Re: COPERTURA TV e STAMPA DEL CAMPIONATO ITALIANO

Il Punto d'incontro dei Fans MLB di Play.it USA
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Jackson9
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Re: Baseball Italiano

Post by Jackson9 »

Assenzio,ti ho visto sabato sera , è andata male ma sei sempre "rognoso" per gli avversari(nonostante l'età :naughty:)
Mi ha entusiasmato il "92" per carattere e qualità,come è stato sostenuto da tutta la squadra e il coraggio della società(era ora che qualcuno lo facesse!)nel dargli le opportunità che merita.
Alla fine in una partita tirata e importante, di '92,ne avevate in campo addirittura due!
Vi siete guadagnati un tifoso per il resto del campionato.
Forza Pesaro!
Assenzio
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Re: Baseball Italiano

Post by Assenzio »

Già, però secondo me sono scelte da fare contro squadre un po' più scarse, visto che già dal 6° ci siamo ritrovati con due buoni battitori sostituiti e due ragazzini nel line up. In più il nostro DH che alla fine è andato a destra può tirare qualche inning invece è stato lasciato sul monte Michele (il 92) un po' troppo. Vabbè comunque bene così. 1 a 1 a casa del Castenaso va più che bene. Abbiamo visto che ce la possiamo giocare contro la squadra indubbiamente più tosta del girone...e ci mancava un rilievo che è anche uno dei nostri migliori battitori.
Il Matino continua a vincere ma non mi preoccupa più di tanto.
Però mi dicono che il Castenaso è in attesa di stranieri...mi confermi?

P.S. se ti facevi riconoscere ci facevamo un birrino. Eri quello col giubbotto degli Athletics?
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Jackson9
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Re: Baseball Italiano

Post by Jackson9 »

Si ero io, il loro DG pensa che voglia gufarli :naughty:, però sta di fatto che quando ci sono io alla fine vincono...
Anche se c'è rivalità ,li vado a vedere volentieri , soprattutto per seguire le prestazioni di quei ragazzi che quest'anno hanno voluto fare il "salto della quaglia" ,perchè anche se avrei preferito fossero rimasti, ci sono legato e se fanno bene sono contento.
Alla prossima occasione il birrino è "di rigore".
Michele è davvero forte ,quanto vi ha tolto questa volta lo ridarà con gli interessi la prossima occasione.
Uno che si prende un doppio attaccato alla rete e a ruota un homer, e nonostante continua a fare il suo senza dare di matto a quell'età, mi saprai dire già entro la fine del campionato...poi magari visto che era un po' uno scontro diretto :penso: non ti so dar torto.
Comunque tienimi aggiornato su Michele,perchè se aspetto le statistiche dal sito federale..."hai voglia di morir nonnino!"
In quanto a nuovi stranieri per il Castenaso, non saprei ,al momento non ho avuto notizie a riguardo,ma non si sa mai.
Personalmente non credo che ne abbiano bisogno, hanno un line up da A2 ,grandi buchi difensivi non ne vedo,dicevano che erano un po' corti sul monte , ne hanno sei buoni (dico sei...)in più possono (nel caso) precettare un paio di ragazzini dalla under 21 elite(che non sono affatto male), tu andresti a spender soldi per rafforzare quella squadra lì ?
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Ichiro 91
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Re: Baseball Italiano

Post by Ichiro 91 »

Resoconto del week-end Fortitudo ed intervista al capitano Daniele Frignani al sito http://grandeslam.wordpress.com/
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Ichiro 91
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Re: Baseball Italiano

Post by Ichiro 91 »

La Fortitudo agguanta la vetta e due chiacchere con Claudio Liverziani, al sito http://grandeslam.wordpress.com/
dicmod
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Re: Baseball Italiano

Post by dicmod »

Splendori e miserie del gioco del baseball

Cinghiali in campo, un generale cubano in panchina, giocatori figli dei figli dei fiori. La storia da romanzo popolare delle Api sognanti di Avigliana
di Ugo Splendore



