Re: Naufraghi 2.0

E' il luogo in cui potete parlare di tutto quello che volete, in particolare di tutti gli argomenti non strettamente attinenti allo sport americano...
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Toni Monroe
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Re: Naufraghi 2.0

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UP! :gazza:                                                                                          




-L'ufficio delle parole smarrite-

Sembra strano che possa accadere ma ci sono parole di gran pregio che vengono quotidianamente smarrite. Ovunque. A parte quelle che vengon rubate. Pare che all'ufficio parole smarrite ne vengano portate una gran quantità. La cosa strana è che molte volte nessuno le reclama. Forse non è così noto che esista un tale ufficio: o (forse) chi le ha perse crede -in realtà- che gli siano state sottratte chissà dove e dispera di poterle ritrovare. E non va nemmeno a fare la denuncia. Sicchè, a un certo punto, all'ufficio sono costretti a fare delle aste di tutte quelle parole che nessuno ha identificato come proprie. E' qui che si recano molti autori teatrali e musicali, un bel po' di sceneggiatori e alcuni poeti. persino tanti appartenenti a quella ridicola categoria che si riunisce sotto la definizione di portavoce. Questi ultimi sono i peggiori: acquistano le parole senza neanche sapere cosa prendono, le comprano in blocco. Ne faranno dei pacchetti per l'ultima dichiarazione del loro titolare. Fa veramente rabbia vedere che certe parole d'alto livello finiscano in bocca a quella gente. Chi lavora nell'ufficio, per ovvie ragioni, non può prenderne. Debbono limitarsi a catalogarle e suddividerle. E vengono accuratamente perquisiti all'uscita, per sincerarsi che qualcuno non faccia il furbo e si porti fuori qualche parola. L'elenco dei luoghi dove vengono perse tutte queste parole è davvero vario: dal salotto buono al mercato rionale, dal posto in prima classe sul tal treno all'incrocio dimenticato in un paesino che non trovereste su nessuna cartina geografica.. Si dice (addirittura) che alcune parole siano state trovate dentro un paziente che continuava a lamentare forti dolori nel punto in cui era stato operato, anche a distanza di anni. Ma non so se si possa credere a una cosa del genere. Certo dentro la sala operatoria, in alcuni momenti, può esserci concitazione; ma dai, non si può credere che uno davvero richiuda il paziente lasciandoci dentro delle parole. Come si fa? Ma non le conti? Mentre le metti via fai un appello: -Ehi, dov'è questa parola? Eh?- E la vai a cercare. A pensarci però.. che cosa buffa: con il valore che hanno, con tutti i furti, le parole rubate e il mercato clandestino che c'è intorno, che ci sia chi le parole le smarrisce per distrazione. Un classico è quello che ti racconta di averne appoggiate alcune sul tetto della macchina mentre tirava fuori di tasca qualcosa e poi è ripartito senza ricordarsi di tirarle su. Una volta conoscevo un impiegato dell'ufficio. Mi raccontava che gli eran state portate più volte delle parole da persone che erano imbarazzate, perchè si trattava di parole a loro sconosciute. O di un altra lingua o talmente rare che quelli -poverini- non le avevan mai sentite prima. Le avrebbero restituite loro ai proprietari, se si fossero accorti in tempo che gliele avevano lasciate sul sedile del taxi, o sul banco del negozio (e magari gli servivano) ma non avendoli più visti avevano deciso di portarle all'ufficio, sia mai che i proprietari le andassero a cercare lì.. A volte succede. Ma non sempre. Tante parole poi gliele portavano quelli delle poste. Perchè capita spesso che uno trovi delle parole per strada. In qualche angolo. Capisce che deve trattarsi del residuo di qualche rapina o borseggio. Il ladro non le ha volute (magari non ne aveva compreso il valore) e le ha buttate, ma al proprietario avrebbe potuto far piacere riaverle; solo che non le porta alla polizia, per non dover dare spiegazioni o per non so cosa. Così le infila in una cassetta delle lettere. Ovviamente il postino quando le trova non sa che farci. E dalle poste qualcuno le inoltra all'ufficio parole smarrite. Ci si trova davvero di tutto. Non fosse per il fatto che son più portato per i lavori manuali mi piacerebbe lavorarci. Le parole a me son sempre piaciute. E poter averci a che fare dev'essere affascinante. Ma prima o poi faccio una pazzia: metto via un po' di soldi e partecipo ad una di quelle aste. Hai visto mai che riesca a portar via qualche bella parola a un prezzo non proprio proibitivo..
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Re: Naufraghi 2.0

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Toni Monroe wrote: UP! :gazza:                                                                                          




