Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
- Porsche 928
- Pro

- Posts: 9594
- Joined: 01/07/2006, 15:43
- MLB Team: Texas Rangers
- NFL Team: Houston Texans
- NBA Team: Houston Rockets
- NHL Team: Dallas Stars
- Location: Mexicali - Baja California
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
Per chi non arriva a fine mese e vuol essere preso ancora piu in giro, mi son permesso di ascoltarmi un paio di trasmissioni di radio24 in streaming.
per chi vuole farsi male ma male veramente (non accusatemi di antinanismo, questi DESTRA E SINISTRA sono criminali ma criminali di quelli che la galera sarebbe una gita) questi sarebbe da fargli la guerra ma guerra armata, perche prendono proprio per il culo.
Ma veniamo qui al fatto, sono andato qui (http://www.radio24.ilsole24ore.com/archivio_home.php?data=&tema=Politica&prog=&x=37&y=12) perche volevo sapere i conti e speravo/pensavo che il "stringiamo la cinghia" valesse per una volta NON solo sempre ma sempre e ancora sempre solo per il cittadino.
Il parlamento discute i conti della politica alla camera (parliamo di un miliardo di euro abbondante ) IN 10?
Ma sopratutto gentaglia come Barbieri ti ride alla radio dicendo "beh ma guardi non mi stupisco e sempre stato cosi".
A sto punto era meglio il RE almeno quello con 2 slot e tre mignotttone ci si stava dentro (son sarcastico penso sia chiaro).
Parlamentare italiano (tranne pochissime mosche bianche) ti dico solo una cosa MAVAFFANCULO.
P.S.questi spendono 260 000 euro per le agendine e Barbieri che dice "ma ridurre ste cose qui e facile ci vuol poco" giuro e stato a volte meglio dello zelig.
per chi vuole farsi male ma male veramente (non accusatemi di antinanismo, questi DESTRA E SINISTRA sono criminali ma criminali di quelli che la galera sarebbe una gita) questi sarebbe da fargli la guerra ma guerra armata, perche prendono proprio per il culo.
Ma veniamo qui al fatto, sono andato qui (http://www.radio24.ilsole24ore.com/archivio_home.php?data=&tema=Politica&prog=&x=37&y=12) perche volevo sapere i conti e speravo/pensavo che il "stringiamo la cinghia" valesse per una volta NON solo sempre ma sempre e ancora sempre solo per il cittadino.
Il parlamento discute i conti della politica alla camera (parliamo di un miliardo di euro abbondante ) IN 10?
Ma sopratutto gentaglia come Barbieri ti ride alla radio dicendo "beh ma guardi non mi stupisco e sempre stato cosi".
A sto punto era meglio il RE almeno quello con 2 slot e tre mignotttone ci si stava dentro (son sarcastico penso sia chiaro).
Parlamentare italiano (tranne pochissime mosche bianche) ti dico solo una cosa MAVAFFANCULO.
P.S.questi spendono 260 000 euro per le agendine e Barbieri che dice "ma ridurre ste cose qui e facile ci vuol poco" giuro e stato a volte meglio dello zelig.
Last edited by Porsche 928 on 14/08/2008, 2:36, edited 1 time in total.
[align=center]
[/align]
[/align]- Jakala
- Senior

- Posts: 2652
- Joined: 08/10/2004, 16:18
- NBA Team: Phoenix Suns
- Location: Udine
- Contact:
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
Stanno trattando la buonuscita, probabilmente si portano a casa un anno e mezzo di stipendio.Paperone wrote: e i sindacati si lamentano?
ma stiamo scherzando?
I tribunali del lavoro generalmente giudicano quasi spesso a favore dei dipendenti.
Hope is a lying bitch
-
Paperone
- Pro

- Posts: 21655
- Joined: 16/10/2006, 17:35
- NFL Team: Denver Broncos
- Location: Castel Maggiore [Bologna], far east from Denver, CO
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
fammi capire: licenziati per giusta causa e prendono pure una sostanziosa buonauscita?Jakala wrote: Stanno trattando la buonuscita, probabilmente si portano a casa un anno e mezzo di stipendio.
I tribunali del lavoro generalmente giudicano quasi spesso a favore dei dipendenti.
allora ditelo che mi devo mettere a rubare pure io
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
- Jakala
- Senior

- Posts: 2652
- Joined: 08/10/2004, 16:18
- NBA Team: Phoenix Suns
- Location: Udine
- Contact:
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
Risposta telegrafica: SI.Paperone wrote: fammi capire: licenziati per giusta causa e prendono pure una sostanziosa buonauscita?
Il procedimento (licenziamento) può essere impugnato, visto che la giusta causa va accertata in un procedimento penale. In genere si fa una transazione in modo che le due parti si accordino per evitare il procedimento mediante pagamento di buonuscita.
Se riesci a retrodatarlo (il furto) puoi usare l'indulto, che è ancora in vigore per i reati non scopertiallora ditelo che mi devo mettere a rubare pure io![]()
Hope is a lying bitch
-
Paperone
- Pro

- Posts: 21655
- Joined: 16/10/2006, 17:35
- NFL Team: Denver Broncos
- Location: Castel Maggiore [Bologna], far east from Denver, CO
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
capisco che puoi avere un giorno in cui non hai un cavolo di voglia di lavorare, però piuttosto fai come me oggi, che dopo pranzo ho fatto poco o nulla 
anche se l'essere 1 di 5 in fabbrica certo non aiuta
farsi timbrare da un altro, e per di più in gruppo, è una cosa molto vergognosa. se era una persona posso anche accettare solo una sospensione, ma una azione di gruppo no
un
all'unico pirla che è rimasto dentro e che timbrava, e che si è fatto inculare lo stesso, spero che almeno gli altri facciano a lui un qualche regalo
anche se l'essere 1 di 5 in fabbrica certo non aiuta
farsi timbrare da un altro, e per di più in gruppo, è una cosa molto vergognosa. se era una persona posso anche accettare solo una sospensione, ma una azione di gruppo no
un
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
- Jakala
- Senior

- Posts: 2652
- Joined: 08/10/2004, 16:18
- NBA Team: Phoenix Suns
- Location: Udine
- Contact:
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
Guarda dove sto adesso in Inghilterra tu entri hai davanti a te un registro in cui segni a penna l'ora di entrata, quando esci fa lo stesso segni l'ora di uscita.
