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Re: Naufraghi 2.0
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Re: Naufraghi 2.0
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frog
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Re: Naufraghi 2.0
Questa è una storia poco credibile, ma in questo mondo si è visto di peggio, quindi.
Un giorno, era sera tardi, ma non notte, imbrunire, quando le cose si vedono, ma non benissimo, come quando due comari bisbigliano poco distante dal tuo luogo di lavoro, tu non capisci cosa dicono, però non riesci a dormire. Così era, era la sera di una giornata oziosa e tediante in un lussuoso quartiere della Milano bene in cui X e Y erano cresciuti, ma non troppo. Dunque decisero, per scacciare la noia, di fare una rapina in banca. Fin qui niente di clamoroso, X e Y, figli di papà annoiati, fanno la bravata, disagio giovanile lo chiamano, la cura per molti sarebbe “na carga de legnade”, ma non è politicamente corretto, quindi.
Arriva dunque il giorno, la Milano da bere è troppo affollata di parenti infilati come supposte nei posti caldi del potere finanziario, molto meglio non mettere in imbarazzo la nomenclatura del luogo in caso di fallimento e agire in periferia, quindi.
Diciamo Pavia, ma forse Monza oppure Busto Arsizio, che onestamente non sposta gli equilibri della storia sapere quale sia di preciso, lì c’è in ogni caso una banca, l’adrenalina, le calze tirate giù sulla faccia, l’accento slavo perché fa più rapinatore e via così verso nuovi orizzonti.
Cupido si sa scaglia le frecce in maniera bizzarra, ma questa volta probabilmente un refolo di vento deve aver fatto la magagna. Cosa fatta capo ha comunque e quel pirla di X, dopo aver fatto tutte le cose per bene, fissa lo sguardo su di un cassiere, abbondantemente sovrappeso, dal pelo straripante, che gronda sudore e panico da ogni dove.
E’ amore a prima vista, lo spettacolo dunque abbia inizio.
La cassaforte a tempo da ai due 20 minuti d’interminabile attesa, fare tutto quel casino per ritrovarsi ancora immersi nella noia ? Che palle ! Cerchiamo un diversivo ordunque, ed eccolo li ! Bello, ingombrante odoroso d’adipe e salamino piccante. Il cassierone preso e denudato, viene spalmato di schiuma da barba, portata per riempire le telecamere, ma comunque avanzata in abbondanza. Il resto della truppa, di sesso femminile è in quanto tale obbligatoriamente provvisto di materiale per la depilazione usufruibile glabrare l’orso. L'operazione porta alla luce un tatuaggio rimasto sepolto nella peluria, raffigurante un Gilardino versione Piacenza, con calze a rete e tutù, inquietante.
Pochi istanti dopo, il festino sadomaso viene bruscamente interrotto dalle intimazioni degli agenti appostati fuori dell’edificio, pochi istanti dopo la cassaforte scatta e pile di banconote pronte all’uso sono disponibili, pochi istanti dopo, una bella ragazza, addetta alle pulizie, rimasta coinvolta nella rapina, con la passione per le arti marziali, entra in azione disarmando i due pirla con poche, ma efficaci mosse. Pochi istanti dopo, un oggetto non identificato, sputa un raggio luminoso verso la palazzina d’arte vestita, prelevando il grassone, la judoca e il bottino, con grave scorno per la forze dell’ordine. Ammetto che l’ultima parte del racconto potrebbe suscitare qualche perplessità, qualche.
Il potere costituito quindi, si ritrova solo con i due bulletti in mano senza l’ombra d’un quattrino e avendo da subito la netta sensazione che i due sono provvisti di mutande di piombo, decidono di lasciar cadere le accuse.
I due soggetti e il malloppo intanto, vengono attentamente esaminati sulla navicella spaziale di provenienza sconosciuta, ma ben presto rilasciati per mancanza d’interessi in comune. Essere rilasciati dagli alieni non da garanzia assoluta di ritrovarsi nello stesso luogo del rapimento, quindi.
I due si ritrovano su di un isola deserta con una montagna di soldi, ma scarsi viveri.
Le donne si sa, hanno uno spiccato senso di sopravvivenza dovuto al loro istinto materno che le porta a sopportare immani sofferenze.
L’acqua su quell’isola situata nel mar dei carabi, non è un problema, ma il cibo si. Eviterò di raccontarvi il perché lei sia giunta a quella conclusione, come lo fece, quando lo fece, resta il fatto che lo fece. Lei si mangia lui, pochi giorni dopo aver terminato i suoi resti, un cargo diretto a Cuba, la avvista e la porta con se sull’isola di Fidel
Le sue origini sudamericane la aiutano a tirarsi fuori presto della secche, anche perché bellezza, cinismo e senso degli affari sporchi, non le mancano. Il bottino sepolto sull’isola viene recuperato da lei con l’aiuto di alcuni manigoldi di lì a poco.
Ammetto che anche gli sviluppi finali non sono molto credibili, comunque io procedo.
Recuperato il bottino la sua bagnarola fa rotta verso gli States. Miami, vorticosi giri di soldi sporchi, letti puliti, contatti giusti e in breve la franchigia dei Miami Heat è sua. L’ex donna delle pulizie, che agisce sempre nell’ombra usufruendo di numerosi prestanome, ha da qualche tempo un sogno segreto. Un inconfessabile desiderio, retaggio del passato isolano, mangiarsi Shaquille O’Neal.
Fine.
Un giorno, era sera tardi, ma non notte, imbrunire, quando le cose si vedono, ma non benissimo, come quando due comari bisbigliano poco distante dal tuo luogo di lavoro, tu non capisci cosa dicono, però non riesci a dormire. Così era, era la sera di una giornata oziosa e tediante in un lussuoso quartiere della Milano bene in cui X e Y erano cresciuti, ma non troppo. Dunque decisero, per scacciare la noia, di fare una rapina in banca. Fin qui niente di clamoroso, X e Y, figli di papà annoiati, fanno la bravata, disagio giovanile lo chiamano, la cura per molti sarebbe “na carga de legnade”, ma non è politicamente corretto, quindi.
Arriva dunque il giorno, la Milano da bere è troppo affollata di parenti infilati come supposte nei posti caldi del potere finanziario, molto meglio non mettere in imbarazzo la nomenclatura del luogo in caso di fallimento e agire in periferia, quindi.
Diciamo Pavia, ma forse Monza oppure Busto Arsizio, che onestamente non sposta gli equilibri della storia sapere quale sia di preciso, lì c’è in ogni caso una banca, l’adrenalina, le calze tirate giù sulla faccia, l’accento slavo perché fa più rapinatore e via così verso nuovi orizzonti.
Cupido si sa scaglia le frecce in maniera bizzarra, ma questa volta probabilmente un refolo di vento deve aver fatto la magagna. Cosa fatta capo ha comunque e quel pirla di X, dopo aver fatto tutte le cose per bene, fissa lo sguardo su di un cassiere, abbondantemente sovrappeso, dal pelo straripante, che gronda sudore e panico da ogni dove.
E’ amore a prima vista, lo spettacolo dunque abbia inizio.
La cassaforte a tempo da ai due 20 minuti d’interminabile attesa, fare tutto quel casino per ritrovarsi ancora immersi nella noia ? Che palle ! Cerchiamo un diversivo ordunque, ed eccolo li ! Bello, ingombrante odoroso d’adipe e salamino piccante. Il cassierone preso e denudato, viene spalmato di schiuma da barba, portata per riempire le telecamere, ma comunque avanzata in abbondanza. Il resto della truppa, di sesso femminile è in quanto tale obbligatoriamente provvisto di materiale per la depilazione usufruibile glabrare l’orso. L'operazione porta alla luce un tatuaggio rimasto sepolto nella peluria, raffigurante un Gilardino versione Piacenza, con calze a rete e tutù, inquietante.
Pochi istanti dopo, il festino sadomaso viene bruscamente interrotto dalle intimazioni degli agenti appostati fuori dell’edificio, pochi istanti dopo la cassaforte scatta e pile di banconote pronte all’uso sono disponibili, pochi istanti dopo, una bella ragazza, addetta alle pulizie, rimasta coinvolta nella rapina, con la passione per le arti marziali, entra in azione disarmando i due pirla con poche, ma efficaci mosse. Pochi istanti dopo, un oggetto non identificato, sputa un raggio luminoso verso la palazzina d’arte vestita, prelevando il grassone, la judoca e il bottino, con grave scorno per la forze dell’ordine. Ammetto che l’ultima parte del racconto potrebbe suscitare qualche perplessità, qualche.
Il potere costituito quindi, si ritrova solo con i due bulletti in mano senza l’ombra d’un quattrino e avendo da subito la netta sensazione che i due sono provvisti di mutande di piombo, decidono di lasciar cadere le accuse.
I due soggetti e il malloppo intanto, vengono attentamente esaminati sulla navicella spaziale di provenienza sconosciuta, ma ben presto rilasciati per mancanza d’interessi in comune. Essere rilasciati dagli alieni non da garanzia assoluta di ritrovarsi nello stesso luogo del rapimento, quindi.
I due si ritrovano su di un isola deserta con una montagna di soldi, ma scarsi viveri.
Le donne si sa, hanno uno spiccato senso di sopravvivenza dovuto al loro istinto materno che le porta a sopportare immani sofferenze.
L’acqua su quell’isola situata nel mar dei carabi, non è un problema, ma il cibo si. Eviterò di raccontarvi il perché lei sia giunta a quella conclusione, come lo fece, quando lo fece, resta il fatto che lo fece. Lei si mangia lui, pochi giorni dopo aver terminato i suoi resti, un cargo diretto a Cuba, la avvista e la porta con se sull’isola di Fidel
Le sue origini sudamericane la aiutano a tirarsi fuori presto della secche, anche perché bellezza, cinismo e senso degli affari sporchi, non le mancano. Il bottino sepolto sull’isola viene recuperato da lei con l’aiuto di alcuni manigoldi di lì a poco.
Ammetto che anche gli sviluppi finali non sono molto credibili, comunque io procedo.
Recuperato il bottino la sua bagnarola fa rotta verso gli States. Miami, vorticosi giri di soldi sporchi, letti puliti, contatti giusti e in breve la franchigia dei Miami Heat è sua. L’ex donna delle pulizie, che agisce sempre nell’ombra usufruendo di numerosi prestanome, ha da qualche tempo un sogno segreto. Un inconfessabile desiderio, retaggio del passato isolano, mangiarsi Shaquille O’Neal.
Fine.
Ebbene si: son ancor chi


-
Mike
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Re: Naufraghi 2.0
se aggiungiamo questo testo all'ultima uscita nel topic politico, sempre più sciapò al maestro frog: lettura davvero piacevole.
bannato
Bibitaro non mollare
è un forum di idioti.
non c'è nulla da fare!

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-
frog
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Re: Naufraghi 2.0
Grazie, troppo bbbuono, :DMike wrote: se aggiungiamo questo testo all'ultima uscita nel topic politico, sempre più sciapò al maestro frog: lettura davvero piacevole.
Ebbene si: son ancor chi


- Sine
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Re: Naufraghi 2.0
Questo non è un racconto, in realtà, è un post-minchiata che mi ero inventato prima sul forum di Hattrick. Ma per uppare va bene :gazza:
E' iniziato tutto quest'inverno. Un freddo inverno.
Tampino da tempo una ragazza. Tampino non nel senso che la seguo di notte in vicoli ambigui vestito di impermeabile e occhiali scuri e lei spaventata chiama la polizia e io sono costretto a scappare. Almeno non solo.
Beh insomma, dopo mesi a provarci questa comincia a cedere. Per intenderci parliamo di quasi un metro e ottanta di fisico perfetto, gran bel viso, cervello non indifferente e due bellissimi gomiti.
Credo che prima di smettere per l'università giocasse a pallavolo o a scala 40. Non ricordo con precisione.
Dicevamo che comincia a cedere, forse sfiancata dal mio pressing accetta finalmente ad uscire con me, a patto che scelga lei il posto.
Non è mia prassi lasciare certe libertà, ma ovviamente la cosa mi intriga e sto al gioco.
Lei mi porta in una salumeria. Salumeria non nel senso di luogo ove comprare insaccati, salumeria inteso come set di film porno con prevalenza di ammucchiate omosessuali.
Un po' basito dalla situazione oltremodo imbarazzante e bizzarra avanzo un'obiezione: "Ma qui non servono da bere"
Lei risponde: "Il mio problema è che uno non mi basta. Neanche due o tre. E' il mio sporco segreto, non volevo uscire con te perchè mi vergognavo."
"Vieni spesso in questo posto?"
"Ho la fidelity card"
Al che senza esitazione continuo "Beh ma a me il mio basta e avanza, potevi passare di qua prima di uscire con me"
Un po' esterrefatta mi guarda: "Davvero per te non è un problema, il mio problema?"
"Non è un problema, il tuo problema. Per cui chiamiamolo non-problema. Anzi, chiamiamolo Gianni, il tuo non-problema, per semplicità"
Mi si getta al collo "Grazie, grazie!! Ora che il mio Gianni è risolto mi sento molto meglio!"
"Una cosa però: per favore niente più salumerie. Passaci quando ti va, ma lasciami fuori"
"Va bene, va bene!!" E scoppa a piangere dalla felicità.
Che ragazza dolce ed innocente, mi è venuto naturale pensare.
Da quel momento ci sono stati 5 mesi bellissimi. Lei qualche sera era più stanca di altre, ma avevo deciso che per stare con una ragazza magnifica come lei valeva la pena fare qualche sacrificio. Anche umano, a volte.
Questo fino a poco tempo fa, quando senza che sospettassi nulla mi si presenta a casa mia in lacrime e con un rosario in mano.
Le chiedo qual è il problema e singhiozzando mi dice: "Non possiamo più continuare, dobbiamo finirla qui assolutamente!"
La guardo intensamente negli occhi e capisco che non sta scherzando.
"Cosa??"
