Re: Super Tuesday

E' il luogo in cui potete parlare di tutto quello che volete, in particolare di tutti gli argomenti non strettamente attinenti allo sport americano...
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Vic Vega
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by Vic Vega »

mr.kerouac wrote: sentire però i giornalisti della fox che aprono con "gli europei, conosciuti per i formaggi, per i vini e perchè sono uomini piccoli" è veramente una cosa che mi manda in bestia. questi cazzo di zozzoni come si permettono di fare la morale a quella che è la culla della civiltà?

Ne deduco che la Scandinavia non è in Europa.

mr.kerouac wrote: aggiungo: se obama non ha telefonato all'italia per questo è veramente un coglione e cambia abbastanza la mia opinione su di lui. perchè un conto sono le minchiate (come la battuta di berlusconi) e un altro sono le cose importanti (come le relazioni tra i due paesi)
Ma ti pare che un capo di Stato non compia un gesto di cortesia istituzionale perchè si è personalmente offeso?
Ha semplicemente dato la precedenza alle nazioni europee che, in ottica statunitense, hanno reale peso politico.

Edit: Ripper e Manù hanno scritto la stessa cosa prima di me  :thumbup:
Last edited by Vic Vega on 07/11/2008, 19:44, edited 1 time in total.
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mr.kerouac
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by mr.kerouac »

ripper23 wrote: Sono anche d'accordo con te quando dici di mal sopportare alcuni atteggiamenti di giornalisti ammerigani, ma c'è anche da dire che a suon di figure di merda è difficile cambiare i preconcetti sbagliati che si hanno. Si va solo ad alimentarli.
questi vengono da 8 anni di presidenza di uno che non sa mettere due parole di fila, da 50 anni di distruzione del mondo "non civilizzato", hanno più problemi sociali del darfur e si permettono di avere pregiudizi?

non scherziamo dai...
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by Vic Vega »

La minchiata inizia ad assumere proporzioni spiacevoli:


Gaffe su Obama, Berlusconi
polemizza con un reporter Usa
Vivace scambio di battute tra un giornalista di Bloomberg e il premier. «Si scuserà con Barack?». «Chiedi scusa tu»


BRUXELLES - Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi su Barack Obama («è bello, giovane e abbronzato») sono state al centro di un vivace botta e risposta tra il premier italiano e un reporter americano. Nel corso della conferenza stampa del vertice Ue, un giornalista dell'agenzia di stampa americana Bloomberg ha domandato al capo del governo italiano perché non chiedesse scusa al presidente eletto, Barack Obama per le dichiarazioni fatte da Mosca. «Presidente, chiederà scusa a Obama?». «Ma per favore, per favore, chiedi piuttosto scusa tu all'Italia», è stata la replica.

«PER FAVORE, PER FAVORE... » - Alla fine della conferenza stampa di Bruxelles il giornalista americano di Bloomberg ha chiesto con insistenza a Silvio Berlusconi se non fosse il caso di chiedere scusa agli americani per la sua battuta su Obama. Il presidente del Consiglio ha prima replicato con calma: «Vedo che anche tu ti sei messo nella lista di quelli che ho detto ieri...». Quindi, al giornalista che ripeteva la domanda, ha aggiunto alzandosi e lasciando la sala: «Ma per favore, per favore chiedi scusa tu all'Italia...non c'è il senso del ridicolo». Berlusconi si è poi allontanato per fare rientro in Italia.

«IMBECILLI» - In mattinata, Berlusconi era tornato sulle parole pronunciate giovedì su Obama. «Li conoscevamo già ma non pensavamo fossero così tanto imbecilli» ha detto il premier, lasciando lasciando Mosca e diretto a Bruxelles, rispondendo ai cronisti italiani che gli chiedevano il suo stato d'animo dopo la lettura dei giornali e le tante critiche piovutegli addosso per le sue parole sul neopresidente Usa.


Da corriere.it
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by mr.kerouac »

Manu Ginobili wrote: C'è un errore di fondo: Obama non ha chiamato Ilvio non per la battuta, ma perchè, checchè ne dica il trapiantato, l'Italia non conta un cazzo nello scacchiere internazionale.
palle... l'Italia è comunque un paese del G8, è (con la Spagna) il più grande porto del mediterraneo e, last but not least, "ospita" qualche base americana. giusto qualcuna.
quindi tra uno spot e l'altro un pò di tempo per i due paesi avrebbe potuto trovarlo. questioni di forma dato che da due giorni non si sta discutendo d'altro.