Nessuno controlla se tu scrivi gli orari giusti o falsi.
Questo perché il senso civico degli inglesi è maggiore rispetto agli italiani che si inventano scene alla Fantozzi pur di non lavorare
Nessuno controlla se tu scrivi gli orari giusti o falsi.
Questo perché il senso civico degli inglesi è maggiore rispetto agli italiani che si inventano scene alla Fantozzi pur di non lavorare
Hope is a lying bitch
-
Paperone
- Pro

- Posts: 21655
- Joined: 16/10/2006, 17:35
- NFL Team: Denver Broncos
- Location: Castel Maggiore [Bologna], far east from Denver, CO
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
è tutto diverso, purtroppo.Jakala wrote: Guarda dove sto adesso in Inghilterra tu entri hai davanti a te un registro in cui segni a penna l'ora di entrata, quando esci fa lo stesso segni l'ora di uscita.
Nessuno controlla se tu scrivi gli orari giusti o falsi.
Questo perché il senso civico degli inglesi è maggiore rispetto agli italiani che si inventano scene alla Fantozzi pur di non lavorare
sono stato a Berlino, e nella metro c'era una bottiglia di vetro. un ragazzo l'ha raccolta, e alla prima fermata l'ha buttata nel cestino (del vetro :D)
da noi la si lascia per terra perché è tutto sporco, a momenti non raccogliamo qualcosa che è caduto a noi per lo schifo
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
- Whatarush
- Pro

- Posts: 7960
- Joined: 09/12/2005, 20:13
- MLB Team: Pittsburgh Pirates
- NFL Team: Pittsburgh Steelers
- NHL Team: Pittsburgh Penguins
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
beh per quello faranno a turno: è capitato che quel giorno c'era lui a timbrarePaperone wrote: unall'unico pirla che è rimasto dentro e che timbrava, e che si è fatto inculare lo stesso, spero che almeno gli altri facciano a lui un qualche regalo
l'indomani sarebbe toccato a un altro, con gli altri 7 a farsi i cazzi propri - magari un'altra attività, sconosciuta al fisco

-
Paperone
- Pro

- Posts: 21655
- Joined: 16/10/2006, 17:35
- NFL Team: Denver Broncos
- Location: Castel Maggiore [Bologna], far east from Denver, CO
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
avevano fatto il gioco della pagliuzza, toccava sempre a luiWhatarush wrote: beh per quello faranno a turno: è capitato che quel giorno c'era lui a timbrare
l'indomani sarebbe toccato a un altro, con gli altri 7 a farsi i cazzi propri - magari un'altra attività, sconosciuta al fisco
però prendeva il 25% dei ricavati della seconda attività
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
-
SafeBet
- Pro

- Posts: 8173
- Joined: 05/02/2008, 20:09
- Location: Owen Meaney
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
Poi c'è da vedere se è caduto o se l'abbiamo fatto cadere.Paperone wrote: da noi la si lascia per terra perché è tutto sporco, a momenti non raccogliamo qualcosa che è caduto a noi per lo schifo![]()
- Spree
- Senior

- Posts: 2476
- Joined: 20/01/2005, 19:32
- Location: Padova
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
Sette regioni mantengono le altre. Che farebbero fatica a tenere aperti ospedali e scuole. Da Bolzano alla Sicilia , ecco chi rischia la crisi con la riforma
Raffaele Lombardo, viceré berlusconiano in Sicilia, c'è andato giù duro. All'inizio di agosto, celebrando i primi cento giorni da presidente della Regione, ha detto di non considerare l'unità d'Italia un vantaggio per la storia siciliana. Subito dopo, però, ha annunciato che tratterà con il ministro leghista Roberto Calderoli, artefice del federalismo fiscale prossimo venturo, il modo per salvaguardare il fiume di denaro pubblico che affluisce nell'isola, facendone la regione più assistita d'Italia.
L'ambiguità di Lombardo, autonomista a parole, ma centralista quando si tratta di incassare, ha una spiegazione semplicissima. La questione siciliana è uno dei punti critici che il governo di Silvio Berlusconi dovrà affrontare per regalare agli alleati della Lega Nord e all'Italia intera il federalismo fiscale, una riforma che nel Meridione preoccupa i più. Il motivo lo mostra la figura di pagina 46. Nessun'altra regione ha un bilancio così negativo fra le spese sostenute complessivamente dalle amministrazioni pubbliche sul suo territorio e le entrate fiscali raccolte dai cittadini che lo abitano. Un saldo che in Sicilia è un baratro: oltre 13,2 miliardi di euro.
IN SETTE PAGANO PER TUTTI I dati, elaborati dall'Ufficio studi dell'Associazione degli artigiani (Cgia) di Mestre, descrivono il punto da cui parte l'Italia per intraprendere la riforma federalista. Il fattore chiave è il residuo fiscale, la differenza fra quanto lo Stato incassa dai cittadini di ogni regione e quanto spende per loro. Dalla figura si vede che, su 19 regioni e due province autonome, solo sette hanno un residuo positivo: si va dai 38 miliardi della Lombardia ai 2 delle Marche, passando per Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Lazio. Se si considerano i dati per abitante, nella classifica dei più tartassati, restano in vetta i lombardi, o almeno quelli che pagano le tasse: ogni anno elargiscono alla pubblica causa 4 mila euro a testa, seguiti dagli emiliani con 3.656. I più fortunati invece sono i valdostani: grazie alle prerogative dell'autonomia incamerano circa 4.191 euro l'uno.