-L'ufficio delle parole smarrite-

Sembra strano che possa accadere ma ci sono parole di gran pregio che vengono quotidianamente smarrite. Ovunque. A parte quelle che vengon rubate. Pare che all'ufficio parole smarrite ne vengano portate una gran quantità. La cosa strana è che molte volte nessuno le reclama. Forse non è così noto che esista un tale ufficio: o (forse) chi le ha perse crede -in realtà- che gli siano state sottratte chissà dove e dispera di poterle ritrovare. E non va nemmeno a fare la denuncia. Sicchè, a un certo punto, all'ufficio sono costretti a fare delle aste di tutte quelle parole che nessuno ha identificato come proprie. E' qui che si recano molti autori teatrali e musicali, un bel po' di sceneggiatori e alcuni poeti. persino tanti appartenenti a quella ridicola categoria che si riunisce sotto la definizione di portavoce. Questi ultimi sono i peggiori: acquistano le parole senza neanche sapere cosa prendono, le comprano in blocco. Ne faranno dei pacchetti per l'ultima dichiarazione del loro titolare. Fa veramente rabbia vedere che certe parole d'alto livello finiscano in bocca a quella gente. Chi lavora nell'ufficio, per ovvie ragioni, non può prenderne. Debbono limitarsi a catalogarle e suddividerle. E vengono accuratamente perquisiti all'uscita, per sincerarsi che qualcuno non faccia il furbo e si porti fuori qualche parola. L'elenco dei luoghi dove vengono perse tutte queste parole è davvero vario: dal salotto buono al mercato rionale, dal posto in prima classe sul tal treno all'incrocio dimenticato in un paesino che non trovereste su nessuna cartina geografica.. Si dice (addirittura) che alcune parole siano state trovate dentro un paziente che continuava a lamentare forti dolori nel punto in cui era stato operato, anche a distanza di anni. Ma non so se si possa credere a una cosa del genere. Certo dentro la sala operatoria, in alcuni momenti, può esserci concitazione; ma dai, non si può credere che uno davvero richiuda il paziente lasciandoci dentro delle parole. Come si fa? Ma non le conti? Mentre le metti via fai un appello: -Ehi, dov'è questa parola? Eh?- E la vai a cercare. A pensarci però.. che cosa buffa: con il valore che hanno, con tutti i furti, le parole rubate e il mercato clandestino che c'è intorno, che ci sia chi le parole le smarrisce per distrazione. Un classico è quello che ti racconta di averne appoggiate alcune sul tetto della macchina mentre tirava fuori di tasca qualcosa e poi è ripartito senza ricordarsi di tirarle su. Una volta conoscevo un impiegato dell'ufficio. Mi raccontava che gli eran state portate più volte delle parole da persone che erano imbarazzate, perchè si trattava di parole a loro sconosciute. O di un altra lingua o talmente rare che quelli -poverini- non le avevan mai sentite prima. Le avrebbero restituite loro ai proprietari, se si fossero accorti in tempo che gliele avevano lasciate sul sedile del taxi, o sul banco del negozio (e magari gli servivano) ma non avendoli più visti avevano deciso di portarle all'ufficio, sia mai che i proprietari le andassero a cercare lì.. A volte succede. Ma non sempre. Tante parole poi gliele portavano quelli delle poste. Perchè capita spesso che uno trovi delle parole per strada. In qualche angolo. Capisce che deve trattarsi del residuo di qualche rapina o borseggio. Il ladro non le ha volute (magari non ne aveva compreso il valore) e le ha buttate, ma al proprietario avrebbe potuto far piacere riaverle; solo che non le porta alla polizia, per non dover dare spiegazioni o per non so cosa. Così le infila in una cassetta delle lettere. Ovviamente il postino quando le trova non sa che farci. E dalle poste qualcuno le inoltra all'ufficio parole smarrite. Ci si trova davvero di tutto. Non fosse per il fatto che son più portato per i lavori manuali mi piacerebbe lavorarci. Le parole a me son sempre piaciute. E poter averci a che fare dev'essere affascinante. Ma prima o poi faccio una pazzia: metto via un po' di soldi e partecipo ad una di quelle aste. Hai visto mai che riesca a portar via qualche bella parola a un prezzo non proprio proibitivo..
Bello per carità.
Ma io questo sono sicuro di averlo già letto  :penso:

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Eccolo:

http://neltempo.splinder.com/post/13263260
Last edited by NckRm on 23/11/2008, 21:10, edited 1 time in total.
Toni Monroe
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Toni Monroe »

NckRm wrote: Bello per carità.
Ma io questo sono sicuro di averlo già letto  :penso:

Edit

Eccolo:

http://neltempo.splinder.com/post/13263260
:lol2:  :lol2:  :lol2: se provi a cliccare sul link che c'è nel mio avatar indovina dove vai?  :figo:
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Re: Naufraghi 2.0

Post by NckRm »

