L'ultimo interista dell'Inter
di Stefano Olivari
27.05.2008
Esultano i dirigenti dell'Inter e gli avversari dell'Inter, piange la maggioranza dei suoi tifosi. Dopo il colloquio di qualche ora fa con Moratti si può tranquillamente affermare che, al di là di un contrattone da tre anni più uno già firmato e dell'ufficialità dell'esonero che ancora manca (almeno mentre scriviamo queste righe), Roberto Mancini non è più l'allenatore dell'Inter. Epilogo non imprevisto, ma volevamo vedere il modo in cui Moratti avrebbe salutato l'allenatore che ha vinto quasi tutto in Italia per un quadriennio (cosa da mettere in prospettiva, in un calcio Moggi free magari avremmo fatto altri ragionamenti su Cuper), fatto saltare i nervi ai buffoni di corte e che ha anche costruito un gruppo di persone che non si amavano ma che remavano nella stessa direzione: poi vincere lo scudetto dipende anche da Ibrahimovic che si immola per mezzora dopo due mesi di inattività e perdere la Champions anche da Materazzi e Burdisso che fanno Materazzi e Burdisso, la contabilità dei trofei (argomento che peraltro sarebbe pro Mancini) è meno importante di quello che si costruisce. E Mancini all'Inter aveva costruito un ambiente positivo, catalizzando su di sé ogni antipatia e facendo le veci di dirigenti che non c'erano, non ci sono e non ci saranno.
Il modo, dicevamo, per dirsi addio. E' stato il peggiore, con Moratti imbarazzato e Mancini più deluso che sopreso. La mossa di Moratti è stata dettata da mille considerazioni, quasi tutte sbagliate, di cui le più importanti sono queste: a) Nell'immaginario mediatico e tifoso soprattutto l'ultima Inter, quella depurata dai soprammobili del presidente, era l'Inter di Mancini. Ecco, se c'è un'espressione che fa imbizzarrire Moratti è 'Inter di Mancini': l'invidia è una cattiva consigliera...b) Mancini era ed è detestato da gran parte della società: senza arrivare alle solite storie del medico, arriviamo addirittura all'allenatore della Primavera...c) Secondo Moratti l'Inter veniva-viene trattata male dai media anche perché il suo allenatore ha con loro rapporti inesistenti. Peccato che non esista nessuno che vinca risultando anche simpatico...d) Moratti imputa a Mancini la cattiva conduzione di alcune partite chiave, con l'inevitabile senno di poi. Poco importante, nonostante i tanti articoli sul tema, lo sfogo post Liverpool: Moratti aveva incontrato Mourinho cinque mesi prima...
Reduce dall'incontro con il neo-amico Maradona (che avrà giudicato 'simpatico') e con Bagni (che al predecessore di Moratti diede uno storico schiaffone), il presidente nerazzurro ha dovuto quindi scegliere fra due 'pacchetti': 1) Tenere Mancini, perdere l'eventuale penale e la faccia con Mourinho, e accontentarsi di un mercato medio, quello degli Hleb e dei Konko espressamente richiesti da Mancini, buono per il campionato ma non decisivo per miglioramenti da Champions; 2) Dare corso all'accordo con Mourinho, perdendo secchi 48 milioni lordi del contratto di Mancini, ed essere obbligato ad un mercato di stelle, da Drogba in giù, per diventare da subito una squadra con ambizioni da Manchester United-Chelsea. La prima opzione sarebbe stata quella eticamente più giusta, visto che Mancini fra errori ed omissioni è riuscito nell'impresa non di vincere tanto (come abbiamo già scritto magari in altre condizioni l'avrebbero fatto anche Simoni o Cuper, nessuno può dirlo con certezza a meno che non sia molto juventino o molto interista) ma di creare un ambiente in gran parte formato da gente che va nella stessa direzione. Insomma, il presupposto per vincere: niente di rivoluzionario, è la situazione verso cui tendono quasi tutti i grandi club del mondo. E non parliamo nemmeno di aspetti finanziari che dovrebbero essere chiari a tutti: più facile strapagare Essien che lanciare Pelé, o svenarsi per Drogba invece di rischiare su un ragazzo bresciano-ghanese di diciassette anni. La seconda opzione, quella scelta, ha magari più fascino perché costringerebbe l'Inter a vincere subito la Champions (con Drogba, Essien, Gerrard, Cruijff, Di Stefano, Baggio, Rummenigge e ovviamente Maradona) ma di fatto distruggerebbe la cosa migliore costruita in questi anni da Mancini. Non le vittorie, che dipendono da mille fattori, ma un ambiente capace di reagire in maniera positiva agli attacchi esterni, smascherando e irridendo situazioni e personaggi da pre-Calciopoli.
Già, Calciopoli: esonerando Mancini, inviso a tutti gli altri grandi club (per motivi diversi) ed ai relativi cortigiani, Moratti ha forse voluto tornare il Moratti simpatico, brillante e perdente di una volta: quello che si faceva voler bene da tutti. Quello che idolatrava Zamorano perché baciava la maglia, riteneva Djorkaeff un intellettuale scomodo, coccolava Recoba perché aveva segnato un gol da metà campo all'Empoli, giustificava Adriano perché in fondo era simpatico. Quello che 'Moratti è un signore'. Quello che non voleva cambiare il sistema, mancandogli forse gli strumenti culturali ed ideologici per farlo, ma contattava Cantona e ignorando i segnali del Sensi della situazione colpevolmente si sedeva al tavolo dei bari, senza avere un decimo della loro abilità nel barare. Poi dagli stessi bari veniva in privato preso giustamente in giro, perché non puoi essere Zeman a metà: non sei credibile per gli zemaniani e diventi lo zimbello dei furbi. Adesso è finita, per ribaltare l'ambiente secondo le indicazioni di un allenatore di grande qualità (non una novità, Tardelli a parte...) e con un tasso di diplomazia inferiore a quello di Mancini, con l'aggravante di non conoscere i meccanismi ed i legami incrociati degli 'uomini di calcio' italiani. L'unico interista (in senso psicologico, perché ci sembra che il bambino Roberto Mancini fosse juventino) dell'Inter è stato cacciato: non finirà sotto i ponti, allenerà una squadra (forse il Manchester City, visto che Eriksson sembra abbia ormai firmato per il Messico) che seguiremo con affetto e sarà rimpianto per sempre non solo da Moratti. Che non a caso per questa geniale decisione (prezzo totale 110 milioni di euro, Mourinho compreso, senza contare il calciomercato) riceverà complimenti dai terzi interessati e dai loro mediaservi. Vedrete che i loro 'caso Figo' adesso diminuiranno come per magia, nonostante Figo sia di un anno più vecchio e Mourinho non intenda farlo giocare per più di trenta secondi in tutta la stagione: la guerra è finita.