La partita in notturna è calda, non solo perché è estate piena. Il lanciatore di Codogno fissa il battitore di casa, poi dà un'occhiata a destra e una a sinistra. E da quel lato si impietrisce: o ha le allucinazioni, o vede qualcosa che non ha mai visto prima su un campo da baseball. Cinghiali. Una mamma e tre cuccioli. Un'invasione di campo che pochi al mondo possono permettersi. Giocatori increduli, arbitri attoniti. Il pubblico ci mette un po' a realizzare, il tempo di vedere sfumare la famigliola con i suoi titoli di coda nel buio del bosco che attornia il campo da baseball di Avigliana, città di transito con due laghi tascabili all'imbocco di quella Terra di Mezzo che è la valle di Susa. E' successo in un quinto inning di quasi tre anni fa. Quella stessa sera, all'ottava ripresa, da Santo Domingo arriva la telefonata all'idolo straniero della squadra di casa, Jordano Collado: «Senti, brutte notizie, è morto tuo padre». Lui continua a giocare, in fondo il baseball è patria e consolazione. I cinghiali lo hanno fatto ridere e poco dopo la vita è andata a proporgli un altro menù.
Notti così, assommate a tanti altri esami e a trasferte fino in Sicilia, hanno ammucchiato ad Avigliana, in tutta la loro incomprensibile alternanza di enfasi e crudeltà, splendori e miserie del gioco del baseball di provincia. Gli aneddoti e le statistiche dicono che ne sono successe di tutti i colori in questa riserva indiana dove non ci sono recinzioni abbastanza forti da resistere ai sogni e ai cinghiali. Forse perché Avigliana è un borgo molto atipico nello sport tra i meno considerati d'Italia, così snobbato che se un giorno scomparisse ce ne accorgeremmo a malapena. La squadra, soprannome Le Api, ha iniziato da un mese il campionato di serie A2 nel quale è caduta dopo la retrocessione dalla A1. Ha toccato il cielo. E il cielo l'ha rispedita in terra, non dopo averle riconosciuto di aver spodestato dal trono Torino ed essere diventata la società leader del depresso nord-ovest italiano. La serie A2 è l'arnia più adatta alle Api. Costa meno ed è più pane-e-salame.
E' in questo limbo che l'Avigliana ha visto completarsi la sua storia da romanzo popolare iniziata quarant'anni fa, quando un tipo del paese a un certo punto decide di andare a vedere l'America. E tra le cose che vede, tra Kerouac e Malcolm X, c'è il baseball. Quando torna a casa, in valigia mette una mazza, un guantone, una palla e soprattutto un gioco che nessuno sa bene cosa sia, sa solo che è una di quelle cose americane che fuori dall'America evaporano. Però qualcuno che provi a colpire la palla in un prato libero degli anni '70 bene o male si trova. Il baseball aggrega, fa gruppo, e poi il gruppo diventa squadra e appena le squadre si moltiplicano il gioco diventa sport. Quando diventa sport, servono i campi. Il comune assegna al club un terreno strappato a paludi degne del rognoso Texas orientale. Il problema è che in mezzo c'è un pietrone che andrebbe fatto saltare. E' marzo e il campionato sta per iniziare ma il comune dice che i permessi arriveranno con le renne. Così una notte Avigliana viene destata da un'esplosione. Dinamite. I carabinieri indagano ma non risalgono ai responsabili. Alla fine il caso viene archiviato più o meno così: il pietrone si è suicidato. E intanto si gioca, il campo è già un bazar di sogni e di sacrifici.
Il baseball ricava popolarità. La politica, che arriva su un treno di seconda mano da Torino, corteggia i peones. Si comincia a dire: il calcio è di destra, il baseball è di sinistra. I figli dei fiori non rifilano calci a un pallone ma mazzate a una pallina, che spesso finisce nel granoturco e bisogna prendere una settimana di ferie per cercarla. Si gioca per il divertimento e per rimorchiare. Succede che anche le ragazze si mettono a giocare a baseball, cioè a softball. Ed è fatta. Diverse famiglie di Avigliana sono figlie di storie d'amore nate tra un «batti e corri». E non pochi sono i figli d'arte che oggi giocano nelle giovanili.
