Re: Rassegna stampa
- margheritoni10
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Re: Rassegna stampa
Eh, ci vorrebbe... cmq riporto spesso gli articoli di Olivari perchè ritengo siano tra i migliori reperibili in rete. Anche se a volte non condivido certi giudizi e valutazioni trovo qualità e spunti interessanti per riflessioni su temi che nella stampa generalista raramente vengono affrontati.
- Jakala
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Re: Rassegna stampa
Più che altro come dice lui, sono opinioni reali non legate ad un interesse di qualche tipo nascosto .
Hope is a lying bitch
- margheritoni10
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Re: Rassegna stampa
Scusa non avevo capito facessi riferimento a questo...Jakala wrote: Marghe tu ti iscrivi al forum della settimana sportiva?
http://www.settimanasportiva.it/index/i ... l?sku=1296
Cmq si, mi sono iscritto (credo venga attivato nei prossimi giorni..)
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rodmanalbe82
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Re: Rassegna stampa
http://www.marca.com/edicion/marca/firm ... 79368.html
per chi conosce lo spagnolo (non è difficile comunque :D )interessante articolo.
Anche se hanno sbagliato la foto di Scirea
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Anche se hanno sbagliato la foto di Scirea
- Teo
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rodmanalbe82
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Reverend_Goldberg
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Re: Rassegna stampa
La seconda vita di Nakata
Intervistato dall'Equipe, il fantasista giapponese, ritiratosi dopo i Mondiali a 30 anni, parla dei suoi viaggi, dall'Asia al Medio Oriente. "Se si viaggiasse di più ci sarebbero meno pregiudizi idioti"
PARIGI, 29 gennaio 2008 – Prima, ogni suo movimento era seguito da uno sciame di giornalisti e da una corte di assistenti e fan. Oggi, viaggia per il mondo, da solo, zaino in spalla. E’ la nuova vita di Hidetoshi Nakata, la prima vera star del calcio giapponese, forgiata tra Serie A e Premier League, che dorme se capita tra i rifugiati della guerra irachena e non rinuncia mai a una partitella di calcio con i ragazzini per strada.
SCOPRIRE – "Quando ero calciatore – racconta Nakata all’Equipe – ho viaggiato molto, ma ho visto solo hotel, stadi, aeroporti. Avevo voglia di partire da solo alla scoperta di paesi e popoli che mi affascinano. Ho voglia di vedere da me il mondo, non attraverso i giornali o la tv".
RIFUGIATI - Così, l’ex centrocampista di Perugia, Roma, Parma, Bologna, Fiorentina e Bolton, andato in pensione a 30 anni dopo i Mondiali tedeschi, si è messo uno zaino in spalla e ha cominciato a viaggiare. Prima l’Asia: Cambogia, Vietnam, Laos, Indonesia, Buthan. Poi Medio Oriente, dalla Giordania fino al sultanato dell’Oman ai confini con l’Iraq, in un campo di rifugiati. "La gente ha paura di quei posti perché non sa che oltre alla guerra c’è gente stupenda. Se si viaggiasse di più ci sarebbero meno pregiudizi idioti". Parole sante.
ORIZZONTI – Il nuovo Nakata è lontano dai canoni di idolo metrosexual in cui era stato rinchiuso. Basta meches e look ultratrendy. Spazio a capello lungo da viaggiatore e barba incolta. "Sono un ragazzo semplice e voglio che la gente mi veda come un tipo normale, non come un calciatore famoso. Quando la gente mi riconosce, spiego che sono un semplice cittadino alla ricerca di nuovi orizzonti".
CALCIO – Il passato però ritorna e Nakata non rifiuta mai una partitella che sia su un campo sterrato del Laos o una stradina di qualche paesello del Sud America dove è arrivato da poco: "Ho sempre la stessa passione da quando ho dieci anni. Per me è altrettanto piacevole giocare a piedi nudi per strada o in uno stadio mitico. E poi giocare una partitella è il modo migliore per farsi degli amici, viaggiare, scoprire il mondo vero. Il calcio è uno sport incredibile, praticato ovunque, amato in ogni paese che ho visitato".
