Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

E' il luogo in cui potete parlare di tutto quello che volete, in particolare di tutti gli argomenti non strettamente attinenti allo sport americano...
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Paperone
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by Paperone »

non è ancora detto che il piano sia bocciato, we believe :metal:
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Paperone
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by Paperone »

il DOW ha perso solo 778 punti per la mancata conferma del bailout :gazza:
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by ze_ginius »

Paperone wrote: il DOW ha perso solo 778 punti per la mancata conferma del bailout :gazza:
Che è ancora nulla rispetto a quello che potrebbe succedere se non verrà immessa liquidità a breve, Wachovia allunga la lista delle "vittime".
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margheritoni10
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by margheritoni10 »

  Cronaca locale: stamattina ho fatto un passo in banca a dare una controllata a quei pochi spiccioli che non tengo sul conto corrente. Entrato alle 8:30, sono riuscito a parlare con un operatore intorno alle 10:30... quelli prima di me, uscendo, chiamavano casa per avviare la procedura di "svuoto materassi". Io mi ero preventivamente "abbastanza tutelato" in obbligazioni con la mia banca che mi restituiscono miseria ma mi fanno vivere "abbastanza" (ripeto) tranquillo (se non mi raccontano balle, lo prenderei nel didietro solo in caso di crack della banca stessa)... però ho visto volti veramente lunghi.

domanda da profano: è possibile che questo panico generalizzato porti al travaso dei risparmi sul mercato immobiliare o è più probabile l'effetto contrario (che l'erosione del risparmio, o il contenimento delle perdite, porti ad un aumento degli immobili sul mercato con parellelo calo dei prezzi)?
Last edited by margheritoni10 on 30/09/2008, 12:24, edited 1 time in total.
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by Hank Luisetti »

Polizze index, anche l’obbligazione scricchiola

Considerati tradizionalmente prodotti di investimento a basso rischio le obbligazioni, è il caso di dirlo, non sono più quelle di una volta!
Crack Lehman docet. Le famose polizze index-linked che migliaia di sottoscrittori avevano comprato convinti che fossero tranquille e ultrasicure si sono rivelate assai rischiose.

Cosa sono le polizze index?
La index-linked è un prodotto finanziario-assicurativo, composto da una obbligazione, quasi sempre emessa apposta per creare lo strumento, e una parte derivata, collegata a un indice di Borsa (come l’Eurostoxx, che raccoglie le principali azioni europee) o a un paniere di indici. Compito della parte derivata era quello di cercare di dare un rendimento aggiuntivo se la scommessa si fosse rivelata azzeccata


Dove sta il rischio?
La parte più critica delle index-linked non è, come molti sottoscrittori pensano, quella derivata, delegata a generare la performance accusata spesso anche di essere troppo costosa, ma l’obbligazione stessa.
Sebbene sia da sempre considerato un tipo di investimento prudenziale stanti i rating elevati degli emittenti, l’obbligazionario non è sempre così sicuro visto e considerato che a garantire i bond sono gli emittenti, spesso molto provati dalle turbolenze dei mercati.

Quante ce ne sono?
Un dato preciso ancora non c’è. Le stime parlano di una ottantina di prodotti, con durata tra i 4 e i 6 anni, un controvalore sborsato compreso tra uno e due miliardi di euro e 40 mila risparmiatori coinvolti per cifre tra 25 e 50 mila euro a testa. La Banca Mediolanum di Ennio Doris e Silvio Berlusconi, una delle più attive nelle ‘polizze Lehman’, ha dichiarato che i suoi clienti interessati sono 10.500, per un valore di circa 160 milioni di euro. Il gruppo Unipol, che ha collocato 7 polizze per circa 100 milioni di euro, dice che i clienti in possesso delle index linked garantite Lehman sono 8.500.

