Re: Quando le promesse non si mantengono...

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alessao
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by alessao »

eliawiz wrote:
Billy Owens, che doveva essere la versione riveduta e corretta di Pippen
Nelson arrivò al punto di scambiare Mitch Richmond per avere la seconda scelta (o terza? non ricordo piu) per poter scegliere lui...che botta
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Sine
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by Sine »

Vogliamo parlare anche di quella testa vuota di Tim Thomas?
O, e qui qualcuno probabilmente se lo sarebbe aspettato da me, di Mashburn, uno che ha avuto un'ottima carriera ma inferiore alle sue potenzialità, mai espresse a causa di un carattere da mezza sega e una tenuta fisica da 80enne. Finchè stava sano e il leader lo faceva qualcun altro però rimaneva un gran bel giocatore da vedere sul parquet.
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mookie#22
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by mookie#22 »

Lo dico in tempi non sospetti, ma temo (e dico temo perché è un giocatore che stimo) che nel giro di cinque anni Kaman possa diventare uno dei tanti panchinari da 10 min. a partita.
È un ragazzo che ha qualche problema...

Stavo pensando, come si chiamava quel centro bianco che per anni è stato la grande speranza dei Vancouver Grizzlies? Reeves, può essere?
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Goppas
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by Goppas »

Guardando l'NBA di oggi, JR Smith, senza ombra di dubbio. Il ragazzo vola, saltatore puro, atleta della madonna; lo vidi all'All Star degli high schooler, tirava uscendo dai blocchi da 9 metri, non esagero, 9 metri, e faceva step back sempre da 9 metri: solo rete. Testa che non c'è assolutamente, o tira da metà campo o schiaccia, layups e range di tiro inferiori a 8 metri non sono concepiti; avevo pronosticato una carriera da All Star fisso, ma è un po' di anni che gioca così, un vero peccato.
Raul Lopez, mio pallino, ai Mondiali Under 20, era lui la mente e la stella della squadra: mi direte, Reyes titolare, Gasol panca. Gasol all'epoca era inguardabile, mentre Reyes era già pronto, ma Lopez aveva un talento che molti si sognano, un play che non si vedeva da tanto tanto tempo. Ginocchia quasi peggio delle mie, carriera ancora esistente, ma ridicola in proporzione al giocatore.
Davide Rocca, stella della Nazionale under 18, classe 82, 20 di media qualificazioni Europei Maribor: a 17 anni in serie A a Biella, poi minors per esperienza, poi minors per devasto articolare inferiore e testa: difficilmente ho giocato insieme e contro ad avversari più forti.
Parliamo di Ugrinoski? 88, giocava sempre in ogni nazionale sotto leva della Croazia, con una costante: 8-9 assist a partita, tranquilli tranquilli. La testa non va, ahimè, si acconta del suo talento, ma da come se nè parlava, doveva essere il nuovo J-Will.
Lovatti, classe 89? Porto San Giorgio pretendeva un milione di euro per venderlo alla Scavo, 70 di media alle finali nazioneli cadetti, 55 alle interzone sotto leva. Si parlava di Nba tranquilla, ora fatica a farne 20.
Tornando ai piani alti, Bender e Miles francamente non mi hanno mai detto nulla, se per l'atletismo fuori dalla norma. Allora, se li citiamo, mettiamoci Henry Bekkering, canadese volante...col basket però centrava poco in effetti, ma balzi da paura, vedere per credere.
James White, io lo metto: doveva solo chiudersi in palestra ed allenarsi, nei fondamentali, neanche tanto, perchè quando cammini in aria, basta poco per dominare. Probabilmente ha sbagliato sport, alle Olimpiadi, avrebbe vinto tranquillamente 4-5 ori in diverse specialità ginniche, ma io ci credevo in lui.
In conclusione, cassetemi pure, ma io cito Lamar Odom, poichè con quel talento, fatto per dominare, non puoi non dominare o essere ad un passo dall'olimpo degli dei: a me dà quasi fastidio ogni tanto, però, anche nel suo piccolo fatturato, fa delle magie quando vuole.
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Goppas
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by Goppas »

mookie#22 wrote: Lo dico in tempi non sospetti, ma temo (e dico temo perché è un giocatore che stimo) che nel giro di cinque anni Kaman possa diventare uno dei tanti panchinari da 10 min. a partita.
È un ragazzo che ha qualche problema...