Poi la storia accelera. A fine anni '70 l'Avigliana è in C2, poi soggiorna in C1 dove viene centrifugata più volte e infine trasloca in B a metà anni '90. La storia potrebbe finire qui. Ma un giorno si presenta un mago da Cuba, l'isola isolata cara a Hemingway e pazza per il beisbol. Mai viste le foto di Che Guevara mentre gioca con Fidel Castro? La divisa è stile yankee, ma il nome della squadra era un tuono: Barbudos. Il mago allenatore si chiama Gerardo Hernandez, detto il Generale, e ha un passato missilistico da lanciatore della nazionale. Il Generale in tre anni trasforma i giovani dilettanti aviglianesi in una macchina da guerra. Giocano un baseball aggressivo e spettacolare. La squadra inizia a vincere. Non una vittoria qua e là, per istinto di sopravvivenza. Sono 47 tacche di fila. Il Generale, che a volte parla con i toni patriottici di Fidel, non si risparmia: quando non allena i grandi, sistema i piccoli, i nuovi che avanzano. Diventa un totem, cosa che gli riesce facile con quel volto da indio.
Avigliana e la Terra di Mezzo si godono il loro tesoro. Alle partite, sul campo sventolano una accanto all'altra la bandiera americana e quella cubana, perché in rosa c'è pure un giocatore nato sotto le stelle e le strisce. Soldi, zero. Pubblico sugli spalti sempre poco. Giocatori e dirigenti tagliano l'erba e le mamme preparano i pranzi dopo-partita come in C2. C'è del mutuo soccorso perpetuo nella storia dell'Avigliana. Giornali e tv scoprono la riserva indiana. Nel 2001 Avigliana sale in A2, un traguardo che i fricchettoni di un tempo mai avrebbero sognato, nemmeno nelle sere in cui abbandonavano l'erba del campo per una pianta molto più divertente. Giocando in A2 si deve andare in giro per l'Italia e i soldi restano sempre quelli di una squadra da dopolavoro. Per le trasferte autobus, pranzo al sacco e niente albergo. Si fanno sacrifici bestiali. Le mazze di legno sono care. Quando ne spacchi una mentre piazzi un fantastico fuoricampo, il primo pensiero non è quanti punti fai, ma: merda, come faccio a comprarne un'altra?
I peones dell'Avigliana nel 2006 completano l'impresa: salgono in A1, anche senza il Generale che nel frattempo è tornato a Cuba tra le lacrime di tutti lasciando la panca a Gian Mario Costa, santone torinese del baseball. Si compie il miracolo di provincia: la squadretta che mette lo smoking e si presenta al tavolo delle grandi. Nettuno. Bologna. Grosseto. Ben più attrezzate e sostenute da sponsor milionari. L'Avigliana, di quel calibro, non ne ha. Il club va verso l'affondamento ancora prima di iniziare la stagione perché servono quasi 500mila euro. Poi dirigenti ed ex giocatori con una cordata di tasca propria salvano il sogno. Giocatori e tifosi sorridono perché la classe operaia va in paradiso. I baracchini del baseball vanno su RaiSport Sat. E i figli dei fiori, capelli grigi e visi segnati, vedono il sogno che avevano da ragazzini diventare realtà: i loro nipoti, i nipoti dei fiori, che corrono da una base all'altra inseguendo una cosa un tempo impossibile.
L'Avigliana tocca il suo Capo Nord. Prima ingaggiava giocatori Usa e getta, ora solo i latinos: Ecuador, Santo Domingo, Venezuela. I soldi si bruciano in fretta mentre sul diamante, durante gli allenamenti, girano salsa e merengue. Metà delle partite si giocano a Torino, dove c'è uno stadio da baseball con le tribune grandi e di cemento. Quelle di Avigliana sono piccole e in legno da castoro. Le Api precipitano nel finale e spariscono nel tritacarne del baseball italiano dove vincono solo i re di denari. Il destino di provincia, che punisce impietoso ogni passo più lungo della gamba, presenta un conto salato alle involontarie manie di grandezza dell'Avigliana.
Un conto insostenibile per il club del presidente Antonio Carbone, che ha iniziato il campionato di A2 vincendo quasi tutte le partite e seminando il panico in città: mica vorranno tornare in A1? E' molto probabile che in Italia di esperienze come Avigliana se ne contino diverse, un po' in tutti gli sport a rischio estinzione. Ognuna con la sua torbiera di sentimenti, la sua merce, i suoi cinghiali. Belle storie da raccontare, piccoli affreschi di integrazione razziale. Ma quanto è triste che di fronte ad ogni Avigliana uno sportivo e un appassionato si ritrovino a fare delle riflessioni amare. Tipo: possibile che nel nuovo, esuberante millennio un sogno degli anni '70 possa restare in vita solo grazie a uno sponsor pieno di zeri? Possibile che, nello sport di oggi, «poveri ma belli» sia un buon titolo ma che non porta da nessuna parte? E' naturale, ma soprattutto è giusto che certi sogni restino piccoli, e liberi, e invisibili?

