Re: Il Ciclismo - Vol. II

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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Red »

Guarda che i giri regalati a Moser e Saronni non favorivano certo Hinault.
Con le tappe che si corrono oggi il francese sarebbe andato a nozze, mentre Moser difficilmente sarebbe arrivato all'ultima tappa e Saronni si sarebbe dovuto accontentare della maglia ciclamino.

Il problema di Contador, insisto, è la sua credibilità, non i suoi risultati.
Non è stato trovato positivo (ma capita solo al 10% dei dopati) e si è visto liberare il campo dagli avversari scomodi grazie all'intervento dell'antidoping.
Nel 2007 avrebbe vinto il Tour con Ivan Basso in corsa e senza la squalifica di Rasmussen?
E nel 2008 come sarebbe andata al Giro?

Forse è davvero un grande campione, ma non riuscirà mai a liberarsi dalle ombre che lo seguono.
Se la federazione spagnola e i tribunali locali avessero deciso di andare a fondo sulla sua posizione, ora sarebbe anche lui squalificato o sarebbe un campione pulito. Così non è stato.
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doc G
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by doc G »

Red wrote: Guarda che i giri regalati a Moser e Saronni non favorivano certo Hinault.
Con le tappe che si corrono oggi il francese sarebbe andato a nozze, mentre Moser difficilmente sarebbe arrivato all'ultima tappa e Saronni si sarebbe dovuto accontentare della maglia ciclamino.

Il problema di Contador, insisto, è la sua credibilità, non i suoi risultati.
Non è stato trovato positivo (ma capita solo al 10% dei dopati) e si è visto liberare il campo dagli avversari scomodi grazie all'intervento dell'antidoping.
Nel 2007 avrebbe vinto il Tour con Ivan Basso in corsa e senza la squalifica di Rasmussen?
E nel 2008 come sarebbe andata al Giro?

Forse è davvero un grande campione, ma non riuscirà mai a liberarsi dalle ombre che lo seguono.
Se la federazione spagnola e i tribunali locali avessero deciso di andare a fondo sulla sua posizione, ora sarebbe anche lui squalificato o sarebbe un campione pulito. Così non è stato.
Certo che i giri fatti per Moser e Saronni non favorivano Hinault! Il mio discorso è che al giro ha trovato avversari mediocri, in quel periodo, ed al tour solo un paio di volte ha trovato avversari davvero buoni, ma merita lo stesso di essere considerato uno dei più grandi di tutti i tempi, perchè lui ha fatto grandi cose e non è colpa sua se gli avversari non le facevano.
Sul discorso di Contador hai ragione, ma dato che la federazione spagnola ha latitato, a noi appassionati non rimane che dargli il beneficio del dubbio fino a che non sarà beccato.
Certo che il suo nome e quello di Valverde difficilmente saranno mai liberi da sospetti. Se la federazione spagnola avesse indagato come quella italiana adesso sarebbero condannati come Basso, e pronti a ripartire dopo aver scontato la pena, oppure sarebbero riabilitati come Di Luca. Così invece sarà un rincorrersi di sospetti, Davvero peccato.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Red »

doc G wrote: Certo che i giri fatti per Moser e Saronni non favorivano Hinault! Il mio discorso è che al giro ha trovato avversari mediocri, in quel periodo, ed al tour solo un paio di volte ha trovato avversari davvero buoni, ma merita lo stesso di essere considerato uno dei più grandi di tutti i tempi, perchè lui ha fatto grandi cose e non è colpa sua se gli avversari non le facevano.
Sul discorso di Contador hai ragione, ma dato che la federazione spagnola ha latitato, a noi appassionati non rimane che dargli il beneficio del dubbio fino a che non sarà beccato.
Certo che il suo nome e quello di Valverde difficilmente saranno mai liberi da sospetti. Se la federazione spagnola avesse indagato come quella italiana adesso sarebbero condannati come Basso, e pronti a ripartire dopo aver scontato la pena, oppure sarebbero riabilitati come Di Luca. Così invece sarà un rincorrersi di sospetti, Davvero peccato.
Per poi scoprire che, come Riis e Zabel, è riuscito a fregare l'antidoping per centinaia di volte?
No. Personalmente, ho scelto di non appassionarmi più per campioni spagnoli finchè anche quel paese non accetterà di allinearsi alle regole che vigono in Germania e Italia.
Non si possono celebrare le vittorie di Contador facenddo finta di niente...
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Vic Vega
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Vic Vega »