@vic: ma io lo spero, infatti ho scritto SE...
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by Paperone »

avere qualche base americana non credo che faccia alzare le quotazioni internazionali dell'Italia, anzi.
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by oblomo »

Sancho Panza wrote: La cosa bella, per la quale in effetti bisogna complimentarsi con Silvio, è il fatto che ora si parla solo delle sue stronzate e ci si è apparentemente già quasi dimenticati delle parole, giusto un pochettino più gravi, di Gasparri, che non sarà il presidente del consiglio ma è pur sempre capogruppo al senato del suo partito...
Ormai è una tattica.
Sono molteplici le "urla" per coprire cose più gravi appena dette o fatte.
Si sposta artificialmente l'attenzione su altro.

Facci caso..................


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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by The goat »

Colonia o no, alla fine la telefonata è arrivata alle 22.10 ora italiana.
Lunga e cordiale. (cit.) Talmente cordiale che pare che per tutto il colloquio i due presidenti si siano chiamati vicendevolmente nano e abbronzato.

Che poi per ovvie ragioni l'America abbia una corsia preferenziale per l'Inghilterra è scontato. Che Sarkozy da presidente del Consiglio europeo avesse la precedenza mi sembra pure scontato. Che la Germania sia il fulcro economico dell'Europa non lo so si scopre oggi.
Penso fosse corretto da parte di Obama dare precedenza a questi 3 paesi.
Che non chiamasse l'Italia, anche solo per sentire come andavano le cose in colonia  :D, solo nella mente dei più pessimisti (o ottimisti a seconda dei punti di vista) poteva sembrar possibile.
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by The goat »

ripper23 wrote: ...ma c'è anche da dire che a suon di figure di merda è difficile cambiare i preconcetti sbagliati che si hanno. Si va solo ad alimentarli.
Manu Ginobili wrote: Ilvio non può dire una cosa del genere in un contesto internazionale, in quel momento rappresenta l'Italia.
Ma dai... la cagata di Berlusconi rimane ma non facciamola più grande di quanto è... lasciamo dedicare i titoloni da prima pagina e le relative strmentalizzazioni sulla vicenda a giornali come La Repubblica e compagnia cantante.
Abbiamo avuto ex ministri della Repubblcia Italiana che hanno partecipato a manifestazioni in cui si bruciavano le bandiere americane e si urlavano (oltre che contro i morti di Nassirya) anche contro i morti americani, e nessuno allora ha detto nulla, perchè stava bene così.
E questo succedeva non 50 anni fa nella Cuba Castrista, ma due anni fa nell'Italia prodiana.

Oggi per una frase del cazzo, ma comunque detta in assoluta buona fede e, nell'idiozia ed ignoranza di Bedrlusconi detta senza nessun minimo intento offensivo, si vuole farne un caso di stato e mettere in discussione i rapporti Italia/Usa.
Ma via... se non c'è riuscito il centro-sinistra con la sua schizofrenia in politica estera ad incrinarli, voglio proprio vedere se ci riesce Berlusconi.
Last edited by The goat on 08/11/2008, 13:36, edited 1 time in total.
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by Vic Vega »

Raccolta di editoriali da corriere.it.


Le scomode verità


di Alberto Ronchey


Al Presidente la Costituzione degli Stati Uniti concede «prerogative quasi regali», come osserva Tocqueville in La démocratie en Amérique. A tanto tempo dalla Convenzione di Filadelfia, 1787, è ancora così malgrado i successivi emendamenti. L’originario disegno costituzionale fu concepito per 4 milioni di cittadini, fra i quali appena 880 mila con diritto di voto. Poi quella consociazione patriarcale di fine ‘700 ha generato l’attuale macrosocietà multirazziale, multireligiosa, competitiva e spesso conflittuale con 300 milioni di cittadini, alla base della massima superpotenza nel mondo attuale.

Ora le sovrane prerogative del potere presidenziale, dopo il voto del 4 novembre, vengono conferite a un afroamericano. L’evento è di portata politica e storica incalcolabile, non solo negli Stati Uniti ma ben oltre. L’ascesa del coloured people era già da tempo manifesta, sia nelle cariche pubbliche, sia nella vita sociale. Basta ricordare gli alti compiti affidati a Colin Powell e Condoleezza Rice, o i riconoscimenti e i successi ottenuti da personaggi come Jesse Jackson, Clarence Thomas, Richard Parsons. Ma ora, con Barack Obama, «il primo nero» è alla Casa Bianca. Obama dovrà governare fra i residui d’ogni pregiudizio razziale, più o meno latente, se non fra movimenti aggressivi eredi del Ku Klux Klan o delle Black Panthers.

