Ci tenevo a farti i complimenti per come scrivi e ti poni anche in questa situazione poco gradevole. Scrivi da poco ma mantieni coerenza e contenuti pertinenti.Eric Cartman wrote: Credo che per curare il ciclismo si debbano proporre delle soluzioni concrete: la politica è quella di opporsi al doping e la strada da seguire, a costo che i più furbi passino per eroi, è quella.
Chiaramente chi ama questo sport tornerà a gioire per le grandi gesta di chi trionferà e puntualmente potrà essere deluso da coloro che ha sostenuto e difeso, però è un compromesso da accettare per provare a migliorare le cose e cmq vivere questo sport.
Secondo me molto è già stato fatto: rispetto a 10 anni fa barare è diventato molto più impegnativo e rischioso; ci sono cose però, all'interno di questo mondo, che stonano e altre cose da fare:
come prima cosa bisogna porre fine alle lotte ai vertici del ciclismo;
limitare il numero di gare: sono troppe, alcune inutili, e risultano dispersive nella lotta al doping;
cercare di giungere a un metro di giudizio omogeneo ovunque, proporzionato alla pena commessa;
si potrebbe istituire un "diario genetico" che contenga i dati della cariera dei corridori, per confrontare eventuali anomalie da un periodo all'altro;
imporre tasse alle squadre per organizzare un controllo anti doping efficiente ed omogeneo in tutte le corse;
pene particolarmente aspre per chi aiuta i corridori a scegliere scorciatoie;
Se si riuscisse a giungere a tutto ciò con impegno costante, ispirandosi al modello del tour, accettando cmq che si sarà sempre un passo indietro alla tecnologia di chi produce il doping (è inevitabile) credo col tempo il fenomeno doping nel ciclismo possa essere solo ad appannaggio delle mosche bianche.
Sono completamente d'accordo con quello che dici, è una chimera, ma queste positività per quanto dolorose sono sintomo che l'antidoping sta funzionando