Leggevo oggi sulla  :gazza: che Cancellara non farò il Mondiale, perchè troppo stanco. Non ho compreso se si riferiva esclusivamente alla prova in linea, oppure salterà anche la crono.
A rischio la partecipazione di Franck Schleck, caduto al Giro di Polonia. Il Mondiale perderebbe un possibile protagonista.
Nella Germania non ci sarà Gerdemann.
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Red »

Cancellara dovrebbe saltare entrambe le prove.
D'altra parte, se non si sente in condizione, che senso avrebbe partecipare alla gara in linea. Per fare il gregario a chi?
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antoniocoscia93
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by antoniocoscia93 »

Campioni del mondooooooo :01: :forza: bravo malori :applauso:
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Red »

Bravo davvero. Ha vinto comodo, con 50" di vantaggio.
A 20 anni è proprio una bella promessa. Forse abbiamo trovato il cronoman che aspettiamo dai tempi di Moser.
Speriamo che il fiore sbocci...
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leonemigliore

Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by leonemigliore »

grandissimo malori una gioia immersa,su tv parma hanno dato come prima notizia del tg la sua vittoria
:shocking:
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Red »

Oggi tocca alle donne, ma questa volta credo siano da escludere sorprese...
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gigio82
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by gigio82 »

leonemigliore wrote: grandissimo malori una gioia immersa,su tv parma hanno dato come prima notizia del tg la sua vittoria
:shocking:
Giusto.
Visto che un parmigiano vince un titolo Mondiale di ciclismo ogni 40 anni... :gogogo:
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Red »

Oggi corre Jeannie Longo, che a ottobre compirà 50 anni.

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Una grande del ciclismo e dello sport, che merita tutta la nostra ammirazione.
Nel 1981 arrivava seconda al mondiale (che poi ha vinto cinque volte) ed è ancora qui.
Come dimenticare le sue mitiche sfide con Maria Canins?
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by Red »

Bert Grabsch, tedesco, 33 anni, una carriera anonima, ha vinto la gara a cronometro, battendo tal Svein Tuft, 31 anni, canadese, praticamente sconosciuto.
Arriva terzo David Zabriskie, unico sul podio a vantare un pedigree almeno decoroso.
Un mondiale più mediocre di questo sinceramente non lo ricordo. Forse è colpa delle olimpiadi...
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margheritoni10
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by margheritoni10 »

Fanini la tocca piano... 
Non usa giri di parole Ivano Fanini, 57 anni, presidente del team ciclistico «Amore & Vita-McDonald's», parlando dell'aria pesantissima che si respira in gruppo a 5 giorni dalla gara clou dei professionisti ai Mondiali di Varese.

Fanini, che Mondiali saranno?

«Se alla Rai facessero le cose per bene, domenica, al momento della premiazione della prova iridata su strada dei professionisti, dovrebbero mandare una didascalia che dica: “Corridore Tizio, medaglia d'oro, dopato; corridore Caio, medaglia d'argento, dopato; corridore Sempronio, medaglia di bronzo, dopato”».

Le sue sono accuse molto gravi.

«Lo so, ma accadrà quello che avviene da anni nei Giri d'Italia, di Spagna e di Francia: vincerà un corridore che si dopa, altrimenti non ce la farebbe, e batterà un corridore che si dopa e un altro che si dopa. E se le “cure” saranno state fatte in modo “intelligente”, l'antidoping non diventerà un problema».

Si spieghi meglio.