"Sì, sì, in questi cinque mesi abbiamo fatto l'amore, un sacco di volte! E l'ho fatto anche con un altro centinaio di uomini!"
"Uno dei motivi per cui ti amo è la tua straordinaria attenzione per i particolari anche più insignificanti."
"Beh, ma è peccato! Non sapevo che si chiamasse fare l'amore quello! Non lo sapevo! Io sono una timorata di Dio, avevo promesso purezza fino al matrimonio! Devo arrivare vergine all'altare! Potevi dirmelo che stavamo facendo l'amore, idiota!!!!"
"Ammetto le mie mancanze. Non ho manenuto un rapporto aperto e maturo con te. Anche se comincio a sospettare che la scatola cranica tu la stia usando come borsetta aggiuntiva. Permettimi inoltre un'irrilevante osservazione"
"Cioè?"
"Voci ben informate mi garantiscono che la retroattività non è propria della purezza. Anche se potrei essere smentito da qualcuno più esperto."
"Non ha importanza! Devo scappare! Devo fuggire sui monti ad espiare i miei peccati! Un paio di attori della salumeria hanno deciso di farmi compagnia."
"Ma cosa ne sarà di Gianni?"
Il viso diventa improvvisamente più cupo.
"E' arrivato il momento di abbandonarlo. Sarà dura, ma è forte, sono sicura ce la farà"
"Lo spero davvero."
"Ora vado, addio!!"
Ed un po' frastornato la guardo allontanarsi da casa, andarsene per sempre dalla mia vita.
Ora è un mese che non esco più di casa, sono disperato e non mangio più. A volte viene a trovarmi Elisabetta Canalis vestita soltanto di un paio di occhiali da sole. Ma è dura.
E' iniziato tutto quest'inverno. Un freddo inverno.
Tampino da tempo una ragazza. Tampino non nel senso che la seguo di notte in vicoli ambigui vestito di impermeabile e occhiali scuri e lei spaventata chiama la polizia e io sono costretto a scappare. Almeno non solo.
Beh insomma, dopo mesi a provarci questa comincia a cedere. Per intenderci parliamo di quasi un metro e ottanta di fisico perfetto, gran bel viso, cervello non indifferente e due bellissimi gomiti.
Credo che prima di smettere per l'università giocasse a pallavolo o a scala 40. Non ricordo con precisione.
Dicevamo che comincia a cedere, forse sfiancata dal mio pressing accetta finalmente ad uscire con me, a patto che scelga lei il posto.
Non è mia prassi lasciare certe libertà, ma ovviamente la cosa mi intriga e sto al gioco.
Lei mi porta in una salumeria. Salumeria non nel senso di luogo ove comprare insaccati, salumeria inteso come set di film porno con prevalenza di ammucchiate omosessuali.
Un po' basito dalla situazione oltremodo imbarazzante e bizzarra avanzo un'obiezione: "Ma qui non servono da bere"
Lei risponde: "Il mio problema è che uno non mi basta. Neanche due o tre. E' il mio sporco segreto, non volevo uscire con te perchè mi vergognavo."
"Vieni spesso in questo posto?"
"Ho la fidelity card"
Al che senza esitazione continuo "Beh ma a me il mio basta e avanza, potevi passare di qua prima di uscire con me"
Un po' esterrefatta mi guarda: "Davvero per te non è un problema, il mio problema?"
"Non è un problema, il tuo problema. Per cui chiamiamolo non-problema. Anzi, chiamiamolo Gianni, il tuo non-problema, per semplicità"
Mi si getta al collo "Grazie, grazie!! Ora che il mio Gianni è risolto mi sento molto meglio!"
"Una cosa però: per favore niente più salumerie. Passaci quando ti va, ma lasciami fuori"
"Va bene, va bene!!" E scoppa a piangere dalla felicità.
Che ragazza dolce ed innocente, mi è venuto naturale pensare.
Da quel momento ci sono stati 5 mesi bellissimi. Lei qualche sera era più stanca di altre, ma avevo deciso che per stare con una ragazza magnifica come lei valeva la pena fare qualche sacrificio. Anche umano, a volte.
Questo fino a poco tempo fa, quando senza che sospettassi nulla mi si presenta a casa mia in lacrime e con un rosario in mano.
Le chiedo qual è il problema e singhiozzando mi dice: "Non possiamo più continuare, dobbiamo finirla qui assolutamente!"
La guardo intensamente negli occhi e capisco che non sta scherzando.
"Cosa??"
"Sì, sì, in questi cinque mesi abbiamo fatto l'amore, un sacco di volte! E l'ho fatto anche con un altro centinaio di uomini!"
"Uno dei motivi per cui ti amo è la tua straordinaria attenzione per i particolari anche più insignificanti."
"Beh, ma è peccato! Non sapevo che si chiamasse fare l'amore quello! Non lo sapevo! Io sono una timorata di Dio, avevo promesso purezza fino al matrimonio! Devo arrivare vergine all'altare! Potevi dirmelo che stavamo facendo l'amore, idiota!!!!"
"Ammetto le mie mancanze. Non ho manenuto un rapporto aperto e maturo con te. Anche se comincio a sospettare che la scatola cranica tu la stia usando come borsetta aggiuntiva. Permettimi inoltre un'irrilevante osservazione"
"Cioè?"
"Voci ben informate mi garantiscono che la retroattività non è propria della purezza. Anche se potrei essere smentito da qualcuno più esperto."
"Non ha importanza! Devo scappare! Devo fuggire sui monti ad espiare i miei peccati! Un paio di attori della salumeria hanno deciso di farmi compagnia."
"Ma cosa ne sarà di Gianni?"
Il viso diventa improvvisamente più cupo.
"E' arrivato il momento di abbandonarlo. Sarà dura, ma è forte, sono sicura ce la farà"
"Lo spero davvero."
"Ora vado, addio!!"
Ed un po' frastornato la guardo allontanarsi da casa, andarsene per sempre dalla mia vita.
Ora è un mese che non esco più di casa, sono disperato e non mangio più. A volte viene a trovarmi Elisabetta Canalis vestita soltanto di un paio di occhiali da sole. Ma è dura.