Al neopresidente spetterà, nello stesso tempo, la responsabilità di affrontare innumerevoli problemi non risolti e anzi esasperati negli ultimi anni fino alla scadenza del mandato di George W. Bush. Nell’economia, oltre a fronteggiare il collasso di Wall Street che ha contagiato il sistema finanziario su scala internazionale, dovrà intervenire con urgenza sulla crisi dei mutui e dei valori immobiliari che negli Stati Uniti assilla i risparmiatori anche se punisce gli speculatori. Ma dovrà presto affrontare anche fondamentali questioni come il debito pubblico raddoppiato, il passivo del commercio con l’estero, le incognite sulla variabile gestione delle riserve monetarie accumulate dalla banca centrale in Cina e finora investite nei titoli del Tesoro di Washington.

Nello scenario politico e strategico internazionale, gli oneri assunti dalla «superpotenza gendarme» hanno raggiunto lo stadio della massima superestensione. In politica estera, l’agenda del neopresidente comprende i conflitti cronicizzati nell’Iraq e nell’Afghanistan dei talebani favoriti dall’instabilità del Pakistan, il pericolo del nazionalismo atomico iraniano, le difficili relazioni con la Russia di Putin, il proselitismo castrista nel Sudamerica delle sfide anti-yanqui da Chávez a Morales e oltre. Ma non è ancora tutto, anzi c’è molto di più. Rimane il contenzioso ecologico, «una scomoda verità» secondo il film documentario di Al Gore. Sulla questione dell’inquinamento ambientale, infatti, l’emissione massima di esalazioni fino all’effetto «serra» deriva dall’iperconsumo energetico degli Stati Uniti.

È questa la più complessa vertenza internazionale, mentre l’attesa conversione del massimo sistema industriale alle fonti energetiche alternative, con la riduzione dei consumi di petrolio e gas, impone alti costi per un’efficace tutela dell’ambiente. Se non ora, mentre incombe la recessione dell’economia, nei prossimi tempi sarà questo negli Stati Uniti e in ogni società industriale il «problema dei problemi».



[align=center]*****[/align]

Riforma sanitaria: primo test per Obama
«Difficile con la crisi, forse un rinvio»


NEW YORK —Stanley Ann Dunham, morta a 53 anni per un cancro alle ovaie, passò l’ultima parte della sua vita combattendo, più ancora che con la malattia che l’aveva colpita, con le assicurazioni private che le lesinavano le cure mediche più costose, che la costringevano a seguire procedure estenuanti, a compilare pacchi di moduli. È una storia comune a molti americani, soprattutto i malati cronici: le assicurazioni Usa pagano senza battere ciglio operazioni chirurgiche e trattamenti «una tantum», ma cercano di evitare come la peste i pazienti con patologie che richiedono terapie che vanno ripetute di frequente.

Ma Stanley Ann, scomparsa nel 1995, non era una donna qualsiasi: era la madre di Barack Obama. E lui, nei 21 mesi spesi nella campagna elettorale, ha raccontato la sua storia in tutte le piazze d’America: il suo modo di spiegare perché aveva deciso di mettere la riforma della sanità — insieme al piano di sviluppo di fonti energetiche alternative e non inquinanti—al centro del suo programma presidenziale. Il crollo finanziario degli ultimi due mesi, i «salvataggi» a raffica di banche, assicurazioni e imprese in crisi che hanno fatto impennare la spesa pubblica e il deficit, oggi rendono più difficile l’applicazione di una riforma che ha costi elevati: 65 miliardi di dollari secondo gli esperti di Obama, 100 o 110 secondo gli analisti indipendenti che hanno esaminato il progetto. Il presidente eletto tre giorni fa dagli americani ammette che l’emergenza economica potrebbe costringerlo a ridimensionare o rinviare a qualche parte del suo piano. Ma Obama non può certo rinunciare alla riforma sanitaria perché il sistema attuale, oltre a lasciare 45 milioni di cittadini (tra i quali ci sono ben 9 milioni di bambini) senza alcuna copertura sanitaria e a garantire a molti altri solo una tutela limitata, ha costi enormi: il 16 per cento del reddito nazionale, il 50 per cento in più di quanto spendono, in media, i Paesi europei o il Canada.

Certo, il sistema Usa ha anche i suoi vantaggi: liste d’attesa più brevi, molte strutture mediche d’eccellenza, ricerca avanzatissima. Ma i costi sono spaventosi e il sistema delle assicurazioni private — che in un mercato «perfetto » dovrebbe garantire più efficienza—in realtà funziona male e produce nuove burocrazie. I motivi sono essenzialmente due: da un lato il paziente non ha le conoscenze e la libertà di scelta necessarie per comportarsi da soggetto economico, da consumatore del mercato della sanità; dall’altro il mantenimento dei rapporti con decine di compagnie assicurative, ognuna delle quali ha le sue regole, i suoi standard di rimborso, la sua modulistica, obbliga ogni singolo medico a riempire il suo studio di schiere di segretarie ed esperti di pratiche amministrative. Se passerà, la riforma di Obama non cambierà radicalmente questa situazione: anche se soffrono per le disfunzioni del sistema, gli americani non vogliono sentir parlare di nazionalizzazioni.