Oh, non stavo mettendo in dubbio se l'avevi fatta te o meno, anche perchè come segnalazione è comunque valida dato che, come ti ho detto, è un brano che mi è piaciuto  :thumbup:
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

Ottimo Toni. Particolare.
Mi hai fatto venir voglia anche a me. Assumitene le responsabilità. :lol2: :lol2:
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

Ditemi che ne pensate, è molto lungo, io posterei un capitolo la settimana, ma servirà del tempo. Se vi sembra noioso o vi sembra che sia inadatto al topic stoppatemi, se vi piace segnalatemelo che posterò con più entusiasmo! :lol2: :lol2:



Le vacche del Pontormo

1
L’avaro, chino sul tavolo, contava avidamente i propri denari, incurante di ciò che avveniva attorno a lui, immerso nell’oscurità. Due giovani sorpresi si girarono di scatto, mentre l’esattore, incredulo, venne colpito da un raggio di luce e chiese, come inebetito, se quell’uomo era venuto proprio per lui, se quel dito era puntato proprio su di lui. Era la fine della sua vita, tutto era finito in quel momento, l’esattore se ne rendeva conto, ma non sapeva come reagire: quell’uomo puntava un dito imperioso, e su quel dito era quasi poggiato quel raggio di luce che si dirigeva sul volto dell’esattore, quello era inequivocabilmente il dito di Cristo e Matteo sapeva che non avrebbe potuto rispondere di no. Caravaggio non aveva in quell’affresco dipinto la storia della conversione dell’apostolo Matteo, aveva dipinto La Vocazione, più in generale, aveva dipinto una preghiera.
Un giovane fissava l’affresco attento, concentrato, quasi incapace di guardare altrove. In grembo teneva un blocco di carta da disegno, in mano una matita; nel primo foglio del blocco stava lentamente prendendo forma una copia dell’affresco. Per tracciare ogni tratto il giovane impiegava un tempo molto lungo, volendo gustare l’opera più che riprodurla. Nel foglio comparivano chiaroscuri tracciati a matita più che linee continue, cosa che denotava un’attenzione maggiore alla resa di luce e atmosfera più che ad una esatta riproduzione del disegno.
Il tempo sembrava non trascorrere mai, finché non vi fu un segno tangibile del suo scorrere, sotto forma della mano tozza e rugosa di un sagrestano che picchiò sulla spalla del disegnatore:
“A giovane, la chiesa chiude.”
“Mi scusi, vado subito, tornerò domani.”
“Quando vuoi, tanto finché stai lì bono non dai fastidio a nessuno.”
L’uomo uscì dalla chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma con passo veloce, energico, non sembrava più quel ragazzino ingenuo e lento che fissava con adorazione l’opera del Caravaggio, costeggiò palazzo Madama, si recò in piazza Navona e si sedette su di un tavolino di un caffè, a riguardare alla luce del crepuscolo primaverile che rischiarava Roma il risultato di una giornata di lavoro.
Deglutendo avidamente la bionda che gli ammiccava dal bicchiere si godette quegli ultimi momenti di pace e di assoluta tranquillità, prima di dover mettere a frutto, Dio sa come, una laurea in architettura.
Prima di cominciare a lavorare, però, c’era un’altra cosa che doveva assolutamente fare: doveva l’indomani recarsi nuovamente a San Luigi dei Francesi per riprodurre anche il martirio di quel San Matteo di cui aveva già riprodotto la vocazione.
Toni Monroe
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Toni Monroe »

NckRm wrote: Oh, non stavo mettendo in dubbio se l'avevi fatta te o meno, anche perchè come segnalazione è comunque valida dato che, come ti ho detto, è un brano che mi è piaciuto  :thumbup:
Ma sai.. non mi aspettavo che qualcuno di qui potesse aver letto il blog. :forza:  Grazie, comunque. Mentre gli isolani son nati qui (anche se poi li ho ospitati pure nel blog) queste ultime cose le ho riportate dal blog per tener su il topic. :ok:  :D

Edit. Doc il disegno mi piace. Sono un cane a disegnare, ma il disegno mi piace. Continua pure, che voglio sapere come va a finire..  :thumbup:
Last edited by Toni Monroe on 24/11/2008, 0:21, edited 1 time in total.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Paperone »

molto bello Doc
e molto bello Toni
:applauso:
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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suclò
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Re: Naufraghi 2.0

Post by suclò »

Paperone wrote: molto bello Doc
e molto bello Toni
:applauso:
Mi unisco, bravissimi entrambi!  :applauso:
Doc, vai avanti eh!