«Ha visto cos'è successo nell'ultima settimana della Vuelta? Tutti i big che puntano a vincere il Mondiale e i loro gregari sono tornati a casa senza un motivo giustificato. Ho chiesto al mio direttore sportivo, Pierino Gavazzi, che è stato tre volte campione d'Italia e ha vinto una Sanremo, come mai succede questo: e mi ha risposto che i corridori tornano per fare quello che in gergo viene chiamato il “rifornimento”, cioè per assumere epo al riparo da occhi indiscreti. È quello che i corridori chiamano “la cura”. La fanno tutti, il big che deve vincere e il gregario che deve aiutare a vincere. Unica avvertenza: sospenderla qualche giorno prima della corsa per non lasciare tracce il giorno fatidico».

Qualcuno però ogni tanto viene beccato.

«Poca roba. Nella rete generalmente finiscono i giovani, come Riccò e Sella. Dopo i tanti casi di doping in cui era stato coinvolto da dilettante, Riccò avrebbe già meritato di essere squalificato a vita. In quanto a Sella, fino a un anno fa era un corridore normale. Di colpo, al Giro 2008, è diventato un fenomeno: e anche nel suo caso la spiegazione ha il nome della nuova epo, il Cera. Anche lui in un certo senso paga l'inesperienza. Errori così non li commette certo un Piepoli, la lunga ombra di Riccò. Che la sua squadra ha licenziato lo stesso perché nessuno ormai si fida più di uno come lui».

Riccò cacciato dal Tour ha fatto rivivere i fantasmi di Pantani, spedito a casa in maglia rosa a Madonna di Campiglio il 5 giugno del 1999.

«È vero. Ma nessuno sa che anche l'anno prima, al Giro del '98, quello da lui vinto trionfalmente, Pantani avrebbe dovuto essere mandato a casa. Invece al posto suo fu cacciato Forconi, un gregario. Che il giorno dopo, visto che era un mio ex corridore, era stato con me 6 anni all'Amore & Vita, venne a trovarmi in ufficio e mi raccontò tutto. “Hanno fatto uno scambio di provette e hanno mandato a casa me, che alla Mercatone sono l'unico ad avere i valori bassi”, mi disse. Riccardo era un modesto gregario, uno da 20-30 milioni di lire l'anno. Beh, dopo quell'episodio, e quella squalifica, si è costruito una villa sulle colline di Empoli: e si è fatto una posizione. Oggi collabora con Beppe Martinelli, il direttore sportivo di allora, ed è il team manager della Vangi, un club di dilettanti assai quotato».

Abbiamo parlato di Riccò, Sella, Piepoli, ma fra i corridori squalificati in casi diversi ci sono stati anche Basso, Di Luca, Petacchi...

«È una situazione senza ritorno. Un anno fa, al Giro, dopo il tappone dello Zoncolan vennero sottoposti a un controllo a sorpresa Di Luca, Riccò, Simoni e Mazzoleni: i 4 italiani meglio piazzati in classifica. Ebbene, tutti e 4 fecero la pipì degli angeli: in pratica mostrarono il profilo ormonale di un bambino di 7 anni. Una cosa da ridere. Nonostante questo, credo che Di Luca continui a intrattenere rapporti col medico super-squalificato Santuccione; e il massaggiatore di Riccò è sempre Pregnolato, che seguiva Pantani e fu incastrato nella retata dei Nas a Sanremo, nel Giro del 2001, con un sacco di robaccia in valigia, quindi venne squalificato. Per non parlare di Basso, che è stato coinvolto nell'Operación Puerto, ha raccontato un sacco di balle e adesso è pronto al rientro, bello come il sole».

Che cosa si dovrebbe fare?

«Squalificare a vita l'atleta trovato positivo. Ed estendere automaticamente la squalifica al team manager, o direttore sportivo, perché alle verginelle tradite dal loro pupillo non crede più nessuno. Due anni fa, dopo i pasticci combinati dai suoi corridori, la Milram ha licenziato in tronco il d.s. Stanga - che sapeva tutto - e ha fatto bene. E mi chiedo: che cosa ci sta a fare ancora nel ciclismo uno come Bjarne Rijs? Uno che ha imbrogliato tutta la vita, che ha vinto un Tour da dopato e che dopo gli scempi commessi da d.s. è ancora lì, sull'ammiraglia, e ha appena vinto il Tour de France con Sastre, che sul podio a Parigi ha avuto l'impudenza di ringraziare Manolo Saiz, ossia il principale artefice del doping nel ciclismo assieme ai medici Ferrari e Santuccione».