GIÙ LE MANI DAL BOTTINO I numeri fotografano un'Italia dove nel tempo le differenze economiche sembrano farsi più profonde, invece di ridursi. E la spaccatura non lascia dubbi ai sostenitori del federalismo: "Solo chi spende i propri soldi, li può spendere bene", riassume Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, secondo il quale "il federalismo è necessario per coniugare efficienza dell'amministrazione e responsabilità della politica". Una regola aurea che ha però, dice Bortolussi, un corollario: "Regioni come la Lombardia e il Veneto dovranno darsi da fare: quando avranno le mani libere, sarà essenziale investire in innovazione, creare lavoro qualificato, far crescere la loro economia per fare da traino a tutti".
Allo stesso tempo i dati mostrano anche il motivo per cui un federalismo senza condizioni è politicamente impossibile. Stando a questi calcoli, infatti, circa 30 milioni di italiani vivono in rosso. Una regione come la Campania, se da un giorno all'altro dovesse cavarsela da sola, dovrebbe azzerare la sanità, chiudendo tutti gli ospedali. Ma non basterebbero per colmare la voragine nei conti di Sicilia e Calabria, che forse dovrebbero tagliare anche le scuole. Pure la Liguria, peraltro, si troverebbe costretta a pesanti sacrifici, visto che il suo residuo fiscale è negativo per 853 milioni.
MODELLO LOMBARDO ADDIO È per questo che, probabilmente, sono state abbandonate le ipotesi più spinte di federalismo. Dopo essere stata inserita nel programma elettorale del Popolo della libertà, è finita nel cassetto la proposta messa a punto dalla Regione Lombardia, che a inizio luglio veniva ancora difesa dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Se fosse diventato legge, il modello lombardo avrebbe dirottato alle regioni l'80 per cento dell'Iva pagata localmente e metà del gettito dell'Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef). Secondo i calcoli degli economisti, il budget delle regioni sarebbe esploso da 87 a 206 miliardi. A fronte di questo mare di quattrini, però, i raffinati giuristi lombardi si erano dimenticati di indicare quali spese sarebbero divenute di loro competenza.
Oggi, dunque, sul tavolo restano due ipotesi. La prima è stata firmata dal ministro Calderoli, la seconda dalla Conferenza delle regioni guidata dal presidente emiliano Vasco Errani. Entrambe, in attesa dei colloqui che partiranno a fine mese, evitano di indicare quante risorse passeranno concretamente dal controllo statale a quello delle regioni. Già oggi, tuttavia, è possibile identificare alcuni snodi cruciali.
OBIETTIVO COLPO DI SPUGNA Il cardine del sistema Calderoli, che verrà presentato in Consiglio dei ministri il 12 settembre con la supervisione del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è l'abbandono del costo storico dei servizi come criterio per determinare i budget. L'idea è questa: la spesa pubblica è incrostata di sprechi al punto da non servire come indicatore del giusto prezzo dei servizi forniti ai cittadini. In futuro, dunque, anche per materie garantite dalla Costituzione come scuola e sanità verranno stabiliti dei costi standard, finanziati trattenendo in ogni regione una parte delle tasse versate in loco. Chi spenderà meno, avrà le risorse per estendere l'offerta, magari aumentando le cure garantite. Chi sprecherà, avrà vita dura.
Se per l'istruzione, inserita da Calderoli nel suo testo ma non dalle regioni, mancano del tutto dati regionali, una simulazione condotta da Anna Paschero, uno dei tecnici della Regione Piemonte che stanno lavorando sulla riforma, mostra invece quel che potrebbe accadere nella sanità. Il fabbisogno sanitario pro capite, infatti, cambia da regione a regione: si va dai 1.382 euro della Campania ai 1.657 della Liguria, dove pesa l'elevato numero di anziani. La media è di 1.491 euro per abitante, un livello sul quale potrebbero collocarsi i costi standard voluti dalla riforma. Tra le regioni a statuto ordinario anche Calabria, Puglia, Basilicata, Veneto e Lombardia stanno sotto la media e potrebbero beneficiare di maggiori risorse. Le altre tireranno la cinghia.
SCUOLA MODELLO FEDERALE Il fatto che materie delicate come la sanità e l'istruzione possano cadere fra le responsabilità delle regioni non preoccupa gli esperti. "Oggi veniamo da una lunga storia di spesa gestita dal centro in modo ferreo, eppure ci sono differenze abissali da una città all'altra", dice Gilberto Muraro, docente all'Università di Padova e autore di numerosi scritti sul federalismo, secondo il quale "quel che serve è una maggiore responsabilizzazione". Allo stesso tempo, tuttavia, Muraro vede con favore il fatto che siano previste verifiche periodiche del nuovo sistema: "In questo modo eventuali errori non pregiudicheranno il futuro", spiega.
CHI PAGA L'UGUAGLIANZA Uno dei problemi, però, è come consentire alle regioni più povere di far quadrare i conti, almeno all'inizio. L'idea di Calderoli è prendere le tre regioni migliori e calcolare che fetta di tasse devono trattenere per sostenere la loro spesa. Si calcola la media fra le tre. Chi riesce a spendere meno, versa il resto in un fondo (detto perequativo) che verrà ripartito fra chi, al contrario, spende di più. Per pagarsi la propria sanità, alla Lombardia basterebbe trattenere una fetta del gettito Irpef del suo territorio pari a un'aliquota del 4,4 per cento; in Calabria, dove i redditi dei cittadini sono più bassi, si arriverebbe al 16,3. Le tre regioni migliori - ipotizzate secondo le schema Calderoli - sarebbero dunque Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. L'aliquota media fra le tre (il 5,3 per cento relativa all'Irpef) è però inferiore a quella che sia l'Emilia che il Lazio dovrebbero trattenere per sostenere interamente la loro spesa sanitaria.