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Toni Monroe
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Re: Naufraghi 2.0
Mi cimento anch'io, se posso permettermi. Una cosa che scrissi tempo fa, senza pretese. Spero, almeno, che non sia la cosa peggiore che avrete letto (mi prenoto per la prossima, nel caso :gazza:)
Il primo palleggio fu interlocutorio; quasi un assaggio. Per vedere che effetto faceva, per sentire il rumore della palla sul campo, per ascoltare le sensazioni che ne sarebbero scaturite. Il suo avversario gli concedeva spazio, avendolo giudicato (non a torto in effetti) incapace di partenze esplosive (anche se in seguito si sarebbe comunque pentito di non essergli stato più addosso). Il giovane avanzava eseguendo dei palleggi incrociati -con una naturalezza che non era lecito attriburigli- e si guardava intorno: gli spazi attorno a lui erano ampi, ma nessuno pareva impegnarsi davvero. I suoi compagni ed i rispettivi marcatori sembravano lottare per la posizione con poco entusiasmo. Quando il suo marcatore diretto decise di tenere un atteggiamento più aggressivo -forse allettato dalla prospettiva di sottrargli la palla dal palleggio- ecco che il giovane vide un corridoio. Un'autostrada, praticamente, che conduceva dritta al canestro. Da quel momento in avanti il giovane fu in anticipo sugli altri giocatori in campo della frazione di secondo necessaria a sopperire alla sua mancanza di esplosività muscolare. La partenza sorprese il suo marcatore come un pistard che fosse rimasto in surplace a causa di un errore di valutazione. Fu come se questo avesse dato una scossa improvvisa a tutti gli altri, che iniziarono -forse in modo inconscio- (non è a questo che servono gli allenamenti?) a reagire all'evento: i suoi compagni prendevano posizione e gli avversari arrancavano. Il suo marcatore ormai doveva inseguire e si sa che non è semplice scegliere il tempo di un intervento quando ti trovi alle spalle (e distante) della palla. Qualcuno decide di convergere su di lui per sbarrargli la strada, ma il giovane effettua un movimento di cui nemmeno lui si sarebbe sospettato capace: una rotazione di 360 gradi su sé stesso, in palleggio (e cambiando mano durante la rotazione), che gli fece superare due avversari e un compagno che si trovavano tra lui e il canestro. A quel punto era ormai a ridosso dell'area dei tre secondi e doveva decidere, doveva sapere, cosa fare: o arrivare alla conclusione o scaricare ad un compagno. Su di lui arrivarono, da tre direzioni diverse, tre avversari, di cui uno alle spalle che non poteva vedere ma che sentiva allo stesso modo in cui una bella donna si sente addosso gli occhi di un uomo, pure se fosse nascosto da una montagna di buoni propositi. A quel punto il giovane si smarrì un po'; non aveva immaginato di poter arrivare fin lì, ma c'era. Raccolse la palla e iniziò un terzo tempo dagli esiti impronosticabili. Il volo in direzione del canestro si svolse tra una selva di corpi che sarebbero stati perfetti come modelli per una scultura che dovesse descrivere la determinazione di un atleta. Lo sforzo e la tensione sui loro volti erano significativi, in questo senso. (Nemmeno a dirlo) A fare queste considerazioni, mentre decideva cosa fare della palla, era il giovane lanciato a canestro. Sfidando un po' tutti quelli che stavano tra lui e il canestro (nonchè alcune leggi della fisica e qualche legge della probabilità), il giovane si contorse e in qualche modo riuscì a far partire la palla.. Il fotografo fece in tempo a scattare una foto prima di afferrare la palla al volo, evitando di farsi colpire. Non fu un buon tiro, se doveva esserlo, diciamo. Ma questo non ha (molta) importanza. L'azione fu bella in molte sue parti. Soprattutto perchè nessuno se la sarebbe aspettata. Che poi la conclusione non fu a lieto fine è dovuto soltanto al fatto che non sempre succede.. a volte va anche male.
Il primo palleggio fu interlocutorio; quasi un assaggio. Per vedere che effetto faceva, per sentire il rumore della palla sul campo, per ascoltare le sensazioni che ne sarebbero scaturite. Il suo avversario gli concedeva spazio, avendolo giudicato (non a torto in effetti) incapace di partenze esplosive (anche se in seguito si sarebbe comunque pentito di non essergli stato più addosso). Il giovane avanzava eseguendo dei palleggi incrociati -con una naturalezza che non era lecito attriburigli- e si guardava intorno: gli spazi attorno a lui erano ampi, ma nessuno pareva impegnarsi davvero. I suoi compagni ed i rispettivi marcatori sembravano lottare per la posizione con poco entusiasmo. Quando il suo marcatore diretto decise di tenere un atteggiamento più aggressivo -forse allettato dalla prospettiva di sottrargli la palla dal palleggio- ecco che il giovane vide un corridoio. Un'autostrada, praticamente, che conduceva dritta al canestro. Da quel momento in avanti il giovane fu in anticipo sugli altri giocatori in campo della frazione di secondo necessaria a sopperire alla sua mancanza di esplosività muscolare. La partenza sorprese il suo marcatore come un pistard che fosse rimasto in surplace a causa di un errore di valutazione. Fu come se questo avesse dato una scossa improvvisa a tutti gli altri, che iniziarono -forse in modo inconscio- (non è a questo che servono gli allenamenti?) a reagire all'evento: i suoi compagni prendevano posizione e gli avversari arrancavano. Il suo marcatore ormai doveva inseguire e si sa che non è semplice scegliere il tempo di un intervento quando ti trovi alle spalle (e distante) della palla. Qualcuno decide di convergere su di lui per sbarrargli la strada, ma il giovane effettua un movimento di cui nemmeno lui si sarebbe sospettato capace: una rotazione di 360 gradi su sé stesso, in palleggio (e cambiando mano durante la rotazione), che gli fece superare due avversari e un compagno che si trovavano tra lui e il canestro. A quel punto era ormai a ridosso dell'area dei tre secondi e doveva decidere, doveva sapere, cosa fare: o arrivare alla conclusione o scaricare ad un compagno. Su di lui arrivarono, da tre direzioni diverse, tre avversari, di cui uno alle spalle che non poteva vedere ma che sentiva allo stesso modo in cui una bella donna si sente addosso gli occhi di un uomo, pure se fosse nascosto da una montagna di buoni propositi. A quel punto il giovane si smarrì un po'; non aveva immaginato di poter arrivare fin lì, ma c'era. Raccolse la palla e iniziò un terzo tempo dagli esiti impronosticabili. Il volo in direzione del canestro si svolse tra una selva di corpi che sarebbero stati perfetti come modelli per una scultura che dovesse descrivere la determinazione di un atleta. Lo sforzo e la tensione sui loro volti erano significativi, in questo senso. (Nemmeno a dirlo) A fare queste considerazioni, mentre decideva cosa fare della palla, era il giovane lanciato a canestro. Sfidando un po' tutti quelli che stavano tra lui e il canestro (nonchè alcune leggi della fisica e qualche legge della probabilità), il giovane si contorse e in qualche modo riuscì a far partire la palla.. Il fotografo fece in tempo a scattare una foto prima di afferrare la palla al volo, evitando di farsi colpire. Non fu un buon tiro, se doveva esserlo, diciamo. Ma questo non ha (molta) importanza. L'azione fu bella in molte sue parti. Soprattutto perchè nessuno se la sarebbe aspettata. Che poi la conclusione non fu a lieto fine è dovuto soltanto al fatto che non sempre succede.. a volte va anche male.
