Re: Il Ciclismo - Vol. II
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badboystwo
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
bisogna essere obiettivi e sportivi.Seppur moseriano sfegatato, bisogna ammettere che in quegli anni Moser aveva un trattamento di riguardo sia all'interno del gruppo che dagli organizzatori, d'altronde era un personaggio mediatico non indifferente. Grande campione per le gare di un giorno, sicuramente tra i più grandi, a livello di forza atletica forse il più grande, non eccelleva nella lettura della corsa e tante volte la sua troppa foga agonistica gli si è ritorta contro.Per quello che riguarda i grandi giri, in salita si difendeva appena.Poteva rifilare molti minuti a cronometro, ma poi in montagna veniva regolarmente staccato.Quindi più di un Giro d'Italia è stato disegnato a fronte delle sue caratteristiche.Quello era un ciclismo diverso e sicuramente da rimpiangere, i campioni correvano da febbraio ad ottobre e davano spettacolo al Fiandere come alle Tre Valli Varesine..che mi ricordi la più grande litigata in corsa tra Saronni e Moser avvenne prima in una tappa della Tirreno-Adriatico e poi durante il campionato italiano dell'81 a Compiano, vinto poi da Moser.
Altre chicca di Moser la Wevelgem del 79: in fuga con Raas, Lubberding, ambedue della famigerata T-Raleigh e De Vlaeminck, nonostante i tre gli corressero contro negli ultimi km. lui li infilzò tutti allo sprint.Cercò anche di vincere una Amstel, quando la corsa era semisconosciuta ed era terreno solo per begli e soprattutto olandesi: in fuga con Raas , vide l'olandese andar via in mezzo ad un nugolo di motociclette...non tornò mai più a farsi prendere per il culo in quella corsa....
Altre chicca di Moser la Wevelgem del 79: in fuga con Raas, Lubberding, ambedue della famigerata T-Raleigh e De Vlaeminck, nonostante i tre gli corressero contro negli ultimi km. lui li infilzò tutti allo sprint.Cercò anche di vincere una Amstel, quando la corsa era semisconosciuta ed era terreno solo per begli e soprattutto olandesi: in fuga con Raas , vide l'olandese andar via in mezzo ad un nugolo di motociclette...non tornò mai più a farsi prendere per il culo in quella corsa....
- Vic Vega
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
Par di capire che Raas non ti stava simpatico. :Dbadboystwo wrote: bisogna essere obiettivi e sportivi.Seppur moseriano sfegatato, bisogna ammettere che in quegli anni Moser aveva un trattamento di riguardo sia all'interno del gruppo che dagli organizzatori, d'altronde era un personaggio mediatico non indifferente. Grande campione per le gare di un giorno, sicuramente tra i più grandi, a livello di forza atletica forse il più grande, non eccelleva nella lettura della corsa e tante volte la sua troppa foga agonistica gli si è ritorta contro.Per quello che riguarda i grandi giri, in salita si difendeva appena.Poteva rifilare molti minuti a cronometro, ma poi in montagna veniva regolarmente staccato.Quindi più di un Giro d'Italia è stato disegnato a fronte delle sue caratteristiche.Quello era un ciclismo diverso e sicuramente da rimpiangere, i campioni correvano da febbraio ad ottobre e davano spettacolo al Fiandere come alle Tre Valli Varesine..che mi ricordi la più grande litigata in corsa tra Saronni e Moser avvenne prima in una tappa della Tirreno-Adriatico e poi durante il campionato italiano dell'81 a Compiano, vinto poi da Moser.
Altre chicca di Moser la Wevelgem del 79: in fuga con Raas, Lubberding, ambedue della famigerata T-Raleigh e De Vlaeminck, nonostante i tre gli corressero contro negli ultimi km. lui li infilzò tutti allo sprint.Cercò anche di vincere una Amstel, quando la corsa era semisconosciuta ed era terreno solo per begli e soprattutto olandesi: in fuga con Raas , vide l'olandese andar via in mezzo ad un nugolo di motociclette...non tornò mai più a farsi prendere per il culo in quella corsa....
