed immediatamente ammutolirono. I passi si diressero proprio verso la cripta, scesero le scale e si fermarono in una zona d’ombra subito dopo l ’ingresso del locale.
“Bene, la saluto, dottor Degli Uberti. Non mi presenta il suo amico?”
“Ah, è lei Claudio, mi aveva fatto paura. Le presento il professor Vincenzo Randi Ferrara, professore ordinario di storia medioevale presso l’università Normale di Pisa. Caro Vincenzo, questi è Claudio Anselmi, l’architetto che si sta occupando della ristrutturazione del castello del principe Rampazzo, non lontano di qui. Dunque, di nuovo una fortunata coincidenza, quella che ci fa incontrare!”
“Ma quale coincidenza! Ho chiesto al custode di avvisarmi se qualcuno fosse venuto a vedere il convento, in special modo qualcuno che non crede a camere segrete.”
“Ma io non ci credo infatti, sono solo venuto a verificare.”
“Si, insieme alla fata dai capelli turchini. Comunque aveva ragione, non ci sono stanze segrete. Si ricorda, no, io sono architetto, ho effettuato alcuni sondaggi e posso escludere l’esistenza di ambienti nascosti qui intorno, con ragionevole certezza. La saluto caro dottore.”
“Come sondaggi? Ha effettuato sondaggi in una cripta medioevale?”
“Le ricordo che io, oltre ad essere un architetto, sono anche un appassionato di arte e storia, oppure, se preferisce, il contrario. Inoltre, non ho effettuato sondaggi solamente nella cripta, ma anche nella torre che contiene biblioteca e refettorio. Stia tranquillo, non ho provocato alcun danno alle strutture. E ora, di nuovo, la saluto. Saluti anche a lei professore, con lei non ho nulla.”
“La saluto.”
“La saluto, e dia retta a me, si calmi. La chiamerò fra qualche giorno.”
“Si, si, tra qualche giorno.”
Il ragazzo uscì dalla cripta con passo veloce, gli altri due uomini restarono per qualche momento in silenzio, poi il professore di storia medioevale disse
“Ma chi era quello li? E che voleva?”
“Ma, niente di importante. Orsù, riprendiamo il discorso.”
“Si, riprendiamo, ma guarda, devo avvisarti che secondo me ha proprio ragione. Questi simboli sono posteriori alla cripta. Vedi, tutto l’ambiente sembra risalire all’XI secolo, infatti lo stile è tipicamente romanico, le sculture sembrano invece risalire al XIV secolo, sono tardogotiche. Come ti ho già detto, secondo me un monaco alchimista ha decorato un ambiente preesistente. Non spero che si possano trovare stanze segrete.”
“Perché non proviamo ad interpretare meglio i simboli?”
“Proviamo. Ma ti avverto, sarà un lavoro lungo e noioso, dovremo fotografare tutte le sculture e disegnare una mappa che riporti esattamente la loro disposizione.”
“Nessun problema. Io ho a disposizione tutto il tempo che ci serve.”
“Appunto, tu hai tempo, io no. Sbrighiamoci, quindi, accendi i riflettori, prendi la macchina fotografica e comincia a scattare. Mi raccomando i particolari. Intanto io disegno la mappa.”
“Facciamo il contrario: io sono bravo a disegnare, però ho paura di non fotografare particolari importanti.”
“D’accordo, basta che ci sbrighiamo.”
I due uomini, detto ciò, si misero alacremente al lavoro, un lavoro che, secondo le previsioni, fu lungo e noioso.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Paperone »

buon Natale a tutti :forza:
specialmente ai bravi scrittori, ma non lo diciamo troppo forte che poi si montano la testa
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

Paperone wrote: buon Natale a tutti :forza:
specialmente ai bravi scrittori, ma non lo diciamo troppo forte che poi si montano la testa
Ed aspettiamo un "racconto a bivi" per estendere questo augurio anche a qualcun altro...
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Paperone »

doc G wrote: Ed aspettiamo un "racconto a bivi" per estendere questo augurio anche a qualcun altro...
il primo bivio è finito, il secondo è in un vicolo cieco. scelta sbagliata :lol2:
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Naufraghi 2.0

Post by davidvanterpool »

doc G wrote: Ed aspettiamo un "racconto a bivi" per estendere questo augurio anche a qualcun altro...
Disastvo, domani parto e non leggerò nulla fino al 4... sigh.
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?