Lei è il presidente dell'Amore & Vita-McDonald's e da molti anni si sta battendo a spada tratta contro il doping. Perché lo fa?

«Fino al '98 sono stato un dirigente come un altro, ho fatto come tutti. Le mie squadre hanno vinto una quindicina di tappe, tra Giro e Vuelta, con corridori che si dopavano. Poi ho cominciato a vedere ragazzi che stavano male, ho cominciato a contare i morti, e mi sono ribellato. Vuole sapere quanti miei ex ragazzi sono morti negli ultimi anni? Sei. E ben tre nelle ultime tre stagioni: Galletti, Cox e Fois. Galletti l'avevo ingaggiato a 30 anni a patto che non toccasse più il doping e si era rilanciato al punto da diventare un fido gregario di Cipollini. È morto in gara due anni fa. Cox, sudafricano, aveva talento e a 23 anni era passato alla Barloworld: a 28 anni è morto nel suo Paese, abbandonato da tutti, dopo un'inutile operazione in Francia per problemi vascolari dovuti all'assunzione di sostanze proibite. Fois è stato l'ultimo, circa 6 mesi fa: è morto con la maglia dell'Amore & Vita nell'armadio. Come ho fatto spesso con tanti corridori in difficoltà, l'avevo ingaggiato per ridargli una ragione di vita, per toglierlo dalla strada. Si stava riprendendo. Non ce l'ho fatta».

Ma i telecronisti e gli inviati, quando Riccò vince «alla Pantani», si perdono in peana.

«Sanno tutto ma tacciono. E quando succede il fattaccio fingono di stracciarsi le vesti. La parola d'ordine è “business & spettacolo”: il resto non conta. E la salute dei corridori meno che mai. Un dramma, perché molti di questi ragazzi, quando subiscono lunghe squalifiche o smettono di correre, passano dal doping alla cocaina o ad altre tossicodipendenze. Com'è successo a Pantani, a Jiménez e a Fois: che purtroppo oggi non ci sono più».
Prosegue Pierino Gavazzi
Pierino Gavazzi, lei è il direttore sportivo dell'Amore & Vita-Mc Donald's, la squadra di Ivano Fanini. È vero che parlando col suo presidente, giorni fa, gli ha detto che i corridori che vogliono vincere il mondiale sono tornati dalla Vuelta una settimana prima per fare il “rifornimento”, che nel gergo ciclistico significa: assumere sostanze dopanti?

“Guardi, facciamo chiarezza. Se il mio presidente mi fa una domanda, io gli dico le cose come stanno: e sono le cose che tutti, nell'ambiente, conoscono. Anche voi giornalisti. Di certo, non mi aspetto che Fanini, il giorno dopo, vada a raccontare quello che gli ho detto ai giornali. In questo senso mi sono sentito un po' tradito”.

- Quindi: Fanini l'ha messa in mezzo, magari scorrettamente, ma non s'è inventato niente...

“No. Ma ripeto, cerchi di capirmi; se il mio presidente mi chiede una cosa sul doping, gli do una risposta; se me la chiede un giornalista, mi spiace ma gliene do un'altra.”.

- Chiariamo una volta per tutte. Quando un addetto ai lavori, come lei, dice che un corridore va a fare il “rifornimento”, significa che va a mangiarsi un panino alla marmellata oppure che va ad assumere farmaci illeciti?

“Su, lo sanno tutti cosa significa, anche voi giornalisti. E comunque il corridore in tutta questa situazione è il meno colpevole: è il ciclismo che lo porta a fare questo. Se vuoi vincere il Giro, o almeno provarci, non puoi farlo a pane e acqua; e se vuoi vincere la Roubaix, o almeno provarci, non puoi farlo a pane e acqua. È impossibile farsi largo in queste corse senza... come dire: aiutarsi. E comunque: perché devo essere io a dire cosa succede nel mondo in cui tutti viviamo? Tutti hanno gli occhi per vedere: voi giornalisti per primi. E se lo vuole sapere, secondo me anche Fanini sbaglia. Prima di tutto, dicendo queste cose danneggia la squadra perché tutti, poi, in corsa ti giocano contro. E poi, sbaglia perché da solo non può fare niente. Io gliel'ho detto: Ivano, dovresti convincere gli ex corridori famosi, i Moser e i Saronni e compagnia bella, che hanno figli che vanno in bicicletta, a portare avanti la battaglia tutti assieme. Così da solo è una causa persa”.