il manifesto del 7 maggio
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lephio
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Re: Baseball Italiano

Post by lephio »

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Re: Baseball Italiano

Post by MILANO1946_ultrà »

Un articolo stupendo
Assenzio
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Re: Baseball Italiano

Post by Assenzio »

Bravi. E so che i miei amici argentini che giocano quest'anno lì, ad Avigliana si trovano molto bene...anche al di fuori del baseball. Bravi!
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MILANO1946_ultrà
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Re: Baseball Italiano

Post by MILANO1946_ultrà »

Intanto, restando in tema Avigliana, riporto le parole del sito del Milano 1946, suo prossimo sfidante:

L’ultimo colpo basso al baseball milanese l’ha sfiorato oggi il Comune di Milano in collaborazione con il gestore provvisorio del Kennedy. Il Milano baseball ha infatti scoperto, in modo del tutto casuale e senza nemmeno una comunicazione scritta, che le partite del campionato di serie A2, Milano-Avigliana, in programma domani (sabato) non si potranno giocare al Kennedy. Questo perché il gestore provvisorio ha deciso di affittare il campo da baseball ad una terza parte per una non meglio precisata manifestazione sportiva. Il tutto senza che il Comune di Milano fosse in grado di imporre all’attuale gestore il diritto di accesso al campo, regolarmente prenotato, dalla squadra di baseball che lo utilizza dal 1964.
Si tratta dell’ultima bastonata alla credibilità dello sport milanese che si trova davanti ad una gestione degli impianti assolutamente ridicola, se non addirittura dannosa. L’incontro con l’Avigliana è stato così spostato all’ultimo momento al Comunale di Bollate, grazie alla disponibilità del presidente Bertani e al tempestivo interessamente del presidente del comitato regionale Burgazzi, e almeno le due squadre potranno giocare su un vero campo da baseball. Ma senza questo spostamento dell’ultima ora il Milano avrebbe rischiato di perdere due partite a tavolino, di subire una penalizzazione in classifica e una pesante ammenda.
Di fronte a tutto ciò e alle vibrate proteste della società, la risposta del Comune è stata una lettera di diffida al gestore provvisorio; lettera che corrisponde ad un’ammissione di impotenza. Così si scopre che a Milano gli impianti comunali vengono dati in gestione ad un operatore qualsiasi, senza salvaguardare i diritti di utilizzo delle società sportive operanti nel Comune, e che una squadra di serie A si ritrova improvvisamente (ripetiamo, senza alcuna comunicazione ufficiale) senza la disponibilità del proprio campo.
Nemmeno una telefonata tra il presidente Giulianelli e l’assessore Terzi, nella giornata di oggi, è riuscita a sbloccare la situazione.
Ora, poiché la vicenda si trascina da tempo, con soluzione che si allontanano sempre più nel tempo, non è da escludere che il Milano Baseball possa trarre delle conseguenze molto pesanti dalla situazione: “Penso che sia arrivato il momento di andarcene da Milano – ha dichiarato il presidente Marco Giulianelli -: una città dove non è più possibile fare sport. Chiederemo ospitalità per questo campionato nelle altre città lombarde, da Rho a Bollate a Lodi, e per il futuro ci accorderemo con qualche città che è intenzionata seriamente a lavorare sull’attività sportiva. Ci spiace soprattutto per l’immenso lavoro che abbiamo svolto tra i giovani e l’attività giovanile che facciamo con 140 ragazzi, nonché alle collaborazioni con le scuole radicate nel territorio. Purtroppo, senza campi (il Kennedyno in ostaggio allo stesso gestore provvisorio e il Crespi indisponibile dal 2001) non si può fare sport. Le famiglie si rivolgano all’assessore Terzi o al sindaco Moratti per avere delle spiegazioni. Noi avanti così non possiamo più andare”.
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Fede_
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Re: Baseball Italiano

Post by Fede_ »

questo è scandaloso !!! Ma smettiamola di parlare di professionismo ... ci sono squadre che in A2 non hanno un campo su cui giocare !!!  :polliceverso: :polliceverso: :polliceverso: :polliceverso:
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louis
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Re: Baseball Italiano

Post by louis »

Non è il caso di spiegare i motivi che sono alla base di questi contrasti?
E' una questione di soldi?
Quali sono i diritti che il Milano esercita su quel campo?
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Re: Baseball Italiano

Post by MILANO1946_ultrà »

Per non sbagliare ti faccio il copiaincolla di tutti i comunicati:

Per la prima volta in 60 anni di attività il Milano Baseball non può giocare una partita di campionato sul suo campo.
L'Hockey Club Rams, la società che gestisce il centro sportivo Kennedy (di proprietà del Comune), ha negato l'accesso al campo da baseball per l'incontro di campionato di domani pomeriggio previsto contro il Torino.
In una lettera inviata alla società e al Comune di Milano i Rams scrivono: "Prendiamo atto della vostra decisione di autoridurre arbitrariamente il corrispettivo dovuto per l'utilizzo del campo da baseball. Come vi abbiamo già fatto presente in varie occasioni non è possibile garantire il funzionamento della piattaforma baseball alle tariffe comunali. Pertanto ci rincresce comunicarvi che sarà interdetto l'accesso al campo da baseball alle vostre formazioni fino a saldo totale dei mesi di marzo e di aprile".
Il riferimento, ovviamente, è al fatto che il Milano ha pagato le ore di affitto in base alle tariffe comunali e non a quelle pretese dai Rams (maggiorate del 180%), in base alle indicazioni e alle dichiarazioni ufficiali dell'assessore Terzi.
Domani pertanto il Milano non potrà ospitare il Torino al Kennedy e, grazie alla disponibilità di Franco Roda, presidente degli Old Rags, sposterà la partita al campo di Lodi.
Anche perchè il Comune non ha potuto fornire garanzie sul fatto di poter obbligare i Rams ad aprire il Kennedy.
Un fatto senza precedenti che la dice lunga sulla difficoltà di fare sport a Milano, in una situazione diventata ormai allarmante.
Il Milano ovviamente si riserverà di chiedere i danni alle parti interessate e richiede un incontro urgentissimo con il Comune per risolvere la questione.