Quando avrò un po' più tempo voglio leggermi tutto il topic, mi sembra mooolto interessante. Certo, se qualcuno volesse proporre un "best of" o qualcosa del genere...  :fischia:


Poi magari posto qualcosina anch'io... se avete tempo da perdere...  :fischia:
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Toni Monroe »

E tu a che punto stai col bivio, Pap?  :01:
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

2
La chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frati a fatica sorgeva dall’asfissiante abbraccio dei tetti di Venezia, innalzandosi imponente sulle loro altezze pigmee; più in basso, in una campo vicino, sorgeva il più modesto edificio della Scuola di San Rocco; lì un uomo di mezz’età estatico ammirava uno degli affreschi del ciclo dei fatti della passione di Tintoretto, dove Cristo, imponente e serafico, si ergeva di fronte a Pilato, trionfante, fiero, nonostante la condanna imminente, di fronte ad un’imbelle autorità ed ad un’ignorante ed inconsapevole folla rumoreggiante che ne invocava la morte. Una luce fredda, distaccata, colpiva direttamente Cristo rendendolo quasi uno spettro, mentre si limitava a sfiorare le altre figure e lo sfarzo del palazzo, contrastante con l’incapacità e l’ignavia dei suoi occupanti, appena toccati da questa luce che si limitava a mettere in evidenza le loro ombre e la loro schiena piegata dalla paura di vivere.
L’uomo freneticamente riproduceva l’affresco, segnando su un blocco da disegno che teneva in grembo brevi segni spezzati a tratteggiare figure dinamiche, colte nell’istante di un movimento che stava per decidere il destino della loro vita e della loro anima.
Finalmente l’uomo, teso e sudato, si alzò, tese le braccia ad allontanare il foglio dagli occhi ed emise un grugnito che mescolava approvazione ed insoddisfazione. A quel punto indossò un leggero soprabito ed uscì nella tenue pioggerella che inumidiva un’avanzata primavera veneziana, godendosi una domenicale vacanza.
Il giorno dopo avrebbe ripreso tranquillamente ad insegnare educazione artistica in quel liceo del centro di Venezia, ma per oggi voleva ancora godersi quella passione per l’arte, senza annacquarla in una meticolosa esposizione impiegatizia.
Camminando velocemente, quasi freneticamente, si recò a piazza San Marco, prese posto in un caffè sotto il porticato della piazza, in una posizione che gli permettesse di guardare la facciata della Basilica.
Ordinò un bicchiere di vino bianco, restò per qualche minuto tranquillo, poi prese il blocco e cominciò freneticamente a disegnare la facciata della basilica.
Non era però il disegno architettonico che egli amava: la pittura del manierismo veneziano, quella si che lo soddisfaceva; riprodurre le immortali opere di Tintoretto, Veronese, Tiepolo, compenetrare le idee e gli stili dei pittori della seconda metà del cinquecento e della prima metà del seicento: questo lo riempiva di piacere.
La prossima settimana sarebbe andato a Palazzo Ducale per disegnare Venezia in trono con la giustizia e la pace, immortale capolavoro di Paolo Veronese.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by suclò »

Bello. E' in momenti come questo che apprezzo pienamente quelle (spesso pallosissime) lezioni di Storia dell'Arte ai tempi dell'università...  :truzzo:  :forza:
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Mahor
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Mahor »

doc G wrote: Grazie Mahor!
Aggiungiti pure tu!
Se posso inserire un commento rapido, il racconto è scritto bene, in genere più il racconto è breve più ci vorrebbe un'idea forte, più che una descrizione, ma il personaggio è forte quindi sicuramente compensa.
L'unico suggerimento è quello di nascondere la morale il più possibile, se la espliciti troppo viene fuori l'effetto pistolotto, se la nascondi emerge con molta più forza. E poi magari qualcuno ci legge qualcosa in più di quello che volevi scrivere arricchendo il risultato!
Ma ripeto, il mio è solo un consiglio, prendilo come tale e solo come tale.
Ed aspetto il prossimo anche da parte tua! :gogogo: :gogogo:
Ma non c'era una morale. ;)
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

Mahor wrote: Ma non c'era una morale. ;)
Dai,mi pari Giulio Cesare, che scriveva in terza persona, diceva "Cesare fece questo, Cesare disse quello", scriveva in tono più neutro possibile e diceva di essere neutrale ed obiettivo, e di non fare mai la morale! :gogogo: :gogogo:
O mi sembri Berlusconi quando dice "Non mi interesso più di televisioni dal 1994!" :lol2: :lol2:
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Mahor
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Mahor »

doc G wrote: Dai,mi pari Giulio Cesare, che scriveva in terza persona, diceva "Cesare fece questo, Cesare disse quello", scriveva in tono più neutro possibile e diceva di essere neutrale ed obiettivo, e di non fare mai la morale! :gogogo: :gogogo:
O mi sembri Berlusconi quando dice "Non mi interesso più di televisioni dal 1994!" :lol2: :lol2:
Lol.
Racconto ciò che vedo, non ho dato giudizi morali.
Però beh, ci sta che tu ce ne veda.
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