Re: Il Ciclismo - Vol. II

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vikings11
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by vikings11 »

Red wrote: L'esempio di Cunego è lampante. Al Tour non era dopato e si è visto: lo staccavano sempre!
Questo mi fa sorgere qualche sospetto: non è che quando era lui a staccare tutti, forse qualche aiutino se lo faceva dare?
A parte che per me non è litigare ma solo confrontare opinioni diverse... :D

Detto questo, allora Cunego dovrebbe essersi dopato, secondo il tuo ragionamento, sia all'ultimo mondiale che alla Japan Cup? Come Bettini in tutte le corse che ha vinto? Dai...siamo seri... :D

Costa tanto sperare che finalmente siamo davanti ad un ciclista che si è fermato un attimo prima di cadere nel ridicolo?

Alla fine ha avuto solo un 3-4 mesi strepitosi nel 2004, cosa del tutto normale per un ciclista professionista che programma di essere al top in un determinato periodo. Dopo ha vissuto di alti e bassi come tutti gli atleti, facendo exploit in alcune corse e prendendo sonore mazzate in altre. Ripeto...prestazioni normali per qualsiasi ciclista senza additivi...
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Red »

vikings11 wrote: A parte che per me non è litigare ma solo confrontare opinioni diverse... :D

Detto questo, allora Cunego dovrebbe essersi dopato, secondo il tuo ragionamento, sia all'ultimo mondiale che alla Japan Cup? Come Bettini in tutte le corse che ha vinto? Dai...siamo seri... :D

Costa tanto sperare che finalmente siamo davanti ad un ciclista che si è fermato un attimo prima di cadere nel ridicolo?

Alla fine ha avuto solo un 3-4 mesi strepitosi nel 2004, cosa del tutto normale per un ciclista professionista che programma di essere al top in un determinato periodo. Dopo ha vissuto di alti e bassi come tutti gli atleti, facendo exploit in alcune corse e prendendo sonore mazzate in altre. Ripeto...prestazioni normali per qualsiasi ciclista senza additivi...
Naturalmente, intendevo il termine "litigare" proprio in tal senso: senza un pizzico di polemica, che gusto c'è a dibattere in un forum?  :D

Detto ciò, le performance di Cunego nelle gare di un giorno sono sempre state nelle sue corde, fin da quando era dilettante, come emerge dal suo curriculum di assoluto prestigio. L'anomalia è il suo exploit al Giro: sono proprio le gare a tappe che richiedono maggiori capacità di recupero ed è lì che il doping diviene più necessario. Ed è lì che si concentrano i sospetti.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by vikings11 »

Red wrote: Ed è lì che si concentrano i sospetti.
Ma poi ti dirò, tifoso di Cunego o meno, nemmeno io posso onestamente dire di essere disposto a mettere la mano sul fuoco sul fatto che non prende niente di niente. Magari non si bomba, ma almeno qualcosina per aiutare i recuperi credo che prenda, come tutti, da quello che si sente da chi ha "navigato" l'ambiente.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Red »

vikings11 wrote: Ma poi ti dirò, tifoso di Cunego o meno, nemmeno io posso onestamente dire di essere disposto a mettere la mano sul fuoco sul fatto che non prende niente di niente. Magari non si bomba, ma almeno qualcosina per aiutare i recuperi credo che prenda, come tutti, da quello che si sente da chi ha "navigato" l'ambiente.
Proprio questo, secondo me, è il problema.
Spesso si sentono dichiarazioni di gente dell'ambiente che affermano l'impossibilità di competere ad alto livello senza qualche aiuto.
E risulta difficile non prestarvi fede. Gli equilibri fra i vari atleti sono così delicati che non si vede come possa non vincere chi utilizza prodotti in grado di migliorare le prestazioni del 10-20%...
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Post by vikings11 »

Red wrote: Proprio questo, secondo me, è il problema.
Spesso si sentono dichiarazioni di gente dell'ambiente che affermano l'impossibilità di competere ad alto livello senza qualche aiuto.
E risulta difficile non prestarvi fede. Gli equilibri fra i vari atleti sono così delicati che non si vede come possa non vincere chi utilizza prodotti in grado di migliorare le prestazioni del 10-20%...
Se è per questo c'è un Campione d'Italia allievi, o juniores (ora non ricordo), del mio paese che al momento di passare dilettante ha lasciato baracca e burattini perchè, da confidenze del padre con amici, gli era stato fermamente imposto di utilizzare determinati prodotti...
Poi sai, è anche vero che siamo in Italia, e che il limite tra "leggenda urbana", "ingigantimento della realtà", e realtà nuda e cruda, è sempre, troppo, troppo, troppo, sottile...
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Red »

vikings11 wrote: Se è per questo c'è un Campione d'Italia allievi, o juniores (ora non ricordo), del mio paese che al momento di passare dilettante ha lasciato baracca e burattini perchè, da confidenze del padre con amici, gli era stato fermamente imposto di utilizzare determinati prodotti...
Poi sai, è anche vero che siamo in Italia, e che il limite tra "leggenda urbana", "ingigantimento della realtà", e realtà nuda e cruda, è sempre, troppo, troppo, troppo, sottile...
Ci sono anche molti "amatori", che, pur di far bella figura con gli amici, non esitano a rimepirsi di schifezze.
Non mi sorprende per nulla, quindi, l'ipotesi di una sollecitazione simile proprosta ad un talento emergente...
Ed è qui che bisogna colpire il sistema.
Ben vengano le sanzioni agli atleti "positivi", ma non possiamo illuderci che il "male" sia solo là dove si focalizza la lente dell'antidoping.
Sarebbe bello ma non è così. Purtroppo, è solo la punta dell'iceberg.
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Post by MagicKobe »

la soluzione è semplice,corridore beccato squalifichi corridore e squadra o direttore sportivo.
Perchè è imppossibile che la squdra non si accorga delle porcherie che pigliano i suoi atleti,quando li controllano giorno per giorno.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Red »

MagicKobe wrote: la soluzione è semplice,corridore beccato squalifichi corridore e squadra o direttore sportivo.
Perchè è imppossibile che la squdra non si accorga delle porcherie che pigliano i suoi atleti,quando li controllano giorno per giorno.
Questo è un punto importante, anche perchè porrebbe fine a quelle vergognose messinscena per cui in caso di positività il direttore sportivo cade dalla nuvole e si dichiara scandalizzato. Ma non basta. Occorre imporre a tutte le federazioni nazionali (Spagna inclusa) di aderire a protocolli rigorosi, escludendo chiunque vi si sottragga: è pazzesco che continui a correre uno come Valverde, che rifiuta l'analisi del DNA rispetto ad una sacca di sangue trovata nell'ambito dell'Operacion Puerto.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by vikings11 »

MagicKobe wrote: la soluzione è semplice,corridore beccato squalifichi corridore e squadra o direttore sportivo.
Perchè è imppossibile che la squdra non si accorga delle porcherie che pigliano i suoi atleti,quando li controllano giorno per giorno.
sarebbe ora che facessero questo...ma ci spero poco
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by doc G »

MagicKobe wrote: la soluzione è semplice,corridore beccato squalifichi corridore e squadra o direttore sportivo.
Perchè è imppossibile che la squdra non si accorga delle porcherie che pigliano i suoi atleti,quando li controllano giorno per giorno.
Stavolta concordo. Due anni per un corridore alla prima positività sono già una bella sanzione, puoi magari portarla a due e mezzo, tre, poi non avrebbe più senso, sempre parlando della prima positività.
Che poi la squadra sia colpevole o meno, che il direttore sportivo sia colpevole o meno, devono però controllare il corridore, è una loro precisa responsabilità. Espulsione della squadra dalla competizione in corso ed annullamento di ogni risultato raggiunto in quella competizione, squalifica per un certo periodo della squadra e per un periodo più lungo del direttore sportivo, per responsabilità oggettiva, principio che nello sport viene spesso applicato. Perchè un presidente di una squadra di calcio dovrebbe pagare una multa se i suoi tifosi fanno danni, ed il presidente di una squadra di ciclismo dovrebbe farla franca se un suo corridore su dopa?
Dirò di più, io il principio lo estenderei ad ogni sport. Nel calcio non puoi radiare una squadra se un calciatore si dopa, ma puoi dare partita persa a tavolino quando viene scoperto ed un certo numero di punti di penalizzazione per ogni vicenda.
Se poi capita in una competizione a qualificazione, tipo le coppe europee e le competizioni per nazionali, esclusione della squadra dalla competizione.
Provvedimento duro, ma a questo punto necessario.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Alpha »

Leonardo Ancilli wrote: allora come mai è stato squalificato due anni ? Aveva pisciato aranciata ?

Dai siamo seri ....
E' stato squalificato per tentato doping. Poi ognuno di noi può avere la sua opinione nel dire, si è dopato e non lo hanno mai preso, è pulito è un ingiustizia.

La mia personale opinione è che proprio pulito non fosse, ma la cosa che mi ha dato MOLTO FASTIDIO è vederlo squalificato, mentre altri corridori nella stessa situazione (Valverde tanto per fare un nome), hanno corso e sono negli albi d'oro di corse importanti.

:papa:
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Toni Monroe »

doc G wrote: Stavolta concordo. Due anni per un corridore alla prima positività sono già una bella sanzione, puoi magari portarla a due e mezzo, tre, poi non avrebbe più senso, sempre parlando della prima positività.
Che poi la squadra sia colpevole o meno, che il direttore sportivo sia colpevole o meno, devono però controllare il corridore, è una loro precisa responsabilità. Espulsione della squadra dalla competizione in corso ed annullamento di ogni risultato raggiunto in quella competizione, squalifica per un certo periodo della squadra e per un periodo più lungo del direttore sportivo, per responsabilità oggettiva, principio che nello sport viene spesso applicato. Perchè un presidente di una squadra di calcio dovrebbe pagare una multa se i suoi tifosi fanno danni, ed il presidente di una squadra di ciclismo dovrebbe farla franca se un suo corridore su dopa?
Dirò di più, io il principio lo estenderei ad ogni sport. Nel calcio non puoi radiare una squadra se un calciatore si dopa, ma puoi dare partita persa a tavolino quando viene scoperto ed un certo numero di punti di penalizzazione per ogni vicenda.
Se poi capita in una competizione a qualificazione, tipo le coppe europee e le competizioni per nazionali, esclusione della squadra dalla competizione.
Provvedimento duro, ma a questo punto necessario.
Pienamente d'accordo. Pensavo la stessa cosa tempo fa. La responsabilità delle squadre, secondo me, è indiscutibile. Vale lo stesso concetto per le federazioni di atletica, dalla Germania est, alla Romania, alla Cina, dei tempi che furono, e probabilmente anche degli stati uniti. Ciascuno nel proprio ambito, si cerca di vincere. Per la gloria e per il denaro. E' assurdo che la responsabilità ricada tutta sugli atleti, se -come si dice- per vincere bisogna doparsi, non è possibile che questa verità sia nota soltanto ai ciclisti. Le squadre ne sono per forza altrettanto consapevoli..
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by vikings11 »

Toni Monroe wrote: Le squadre ne sono per forza altrettanto consapevoli..
Credo che alcune squadre, se non quasi tutte, siano le prime a proporre l'uso di certe sostanze miracolose ai ciclisti....
altro che inconsapevoli come vogliono farci credere i vari media...
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Toni Monroe »

Rimane poi un problema che per gli atleti magari è secondario (pur se tale non è) ma che per le squadre diventa incriminante: il doping fa male! Non è questione solo di barare, di essere sleali. Se ne è parlato anche in un post sul doping, ed anche lì avevo fatto notare questo aspetto. Il problema non è fare qualcosa che gli altri non hanno mai fatto per vincere; che ci sia un progresso nei materiali usati per costruire le biciclette, nei tessuti delle divise, nelle metodologie di allenamento, di per sè, non comporta nulla. Nulla di illecito. Finchè non emerge che ci possono essere dei problemi che riguardano l'incolumità degli atleti. Che un corridore sia disposto, per incoscienza e sconsideratezza, ad assumere sostanze che a lungo andare ne possono minare il fisico lo si potrebbe anche arrivare a ritenere lecito. Non è così ma, finchè uno rischia del suo, potrebbero anche essere affari suoi. Ma che una squadra, una federazione, uno stato (perchè oltre che atleti sono anche cittadini e uno stato ha doveri nei confronti di tutti) possano accettare che ci si faccia del male (sia pure nel lungo periodo) è assurdo. Insomma, una delle contromisure più efficaci sarebbe quella dell'illecito penale, oltre che sportivo. E' un po' come l'obbligo di mettere il casco per chi va in moto o la cintura di sicurezza per chi va in macchina: se alla tua incolumità non vuoi pensarci da solo, bisogna che tu sappia che se vieni trovato inadempiente (in questo caso dopato) ne pagherai le conseguenze. Qualcosa si sta anche facendo, in questo senso, ma è ancora un problema poco sentito. Inoltre bisognerebbe colpire le squadre, anche economicamente, con sanzioni durissime.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Leonardo Ancilli »

Red wrote: Ci sono anche molti "amatori", che, pur di far bella figura con gli amici, non esitano a rimepirsi di schifezze.
Il vero dramma della vicenda è proprio questo, perchè poi quando gli amatori prendono queste robe non lo fanno neppure sotto il controllo medico che hanno i pro.

Attenzione si parla di 3000 morti sospette dall'inizio degli anni 90 ad oggi nel ciclismo italiano, mica noccioline.
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