Bloccati anche i campionati giovanili. Dopo aver costretto la prima squadra del Puntolis Milano ad emigrare a Lodi, oggi al Kennedy i gestori dell'impianto hanno impedito lo svolgimento di una partita del campionato allievi tra Milano e Senago. I ragazzi si sono trovati di fronte un cartello con la speigazione "Campo baseball momentaneamente non agibile" e non hanno potuto disputare la partita. I gestori hanno spiegato al dirigente accompagnatore e al tecnico, Dario Rossi, che avrebbero potuto giocare solamente se uno di loro avesse firmato una dichiarazione in cui si sarebbe assunto la responsabilità di eventuali infortuni.
Di fronte a questa richiesta il dirigente e il tecnico hanno ovviamente rifiutato di firmare, anche perchè la responsabilità della sicurezza di un impianto comunale non può essere di chi lo affitta ma di chi lo gestisce e dovrebbe garantirne la funzionalità.
Per strana coincidenza, tuttavia, sullo stesso campo in mattinata si era disputata una partita del campionato di baseball dei non vedenti, nonostante la presenza del cartello che avvisava della inagibilità dell'impianto. Dunque, o il campo è agibile a fasi alterne, oppure è stata fatta disputare una partita ad atleti disabili su un campo teoricamente pericoloso persino per atleti normodotati. Misteri dello sport a Milano.




Pubblichiamo la lettera che il presidente Marco Giulianelli ha inviato a tutti gli associati del Milano Baseball per chiarire la posizione ufficiale della società, lo svolgimento dei fatti riguardanti la chiusura del Kennedy e l'atteggiamento che verrà tenuto nei confronti del Comune di Milano.
------------------------------------- Carissimi,
a seguito degli eventi di questi giorni, dei quali avrete letto senz’altro sui giornali o nel nostro sito, credo sia doveroso darvi la visione e la versione della Società di quanto sta accadendo, insieme a qualche piccola raccomandazione / accortezza comportamentale. Il contenzioso con la Società che ha in carico la gestione del Kennedy (HC Rams 17) è nato intorno al problema delle tariffe di affitto dei campi da baseball e da softball; problema già discusso alla fine di marzo e per il quale l’Assessore allo Sport del Comune di Milano Giovanni Terzi si era impegnato a trovare una soluzione che ci permettesse di mantenere i costi in linea con le tariffe comunali. Un problema economico che è tuttora aperto in quanto, alla fine di aprile, ricevuto da Rams il primo conto con i costi di marzo, noi abbiamo provveduto al pagamento entro i termini previsti (10giorni), ma ovviamente alle tariffe comunali. Questo è stato il primo detonatore.
A questo problema, che per le nostre economie è purtroppo di vitale importanza in quanto vale oltre 20.000 euro, se ne è aggiunto un secondo. Come sapete i campi da baseball e da softball richiedono, tra gli interventi di manutenzione, anche il ripristino della terra rossa sul diamante (di solito una volta all’anno); ciò con l’intento di mantenere un dislivello tra il manto erboso ed il diamante quanto minore possibile.
Tale intervento, da noi richiesto sin da febbraio e che vale un paio di decine di sacchi di terra, non è mai stato effettuato, nè siamo riusciti a far assumere a Rams un impegno a tal riguardo; non è stato da loro accettato neppure che l’intervento fosse eseguito a nostra cura. Il risultato è sotto gli occhi di tutti voi e a me è stato riportato spesso da parte dei giocatori e degli allenatori (sia della prima squadra, come delle giovanili e delle squadre dei non vedenti) che lo scalino presente è pericoloso. A conferma di ciò, nelle ultime due settimane abbiamo avuto due incidenti (per fortuna non troppo gravi, ma sintomatici) ad una ragazza e ad un giocatore della prima squadra.
A questo punto, abbiamo ritenuto necessario intervenire a livello legale (preavvertendo Rams con la nostra lettera del 10 Maggio) ed il 21 maggio è stata consegnata a Rams ed al Comune di Milano, tramite il nostro legale, una diffida con la richiesta ad intervenire in tal senso (insieme ad altre richieste di manutenzione straordinaria a nostro giudizio necessarie). Questo è stato il secondo detonatore.
Ora, in conseguenza dello sfratto che, di fatto, è stato eseguito da Rams, ed in seguito alle prime partite casalinghe giocate fuori Milano dopo 60anni di attività negli impianti cittadini, nonché a valle della partita Allievi cancellata in quanto non intendiamo accettare di firmare uno scarico di responsabilità verso Rams, la situazione è oggettivamente precipitata.
Siamo in contatto con il Comune e sabato mattina ho richiesto all’Assessore ed al presidente dei Rams un incontro urgente per trovare una soluzione immediata, con la FIBS che intende supportarci nella trattativa attraverso il comitato regionale e con il presidente Riccardo Fraccari che si sta attivando personalmente, ma non so quanto tempo sarà necessario per chiudere il contenzioso e tornare a giocare sui campi del Kennedy come è stato negli ultimi 43 anni.
In questa situazione, devo chiedervi di aiutarci ed il modo migliore è di:
- evitare in qualsiasi modo di discutere con i gestori del Kennedy circa la situazione in oggetto; lasciate discutere la Società: se c’è qualcuno che ha il dovere di litigare quello sono io (ed il nostro legale). E’ come in campo con l’arbitro: parla solo l’allenatore!
- portar pazienza per i disagi che questa situazione forzatamente genererà, per alcuni giorni, ad ognuno di noi;
- aver fiducia nella volontà della società di trovare una soluzione in tempi brevi; ci è perfettamente chiaro che tenere posizioni di contrasto e litigare non serve a nessuno: nè a noi, nè a Rams (almeno spero…).
Sarà nostra cura tenervi informati circa l’evoluzione della trattativa tramite mail o nel nostro sito.
Mi scuso per esser stato prolisso, ma come detto credo sia necessario che, almeno tra di noi, ci sia chiarezza sui fatti e sulla linea comportamentale che il Milano Baseball intende perseguire.