A parte gli scherzi, davvero belli i tuoi post d'epoca.
La tendenza a disegnare il Giro in ossequio al campione italiano di riferimento è continuata ben oltre l'epoca Moser; ricordo che il famigerato Giro del '99, all'atto della presentazione, venne ironicamente ribattezzato da Cipollini "il Giro della stazioni sciistiche" (doloroso ricordare a vantaggio di CHI fosse stato così concepito), mentre nei primi anni di questo decennio ricordo prime settimane camomillose a tutto favore delle ruote veloci, che si trattasse dello stesso Cipollini o di Petacchi.
- Teo
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
Beh non solo gli italiani. Anche il Tour all'epoca di Indurain aveva tipo 200 km a cronometro!
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badboystwo
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
Vic Vega, non è che Raas mi stesse antipatico, è che era evidente che correva in maniera molto scorretta....Per esempio Moser ha vinto 3 Roubaix di fila 78,79 e 80, entrando sempre nel velodromo da solo e con 3 maglie diverse , nel 78 con quella di campione del mondo ( e sarebbe bello vedere l'anno prossimo Ballan emulare il grande Francesco, Cancellara e Boonen permettendo..), nel 79 con la maglia Sanson e nel 80 con la maglia di campione d'Italia (come Tafi nel 99).Raas ha vinto 5 o 6 Amstel consecutive ed in alcune, permettimi la battuta, lo hanno visto alzare le mani a bordo dell'ammiraglia..d'altronde gli olandesi, strano per un popolo così sportivo, nel ciclismo hanno sempre avuto comportamenti da banditi. Valkemburg 79: volata per il campionato del mondo, mentre sta per scattare BAttaglin, Thurau e Raas gli tagliano la strada facendolo cadere...Valkemburg 98: negli ultimi km. foratura di Boogerd che viene beccato dalla telecamera mentre in scia all'ammiraglia tenta di riagganciare i fuggitivi..diciamo che i nordici hanno sempre usato armi impensabili a noi italiani.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
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BruceSmith
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
ok, ma ci fu dell'altro: Fignon contestò duramente la mancata salita sullo Stelvio che venne annullata a causa del maltempo e mi sembra che ci furono polemiche anche sulla crono decisiva (forse per la bici, non ricordo precisamente).Teo wrote: Beh non solo gli italiani. Anche il Tour all'epoca di Indurain aveva tipo 200 km a cronometro!
insomma, non fu proprio il massimo...
lele_warriors wrote: mi auguro vi tirino sotto a voi senza motivo
IL Poz wrote: Ah se c'è Brusmit non vengo.
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badboystwo
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
diciamo che il povero Fignon è uno dei corridori che nelle corse ha tappe ha più da recriminare..penso che si svegli ancora di notte con l'incubo di Lemond e degli 8 secondi del Tour 89. A proposito di incubi e sempre per rivangare il passato, anche il nostro ct passa ancora notti insonni: è vero che si è rifatto con la Roubaix del 95 e soprattutto con la vittoria mercksiana del 98, ma se gli parlate della PAsqua del 93 ancora gli si accappona la pelle. Roubaix 93: lo squadrone GB-MG parte con i favori del pronostico..in squadra Ballerini,Museeuw,Cipollini e Tchmil. Ancor prima di metà corsa lo squadrone forza i tempi e porta via una fuga diuna ventina di corridori tra cui tutti i capitani GB..tra i tagliati fuori tutti gli altri favoriti su tutti Van Hooydonck e Gilbert Duclos Lassalle. Con tanta fatica gli inseguitori (anche con l'aiuto delle ammiraglie ) riprendono la fuga. A 25 km dal termine in un tratto di pavè sparata micidiale di Ballerini..solo Lassalle gli resiste e gli si fa i complimenti perchè riesce a tenere le ruote di uno scatenato Ballerini che potrebbe staccarlo quando vuole, ma fa l'errore di pensare "tanto questo in volata lo batto quando voglio"..in una volata a dir poco scontata, succede l'imprevedibile Lassalle batte Ballerini per pochi centimetri..il nostro cade nello sconforto, ma ha il grande pregio il giorno dopo di dichiarare "La Roubaix per saperla vincere, prima devi perderla...che mi serva di lezione..anche gli asini non cadono due volte di seguito nella stessa buca". Dopo una sfortunata edizione del 94, dove il Ballero fora 5 volte e in un occasione deve aspettare 3 minuti il cambio ruote e nonostante ciò arriva terzo, arrivano le grandiose rivincite 95 e soprattutto 98 dove il nostro entra alla maniera di Moser solo nel velodromo....