TAPPE – Dopo l’America del Sud tocca l’Africa. Ancora una volta da solo, zaino in spalla, alla scoperta di un continente che non ha mai visto e che vive della sua stessa passione d’infanzia. "Questo giro del mondo – spiega il giapponese – mi serve per capire qual è il mio ruolo e come, nel mio piccolo, posso essere utile al mondo".
Alessandro Grandesso
Certo non è una cosa da tutti, e si sapeva che Nakata aveva interessi diversi dai suoi colleghi.
Beato lui che a 30anni è già pensionato. :D
http://nakata.net/official/jp/
Intervistato dall'Equipe, il fantasista giapponese, ritiratosi dopo i Mondiali a 30 anni, parla dei suoi viaggi, dall'Asia al Medio Oriente. "Se si viaggiasse di più ci sarebbero meno pregiudizi idioti"
PARIGI, 29 gennaio 2008 – Prima, ogni suo movimento era seguito da uno sciame di giornalisti e da una corte di assistenti e fan. Oggi, viaggia per il mondo, da solo, zaino in spalla. E’ la nuova vita di Hidetoshi Nakata, la prima vera star del calcio giapponese, forgiata tra Serie A e Premier League, che dorme se capita tra i rifugiati della guerra irachena e non rinuncia mai a una partitella di calcio con i ragazzini per strada.
SCOPRIRE – "Quando ero calciatore – racconta Nakata all’Equipe – ho viaggiato molto, ma ho visto solo hotel, stadi, aeroporti. Avevo voglia di partire da solo alla scoperta di paesi e popoli che mi affascinano. Ho voglia di vedere da me il mondo, non attraverso i giornali o la tv".
RIFUGIATI - Così, l’ex centrocampista di Perugia, Roma, Parma, Bologna, Fiorentina e Bolton, andato in pensione a 30 anni dopo i Mondiali tedeschi, si è messo uno zaino in spalla e ha cominciato a viaggiare. Prima l’Asia: Cambogia, Vietnam, Laos, Indonesia, Buthan. Poi Medio Oriente, dalla Giordania fino al sultanato dell’Oman ai confini con l’Iraq, in un campo di rifugiati. "La gente ha paura di quei posti perché non sa che oltre alla guerra c’è gente stupenda. Se si viaggiasse di più ci sarebbero meno pregiudizi idioti". Parole sante.
ORIZZONTI – Il nuovo Nakata è lontano dai canoni di idolo metrosexual in cui era stato rinchiuso. Basta meches e look ultratrendy. Spazio a capello lungo da viaggiatore e barba incolta. "Sono un ragazzo semplice e voglio che la gente mi veda come un tipo normale, non come un calciatore famoso. Quando la gente mi riconosce, spiego che sono un semplice cittadino alla ricerca di nuovi orizzonti".
CALCIO – Il passato però ritorna e Nakata non rifiuta mai una partitella che sia su un campo sterrato del Laos o una stradina di qualche paesello del Sud America dove è arrivato da poco: "Ho sempre la stessa passione da quando ho dieci anni. Per me è altrettanto piacevole giocare a piedi nudi per strada o in uno stadio mitico. E poi giocare una partitella è il modo migliore per farsi degli amici, viaggiare, scoprire il mondo vero. Il calcio è uno sport incredibile, praticato ovunque, amato in ogni paese che ho visitato".
TAPPE – Dopo l’America del Sud tocca l’Africa. Ancora una volta da solo, zaino in spalla, alla scoperta di un continente che non ha mai visto e che vive della sua stessa passione d’infanzia. "Questo giro del mondo – spiega il giapponese – mi serve per capire qual è il mio ruolo e come, nel mio piccolo, posso essere utile al mondo".
Alessandro Grandesso
Certo non è una cosa da tutti, e si sapeva che Nakata aveva interessi diversi dai suoi colleghi.
Beato lui che a 30anni è già pensionato. :D
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Last edited by Reverend_Goldberg on 29/01/2008, 17:24, edited 1 time in total.

- Mahor
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Re: Rassegna stampa
Che figata...