E, d’altra parte, le assicurazioni sono società con centinaia di miliardi di dollari di capitalizzazione che rappresentano una parte centrale del sistema finanziario Usa e nelle quali milioni di investitori e molti fondi pensione hanno messo buona parte dei loro fondi, dei loro risparmi. Una riforma radicale del sistema era stata tentata nel 1993 da Hillary Clinton, un anno Casa Bianca. Fu il più grosso fallimento di quell’Amministrazione: il progetto di Hillary scatenò la reazione di lobby finanziarie potentissime che fecero affondare la riforma, crearono in Congresso un clima di ostilità nei confronti dei Clinton e aprirono la strada alla rivincita dei repubblicani che nel ’94 conquistarono la maggioranza in Parlamento, costringendo Bill nel ruolo di presidente «dimezzato ».

Meno ambiziosa, ma anche più praticabile, la riforma di Obama è costruita su tre pilastri: 1) allargamento dell’intervento del programma Medicaid (l’assistenza sanitaria per i poveri) in modo da coprire obbligatoriamente tutti i bambini e da garantire alle famiglie a basso reddito contributi e sgravi fiscali che consentano loro di acquistare una polizza a condizioni agevolate; 2) creazione del National Health Insurance Exchange con l’obiettivo di mettere insieme un «pool» di compagnie che, attratte dalle economie di scala della negoziazione collettiva di un gran numero di polizze, consentano alla famiglia americana media di risparmiare 2.500 dollari l’anno rispetto a quanto paga oggi; 3) divieto, per le compagnie, di rifiutarsi di assicurare cittadini che già soffrono di una malattia cronica (oggi la cosiddetta «pre-existing condition » viene invocata spessissimo dalle assicurazioni per rescindere i contratti con i malati che richiedono le cure più costose). Misure importanti, attorno alle quali Obama vuole costruire una politica di utilizzo capillare delle tecnologie informatiche, convinto che la «digitalizzazione» della sanità può far risparmiare decine di miliardi di dollari.

Durante la campagna elettorale il candidato democratico ha anche promesso di far sentire il suo fiato sul collo all’industria farmaceutica, da lui accusata di far pagare le medicine vendute negli Usa quasi il doppio rispetto ai prezzi praticati in Europa o in Canada. Ma, pur con tutti questi interventi, i tecnici indipendenti che a suo tempo hanno confrontato la «ricetta» sanitaria di Obama con quella degli altri candidati democratici e, più di recente, con quella del repubblicano Mc- Cain, hanno concluso che i suoi risultati saranno comunque limitati. Anche se partirà subito, la riforma del leader nero comincerà a produrre qualche risultato solo dal 2010. Da quell’anno al 2019 il numero dei cittadini privi di copertura dovrebbe progressivamente ridursi dagli attuali 45 a 26 milioni. Il costo complessivo per il «taxpayer» sarà di 1,7 trilioni (migliaia di miliardi) di dollari in un arco di dieci anni. Un intervento di certo meno «statalista» di quello proposto da Hillary Clinton nel cui piano c’era la copertura sanitaria obbligatoria per tutti i cittadini, ma comunque più interventista della riforma diMcCain, tutta centrata su incentivi volti a rendere le assicurazioni più efficienti e a responsabilizzare i cittadini nel rapporto con le compagnie.

Curiosamente, però, proprio McCain, che fino a quattro giorni fa ha accusato Obama di voler «redistribuire» la ricchezza, fino al punto di soprannominarlo «redistributionist- in-chief», aveva formulato una proposta che, se applicata, avrebbe avuto effetti di redistribuzione del reddito più marcati di quella di Obama. Mentre il leader democratico manterrà intatto il sistema attuale nel quale molti datori di lavoro forniscono una polizza sanitaria ai loro dipendenti, McCain avrebbe, infatti, realizzato una piccola rivoluzione: avrebbe sostituito queste polizze—siano esse trattamenti da poche centinaia di dollari al mese per gli operai o le costosissime assicurazioni garantite, in totale esenzione d’imposta, a manager e banchieri—con uno sgravio fiscale annuo di 5.000 dollari, uguale per tutti.