- In realtà non ce ne sono molti disposti a seguirlo. Anzi, per il mondo del ciclismo Fanini è una specie di appestato...

“Non so come dire: Fanini ha ragione ma deve capire che il ciclismo è sempre stato così. Un ragazzo che vuole farsi strada contando solo sulle sue forze, se va bene in una corsa può arrivare settimo o ottavo. A patto di essere bravo”.

- Rispetto ai suoi tempi cos'è cambiato?

“Tutto, direi. Quello era un ciclismo diverso. Moser e Saronni correvano da febbraio a ottobre, dal Laigueglia al Lombardia, e prima del Giro d'Italia facevano il Giro di Romandia: non c'era tempo per tante diavolerie, anche se tutti, io per primo, cercavamo di aiutarci. Poi magari vedevi altre cose. Per esempio, che al Giro era tutto preparato perché vincessero Moser e Saronni: non c'erano avversari, non c'erano salite, dopo 2 tappe ti accorgevi che mezzo gruppo era comprato. Però era diverso. Oggi leggo che Armstrong vuole tornare a correre per vincere un altro Tour. Ebbene, lui è il classico esempio di corridore che dimostra cos'è necessario fare, oggi, per vincere una corsa importante: nascondersi 6 mesi per essere il più forte di tutti il giorno, o il mese, che conta. Una stagione che dura in tutto 3 settimane”.
... e ancora Fanini
Sono Ivano Fanini, presidente della squadra ciclistica Amore & Vita-Mc Donald's, e a ulteriore precisazione della mia intervista, a firma Paolo Ziliani, pubblicata su La Stampa di martedì 23 settembre, desidero fare alcune considerazioni. A coloro che mi criticano e minacciano denunce e querele voglio solo dire: fareste correre i vostri figli nel ciclismo di questi ultimi 20 anni sapendo che negli ultimi 10 sono già morti oltre 100 ragazzi tra i 20 ai 35 anni?

Riguardo alle parole del mio d.s., Pierino Gavazzi, egli mi ha confermato esattamente quanto ho dichiarato cioè che i corridori prima di una corsa importante vanno a fare rifornimento di epo. È tutto registrato. In ogni caso, ciò che mi ha riferito Gavazzi non è una novità. Che lui confermi o smentisca quanto ha dichiarato poco importa perché i comportamenti che attuano i corridori oggi li conoscono tutti e da molti anni.

In quanto a Forconi, il corridore dello scambio di provetta con Pantani al Giro del '98, nei suoi primi 11 anni di professionismo al minimo di stipendio di certo non avrebbe potuto permettersi ristrutturare il casolare agricolo del nonno in una villa con tre appartamenti, un parco enorme completo di uliveti e vigneti del valore di oltre un milione di euro. Tanto più se si pensa che ha spesso dichiarato di avere “smenato” tanti soldi quando correva con me (doveva comprarsi “le cure” che ovviamente io non gli passavo). Visto che ha negato lo scambio di provetta con Pantani, gli rinfresco la memoria aggiungendo che lo scambio delle provette me lo venne a raccontare il giorno dopo l'accaduto, nel mio ufficio, alla presenza dell'allora nostro d.s. Oris Salvestrini (che lo accompagnava) e di altre persone. A seguito della mia denuncia, pochi giorni dopo la sua squadra lo sistemò con un sostanzioso “risarcimento danni”. E così da un rapporto paterno (Riccardo è orfano di padre) che durava da sei anni, i contatti si sono interrotti fino al marzo di quest'anno, quando ci siamo incontrati a una gara di dilettanti a Pisa. In questa occasione Forconi mi venne subito incontro rinnovandomi i ringraziamenti per averlo fatto passare professionista. Nel colloquio mi confermò pure, sorridendo, che grazie alla mia denuncia dello scambio di provette gli piovve addosso una fortuna.