Stavo pensando, come si chiamava quel centro bianco che per anni è stato la grande speranza dei Vancouver Grizzlies? Reeves, può essere?
Esatto, Bryant Reeves, discrete stagioni, ma obiettivamente conosco poco, e mi sfuggono i motivi del suo precoce ritiro.
Comunque su Van Horn, ricordo una sua intervista, dove dichiarò che non è che non avesse le palle e che scomparisse nei momenti importanti, o in contesti vincenti, ma che la colpa fosse degli scout e della Nba, i quali avevano esagerato nell'esaltare le sue prime stagioni da professionista, obiettiavemente notevoli, poichè, così disse, non era così forte come aveva mostrato nel suo anno da rookie.
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by BruceSmith »

La resurrezione del Messiah

“Nel posto in cui sono cresciuto, il verbo abbandonare non esiste”. Queste sono le parole rilasciate da Dajuan Wagner in una sera d’estate del 2007 subito dopo una partita della Rankin-Anderson League, a Philadelphia. Un giornalista del Courier Post, impressionato dai 31 punti e 9 assist di Wagner, voleva sapere dove il ragazzo trovasse le forze per rimettersi in gioco. Già, perché Dajuan Wagner, classe 83, soprannominato the Messiah, nativo di Camden (New Jersey), sesta scelta assoluta di Cleveland nel draft 2002, è stato a un passo dal chiudere la sua carriera a soli 21 anni per un’ infezione al colon, partita dallo stomaco, che l’aveva distrutto fisicamente facendogli perdere 20 kg di peso e costringendolo a convivere con emorragia e diarrea per un anno intero.

In verità, analizzando la vita di Dajuan Wagner ai raggi X, si scopre che i primi problemi di stomaco sono datati 1995, quando Wagner era solamente dodicenne. I medici di Camden nel visitare Dajuan non riscontrarono anomalie particolari, collegando il disturbo a un fattore di crescita e sviluppo fisico. Camden è una città di 80.000 persone nel sud del New Jersey, a 80 km da Philadelphia ed è uno dei posti più pericolosi del Garden State. Le case basse, costruite in legno, sono tipiche di una città sorta ai bordi delle metropoli, una specie di seconda edizione delle Hoovervilles, baraccopoli sorte in America dopo la crisi del ’29. Nelle strade di Camden i ragazzi d’estate girano tutti con una t-shirt bianca, una sorta di simbolo di appartenenza a una realtà suburbana, ma anche un modo per confondersi e disperdersi in occasione delle ronde della polizia. Per i ragazzi di Camden Dajuan Wagner è il Messiah, soprannome coniato dai suoi amici più stretti ai tempi del liceo, in quanto loro sostenevano che ”Un giorno Dajuan andrà in Nba e tornerà a Camden per salvare la sua gente da questo schifo”. Il talento di Wagner è apparso puro fin da subito: è stato All American al liceo statale di Camden, viaggiando a 42 punti di media e realizzando con 100 punti il record assoluto ogni tempo per punti in una partita. Finito il liceo Wagner è stato reclutato da Coach John Calipari, allenatore dell’università di Memphis per cui ha giocato un solo anno riportando l’ateneo del Tennessee sulla mappa. I Tigers di Calipari non hanno preso parte al torneo NCAA, ma hanno comunque giocato e vinto il torneo NIT al Madison Square Garden grazie ad una partita decisa e dominata ovviamente da Wagner. Dice Coach Calipari:”Nel suo anno trascorso a Memphis, Dajuan spesso si svegliava con crampi allo stomaco. Io e Milt (il papà di Dajuan portato da Calipari a fare l’assistente allenatore) cercavamo di incoraggiarlo a tenere duro, ma in realtà eravamo molto preoccupati dalle sue condizioni di salute”.

Wagner ha giocato a Cleveland per i Cavs e disputato un ottimo anno da rookie, ma i primi segnali di un crollo fisico erano già evidenti. La seconda stagione è stata interrotta da un infortunio al ginocchio, mentre la sua terza annata è durata solo 6 partite. Le sue condizioni infatti precipitarono, dando vita a un calvario medico a cui nessun luminare riusciva a trovare una risposta. Il 25 ottobre 2005, su consiglio di Larry Brown, Dajuan viene operato alla clinica Mount Sinai Hospital di Manhattan, dove gli viene asportato completamente il colon. Questo intervento così drastico non era l’unico modo per rimettere in piedi il ragazzo di Camden, ma, più semplicemente, era l’unico modo per salvargli la vita. Il Dottor Joel Bouer che l’ha eseguito, racconta: ”Le condizioni di Wagner al momento del ricovero erano critiche, ma il suo recupero è stato fenomenale. Una persona normale dopo un intervento del genere farebbe fatica a svolgere un lavoro d’ufficio, figurarsi giocare a basket”. Nel 2006 Dajuan gioca una summer league pazzesca a Drexel, ridicolizza Cuttino Mobley (guardia dei Clippers), il primo mercoledì di agosto segna 65 punti, la sera dopo 67. Don Nelson, allenatore dei Golden State Warriors, decide dopo un workout di puntare su Dajuan, il quale firma un contratto di 2 anni con la squadra della California. Dopo una preseason chiusa come primo realizzatore della squadra Dajuan torna in una crisi fisica profonda. Le trasferte, il giocare ogni 3 giorni, la disidratazione, lo mettono KO costringendolo a rescindere il suo contratto, poi a lasciare San Francisco e a tornare a Camden per curarsi.