[align=right]Massimo Gaggi[/align]


[align=center]*****[/align]



Nei primi cento giorni al potere
non ripeta i pasticci di Clinton
Le doti richieste al presidente: ispirazione, temperamento, organizzazione


di NIALL FERGUSON

Ci sono momenti —la caduta del Muro di Berlino, la liberazione di Nelson Mandela — in cui la storia compie un balzo, e lo stesso fa il cuore. Dopo secoli di discriminazione e pregiudizi inflitti agli afroamericani, l'idea di un uomo di pelle scura eletto come quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti mi è parsa un vero miracolo. Al mio arrivo negli Stati Uniti, nel 1981, il pregiudizio razziale era imperante. Nelle strade violente di New York erano all'ordine del giorno le angherie dei poliziotti di origine irlandese ai danni di giovani afroamericani.

La parola nigger aveva ancora libero corso tra molti bianchi negli Stati del Sud. In televisione, agli attori neri erano sempre riservati ruoli di buffoni o delinquenti (basti pensare all' imbarazzante Huggy Bear di Starsky and Hutch). Se all'epoca qualcuno mi avesse detto che nel 2008 un nero sarebbe stato eletto presidente, avrei pensato che si fosse appena fatto di crack comprato da Huggy. E' vero, ce n'è voluto di tempo, ma finalmente è successo. E dopo il commovente discorso di Obama a Chicago, martedì notte, alla notizia del trionfo elettorale, le parole del preambolo alla Dichiarazione di Indipendenza suonano più che mai veritiere: «Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per sé stesse evidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali e dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità».

Ovviamente, quando Thomas Jefferson scrisse questa frase immortale, era anch'egli proprietario di schiavi; in totale, ne possedeva circa duecento, e ne liberò solo sette. Persino quando i coloni ribelli dichiararono il loro diritto alla libertà, sancito da Dio, circa un quinto della popolazione totale della nuova repubblica era costituito da schiavi di origine africana. La schiavitù è stata, a dire di molti, il peccato originale degli Stati Uniti d'America. Nella sua autobiografia, citata anche nel monumento marmoreo sul Mall di Washington, Jefferson sembra rinnegare la «peculiare istituzione» sudista. «Nulla è scritto con più chiarezza nel libro del destino», si legge, «che questa gente (gli schiavi, ndt) deve essere libera». Ma proseguiva— cosa che gli scultori del memoriale hanno preferito tralasciare—che «le due razze» erano divise da «linee indelebili di separazione». Il significato concreto di quelle «linee indelebili » mi è stato ricordato senza mezzi termini proprio poche settimane fa, quando ho visitato a Stratford, in Virginia, il luogo di nascita di Robert E. Lee, il più grande generale della Confederazione durante la Guerra civile.

Oggi la piantagione di Lee è il monumento toccante, nella sua crudezza, alle ingiustizie del Sud: da una parte la splendida villa della famiglia Lee, dall'altra le miserabili baracche dove alloggiavano gli schiavi. La vittoria nordista nella Guerra civile pose fine alla schiavitù negli Stati Uniti, ma non alla discriminazione legale nei confronti degli afroamericani. Fino al 1945, ad esempio, trenta Stati avevano ancora leggi che proibivano i matrimoni misti; dieci di questi erano arrivati addirittura ad inserire nella costituzione il divieto di «miscegenation», o incrocio razziale. Tali divieti figuravano ancora nelle legislazioni di sedici stati quando vennero aboliti dalla Corte Suprema nel 1967. Barack Obama è generalmente definito «nero» o «afroamericano », ma così dicendo si elude il suo reale significato storico.

Egli stesso è nato da un matrimonio misto tra un'americana bianca e un keniota. Fa impressione pensare che, all'epoca della loro unione nel 1961, matrimoni di questo tipo erano ancora illegali in un terzo degli Stati americani, compresi alcuni che questa settimana hanno assegnato a Obama la sua schiacciante vittoria elettorale. Nel lento incedere della storia, quattro decenni non sono un lasso di tempo molto lungo. Eppure in soli quarant'anni l'America è passata dall'assassinio di Martin Luther King Jr. al trionfo di Barack Obama e per questo c'è senz'altro motivo di rallegrarsi. Tuttavia, non è solo per queste ragioni storiche che negli ultimi sei mesi ho deciso di schierarmi con Barack Obama. Dai primi anni '70 — se non addirittura dai primi anni '30—gli Stati Uniti non attraversavano una crisi finanziaria di questa portata, un’emergenza che richiede competenze completamente diverse da quelle mostrate da John McCain in campagna elettorale. In una crisi come quella attuale, ci si aspetta tre cose da un nuovo Presidente: un discorso inaugurale ispirato come fu quello di Franklin Roosevelt nel 1933; un temperamento che non si surriscaldi sotto pressione; e un'organizzazione disciplinata e focalizzata per far sì che il nuovo governo, nei suoi primi cento giorni, non combini i pasticci che combinò l'amministrazione Clinton.