"Orgoglioso di non essere uno di loro." Paolo Maldini
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Re: Naufraghi 2.0
Molto..."poetico",se così si può definire,sembra di vedere tutta l'azione al rallentatore,sicuramente hai giocato a basket o almeno da come scrivi sembra che parli con cognizione di causa.Toni Monroe wrote: Mi cimento anch'io, se posso permettermi. Una cosa che scrissi tempo fa, senza pretese. Spero, almeno, che non sia la cosa peggiore che avrete letto (mi prenoto per la prossima, nel caso :gazza:)
Il primo palleggio fu interlocutorio; quasi un assaggio. Per vedere che effetto faceva, per sentire il rumore della palla sul campo, per ascoltare le sensazioni che ne sarebbero scaturite. Il suo avversario gli concedeva spazio, avendolo giudicato (non a torto in effetti) incapace di partenze esplosive (anche se in seguito si sarebbe comunque pentito di non essergli stato più addosso). Il giovane avanzava eseguendo dei palleggi incrociati -con una naturalezza che non era lecito attriburigli- e si guardava intorno: gli spazi attorno a lui erano ampi, ma nessuno pareva impegnarsi davvero. I suoi compagni ed i rispettivi marcatori sembravano lottare per la posizione con poco entusiasmo. Quando il suo marcatore diretto decise di tenere un atteggiamento più aggressivo -forse allettato dalla prospettiva di sottrargli la palla dal palleggio- ecco che il giovane vide un corridoio. Un'autostrada, praticamente, che conduceva dritta al canestro. Da quel momento in avanti il giovane fu in anticipo sugli altri giocatori in campo della frazione di secondo necessaria a sopperire alla sua mancanza di esplosività muscolare. La partenza sorprese il suo marcatore come un pistard che fosse rimasto in surplace a causa di un errore di valutazione. Fu come se questo avesse dato una scossa improvvisa a tutti gli altri, che iniziarono -forse in modo inconscio- (non è a questo che servono gli allenamenti?) a reagire all'evento: i suoi compagni prendevano posizione e gli avversari arrancavano. Il suo marcatore ormai doveva inseguire e si sa che non è semplice scegliere il tempo di un intervento quando ti trovi alle spalle (e distante) della palla. Qualcuno decide di convergere su di lui per sbarrargli la strada, ma il giovane effettua un movimento di cui nemmeno lui si sarebbe sospettato capace: una rotazione di 360 gradi su sé stesso, in palleggio (e cambiando mano durante la rotazione), che gli fece superare due avversari e un compagno che si trovavano tra lui e il canestro. A quel punto era ormai a ridosso dell'area dei tre secondi e doveva decidere, doveva sapere, cosa fare: o arrivare alla conclusione o scaricare ad un compagno. Su di lui arrivarono, da tre direzioni diverse, tre avversari, di cui uno alle spalle che non poteva vedere ma che sentiva allo stesso modo in cui una bella donna si sente addosso gli occhi di un uomo, pure se fosse nascosto da una montagna di buoni propositi. A quel punto il giovane si smarrì un po'; non aveva immaginato di poter arrivare fin lì, ma c'era. Raccolse la palla e iniziò un terzo tempo dagli esiti impronosticabili. Il volo in direzione del canestro si svolse tra una selva di corpi che sarebbero stati perfetti come modelli per una scultura che dovesse descrivere la determinazione di un atleta. Lo sforzo e la tensione sui loro volti erano significativi, in questo senso. (Nemmeno a dirlo) A fare queste considerazioni, mentre decideva cosa fare della palla, era il giovane lanciato a canestro. Sfidando un po' tutti quelli che stavano tra lui e il canestro (nonchè alcune leggi della fisica e qualche legge della probabilità), il giovane si contorse e in qualche modo riuscì a far partire la palla.. Il fotografo fece in tempo a scattare una foto prima di afferrare la palla al volo, evitando di farsi colpire. Non fu un buon tiro, se doveva esserlo, diciamo. Ma questo non ha (molta) importanza. L'azione fu bella in molte sue parti. Soprattutto perchè nessuno se la sarebbe aspettata. Che poi la conclusione non fu a lieto fine è dovuto soltanto al fatto che non sempre succede.. a volte va anche male.
P.S:Io pensavo scaricasse all'ultimo per un bel piazzato da fuori che faceva vincere la sua squadra.Insomma la cosa più banale possibile
Fui buttato fuori dall'Universita' il primo anno. Mi scoprirono mentre copiavo allo scritto di metafisica.Sbirciavo nell'anima del mio vicino.
Non so se Dio esista. Ma se esiste spero che abbia una buona scusa.
Grazie a Dio sono ateo.
Grazie Woody.
Non so se Dio esista. Ma se esiste spero che abbia una buona scusa.
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Toni Monroe
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Re: Naufraghi 2.0
Una via di mezzo tra la fortuna dei principianti e l'impietosa realtà.. :lol2:PENNY wrote: Molto..."poetico",se così si può definire,sembra di vedere tutta l'azione al rallentatore,sicuramente hai giocato a basket o almeno da come scrivi sembra che parli con cognizione di causa.
P.S:Io pensavo scaricasse all'ultimo per un bel piazzato da fuori che faceva vincere la sua squadra.Insomma la cosa più banale possibile![]()
P.S. son sempre stato un formidabile spettatore nelle partite di basket ma -ahimè- non altrettanto da giocatore. L'atletismo in me è stato destinato ad una resistenza alla corsa da mezzofondista.. Però il basket mi piace e descrivere un'azione mi riesce più facile che realizzarla.. :lol2: (peraltro non escludo a priori che si possano sollevare obiezioni..)
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Toni Monroe
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Re: Naufraghi 2.0
Io sono un'isola. Il vecchio riteneva che questa valesse (almeno) il podio come risposta meno probabile alla domanda Chi ti credi di essere? L'isola stava palleggiando con sufficienza di fronte al suo marcatore, sfidandolo apertamente ad allungare una mano per portargli via il pallone. Andava avanti ormai da un po' questo rituale che vedeva i due migliori giocatori sfidarsi per decidere a chi dovesse andare il primo possesso della partita che sarebbe iniziata, di lì a poco, nel campetto davanti alla scuola. L'attaccante doveva segnare un canestro, mentre il difensore poteva limitarsi a rubar palla o a catturare il rimbalzo, in caso di errore dell'attaccante. O a stopparlo, se gli riusciva. La volta successiva le parti si invertivano a prescindere da come fosse andata la volta prima. Da qualche tempo il vecchio aveva iniziato a tenere il punteggio. Anche se fino ad ora nessuno pareva essersene accorto, dato che non lo interpellavano mai. Quando l'isola si rassegnò all'idea che il suo marcatore non si sarebbe sbilanciato in cerca della palla, l'azione cambiò ritmo. I due parevano ancora parlare, ma il vecchio era concentrato sui movimenti, come se stesse partecipando fisicamente allo svolgimento del gioco e percepiva soltanto delle voci indistinte ormai.. Isola fintò una prima volta di voler superare il suo marcatore passando a destra, ma quello fu pronto a mantenere le distanze scivolando sinuoso all'indietro. Altra finta, di nuovo, a destra. Era una guerra di nervi e di reattività. Eccola, stavolta, la partenza decisa.. a destra! Certe volte succede che il miglior giocatore decida di dimostrare che può andare dove vuole lui, e dopo averlo fatto chiaramente intendere. Un po' come quando il vecchio giocava a biliardo, dichiarando ogni colpo..