Chi paga?
Unipol finora è l’unica compagnia ad aver già annunciato ai clienti che (comunque vada a finire il fallimento Lehman) riavranno indietro l’intero capitale versato, nonostante i suddetti contratti prevedano espressamente che è l’assicurato ad assumere il rischio legato all’eventuale insolvenza dell’emittente dell’obbligazione, e della mancata performance della componente opzionale della polizza index-linked.
Nel caso Unipol, allo stato delle cose il meno oneroso per il sottoscrittori, sarà la stessa compagnia bolognese a coprire le perdite che dovrebbero cadere sulle spalle dei clienti: perdite dovute al fatto che, chiunque rilevi le obbligazioni create apposta per formare la index-linked, la Unipol incasserà di sicuro un prezzo ’scontato’. Tutte le obbligazioni sottostanti alle index-linked dell’Unipol sono ’senior’, una categoria avvantaggiata nel caso dei riparti da fallimento, ma una volta giunte a scadenza, certo non varranno quanto sono state comprate dai clienti. La parte derivata strutturata da Lehman seguirà la stessa procedura concorsuale. Pertanto, se tutti facessero come la Unipol, il risparmiatore si vedrebbe restituito l’intero capitale versato, nonostante abbia assunto lui il rischio di insolvenza e di performance.
Last edited by Hank Luisetti on 30/09/2008, 14:38, edited 1 time in total.
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by margheritoni10 »

  Punto 1 sul tuo articolo: col senno di poi non aveva ragione Fassino a sposare la "causa Consorte"?  :lol2:

  Punto 2 sul tuo articolo: stasera svuoto il materasso.
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by Hank Luisetti »

margheritoni10 wrote:   Punto 1 sul tuo articolo: col senno di poi non aveva ragione Fassino a sposare la "causa Consorte"?  :lol2:

  Punto 2 sul tuo articolo: stasera svuoto il materasso.
:D
no dai in italia gli istituti di credito sono bastanza sani e soprattutto massicciamente capitalizzati(pure unicredit anch se sta perdendo in borsa),quindi se sono IT non ci dovrebbero essere problemi(e nemmeno se sono Fra)

per quanto riguarda il mattone ti propongo questo articolo interessante:
Euribor alle stelle: crolla il mattone!

Mercato interbancario in tilt e impennata del tasso Euribor, al suo record storico dal 1995. Questo il bilancio dell’andamento dei mercati nella giornata di ieri. Il tonfo della borsa americana, il peggiore registrato dal 1987 con un tracollo dell’8,73%, è la prima reazione alla bocciatura del maxi piano di salvataggio da parte del Congresso USA.

Ratei alle stelle
Mentre scricchiolano istituti di credito e assicurazioni l’Euribor a tre mesi si attesta al 5,24%. Solo nel 2005 era al 2,40%. ”Sono gravissime le responsabilità delle banche italiane nell’aver imposto mutui indicizzati a 3,2 milioni di famiglie - afferma un comunicato - che in questo modo pagheranno 2.700 euro in più su ogni prestito medio di 100 mila euro”.
Le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsuamtori sottolineano infatti che ”il tasso interbancario in euro a tre mesi, al quale e’ legato la quasi totalità dei mutui indicizzati, nel 2005 era fissato al 2,40 per cento, con il tasso di riferimento BCE, che nel dicembre di quell’anno fu portato al 2,25 per cento precedente 2%, con chiare e convergenti indicazioni di un aumento del costo del denaro.

Banche nell’occhio del ciclone
Stando alle allarmanti denunce delle associazioni consumatori nel periodo 2004-2005, quando tutte le previsioni economiche convergevano sull’imminenza di aumenti dei tassi di riferimento BCE, le banche italiane imposero tassi legati all’Euribor ad oltre il 90% dei richiedenti. L’accusa riguarderebbe il fatto che gli istituti sconsigliavano all’epoca il tasso fisso perché più alto di uno 0,40-0,50%, oppure non erogavano affatto mutui a tasso fisso per non assumersi il rischio dei futuri aumenti’.