In questa campagna, che ha abbinato un'eccezionale oratoria a un sangue freddo sovrumano e a una gestione impeccabile, Obama ha dimostrato di avere tutte e tre le qualità del leader. Quelle di McCain, invece, sono state date per disperse. La tragedia — il termine non è esagerato — è ovviamente che il primo presidente nero erediterà un tremendo dissesto finanziario. Le promesse di Obama (tagli alle tasse e aumenti degli investimenti) sono in effetti più contenute di quelle di McCain (un altro punto a favore del primo), ma la verità è che il nuovo presidente non dispone più del trilione di dollari con cui destreggiarsi per i prossimi quattro anni. Molto semplicemente, i soldi sono già stati spesi dal Ministro del Tesoro Paulson per foraggiare il più grande salvataggio del traballante sistema bancario. Se si sommano tutte le misure prese negli ultimi quattordici mesi dal Tesoro e dalla Federal Reserve, si scopre che la passività del governo è balzata da 7,5 a quasi 12 trilioni di dollari. Nel Congresso, già si sentono i democratici esultanti reclamare investimenti cospicui, e questo significa prestiti ancor più ingenti. La prima grande sfida del nuovo presidente sarà quella di trovare un ministro del Tesoro capace di resistere a queste pressioni. Perché se Obama dovesse cedere, il mercato obbligazionario internazionale potrebbe chiedersi se i titoli del Tesoro americano sono davvero l'investimento più sicuro al mondo. E i dubbi a questo proposito potrebbero rivelarsi fatali. Alcuni tra i più illustri fantasmi del passato americano aleggiavano su Chicago martedì sera. Accanto a Jefferson e Martin Luther King c'erano Lincoln e i fratelli Kennedy che guardavano verso il basso con stupore. Anche Franklin Roosevelt osservava la scena, e si domandava per quale crudele scherzo del destino il primo presidente nero debba confrontarsi con una probabile seconda Grande Depressione.
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by ze_ginius »

The goat wrote: Oggi per una frase del cazzo, ma comunque detta in assoluta buona fede e, nell'idiozia ed ignoranza di Bedrlusconi detta senza nessun minimo intento offensivo, si vuole farne un caso di stato e mettere in discussione i rapporti Italia/Usa.
Concordo sul rischio di fare le cose più grandi di quello che poi siano in realtà, però buon Dio è possibile che dobbiamo continuamente vergognarci dei comportamenti della nostra classe politica? Senatori che mangiano mortadella, si sputano addosso: ma hanno idea del decoro e del rigore che richiede il loro ruolo?

PS: pur credendo che nessuno sia nella posizione di dare lezioni di stile, non credo ministri o senatori dello scorso governo abbiano mai sostenuto pubblicamente chi bruciava bandiere Americane o faceva cori contro la polizia (morti di Nassiriya).
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by ripper23 »

The goat wrote: Ma dai... la cagata di Berlusconi rimane ma non facciamola più grande di quanto è... lasciamo dedicare i titoloni da prima pagina e le relative strmentalizzazioni sulla vicenda a giornali come La Repubblica e compagnia cantante.
Abbiamo avuto ex ministri della Repubblcia Italiana che hanno partecipato a manifestazioni in cui si bruciavano le bandiere americane e si urlavano (oltre che contro i morti di Nassirya) anche contro i morti americani, e nessuno allora ha detto nulla, perchè stava bene così.
E questo succedeva non 50 anni fa nella Cuba Castrista, ma due anni fa nell'Italia prodiana.

Oggi per una frase del cazzo, ma comunque detta in assoluta buona fede e, nell'idiozia ed ignoranza di Bedrlusconi detta senza nessun minimo intento offensivo, si vuole farne un caso di stato e mettere in discussione i rapporti Italia/Usa.
Ma via... se non c'è riuscito il centro-sinistra con la sua schizofrenia in politica estera ad incrinarli, voglio proprio vedere se ci riesce Berlusconi.
Non ho detto che questa cagata di Berlusconi aiuta a incrinare i rapporti USA-Italia. Non potrei mai pensarlo visto che lui è "il migliore amico degli americani in Europa". Rispondevo solo a Kerouac che si era indignato per una frase denigratoria di un GIORNALISTA americano nei nostri confronti, e ho semplicemente detto che loro sbagliano a dire certe cose, ma che a furia di sentire il primo ministro italiano fare figure di merda come questa è difficile che cambino certi pregiudizi. Non capisco dove hai letto il fatto che vengano messi in discussione i rapporti Italia/Usa francamente.