Io sono un'isola. Per quanto bene volesse a suo cugino , questa sua voglia di dimostrarsi capace di dire l'ultima tra le cose che potrebbero non venirti in mente di rispondere, lo irritava. Ehi, ricordami che dobbiamo fare due chiacchiere quando finiamo di giocare.. -perchè se come giocatore stai diventando bravino, a trash talking lasci parecchio a desiderare, cuginetto- gli dirà. Lo vedeva che palleggiava con (finta) sufficienza e si chiedeva come potesse (davvero) sperare che ci cascasse. Lo seguiva con gli occhi (la tua mano non è più veloce del mio occhio) ed era deciso a batterlo. Come, del resto, aveva fatto l'ultima volta. Perchè se non poteva negare che il suo cuginetto (più piccolo di 9 mesi..) negli ultimi due anni aveva fatto progressi enormi (e lo riempiva di orgoglio, comunque, il fatto che la sfida per il primo possesso fosse un affare tra consanguinei), era pur vero che lui non aveva alcuna intenzione di cedere con rassegnazione lo scettro di migliore del campo davanti alla vecchia scuola. Eccolo.. finta? Sì, a destra. Scivola indietro con la solita eleganza, pronto a contenere ogni repentino cambio di direzione. Pronto a tirare un altro ceffone alla palla se prova di nuovo a tirare dalla media. Ne aveva subiti abbastanza di quei tiri, adesso devi avvicinarti a canestro, bello.. Altra finta a destra, e altro scivolamento. Parte, parte! A destra..
(Chi mi credo di essere?) Io sono un'isola. Un sorriso affiora sulle sue labbra nel vedere il viso di suo cugino contrarsi leggermente nel sentire quelle parole. E come c'era da aspettarsi aggiunge che gli vuole dire due parole alla fine della partita. La solita parte da imparare a memoria su cosa si debba dire e cosa si debba rispondere, quando ci si sfotte su un campo da basket. Non si illude che ci caschi, ma non si può mai dire, e gli palleggia davanti quasi svogliato. Sia mai che speri di potergli portar via la palla.. Na, niente, suo cugino non se ne dà per inteso e lo fissa con quegli occhi grandi. Una volta assodato che non farà mosse avventate decide di partire. Una finta d'assaggio, sulla destra, con suo cugino che sta attento a rimanere a contatto, scivolando all'indietro. Una porzione di campo guadagnata. E' stato così fin da quando erano bambini e suo cugino gli metteva sempre il bavaglio ad ogni tentativo. Guadagna porzioni di campo, portati nella zona che preferisci. In quella dove ti senti imbattibile. E azione dopo azione, partita dopo partita, man mano che crescevano, riusciva a superarlo. Ed ora, nonostante fosse più piccolo di suo cugino, era lui in rampa di lancio. Era lui il migliore. Eppure l'ultima volta che si erano affrontati aveva perso. Suo cugino era riuscito addirittura a stopparlo. Altra finta a destra, e altro scivolamento del cugino. Ma anche un'altra porzione di campo guadagnata. Per un istante accarezza l'idea di piazzare il suo tiro. Quel piazzato dalla media che quasi nessuno riusciva a intercettare per tempo. Ma l'ultima volta suo cugino aveva mandato la palla dall'altra parte della strada e non voleva dargli modo di dimostrare che non era un caso. Ma ora parte deciso, a destra. Inutile perdere altro tempo, ormai è arrivato dove voleva arrivare..
Io sono un'isola..
Io sono un'isola. Per quanto bene volesse a suo cugino , questa sua voglia di dimostrarsi capace di dire l'ultima tra le cose che potrebbero non venirti in mente di rispondere, lo irritava. Ehi, ricordami che dobbiamo fare due chiacchiere quando finiamo di giocare.. -perchè se come giocatore stai diventando bravino, a trash talking lasci parecchio a desiderare, cuginetto- gli dirà. Lo vedeva che palleggiava con (finta) sufficienza e si chiedeva come potesse (davvero) sperare che ci cascasse. Lo seguiva con gli occhi (la tua mano non è più veloce del mio occhio) ed era deciso a batterlo. Come, del resto, aveva fatto l'ultima volta. Perchè se non poteva negare che il suo cuginetto (più piccolo di 9 mesi..) negli ultimi due anni aveva fatto progressi enormi (e lo riempiva di orgoglio, comunque, il fatto che la sfida per il primo possesso fosse un affare tra consanguinei), era pur vero che lui non aveva alcuna intenzione di cedere con rassegnazione lo scettro di migliore del campo davanti alla vecchia scuola. Eccolo.. finta? Sì, a destra. Scivola indietro con la solita eleganza, pronto a contenere ogni repentino cambio di direzione. Pronto a tirare un altro ceffone alla palla se prova di nuovo a tirare dalla media. Ne aveva subiti abbastanza di quei tiri, adesso devi avvicinarti a canestro, bello.. Altra finta a destra, e altro scivolamento. Parte, parte! A destra..
(Chi mi credo di essere?) Io sono un'isola. Un sorriso affiora sulle sue labbra nel vedere il viso di suo cugino contrarsi leggermente nel sentire quelle parole. E come c'era da aspettarsi aggiunge che gli vuole dire due parole alla fine della partita. La solita parte da imparare a memoria su cosa si debba dire e cosa si debba rispondere, quando ci si sfotte su un campo da basket. Non si illude che ci caschi, ma non si può mai dire, e gli palleggia davanti quasi svogliato. Sia mai che speri di potergli portar via la palla.. Na, niente, suo cugino non se ne dà per inteso e lo fissa con quegli occhi grandi. Una volta assodato che non farà mosse avventate decide di partire. Una finta d'assaggio, sulla destra, con suo cugino che sta attento a rimanere a contatto, scivolando all'indietro. Una porzione di campo guadagnata. E' stato così fin da quando erano bambini e suo cugino gli metteva sempre il bavaglio ad ogni tentativo. Guadagna porzioni di campo, portati nella zona che preferisci. In quella dove ti senti imbattibile. E azione dopo azione, partita dopo partita, man mano che crescevano, riusciva a superarlo. Ed ora, nonostante fosse più piccolo di suo cugino, era lui in rampa di lancio. Era lui il migliore. Eppure l'ultima volta che si erano affrontati aveva perso. Suo cugino era riuscito addirittura a stopparlo. Altra finta a destra, e altro scivolamento del cugino. Ma anche un'altra porzione di campo guadagnata. Per un istante accarezza l'idea di piazzare il suo tiro. Quel piazzato dalla media che quasi nessuno riusciva a intercettare per tempo. Ma l'ultima volta suo cugino aveva mandato la palla dall'altra parte della strada e non voleva dargli modo di dimostrare che non era un caso. Ma ora parte deciso, a destra. Inutile perdere altro tempo, ormai è arrivato dove voleva arrivare..
Io sono un'isola..
Last edited by Toni Monroe on 14/10/2008, 22:09, edited 1 time in total.