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
E' un piacere questa digressione su Moser e il grande ciclismo della sua epoca, che ho provocato con le mie critiche a Saronni.
E' vero: venivano disgenati giri su misura per Moser e Saronni. Non per far contenti loro, ma per la gioia del pubblico italiano, che non avrebbe sopportato di vedere esclusi dalla lotta per la vittoria gli idoli dle momento. Nonostante questo, sembrava che il povero Francesco non riuscisse a vincere lo stesso.
Vinse a 33 anni con la mitica crono. Mi dispiace per Fignon, grandissimo e sfortunato, ma quel Giro era un appuntamento con il destino per Moser.
E' vero: venivano disgenati giri su misura per Moser e Saronni. Non per far contenti loro, ma per la gioia del pubblico italiano, che non avrebbe sopportato di vedere esclusi dalla lotta per la vittoria gli idoli dle momento. Nonostante questo, sembrava che il povero Francesco non riuscisse a vincere lo stesso.
Vinse a 33 anni con la mitica crono. Mi dispiace per Fignon, grandissimo e sfortunato, ma quel Giro era un appuntamento con il destino per Moser.
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Toni Monroe
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
Purtroppo le salite per Moser erano assolutamente indigeste e per quanto cercassero di disegnare dei giri dove fossero ridotte al minimo, qualcuna doveva pur esserci e lì lui perdeva. A differenza di un altro grande passista, quell'Indurain mai entusiasmante (per me) ma che in salita si difendeva eccome. Per il record dell'ora e l'autoemotrasfusione (ma anche la scelta di andare in altura, pur lecita) credo sia dovuta alla voglia di fare qualcosa di importante. Il discorso riguarderebbe l'etica e i valori dello sport. Moser volle quel record e fece quanto poteva per ottenerlo, sfiorando l'illecito. Ma l'autoemotrasfusione fu vietata soltanto in seguito. Saronni era uno scattista, il meglio lo dava con degli scatti, appunto, a non molta distanza dal traguardo; criticabile finchè si vuole, ma ciascuno ha diritto di esprimersi nel modo che gli è più congeniale. Chiudo con un
a Fignon, perchè quella beffa di Lemond che lo brucia a Parigi è proprio amara..
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
Moser utilizzò mezzi discutibili solo per il record dell'ora, che con il ciclismo vero ha poco a che fare.
La sua grandezza nasce del sudore grondato sui pavè della Roubaix, non dagli exploit nati in laboratorio e consumati in lontanissimi velodromi messicani.
Saronni merita tutti gli elogi per aver vinto molto più di quanto non meritasse grazie al fenomenale scatto che aveva, ma il suo stile di corsa era all'insegna dell'opportunismo e non si può dire che riuscisse ad alimentare l'epico entusiasmo che accompagnava ogni impresa del suo ben più degno rivale.
Nel frattempo, le polemiche continuano ad accompagnare il rientro di Armastrong, a conferma di una scelta inopportuna...
http://www.gazzetta.it/Ciclismo/Primo_P ... rong.shtml
La sua grandezza nasce del sudore grondato sui pavè della Roubaix, non dagli exploit nati in laboratorio e consumati in lontanissimi velodromi messicani.
Saronni merita tutti gli elogi per aver vinto molto più di quanto non meritasse grazie al fenomenale scatto che aveva, ma il suo stile di corsa era all'insegna dell'opportunismo e non si può dire che riuscisse ad alimentare l'epico entusiasmo che accompagnava ogni impresa del suo ben più degno rivale.
Nel frattempo, le polemiche continuano ad accompagnare il rientro di Armastrong, a conferma di una scelta inopportuna...
http://www.gazzetta.it/Ciclismo/Primo_P ... rong.shtml
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
Siamo d'accordo. Forse mi sono spiegato male, intendevo che soltanto il record dell'ora rispondeva al desiderio di lasciare un'impronta. Un prestigio ulteriore che esula dal correre in strada contro gli avversari. Saronni poteva correre solo a quel modo. Sarebbe come criticare Inzaghi perchè sa segnare su rimpallo. Alla fine conta la continuità E quella non te la inventi.. Ma è vero che non era per Saronni che guardavo il ciclismo. Figurati che io ero tifoso del Diablo (Chiappucci), che era tutto un altro (entusiasmante) tipo di corridore..Red wrote: Moser utilizzò mezzi discutibili solo per il record dell'ora, che con il ciclismo vero ha poco a che fare.
La sua grandezza nasce del sudore grondato sui pavè della Roubaix, non dagli exploit nati in laboratorio e consumati in lontanissimi velodromi messicani.
Saronni merita tutti gli elogi per aver vinto molto più di quanto non meritasse grazie al fenomenale scatto che aveva, ma il suo stile di corsa era all'insegna dell'opportunismo e non si può dire che riuscisse ad alimentare l'epico entusiasmo che accompagnava ogni impresa del suo ben più degno rivale.
Nel frattempo, le polemiche continuano ad accompagnare il rientro di Armastrong, a conferma di una scelta inopportuna...
http://www.gazzetta.it/Ciclismo/Primo_P ... rong.shtml
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
Saronni come Inzaghi... bel paragone, ma allora concedimi un Moser come Del Piero!Toni Monroe wrote: Siamo d'accordo. Forse mi sono spiegato male, intendevo che soltanto il record dell'ora rispondeva al desiderio di lasciare un'impronta. Un prestigio ulteriore che esula dal correre in strada contro gli avversari. Saronni poteva correre solo a quel modo. Sarebbe come criticare Inzaghi perchè sa segnare su rimpallo. Alla fine conta la continuità E quella non te la inventi.. Ma è vero che non era per Saronni che guardavo il ciclismo. Figurati che io ero tifoso del Diablo (Chiappucci), che era tutto un altro (entusiasmante) tipo di corridore..![]()
Grande Chiappucci, perdente di razza, avvicinato, di recente, solo da Davide Rebellin. Ricordo l'impresa che ce lo rivelò al Tour de France 1990. Una fuga bidone che stava per diventare una fuga per la vittoria. La sfacciattagine di un giovane sconosciuto che in maglia gialla osava andare all'attacco. La paura del grande Lemond, che solo con l'aiuto del cronometro riesce a riagganciare la vittoria.
Dal 1990 al 1993 riuscì ad arrivare tre volte sul podio al Tour e tre volte al Giro senza mai vincere.
Del tutto assente nell'albo d'oro delle garndi gare a tappe, rimarrà per sempre nel cuore di noi tifosi. Soprattutto di quelli che hanno visto i trionfi di Saronni senza mai riuscire ad esaltarsi (forse con l'eccezione dell'impresa di Goodwood).
Last edited by Red on 03/10/2008, 8:36, edited 1 time in total.