[align=center]http://sciabolatamorbida.wordpress.com/[/align]
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Re: Rassegna stampa
Pensare che questo, per alcuni anni, è stato il Beckam d'oriente. Copertine glamour, pubblicità, agenzie di viaggio che includevano le sue partite tra la Torre di Pisa ed il Vaticano. Poi arriva ai 30 e realizza il sogno di molti... chi non ha mai pensato: "lavoro fino a 30 anni, metto via una barca di soldi, mollo tutto e poi viaggio in giro del Mondo..."? L'immagine prosaica ed avventuriera dello zaino in spalla magari la lascierei stare ma chissenefrega....Bravo Hide.
Nel foto blog c'è veramente di tutto: da manifesti elettorali del sud-est asiatico ad una modella (credo italiana) che maliziosamente si mangia una banana, degli autoritratti, paesaggi da favola, il machu picchu... fino ad una maglia di Candela. :lol2:
Nel foto blog c'è veramente di tutto: da manifesti elettorali del sud-est asiatico ad una modella (credo italiana) che maliziosamente si mangia una banana, degli autoritratti, paesaggi da favola, il machu picchu... fino ad una maglia di Candela. :lol2:
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Re: Rassegna stampa
quotone, lui si che ha capito come si vivemargheritoni10 wrote: Pensare che questo, per alcuni anni, è stato il Beckam d'oriente. Copertine glamour, pubblicità, agenzie di viaggio che includevano le sue partite tra la Torre di Pisa ed il Vaticano. Poi arriva ai 30 e realizza il sogno di molti... chi non ha mai pensato: "lavoro fino a 30 anni, metto via una barca di soldi, mollo tutto e poi viaggio in giro del Mondo..."? L'immagine prosaica ed avventuriera dello zaino in spalla magari la lascierei stare ma chissenefrega....Bravo Hide.
Nel foto blog c'è veramente di tutto: da manifesti elettorali del sud-est asiatico ad una modella (credo italiana) che maliziosamente si mangia una banana, degli autoritratti, paesaggi da favola, il machu picchu... fino ad una maglia di Candela. :lol2:

Però, fra tutti menzione d'onore per Nefastto, più subdolo e convincente, meno palese e più credibile di tutti nei suoi interventi.(Dazed)
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Re: Rassegna stampa
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Re: Rassegna stampa
La grande bugia sulla Premier League
di Stefano Olivari
02.04.2008
La vittoria del Manchester United all’Olimpico non ha fornito alcun pretesto agli ultras, più o meno organizzati, che rischiavano di togliere a Roma la finale di Champions 2009, ma scatenerà di sicuro i fanatici italiani di quello che potremmo definire ‘Il Partito dei Ricavi’. Un movimento il cui unico credo è che la forza sportiva delle squadre dipenda esclusivamente dalle spese in sede di calciomercato e che quindi si debba incassare sempre di più per spendere sempre di più, innalzando a catena le pretese dei giocatori medi e le commissioni di procuratori in torta con i dirigenti delle società stesse. Mettiamoci l’elmetto per difenderci dal diluvio di editoriali e di interviste sulo strapotere della Premier League, scritti da chi anche solo un anno fa avrebbe deriso Milan e Inter se avesero acquistato Clichy o Arbeloa.
Delle tre sfide che hanno portato all’eliminazione delle italiane dalla fase decisiva della Champions a dire il vero solo l’ultima sembrerebbe portare qualche argomento a supporto della tesi tanto cara a Galliani: nell’esercizio 2006-2007, l’ultimo di cui esista un bilancio completo, il club di Old Trafford ha infatti avuto ricavi per 245 milioni di sterline, cioé circa 307 milioni di euro, mentre la Roma (fonte: Borsa Italiana) ha avuto ricavi consolidati per 162 milioni di euro. In estrema sintesi la più amata squadra inglese ricava il doppio della quinta più amata squadra italiana (dopo le solite tre ed il Napoli), ma se guardiamo agli ingaggi dei giocatori l’analisi si fa ancora più interessante: la società dei Sensi ha un costo del lavoro di circa 75 milioni mentre quella dei Glazer di 133. Insomma, al netto delle situazioni debitorie e delle spese per l’acquisto dei giocatori, per i semplici ingaggi Ferguson può manovrare un budget doppio rispetto a Rosella Sensi.