Una crisi di fiducia
La spiegazione dell’impennata dei tassi interbancari, spiega il sole 24Ore, è un effetto del crollo ella fiducia tra gli istituti.
L’Euribor ha così toccato il nuovo massimo dal 1995, al 5,237% per la scadenza trimestrale. Non solo. Attualmente in Europa chi presta soldi ad una banca per tre mesi chiede un tasso d’interesse dell’1% superiore a chi lo fa per una sola notte: questo significa che è elevato il timore che la banca a cui si prestano soldi non ci sia più tra soli tre mesi. Tre mesi, insomma, sono considerati troppo lunghi dagli istituti di credito per prestare fondi ad altre banche.
Ma quello che più preoccupa è che si tratta di numeri fittizi: ormai – testimoniano gli addetti ai lavori –la sfiducia è tale che nessuno presta soldi per più di un giorno o al massimo una settimana. Insomma: i tassi trimestrali (Libor o Euribor) sono sostanzialmente ” finzione” perché nessuno li applica più. Nessuno presta per più di una notte. «Le scadenze più lunghe della settimana praticamente non ci sono più – conferma Vincenzo Mioccio, direttore generale del mercato interbancario e-Mid –. Il mercato è rarefatto. Il sistema italiano continua a finanziarsi in maniera normale, ma le banche estere sono sempre meno attive».

Questo ha creato un effetto perverso. Gli istituti di credito si finanziano sempre più attraverso le banche centrali e i fondi raccolti, spesso, li lasciano lì oppure li impiegano in titoli di Stato. In Europa proprio ieri la Bce ha prestato 120 miliardi agli istituti di credito, attraverso un’asta speciale a 38 giorni, e ha aumentato le operazioni di interscambio con la Fed Usa per immettere in Europa liquidità supplementare in dollari. Eppure la stessa Bce sa che le banche europee hanno in deposito, presso la banca centrale, 28,1 miliardi di euro: record da quando esiste la moneta unica. Questo significa che gli istituti di credito attingono dalla Bce (pagando un tasso del 5,25%) e poi lasciano i fondi alla stessa Bce (con un interesse del 3,25%). Insomma: preferiscono perderci piuttosto che impiegare i soldi altrove
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by margheritoni10 »

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

Breve estratto dall'articolo...
da Morgan Stanley (un eccezionale +87%) a Ford (+20,10%) a Microsoft (+18,6%)
.
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by margheritoni10 »

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

A questi sono rimasti solo i merluzzi.


La rivincita realistica della politica 

La risposta dei mercati all'iniziativa coordinata dei Paesi europei è stata immediata. Nel fine settimana i Governi avevano condiviso una strategia di guerra totale, intervenendo a tutto campo e con risorse dei contribuenti – quasi illimitate, per garantire liquidità, finanziamento e solvibilità ai sistemi bancari. La mobilitazione dell'Eurogruppo insieme a Londra è apparsa credibile e i mercati l'hanno premiata. I problemi della finanza globale sono ancora tutti sul tavolo, tranne quello più importante: il vuoto di fiducia e di garanzie di ultima istanza. Ci saranno quindi ancora scossoni e molti costi da sopportare, ma il burrone non è più senza fondo.
L'esito dell'iniziativa europea probabilmente trasformerà anche il rapporto tra politica e mercati. I poteri pubblici coordinati sembrano per ora in grado di governare il mare aperto dell'economia globale senza modificare la cornice del modello europeo: non cambiano le regole fiscali del patto di stabilità, né riducono l'autonomia della politica monetaria che veniva associata al dominio esercitato dai mercati finanziari sulla politica. Al contrario, l'alibi dello strapotere dell'economia, che ha paralizzato a lungo l'iniziativa politica Nietzsche avrebbe parlato di «tirannia dell'impotenza» è caduto. Ma proprio per questo è importante cogliere alcune lezioni che questi mesi stanno impartendo anche alla politica e che riguardano i suoi ritardi, la tentazione di legare le mani al mercato e la titubanza di fronte al coordinamento sovranazionale.