Marco Giulianelli








Ancora 48 ore di sofferta passione. Per risolvere la grave situazione del Kennedy, il Comune di Milano (su disposizione dell’assessore Terzi) aveva indetto una riunione urgente per il pomeriggio di ieri con HC Rams 17 e Milano Baseball. L’incontro però è stato rinviato alla tarda mattinata di giovedì 31 maggio, poiché non ci sarebbe stata la presenza dei funzionari competenti e i Rams avrebbero potuto partecipare solamente con una persona senza potere decisionale.
Il Milano Baseball ha chiesto all’Assessorato allo Sport una soluzione al problema immediato della ripresa degli allenamenti sia per la prima squadra che per le giovanili.
Nel frattempo, è stata momentaneamente sospesa l'attività giovanile: domenica al Kennedy i gestori dell'impianto hanno impedito lo svolgimento di una partita del campionato allievi tra Milano e Senago dopo che sullo stesso campo in mattinata si era disputata invece una partita del campionato di baseball dei non vedenti, nonostante la presenza di un cartello che avvisava della inagibilità dell'impianto.
La prima squadra, che sabato era stata costretta ad emigrare a Lodi, domani si allenerà al Saini grazie all’ospitalità dell’Ares e di Milanosport a cui il Milano Baseball rivolge un sentito ringraziamento per la collaborazione e la disponibilità.





Grazie all'intervento dell'assessore allo Sport del Comune di Milano Giovanni Terzi si è risolta la vertenza sulla disponibilità dello stadio Kennedy. Il Comune ha infatti garantito ancora al Milano Baseall '46 che si farà carico della differenza tra le tariffe comunali e quelle richieste dal gestore (la società HC Rams Milano 17) e il gestore stesso, in attesa della definizione dell'arrivo del contributo da parte del Comune, accetterà per il momento il pagamento delle tariffe base che poi andranno intergrate. Il Comune di Milano inoltre indicherà al gestore quali lavori di manutenzione dovranno essere eseguiti per migliorare la sitemazione dei campi di baseball e di softball e il Milano '46, preso atto della volontà del Comune di risolvere anche questo aspetto del contenzioso, ritira la diffida depositata nei confronti del Comune stesso e del gestore.
"Ringrazio le due società, il Milano Baseball e l'Hockey Rams, per la collaborazione e la volontà dimostrata nel voler superare questo momento di crisi - ha commentato l'assessore Terzi -. L'impegno fondamentale del Comune era testo a creare un clima di collaborazione e, con l'accordo raggiunto oggi, si dimostra che a Milano, con la partecipazione delle società e l'impegno dell'Amministrazione, si possono affrontare e risolvere tutti i problemi". Un accordo, quello raggiunto tra i due presidenti, Marco Giulianelli del Milano Baseball e Cristiano Traverso dei Rams, che dovrebbe consentire quanto meno la conclusione della stagione del baseball senza ulteriori intoppi e soprattutto senza un ulteriore aggravio di spese da parte del Milano '46.
Il Milano da oggi può pertanto riprendere la propria attività sportiva.