MEDIAZIONE EMILIANA Questi calcoli hanno un risultato paradossale: solo la Lombardia darebbe un contributo al fondo perequativo, pari a circa 1,2 miliardi. Tutte le altre Regioni, comprese quelle che generano sul loro territorio un gettito fiscale sufficiente a ripagare per intero le loro spese, andrebbero a debito con il fondo perequativo, rimpinguato dallo Stato per circa 11 miliardi l'anno, al quale dovrebbero chiedere denaro continuamente per pagare medici e infermieri. I problemi sono vari. Le regioni che hanno i conti in ordine non ci stanno a fare inutilmente brutta figura. Le altre temono, se le risorse venissero elargite direttamente da quelle più ricche, di dover dipendere dagli avversari politici, i quali potrebbero bloccare i finanziamenti al fondo. Per questo motivo la Conferenza delle regioni ha definito un altro sistema, che passa dalla triangolazione dello Stato, che risulterebbe il distributore delle risorse: "La nostra proposta è l'unica che possa tenere insieme Nord e Sud, regioni grandi e piccole", avverte Errani, che chiede un periodo di transizione di cinque anni, più lungo dei tre proposti da Calderoli "Oggi", spiega il presidente emiliano, "nessuno è in grado di dire quale sia il costo standard per moltissimi servizi: stabilire un percorso morbido è l'unico modo per arrivare a una soluzione credibile".
IL RICATTO Non tutti, però, sono convinti che il meccanismo studiato da Calderoli possa reggere alle pressioni che arriveranno dai partiti. Dice Fabio Pammolli, presidente del Cerm, un centro indipendente di ricerca economica: "I principi della riforma sono indiscutibili. Dubito però che per molti servizi di base, che dovranno essere garantiti dalla Lombardia alla Puglia, sarà possibile definire un costo standard". Spiega Pammolli: "Man mano che si allarga il ventaglio di servizi offerti da una regione, diventa sempre più difficile stabilire un costo standard: qual è il costo 'giusto' per un efficiente servizio di assistenza agli anziani a Milano rispetto a Campobasso?". Il rischio, spiega l'economista, è che la compilazione di un elenco infinito di prezzi e servizi apra la strada al ricatto da parte dei parlamentari delle regioni politicamente più influenti, per far lievitare progressivamente i costi standard, ammorbidire i vincoli di bilancio e tornare, di fatto, al rimborso generalizzato a pié di lista delle spese sostenute. Con un rischio ulteriore: che ogni regione d'ora in poi faccia da sé. E che tutte restino, irrimediabilmente, sprecone.
Luca Piana
Fonte: L'Espresso
Link: http://espresso.repubblica.it/dettaglio ... le/2037154
13.08.2008
Raffaele Lombardo, viceré berlusconiano in Sicilia, c'è andato giù duro. All'inizio di agosto, celebrando i primi cento giorni da presidente della Regione, ha detto di non considerare l'unità d'Italia un vantaggio per la storia siciliana. Subito dopo, però, ha annunciato che tratterà con il ministro leghista Roberto Calderoli, artefice del federalismo fiscale prossimo venturo, il modo per salvaguardare il fiume di denaro pubblico che affluisce nell'isola, facendone la regione più assistita d'Italia.
L'ambiguità di Lombardo, autonomista a parole, ma centralista quando si tratta di incassare, ha una spiegazione semplicissima. La questione siciliana è uno dei punti critici che il governo di Silvio Berlusconi dovrà affrontare per regalare agli alleati della Lega Nord e all'Italia intera il federalismo fiscale, una riforma che nel Meridione preoccupa i più. Il motivo lo mostra la figura di pagina 46. Nessun'altra regione ha un bilancio così negativo fra le spese sostenute complessivamente dalle amministrazioni pubbliche sul suo territorio e le entrate fiscali raccolte dai cittadini che lo abitano. Un saldo che in Sicilia è un baratro: oltre 13,2 miliardi di euro.
IN SETTE PAGANO PER TUTTI I dati, elaborati dall'Ufficio studi dell'Associazione degli artigiani (Cgia) di Mestre, descrivono il punto da cui parte l'Italia per intraprendere la riforma federalista. Il fattore chiave è il residuo fiscale, la differenza fra quanto lo Stato incassa dai cittadini di ogni regione e quanto spende per loro. Dalla figura si vede che, su 19 regioni e due province autonome, solo sette hanno un residuo positivo: si va dai 38 miliardi della Lombardia ai 2 delle Marche, passando per Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Lazio. Se si considerano i dati per abitante, nella classifica dei più tartassati, restano in vetta i lombardi, o almeno quelli che pagano le tasse: ogni anno elargiscono alla pubblica causa 4 mila euro a testa, seguiti dagli emiliani con 3.656. I più fortunati invece sono i valdostani: grazie alle prerogative dell'autonomia incamerano circa 4.191 euro l'uno.
GIÙ LE MANI DAL BOTTINO I numeri fotografano un'Italia dove nel tempo le differenze economiche sembrano farsi più profonde, invece di ridursi. E la spaccatura non lascia dubbi ai sostenitori del federalismo: "Solo chi spende i propri soldi, li può spendere bene", riassume Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, secondo il quale "il federalismo è necessario per coniugare efficienza dell'amministrazione e responsabilità della politica". Una regola aurea che ha però, dice Bortolussi, un corollario: "Regioni come la Lombardia e il Veneto dovranno darsi da fare: quando avranno le mani libere, sarà essenziale investire in innovazione, creare lavoro qualificato, far crescere la loro economia per fare da traino a tutti".
Allo stesso tempo i dati mostrano anche il motivo per cui un federalismo senza condizioni è politicamente impossibile. Stando a questi calcoli, infatti, circa 30 milioni di italiani vivono in rosso. Una regione come la Campania, se da un giorno all'altro dovesse cavarsela da sola, dovrebbe azzerare la sanità, chiudendo tutti gli ospedali. Ma non basterebbero per colmare la voragine nei conti di Sicilia e Calabria, che forse dovrebbero tagliare anche le scuole. Pure la Liguria, peraltro, si troverebbe costretta a pesanti sacrifici, visto che il suo residuo fiscale è negativo per 853 milioni.