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Re: Naufraghi 2.0
Massì, lo posto. Sinceramente non sono convinto sia venuto granchè bene, perchè è parecchio lungo per i miei standard. Il fatto che ce l'abbia da tempo sul pc e che non l'abbia fatto leggere a nessuno ne è la prova. Ma non si sa mai.
Questa è la prima parte (di tre o quattro o cinque, vedrò come dividerlo, comunque è già finito). Mi direte voi se vale la pena continuare a postarlo.
Per Alex quella che stava cominciando non era che una comunissima giornata come le altre. Sveglia alle 11, ancora rincoglionito dalla sera prima in cui aveva festeggiato un giorno da sobrio a suon di Jack Daniels, un mal di testa enciclopedico e un sapore in bocca che era sicuro assomigliasse alla pipì di ratto, per quanto non avesse avuto ancora la fortuna di assaggiarla. Almeno non in uno dei pochi momenti che il suo cervello ancora ricordava.
La casa vuota. Ovviamente.
Del resto non tutti i suoi coinquilini avevano un problema con l'alcol e con l'autorità, per cui in questo momento erano sparsi per la città a giustificare le rette stellari che i genitori dovevano pagare per mantenerli agli studi. Tutti, appunto, tranne lui.
Meglio, pensava, tanto in questo momento l'unico suono che riuscirei ad emettere non proverrebbe dalla bocca e verrebbe indubbiamente accompagnato da altre stimolazioni sensoriali non necessariamente piacevoli.
O meglio, questo sarebbe stato quello che avrebbe pensato se in quel momento avesse avuto la lucidità di ricordarsi l'utilizzo corretto di congiuntivi e condizionali.
Quasi come fosse un rito dal quale volesse a tutti i costi dipendere, ripetè gli stessi meccanici movimenti che lo accompagnavano in ogni risveglio problematico.
Sbadiglio, grattata al sedere, altro sbadiglio, strizzata degli occhi per dare forma e colori a quella vita infernale e per concludere una vana schiarita di voce che confessava apertamente tutto il veleno che aveva ingurgitato il giorno prima.
Mentre però stava compiendo il pericolosissimo cammino che lo avrebbe portato a colloquio con la tazza del cesso, arrivò una piccola perturbazione in quella apparente comunissima giornata: il campanello.
Fanculo, spero che sia estremamente importante ed urgente, o mi vedrò costretto a presentare le mie rimostranze sottoforma di arrosto del giorno precedente.
Anche perchè non era orario di visite, i suoi coinquilini non tornavano prima delle quattro di pomeriggio ed era da escludere che in quella città schifosa qualcuno volesse vederlo alle undici di mattina.
-Arrivo!- Stronzo, chiunque tu sia
Arrivò controvoglia e con immensa fatica al portone
-Chi è?- Che rompe il cazzo...
Rispose una voce femminile e indecifrabile, estremamente sensuale e fredda al tempo stesso, quasi metallica.
-Mi spiace disturbarla a quest'ora, ma sto conducendo uno studio sociologico per la mia azienda e vorrei soltanto porle qualche domanda, se non le dispiace
Classico, mandano delle donne sperando che mi venga duro soltanto a sentire la loro voce e così la faccia salire.
Sul primo punto, peraltro, avevano fatto centro.
-Veramente mi dispiace. Nulla di personale ma preferisco dedicarmi alle mie solite disquisizioni filosofiche con il water.
-Non vorrei sembrarle insistente, ma sono convinta che convenga anche a lei ascoltare quel che ho da dirle
Uno...due...dieci.
-Con tutto il rispetto, cosa me ne può fregare di lei e delle sue parole?
-Dirle che so che ieri ha bevuto almeno dieci Jack di troppo, che so che le mancano tre esami alla laurea da ormai un anno e che so anche di chi è la colpa di tutto questo le può bastare per convincerla a farmi salire?
Venne percorso da una vampata d'ira tale che stava quasi per distruggere la cornetta del citofono. Tralasciò le formalità.
-Chi cazzo sei e come stracazzo ti permetti di dirmi queste cose? E' stata lei a mandarti? Vuoi che venga giù a farti passare la voglia di fare la furba? Me ne fotto se sei una donna.
La voce non perse un grammo della pazienza che aveva avuto fino a quel momento. Anzi, sembrò aumentare il suo timbro metallico.
-Come le ho detto rappresento la mia azienda, non mi ha mandato nessuna lei, glielo posso assicurare. Spero mi conceda la possibilità di spiegarle tutto con calma
Questa apparente assenza di emozioni lo mandava ancora più in bestia di quanto già non fosse.
-Ho detto di no! Vai a rompere i coglioni a qualcun altro, e dille che spero muoia tra le più atroci sofferenze!
Quasi come se non avesse nemmeno sentito quest'ultima frase, la voce replicò immediatamente.
-A dodici anni era innamorato della sua compagna di banco, Giulia, ma non ebbe mai il coraggio di confessarglielo.
Si sentì mancare, dovette aggrapparsi alla maniglia per non svenire.
Non solo Lei non sapeva della sua prima cotta, ma non lo aveva nemmeno mai raccontato a nessuno, all'epoca si vergognava troppo e con il passare degli anni gli era quasi passato di mente.
Venne assalito da una paura che non aveva mai provato in vita sua, senza che riuscisse a capirne esattamente il perchè.
Si girò di scatto per correre in bagno a vomitare, ma non riuscì a trattenersi ed innaffiò tutto il corridoio.
Addio arrosto, è stato bello conoscerti.
Il citofono suonò ancora.
Gli tremavano le gambe, sperava fosse uno dei postumi da sbornia, ma non ricordava di averne mai sofferto prima d'ora.
-C-chi s-s-sei?
La voce a questo punto perse tutta la sensualità che aveva trasmesso di primo impatto e come un nastro preregistrato, recitò.
-Come le ho già detto più volte, le devo fare solo qualche domanda.
Mentre pensava che mai nella vita avrebbe aperto a questa spaventosa sconosciuta, fissò l'indice della sua mano destra avvicinarsi autonomamente al tasto di apertura del cancello, come se il suo cervello non fosse più in grado di controllarlo. Quando lo ritrasse violentemente ormai il tasto era già stato premuto. Stava salendo.
Ormai era fatta, recuperò in tutta fretta in giro per la casa le poche briciole di coraggio che gli erano rimaste a disposizione e cercò di dare al tutto una forma vagamente dignitosa.
Non aveva il tempo di guardarsi allo specchio, ma pensò fosse una fortuna.
Bussarono alla porta.
Suo malgrado, aprì.
Questa è la prima parte (di tre o quattro o cinque, vedrò come dividerlo, comunque è già finito). Mi direte voi se vale la pena continuare a postarlo.
Per Alex quella che stava cominciando non era che una comunissima giornata come le altre. Sveglia alle 11, ancora rincoglionito dalla sera prima in cui aveva festeggiato un giorno da sobrio a suon di Jack Daniels, un mal di testa enciclopedico e un sapore in bocca che era sicuro assomigliasse alla pipì di ratto, per quanto non avesse avuto ancora la fortuna di assaggiarla. Almeno non in uno dei pochi momenti che il suo cervello ancora ricordava.
La casa vuota. Ovviamente.