La vita di Dajuan Wagner è un mix esplosivo di gloria, sofferenza e passione. La sua storia è raccontata dai suoi tatuaggi. Sul suo braccio sinistro compaiono questi: una scritta che recita ”One more risk to take” e rappresenta il suo stile di gioco; la pantera simbolo del suo liceo accompagnata dalla scritta “the Messiah”. Questi sono tutti attimi, ricordi e momenti gloriosi della carriera di Dajuan. Mentre sul suo avambraccio destro porta il ritratto di suo zio scomparso e sopra il suo bicipite c’è tatuata la scritta”One more road to cross”. Dajuan, ha fatto questo tatuaggio il giorno dopo la morte di suo nonno, il quale gli ripeteva sempre queste parole per spiegare al nipote che nella vita le difficoltà e gli ostacoli non finiscono mai. Nell’estate del 2007, dopo un anno di riabilitazione e di allenamenti, Dajuan torna a giocare nelle summer league di Philadelphia. Dajuan non conosce il verbo abbandonare, e per ricostruire la sua carriera ha deciso di attraversare un’altra strada, proprio come consigliava il nonno. Per la stagione 2007/2008 è un giocatore del Prokom Trefl Sopot, squadra campione di Polonia.

Il 14 novembre abbiamo avuto personalmente il piacere e il privilegio di assistere da bordo campo alla sfida di Eurolega Virtus Bologna- Prokom Sopot. La prova di Dajuan è stata ottima: 22 punti segnati, un paio di forzature, ma una facilità di basket fuori dalla norma. Ora Dajuan è un giocatore diverso da quello conosciuto a Memphis e nei suoi primi 2 anni in NBA. Il suo fisico è cambiato, è più leggero e meno esplosivo, non può più segnare 1 contro 5 anche perché alla lunga quel tipo di gioco diventerebbe dannoso per lui e per la squadra. Inoltre ha bisogno di pause e intervalli, non solo per riprendere fiato, ma per reintegrare i liquidi persi; non abbiamo mai visto nessun giocatore bere così tanto Gatorade, ma è anche vero che non abbiamo mai visto nessun giocatore stare in campo senza il colon. A fine partita, in conferenza stampa, abbiamo parlato con il suo coach Eugeniusz Kijewski, il quale ci ha detto: “Dajuan è un ragazzo incredibile, ha un cuore grande, anzi enorme. Sono entusiasta di lui, si vede che è speciale. Lo noto da come ha legato coi suoi compagni. Per un americano vivere in Polonia e giocare con gli europei non è facile, ma Dajuan sta facendo un grande lavoro”. Finita la partita, siamo riusciti solo a stringergli la mano e fargli i complimenti, augurandogli di tornare in NBA l’anno prossimo; lui ci ha guardato e risposto con un sorriso dicendoci:”Grazie per il sostegno! Ogni cosa andrà al suo posto”.

In cuor nostro non sappiamo se Dajuan Wagner tornerà mai in NBA, ma siamo certi che sta attraversando una strada fatta di sudore, lavoro e sacrificio, e alla fine di questa strada il Messiah potrà voltarsi ed essere fiero del suo percorso, prendere fiato e continuare a fare quello che ama di più: giocare a basket.

f.casati@fastwebnet.it

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lele_warriors wrote: mi auguro vi tirino sotto a voi senza motivo
IL Poz wrote: Ah se c'è Brusmit non vengo.
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by Porsche 928 »

Goppas wrote: Esatto, Bryant Reeves, discrete stagioni, ma obiettivamente conosco poco, e mi sfuggono i motivi del suo precoce ritiro.
Comunque su Van Horn, ricordo una sua intervista, dove dichiarò che non è che non avesse le palle e che scomparisse nei momenti importanti, o in contesti vincenti, ma che la colpa fosse degli scout e della Nba, i quali avevano esagerato nell'esaltare le sue prime stagioni da professionista, obiettiavemente notevoli, poichè, così disse, non era così forte come aveva mostrato nel suo anno da rookie.
Un mito Keith  :notworthy:
Pero magari lo doveva anche dire a chi gli doveva fare quei "contrattini" che ha firmato negli ultimi annetti.
Penso che nella classifica "peggior uomo con contratti da piu di 10 milioni e nella top 5 assoluta"
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by ShOwmeHOw2play »

Bel Topic!
A me sono subito saltati alla mente Raul Lopez ed Ed O'Bannon, che prima di essere scelti erano tra i predestinati del gioco. Soprattutto il primo venendo dal Bronx aveva molta cassa di risonanza.