La prima lezione è riconoscere lo sconcertante ritardo con cui la politica ha reagito alla crisi, aspettando di arrivare «sull'orlo del collasso». I mercati avevano segnalato tensioni nel sistema finanziario americano già alla fine del 2005. Il contagio europeo era visibile a metà 2007. Sono passati troppi anni senza alcuna reazione politica. I primi interventi si sono interessati ai sintomi della crisi (banche che stavano fallendo, o l'acquisto dei titoli tossici) anziché sulle cause.

L'eccesso di debiti indotto da denaro a basso costo, il trend insostenibile del mercato immobiliare, la rischiosità strutturale del sistema finanziario, gli effetti perversi delle assicurazioni sui default. Gli interventi che agiscono solo sui sintomi sono controproducenti: salvare solo alcune banche ha distrutto la fiducia e il piano Paulson ha provocato i collassi delle Borse rendendo reali le perdite teoriche. Perché allora la politica si è occupata dei sintomi e non delle cause della crisi? In parte per un'oggettiva difficoltà a rinnegare i benefici passati del mercato così come lo conoscevamo, in parte perché una cultura di governo subalterna ai poteri finanziari tende a tutelare quei poteri. Non è un caso che l'intervento pubblico nel capitale delle banche sia partito dall'Europa e non da Washington dove prevalevano i conflitti di interesse tra Amministrazione e Wall Street.
Ma perché tanto ritardo? Come avrebbe detto von Mises, non esiste un'alternativa al mercato come meccanismo sociale che aggrega le informazioni sull'agire economico e le rivela pubblicamente sotto forma di prezzi. Così gran parte delle autorità pubbliche sono rimaste prive di informazioni affidabili fino a che lo stesso mercato non le ha rivelate nella forma di una crisi già conclamata. Il mercato infatti svolge la funzione di evidenziare anche i propri errori (paradossalmente soprattutto con gli strumenti derivati) cosicché, quando crescerà la pressione per regolarlo, ci si dovrà preoccupare di non legargli troppo le mani, ma piuttosto di disperderne alcune oscurità finanziarie e dipanarne i molti conflitti di interesse, per rendere trasparente la sua funzione informativa. Le autorità potranno reagire ai segnali di crisi più rapidamente, avendo imparato che più tardi lo faranno, più alti saranno i costi per la collettività.

L'altra ragione per cui si è agito in ritardo è che di fronte a mercati finanziari globali la risposta nazionale è inservibile. Bisogna come minimo coordinare le risposte e agire congiuntamente, ma in assenza di istituzioni già pronte, la difficile ripartizione dei costi implicita nell'azione collettiva – Angela Merkel aveva valutato solo dieci giorni fa che il 25% dei costi europei dei salvataggi bancari avrebbero fatto capo ai contribuenti tedeschi avviene solo quando si è sull'orlo del burrone.

L'iniziativa dell'Eurogruppo dimostra inoltre che esiste una relazione tra impegno politico e capacità d'azione. Difficilmente sarebbe stato possibile reagire a livello di Unione a 27, con priorità troppo divergenti. Forse sarebbe stato impossibile anche senza la preliminare consultazione franco-tedesca. In ogni caso gli Stati hanno riscoperto la loro forza nei confronti dei mercati proprio quando ognuno di essi ha riconosciuto la propria solitaria debolezza.

La lezione della crisi è dunque che i poteri pubblici sono in grado di governare i fenomeni globali, ma solo trasformando se stessi: creando ambiti di decisione sovranazionale, e sfruttando il funzionamento ordinato dei mercati con un comportamento trasparente di fronte ai cittadini. Non si tratta di lezioni teoriche. Comunque vadano i mercati, nelle prossime settimane avremo a che fare con le conseguenze recessive della crisi. Anche se contabilmente gli interventi sul capitale delle banche non modificano l'indebitamento degli Stati, i margini finanziari dei Governi si ridurranno in una fase di calo dell'economia in cui non sarà facile, dopo anni di «razionalizzazioni», spiegare ai nuovi disoccupati che la responsabilità della crisi è di anni di «follie» finanziarie.