Del resto non tutti i suoi coinquilini avevano un problema con l'alcol e con l'autorità, per cui in questo momento erano sparsi per la città a giustificare le rette stellari che i genitori dovevano pagare per mantenerli agli studi. Tutti, appunto, tranne lui.
Meglio, pensava, tanto in questo momento l'unico suono che riuscirei ad emettere non proverrebbe dalla bocca e verrebbe indubbiamente accompagnato da altre stimolazioni sensoriali non necessariamente piacevoli.
O meglio, questo sarebbe stato quello che avrebbe pensato se in quel momento avesse avuto la lucidità di ricordarsi l'utilizzo corretto di congiuntivi e condizionali.
Quasi come fosse un rito dal quale volesse a tutti i costi dipendere, ripetè gli stessi meccanici movimenti che lo accompagnavano in ogni risveglio problematico.
Sbadiglio, grattata al sedere, altro sbadiglio, strizzata degli occhi per dare forma e colori a quella vita infernale e per concludere una vana schiarita di voce che confessava apertamente tutto il veleno che aveva ingurgitato il giorno prima.
Mentre però stava compiendo il pericolosissimo cammino che lo avrebbe portato a colloquio con la tazza del cesso, arrivò una piccola perturbazione in quella apparente comunissima giornata: il campanello.
Fanculo, spero che sia estremamente importante ed urgente, o mi vedrò costretto a presentare le mie rimostranze sottoforma di arrosto del giorno precedente.
Anche perchè non era orario di visite, i suoi coinquilini non tornavano prima delle quattro di pomeriggio ed era da escludere che in quella città schifosa qualcuno volesse vederlo alle undici di mattina.
-Arrivo!- Stronzo, chiunque tu sia
Arrivò controvoglia e con immensa fatica al portone
-Chi è?- Che rompe il cazzo...
Rispose una voce femminile e indecifrabile, estremamente sensuale e fredda al tempo stesso, quasi metallica.
-Mi spiace disturbarla a quest'ora, ma sto conducendo uno studio sociologico per la mia azienda e vorrei soltanto porle qualche domanda, se non le dispiace
Classico, mandano delle donne sperando che mi venga duro soltanto a sentire la loro voce e così la faccia salire.
Sul primo punto, peraltro, avevano fatto centro.
-Veramente mi dispiace. Nulla di personale ma preferisco dedicarmi alle mie solite disquisizioni filosofiche con il water.
-Non vorrei sembrarle insistente, ma sono convinta che convenga anche a lei ascoltare quel che ho da dirle
Uno...due...dieci.
-Con tutto il rispetto, cosa me ne può fregare di lei e delle sue parole?
-Dirle che so che ieri ha bevuto almeno dieci Jack di troppo, che so che le mancano tre esami alla laurea da ormai un anno e che so anche di chi è la colpa di tutto questo le può bastare per convincerla a farmi salire?
Venne percorso da una vampata d'ira tale che stava quasi per distruggere la cornetta del citofono. Tralasciò le formalità.
-Chi cazzo sei e come stracazzo ti permetti di dirmi queste cose? E' stata lei a mandarti? Vuoi che venga giù a farti passare la voglia di fare la furba? Me ne fotto se sei una donna.
La voce non perse un grammo della pazienza che aveva avuto fino a quel momento. Anzi, sembrò aumentare il suo timbro metallico.
-Come le ho detto rappresento la mia azienda, non mi ha mandato nessuna lei, glielo posso assicurare. Spero mi conceda la possibilità di spiegarle tutto con calma
Questa apparente assenza di emozioni lo mandava ancora più in bestia di quanto già non fosse.
-Ho detto di no! Vai a rompere i coglioni a qualcun altro, e dille che spero muoia tra le più atroci sofferenze!
Quasi come se non avesse nemmeno sentito quest'ultima frase, la voce replicò immediatamente.
-A dodici anni era innamorato della sua compagna di banco, Giulia, ma non ebbe mai il coraggio di confessarglielo.
Si sentì mancare, dovette aggrapparsi alla maniglia per non svenire.
Non solo Lei non sapeva della sua prima cotta, ma non lo aveva nemmeno mai raccontato a nessuno, all'epoca si vergognava troppo e con il passare degli anni gli era quasi passato di mente.
Venne assalito da una paura che non aveva mai provato in vita sua, senza che riuscisse a capirne esattamente il perchè.
Si girò di scatto per correre in bagno a vomitare, ma non riuscì a trattenersi ed innaffiò tutto il corridoio.
Addio arrosto, è stato bello conoscerti.
Il citofono suonò ancora.
Gli tremavano le gambe, sperava fosse uno dei postumi da sbornia, ma non ricordava di averne mai sofferto prima d'ora.
-C-chi s-s-sei?
La voce a questo punto perse tutta la sensualità che aveva trasmesso di primo impatto e come un nastro preregistrato, recitò.
-Come le ho già detto più volte, le devo fare solo qualche domanda.
Mentre pensava che mai nella vita avrebbe aperto a questa spaventosa sconosciuta, fissò l'indice della sua mano destra avvicinarsi autonomamente al tasto di apertura del cancello, come se il suo cervello non fosse più in grado di controllarlo. Quando lo ritrasse violentemente ormai il tasto era già stato premuto. Stava salendo.
Ormai era fatta, recuperò in tutta fretta in giro per la casa le poche briciole di coraggio che gli erano rimaste a disposizione e cercò di dare al tutto una forma vagamente dignitosa.
Non aveva il tempo di guardarsi allo specchio, ma pensò fosse una fortuna.
Bussarono alla porta.
Suo malgrado, aprì.

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SafeBet
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Re: Naufraghi 2.0
Avvio farraginoso, ma dall'apparizione della tizia l'intreccio si è fatto interessante.
Mi piacerebbe leggerne gli altri capitoli.
Mi piacerebbe leggerne gli altri capitoli.
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Dazed and Confused
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Re: Naufraghi 2.0
Sefabet, ma vaffanculo.SafeBet wrote: Avvio farraginoso, ma dall'apparizione della tizia l'intreccio si è fatto interessante.
Mi piacerebbe leggerne gli altri capitoli.
Però anche a me non dispiacerebbe leggere il secondo capitolo. (gli altri non so, valuterò di volta in volta :D)

"Mentre gli altri disegnano spam Dazed dipinge su tela."(Sine)
"Oggi ho avuto la prova che Dio esiste: è Dazed!"(Spree)
"Conoscere Dazed: senza prezzo!"(Angyair)
"Zedan rimane sempre il mio regista preferito."(Poz)
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Paperone
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Re: Naufraghi 2.0
avvio farraginoso, ma condivido il tuo commento :lol2:SafeBet wrote: Avvio farraginoso, ma dall'apparizione della tizia l'intreccio si è fatto interessante.
Mi piacerebbe leggerne gli altri capitoli.
vai Sine, aspetto il seguito
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Naufraghi 2.0
Fa' pure un altro post... tranquillo non si offende nessuno. :DSine wrote: In serata modifico il seguente messaggio con il seguito :gazza:

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