MODELLO LOMBARDO ADDIO È per questo che, probabilmente, sono state abbandonate le ipotesi più spinte di federalismo. Dopo essere stata inserita nel programma elettorale del Popolo della libertà, è finita nel cassetto la proposta messa a punto dalla Regione Lombardia, che a inizio luglio veniva ancora difesa dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Se fosse diventato legge, il modello lombardo avrebbe dirottato alle regioni l'80 per cento dell'Iva pagata localmente e metà del gettito dell'Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef). Secondo i calcoli degli economisti, il budget delle regioni sarebbe esploso da 87 a 206 miliardi. A fronte di questo mare di quattrini, però, i raffinati giuristi lombardi si erano dimenticati di indicare quali spese sarebbero divenute di loro competenza.
Oggi, dunque, sul tavolo restano due ipotesi. La prima è stata firmata dal ministro Calderoli, la seconda dalla Conferenza delle regioni guidata dal presidente emiliano Vasco Errani. Entrambe, in attesa dei colloqui che partiranno a fine mese, evitano di indicare quante risorse passeranno concretamente dal controllo statale a quello delle regioni. Già oggi, tuttavia, è possibile identificare alcuni snodi cruciali.
OBIETTIVO COLPO DI SPUGNA Il cardine del sistema Calderoli, che verrà presentato in Consiglio dei ministri il 12 settembre con la supervisione del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è l'abbandono del costo storico dei servizi come criterio per determinare i budget. L'idea è questa: la spesa pubblica è incrostata di sprechi al punto da non servire come indicatore del giusto prezzo dei servizi forniti ai cittadini. In futuro, dunque, anche per materie garantite dalla Costituzione come scuola e sanità verranno stabiliti dei costi standard, finanziati trattenendo in ogni regione una parte delle tasse versate in loco. Chi spenderà meno, avrà le risorse per estendere l'offerta, magari aumentando le cure garantite. Chi sprecherà, avrà vita dura.
Se per l'istruzione, inserita da Calderoli nel suo testo ma non dalle regioni, mancano del tutto dati regionali, una simulazione condotta da Anna Paschero, uno dei tecnici della Regione Piemonte che stanno lavorando sulla riforma, mostra invece quel che potrebbe accadere nella sanità. Il fabbisogno sanitario pro capite, infatti, cambia da regione a regione: si va dai 1.382 euro della Campania ai 1.657 della Liguria, dove pesa l'elevato numero di anziani. La media è di 1.491 euro per abitante, un livello sul quale potrebbero collocarsi i costi standard voluti dalla riforma. Tra le regioni a statuto ordinario anche Calabria, Puglia, Basilicata, Veneto e Lombardia stanno sotto la media e potrebbero beneficiare di maggiori risorse. Le altre tireranno la cinghia.
SCUOLA MODELLO FEDERALE Il fatto che materie delicate come la sanità e l'istruzione possano cadere fra le responsabilità delle regioni non preoccupa gli esperti. "Oggi veniamo da una lunga storia di spesa gestita dal centro in modo ferreo, eppure ci sono differenze abissali da una città all'altra", dice Gilberto Muraro, docente all'Università di Padova e autore di numerosi scritti sul federalismo, secondo il quale "quel che serve è una maggiore responsabilizzazione". Allo stesso tempo, tuttavia, Muraro vede con favore il fatto che siano previste verifiche periodiche del nuovo sistema: "In questo modo eventuali errori non pregiudicheranno il futuro", spiega.
CHI PAGA L'UGUAGLIANZA Uno dei problemi, però, è come consentire alle regioni più povere di far quadrare i conti, almeno all'inizio. L'idea di Calderoli è prendere le tre regioni migliori e calcolare che fetta di tasse devono trattenere per sostenere la loro spesa. Si calcola la media fra le tre. Chi riesce a spendere meno, versa il resto in un fondo (detto perequativo) che verrà ripartito fra chi, al contrario, spende di più. Per pagarsi la propria sanità, alla Lombardia basterebbe trattenere una fetta del gettito Irpef del suo territorio pari a un'aliquota del 4,4 per cento; in Calabria, dove i redditi dei cittadini sono più bassi, si arriverebbe al 16,3. Le tre regioni migliori - ipotizzate secondo le schema Calderoli - sarebbero dunque Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. L'aliquota media fra le tre (il 5,3 per cento relativa all'Irpef) è però inferiore a quella che sia l'Emilia che il Lazio dovrebbero trattenere per sostenere interamente la loro spesa sanitaria.
MEDIAZIONE EMILIANA Questi calcoli hanno un risultato paradossale: solo la Lombardia darebbe un contributo al fondo perequativo, pari a circa 1,2 miliardi. Tutte le altre Regioni, comprese quelle che generano sul loro territorio un gettito fiscale sufficiente a ripagare per intero le loro spese, andrebbero a debito con il fondo perequativo, rimpinguato dallo Stato per circa 11 miliardi l'anno, al quale dovrebbero chiedere denaro continuamente per pagare medici e infermieri. I problemi sono vari. Le regioni che hanno i conti in ordine non ci stanno a fare inutilmente brutta figura. Le altre temono, se le risorse venissero elargite direttamente da quelle più ricche, di dover dipendere dagli avversari politici, i quali potrebbero bloccare i finanziamenti al fondo. Per questo motivo la Conferenza delle regioni ha definito un altro sistema, che passa dalla triangolazione dello Stato, che risulterebbe il distributore delle risorse: "La nostra proposta è l'unica che possa tenere insieme Nord e Sud, regioni grandi e piccole", avverte Errani, che chiede un periodo di transizione di cinque anni, più lungo dei tre proposti da Calderoli "Oggi", spiega il presidente emiliano, "nessuno è in grado di dire quale sia il costo standard per moltissimi servizi: stabilire un percorso morbido è l'unico modo per arrivare a una soluzione credibile".