A proposito della minaccia di cui ho letto sui giornali, ben vengano. È quello che cerco perché così i giudici potranno avviare le indagini che porteranno ad accertare tutta la verità su casi che sono rimasti ancora in ombra o su quelli che sono finiti in una bolla di sapone. Finché non verranno puniti come meritano corridori, dirigenti e trafficanti del doping, io non smetterò di parlare e di denunciare. Mi rivolgo innanzitutto ad Amedeo Colombo, presidente dell'assocorridori e presidente dei mondiali di Varese. Questi afferma sulla Gazzetta che io ho affiliato la mia squadra in Polonia per non pagare contributi e tasse. Questi motivi possono essere fondati per squadroni con budget milionari. La nostra invece è una piccola squadra e con i nostri budget l'affiliazione in Polonia ha poco senso. Se l'ho fatto, invece, è per poter parlare ed allo stesso tempo evitare sanzioni come avveniva 15 anni fa quando ero affiliato F.C.I. Invece di attaccarmi, i dirigenti italiani si sforzino di fare pulizia con pesanti squalifiche anche a vita e controlli a sorpresa in qualsiasi periodo della stagione, perché i casi scoperti dall'UCI e dalla Francia hanno dimostrato che l'antidoping al Giro d'Italia è una buffonata.

In una telefonata ricevuta dal suo braccio destro Busnelli, Colombo ha chiesto di potermi incontrare. Spero di poterlo fare presto, magari insieme a Cerato, Presidente della Lega, a Renato di Rocco, Presidente F.C.I. e magari anche a Bettini ancora campione del mondo: ma questa volta con l'intento di tutti cambiare vita al ciclismo italiano con la speranza che il resto del mondo segua l'esempio e si possa salvare questo sport".
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by predu17 »

margheritoni10 wrote:
Riccò cacciato dal Tour ha fatto rivivere i fantasmi di Pantani, spedito a casa in maglia rosa a Madonna di Campiglio il 5 giugno del 1999.

«È vero. Ma nessuno sa che anche l'anno prima, al Giro del '98, quello da lui vinto trionfalmente, Pantani avrebbe dovuto essere mandato a casa. Invece al posto suo fu cacciato Forconi, un gregario. Che il giorno dopo, visto che era un mio ex corridore, era stato con me 6 anni all'Amore & Vita, venne a trovarmi in ufficio e mi raccontò tutto. “Hanno fatto uno scambio di provette e hanno mandato a casa me, che alla Mercatone sono l'unico ad avere i valori bassi”, mi disse. Riccardo era un modesto gregario, uno da 20-30 milioni di lire l'anno. Beh, dopo quell'episodio, e quella squalifica, si è costruito una villa sulle colline di Empoli: e si è fatto una posizione. Oggi collabora con Beppe Martinelli, il direttore sportivo di allora, ed è il team manager della Vangi, un club di dilettanti assai quotato».

Dal Blog di Ziliani? Questa storia su Pantani circolava gia qualche giorno dopo la crono,mi ricordo un Tonkov molto sospettoso che rilasciò qualche brutta dichiarazione,da cui presero le distanze i dirigenti Mapei..
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Re: Il Ciclismo - Vol. II

Post by margheritoni10 »

predu17 wrote: Dal Blog di Ziliani? Questa storia su Pantani circolava gia qualche giorno dopo la crono,mi ricordo un Tonkov molto sospettoso che rilasciò qualche brutta dichiarazione,da cui presero le distanze i dirigenti Mapei..
  Yes. Per curiosità sono andato a ricercare l'ordine d'arrivo di quella crono:

1. Gontchar (Ucr, Cantina Tollo - Alexia) che percorre i 34 km in 39'54" (media 51,128 km / h);
2. Podenzana a 29";
3. Pantani a 30";
4. Velo a 31";
5. Tonkov (Rus) a 35";

3 Mercatone Uno nei primi 5.
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