Oggi (lunedì) alle 16 l’Assessore allo Sport del Comune di Milano Giovanni Terzi riceverà il presidente del Milano ’46 Marco Giulianelli. L’incontro, richiesto da lungo tempo dalla nostra società e rimandato già più di una volta, avrà all’ordine del giorno l’annosa situazione del Kennedy, alla luce del nuovo bando e in attesa dell’assegnazione definitiva dell’impianto al futuro gestore. Terzi e Giulianelli però affronteranno anche la questione del campo Crespi, chiuso nel 2001 per lavori e ancora inutilizzabile, uno dei classici esempi delle difficoltà con cui si cerca di fare sport a Milano. Il presidente Giulianelli illustrerà inoltre all’assessore i programmi del Milano dopo la promozione in serie A2, l’intensa attività giovanile e il lavoro con le scuole che la società sta svolgendo.



L’incontro con l’assessore Terzi è saltato ancora una volta (problemi famigliari, la motivazione), ma ormai non c’è più da stupirsi, fa parte anche questo delle difficoltà di fare sport a Milano. In fondo è soltanto da marzo dello scorso anno che siamo in attesa di un colloquio, chissà quando cercheremo di parlare con il sindaco…
Comunque il presidente Giulianelli è stato almeno ricevuto dal direttore di settore con cui si è potuto fare il punto della situazione e, quel che più conta, abbiamo avuto almeno una notizia positiva: il centro Crespi (detto anche Giuriati nuovo) sarà nuovamente disponibile per il baseball, e per il rugby, dal mese di aprile. Una notizia bomba per chi aspettava dal 2001, ma finalmente sembra che i lavori sotterranei siano finiti e il manto erboso potrà essere ripristinato. Questo significa che a breve il Milano potrà riprendere la propria attività giovanile anche nella zona est della città.
Per quanto riguarda invece la situazione del Kennedy, si è appreso che ormai il nuovo bando è in dirittura d’arrivo e l’assegnazione al nuovo gestore potrebbe avvenire anche in tempi brevi. In attesa di conoscere le sorti del centro sportivo, i dirigenti del Milano hanno comunque chiesto al Comune di farsi garante dell’inizio dell’attività che dovrà avvenire almeno nel primo weekend di marzo, visto che l’inizio del campionato di A2 è fissato per il 5 aprile.




Grazie all’attività di mediazione di Mario Burgazzi, Presidente del Comitato Regionale Lombardia della Federazione Italiana Baseball, ed all'intervento congiunto del Comune di Milano sembra che si possa arrivare ad una schiarita nell’utilizzo da parte del Milano Baseball ’46 del campo Kennedy.
Il gestore provvisorio dell’impianto dovrebbe infatti rendere disponibile il diamante a partire da martedì prossimo, 18 marzo.
Il Milano Baseball prende atto della possibile risoluzione della vicenda e, in attesa di verificare l’effettiva disponibilità del campo di via Olivieri, precisa che sarà costretta ad iniziare l’attività sul campo - in vista dell’imminente stagione agonistica di A2 - con oltre 2 settimane di ritardo, a causa del protrarsi di una situazione non tollerabile per un centro sportivo comunale che dovrebbe essere aperto alla pubblica utenza.




Un altro clamoroso colpo basso per lo sport a Milano. Ieri sera (martedì) il Milano Baseball '46, che tra poco meno di un mese debutterà nel campionato di serie A2, non ha potuto ancora allenarsi sul campo che utilizza da 44 anni (il Kennedy di via Olivieri - zona San Siro) perchè il gestore provvisorio dell'impianto (che è di proprietà comunale) ha negato l'accesso a tecnici e giocatori spiegando che non accetta prenotazioni da parte del Milano Baseball. Di fronte a questa assurda situazione il Milano Baseball '46 ritiene di non poter essere ostaggio di un gestore (privato) di un impianto comunale che dovrebbe essere regolarmente a disposizione delle società cittadine e mantenuto in condizioni ottimali. Pertanto ha chiesto al Comune di Milano, nella persona del capo ripartizione Sport (visto che l'assessore Terzi non ha ancora ricevuto il presidente Giulianelli e non sembra particolarmente sensibile alla vicenda), di risolvere immediatamente il problema che si trascina ormai da troppo tempo. Il Milano è l'unica squadra d'Italia che non è ancora in grado di potersi allenare regolarmente sul proprio campo e nelle ultime settimane ha elemosinato ospitalità da Legnano a Lodi, con intuibili ripercussioni sul programma di avvicinamento al campionato. Di questi ritardi e delle sue ripercussioni sul rendimento della squadra il Milano '46 ritiene responsabile il Comune di Milano. E si regolerà di conseguenza.





