Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
( Elio Petri, 1970)
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Visto che ieri si parlava della candidatura italiana all'Oscar per la miglior pellicola straniera, mi è venuta voglia di rivedere il film di Elio Petri che vinse la statuetta nel 1971.
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto mi deluse quando avevo 14/15 anni, probabilmente perchè, date le premesse, mi aspettavo un "giallo", cosa che il film di Petri non vuol essere. Rivisto con la sensibilità dei 30, è qualcosa che va molto vicino al capolavoro.
La trama: un funzionario di polizia, appena nominato a capo della Sezione Politica, uccide la propria amante, una donna viziosa e morbosamente attratta dai crimini violenti. Dissemina il luogo del delitto di falsi indizi, effettua telefonate anonime alla stampa, gioca con le paure dei borghesi di fronte all'autorità che egli incarna, in definitiva si crogiola nella consapevolezza della propria impunità. Ad un certo punto, tuttavia, nella sua mente qualcosa si incrina, l'atto compiuto turba la sua concezione dell'ordine, l'idea che un assassino resti impunito mina la sua fiducia in una autorità granitica ed infallibile. Si costituisce, ma comprende con amarezza che il suo potere (rigorosamente con "p" minuscola) di uomo (inteso come volontà) e funzionario non può nulla contro il Potere (con l'iniziale maiuscola), il quale non può tollerare che un ingranaggio della macchina repressiva smetta di funzionare.
Qualcuno ha scomodato Dostoevsky e Kafka, non senza ragione; come Raskolnikov in
Delitto e Castigo, anche l'assassino del film è incapace di sostenere il peso della propria impunità, tuttavia le analogie finiscono qui: quello vissuto dal protagonista della pellicola non è un dilemma morale, non è la sincera ammissione della debolezza dell'animo umano di fronte ad una colpa grave ed enorme, è bensì un dramma
politico in senso lato. Il poliziotto omicida non si pente e non trova rimorso, semplicemente ad un certo punto si accorge che il suo comportamento stride con una concezione totalitaria dell'autorità, e cerca di rimettere i tasselli al loro posto.
Da Kafka (con una cui citazione si chiude il film)
Indagine su....prende in prestito certe atmosfere, in particolar modo nella strepitosa sequenza finale, in cui assistiamo un rovesciamento di alcune situazioni tipiche dello scrittore ceco: non un innocente stritolato dalle maglie di una repressione che non comprende, bensì un colpevole che non riesce a farsi accettare in quanto tale. Ma l'ottusità tetragona (con in più la morbosità e l'autocompiacimento, tipicamente italiani, ben conosciuti da un autore "politico" come Petri e dal suo scenaggiatore Ugo Pirro) del potere, e l'annicchilimento della volontà del singolo, sono esattamente quelli descritti dall'autore de
Il processo.
Il bellissimo tema musicale di Ennio Morricone e l'interpretazione ambigua, subdola (nonchè
meravigliosa) di Gian Maria Volontè rappresentano la ciliegina sulla torta. Mangiatela, che è davvero una delizia.
Nel video di Youtube c'è la sequenza forse più celebre della pellicola, il discorso di insediamento del funzionario a capo della Sezione politica: una autentica epitome del pensiero reazionario.