C’è però un piccolo particolare: la Roma è, come dicono le statistiche in possesso anche della Lega, la quinta squadra italiana per tifo mentre il Manchester United è nettamente la prima inglese ed oltretutto ha 139 milioni di tifosi sparsi in tutto il mondo, di cui 83 milioni in Asia (recente intervista del chief executive David Gill, con stime addirittura prudenziali rispetto a quelle di agenzie di marketing indipendenti). Paragonando più correttamente il club inglese con la prima italiana per seguito popolare, cioè la Juventus, nel suo ultimo bilancio disponibile relativo ad una stagione in serie A (quindi la 2005-2006), si nota che nell’ultimo anno della Triade i bianconeri hanno fatturato 252 milioni di euro, all’epoca cifra praticamente identica al fatturato del Man U. Quindi la Roma e le italiane sono penalizzate dai diritti televisivi?
Al bar della Lega, prima di imbeccare i propri uomini, potrebbero magari informarsi: le ‘media revenue’ del Manchester United, fra Premier League e Champions, nel 2006-2007 sono state pari a 61,5 milioni di sterline (83,4 milioni di euro), tutto compreso cifra inferiore a Juve, Inter e Milan, ed addirittura inferiore agli 88,316 della Roma. Non rifacciamo i soliti discorsi su marchandising e cose simili, nel paese del tarocco diffuso non attaccano, e concentriamoci sul teatro della passione dei tifosi, che in teoria sarebbe lo stadio: l’Old Trafford nel 2006-2007 ha generato 92,6 milioni di sterline, circa 116 in euro, mentre l’Olimpico 36,226. Un terzo…Conclusione: dalle tivù, europee e locali, grandi club inglesi ed italiani prendono gli stessi soldi, il merchandising è direttamente proporzionale al numero dei tifosi nel mondo con potenziale di spesa per cose inutili e qui non c’è scampo (il Manchester ne ha cento volte più della Roma, che a sua volta ne ha cento volte più del Chievo), invece per quanto riguarda lo stadio dovrebbe contare solo la città: Manchester, intesa come Greater Manchester (il comune in senso stretto ne ha 440mila) ha circa 2milioni e 250 mila abitanti, mentre Roma con i suoi dintorni viaggia sui quattro milioni e mezzo, quindi il doppio. Il doppio degli abitanti produce quindi un terzo dei ricavi locali?
Non è causata delle tivù cattive, quindi, la differenza di prospettiva fra i club italiani e quelli di Premier League, ma di chi pensa in piccolo nell’illusione che qualche milione in più da Sky gli cambi la vita. Discorsi validi anche con Totti in campo e con Spalletti non surclassato da Ferguson come è stato, perché la palla è rotonda ed i bookmaker non avevano torto nel dare speranze alla Roma. Per i media è comunque sempre meglio giustificare i fallimenti del campo con la sfortuna, che ci può sempre stare, con i complotti, che almeno i tifosi ottusi ci crederanno, o al limite anche con le colpe di tecnico e giocatori, che tanto sono di passaggio, piuttosto che con l’incapacità dei dirigenti. Almeno di quelli che credono che la colpa sia sempre di Murdoch.
stefano@indiscreto.it
(in esclusiva per La Settimana Sportiva)
di Stefano Olivari
02.04.2008
La vittoria del Manchester United all’Olimpico non ha fornito alcun pretesto agli ultras, più o meno organizzati, che rischiavano di togliere a Roma la finale di Champions 2009, ma scatenerà di sicuro i fanatici italiani di quello che potremmo definire ‘Il Partito dei Ricavi’. Un movimento il cui unico credo è che la forza sportiva delle squadre dipenda esclusivamente dalle spese in sede di calciomercato e che quindi si debba incassare sempre di più per spendere sempre di più, innalzando a catena le pretese dei giocatori medi e le commissioni di procuratori in torta con i dirigenti delle società stesse. Mettiamoci l’elmetto per difenderci dal diluvio di editoriali e di interviste sulo strapotere della Premier League, scritti da chi anche solo un anno fa avrebbe deriso Milan e Inter se avesero acquistato Clichy o Arbeloa.