Nonostante i vincoli imposti dai Governi nei salvataggi, le banche ridurranno il credito all'economia per evitare nuove perdite e una maggior necessità di capitali o un ritardo nel recupero degli azionisti privati. Molti Paesi, tra cui quelli anglosassoni, rischiano una severa recessione e tutto il mondo ne risentirà. Le ragioni per iniziative coordinate non sono affatto finite ieri. Al contrario quelle ragioni si sono rafforzate e l'Europa è nella condizione di farle valere.
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by Jakala »

margheritoni10 wrote:domanda da profano: è possibile che questo panico generalizzato porti al travaso dei risparmi sul mercato immobiliare o è più probabile l'effetto contrario (che l'erosione del risparmio, o il contenimento delle perdite, porti ad un aumento degli immobili sul mercato con parellelo calo dei prezzi)?
Bella domanda, di sicuro chi ha tanti soldi segue l'italico vizio di comprare il mattone che tanto è sicuro(cit.), ma molte immobiliari dovranno smobilizzare per non fallire.
Secondo me in alcune città ci sarà un calo, quando ero in England li parlavano di un calo del 20%, quindi mi aspetto anche qui un calo del 10%.
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by Porsche 928 »

Riporto un po in auge sto topic, anche perché l'argomento potrebbe interessare.

Cina, frena la crescita
molto più delle attese LA FRENATA della crescita cinese si avvera ancora più brutale delle attese. Nell'ultimo trimestre del 2008, secondo i dati ufficiali resi noti oggi dalle autorità di Pechino, l'aumento del Pil è stato del 6,8%. Questo dato va messo a confronto con il +13% di aumento del Pil nel 2007, per misurare l'entità del rallentamento.

La crescita media della Repubblica Popolare per l'intero 2008 a questo punto si attesta su un +9% di aumento del Pil. Una crescita ancora soddisfacente ma solo in apparenza, perché è falsata dall'effetto-trascinamento del primo semestre 2008, quando ancora la recessione globale era ben lungi dal contagiare la Cina.

Ora il 2009 si apre su uno scenario ben più incerto, tra il calo delle esportazioni e l'aumento della disoccupazione. I leader cinesi hanno indicato più volte che una crescita al di sotto del 7% annuo può innescare pericolose tensioni sociali.

I dati cinesi oggi sono accompagnati da una raffica di altre notizie negative dalle altre economie asiatiche. In Giappone le esportazioni sono in caduta libera: meno 35% a dicembre rispetto allo stesso periodo del 2007. In Corea del Sud l'export è crollato del 12% nell'uyltimo trimestre, e secondo la Bank of Korea il Pil ha segnato in quel trimestre un arretramento pari a meno 5,6% rispetto agli ultimi tre mesi del 2007.
Sia il Giappone che la Corea del Sud hanno economie fortemente legate alle esportazioni: non possono quindi che risentire di un duro contraccolpo per il calo della domanda in Cina e negli Stati Uniti, i loro due principali mercati di sbocco.

(22 gennaio 2009)

Io penso che forse grazie anche alla crisi, la gente smette di spendere per oggettini senza alcun valore 1-2-3-5 euro (dollari) cose che sa benissimo di non usare e/o di qualita scadente, che producono un fatturato non indifferente ricordiamolo.
Che sia un bene a breve termine si, a medio/lungo secondo me c'e da ragionarci.


fonte
http://www.repubblica.it/2008/06/rubriche/piazza-asiatica/frenata-crescita/frenata-crescita.html
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by Hank Luisetti »

articolo simile..
La frenata cinese che preoccupa il mondo

Un gigante che vacilla fa tremare la terra. La Cina ha appena diffuso dei dati ufficiali sulla propria situazione economica che in breve hanno allarmato il mondo. L’Ufficio nazionale delle statistiche ha infatti rivelato che nel corso del quarto trimestre del 2008 la crescita del colosso asiatico, da poco diventato la terza economia del globo, si è arrestata al 6,8% contro il 9% del trimestre precedente.

