Il mio nome è Antonyyo e questa è la mia storia.
Inizio a giocare a pallacanestro a 6 anni, illuminato dalle prodezze di Shawn Kemp con la canotta verde.
Sono goffo ed elefantesco, ma le mie dimensioni mi consentono di dominare su vasta scala il gioco sotto i tabelloni... nelle prime amichevoli del minibasket basterebbero solo i miei punti per sconfiggere gli avversari.
Palleggio nullo, resistenza scarsa ma un grande amore: la difesa. Capitava spesso che mi piazzassi a metà campo e lasciassi l'onere della fase d'attacco agli altri 4 (formidabili) compagni, coprendo contropiedi e fermando lanci lunghi.
Il primo campionato regionale è una passeggiata... Distacchi sempre sui 40 o più punti, memore di una partita finita 164 - 7 contro Valpolicella (la terra del vino!). Ma è quando vedi da vicino la meta che la terra frana sotto i piedi. In finale perdiamo di 4 punti sul finale contro il BB Team di Fabrizio De Lucia, futuro nazionale giovanile che poi si è perso per strada.
Gli anni successivi spesso mi fanno sistematicamente giocare con i più grandi per tentare di svezzarmi.
Poi, nel pieno della crescita, il primo di una lunga serie di botti: investito da una moto, mi procuro una triplice frattura di tibia e perone.
Un anno delicatissimo di degenza, il mio corpo fatica a riaversi. Perdo il primo anno di vero basket, l'anno più importante e ne sarò condizionato per tutti i successivi.
Il medico nota anche una incipiente flessione nella linea della crescita... Dal 208 cm x 100 kg che ero previsto a fine crescita, mi ritrovo ad oggi 196 cm x 80 kg.
Non tutto il male viene per nuocere comunque... Perdo un sacco di peso, divento più asciutto e comincio a diventare più coordinato. Il palleggio diviene decente, la velocità incrementa veritiginosamente.
Nel frattempo arrivano un titolo provinciale, un secondo, un terzo posto; un quarto posto ed un sesto posto ai regionali (con l'orgoglio di aver battuto i campioni nel girone). Si rifiuta un invito delle giovanili della prima squadra di Verona, memore dei racconti dell'orrore dei compagni da lì scappati.
Ricordo che brucia: eliminazione dai regionali sul neutro di Limena ad opera di un Mestrina Basket, nettamente inferiore che utilizzo l'illegale per categoria difesa a zona 40 minuti.
Nonostante sia oramai pronto per la trasformazione ad un ruolo di 3, gli allenatori continuano ad impiegarmi da 4 (mio ruolo naturale oggi) e da 5, vista la mia esperienza. Segno poco, gloria personale ancor meno... Ma tanti minuti e tanti ricordi.
Da allora ogni anno è stato un calvario: rottura del menisco laterale sx, rottura dei legamenti della caviglia dx, stiramento dei gemelli sx, lesione del tendine d'achille, microfrattura caviglia sx... a causa di questi infortuni non ho mai potuto trovare continuità nell'allenamento e nella crescita tecnica.
L'anno più bello è stato l'ultimo delle giovanili, quando partecipammo agli Juniores Nazionali. Fu un anno talmente sfigato anche per colpa di una tremenda conduzione tecnica (3 sole vittorie nel girone, due contro Limena, una contro Rovigo e tante sconfitte di misura: -1 Rovigo, -3 Bears Mestre, -6 e -4 Mueller Verona, -8 Dueville), ma un gruppo così affiatato, tante trasferte felici, tante emozioni. Poi un gironcino di consolazione ampiamente dominato con soli 8 giocatori, di cui 5 di tre anni più piccoli a causa dei litigi tra giocatori e allenatore (se ne andarono in 9...).
Finite le giovanili c'è stato un anno di serie D, uno di prima divisione, uno di promozione ed uno di C2.
Il mio profilo è atipico: eccellente gioco in post, sia in attacco che in difesa (a compensare i centimetri mancanti), buon tiro in sospensione dal movimento, abilità nella penetrazione 1vs1, tanto cuore, tante intangibles, particolare affinità per le steal, per i rimbalzi (soprattutto per il tempismo in quelli d'attacco, dove nelle serie minori l'intelligenza non abbonda) e la gratificazione per ogni assist servito; tanti punti realizzati sono alla "spazzino di carogne" style... Tiro sbagliato da un compagno, rimbalzo e easy lay up. A rovinare questa bella scheda arrivano, puntuali, un'indecenza totale ai tiri liberi, una difficoltà di conseguenza a voler prendersi tiri da fermo (in carriera non ho nemmeno mai tentato un tiro da 3 punti!), una predisposizione cronica al fallo (l'anno della prima divisione, vuoi anche per la scarsa difesa dei compagni, infilai un filotto di 14 partite consecutive fuori per 5 falli, di cui una storica, nel secondo quarto.) e un fiato incapace di reggere 30 minuti, figuriamoci 40... Sono il classico sixth man, di buona indole e tranquillo che tutti gli allenatori vorrebbero avere ma che mai e poi mai si sognerebbero di selezionare durante la costruzione di un quintetto titolare.
Nelle giovanili ho giocato con diversi giovanili azzurri e ho fatto parecchie sfide contro Mueller Verona e qualche partita contro la Benetton Treviso. Nei tanti anni di camp ho giocato con Pecile, Boscagin, Monti, Camata, Cavaliero, una giocatrice di NCAA di New York, Ryan Williams ex "La Rochelle" ora in prima divisone inglese, Riva padre e figlio ed una vanga di giocatori di B1 e B2...
E se mai qualcuno si sognasse di definire un giocatore che ha ricevuto soldi, per quanto pochi, un professionista, allora potrei definirmi tale.
E le ragazze delle giovanili della Coconuda Maddaloni di qualche anno fa erano tutte bellissime!

Il mio NBA player comparison è un misto tra Shaquille O'Neal, Bill Laimbeer e Pete Maravich. Per la precisione ho la stessa percentuale ai liberi del primo, lo stesso gioco pulito del secondo e la stessa abilità nello schiacciare del terzo.