Delle tre sfide che hanno portato all’eliminazione delle italiane dalla fase decisiva della Champions a dire il vero solo l’ultima sembrerebbe portare qualche argomento a supporto della tesi tanto cara a Galliani: nell’esercizio 2006-2007, l’ultimo di cui esista un bilancio completo, il club di Old Trafford ha infatti avuto ricavi per 245 milioni di sterline, cioé circa 307 milioni di euro, mentre la Roma (fonte: Borsa Italiana) ha avuto ricavi consolidati per 162 milioni di euro. In estrema sintesi la più amata squadra inglese ricava il doppio della quinta più amata squadra italiana (dopo le solite tre ed il Napoli), ma se guardiamo agli ingaggi dei giocatori l’analisi si fa ancora più interessante: la società dei Sensi ha un costo del lavoro di circa 75 milioni mentre quella dei Glazer di 133. Insomma, al netto delle situazioni debitorie e delle spese per l’acquisto dei giocatori, per i semplici ingaggi Ferguson può manovrare un budget doppio rispetto a Rosella Sensi.
C’è però un piccolo particolare: la Roma è, come dicono le statistiche in possesso anche della Lega, la quinta squadra italiana per tifo mentre il Manchester United è nettamente la prima inglese ed oltretutto ha 139 milioni di tifosi sparsi in tutto il mondo, di cui 83 milioni in Asia (recente intervista del chief executive David Gill, con stime addirittura prudenziali rispetto a quelle di agenzie di marketing indipendenti). Paragonando più correttamente il club inglese con la prima italiana per seguito popolare, cioè la Juventus, nel suo ultimo bilancio disponibile relativo ad una stagione in serie A (quindi la 2005-2006), si nota che nell’ultimo anno della Triade i bianconeri hanno fatturato 252 milioni di euro, all’epoca cifra praticamente identica al fatturato del Man U. Quindi la Roma e le italiane sono penalizzate dai diritti televisivi?
Al bar della Lega, prima di imbeccare i propri uomini, potrebbero magari informarsi: le ‘media revenue’ del Manchester United, fra Premier League e Champions, nel 2006-2007 sono state pari a 61,5 milioni di sterline (83,4 milioni di euro), tutto compreso cifra inferiore a Juve, Inter e Milan, ed addirittura inferiore agli 88,316 della Roma. Non rifacciamo i soliti discorsi su marchandising e cose simili, nel paese del tarocco diffuso non attaccano, e concentriamoci sul teatro della passione dei tifosi, che in teoria sarebbe lo stadio: l’Old Trafford nel 2006-2007 ha generato 92,6 milioni di sterline, circa 116 in euro, mentre l’Olimpico 36,226. Un terzo…Conclusione: dalle tivù, europee e locali, grandi club inglesi ed italiani prendono gli stessi soldi, il merchandising è direttamente proporzionale al numero dei tifosi nel mondo con potenziale di spesa per cose inutili e qui non c’è scampo (il Manchester ne ha cento volte più della Roma, che a sua volta ne ha cento volte più del Chievo), invece per quanto riguarda lo stadio dovrebbe contare solo la città: Manchester, intesa come Greater Manchester (il comune in senso stretto ne ha 440mila) ha circa 2milioni e 250 mila abitanti, mentre Roma con i suoi dintorni viaggia sui quattro milioni e mezzo, quindi il doppio. Il doppio degli abitanti produce quindi un terzo dei ricavi locali?
Non è causata delle tivù cattive, quindi, la differenza di prospettiva fra i club italiani e quelli di Premier League, ma di chi pensa in piccolo nell’illusione che qualche milione in più da Sky gli cambi la vita. Discorsi validi anche con Totti in campo e con Spalletti non surclassato da Ferguson come è stato, perché la palla è rotonda ed i bookmaker non avevano torto nel dare speranze alla Roma. Per i media è comunque sempre meglio giustificare i fallimenti del campo con la sfortuna, che ci può sempre stare, con i complotti, che almeno i tifosi ottusi ci crederanno, o al limite anche con le colpe di tecnico e giocatori, che tanto sono di passaggio, piuttosto che con l’incapacità dei dirigenti. Almeno di quelli che credono che la colpa sia sempre di Murdoch.
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Re: Rassegna stampa
Davvero un bel pezzo, nella speranza che la demagogia la smetta di fare da padrona. Il calcio italiano è in balia di amatori, con poche eccezioni.




