The goat wrote:
Alla mia squadra cattomunista, anzi comunista e basta, si va ad aggiungere un tassello importante.
Se mi permettete, forse, uno più pregiati, un tassello che insieme al connazionale Varela va a completare un robusto centrocampo in un mix di forza, tecnica, polmoni, cuore, carisma.
Ma ancora una volta, come direbbe franci, basiamoci sui fatti:
E' il 9 giugno del 1924, allo stadio Colombes di Parigi oltre 40.000 spettatori assistono alla finale olimpica che vede di fronte Uruguay e Svizzera. La Celeste si impone per 3-0.
Quando l’arbitro fischia la fine, gli undici uruguagi si riuniscono al centro del campo per ricevere l’applauso dei francesi. Almeno sei undicesimi della squadra sono di origine italiana ma quello che spicca è un giovane giocatore di colore, una rarità di quei tempi su un campo europeo. Ha i capelli impomatati con la riga in mezzo, rimasti a posto anche dopo novanta minuti di battaglia, in cui ha messo lo zampino su tutti i gol della sua squadra.
Il suo nome è José Leandro Andrade, e domina il centrocampo uruguayano con i suoi dribbling e i lanci precisi. Ha gambe lunghe e sottili e allo stesso tempo robuste, con cui finta e passa senza quasi mai sbagliare. Non si accontenta di superare il suo controllore ma prosegue e scarta tutti gli avversari fino al passaggio decisivo.
Quel ragazzo passerà alloa storia del calcio come "La Maravilla Nigra". Il primo grande fuoriclasse del calcio mondiale.
In patria è semplicemente un Dio, a tutt'oggi venerato, idolatrato e ricordato come il più grande giocatore di sempre nella storia dell'Uruguay, nonostante qualche anno dopo la maglia della Celeste sarà indossata da un certo Pepe Schiaffino.
Alto 1.80 per 81 kg, José era un mediano difensivo bravissimo nello spezzare gli attacchi avversari e allo stesso tempo nel far ripartire l'azione della sua squadra. Giocatore agile, elegante, veloce ma nel contempo muscolare, dotato di superbo palleggio, di finte ubriacanti e passaggi millimetrici. Divenne famoso, fra le altre cose, per i suoi gol in sforbiciata e perchè colpiva spesso i palloni in movimento a 'mezza altezza' (altrimenti difficilmente controllabili) facendo perno sul terreno di gioco con un braccio: un unicum nella storia del calcio mondiale.
Come il più celebre Garrincha, anche Josè una volta terminata la carriera attraversò momenti bui e difficili. Perse un occhio che molti anni prima, durante una partita di semifinale delle Olimpiadi del 1928 contro l'Italia, si era infortunato.
Come Manè, Josè trovò rifugio dalla solitudine nella bottiglia. Morì solo e alcolizzato nel 1957. Aveva appena 56 anni.
Il suo palmares in nazionale parla di un mondiale (1930), due medaglie d'oro alle Olimpiadi (1924 e 1928) e tre titoli sudamericani.
In una recente inchiesta di France Foootball e' risultato al sesto posto tra i giocatori piu' forti di ogni epoca.
Quindi, ottava scelta: José Leandro Andrade
Posso chiederti dove trovi queste descrizioni? :gazza:
