PENNY wrote:
Carlito's Way:
Piccola delusione il film di De Palma.Sarà che l'avevo visto mille anni fa e ricordavo la fine e qualche fotogramma.Ottima regia,Al Pacino impeccabile ma il film nel suo complesso non aveva il piglio del capolavoro.Diciamo quel non so che che hanno i vari Scarface e Serpico per dirne 2.
Alla fine rimane un lavoro di livello assoluto ma ben lontano da altri capisaldi del cinema.
E già qui ho rischiato l'infarto.
Ok, forse non sarà
Scarface. E neppure
C'era una volta in America. Ma per me rimane comunque il miglior gangster movie degli anni '90, dietro solo a
Goodfellas di Scorsese.
Dopo per carità...sono opinioni. E' giusto rispettarle. Ma se ti incontro ad un meeting ti ammazzo.
PENNY wrote:
History of Violence invece lo ricordo come uno dei film più inutili che abbia mai visto.Non ne ho capito il senso e il finale era degno della più classica americanata da Blockbuster.
Diciamo che Cronenberg ha fatto di moooolto meglio.
:roll: :roll: :roll: :roll: :roll: :roll:
Qui ho avuto l'infarto.
matzoid182 wrote:
Straquoto su "History of Violence", ricordo che sono uscito dal cinema per niente soddisfatto; eppure i commenti che ho sentito fare in giro gridano al capolavoro, anche quelli della stessa critica. Dovrei comunque rivederlo per giudicare meglio.
Cronenberg ha fatto molto meglio!
:roll: :roll: :roll: :roll: :roll: :roll:
Qui invece sono definitivamente stramazzato al suolo.
Provvedete da soli ad autobannarvi o vi limitate a cospargervi il capo di cenere e recitare 3 o quattro
Ave Cornenberg? :gazza:
Vabbè dai, torniamo seri.
Il cinema di Cronenberg può piacere o non piacere. Non è un cinema adatto a tutti, difficilmente mette d'accordo tutto il pubblico. E in particolare questo film. Molti lo adorano, molti lo detestano, trovandolo inutile, poco interessante e inutilmente violento.
Inutile dire che io appartengo alla prima schiera.
Adesso non ho nè il tempo nè la voglia per recuperare il lunghissimo post in cui analizzavo per filo e per segno i motivi per cui questo film, criticato anche da molti fan di vecchia data del geniale regista canadese, sia in realtà
Cronenberghiano al 100%, forse addirittura più radicale di alcuni suoi vecchi lavori.
Certo, ad una prima visione superficiale (non me ne vogliano matzo e penny, che sanno bene quanto io li stimi) può sembrare il classico thriller visto e stravisto, ma in realtà è un film che andrebbe visto varie volte per coglierne appieno tutte le sfumature e i significati che racchiude.
Diciamo che i livelli di lettura, come di sicuro avrete intuito, sono molteplici e tutti stimolano la riflessione. I temi cari al regista ci sono tutti, a cominciare dallo scambio di identità, al dualismo realtà/apparenza, alla normalità della violenza, fino ad arrivare ai rapporti inter-familiari. Violenza, infatti. Titolo non a caso. Cronenberg ci propone un vero e proprio trattato sulla violenza. Violenza non da fumetto, violenza tremendamente reale e che colpisce allo stomaco. Qualcosa che è insito nell'individuo stesso, nella sua carne, nel suo corpo: insomma la poetica di Cronenberg al massimo livello. E l'apoteosi si raggiunge con la scena di sesso dei due protagonisti, dove la violenza è portata a un livello di concetto puro, è resa sublime,
sovra-umana, e si fonde con il desiderio e l'animalità stessa dell'individuo. Un po' come succedeva in crash... (altro film capolavoro poco apprezzato dal grande pubblico) dove l'amore per il rischio, per gli incidenti, per le trasformazioni della carne diventavano pulsione e desiderio sessuali.
Tom ha una coscienza, è ben diverso dagli altri killer che popolano la pellicola, ma per affrancarsi da quella condizione di vilenza insita dentro di lui l'esplosione è l'unica soluzione. L'apparente felicità prima dell'arrivo dei killer non è felicità, appunto è solo
apparenza. Una ricerca di felicità che è solo in superficie, che in realtà basta un sassolino a farla franare definitivamente.
Film pessimista come pochi, buio, oscuro, brutale, che non ammette vie d'uscita. E' lo splendido finale ne è la quint'essenza.