Altrimenti direi Chris Laettner, arrivato lui pure come novello Bird ma mai espressosi fino in fondo.

Ron Mercer era un'altro che doveva spaccare, ma ha fatto davvero poco.

Invece, tra chi ha rischiato di perdersi ma si è rivelato poi effettivamente forte in contesti diversi da quelli in cui si sono trovati appena arrivati in NBA, direi il duo Pistons Billups-Wallace.
- New York è un posto che trasuda Basket.
Anche la statua della libertà è messa così per ricevere in post basso
- F. Buffa

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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by mookie#22 »

ShOwmeHOw2play wrote: Invece, tra chi ha rischiato di perdersi ma si è rivelato poi effettivamente forte in contesti diversi da quelli in cui si sono trovati appena arrivati in NBA, direi il duo Pistons Billups-Wallace.
e a tal proposito, servirebbe un promemoria per chi ancora contesta l'operato di Dumars, uno dei migliori g.m. dell'ultimo decennio.
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by Sancho Panza »

ShOwmeHOw2play wrote: Bel Topic!
A me sono subito saltati alla mente Raul Lopez ed Ed O'Bannon, che prima di essere scelti erano tra i predestinati del gioco. Soprattutto il primo venendo dal Bronx aveva molta cassa di risonanza.

Altrimenti direi Chris Laettner, arrivato lui pure come novello Bird ma mai espressosi fino in fondo.

Ron Mercer era un'altro che doveva spaccare, ma ha fatto davvero poco.

Invece, tra chi ha rischiato di perdersi ma si è rivelato poi effettivamente forte in contesti diversi da quelli in cui si sono trovati appena arrivati in NBA, direi il duo Pistons Billups-Wallace.
Felipe. :D
C'è da dire che lui si perse ancor prima dell'approdo in NBA, con una carriera universitaria assai deludente a St. John's.

Un altro giocatore finora deludente rispetto alle aspettative, alla posizione nel draft ed alle potenzialità che possiede è certamente Mike Dunleavy, altra great white hope, un po' come Raef LaFrentz qualche anno prima. Altro nome "bianco" potrebbe essere Wally Szczerbiak, addirittura All-Star nel 2002 (riesce quasi difficile crederci ora).
Uno passato dalle nostre parti che potrebbe essere citato è Rodney White, il cui unico highlight nella NBA è rimasto l'aver vomitato sul parquet del MSG durante una partita. Grande delusione e grande spreco.
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Da Brawl
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by Da Brawl »

Visto che si parla di Baby Shaq, io non scarterei i Baby Jordan...
Di Felipe Lopez avete già detto voi, ma io ricordo uno che quando arrivò agli Heat con la 12a chiamata del '92 fece gioire tutta South Beach. La sensazione era quella di aver preso il vero erede. Si sono ricreduti presto. Del 23 aveva (forse) solo l'elevazione.
Il nome? ecchevelodicoafare... Harold Miner...
Last edited by Da Brawl on 12/04/2008, 0:15, edited 1 time in total.
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by rodmanalbe82 »

Marcus Fizer , 4 scelta di Chicago nel 2000

Jerome Moiso , 11 scelta di Boston nello stesso anno

Mateen Cleaves, 14 scelta di Detroit dello stesso anno dopo una grande F4

Pavel Podkolzine? Araujo? :stralol:
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by tobos84 »

Uno passato dalle nostre parti che potrebbe essere citato è Rodney White, il cui unico highlight nella NBA è rimasto l'aver vomitato sul parquet del MSG durante una partita. Grande delusione e grande spreco.
se non sbaglio a giocato nella scavo l'anno scorso e myers in un intervista non esitò a definirlo uno dei migliori giocatori con cui abbia mai giocato
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senti Imene Perenne, perchè non vai a farti una passeggiata in autostrada?  (From Maialone to Luca 10)
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by Goppas »

visto che lo tiriamo in ballo, mettiamoci anche Myers: bastava solo che imparasse ad usare la mano sinistra e avesse un po' più di voglia di mettersi in discussione...guardia micidiale, fenomenale
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Re: Quando le promesse non si mantengono...

Post by nolian »

Goppas wrote: Esatto, Bryant Reeves, discrete stagioni, ma obiettivamente conosco poco, e mi sfuggono i motivi del suo precoce ritiro.
:
fisici
fondation "save Marion soldier...also called "
...

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