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badboystwo
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
Grazie al forumista che ha linkato i video delle Roubaix di Moser, ho un paio di VHS con le sue imprese, ma non con l'audio originale dei telecronisti Rai. Mi sono venuti i brividi. Per disquisire di ciclismo e del suo cambiamento, lasciando stare il doloroso tasto del doping, vi invito a riflettere su una cosa: a parte il fatto come già detto che i Moser e Saronni correvano da febbraio ad ottobre e cercavano di vincere anche il Giro del Quartiere, se vedete gi ordini di arrivo delle classiche di quegli anni nei primi posti trovate quasi sempre gli stessi...i vari De Vlaeminck, Moser, Raas,Thurau, Hinault, Kuiper, Demeyer,Knetemann se non li trovate primi li trovate sicuramente secondi o terzi...oggi chi vince una classica difficilmente lo trovate nei primi 30 della prossima...infatti mi sono stupito all'ultima Roubaix dove i 3 fuggitivi erano i 3 favoriti..caso che nel ciclismo moderno è molto raro, anche perchè rispetto ad allora c'è anche un esasperato tatticismo....una volta al Fiandre sul Muur arrivavano in una decina e poi lì scappava quasi sempre il vincitore..adesso ne arrivano in 80!!!
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Re: Il Ciclismo - Vol. II
I tatticismi c'erano anche allora, Valkemburg con Moser e Saronni che si marcano stretti perdendo entrambi è un esempio, ma prima di tutto in ogni squadra c'era un capitano per le gare a tappe ed uno per le gare in linea, a volte lo stesso, e quello doveva correre per vincere dal laiguelia al lombardia, tutt'al più poteva selezionare i grandi giri; vuelta e giro erano ravvicinati, gli italiani facevano la vuelta per prepararsi al giro, gli spagnoli arrivavano al giro spompati, se lo correvano. Poi italiani e spagnoli raramente andavano al tour, dopo Gimondi il primo a correrlo per vincerlo fu Bugno dopo 25 anni.badboystwo wrote: Grazie al forumista che ha linkato i video delle Roubaix di Moser, ho un paio di VHS con le sue imprese, ma non con l'audio originale dei telecronisti Rai. Mi sono venuti i brividi. Per disquisire di ciclismo e del suo cambiamento, lasciando stare il doloroso tasto del doping, vi invito a riflettere su una cosa: a parte il fatto come già detto che i Moser e Saronni correvano da febbraio ad ottobre e cercavano di vincere anche il Giro del Quartiere, se vedete gi ordini di arrivo delle classiche di quegli anni nei primi posti trovate quasi sempre gli stessi...i vari De Vlaeminck, Moser, Raas,Thurau, Hinault, Kuiper, Demeyer,Knetemann se non li trovate primi li trovate sicuramente secondi o terzi...oggi chi vince una classica difficilmente lo trovate nei primi 30 della prossima...infatti mi sono stupito all'ultima Roubaix dove i 3 fuggitivi erano i 3 favoriti..caso che nel ciclismo moderno è molto raro, anche perchè rispetto ad allora c'è anche un esasperato tatticismo....una volta al Fiandre sul Muur arrivavano in una decina e poi lì scappava quasi sempre il vincitore..adesso ne arrivano in 80!!!
In quelle squadre con pochi capitani poi le gerarchie erano rigorose, chi correva per vincere era il capitano, gli altri ci provavano solo se gli si dava il via dall'ammiraglia. I primi esempi di due capitani nella stessa squadra ci sono stati a metà anni '80, e comunque c'erano gerarchie. Quando tornò a correre Hinault, dopo due anni di infortunio, Fignon lasciò il suo mentore Guimard per non tornare a fare il luogotenente, Lemond accettò solo perchè strappò la promessa che dopo un anno i ruoli si sarebbero invertiti.
Perciò i capitani arrivavano molto più avanti.
I forti di allora però avevano una continuità nell'anno e nelle varie corse che oggi si vede pochissimo. Nelle gare in linea un Bettini o un Ballan ci sono quasi sempre, tanti altri solo se vedono un percorso molto favorevole, nelle gare a tappe spesso ne selezionano una e corrono solo per quella.
Oggi un tour vinto da Sastre è quasi normale, allora si sarebbe urlato alla delusione. Vennero considerati giri deludenti quelli vinti da Hamilton e Chioccioli perchè il nome del vincitore non sembrava abbastanza importante, e già le cose stavano cambiando.