edit: Poi la battuta non è che sia finita solo sui titoloni di Repubblica o dell'Unità. Mi pare di aver visto che due o tre telegiornali mondiali l'avessero mandata in onda. Per dire che la figura di merda comunque c'è, non è inventata ad arte da giornalisti appecoronati. Concordo con te nel dire che comunque non è niente di che, se non una pessima figura, sono ben altre delle cose che dice quelle che mi preoccupano.
Last edited by ripper23 on 08/11/2008, 14:08, edited 1 time in total.
Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
così sarai uomo di fede:

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:
ma non ho creato dolore.
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by MagicKobe »

ze_ginius wrote: Concordo sul rischio di fare le cose più grandi di quello che poi siano in realtà, però buon Dio è possibile che dobbiamo continuamente vergognarci dei comportamenti della nostra classe politica? Senatori che mangiano mortadella, si sputano addosso: ma hanno idea del decoro e del rigore che richiede il loro ruolo?

PS: pur credendo che nessuno sia nella posizione di dare lezioni di stile, non credo ministri o senatori dello scorso governo abbiano mai sostenuto pubblicamente chi bruciava bandiere Americane o faceva cori contro la polizia.
avevamo caruso e luxuria....
Sta di fatto che la nostra classe dirigente degli ultimi dieci anni è di un livello assai basso.
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by davidvanterpool »

The goat wrote: Ma dai... la cagata di Berlusconi rimane ma non facciamola più grande di quanto è... lasciamo dedicare i titoloni da prima pagina e le relative strmentalizzazioni sulla vicenda a giornali come La Repubblica e compagnia cantante.
Abbiamo avuto ex ministri della Repubblcia Italiana che hanno partecipato a manifestazioni in cui si bruciavano le bandiere americane e si urlavano (oltre che contro i morti di Nassirya) anche contro i morti americani, e nessuno allora ha detto nulla, perchè stava bene così.
E questo succedeva non 50 anni fa nella Cuba Castrista, ma due anni fa nell'Italia prodiana.
Se non fosse che ti conosco di persona e che ho pure assistito al tuo matrimonio, penserei che il mio fidanzato si è iscritto al forum di nascosto. Cioè, non è la prima volta che succede, dite le stesse cose. Questo mi spaventa.

Comunque, per quanto sia d'accordo con te, che era una battuta, che è stata profondamente sfruttata con il solito "antiberlusconismo" che è l'unico modo che questa sinistra ha per far vedere che esiste, sono anche convinta che sarebbe meglio che ogni tanto il caro Ilvio si tappasse quella fogna di bocca che si ritrova e te lo sai come la penso io, però cavolo, neanche non gli succedesse mai che strumentalizzano ogni singola parola che dice! Errare è umano, perserverare..
Last edited by davidvanterpool on 08/11/2008, 15:31, edited 1 time in total.
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?

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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by SULF6HC »

giusta la vignetta di Ellekappa di oggi su Repubblica:
"Siamo un popolo di imbecilli e coglioni"  "e lui,è lì a testimoniarlo".


sono "in parte contento" che berlusconi abbia fatto un delle sue solite gaffe,che è apparsa in tutte le prime pagine dei principali giornali del mondo,fra cui: Herald Tribune,ElMundo, Daily News,Heraldo,DE Telegraff,New York Time,Washingon Post ecc, cosi ancora una volta tutto il mondo si ricorda da chi è rappresentata l'italia !



Le storiche battute e gaffe di Berlusconi:

Di seguito vengono riportate alcune delle sue battute memorabili in questi anni di governo:

APR 2006 -- "Ho troppa stima per gli italiani da pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che voteranno contro i loro interessi", ha detto commentando la proposta della Cdl di abolire l'Ici sulla prima casa se vincerà le elezioni.

MAR 2006 -- "Mi accusano di aver detto più volte che i comunisti mangiano i bambini: leggetevi il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi", ha detto parlando ad un comizio elettorale a Napoli.

GEN 2006 -- Berlusconi promette di astenersi dal sesso fino alle elezioni generali di aprile. "Grazie Padre Massimiliano" dice ad un predicatore televisivo che lo ha elogiato per la difesa dei valori della famiglia . "Cercherò di non deluderla e le prometto due mesi e mezzo di completa astinenza sessuale fino al 9 aprile".

AGO 2005 -- "Neanche l'economia va così male. Dalla mia villa ho una vista panoramica che si distingue anche quest'anno per i numerosi yacht... Nessuno può vantare più cellulari, più automobili, più televisioni degli italiani. Sapete quante delle nostre donne possono permettersi dei trattamenti di bellezza?" dice Berlusconi in un'intervista al "La Stampa".

GIU 2005 -- Berlusconi dichiara di aver usato il suo charme maschile per persuadere il presidente finlandese, Tarja Halonen, a lasciar cadere la richiesta del Paese di ospitare la nuova Authority europea sulla sicurezza alimentare.