IL RICATTO Non tutti, però, sono convinti che il meccanismo studiato da Calderoli possa reggere alle pressioni che arriveranno dai partiti. Dice Fabio Pammolli, presidente del Cerm, un centro indipendente di ricerca economica: "I principi della riforma sono indiscutibili. Dubito però che per molti servizi di base, che dovranno essere garantiti dalla Lombardia alla Puglia, sarà possibile definire un costo standard". Spiega Pammolli: "Man mano che si allarga il ventaglio di servizi offerti da una regione, diventa sempre più difficile stabilire un costo standard: qual è il costo 'giusto' per un efficiente servizio di assistenza agli anziani a Milano rispetto a Campobasso?". Il rischio, spiega l'economista, è che la compilazione di un elenco infinito di prezzi e servizi apra la strada al ricatto da parte dei parlamentari delle regioni politicamente più influenti, per far lievitare progressivamente i costi standard, ammorbidire i vincoli di bilancio e tornare, di fatto, al rimborso generalizzato a pié di lista delle spese sostenute. Con un rischio ulteriore: che ogni regione d'ora in poi faccia da sé. E che tutte restino, irrimediabilmente, sprecone.
Luca Piana
Fonte: L'Espresso
Link: http://espresso.repubblica.it/dettaglio ... le/2037154
13.08.2008
La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e che cosa possa togliere.
- Porsche 928
- Pro

- Posts: 9594
- Joined: 01/07/2006, 15:43
- MLB Team: Texas Rangers
- NFL Team: Houston Texans
- NBA Team: Houston Rockets
- NHL Team: Dallas Stars
- Location: Mexicali - Baja California
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
Leggendo questo interessantissimo articolo, mi sono venute un po di domande:
- Ci sara un nuovo esodo (visto negli anni 60-70) da sud a nord, se dovessero mancare alcuni dei servizi "normali"?
- Gli elettori del sud come la prenderebbero alle prossime elezioni (cioe, NON vorrei per nulla al mondo che le prossime elezioni le vincesse la sinistra magari a grande maggioranza usando come campagna elettorale "il cattivo nano vi ha tolto i soldi, noi li ridiamo")?
- Siamo sicuri che una riforma di questo tipo se dovesse essere messa in atto anche solo in parte non aumenti il divario gia enorme tra regioni ricche e povere?
- Una riforma di questo tipo non aumenterebbe la micro criminalita (strozzini, scippi, rapine, ecc, ecc), incentivando la sensazione di "sbando"?
Comunque faccio i miei auguri alle regioni del sud, sono convinto al mille percento che lo sviluppo del paese passi in maniera primaria dallo sviluppo del meridione.
- Ci sara un nuovo esodo (visto negli anni 60-70) da sud a nord, se dovessero mancare alcuni dei servizi "normali"?
- Gli elettori del sud come la prenderebbero alle prossime elezioni (cioe, NON vorrei per nulla al mondo che le prossime elezioni le vincesse la sinistra magari a grande maggioranza usando come campagna elettorale "il cattivo nano vi ha tolto i soldi, noi li ridiamo")?
- Siamo sicuri che una riforma di questo tipo se dovesse essere messa in atto anche solo in parte non aumenti il divario gia enorme tra regioni ricche e povere?
- Una riforma di questo tipo non aumenterebbe la micro criminalita (strozzini, scippi, rapine, ecc, ecc), incentivando la sensazione di "sbando"?
Comunque faccio i miei auguri alle regioni del sud, sono convinto al mille percento che lo sviluppo del paese passi in maniera primaria dallo sviluppo del meridione.
[align=center]
[/align]
[/align]- margheritoni10
- Posts: 2986
- Joined: 22/09/2004, 18:58
- Location: Gran Ducato di Sarzana
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
La nuova compagnia
Alitalia, le insidie di un percorso
di Francesco Giavazzi
Ci sono quattro buoni motiviper cui il piano per Alitalia predisposto da Banca Intesa desta dubbi e perplessità, inducendo, pare, anche qualche membro del governo a suggerire che venga riconsiderata l’offerta di Air France sdegnosamente rifiutata quattro mesi fa. 1) Il piano rischia di costare ai contribuenti oltre un miliardo di euro, un terzo dei tagli alla scuola previsti dalla Finanziaria; 2) Gli imprenditori che dovrebbero acquisire il controllo della Nuova Alitalia corrono rischi seri: sono stati a lungo minimizzati, ma venuti al dunque non è più possibile nasconderli. Vogliamo davvero rischiare di trasferire su alcune nostre imprese, oltre che sui contribuenti, il costo del disastro di Alitalia? 3) Il piano verrebbe immediatamente impugnato dalla Ue e da quel contenzioso temo usciremmo perdenti; 4) Il piano richiede che vengano sospese le regole anti-trust, creando un precedente pericoloso per la politica della concorrenza.
La Nuova Alitalia che è nata ieri sarà un’azienda senza debiti e con molti dipendenti in meno. Gli imprenditori privati che ne sono i nuovi azionisti apportando un miliardo di euro di capitale fresco apparentemente non corrono rischi: non ereditano debiti né dipendenti in eccesso, e soprattutto hanno la quasi certezza — questa infatti è la condizione necessaria, che essi hanno giustamente preteso—di rivendere fra un anno o poco più l’azienda a Lufthansa o a un’altra compagnia internazionale, recuperando così il miliardo speso oggi, magari con qualche profitto. Quest’operazione così ben congeniata nasconde però un’insidia a mio parere non valutata in modo adeguato dai nuovi azionisti. La Nuova Alitalia acquisterà aerei, slot e altri contratti dalla vecchia azienda della Magliana che domani il Consiglio dei ministri porrà in liquidazione. I prezzi ai quali la Nuova Alitalia acquisterà queste attività determineranno se la Vecchia Alitalia sarà in condizione di far fronte ai debiti che le rimarranno. Ad esempio, due anni fa gli aerei valevano 2,2 miliardi di euro: se i nuovi azionisti accettassero di acquistarli a quel prezzo, la Vecchia Alitalia potrebbe agevolmente pagare i propri debiti e poi chiudere.