Incresciosa situazione quella che si è verificata ieri sera al Kennedy durante l’allenamento delle nostre squadre giovanili sul piccolo diamante del Kennedy.
Venerdì sera, dopo un paio di settimane in cui non gli è stato arbitrariamente concesso di allenarsi, le tre nostre squadre giovanili (due di softball e una di baseball per oltre 60 atleti), si sono rifiutate di lasciare il “Kennedyno” e di accontentarsi della sola oretta riservata a loro dal gestore rispetto alle tre previste dalle prenotazioni fatte sin da ottobre 2007.
Il Milano, temendo che una simile situazione potesse generarsi, aveva chiesto al Comune ed al Comitato Regionale Lombardo, con una lettera datata 22 Marzo, di avere un incontro durante il quale decidere come gestire i probabili problemi indotti dalla sovrapposizione delle prenotazioni; incontro che ad oggi non ha ancora avuto luogo.
Mentre è grave constatare che alla suddetta lettera il CRL ha risposto solo con una ulteriore lettera, inviata il 4 Aprile, nella quale si avvalla questa limitazione di orario da parte del Comitato Regionale Lombardo che così facendo sostiene il presupposto di dare priorità a società non di Milano (il Settimo Milanese) o a gruppi amatoriali invece di difendere e sostenere l'attività giovanile che in Milano, con grande fatica, si sta facendo crescere da anni sul Kennedy e nella zona circostante con numeri incontrovertibili.
Di fronte all'ennesima beffa, i genitori delle ragazze e dei ragazzi hanno deciso che nessuno avrebbe potuto impedire per l'ennesima volta ai giovani rossoblù di allenarsi sul campo dove da quarant'anni le giovanili del Milano fanno attività e non hanno accettato - come è successo altre volte - di portarli al Parco delle Cave. Quando è arrivata la neonata squadra di Settimo Milanese a cui il gestore ha assegnato le giornate tradizionalmente di allenamento delle giovanili del Milano, si è spiegato loro che avrebbero potuto condividere lo spazio con i nostri ragazzi, dando segno comunque di disponibilità.
Il loro dirigente si è rifiutato e con il gestore ha chiamato la Polizia, che a sua volta ha contattato i Vigili davanti ai quali si è scatenata un’assurda discussione. Uno spettacolo indegno sotto gli occhi di ragazzini che chiedono solo di fare sport a Milano nel Duemila. E che invece, grazie alla politica e alle scelte del Comune, si ritrovano in questa inqualificabile situazione.
E' chiaro che ormai la situazione è gravissima, per cui o il Comune e la Federazione Italiana Baseball e Softball mettono il Milano nelle condizioni di esercitare i propri diritti e quindi di poter far praticare questo sport ai ragazzi, oppure dicano chiaramente che non ne abbiamo il diritto e che dobbiamo chiudere la nostra attività.
Ma siano l'Assessore e il presidente del Comitato Regionale della FIBS a prendersi questa responsabilità.
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Re: Baseball Italiano

Post by lephio »

non entro nel merito della discussione milanese, perchè non la conosco. però perchè dovremmo smettere di parlare di professionismo? se non incominciamo a parlarne.. non arriverà mai..
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louis
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Re: Baseball Italiano

Post by louis »

Per quello che ho capito (ma manca la voce dell'altra campana) e da quel poco che ho sentito in giro:

1) il Comune gestiva il campo in campo "in perdita" applicando tariffe "sociali".
2) il Comune ha preferito affidare la gestione/manutenzione del multi-impianto ad uno degli utilizzatori con bando pubblico (non so se il Milano Baseball ha partecipato alla gara)
3) l'attuale gestore non vuole e non può andare "in perdita" e applica delle tariffe più alte
4) il Milano non accetta queste tariffe e vorrebbe pagare le vecchie
5) il gestore non ricevendo i pagamenti arretrati interdisce l'utilizzo del campo alla società inadempiente
6) il gestore affitta il campo ad altre società che invece pagano regolarmente le tariffe richieste
7) mi risulta che il presidente del Milano avvesse concordato un protocollo d'intesa con i soggetti interessati (gestore, comune, federazione, altre società, ecc...) ma che il suo Consiglio Direttivo gli ha impedito di firmare l'accordo pacificatore.

Quindi mi sembra che non si tratti di un accanimento preordinato nei confronti di una società. Piuttosto è il Milano che non riesce a fare quadrare il proprio bilancio volendo mantenere una società di A senza averne le risorse (o usandole diversamente).
Il fatto che la società abbia sempre giocato lì non le da titolo di dettare le condizioni e di avere maggiori diritti anche per rispetto a tutte le altre società che fanno sacrifici per tenere in piedi la baracca.
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