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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

16
Quegli immani scocciatori! Non avevano niente di meglio da fare che infastidire veri esperti impegnati nel loro lavoro. Prima il ragazzino che giocava con le sonde, poi quei rimbambiti che fotografavano i bassorilievi della cripta. Al professor Bastiano Bauli tutto ciò non piaceva affatto, continuava a sentire una insistente puzza di bruciato.
Era così vicino alla soluzione, e proprio ora rischiava di essere sorpassato da persone con più mezzi di lui. Pensava senza ombra di dubbio che anche quelle persone stessero cercando il quadro con le vacche del Pontormo. Doveva far presto.
Per fortuna era riuscito ad esaminare la torre del convento ed aveva individuato l’unico punto che potesse contenere una camera segreta. Non restava altro da fare che esaminare tutti i simboli rappresentati vicino alla camera per scoprire come entrare. Passò intere notti su simboli ermetici, consumò la vista su polverosi tomi, sfogliò tutti i più famosi testi cabalistici, ed alla fine scoprì come entrare nella camera segreta. Si recò di corsa al convento, con mani incerte per l’emozione abbassò la mano di una statuetta di bronzo, spinse un simbolo araldico ed incredibilmente, senza troppo sforzo, una lesena ruotò su se stessa, lasciando libero un passaggio. Da come si era aperta la lesena era evidente che l’apertura era stata usata non troppi anni prima, quel rimbambito di frate la conosceva bene.
Il professor Bauli si lanciò dentro la stanza, facendo luce con una torcia elettrica e trovò qualcosa.
Trovò chili, quintali, tonnellate di polvere per ogni dove, in quella che sicuramente era stata la cassaforte dei frati, ma niente altro che polvere e qualche consunto scaffale. Se i quadri erano stati lì, erano stati tolti da decenni.
Aveva perso una battaglia, ma non la guerra; sapeva infatti fin troppo bene dove cercare, adesso; non restava che una sola ipotesi, una sola. O era avvenuto l’incredibile, un ladro che sgusci fra notai, frati, inservienti, medici e cadaveri di vecchi frati rimbambiti, oppure... non c’era altra possibilità, sapeva dove cercare e, santo cielo, avrebbe ottenuto il risultato che gli premeva.
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Re: Naufraghi 2.0

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Vediamo se sono riuscito a postare prima della partenza della moderatrice. Vuol dire che fino al 4 rallenterò leggermente il ritmo! (Non temete, finiremo più o meno in quei giorni!)
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Re: Naufraghi 2.0

Post by davidvanterpool »

doc G wrote: Vediamo se sono riuscito a postare prima della partenza della moderatrice. Vuol dire che fino al 4 rallenterò leggermente il ritmo! (Non temete, finiremo più o meno in quei giorni!)
Si ce l'hai fatta, io comunque l'ipod per ogni evenienza lo porto!!
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?

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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

17
“Cosa hai fatto?”
“Ma... ma...”
“Niente ma. Ti sei comportato da maleducato. Non hai scuse, ti sei comportato in una maniera indegna con un autentico gentiluomo.”
“Ma Titti, stava cercando di imbrogliarci, stava facendo ricerche a nostra insaputa!”
“E tu cosa avevi fatto, scusa, non avevi fatto sondaggi, prima che lui guardasse i bassorilievi? Lui ha fatto ciò che hai fatto tu, ma con ben altro stile.”
“E va bene, scusami.”
“Non sono io che ti devo scusare.”
“E va bene, gli telefonerò e mi scuserò con lui.”
“Fallo immediatamente, che non mi fido.”
“Proprio adesso?”
“Proprio adesso. Aspetta, faccio io il numero e te lo passo. Ho ancora il biglietto da visita.”
Tiziana prese il biglietto da visita del dottor Degli Uberti e compose il numero che vi trovò scritto sul telefono della scrivania del suo ufficio.
“Pronto, dottor Degli Uberti? Salve, sono Tiziana Marini, si ricorda, ci siamo incontrati al convento di San Clodoveo... dottore, lei è di una galanteria unica, non esageri... che gentile che è... ma adesso aspetti, le devo passare una persona che le deve parlare.”
Titti mise una mano sulla cornetta per non farsi sentire dal suo interlocutore telefonico e si rivolse a Claudio, trasformando il radioso sorriso che era andato dipingendosi sul suo viso in una smorfia corrucciata.
“Adesso te lo passo, e bada di non fare altre brutte figure.”
“Pronto, la saluto, sono Claudio Anselmi... bene, grazie... io mi devo scusare per ieri, ho certamente esagerato... no, no, come anche lei, sono io che mi sono comportato male... ah, bene, verrà qui a Roma dopodomani... sarò lieto di offrirle un caffè. A presto.”
“Come un caffè, sei un taccagno!”
“E stai calma, deve andare a pranzo con un tizio del ministero dei lavori pubblici, non potevo invitarlo.”
“Si, si, va bene. Mi raccomando, parlate anche dei quadri del frate.”
“Me ne è veramente passata la voglia. Anche perché ormai credo di sapere dove sono, ma non ho prove.”
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