Ma dubito che i nuovi azionisti siano disposti a pagare tanto: gli aerei sono vecchi e più sale il prezzo del petrolio meno valgono. Le valutazioni internazionali suggeriscono oggi ragionevolmente un miliardo. Se così fosse la Vecchia Alitalia non avrebbe fondi sufficienti per pagare i propri debiti. I nuovi azionisti hanno richiesto una norma che li protegga dal rischio di revocatorie da parte dei creditori della Vecchia Alitalia, prova del fatto che non sono disposti a pagare molto. Che cosa accadrebbe se la Vecchia Alitalia non fosse in grado di far fronte ai propri debiti verso fornitori, banche e investitori che detengono obbligazioni della società? Una possibilità è non pagare. Due mesi fa, quando fu convertito in legge il decreto (DL 23.4.2008, n. 80) che evitò il fallimento concedendo ad Alitalia un prestito ponte di 300 milioni, il governo disse in Parlamento: «Con la presente norma si tende a salvaguardare per i prossimi dodici mesi la continuità aziendale di Alitalia... escludendo in tale lasso temporale, ogni ricorso ad ipotesi di liquidazione o di applicazione di procedure concorsuali ».
Quindi i creditori di Alitalia hanno diritto ad essere rimborsati in quanto sono protetti da una legge che escludeva esplicitamente la liquidazione o anche solo lo scorporo della società— che invece avviene oggi prima della decorrenza di dodici mesi dall’approvazione del decreto. Che lo Stato debba pagare i debiti della Vecchia Alitalia è quindi certo. Nel momento stesso in cui paga, il governo viola le norme europee sugli aiuti di Stato. Consentire la sopravvivenza di un’azienda decotta trasferendone i debiti allo Stato è un classico caso di aiuto. Una condanna di Bruxelles obbligherebbe la Nuova Alitalia a rimborsare l’aiuto impropriamente ricevuto, cioè ad accollarsi quei debiti (questo è esattamente ciò che avvenne vent’anni fa quando Alfa Romeo fu ceduta alla Fiat senza debiti —di cui si fece carico l’Iri, cioè lo Stato. Dopo la condanna di Bruxelles quei debiti tornarono in capo alla Fiat). Sono consci i nuovi azionisti del rischio in cui incorrono e dal quale evidentemente lo Stato non li può manlevare? Ma non basta. Il decreto legge n. 80 prevede: «La somma erogata ad Alitalia è rimborsata il trentesimo giorno successivo a quello della cessione o della perdita del controllo effettivo da parte del Ministero dell’economia e delle finanze». Questo comma fu inserito nel decreto proprio per evitare che il prestito ponte fosse considerato un aiuto.
Il governo ha poi trasformato il prestito in capitale, ma con una formula ambigua che ne consente la restituzione all’azionista qualora Bruxelles lo richieda. Quindi se la Vecchia Alitalia non avrà fondi sufficienti, sarebbe la Nuova Alitalia a dover rimborsare allo Stato i 300 milioni del prestito (che in cassa non ci sono più perché sono serviti a coprire le perdite dei primi mesi dell’anno). Altrimenti la controversia con Bruxelles si aggraverebbe ulteriormente. Vi è poi il problema Air One. I nuovi azionisti non vogliono la fusione fra Nuova Alitalia e Air One perché questa porterebbe nella Nuova Alitalia debiti e dipendenti di Air One. Essi vogliono semplicemente acquistare da Air One gli aerei, tutti gli slot (grazie a una sospensione delle regole anti-trust) e i contratti stipulati per la consegna di nuovi velivoli. Air One rimarrà quindi una scatola vuota, ma con molti dipendenti e 450 milioni circa di debiti: basterà la vendita di slot e aerei a far fronte ai debiti e al costo degli esuberi? Quanti debiti di Air One finiranno essi pure a carico dello Stato? Anche qui c’è un problema europeo: nel 2004, quando lo Stato rifinanziò Alitalia, Bruxelles acconsentì a patto che i nuovi fondi non fossero usati per allargare la quota di mercato: esattamente quello che oggi Alitalia fa acquisendo le attività di Air One. L’offerta di Air France non apriva problemi con Bruxelles e non costava nulla, tranne le indennità per un numero di esuberi comunque inferiore: anzi portava qualche spicciolo nelle casse dello Stato perché i francesi avrebbero pagato, seppur poco, le azioni di Alitalia.
http://www.corriere.it/editoriali/08_ag ... aabc.shtml
Alitalia, le insidie di un percorso
di Francesco Giavazzi
Ci sono quattro buoni motiviper cui il piano per Alitalia predisposto da Banca Intesa desta dubbi e perplessità, inducendo, pare, anche qualche membro del governo a suggerire che venga riconsiderata l’offerta di Air France sdegnosamente rifiutata quattro mesi fa. 1) Il piano rischia di costare ai contribuenti oltre un miliardo di euro, un terzo dei tagli alla scuola previsti dalla Finanziaria; 2) Gli imprenditori che dovrebbero acquisire il controllo della Nuova Alitalia corrono rischi seri: sono stati a lungo minimizzati, ma venuti al dunque non è più possibile nasconderli. Vogliamo davvero rischiare di trasferire su alcune nostre imprese, oltre che sui contribuenti, il costo del disastro di Alitalia? 3) Il piano verrebbe immediatamente impugnato dalla Ue e da quel contenzioso temo usciremmo perdenti; 4) Il piano richiede che vengano sospese le regole anti-trust, creando un precedente pericoloso per la politica della concorrenza.
La Nuova Alitalia che è nata ieri sarà un’azienda senza debiti e con molti dipendenti in meno. Gli imprenditori privati che ne sono i nuovi azionisti apportando un miliardo di euro di capitale fresco apparentemente non corrono rischi: non ereditano debiti né dipendenti in eccesso, e soprattutto hanno la quasi certezza — questa infatti è la condizione necessaria, che essi hanno giustamente preteso—di rivendere fra un anno o poco più l’azienda a Lufthansa o a un’altra compagnia internazionale, recuperando così il miliardo speso oggi, magari con qualche profitto. Quest’operazione così ben congeniata nasconde però un’insidia a mio parere non valutata in modo adeguato dai nuovi azionisti. La Nuova Alitalia acquisterà aerei, slot e altri contratti dalla vecchia azienda della Magliana che domani il Consiglio dei ministri porrà in liquidazione. I prezzi ai quali la Nuova Alitalia acquisterà queste attività determineranno se la Vecchia Alitalia sarà in condizione di far fronte ai debiti che le rimarranno. Ad esempio, due anni fa gli aerei valevano 2,2 miliardi di euro: se i nuovi azionisti accettassero di acquistarli a quel prezzo, la Vecchia Alitalia potrebbe agevolmente pagare i propri debiti e poi chiudere.
Ma dubito che i nuovi azionisti siano disposti a pagare tanto: gli aerei sono vecchi e più sale il prezzo del petrolio meno valgono. Le valutazioni internazionali suggeriscono oggi ragionevolmente un miliardo. Se così fosse la Vecchia Alitalia non avrebbe fondi sufficienti per pagare i propri debiti. I nuovi azionisti hanno richiesto una norma che li protegga dal rischio di revocatorie da parte dei creditori della Vecchia Alitalia, prova del fatto che non sono disposti a pagare molto. Che cosa accadrebbe se la Vecchia Alitalia non fosse in grado di far fronte ai propri debiti verso fornitori, banche e investitori che detengono obbligazioni della società? Una possibilità è non pagare. Due mesi fa, quando fu convertito in legge il decreto (DL 23.4.2008, n. 80) che evitò il fallimento concedendo ad Alitalia un prestito ponte di 300 milioni, il governo disse in Parlamento: «Con la presente norma si tende a salvaguardare per i prossimi dodici mesi la continuità aziendale di Alitalia... escludendo in tale lasso temporale, ogni ricorso ad ipotesi di liquidazione o di applicazione di procedure concorsuali ».
Quindi i creditori di Alitalia hanno diritto ad essere rimborsati in quanto sono protetti da una legge che escludeva esplicitamente la liquidazione o anche solo lo scorporo della società— che invece avviene oggi prima della decorrenza di dodici mesi dall’approvazione del decreto. Che lo Stato debba pagare i debiti della Vecchia Alitalia è quindi certo. Nel momento stesso in cui paga, il governo viola le norme europee sugli aiuti di Stato. Consentire la sopravvivenza di un’azienda decotta trasferendone i debiti allo Stato è un classico caso di aiuto. Una condanna di Bruxelles obbligherebbe la Nuova Alitalia a rimborsare l’aiuto impropriamente ricevuto, cioè ad accollarsi quei debiti (questo è esattamente ciò che avvenne vent’anni fa quando Alfa Romeo fu ceduta alla Fiat senza debiti —di cui si fece carico l’Iri, cioè lo Stato. Dopo la condanna di Bruxelles quei debiti tornarono in capo alla Fiat). Sono consci i nuovi azionisti del rischio in cui incorrono e dal quale evidentemente lo Stato non li può manlevare? Ma non basta. Il decreto legge n. 80 prevede: «La somma erogata ad Alitalia è rimborsata il trentesimo giorno successivo a quello della cessione o della perdita del controllo effettivo da parte del Ministero dell’economia e delle finanze». Questo comma fu inserito nel decreto proprio per evitare che il prestito ponte fosse considerato un aiuto.
Il governo ha poi trasformato il prestito in capitale, ma con una formula ambigua che ne consente la restituzione all’azionista qualora Bruxelles lo richieda. Quindi se la Vecchia Alitalia non avrà fondi sufficienti, sarebbe la Nuova Alitalia a dover rimborsare allo Stato i 300 milioni del prestito (che in cassa non ci sono più perché sono serviti a coprire le perdite dei primi mesi dell’anno). Altrimenti la controversia con Bruxelles si aggraverebbe ulteriormente. Vi è poi il problema Air One. I nuovi azionisti non vogliono la fusione fra Nuova Alitalia e Air One perché questa porterebbe nella Nuova Alitalia debiti e dipendenti di Air One. Essi vogliono semplicemente acquistare da Air One gli aerei, tutti gli slot (grazie a una sospensione delle regole anti-trust) e i contratti stipulati per la consegna di nuovi velivoli. Air One rimarrà quindi una scatola vuota, ma con molti dipendenti e 450 milioni circa di debiti: basterà la vendita di slot e aerei a far fronte ai debiti e al costo degli esuberi? Quanti debiti di Air One finiranno essi pure a carico dello Stato? Anche qui c’è un problema europeo: nel 2004, quando lo Stato rifinanziò Alitalia, Bruxelles acconsentì a patto che i nuovi fondi non fossero usati per allargare la quota di mercato: esattamente quello che oggi Alitalia fa acquisendo le attività di Air One. L’offerta di Air France non apriva problemi con Bruxelles e non costava nulla, tranne le indennità per un numero di esuberi comunque inferiore: anzi portava qualche spicciolo nelle casse dello Stato perché i francesi avrebbero pagato, seppur poco, le azioni di Alitalia.
http://www.corriere.it/editoriali/08_ag ... aabc.shtml
-
White Rabbit
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
Ma due paroline sulla gestione degli esuberi da parte del governo liberista le vogliamo spendere?
- Porsche 928
- Pro

- Posts: 9594
- Joined: 01/07/2006, 15:43
- MLB Team: Texas Rangers
- NFL Team: Houston Texans
- NBA Team: Houston Rockets
- NHL Team: Dallas Stars
- Location: Mexicali - Baja California
Re: L'uomo è per natura un animale politico (ma deve automoderarsi)
E magari sulle altre compagnie europeee o mondiali che sarebbero pronte a far causa?White Rabbit wrote: Ma due paroline sulla gestione degli esuberi da parte del governo liberista le vogliamo spendere?
A me sembra che la facciano troppo troppo semplice sta cosa.
Separiamo buono e cattivo, quello buono lo vendo quello cattivo lo faccio cuccare agli italiani.
(Abbiamo/Hanno un grosso problema)
[align=center]
[/align]
[/align]