"Ho dovuto ricorrere alle mie capacità di playboy, anche se era da un po' che non le usavo" dice. L'ambasciatore finlandese ha protestato ufficialmente.

SET 2004 -- "Mussolini non ha mai ucciso nessuno. Mussolini mandava la gente in vacanza al confino" dice Berlusconi alla rivista Spectator, rispondendo "sì" quando gli viene chiesto se pensava che il dittatore fascista fosse stato "mite".

LUG 2003 -- "Signor Schulz, so che in Italia c'è un produttore che sta girando un film sui campi di concentramento nazisti. La proporrò nel ruolo di kapò. Sarebbe perfetto" dice Berlusconi al parlamentare socialista tedesco Martin Schulz che l'aveva attaccato nel corso della presentazione della presidenza italiana dell'UE di fronte al parlamento europeo.

GIU 2003 -- "Tutti i cittadini sono uguali (davanti alla legge) ma forse il sottoscritto è un po' più uguale degli altri, visto che il 50 % degli italiani gli ha dato la responsabilità di governare il Paese" dice in un'udienza del processo per corruzione a Milano.

MAG 2003 -- "Ho una barca, ma negli ultimi due anni l'ho usata una sola volta per riportare la mia famiglia a casa. E non vado più nella mia casa alle Bermuda da circa due o tre anni... La mia vita è cambiata, la qualità è diventata terribile. Che lavoro tremendo" dice in un'intervista al New York Times.

DIC 2002 -- "I più svegli riusciranno sicuramente a trovare un secondo lavoro, anche non regolare" dice Berlusconi, incoraggiando i lavoratori licenziati della Fiat a cercare un lavoro in nero.

OTT 2002 -- "Rasmussen non è solo un grande collega, ma anche il primo ministro più bello d'Europa" ha detto Berlusconi della sua controparte danese, Anders Fogh Rasmussen, in una conferenza stampa congiunta. "E' così bello che sto addirittura pensando di presentarlo a mia moglie", riferendosi ad un pettegolezzo secondo cui sua moglie aveva una relazione extraconiugale.

SET 2002 -- "In certi casi i pedalò sono utili. Nessuno (dei cadaveri) si è lamentato" ha risposto alla domanda sul perché la polizia avesse usato delle imbarcazioni a pedali per recuperare gli immigrati affogati.

FEB 2002 -- Durante una fotografia di gruppo al termine di un vertice informale dell'Ue in Spagna, Berlusconi fa le corna dietro la testa di Josep Pique, ministro degli Esteri spagnolo.

OTT 2001 -- Berlusconi fa scoppiare una polemica nel mondo islamico quando dichiara che l'Occidente dovrebbe essere conscio della sua "superiorità". "Dovremmo essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà, che consiste in un sistema di valori che ha dato alla gente un benessere diffuso e garanzie di rispetto per diritti umani e religione" ha detto. "Questo rispetto certamente non esiste negli Stati musulmani.

Fonte originale: CaniSciolti.info

p.s
e non sono neppure tutte...
Il cinema è dentro di me (..ma forse anche l'atletica)
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Re: Vorrei la pelle nera...

Post by The goat »

ripper23 wrote: Non ho detto che questa cagata di Berlusconi aiuta a incrinare i rapporti USA-Italia. Non potrei mai pensarlo visto che lui è "il migliore amico degli americani in Europa". Rispondevo solo a Kerouac che si era indignato per una frase denigratoria di un GIORNALISTA americano nei nostri confronti, e ho semplicemente detto che loro sbagliano a dire certe cose, ma che a furia di sentire il primo ministro italiano fare figure di merda come questa è difficile che cambino certi pregiudizi. Non capisco dove hai letto il fatto che vengano messi in discussione i rapporti Italia/Usa francamente.
Non prenderla sul personale rip.
ho quotato te e manu come esponenti di una certa linea di pensiero che tende a collocare l'Italia in un contesto abbastanza marginale nei rapporti con gli USA. Cosa su cui potrei anche essere d'accordo, anche se ovviamente certi toni di manu sono ovviamente eccessivi.
Volevo solo sottolineare che, indipendentemente da tutto, imputare colpe di ciò (anche minime) a Berlusconi è completamente fuori luogo. Anzi, caso mai il contrario.
Sulla battuta è stato già detto tutto.
davidvanterpool wrote: Se non fosse che ti conosco di persona e che ho pure assistito al tuo matrimonio, penserei che il mio fidanzato si è iscritto al forum di nascosto. Cioè, non è la prima volta che succede, dite le stesse cose. Questo mi spaventa.
ti spaventa?
non dovrebbe renderti orgogliosa del tuo ragazzo?  :penso:
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