Si tratta in pratica di una brusca frenata che mette a repentaglio l’obiettivo di crescita di 8 punti percentuali fissato per il 2009. L’anno appena trascorso si conclude così con il gigante asiatico che segna il passo ed entra in crisi (con i suoi parametri) insieme al resto del mondo. Pechino ha chiuso il 2008 con un Pil di 4.412 miliardi di dollari. Molti osservatori internazionali che fino a ieri confidavano nel salvagente dei suoi enormi e potenziali consumi per un rapido way out del mondo dalla crisi, oggi ricominciano a fare i calcoli.

Né le notizie che scavalcano la Grande Muraglia sono più incoraggianti. Milioni di posti di lavoro sarebbero già andati perduti con il forte calo delle esportazioni e la stagnazione dei consumi interni.
Almeno il 6,5% dei lavoratori cinesi migrati dalle campagne sarebbe tornato a casa dopo aver perduto il lavoro, ma -sempre secondo fonti ufficiali - questa quota potrebbe raggiungere anche il 10 per cento.A dicembre l’export della Repubblica Popolare, pari a circa un terzo del suo Pil, ha registrato una flessione del 2,8% su base annua bloccandosi a 111,16 miliardi di dollari.
Jiantang, il numero uno del National Bureau of Statistics cinese, ha spiegato anche che la produzione industriale nel 2008 è cresciuta del 12,9% soltanto: un dato che indica una flessione del 5,6% rispetto al saldo precedente. Il rallentamento dell’economia è confermato poi dalle difficoltà di grandi gruppi industriali. La Ansteel, uno dei tre più grandi produttori di acciaio del Paese ha perso più della metà dei propri utili con il calo dei prezzi di questa lega. Anche i profitti della China Shipping Container Lines Co. l’anno scorso si sono dimezzati. Per molti, al di là dei proclami ufficiali, la crisi cinese e il rallentamento dell’economia potrebbero avere vaste ripercussioni sociali mettendo a rischio la stabilità del Paese. Lo scorso novembre Pechino ha varato un vasto intervento anticrisi da 586 miliardi di dollari: nuove infrastrutture e politiche di sostegno dei consumi dovrebbero ridare slancio alla crescita e promuovere un generale miglioramento delle condizioni di vita con una maggiore sostenibilità dello sviluppo.

Il rallentamento cinese va, però, ben oltre i confini dell’Asia e varca il Pacifico giungendo a Washington. Almeno un decimo del debito statunitense è, infatti, nel portafoglio della Repubblica popolare cinese e molti sostengono che le politiche di taglio del costo del denaro e di grande spesa pubblica di Bush o di Obama sono strettamente vincolate dall’acquisto di titoli del Tesoro Usa da parte di Pechino. Jiangtang ha detto che gran parte di questo rallentamento è fisiologico e che la Cina sarà sicuramente il primo paese a uscire dalla crisi. Piacerebbe d’altra parte a moltissimi paesi essere in crisi con una crescita del Pil del 6-7 per cento. Il problema è che se si corre troppo, quando si inciampa, ci si fa più male. E si rischia anche di buttare giù qualcun altro.
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by Hank Luisetti »

inoltre molto importante in questi giorni..

