08:27 del 16 dicembre
Marchisio è il simbolo del baby boom: ogni anno sei milioni per il vivaio.
Juve, esplosione di talenti ventenni.
Reduce da una decennale carestia nell’assemblaggio di giocatori, da utilizzare a lungo in prima squadra s’intende, la Juve pare aver rimesso in moto la catena di produzione: De Ceglie, Marchisio e Giovinco, sono ormai pezzi su cui contare, mentre altri, da Criscito a Lanzafame, sono stati spediti fuori sede, in serie A, per ulteriori test di collaudo. «Faremo crescere il nostro Ronaldinho in casa», annunciò l’ad bianconero Jean Claude Blanc a marzo 2007, tanto per far capire che non era più aria per follie di bilancio.
Fortunatamente, visto il modestissimo show di domenica sera, non ne è uscito l’epigono del brasiliano, ma un prospetto di buoni giocatori, sì. Marchisio, che già s’era giocato partite robuste, si è confermato centrocampista di lotta e di governo, mentre De Ceglie ha spianato Zambrotta, il terzino che fu, facendolo buttare fuori: azione più simbolica di quel cartellino rosso, non c’era. Se la Juve della Triade li prese e li allevò, questa ha avuto il fiuto di puntarci: «Fare crescere i giovani - spiega il ds Alessio Secco - è uno dei nostri obiettivi. Non solo gli italiani: prendete Sissoko, spesso ci si dimentica che ha solo 23 anni».
Per continuare la produzione, sul reparto ricerca e sviluppo, perché questo è il settore giovanile per una società di calcio, la Juve investe ogni anno circa sei milioni di euro. Il piano prevede anche la caccia di talenti all’estero, com’è successo con lo svedese Albin Ekdal, o con lo spagnolo Iago Falché. Nel frattempo, si è lavorato per intensificare i rapporti tra la prima squadra e le formazioni giovanili. Da quest’anno, per esempio, ci sono stati dei clinic di giocatori di serie A, come Chiellini e Legrottaglie, che spiegavano ai ragazzi la tecnica e i movimenti nel proprio ruolo: un altro Chiellini fatto in casa, andrebbe benissimo.
Marchisio: "Sono andato a vedere i filmati Tardelli".
Il giovane centrocampista torinese: «Il migliore nel mio ruolo resta Gerrard, sa difendere e attaccare».
Claudio Marchisio, cosa lascia una seratona da fenomeno contro Pirlo?
«Lascia la vittoria della Juve, fondamentale. Volevamo riprenderci dalla sconfitta con l’Inter. Poi, ovvio, sono molto felice anche per me».
S’aspettava di marchiare partite così, quest’estate?
«Sicuramente i tanti infortuni che abbiamo avuto mi hanno agevolato, come il mio ha aiutato altri centrocampisti, ma l’importante era farsi trovare pronti. E io penso di aver lavorato, ogni giorno, per arrivare fin qui».
«Voglio guadagnarmi un posto», disse ad agosto.
«Quando arrivai a Empoli non ero titolare, poi allenandomi e sfruttando le occasioni, lo sono diventato».
Sogna un replay in bianconero?
«Non vorrei essere di passaggio e, sì, mi piacerebbe guadagnarmi un posto da titolare: spero proprio di restare in questa squadra per tutta la mia carriera».
Alla Juve ne ha già consegnato il primo pezzo.
«Dodici anni di giovanili, più uno di serie B: questo è il quattordicesimo campionato».
Quanto è contato il trasloco dell’anno scorso a Empoli?
«Molto, mi ha fatto crescere, come giocatore e come persona. Era la prima volta lontano da Torino, dove sono nato, e un po’ ti viene la paura di sbagliare. Roberta, che a giugno è diventata mia moglie, mi ha aiutato molto».
Alla fine è riuscito a tornare a casa.
«Il campionato dell’Empoli è finito male, ma io, tutto sommato, penso di aver fatto bene. Ovvio che sarei rimasto volentieri alla Juve, ma se sono di nuovo qui, e gioco, è anche per quello che ho fatto la scorsa stagione».
Stesso itinerario di Giovinco, eppure si parla sempre di lui: invidioso?
«Macché, giochiamo insieme da anni, e abbiamo un gran rapporto. E poi, giochiamo in ruoli diversi. Normale si parli di lui: diventerà il numero dieci del futuro, e alla gente piace sempre chi segna e fa divertire».
Si sente sottovalutato?
«No, e la società, riprendendomi, ha dimostrato di credere in me».
Ha preso anche Poulsen, che fa il suo stesso mestiere.
«Niente di strano: in squadre come la Juve, il Milan, o l’Inter, lo sai prima che la concorrenza sarà durissima, e che i giocatori saranno sempre di alto livello».
Ranieri ripete che non guarda età o stipendio per comporre la formazione.
«Vero. Se è giusto che tu abbia l’occasione, te la dà».
Quandi sms ha ricevuto?
«Davvero tanti».
Il complimento più bello?
«Quello da Trezeguet: perché è una persona squisita e perché non parla spesso: se mi ha detto che ho fatto una gran partita, vuol dire che lo pensa davvero. E poi quello di Stefano Borgonovo».
Cioè?
«Aveva scritto che somiglio a Tardelli. Così sono andato su internet per vedere qualche immagine di quando giocava: forse, nella corsa e in qualche movenza, un po’ gli somiglio».
Però preferisce Gerrard.
«Sì, nel ruolo il più forte del mondo. Guardo a lui: uno che sa difendere e attaccare. Per questo dovrei fare qualche gol: in Primavera ci riuscivo».
È il suo preferito anche alla playstation?
(sorride) «No, scelgo sempre la Juve, e modifico subito la faccia che mi hanno fatto: non mi somiglia tanto».
Si sente un tipo da Juve?
«Sì. Sono giovane, ma penso di conoscere il peso di questa maglia, della tradizione e quanto bisogna dare per meritarla: l’impegno e il sacrificio che chiedevo ai giocatori, quando da bambino tifavo in curva».
Claudio gobbo come me