Fiat sbarca ion America con Chrysler

Fiat sospesa dalle contrattazioni a causa delle indiscrezioni relative all’esistenza di trattative con l’americana Chrysler. I rumor sono stati confermati in mattinata dal vicepresidente John Elkann e successvamente da un comunicato stampa ufficiale della società. L’ipotesi su cui si ragiona prevede che il Lingotto fornisca a Chrysler le piattaforme per vetture mini, piccole, medio-basse e medio-alte, e motori e trasmissioni. In cambio Fiat metterebbe in portafoglio una quota del 35% dell’azienda americana, con la possibilita’ di salire successivamente al 55%.
L’operazione permetterebbe alla casa torinese di mettere piede negli USA, avendo accesso alla rete commerciale di Chrysler, e di partecipare all’eventuale recupero del mercato dell’auto americano senza esborso di capitali e quindi con rischi limitati. Fiat in pratica approfitterebbe della fase di debolezza di Chrysler, che ha appena ricevuto un prestito federale da 4 miliardi di dollari per evitare il fallimento e deve dimostrare di poter sopravvivere al fine di ottenere altri 3 miliardi, per partecipare al consolidamento del mercato globale dell’auto senza appesantire la sua situazione finanziaria.
Ma la partita potrebbe essere estesa ad altri soggetti. Altre voci ricordano infatti che tra Fiat e Peugeot ci sono contatti per sondare il terreno al fine di mettere in piedi accordi di tipo industriale ed eventualmente a livello di capitale.


..nonostante un pessimo risultato odierno in borsa,dovuto specie per la volontà di non distribuire dividendi..
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by Porsche 928 »

Hank Luisetti wrote: inoltre molto importante in questi giorni..

Fiat sbarca ion America con Chrysler

Fiat sospesa dalle contrattazioni a causa delle indiscrezioni relative all’esistenza di trattative con l’americana Chrysler. I rumor sono stati confermati in mattinata dal vicepresidente John Elkann e successvamente da un comunicato stampa ufficiale della società. L’ipotesi su cui si ragiona prevede che il Lingotto fornisca a Chrysler le piattaforme per vetture mini, piccole, medio-basse e medio-alte, e motori e trasmissioni. In cambio Fiat metterebbe in portafoglio una quota del 35% dell’azienda americana, con la possibilita’ di salire successivamente al 55%.
L’operazione permetterebbe alla casa torinese di mettere piede negli USA, avendo accesso alla rete commerciale di Chrysler, e di partecipare all’eventuale recupero del mercato dell’auto americano senza esborso di capitali e quindi con rischi limitati. Fiat in pratica approfitterebbe della fase di debolezza di Chrysler, che ha appena ricevuto un prestito federale da 4 miliardi di dollari per evitare il fallimento e deve dimostrare di poter sopravvivere al fine di ottenere altri 3 miliardi, per partecipare al consolidamento del mercato globale dell’auto senza appesantire la sua situazione finanziaria.
Ma la partita potrebbe essere estesa ad altri soggetti. Altre voci ricordano infatti che tra Fiat e Peugeot ci sono contatti per sondare il terreno al fine di mettere in piedi accordi di tipo industriale ed eventualmente a livello di capitale.


..nonostante un pessimo risultato odierno in borsa,dovuto specie per la volontà di non distribuire dividendi..
Ma una domanda, avendo già letto articoli simili.
Con che modelli la FIAT sbarcherà (con marchio Chrysler immagino) sul mercato USA?
Ne vedo pochi di modelli adatti a fare numeri accettabili.
Anche perché in un anno passato molto spesso in California a parte Ferrari ho visto una 500 vecchia e una 600 vecchia e qualche duetto Alfa, stop, mai vista un'altra auto made in italy.
Qui in Messico per esempio non ne ho ancora vista una del gruppo torinese.


Edit: manca un non (non con marchio Chrysler immagino) e` giusto
Last edited by Porsche 928 on 23/01/2009, 4:24, edited 1 time in total.
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Paperone
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Re: SP/MIB, WS,DAX si parla di economia/finanza si vogliono fare soldi (tanti)

Post by Paperone »

Porsche 928 wrote: Ma una domanda, avendo già letto articoli simili.
Con che modelli la FIAT sbarcherà (con marchio Chrysler immagino) sul mercato USA?
Ne vedo pochi di modelli adatti a fare numeri accettabili.
Anche perché in un anno passato molto spesso in California a parte Ferrari ho visto una 500 vecchia e una 600 vecchia e qualche duetto Alfa, stop, mai vista un'altra auto made in italy.
Qui in Messico per esempio non ne ho ancora vista una del gruppo torinese.
sbarca col marchio Alfa, ma non so con quali modelli.
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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